Key Lime Pie – La Terza Ricetta di American Horror Story



Sulle origini della Key Lime Pie si potrebbe ticchettare per un’infinità di tempo. Raccogliendo qualche informazione in questi anni tra rete, televisione e programmi culinari (Bourdain compreso. Si è capito che voglio manifestare in questi giorni la mia passione per Bourdain? Alessandro Borghese, passerà. Amo solo te, lo sai), letture, enciclopedie culinarie, varie ed eventuali mi sono fatta poi un’idea tutta mia mischiando il frullato di informazioni che ricordo e non. L’origine è fatta risalire senza ombra di dubbio alcuno al diciannovesimo secolo e precisamente nel Key West in Florida; pare che la maternità e la leggenda voglia attribuire questa famigerata preparazione alla “Zia Sally”, bravissima cuoca del Signor Curry. La particolarità di questa torta è l’uso del latte condensato; la cosa potrebbe fare rabbrividire molti perché non è che ci siano così tanti fautori di questo prodotto. Bisogna comunque ricordare però che il latte in qualche modo doveva essere conservato quando non c’era la consegna SDA in 24 ore da continente a continente nel nostro meraviglioso cielo attuale inquinato e malato come la terra (e io sono la prima ad aver mangiato fragole ieri venute da chissà dove e alzo la mano urlando “è anche colpa mia”. Mi do pure un ceffone, va). Il latte per essere conservato in scatola aveva bisogno dello zucchero.

La Key Lime Pie è apparsa da poco “nella mia vita”; anzi a dirla tutta non saprei identificare neanche esattamente quando ma se dovessi darle una connotazione specifica direi: Cri e Dexter. Ricordo che in una puntata (quando ancora Dexter mi piaceva e interessava. Adesso ho abbandonato letteralmente perché la piega telenovela “lo sa pure la sorella” mi ha infastidito e ho mollato tutto. NON ACCETTO UGUALMENTE SPOILER O VI ACCARTOCCIO COME LAURA PALMER, EH?! Mi calmo. Respiro con il naso) c’era proprio una sorta di “gara” per la ricerca della Key Lime Pie perfetta. Una vecchietta in un letto di ospedale e basta. Questi sono i fantastici elementi che i cassettini (rotti) della mia memoria hanno conservato.

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Buon Impasto.


Da quando il mio blog di fumetti si è trasformato anche in Etti di Fumo e ci siamo accasciati tutti insieme sul divano della mia cucina raccontandoci, ridendo, piangendo, gridando, litigando, sognando ed evadendo, c’è sempre stata all’alba del nuovo anno una colazione speciale per tutti noi. Dei semplici pancake tondi cotti con pochi ingredienti ma buoni. Un anno c’è stato il tè matcha quando andava di moda, per poi tornare a scotch, cioccolato e arancia per italianizzare-inglesizzare con alcool e agrumi un concetto tipicamente americano. La multinazionalità. La diversità amalgamata al latte. C’è stata la FumettoRicetta e la forma Totorosa per entrare nel bosco delle meraviglie con la paura di uscirne. Pure con il Cus Cus, a sushi con il formaggio e con la ganache e i lamponi sino ad arrivare al Sushipancakedicioccolato finito sui giornali e poi formine di omino sul libro. Rotondità di pancake deviate, trasformate, appolpettate, arrotolate, impilate. Con forme e sapori e imbottiture diverse proprio come gli anni che sono trascorsi. Come le gioie e come i dolori. Ognuno di noi, perché è sempre importante ribadire che questa cucina non è solo mia, ha avuto nascite e perdite, vittorie e sconfitte, larghi sorrisi e alcuni a denti stretti con le lacrime che colano dalle orecchie. Amicizie e alleanze, invidie e sotterfugi, falsità e meraviglie.

