Schiavo anche tu della Cheesecake come Stephen King? Ecco 14 Ricette!


 

Una cheesecake all’Overlook Hotel


Ci sono così tante cose da dire su Stephen King che non basterebbe un romanzo a puntate; proprio come quello che lui ha sperimentato come innovazione di pubblicazione diverso tempo prima che diventasse, come sul piccolo schermo, un genere seguitissimo. Ho letto diverse volte articoli che sostengono che dietro la figura e l’operato di King ci sia una vastissima operazione principalmente di marketing ma, nonostante anche io molte volte non l’abbia apprezzato, credo sinceramente che l’affetto delle persone non si conquisti con mere operazioni studiate a tavolino. Il genio e il fascino che esercita su milioni di lettori e spettatori è senza ombra di dubbio alcuno dovuto all’innegabile bravura di questo epitetato re dell’horror. Si narrano ormai leggende circa la prima bozza di King buttata nell’immondizia (Carrie) e recuperata dalla moglie, diventata poi libro da diritti milionari per trasposizioni cinematografiche e traduzioni in tutte le lingue del mondo, ma la verità è che King non ha mai smesso di scrivere.

Ha cominciato a far girare i suoi racconti quando aveva appena dodici anni e Carrie non è a tutti gli effetti il suo primo romanzo ma quello che lo porta alla ribalta, consentendogli di lasciare il posto da insegnante (e la roulotte con le condizioni misere della vita che conduceva) per dedicarsi a tempo pieno alla sua infinita passione che è la scrittura. Un fenomeno culturale e sociale in grado di “horrorizzare” “modernizzando” in tutto e per tutto l’horror stesso. King infatti ha radicalmente cambiato, trasformato e dato una sua personalissima impronta al genere “horror” senza mai cadere in squallide banalità (e in questo genere è un’impresa ardua). Firma, come Hitchcock, alcune sue scene e regala cammei in interpretazioni che riprendono la sua vita privata. Ha una personalità spiccata e mai banale (anche se attira antipatie, anche la mia sì, quando contrasta le interpretazioni soggettive di geni come Kubrick ma devo smetterla con le parentesi). Pare infatti che in seguito a una fuga allo Stanley Hotel di Estes Park fu ispirato per l’Overlook Hotel; lì giunse infatti il giorno prima della chiusura. Le sedie erano rovesciate e tutti si preparavano al riposo invernale. Una passeggiata tra i corridoi dell’albergo generò le prime righe di quello che a distanza di decenni rimane indiscutibilmente una delle visioni letterarie più angoscianti di tutti i tempi (nella trasposizione cinematografica fu solo merito del grande Kubrick, a mio modestissimo avviso).

King, che si vogliano riconoscere o no la bravura e il genio, è comunque divenuto un simbolo a carattere mondiale e ritornando al punto primo questo non si può comprare. Ho letto in un interessantissimo libro a lui dedicato che ogni anno a ottobre ci sono comitive di fan che invadono Bangor nella speranza che in occasione di Halloween apra le porte della sua villa vittoriana, che pare stregata. Un tempo accadeva proprio questo. Adesso a porte chiuse, per volontà dello scrittore, rimane comunque un via vai di curiosi pronti a tutti pur di scorgere il loro beniamino. Nonostante io abbia letteralmente il terrore anche solo a credere di dover passare una vita pensando di non possederla a pieno per via della popolarità e non farei quindi simili gesti, confesso in piena onestà che non mi riuscirebbe difficile stazionare due secondi pure io davanti al cancello. Questo perché fondamentalmente è stato il primo che mi ha fatto capire effettivamente la mia essenza. Ero piccola quando ho visto It, quel librone enorme allora per me, sugli scaffali della Libreria Italia a Barriera, provincia di Catania. Lo ricordo come se fosse ieri e io ricordo perfettamente i vestiti, l’odore di mamma e tutti i movimenti solo quando sono fermatempo che mi hanno segnato l’esistenza, altrimenti non so nemmeno cosa ho mangiato ieri a cena. King mi ha aperto la testa e il cuore portandomi a qualcosa di irrazionale per cui adesso a distanza di trenta anni suonati credo di essere nata. Perché dietro a questo cibo e pupazzetti. Dietro a questo amore per la tenerezza, le raffinatezze e ricami esiste l’altra parte di me. Che non è parafrasandolo la metà oscura e che col tempo ho capito essere non la vera me ma solo l’altra metà di me, e basta. Fatta di nero e buio. Di mostri e storie. Di cose che non rivelo non perché ho paura, e ripeto l’ho capito solo adesso, ma perché ne sono gelosa. E perché so che sono il mio vero futuro.

