Salame di Cioccolato e Avena e Alieni in arrivo


Ingredienti per 6 persone

  • 120 grammi di avena (o riso soffiato)
  • 350 grammi di cioccolato al latte (vabbè mi sto confondendo. Ho fatto metà dose e non avevo il cioccolato al latte quindi ho messo su 175 grammi – 100 di cioccolato fondentisssimo più del settanta per cento e 75 grammi di bianco. Oh! Mica ci capisco qualcosa io!)
  • 50 grammi di burro
  • 3 cucchiai di panna fresca (e non ci avevo neanche questa e ho messo latte intero chettelodicoffà?)
  • 100 grammi di zucchero di canna grezzo (ma anche semolato va bene, sì)
  •  1 bacca di vaniglia (leva le mani dalla vanillina o prendo la motosega)

Che sia riso soffiato o avena sciacqua in abbandante acqua corrente e poi sgocciola tutto e asciuga perfettamente. Fai fondere il cioccolato con il burro a bagnomaria oppure dentro il microonde prestando ben attenzione a non bruciarlo o cuocerlo. Unisci la panna (o il latte) al cioccolato e aggiungi la polpa della bacca di vaniglia che hai inciso longitudinalmente. Fai sciogliere lo zucchero con due cucchiai di acqua in un pentolino a fuoco basso fino a ottenere un caramello ambrato e poi togli dal fuoco.
Aggiungi lo sciroppo-caramello al cioccolato e l’avena (o riso) e mescola delicatamente fin quando ottieni un impasto compatto e omogeneo. Stendi il composto su un foglio di carta da forno e arrotolalo aiutandoti sempre con la carta in modo da ottenere la forma cilindrica del salame. Sigilla bene le estremità e se vuoi intreccia della corda alimentare per ottenere un effetto ottico divertente e simile al “vero salame”. Conserva in frigo per almeno 6-8 ore prima di tagliare a fette e servire. E’ carina l’idea anche di tagliare con la carta in modo che ogni commensale possa “spellare” il salame proprio come avviene in altre circostanze.

Mentre ticchetto penso che stasera finalmente vedrò un’altra puntata di Penny Dreadful. Me l’hanno consigliata la Bestiabionda nazionale e Martina; naturalmente mi fido del giudizio di Martina altrimenti chi mai ci avrebbe anche solo pensato? Ricordiamo alla gentile clientela che la bionda ferrarese guardava Streghe con la Doherty, per dire.

Non so se quando arriverà davvero il giorno della pubblicazione di questo delirio ricettoso avrò la stessa curiosità  o mi sarò fermata alla terza puntata. Va detto che ne ho viste effettivamente solo due. Sarà la fotografia che è in assoluto tra le mie preferite, vista l’ambientazione vittoriana, o forse il fatto che ci sia molto sangue, tanti assassini/possessioni demoniache/pazzi squilibrati/esseri malvagi il che: mi riconcilia con il mondo (tutto normale, no?). Fa troppo caldo per stare in ufficio e pure per sognare qualche posto esotico. C’è voglia solo di gonfiare quella piscina da terrazzo per Koi, aspettare la mezzanotte perché proprio con il sole no e: tuffarsi. Tuffare i piedi, per quanto riguarda me. E’ pur sempre una piccola piscina da terrazzo. Pure Koi a ben guardare non potrà proprio adoperare il termine tuffarsi; che non a caso si è aggiudicata da tutti ormai l’epiteto Alabrador, incrocio tra Alano e Labrador per quanto è alta.

Tutto questo per dire che Agosto è stato eccessivamente lento e mi sono stancata a pensare qualsiasi cosa, soprattutto in virtù del fatto che mi attende un inverno talmente scoppiettante e ricco di impegni (molti dei quali: noioooooooooooooooossssssssssssssssiiissimi) che potrei pure non pensare ai regali di Natale. Sarò sicuramente in cella. Poco importa se per aver commesso omicidi, essere entrata in un supermercato e fatto una rapina di liquirizie o rapito una vecchietta con Koi in cambio della sua vita da pensionata (toh! uno scambio di personalità. Forse è questa la soluzione!).

Rimango ancorata fermamente manco stessi cadendo da quel fatidico cornicione con un pazzo serial killer che ti allontana tutte le falangi dal pezzotto di muro che ti tiene sospesa in aria. Proprio mi appiglio fortissimo fino a sanguinare ma. Conosco la realtà. Che cadrò.