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Peach cobbler Dolce alla Pesca – Ricetta da American Horror Story


Cobbler si riferisce ad una varietà di piatti, in particolar modo preparati nel Regno Unito e negli Stati Uniti che sono costituiti  da un frutto ( ma anche da una preparazione salata) alla base che viene ricoperta da un impasto “biscottoso” (sabbiatura farina-zucchero-burro) che ne forma una crosta deliziosa. Un croccante sopra e un morbido, sotto. Un contrasto papillogustativo. Un Crumble per intenderci? Ma sì dai, in fondo sì. Ma una via di mezzo con una pie. Tutto chiaro no? No, appunto.  Nel Regno Unito è straconosciuta la versione con la frutta, in particolar modo con le mele e le pesche (ne ho fatta una con le ciliegie la scorsa estate ma ho dimenticato di fotografarla, ahimè.  Rimedierò; magari non adesso che costano trenta euro al chilo).

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Coscia di Tacchino per la Festa del Ringraziamento, che ebbene sì: è Domani


Un grazie a Pragmatiko che mi indica come tra le 50 migliori Food Blogger italiane qui. Sono lusingatissima di essere, oltre che tra amiche, insieme a professionisti del settore. Immeritato sicuramente, ma grazie.

E dopo il Turducken di ieri? (te lo sei miracolosamente perso? clicca qui!)

Il triste momento dell’anno è arrivato e in America si conta che più di quaranta milioni di tacchini verranno uccisi in questo periodo. A me non rimane che estraniarmi ancora una volta e assistere in silenzio alla scelta dei miei cari di nutrirsene (come il resto dell’anno – dei giorni – di tuttiigiornitutti accade con carne-pesce-derivati animali, insomma).

Nel mio libro per la festa del ringraziamento c’è la FumettoRicetta del Tacchino Graziato, ovvero un cupcake  con le sembianze di tacchino (grazie alla glassa e dei biscotti al cioccolato di decoro) dal gusto di  zucca,  tipico del Thanksgiving. Del tacchino graziato ne ho parlato qui.

Certo è che quest’anno il Nippotorinese, come anche mamma e papà, potranno per la pima volta assaporare la salsetta di Cranberries che ho scovato da Cristaldi a Catania, che ormai è chiaro diventa il mio spacciatore di pappamondosità di fiducia.  Continua a leggere

Purè di patate con mela verde e creme fraiche per la Festa del Ringraziamento ma anche per Natale. Ma anche per tutto l’anno, suvvia.



Che la patata con la mela sia un abbinamento vincente nel salato non lo scopriamo adesso. L’insalata polacca ne è un fulgido esempio e sono entusiasta che moltissimi mi scrivano di averla provata e apprezzata. Nel mio libro “Le Ricette di Maghetta Streghetta” si trova la fumettoricetta mentre chi ha voglia di dare una sbirciatina alla vecchia versione e ai blateramenti circa questa insalata polacca facile e veloce non ha che da sfogliare l’archivio (ok dai lo confesso non trovo il link , uff). C’è pure una fumettoricetta “old style”.

Visto che la Festa del Ringraziamento sta arrivando e di conseguenza il Natale e di conseguenza le carni e di conseguenza, ok basta. Chutney e accompagnamenti fruttati come d’abitudine qui al Gikitchen ce ne saranno a iosa, per ora direi di cominciare con questo purè insaporito dalla mela verde.

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La Festa del Ringraziamento nel 2013 capita *rulloditamburi e coro ecchiseneimporta * Giovedì 28


Quindi cosa significa?

Sintetizziamo.

  • Mancano tredici giorni alla Festa del Ringraziamento.
  • Il Natale è praticamente arrivato e parte il Conto alla Rovescia a breve
  • Cosa mi metto per Natale? Cosa regalo a? E  ad a? E .
  • E dorato o argentato? 
  • Avò sufficienti palline e decorazioni contando che ho riempito un deposito di un milione di metri quadri? ( non bastano mai. Mica è colpa mia)
  • Dilemmi esistenziali filosofici di tal tipo, vari ed eventuali

Converrete con me che l’ansia può tranquillamente assalirci e fagocitarci al mio tre.

Uno.Due.Tre.

PANICOTOTALE.

(quanto desideravo questa ansiapanicototale quanto!)

Donuts


doughnut or donut (/ˈdoʊnət/ or /ˈdoʊnʌt/) (see spelling differences) celodicewikipediaeh.

Morbidi ciambellotti ricoperti di glasse, colate di cioccolato, zuccherini, schifezzuole varie e tanto tanto tanto tanto altro in termini di codette, perle di zucchero e soloilcielosacosa.

