E poi è stato Maggio

La chiusura fine mese? habemus. Un po’ come in ufficio, va.

E dopo

Arriva il Riassunto di Maggio 2012 in questa impresa (titanica, senza esagerare) di postare una ricetta al giorno. In realtà ho cominciato a farlo già da Dicembre e confesso che sembrava sì un’impresa ardua ma adesso posso asserire quasi ai limiti dell’impossibile. Naturalmente non demordo, stringo i denti e vado avanti.

A Maggio al Gikitchen si è spadellato:

C’è stata l’avventura con Mooncake , un video per passare la giornata insieme, l’inizio della mia rubrica “In Sicilia Sono “ con il tour della tavola calda finita sulla homepage di Style e l’onore di avere una mia illustrazione sulla pagina ufficiale di Pastiglie Leone come testata principale. Sorprendentemente a grande richiesta il secondo tour siculo ma stavolta dei pezzi della colazione nel Catanese  e  il vincitore del Fridgezoo!  Tante ore su Instagram dove si sono raggiunti gli ottantamila matti masochisti e molte domeniche speciali. Regali preziosi. Noci che vengono da lontano e girasoli da far nascere e curare. E libri che odorano di amiche lontane che non sei riuscita a sentire e abbracciare. Fazzolettini con conigli e orecchie per girare l’insalata. Cartoline di gnomi e caffè e fette di torta da portare al dito come  promessa di un per sempre. Frugoletti, Eletti e sorelle nel microonde con splendide gambe. Orecchiette, magliette con nani da giardino e adesivi speciali per uova sotto la Mole. Sono stata l’instagramer della settimana su Instagram Italia e sono nati i ViB very important Biscuit di Pan di Stelle  . C’è stato Freaks e tanti piatti d’epoca con le loro storie. Tante vignette al mattino e la creazione dei primi biscotti personalizzati con i timbri della socia. L’inizio della collaborazione con Run Lovers e la  prima ricetta del pollo con lo yogurt. L’intervista con Libero e l’illustratrice di biscotti  mentre si sfornava la torta di Pi e Gi. C’è stata la conoscenza di Hollo e il  primo progetto illustrativo che tanto mi entusiasma. C’è stata un po’ della mia sicilia e della mia vita e la prima comparsata di Nanda in una pseudovignetta. Ci sono stati i cioccolatini di Alice e la nascita della  nipotina Bianca, figlia di Michi e Iosif. C’è stata la parola fumettista in Glamour di Giugno che mi segnala sorprendentemente tra i migliori iphoneographer italiani. E ci sono stati i muratori che hanno cantato Gigi D’Alessio. C’è stata Cri , il suono della risata di Max e la preoccupazione per Bestiabionda che non sa recuperare le bottiglie cadute nella vetrina dopo il terremoto e mi chiede come fare. “Aspetta che ti mando i nani sistematoridivetrinepostterremoto”. E’ stata la risposta esatta.

E’ stato difficile ma bellissimo. Complicato e assurdamente frenetico. Ma è stato indimenticabile questo Maggio inarrestabile.

E pare che sia solo l’inizio.

Cosa ho dimenticato? La cosa più importante.

Ci siete state voi. Che non smetterò mai di ringraziare. Mai.Di. Ringraziare.

Infinitamente, grazie.

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Gnocchi con speck, mascarpone cannella

Gnocchi, cannella e speck tuttituttitutti amalgamati con mascarpone e formaggio fresco spalmabile (ma poco poco). Ohhhhhhhhhhhhhh.

Li ha spadellati qualcuno durante un programma televisivo. Non ricordo se fosse Cuochi e Fiamme o Fuori Menù. Non ricordo se fosse un grande chef o un partecipante a Cortesie per gli Ospiti. Non ricordo se fosse al Gambero o su Alice e non ricordo neanche se fosse italiano, giapponese, bengalese o austriaco chi ha elaborato la ricetta ai fornelli davanti le telecamere. Non ricordo praticamente nulla se non che ho aperto Evernote e nel taccuino “Recipe Idea”, perché per qualche inspiegabile motivo metto sempre il nome di tutte le cose o in Inglese o in Giapponese (portatemi via in qualche reparto psichiatrico, grazie), esisteva questa idea velocissima. Generalmente trascrivo sempre dove è stata catturata l’idea che in quell’esatto momento mi sembra buona da riproporre e rielaborare .