Come conosco pure il fatto che. Qualche disco volante pieno di Alieni mi salverà; magari pilotato da Ombrella mentre sputa semini di anguria e pizza raw. O che all’improvviso magari spunti sotto uno di quei materassi tondi enormi da film americano. Che poi mi sono sempre chiesta: ma quando rimbalzi finisci dalla signora del primo piano spaccando magari la finestra e rimanendo incagliato nel vetro delle finestre e quindi magari sgozzato stile Profondo Rosso/Suspiria? E a proposito di tutto questo sangue: arriva il Circo de Los Orrores a Catania. Incontenibile gioia e tante date. Credo farò un abbonamento. Spero in realtà di non rimanere delusa tanta è l’attesa.
Ma cosa c’entra tutto questo con un salame di cioccolato e un bellissimo tagliere sarcastico ai limiti del macabro gentilmente offerto al Nippo da bellissima Socia cognatosa Piola?

Nulla.

E’ che qui è da sempre la mia valvola di sfogo. E anche se soffoco comunque sul cornicione. Mi fa credere agli alieni. E respiro un po’.

Aria buona.

(sul salame la dico qualcosa? Sì. Provalo. E’ buono davvero. Professionale, no?)

Gelo di Limone


Ingredienti per 6-8 persone:

  • 250 grammi di zucchero
  • 1litro di acqua
  • 80 grammi di frumina
  • la buccia e il succo di quattro limoni verdi grandi di Sicilia non trattati

Lava accuratamente i limoni e asciugali per benino. In una ciotolina raccogli la buccia grattugiata senza la parte bianca amara mi raccomando e in un’altra il succo (oh! Ti ho visto che lasci i semini! Non si fa!). La scorza devi lasciarla per una notte in infusione nel litro di acqua ed è per questo motivo che devi essere strasicurisssimo che la scorza non sia trattata in quanto potrebbe rilasciare tutta l’immondizia (senza girarci tanto intorno) nel tuo splendido gelo. Una volta trascorsa la notte filtra l’acqua dalla scorza e aggiungi lo zucchero. Poi pian piano la frumina facendo ben attenzione a non formare grumi e girando per bene. Metti questo sciroppino sul fuoco e prima che raggiunga l’ebollizione aggiungi il succo di limone (dove non ci sono i semini, sì). Cuoci sempre girando per almeno tre minuti a fuoco più dolce e poi versa negli stampini, bicchierini, ciotoline che preferisci. Il gelo deve raffreddare almeno cinque ore in frigo prima di essere servito. E’ molto delicato e quindi va maneggiato con cura nel caso fosse messo negli stampini. Si potrebbe distruggere (sì è successo più volte anche qui) e la tristezza è tanta. Nelle ciotoline e bicchierini in genere è sempre molto bello da vedere, anche se tradizione vuole (tradizione casalinga e non da bar-locali-ristorante-“professionisti”e fudbloggerdschic, intendo) che sia bello che sbattuto su un piatto (di Caltagirone come in questo caso? Anche no ma meglio di sì *risatina isterica di un’attempata antipatica sicula*).

 

Ma perché mi sono anche un po’ scocciata (edddiciamolo!) che ogni volta pubblico una foto di Catania SiracusaRagusaPalermoMarzamemi e tutti a dire:

  • Sei tornata!
  • Ah! Finalmente sei rientrata!
  • Sei in Sicilia! E’ la prima volta che la vedi?
  • Varie ed eventuali

Contando che quando parlo sembro Carmen Consoli (magari!) e ripeto ogni santo giorno di aver sequestrato il Nippotorinese in terra sicula, va da sé che non ci vuole molto a capire che: nessuno mi legge (giustamente!). E allora via con le ricette sicule a marcare il territorio come fossi un Rottweiler impazzito (a proposito di Rottweiler classificati come razza pericolosa, perché mai il mio Labrador no pur essendo un’adepta del male? Ne parliamo della vecchia brutta storia della catalogazione?). Insomma ieri Paste di Mandorla dopo ondate di Brioche col tuppo e oggi Gelo. Domani se pubblico Cannoli e Cotolette di Melanzana non sarà tutta questo grande exploit (non devo dimenticarne di sproloquiare nuovamente per l’ennesima volta sul: Cous Cous. Alla Norma. Ecco).