Passano alla storia (ma neanche tanto) per Homer Simpson e la sua smania di fagocitarne quintalate ma se devo proprio essere onesta a me il Doughnut o Donut come vogliamo chiamarli fa solo venire in mente una scena:

poliziotti in borghese (e non) dentro macchina americana. Orrido caffè. Scatola bianca ricolma di ciambellotti e una notte trascorsa sul sedile raccontandosi di lavoro, donne e segreti inconfessabili. Mentre il serial killer sta uccidendo una vittima a caso. Per dire.

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I Cupcake (di Pasqua) dell’amicizia


Insieme a Giulia ho realizzato i Cake Pops per Halloween ( clicca qui >>  ). Annullando ottocento chilometri inesistenti che intercorrono tra Catania e Roma si era cucinato insieme in modo 2.0 e tremendamente geek. Ci si era mostrate come decorare i cake pops con video allegati in email. Comunicato ricetta mettendo cartelle condivise e gioito attraverso scatti di Instagram. E’ incredibile quanto una ricetta preparata insieme non fisicamente possa diventare così importante e ricca di dettagli se come unico veicolo c’è la voglia di stare insieme. Perché sì è assolutamente, nell’accezione più pura dell’assoluto, indimenticabile trascorrere un pomeriggio insieme tra odori, farina, schizzi, pasticci e chiacchiere. Ci scappa un abbraccio, un rimprovero e un sorriso . Come accade sempre tra amiche. Ma per queste relazioni speciali nate grazie a questo potente mezzo vi sono altrettanti momenti intensi in egual modo se non a tratti ancor più visceralmente profondi.
Di necessità si fa virtù. si dice e come contraddire la saggezza popolare? E virtù si unisce al desiderio di un contatto che non c’è. E l’impegno che ci si regala a questi gesti solitari che a ben guardare sono tutto fuorchè tristi o angoscianti, è davvero maggiore rispetto alla normalità. Quando io e Giuli abbiamo trascorso due ore al telefono non rendendoci conto che il sole era già andato via e un uomo affamato reclamava la cena e un altro una telefonata perché precedentemente rifiutata, sapevamo che sarebbe stata l’ennesima festività lontane. Ma si fa per dire. Perché lontane mai. Basta un cupcake, dopo un cake pops e allora Cupcake Pasquale è stato.
Certo è che le feste, non sogno troppo e quindi non tutte ma ne basterebbe una, vorrei proprio passarle con Giulia. E’ il suono della sua risata a farmi stare bene e cullarmi insieme ai suoi ricordi e confidenze. Pulcetta. E’ quando dice pulcetta. Con quel tono che conosco e rievoca.

E Pulcetta. L’ho sentito mentre amalgamavo bene l’impasto. Mentre poggiavo le uova di cioccolato sopra quella panna montata ricca e generosa come le sue idee e il suo amore. E mentre lanciavo una pioggia di cioccolato sopra che si attaccava come è accaduto al mio cuore e al suo . Che si sono avvicinati, compresi e legati senza un vero motivo preciso. Perché le cose più importanti accadono proprio senza che ce ne sia uno.

Organizzare un cupcake pasquale tra partenze, arrivi, paure e sogni è quanto di più difficile e facile allo stesso tempo. Rincorrersi tra realtà e confusioni, esami e preoccupazioni è quanto di più assurdo e sensato sempre in quello stesso tempo di prima.

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Cheesecake ai mirtilli gluten free


Non ho dimenticato di uploadare le ricette senza glutine e quelle senza latte e uova per le diverse tipologie di intolleranze. Purtroppo ho dovuto rallentare un po’ sempre a causa di quel problemuccio che mi attanaglia: tempus fugit.

Mi sono ripromessa però di fare una bella infornata non solo di torte ma pure di post ad alto tasso di intolleranza e per questo motivo inauguro ufficialmente la rubrica del “No” dove all’interno ci saranno soltanto ricette che non conterranno qualcosa: no latte, no uova, no zucchero, no glutine, no etc etc. Ci saranno delle vere e proprio settimane del “no” dedicate completamente a elaborazioni di questo tipo. Non per questo saranno meno gustose di altre che non hanno queste privazioni. E’ ampiamente dimostrato che le rinunce sono sì faticose ma non obbligano affatto a una vita ai margini. Chi lo crede è davvero sulla strada sbagliata. Dovrebbe virare velocemente e percorrere esattamente la parallela opposta.


