

Amo i peperoni a tal punto che non ho paura quando mi arrovello nel letto e urlo di dolore. Non importa se alla sera, al mattino, al pomeriggio, d’estate, d’inverno. Io il peperone non lo digerisco. Nessun rimedio della nonna, consiglio, rito voodoo potrà salvarmi da quello che è un triste dato di fatto e non bisogna che prenderne atto ed essere coraggiose.
O rinuncio o soffro.
E per il peperone io soffro senza tanti giri di parole. Lo amo smisuratamente. Arrostito dalla mia mamma o cotto nel forno a pietra? potrei uccidere. Con il limone? potrei uccidere. Bollito? potrei uccidere. Fritto? non mi è mai piaciuto ma siamai!siamai! che offenda il peperone e quindi pure fritto lo mangerei sotto tortura. Insomma la vellutata di peperone è una di quelle zuppette zuppettose che posso mangiare con il Nippo. Solo che a lui naturalmente ne faccio una versione più gustosa (si spera) servita con la bresola fritta (mi sono un po’ fissata. E’ cosa evidente, nevvero?).


Volevo adoperare questi cubottisiliconosi che ho trovato in mezzo alla caterva di teglie dove il caos regna sovrano e volevo pure che fossero esageratamente cioccolatosi sempre per via delle prove natalizie; ergo già mesi fa (e non esagero) in lista avevo un bel po’ di cosette che poi avrei rielaborato e “reso natalizie”; tra questa una delle tante ricette promosse è proprio quella del financier che solitamente non ha questa forma, machiseneimporta?

Adopero spesso le alghe. Le avevo già proposte con il pesce, usando l’alga nori con dell’ottimo pauro e anche con il pesce spada. E’ la volta del pollo, esattamente petto, cotto al cartoccio di carta forno dopo averlo marinato in olio e salsa di soia (ma davvero per poco). Foglioline di alga wakame lasciata ammollare fino a quando raggiunge la sua consistenza morbida e vellutata (molliccia per alcuni ma è un termine a mio avviso dispregiativo che non merita certamente). In forno ben caldo per un po’ senza esagerare e servito semplicemente così.


E’ vincente l’accoppiata salmone-sesamo-wakame ma questa volta ho deciso di propinargli il pesciotto succitato in versione pesto. Ovvero dopo averlo cotto al vapore, come piace al Nippo, l’ho frullato con pochissimo olio grazie all’ausilio del frullatore ad immersione, mio fidato amico. Le alghe wakame semplicemente ammollate; si trovano facilmente al biologico o nei negozi di prodotti etnici (ne ho parlato tantisssssssssssssssssssssimo, essendo le mie preferite e qualora volessi saperne di più basta scrivere “wakame” sul bottoncino “CERCA” in alto a destra che vengon fuori una sfilza di ricette, informazioni e deliri annessi.














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