Del Gelo qui c’è traccia nella versione Mellonosa (l’hai seguita la Sicilian Lesson Number Uan sul Mellone, vero? Se no fustigati e clicca qui) e Caffettosa (ora la smetto, sì) qui. Ho scoperto questo delizioso dolcetto relativamente tardi (tre anni fa, credo) anche perché diffuso nella parte Occidentale della Sicilia e non certamente qui; pur se ultimamente nel catanese e nella zona iblea ci si sta dando davvero una bella mossa e non è così improbabile trovarlo nella versione cannella, limone, anguria e caffè. A quando il gelo di pistacchio? Questa assenza mi innervosisce non poco. Il gelo non piace a tutti perché ha sempre quell’aria da budino smorto da film d’orrore. Tipo che sta per arrivare Michael Myers. C’è il cambio del turno di notte. E l’inquadratura buia di un corridoio e coltello affilato – lampada 12 watt quasi fulminata che esala l’ultimo respiro di illuminazione.

Ha quella consistenza da ospedale, che a molti proprio non va giù come la pastina. Io che sono fautricepromotriceeadepta di : vellutatebrodose/pastineimpapettatedavomito/robagelatinosadaospedalebudino, manco a dirlo amo il Gelo. Non è poi un dolce che mi faccia mancare. Anzi. E’ uno tra i pochissimi dolci (vabbè l’unico insieme a granita e gelato) di cui vado ghiotta e non me ne privo. Certo la presenza dello zucchero mi innervosisce parecchio perché il raffinato è fuori dalla mia dieta da anni, ma due volte l’anno non mi ucciderà (“morta la nota fudbloggà Gikitchenmaghettastreghetta per aver mangiato un gelo con zucchero raffinato. Il web piange. Di felicità”).

Insomma dai, quello di Anguria è laborioso perché devi togliere i semi. Quello di cannella è laborioso perché devi filtrare le stecche per almeno venti ore e quello al caffè perché devi trovare qualcuno che lo sappia fare (e non sono di certo io) ma:

Quello al Limone? Non ci sono scuse. Facilissimo, d’effetto e freschissimo. Consistenza a parte non può non piacere santocielo! E’ impossibile! Avvio una protesta. Limoni freschissimi, amido e quelmaledettozuccheroraffinato. Niente di più. Niente di meno. L’ottima riuscita manco a dirlo (ma lo dico) dipenderà dalla qualità dei limoni che si adopereranno. La presentazione può essere fatta in svariati modi: bicchierini, formine per la mostarda e pure stampi per cupcake in silicone o alluminio. Avevo deciso di presentarlo in un altro modo, ovvero come trionfo simil castello dopo aver comprato giustappunto una formina pazzesca in silicone. Risultato? E’ crollato tutto e si è spetasciato nel piatto lasciandomi interdetta.

Fortuna che dalle dosi ne era rimasto un po’ e avevo messo da parte un cuoricino per il Nippotorinese (poi si dice che sia malvagia, mah). Diventato inconsapevolmente protagonista. Morale della favola odierna? Meglio un cuore semplice e solido. Che un castello enorme, complicato. E spetasciato.

(spetasciato è un termine che adoVo)

Gamberi al Curry in latte di Cocco con il Pomodorino Cirio


Doveva essere una VideoFumettoRicetta questa ma volevo ringraziare subitissimo  la Cirio che oggi  mi ha dato il grande onore e piacere di far comparire ancora una volta Maghetta mentre pasticcia con i Superbuonissimi Pelati proprio nella pagina Facebook di Cirio. Esattamente qui, qualora volessi lasciare un commento del tipo ” noooooooooooooo basta! non ne possiamo piùùùùùù di maghetta” ). Facciamo quindi questa ricette a puntate.

Oggi lascio la descrizione e gli ingredienti e ben presto comparirà la VideoRicetta sul Canale Youtube. 