Oggi è la volta di una gustosissima cheesecake ai mirtilli senza glutine. Sì sì proprio una cheesecake gluten free. La cosa che mi ha reso oltremodo felice è stato vedere l’entusiasmo e leggerlo in qualsiasi social network. Ho ricevuto anche parecchie email che mi chiedevano se potessi accelerare i tempi con la pubblicazione di questa meraviglia perché curiosissimi di provarla. Per questo motivo ho accelerato il più possibile, nonostante altre robette fossero previste. Avendo rimandato la “Rubrica del No” da troppo tempo e incentivata dall’entusiasmo, molto contagioso inciso, ho immediatamente organizzato il tutto. Che non si ritardi ulteriormente, ecco.

Oggi quindi questa dolcissima e sofficissima torta che contiene sia ricotta che panna come ingrediente principale ma *tadan* colpo di scena ne ho preparato una versione light. Ebbene sì non contenta del “no glutine” ho voluto aggiungere anche “no grassi” e ne ho fatto ben due versioni. Una contenente la panna e l’altra lo yogurt. Quella che si vede in foto è la versione con lo yogurt perché l’altra, eseguita precedentemente, se la sono spazzolati mentre andavo nello studio a prendere la reflex per fotografarla. Maledetti! Non posso lavorare seriamente se non metto tutto sotto chiave.

Quello che sorprende prima di tutto è proprio la delicatezza di questa torta (lasciamo stare la bruciatura laterale perché tra una telefonata e l’altra dal trillo del timer sono passati dieci minuti in più. Faccio sempre pasticci) che nonostante abbia una base non certamente “cerealosa” che odora di Digestive, non ha niente da invidiare alla versione originale. Nonostante poi sembri che non debba rassodarsi quando è in forno alla fine: il miracolo. Accade.

Sono stata un quarto d’ora buono a dire “sbagliato tutto. troppo liquido” senza pensare che comunque tutte le cheesecake cambiano consistenza durante il raffreddamento. Non è accaduto nella versione panna ma in quella yogurt. Affascinata e non poco dai ghirigori mirtillosi, confesso, sono rimasta inebetita davanti al forno per un po’ salvo poi allontanarmi e non sentire il timer come saggiamente solo una rimbambita come me può fare.

Al posto dei mirtilli si può adoperare senza alcun tipo di problema qualsiasi altro frutto di bosco e perché no farne una versione cioccolatosa. Qui è già in programma e saprò dire se è riuscita più o meno accettabile. In quel caso naturalmente mostrerò foto, dosi e appunti tediosi in cucina. Non ci vuole davvero molto tempo per preparare una cheesecake (che continuo a non capire se declinare nel genere femminile o maschile, mannaggia).

In fondo è sempre la solita cosa di trita i biscotti, impastali con il burro e copri con crema di formaggio e la delizia di frutta che hai scelto. E’ questa una cheesecake del resto, detta così sinteticamente.

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Patatine per Danny alla stanza 237


Nella Rubrica senza fotofrizzielazzi c’è la ricettina iper veloce del Pollo con i peperoni e lo yogurt. Per leggerla (occorrono 12 secondi) basta cliccare qui >>>

Lascio velocissimamente qualche appunto in cucina perché oggi è una giornata non da dimenticare ma proprio da cancellare fortissimamente. Solo che ho terminato tutte le gomme, dannazione. Poco tempo. Troppe Cose. Mal di testa e umore nero. Ma nero eh. Tanto nero che  mi è venuta voglia di cucinare qualcosa con le seppie (ricoveratemi adesso).

Nonostante l’umore nero continuo a ricevere notizie sconvolgenti riguardanti la mia App Gikitchen ( si parla di migliaiaimigliaiaimigliaiaididownload. Sono sconvolta). E’ prevista la versione due entro la prima settimana di Marzo se tutto va bene ed Apple approva. La sezione Inglese sarà online e ci saranno diverse novità, che spero fortemente possano essere utili e piacere. Chiaramente rimarrà gratis e i rumors sull’eventuale pagamento sono appunti: rumors (avevo sempre sognato di dire rumors lo confesso).

