Non avevo mai ritardato così tanto per la proclamazione di un vincitore in qualsivoglia givaueiconcorsononlosonemmenoio ma non dipende da me. Il Giudice Nippotorinese fa il prezioso e rimanda continuamente le riunioni che io e Giudice Supremo Mamma continuiamo ad organizzare per il contest ” Disegnami e vinci una macchian fotografica” ( clicca qui per saperne di più) . Ha ricevuto un ultimatum però e questo sabato non potrà tirarsi indietro. Tra l’altro trattandosi di centinaia ( non per dire ma centinaia davvero) di immagini io dovrei giustappunto organizzarmi in qualche modo per mostrarvene anche solo una (prima) parte; ovvero quella entrata “in finale”, sintetizziamo così. Per fare questo naturalmente ho bisogno di una scrematura, che non posso decidere io essendo totalmente estranea alla vicenda e super partes.
Insomma siamo nelle mani (pessime) del Nippotorinese. Mi vergogno ( per lui) quindi a rimandare ancora una volta il tutto a: Giovedì prossimo 1 Marzo. Qualora dovesse procrastinare ulteriormente l’unico giudice sarà Mamma etantisalutiaquelpelatoantipatico. Amen.
Comunicazione di Servizio prima del delirio odierno e appunti in cucina estemporanei per la rubrica ” A cena con Oscar”: Nella sezione Fast Gikitchen è stata inserita la deliziosa ricettina del Cocktail di Gamberi e mela con nota senapata. Qualora la volessi provare e leggere ( occorrono 12 secondi) basta cliccare qui >>>
Tra l’altro *disse fischiettando*riguardo la rubrica Fast Gikitchen c’è una novità. Se riesco a respirare dodici minuti forsecheforse riesco a parlarne oggi stesso ( a questo punto si deve fingere entusiasmo. Esattamente sì)

Le prospettive. Affascinante no?
Oltre a essere quell’insieme di proposizioni e procedimenti di carattere geometrico-matematico che consentono di costruire l’immagine di una figura dello spazio su un piano, è in principal modo nella vita di tutti i giorni un modo di percepire e concepire. Una prospettiva oggettiva di quello che si è e si diventa o semplicemente non è. La prospettiva come l’essere parmenideo, in soldoni.
Se Howard Hughes fa cose strambe e prive di senso per un soggetto che indicativamente chiameremo X, queste sono invece di routine e razionali per un secondo soggetto che chiameremo Y.
Non è difficile trovare nessi e annessi nelle follie come altrettanto lo è credere che in fondo nessuno può determinare se lo siano davvero o meno. Molto semplicisticamente se per il Nippotorinese mettere dodici piselli in fila su un piatto assume un valore ridicolo, per me al contrario è vitale.
Per chi vive di manie e non se ne vergogna, pur essendo una minoranza, non è poi così assurdo vedere e comprendere quanto sia difficile sopportare una ditata su un bicchiere o aprire la maniglia di un bagno pubblico senza l’ausilio di un fazzolettino.

Quando avevo paura di essere me stessa nascondevo le mie manie, fobie e paure. Le conosceva soltanto chi aveva la poca fortuna di vivere una quotidinità con me. Abilmente celate in pubblico hanno sortito effetti devastanti e sono riuscite a mettermi in imbarazzi pronti a fagocitarmi negli abissi. Avere paura del verde ad esempio, pur ironizzando e sottovalutando la bizzaria mi ha creato il gravoso problema di dover convivere con un divano verde nella mia stanza per anni. Mamma credeva che scherzassi quando la supplicavo di non comprare lenzuola a fantasie geometriche perchè mi turbavano visivamente soprattutto perchè possedevano sempre tantissimo verde.
Per molti anni c’è stata una guerra fredda tra di noi a causa di geometrie insulse delle federe dei cuscini e per quello stramaledettissimo divano verde.
Adesso giunta ai trent’anni, matura e libera di condividere anche con il fruttivendolo le mie paure, sono finalmente una donna.
Salva. Seppur per metà devo solo fronteggiare me stessa e le mie fobie in questa landa di paure. Che siano create o meno da me, ha poca importanza. Il punto principale è: non dover sopportare anche il supplizio di nasconderle ergo di nascondere me stessa.
Anche io più volte mi sono ritrovata impossibilitata ad aprire la maniglia del bagno pubblico. Sino a pochi anni fa neanche ci entravo. Poi una scommessa con me stessa ha fatto sì che il coraggio arrivasse e con tutto quel poco che avevo in corpo sono riuscita a lavarmi le mani. dentro. un. bagno. pubblico.
Paura sconfitta. Iaia vincitrice. Uno a zero per me.
Toccare la maniglia a mani nude è uno step che non mi sono ancora prefissa e forse non mi importa neanche.
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