 

Ingredienti per 4 persone circa:

  •  450 grammi di gamberoni freschi (vabbèdaianchesurgelatinonlodireanessuno)
  • 300 ml di latte intero
  • 300 ml di latte di cocco
  • 100 grammi di pomodori pelati (ho adoperato i Pelati della Cirio perché sono in un rapporto di amorosi sensi con il Pomodorino più buonodelmondo! Seguilo su Twitter e Facebook perché merita. Social_mente interessante come pochi. Evviva il PomodorinoCirio! Datemi una P. Datemi una O. Datemi una M. Datemi un po’ di valium. Devo calmarmi)
  • (tra l’altro ho il grande onore e piacere di vedere Maghetta
  • 50 ml di panna da cucina (ohlanonlausomai. E’ contro la mia religione ma ho dovuto)
  • 50 grammi di mandorle spellate e tagliate a lamelle
  • 50 grammi di uvetta passa ammollata in acqua fredda per 10 minuti (e strizzata)
  • 2 cucchiai di curry
  • 1 cucchiaino di zucchero semolato
  • 1 cipolla bianca
  • un po’ di aneto, un cucchiaino abbondante di cumino, un po’ di curcuma e sale grosso macinato sul momento

Fai soffriggere la cipolla tritata molto finemente in una padella adoperando del burro come grasso (non troppo). Aggiungi l’aneto, il cumino e i pelati e poi la curcuma, il sale  e il curry. Poi lo zucchero. Unisci poi i gamberi girando per bene e infine il latte di cocco che dovrà raggiungere il bollore. Versa infine la panna e se la possiedi sarebbe perfetta anche la pasta di curry (non è di difficile reperibilità. Nel caso bastano due cucchiaini non troppo colmi).

A fuoco dolce cuoci tutto per bene. Non devono cuocere molto questi gamberi ma semplicemente insaporirsi di latte, panna e spezie. Il risultato deve essere cremoso e con un delizioso sughetto dove intingere poppadoms o pane mediorientale.  Solo alla fine aggiungi l’uvetta e le mandorle. Doneranno quella nota croccante in più.

Ci vediamo in settimana per la Videoricetta!

Non adopero molto spesso la panna in cucina (leggi:mai). La demonizzo in quanto al Nippotorinese non è particolarmente gradita (Nanda vivrebbe di tortellini pannaprosciuttolardo, pastapannasalmone, pannapanna, panna con panna e minestrone con panna). Nella cucina indiana poi a parte l’onnipresente latte di cocco si trova non troppo di rado come tutti sanno lo yogurt naturale. Ecco. Anche per questa elaborazione sarà un ingrediente perfetto e vincente.

Nella Rubrica la Libreria di Iaia quando ho parlato della Summa Indiana in formato libro (esattamente qui) ho cucinato per l’occasione il Salmone con lo yogurt che è poi rimasto come una delle ricette ricorrenti quotidiane e che stupiscono moltissimo gli ospiti. Ogni volta che preparo queste delizie speziate al Nippotorinese torna sempre in mente il suo coinquilino indiano in quel di Tokyo; soprattutto quando preparava a lui e agli altri amici delle cenette indimenticabili.

Sono rimasti in contatto e mi sa proprio che bisognerà disturbarlo per il Pollo Tandoori e pure per qualche consiglio sul fronte spezie. Per i palati apparentemente più ostici (che lo sono solo nei confronti “dell’innovazione”, e dell’etnico in genere) questa è una di quelle ricette da far provare in modo che possano ricredersi:

più che immediatamente.

Altre ricette indiane?

Miiiiiiiii le Paste di Mandorla!


Per 25 paste di mandorla circa

  • 130 grammi di zucchero semolato bianco
  • 130 grammi di mandorle intere spellate ridotte in farina
  • 20 grammi di farina 00 setacciata due volte
  • 1 albume di un uovo di media grandezza

zucchero per decorare

Se le mandorle hanno la pellicina non disperare e non fare manovre lunghe e laboriose. Lasciale solo bollire in acqua e poi scottandoti un po’ le dita toglila e asciuga tutto per bene. Riducile in farina con il frullatore e lavorale insieme allo zucchero e alla farina. Aggiungi poi l’albume e impasta per bene con le mani su un piano infarinato. La forma è quella che preferisci. Puoi fare dei salsicciotti e poi formare una sorta di esse ma a Catania si fanno più sul tondeggiante quindi occorrerà prenderne semplicemente una porzione tra le mani e lavorarla. Inforna a 180 preriscaldato per pochissimi minuti ovvero non appena le vedi dorate e poi lasciale raffreddare su una griglia. Zucchera la superficie quando sono tiepide e poi se devi conservarle non esporle troppo all’umidità o all’aria perché seccano facilmente. Una scatola di latta come sempre è il meglio del meglio.