Non sono riuscita a leggere più di cinquanta pagine del seguito di Shining. Per un attimo ho pensato pure, presuntuosa e arrogante come poche volte, che non sapesse scrivere e di essere stata troppo piccola per capire certe cose. Riflettendoci non è così. E’ solo un altro periodo e momento. King è stato una chiave per aprire. Che poi non apra tutti i cancelli è un’altra storia. Il ventuno settembre è il suo compleanno e qui dopo aver biscottato un po’ con Poirot gli si dedica qualche cheesecake perché ha sostenuto essere per lui “cibo per l’anima”(fonte). Pare che le cheesecake lo ispirino violentemente e allora. Ispirazione sia. E Auguri re dell’horror. Sminuente per certi versi ma innegabilmente vero.

Pare tema le ostriche come Hitchcock temeva le uova. Una cheesecake salata all’ostrica è il mio obiettivo. Si metta a verbale.

Il compleanno di Agatha Christie sorseggiando tè nero e spiluccando sandwich al cetriolo


I geni non mentono. Ho passato l’adolescenza guardando di sottecchi mamma mangiare cetrioli e barbabietole. Sì, sempre Nanda l’amante dell’unto e bisunto fritto fa anche largo consumo di verdure (ennesimo colpo di scena); meglio se fritte in pastella tre volte ma tant’è.

Non mi avevano mai convinto del tutto. Delle barbabietole subivo il fascino del sangue che rilasciano (e che mi è servito per girare un horror a basso costo con i miei amici, leggi: quattro risate in un week end) mentre al cetriolo dedicavo un odio smisurato. Poi la passione improvvisa proprio come è accaduto con lo zenzero, mio acerrimo nemico fino a qualche anno fa e allo stesso modo con l’avocado. Se penso che ho sprecato così tanto tempo a odiarlo quando avrei potuto tranquillamente mangiarne tonnellate e tonnellate in più, mi detesto con ferocia. L’amore per la barbabietola (in connubio con il cumino) corrisponde allo stesso spazio temporale in cui ho cominciato a dedicare le prime attenzioni a questa cucurbitacea che in quanto tale non digerisco manco con gli scongiuri del caso e riti voodoo.

Originario dell’India e per questo motivo di larghissimo uso in Inghilterra per ovvie ragioni sin dai secoli scorsi, è in assoluto uno degli ortaggi, a oggi, che mi piace di più a patto che ci siano otto litri di limone spremuto sopra, tanto sale e pepe nero. La mia amata Alessandra mi aveva consigliato di togliere la buccia al fine di digerirlo, ma nonostante la situazione sicuramente migliori, proprio non riesco a mangiare un cetriolo in santa pace. La pena è avere crampi per una buona mezzoretta se va bene. Ma non rinuncio!