Quando non vi è la maternità significa semplicemente che i miei occhi hanno registrato il tutto durante altre ottomila operazioni in corso o semplicemente alla fine del programma; ergo per fretta ho badato più ai dettagli della ricetta in sé che al futile resto.

 In pratica lo gnocco volevo prepararlo in casa ma chi sano di mente si mette a fare gli gnocchi a Maggio con un caldo bestia? La risposta potrebbe essere tranquillamente “IO!” urlata per giunta, ma rinsavita e con impegni fino al collo ho optato per il Santopacchettodabancofrigo. L’idea poi con calma di aromatizzarli direttamente alla cannella troverà realtà un’altra volta.

Insomma è uno gnocco semplicissimo lasciato cuocere in acqua bollente e salata per poi essere mantecato e saltato con generose cucchiaiate di mascarpone e formaggio spalmabile in una padella a parte dove precedentemente era stata soffritta pochissima cipolla tagliata finissimamente insieme a dello speck ma solo per pochissimi (e ribadisco pochissimi) minuti. Dopo aver fatto saltare lo gnocco nel mascarpone e nel formaggio e aver mantecato per bene il tutto si introdurrà lo speck, ancora caldo dal saltellio con la cipolla precedente, e via di cannella. Anche un po’ di parmigiano grattugiato nel momento mantecatura gnocco-formaggio è un’idea che darà ancora più sapore ovviamente.

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Pappardelle al pistacchio pensando a Bea

E non scrivo nulla su quello che sta accadendo perché  in queste occasioni si sbaglia sempre. Occorre silenzio pubblico e fatti. Nel privato mi concedo una preoccupazione angosciante; il fatto che la mia bestiabionda sia di Ferrara dice già tutto. In cuor mio spero che gli gnomi degli Appennini la finiscano una buona volta di spostare le montagne.

Eh sì (che è un bell’inizio come “Che siccome”) mi sa proprio che questa diventerà senza alcun tipo di organizzazione precedente l’ennesima Settimana della Pasta perché a quanto pare anche incosciamente quando organizzo l’archivio non riesco a non cadere negli schemi e allora.

Qui con il pistacchio si è fatto un po’ di tutto e di più, perché potrò pure sperimentare roba astrusa e orientaleggiante e fare pasta con ananas e scampi con kiwi, ma la mia natura sicula mi impedisce grazie al cielo di non vaneggiare circa gli elementi principi della mia terra.

E allora come si fa a non blaterare circa delle semplicissime pappardelle al pistacchio con tanto di pesto al pistacchio servite con pinoli tostati e pistacchi eccelsi di prima qualità provenienti da quel di Bronte? Si fa che non si fa e quindi si fa e insomma uff. Ci siamo capiti (no ma vabbè).

Su Instafood, la Rubrica di Ricette Facili Veloci e Fotografiche in formato Instagram che organizzo insieme alla mia Cri, avevo preparato dei semplicissimi rigatoni con il pesto di pistacchio (la ricetta si può trovare qui) e queste pappardelle non sono poi così dissimili.

Qui in Sicilia, soprattutto sotto il Vulcano Etna e nella parte del Catanese, non è poi così difficile trovare il Pesto di Pistacchio; a dirla tutta primeggia con furore rispetto alle altre versioni e quindi la massaia sicula non ha che da comprare e condire la pasta o quello che si è prefissa di preparare. Sta di fatto però che produrre del buon pesto di pistacchio non è poi cosa rara o difficile. Il sistema naturalmente è quello dell’elaborazione classica solo che l’elemento principe (rullo di tamburi. TADANNNNNNNNNN*stupore in sala) è per l’appunto il pistacchio.