C’è stato (e c’è tuttora, a onor del vero) un intervallo di tempo che va dal primo esperimento culinario sulla Brioche col tuppo che ho pubblicato qui e il secondo con l’aroma panettone che ho pubblicato qui, passando addirittura per diversi Brunch siculi di cui c’è qualcosina qui (mistagirandolatestacontuttiilink) che.

Che mi sono fissata con le ricette siciliane. Alleluia.
Per una che è tradizionalista come lo è Kim Kardashian nel seguire scrupolosamente il galateo ottocentesco, risulta bizzarro cercare di scovare la vera ricetta delle paste di mandorla o disquisire circa l’aroma panettone. Sogno di passare un pomeriggio con Giovanni, il genero della mia amata amica Mary di cui ho avuto occasione di parlare diverse volte. Giovanni infatti è  un eccezionale pasticciere che lavora per altro in un bar straconosciutissimo a Catania. Sforna ed elabora roba incredibile soprattutto rivolta alla sfera Cioccolato.

Per colpa mia non è comparsa la Videoricetta e le VideoLezioni con Giovanni perché ci eravamo pure per certi versi messi quasi d’accordo e lui voleva darmi questo grande onore e poi ahimé è saltato tutto; non escludo che possa avvenire nell’imminente autunno (qui, senza dirlo per invidia o altro, purtroppo è estate piena quarantagradistomorendoBASTA!).

Questa ricetta non ha sortito l’effetto sperato; non è assolutamente malvagia ma mentirei se dicessi che si tratta proprio di un’elaborazione molto somigliante alle paste di mandorla che si vedono in giro, soprattutto nel Catanese. La consistenza non è morbida ma più biscottosa e seppur rimanga indiscutibilmente una ricetta buona a prescindere, lo scopo dell’ottenimento della “vera pasta di mandorla” non è stato raggiunto.

Chi avesse voglia di provare si ritroverà ugualmente un pezzetto di Sicilia in bocca, ma mi sia dato un altro po’ di tempo e come con la Ricerca estenuante della vera Brioche col tuppo (pronti per il terzo esperimento?) anche con le paste di mandorla non mi tirerò di certo indietro.

E speriamo che San Pasticciere Dolcissimo Giovanni ci venga in aiuto.

Tortilla de patatas y cebolla


Ingredienti per 4 persone circa: 4 patate di media grandezza, 1 cipolla bianca grande, 5 uova di media grandezza, 1 bicchiere non troppo colmo di olio extra vergine d’oliva (crepi l’avarizia). Chorizo per una versione ancor più leggera (c’è del sarcasmo, sì).

Sbuccia le patate e la cipolla e taglia tutto a rondelle sottili. Versa l’olio nella padella e quando è caldo fai dorare la cipolla e le patate insieme, avendo cura ovviamente di non bruciacchiare tutto (chi dice che bruciacchiato è buono si becca un ceffone. Fa male santocolesterolo!). Aggiusta di sale. Nel frattempo in un recipiente sbatti per bene le uova con del sale. Quando le patate e la cipolla sono cotte scolale dall’olio e aggiungile alle uova sbattute. Mescola tutto per bene e rimetti sul fuoco in una padella piccola con pochissimo olio della frittura delle patate che hai messo da parte. Scuoti pian piano la padella fin quando la tortilla non si compatta. Deve cuocere a fuoco dolce ma non troppo e deve essere capovolta quando la parte inferiore è cotta. Sei-sette minuti per lato dovrebbero essere sufficienti. Servi caldissima la tortilla de patatas y cebolla e raccogli tutti i sacrosanti complimenti.

 

Notting Hill Carnival


E’ dal 1965 che si tiene questa allegra manifestazione nelle strade del quartiere di Notting Hill a Londra. Dura due giorni consecutivi generalmente e cade proprio in questi giorni. Non ho controllato francamente in quale data precisa capiti quest’anno. Questo Carnevale estivo grazie soprattutto al web ha raggiunto una fama internazionale riuscendo ad attirare cifre da capogiro che vantano addirittura più di un milione di partecipanti. Nato come grido contro il razzismo si è evoluto diventando anche altro ma ha quindi radici importanti che non vanno certamente dimenticate. Londra è una delle tappe che io e il Nippotorinese ci siamo ripromessi per l’anno che verrà e non nascondo che mi piacerebbe, e non poco, poter assistere a questo Carnevale che tanto mi ha attratto virtualmente. L’ho addirittura inserito come data all’interno del mio personale Calendario sul Libro “Le Ricette di Maghetta Streghetta” edito da Mondadori, che potete trovare se vi fa piacere in tutte le librerie o su Amazon.