Dissertazioni personali cetriolesche a parte, qui oggi si festeggia il compleanno di Agatha Christie. Oh! Se ti fa piacere puoi anche trovare (sì, sta partendo la pubblicità occulta) sul mio Libro una Ricetta dedicata a Poirot. Trattasi di una delizia mortale chiaramente al cioccolato, che è tipo un brownies buono da impazzire. Dopo averle dedicato già dalla settimana scorsa la Steak Pie (che trovi qui), tantissime praline al cioccolato (che trovi qui ) e i biscottini al cocco e il tè matcha perfetti per le cinque e l’appuntamento tra tazzine e tovaglioli (che trovi qui) , non si poteva non fare un elogio al semplicissimo seppur gustoso Sandwich al Cetriolo per il tè. Famigerato e presente nelle tavole imbandite di dolcezze salate e non, è in assoluto uno degli immancabili protagonisti delle cinque. La preparazione richiede un tempo misero ma se i prodotti (come in tutto, del resto) sono eccelsi e quindi la scelta del burro ricadrà su qualcosa di pregiato, si addenterà una squisitezza perfetta per accompagnare un buon tè nero. Mi sarebbe piaciuto fare molte più ricette dedicate ad Agatha Christie e soprattutto estrapolate dalle sue opere. Avevo in mente una videoricetta speciale che riprendesse le atmosfere di Dieci Piccoli Indiani. In ufficio parlo e faccio altro ma nel frattempo penso al piccolo cortometraggio in stop motion che non ho mai finito per Halloween, a tutte le storie mai raccontate e mai finite, a tutti i misteri che mi vengono a trovare, a.a.a.a.a.a.a.a.

L’augurio per Agatha che continua a ispirare e al tempo. Che anche se corre velocissimamente e fa credere che i sogni sfuggano di mano, è sempre pronto a ricordarti che nonostante tutto non è mai veramente tardi. Per se stessi, i sogni e perché no: per un ottimo tè e un sandwich al cetriolo.

(nessuno rida ma per la versione vegana un po’ di crema di tofu non è brutta, tzè)

(oh è chiaro che se qualcuno è a conoscenza di qualche segreto mistico del tipo “fai una giravolta e toccati due volte i capelli prima di mangiare un cetriolo così lo digerisci ” è ben accetto. Qualsiasi cosa, insomma)

Ultime Fermatempo da Instagram


Che sia un buon fine settimana per tutti voi. Nonostante qui i commenti appartengano principalmente ai “veterani” amici storici, devo confessare che un incredibile aumento di visite giornaliere non è passato inosservato. Non lo scrivo spesso qui, piuttosto lo faccio sui vari social, ma grazie. Davvero grazie infinite. Il vostro silenzio corrisponde comunque ad un affetto costante ed è quindi una carezza giornaliera che tiene in vita tutti i miei sogni e sorrisi.

( nessuno ora dica la verità ovvero che venite qui per inveire contro il monitor urlando )

E proviamola questa nuova funzione “Galleria”. Cliccando sulle immagini si aprirà uno slideshow; pare che si possano pure commentare. Un volontario in sala per la prova generale lo abbiamo? (posso corrompere con dolcetti, giusto per mettere le cose in chiaro).

Quello che le foto non dicono: Avocado, semi di chia e salsa di soia


Ho parlato dei semi di chia e di questa ricetta qui, nel caso ti facesse piacere. Sono felicissima che “Quello che le foto non dicono” sia diventato un appuntamento atteso ed a quanto mi dite utile. Non può che farmi un piacere immenso. D’altro canto rispolvera pure vecchie ricette, emozioni e appunti visivi. Faro’ quindi in modo di far parlare le foto a secondo del periodo così che le ricetta possano essere consone anche temporalmente (perché non riesco a fare un costrutto sintattico normale? lanciatemi un dizionario e un libro di gramnmatica, grazie)

Biscottini al burro, cocco e tè matcha insieme ad Agatha Christie


(se il font nell’ultima parte risulta troppo piccino e illeggibile fai tasto destro salva con nome o clicca qui per la versione più grande – lavecchiaiaèunabruttabestiamicimiei – La mia, intendo)

Ingredienti per 26 biscottini circa

50 grammi di burro morbido a temperatura ambiente

80 grammi di zucchero extrafine

80 grammi di farina

15 grammi di cocco disidratato

1 cucchiaino raso di tè matcha

1 cucchiaio di latte intero

estratto di vaniglia per profumare

Lavora per bene il burro e lo zucchero con uno sbattitore elettrico dentro una bowl piuttosto capiente.  Aggiungi l’estratto di vaniglia, il matcha e amalgama tutto per bene. Metti da parte lo sbattitore e aggiungi poco alla volta la farina setacciata e comincia a lavorare delicatamente con le mani. Aggiungi poi il cocco e il latte e mescola per bene il tutto. Avvolgi l’impasto con la pellicola trasparente e lascia riposare in frigo un’ora. Trascorso il tempo infarina il piano, stendi la pasta e ricava la forma che preferisci. Spolvera la superficie con altro cocco disidratato e inforna per 20 minuti circa (dipende dalla grandezza e dallo spessore, naturalmente) a 180 preriscaldato (a me sono bastati 12 minuti perché erano molto sottili e piccolini). Lascia raffreddare su una teglia.