Giusto per essere fantasiosa e fuori dagli schemi potrei sproloquiare circa il fatto che il libro è migliore. Che il film mi ha deluso. Che mi aspettavo molto di più. Che il libro rispetto al film è sempre peggio. E roba trita e ritrita così.

Quando qualcuno comincia la suddetta pappardella trita e ritrita mi annoio a tal punto che estraggo il cuscino da borsetta e mi appisolo nella speranza che tutto possa finire nel minor tempo possibile.

Assodato che generalmente le pagine, per la propria fantasia e per infinite motivazioni che non staremo ad elencare o immaginare, sono sempre più entusiasmanti della visione, nel caso di Shining si potrebbe quasi dissentire. Non voglia mai il cielo che io oggi stia sostenendo che in un’ipotetica lotta King contro Kubrick vinca il primo, ma necessariamente un confronto non può essere fatto. Quando due menti geniali talmente diverse dal punto di vista immaginativo e visionario si uniscono e creano mondi, personaggi e situazioni, non si può che rimanere basiti e inermi. Oltre a questo pure un tantino rassegnati al fatto che in qualunque modo le immagini dell’uno e dell’altro rimarranno a farci compagnia per il resto della vita. Che sia l’immagine creata dalle parole o quella ripresa da una telecamera, la differenza è poca.

Shining è un libro che in termine di lasciti potrebbe farmi sproloquiare per anni se non più. Letto in fasi diverse della vita e con la maturità accresciuta (ma anche diminuita, eh) riesce a generare visioni sempre nuove. Certo potrebbe accadere con qualsiasi tipo di lettura, che ne so Topolino, ma entrano in ballo diversi fattori. Ammirazione nei confronti dell’autore e nello specifico caso trattasi di amico di infanzia, oppure passione per un genere o altro ancora (ma qui nello specifico caso trattasi di una ragione di vita).

Kubrick e King non possono dare alla storia la stessa visione perchè semplicisticamente hanno carattere. E importa poco se l’uno la vive e l’altro la rivive con getti di sangue diversi. Importa alla fine aver avuto l’opportunità di vedere, attraverso gli occhi di due menti geniali, immagini e depravazioni visive di arte pura.

Ho visto la trasposizione cinematografica decine di volte e ne conosco i passi a memoria. Per onorare il genio ho comprato qualsivoglia edizione sia mai uscita in commercio e allo stesso modo ho fatto con la mini serie diretta da King.

Certo il paragone è azzardato. E’ un po’ come asserire che Picasso faceva schifezze perchè non sapeva disegnare che due palline e un cerchio;  senza conoscere il suo vero tratto e sensibilità. Soprattutto nei ritratti tinteggiati di blu angosciante.

King mostra quello che riesce a fare attraverso un mezzo che non conosce e lo stesso fa Kubrick. Molto semplicemente la versione di King non è orrenda perchè non è il mestiere di King usare immagini. Lui usa le parole. Allo stesso modo Kubrick riesce a eccellere visivamente perchè questo è ciò che sa fare. Eccellere con le immagini e non con i racconti necessariamente intrisi di parole.

Ne conosco ogni parte e inquadratura. Si parla di un frullato inverecondo di ammirazione. Si tratta di King, mio autore preferito dai dodici anni in poi e di Kubrick, regista ammirato e osannato tanto quanto Jim Morrison, onorato nella mia cameretta con un altarino e le rose secche. C’è Jack Nicholson. L’unico per il quale provo un’infinita stima manco fosse un parente e che riesce a catturare la mia attenzione anche nella sua scandalosa e vergognosa interpretazione di Wolf. C’è misticismo, sangue e profondità. E’ un thriller che non è ma è maledettamente noir. C’è mistero e amore. Sentimenti e follia. Shining rappresenta in toto le mie visioni e le influenze. Come per certi versi Burton nella parte della mia mente disegnata, King e Kubrick irrompono con secchiate di sangue. Un po’ come fa Lynch.

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