“E’ il festival di Strada più grande di Europa. Più di 20 chilometri di asfalto inglese vengono invasi da strepitosi colori dell’America Centrale. Tra danze e feste la comunità afro caraibica fa ballare (e riflettere sul passato) e celebra i propri costumi e tradizioni annaffiando il tutto con punch al rum e tanto curry. Ma proprio tanto curry. Un giorno scanzonato per avvicinarsi a una fortissima identità culturale che rivendica, condividendola con gioia, le proprie origini. Le feste in costume a tema mi fanno sempre pensare alla mia amica Franciulla”

Tratto dal mio libro

In occasione del Notting Hill Carnival ero indecisa se fare il Jerk Chicken, piatto simbolo, o qualcosa di dolce e ciambelloso al sapore di Banana. Ho optato per la seconda. La ricetta infatti che ho inserito è proprio la Classica Frittella Caraibica di Banana. Facile da preparare e gustosa in tutta la sua genuina bontà. Trovi la fumettoricetta del Notting Hill Carnival a pagina 109.

Voglia di un’altra Ricetta Caraibica? Qualche giorno fa ho pubblicato un dolcetto banana-cocco facilissimo e gustoso in versione FumettoRicetta. Se ti fa piacere http://gikitchen.wordpress.com/2014/08/18/banane-cocco-ricetta-caraibica/

La Torta Caterina per me, la Chocolate Pie per tutti.


Tortiera 18 cm

  • 150 grammi di farina bianca setacciata
  • 30 grammi di cacao amaro in polvere
  • 20 grammi di zucchero di canna
  • 80 grammi di burro freddo tagliato a pezzi
  • 50 grammi di acqua ghiacciata
  • 1 pizzico di sale

La crema:

  • 240 ml di panna freschissima
  • 360 grammi di cioccolato fondente
  • 2 tuorli
  • 1 uovo di media grandezza

Farina, cacao, sale e zucchero riuniti nel recipiente d’acciaio della planetaria e giù di acqua fredda pian pianino e burro freddissimo. Lavora fino a ottenere un composto sbricioloso. Versa l’impasto su piano infarinato e continua a lavorare (ma non troppo perché il calore delle mani comprometterebbe l’impasto semprelasolitacosasì) e ottieni un bel panetto da conservare in frigorifero avvolto in pellicola almeno un’ora. Trascorso il tempo infarina il piano e con l’aiuto del mattarello stendi la base. Imburra la teglia che hai scelto e poggiaci sopra la pasta. Se ti piace fare dei bordini intorno aiutati semplicemente con le dita facendo dei motivi ondulati (dipende dalla teglia che adoperi. Se hai quella già zigrinata basterà una semplice pressione). Preriscalda a 180 e fai cuocere 18 minuti. Fai raffreddare prima di versare la crema.

A fuoco basso fai cuocere la panna e prima che giunga a ebollizione aggiungi il cioccolato tagliato a pezzi. Gira per bene fin quando è tutto sciolto. Incorpora le uova una alla volta senza mai smettere di mescolare (meglio se con una frusta da pasticciere) e sempre a fuoco dolcissimo che puoi leggermente aumentare sul finale quando la crema apparirà già bella che densa. Lascia raffreddare anche la crema prima di versare sopra la base. Una volta che tutto è giunto a temperatura ambiente metti in frigo per almeno tre ore e tira fuori un quarto d’ora minimo prima di servire (vabbè dipende anche molto dalle stagioni).

Essendo una torta pesantemente cioccolatosa e quindi pastosa al palato accompagna con qualcosa di freschissimo e addirittura “contrastante” di sapore. Una bibita allo zenzero? Perfetto. Mi viene in mente un Ginger Ale con la radice di zenzero che mi ha consigliato Charlie qualche giorno fa.