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La colazione perfetta

Su Style “Posa quel Cornetto!” >>>>

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Hollo – Work in progress

Non potevo non fare (uh quanto mi piace la doppia negazione) qualche appunto visivo anche su Ipad. Confesso poi la voglia irrefrenabile di provare qualche vestitino a Hollo con l’aiuto del  Galaxy Tab 10.1; che pare essere un ottimo foglio se corredato da SketchBook.

Insomma questi sono due semplicissimi schizzi fatti in autostrada mentre il Nippotorinese guida  (ed io gioco con tutti gli aggeggini). Colpa sua ordunque se è tutto traballante.

Uscire con me è come portar fuori una bimba. Ho bisogno della borsa esclusivamente dedicata a colori, conigli, nani, obiettivi, gadget. Al rientro poi vi è sempre un esubero di oggetti. Ma mica è colpa mia se tante sciocchezze sono in cerca di casa?

Il progetto Holloso, lo confesso, mi piace sempre più. Se prima ero semplicemente entusiasta adesso sono elettrizzata; se continuo però a dedicarmi solo ad appunti visivi, idee veloci e frizzi e lazzi mi licenzieranno in tronco e tutti i nani da giardino andranno via di casa. Perché? Perché qui non si fa che parlare di lui. Il nostro amichetto adorabile Hollo. Ho pure chiamato l’architetto per spiegarle che una stanza apposita per Hollo non è poi una cattiva idea.

Devo un po’ tirare le somme insomma, e decidere cosa fargli indossare definitivamente ma.

Ma è troppo divertente vestirlo, uff. Posso continuare ancora un po’?

*Nessun Hollo è stato paragonato ad una Barbie da vestire con diversi outfit da una bimbetta viziata che colora e disegna in macchina lamentandosi dell’asfalto poco armonioso.

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Malloreddus al Ragù bianco e pure Mirto, va

In realtà Cri dovrebbe schiaffeggiarmi perché quando ho comprato in diretta telefonica con lei i Malloreddus, ovvero gli gnocchetti sardi, in un mercatino sardo strepitoso all’interno di un insospettabile centro commerciale, avrei dovuto farmi dare la ricetta originale.

Solo che il timore di profanarla eccellendo nel disastro mi ha giusto un tantinello messo timore e allora mi sono detta che una prima prova in solitudine non sarebbe stata di certo una cattiva idea. La cavia pelata nordica implorava il supplemento e l’aiuto di Cri ma io malvagia donna ho preferito proferire un “fidati” che tutto lascia presagire tranne che qualcosa di buono.

Wikipedia li definisce perfetti con le sarde (ettecredo! Solo che io non me la sentivo di metterci le mie due sarde: Cri e Ale  #labattutapiuscemadelmondo)ma ottimi per poter essere conditi con qualsivoglia salsa. E’ il piatto tradizionale per eccellenza in Sardegna e viene proposto nelle occasioni più importanti e nelle feste o sagre paesane senza tralasciare il culmine del festeggiamento supremo: il matrimonio.

Apprendo che malloreddu plurale malloreddus è il diminuitivo di malloru che significa Sardo Campidanese (Sardegna Meridionale e centro meridionale) e significa Toro. E qui vi è l’esaltazione del Nippotorinese granata che porta con sé il concetto del Tauro e di Turin. Il Malloreddu in realtà è il dolce vitellino. Dopo esserci ripromessi commossi di chiamare malloreddu tutti i vitellini che incontreremo nel cammino della nostra vita e proporre a Cri di realizzare delle fontanelle più piccole che riescano a fronteggiare i Toret torinesi (questa è davvero una genialata, mi si consenta) abbiamo proceduto alla ricerca di quello che voleva essere la rappresentazione classica dello gnocchetto adorabile sardo.

Adorabile perché sì ha davvero una forma gnoccosa ma santo cielo così carina e riccioluta rigata da farti venire voglia di dare un bacino ad ogni singolo pezzotto. Noi tra l’altro abbiamo pure scovato la versione classica e questa “primavera” naturalmente colorata con la verdura e non con coloranti artificiali.

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