Lunedì è il compleanno di Agatha Christie e qui ci sono stati dei tè davvero speciali in suo onore; questo non significa che oltrepassata la suddetta data non si continuerà, visto (sì voglio dirloperchéèverouffa!) il discreto successo di queste mie Rubrichette di Cibo e Cinema, Cibo e letteratura, Cibo e Fiabe, Ciao e Serie Tv, Cibo e Cartoon e Cibocibocibocibo.

Dopo la Steak Pie de “L’Idra di Lerna” (che trovi qui) e tanti segreti-metodi-idee per fare delle praline da “La Scatola di Cioccolatini” (che trovi qui), nasceva quasi l’obbligo morale di fare gli scones. Incredibile a dirsi ma in tutti questi anni non li ho mai fotografati per il blog, nonostante li faccia davvero molto spesso. Il motivo è presto detto: sono affezionatissima a una foto fatta a degli scones di cui sono gelosa come mai mi è capitato. Lo so può essere davvero molto stupida questa asserzione ma così è. La tengo nell’archivio per un’occasione speciale. Dopo aver tranquillamente superato il milione di foto, semmai dovessi sceglierne una che più mi rappresenta direi sempre e solo quella. Non so neanche io perché esattamente. Solo che non mi piacciono mai le cose che faccio. Non lo dico perché in cerca di approvazione né tantomeno per falsa modestia. Trovo sempre difetti in tutto e se prima ero quasi convinta che potesse andare (foto-abbigliamento-qualsiasicosaqualsiasi), a distanza di brevissimo tempo mi accuso di non essere stata meticolosa a dovere e che avrei dovuto rendermi conto di poter fare non meglio ma moltomoltomolto meglio. Quella foto invece quando l’ho vista mi ha perforato una pupilla. Ho detto: sono stata quasi brava davvero stavolta.

E io quasi brava non me lo dico mai. Per questo motivo non ho mai fatto foto agli scones per il blog. Voglio che rimangano così. Dei piccoli pianeti visivi quasi perfetti ai miei occhi. E che quella foto un giorno sarà l’inizio di qualcosa di speciale. Mentre ticchetto, ora che ci penso, ho delle foto vecchissime, credo del 2009, a degli scones fatte con una teiera di mamma bellissima. Devo ritrovarle in qualche harddisk.

Insomma per dire che scones a parte (e vengon fuori veramente buoni, mi dicono. Nippotorinese compreso) potevamo saltare dei piccoli e friabili biscottini al sapore di cocco per l’ora del tè? Trovare biscotti di ogni sorta nei racconti della Christie potrebbe essere un giochino eccessivamente facile. Friabili, gustosi e a dirla tutta pure perfetti per la cioccolata calda alla quale Poirot non riesce proprio a rinunciare.

Koi quando ho sfornato questi biscottini ha dato fuori di matto e per la prima volta ha cominciato ad abbaiare per poi sgranare gli occhioni battendo le ciglia bionde supplicando qualche briciola (che è riuscita comunque a ottenere con l’inganno considerando che al Nippotorinese è caduto un micropezzetto per terra. Koi ha lavato quella mattonella molto diligentemente per ore). Dico questo perché pare che la Christie avesse inventato una tradizione adorabile che prendeva il nome di “Tea for Dogs”; pare che concedesse ai suoi amati cani di saltare sul letto godendosi con loro un buon tè.

Non emulo la regina del giallo perché conoscendo Koi mangerebbe me, la tazza, il letto e suppongo rimarrebbe spazio per la teiera (pure quella di ghisa da dodici chili, sì).