Di queste torte ne ho fatte diverse negli anni e sento di poter asserire tranquillamente che al centinaio sono arrivata senza ombra di dubbio alcuno (facciamo ottanta? vabbbbbbene). Fondamentalmente il procedimento è lo stesso. La stessa base che sa di frolla, la stessa crema che poi cambi e aromatizzi. Un po’ come la cheesecake all’apparenza è sempre tutto così omologato, uguale, addirittura poco fantasioso. Stando solo all’apparenza, intendo. Non fermandosi un attimo. Perché al contrario accade che ogni torta poi ha sempre un momento. E’ come se diventasse un microcosmo di qualcosa che accade in quel giorno; straordinario o meno diventa sempre tale perché in fondo ogni giorno lo è. C’è magia  quando c’è una torta, poco da discuterne.  Anche per chi come me è arrivata a un centinaio/ottantina, e solo di questa categoria per giunta. Un vero e proprio evento che  ricolleghi a quel sapore, piatto, servizio, cucchiaino e tovagliolo.

Questa torta da semplice Chocolate Pie è diventata la Torta Caterina qui. L’avevo appuntata sul mio Moleskine “Recipe to do”, quello che finalmente è stato tolto dagli scatoloni e che mi mancava tanto. Vista la scrittura veloce e la spiegazione concisa, sicuramente presa da una ricetta in tv mi dico, mentre cerco quella di Grossman nel libro di New York: praticamente uguale. Si tratta in fondo di un oceano di ganache che fa onde su un fondale pieno di frolla. Un universo di cioccolato dove immagino barchette che con calma si godono lo spettacolo dal mare di cacao. Magari di una lontana Etna in eruzione visto che proprio in questi giorni ci sta regalando immagini incredibili dal finestrone della cucina.

Guido è nato quando andavo in prima media. Ho un disegno sul mio diario della Camomilla in tinta rosa. Il 27 Luglio. Quando il libro delle vacanze era già bello che finito e bramavo di averne un altro e un altro ancora. Il mio cuginetto tanto atteso. Il mio primo cuginetto piccolo. Rivederlo adesso alto un metro e novanta che mi guarda da lassù mi trasporta in una parallelismo visivo di vita interessante che apre scenari a mondi e interpretazioni. C’è lui sulla micro moto con la sua maglietta verde che mi chiama: iaia. iaia. iaia cao. iaia etta. Mi chiamava Iaia (e fu grazie a lui che questa “moda ” divagò tra i miei amici dell’epoca sino ai giorni nostri, per alcuni) e voleva che  gli disegnassi continuamente cao= cucchiaio e etta=forchetta. Profetico il mio neo Architetto bellissimo. E ancora sulla moto mentre dice il mio nome, nel cuore. Guido ti guarda con una profondità negli occhi che quasi cadi in abissi. Annuisce e ti ascolta, come ha sempre fatto, facendoti sentire voluta e non di passaggio. Ha un timbro che fa eco e che rimane nelle parti più profonde di tutte le idee. E Guido mi ha presentato quest’estate Caterina.

Bolognese.

Anche lei finita su questa isola per amore e la confusione gliela leggo negli occhi; obnubilata da bellezza e al tempo stesso tormento. Lo stesso che porta ancora negli occhi il Nippotorinese e per certi versi pure io. Sono felice e lusingata di aver avuto Caterina in casa da mamma per presentazione sicula ufficiale e poi a casa da me mentre Koi cercava di estirparle la caviglia e il suo adorabile vestitino. Un’alchimia incontrollabile ha governato entrambi gli incontri. Perché avvengono ma non è detto che poi ci si incontri davvero. E invece è successo. Si è sentita quella fiammella incontrollabile che ti segnala un bel momento. Di quelli da ricordare.

E Caterina è stata una delle poche fiammelle di questa estate. Un ricordo bello e genuino. Che ti fa sentire felice di non esserti chiusa a casa. A piangere. Ma di aver continuato e vissuto.

Ci siamo abbracciate davanti alla porta con la speranza di vederci presto non importa dove, TorinoCataniaMessinaLondraBologna chissà e con la volontà di scrivere questa ricetta insieme. E magari un giorno farla anche. Cominciamo così?

Granitula – L’horror (purtroppocetocca) Estivo (prima puntata)


Cliccando sulle immagini si ingrandiscono. Impaginatodafarschifo perché ticchettato di fretta durante una giornata noiosa. E basta va, ho finito di lamentarmi (per adesso, intendo). Solo che non è un Sabato estivo senza un racconto del terrore*disse ridendo satanicamente e agitando il mantello di raso*
In sicilia si dice stoaccupannndudalcaldo (poi col mantello da cattiva, figuriamoci!). Ditemelo che da voi c’è fresco così mi dispero a dovere, grazie.

Focaccia impastata con i semi di Chia e condita con Zucchine grigliate al limone, Datterino di Portopalo, Rucola e Sesamo tostato


Della Ricetta della Focaccia me ne lavo le mani; perché ognuno la fa un po’ come gli pare, no?

(è un bell’inizio, mi sembra)

In questo caso non è tanto la focaccia in sé quanto i semi di chia (ANCORA? Ma si è propriofissataquestaquuuuii!). Quindi facciamo così. Che la ricetta della  focaccia la vediamo nel caso da Bibikitchen cliccando proprio qui, e io continuo imperterrita e incurante a ticchettare circa i semi di chia, okay?

Ne ho parlato qui tra avocado e salsa di soia e qui in occasione dei Rigataki con il tofu e la barbabietola; diciamo pure non in favore del gusto comune, va. Mi rendo conto che l’avocado e la salsa di soia non rappresentano come per me e per il restante 0,0000001% (Ombrella) un sogno a occhi aperti, e lo stesso si può dire dei Rigataki. Fare ricette poco convenzionali per il gusto comune è per me del resto una missione. Poi vabbé dai ieri ci sono stati pure gli Oreo fatti in casa che hanno quel sapore umano e non extraterrestre (perché finisco sempre col parlare degli alieni?). Sta di fatto che questa focaccina è un ottimo modo per propinarsi semi di chia qualora ci trovassimo di fronte a un palato più “comune”, mettiamola così (senza offesa per nessuno). La focaccia è un must e pochi pazzi ci rinuncerebbero (e perché mi state guardando così, eh?).

Impastare i semi di chia mentre si prepara la focaccia è un’idea, oltre che inusuale, da prendere seriamente in considerazione. I benefici di certo non si annullano in questo modo e se si sceglie un condimento fresco e salutare senza schifezze salumose e carne (oh qualche volta esce lasignorinaveganagnegnegne! Mica posso trattenerla sempre) vien fuori un pranzetto/cena davvero sublime (sì. Vi ho parlato della mia ultima perversione grammaticale nei confronti del termine sublime). Mamma per  dire, che è contro ogni forma di cibo salutare, in questo modo si è tracannata cucchiaini e cucchiaini di semi di chia senza volerlo (certo lei ha aggiunto alla focaccia ottocento grammi di crudo e duecento di grana a scaglie ma omettiamo il passaggio).


Dopo aver lavorato i pochi ingredienti per l’impasto basterà inserire i semi magici e lasciare lievitare il tanto che basta. Infornare e poi proseguire con il condimento:

Datterini di Portopalo (portatipropriodaportopalodaunamicodolcissimo), Zucchine grigliate al limone,Rucola freschissima di Orazio (ti adoro!), semi di Chia, Sesamo bianco tostato e salatissimo.

(ci avrei messo anche l’avocado, lo confesso, ma il Nippotorinese non ne è ghiotto come me e mamma lo aborre con tutta se stessa e qualcosina in più. Vabbè dai è che me lo sono mangiato io e non ce ne era più. Maledetta onestà!)

 

Olio extra vergine d’oliva, sale e pepe. E per i più impavidi quella scorza di limone (non trattato) o lime che conferirà ancora più freschezza soprattutto alla rucola inacidendo un po’ la dolcezza del pomodoro e della zucchina. L’accortezza poi della nota croccante apporta davvero un quid inaspettato al piatto. Mi stupisco da anni ormai come tutti rimangano colpiti dall’utilizzo dei semi nelle varie preparazioni. Purtroppo non è così comune. Un seme di girasole o di zucca nell’insalata regala un’esperienza diversa seppur nella più sfrenata semplicità. La stessa cosa accade con il sesamo e l’anguria. In questi giorni mostrerò orgogliosa anche i paninozzi fatti con i semi di chia imbottiti con un hamburger vegano; roba che forseforseforse riesco a convertire mamma in qualcosa di total vegan. Sarebbe per me una conquista.

E pure per il suo fegato stanco.

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