Waffle – Gaufre (ma sappiamo tutti che sono le Neole Abbruzzesi) – VideoRicetta!

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I Cupcake (di Pasqua) dell’amicizia

Insieme a Giulia ho realizzato i Cake Pops per Halloween ( clicca qui >>  ). Annullando ottocento chilometri inesistenti che intercorrono tra Catania e Roma si era cucinato insieme in modo 2.0 e tremendamente geek. Ci si era mostrate come decorare i cake pops con video allegati in email. Comunicato ricetta mettendo cartelle condivise e gioito attraverso scatti di Instagram. E’ incredibile quanto una ricetta preparata insieme non fisicamente possa diventare così importante e ricca di dettagli se come unico veicolo c’è la voglia di stare insieme. Perché sì è assolutamente, nell’accezione più pura dell’assoluto, indimenticabile trascorrere un pomeriggio insieme tra odori, farina, schizzi, pasticci e chiacchiere. Ci scappa un abbraccio, un rimprovero e un sorriso . Come accade sempre tra amiche. Ma per queste relazioni speciali nate grazie a questo potente mezzo vi sono altrettanti momenti intensi in egual modo se non a tratti ancor più visceralmente profondi.
Di necessità si fa virtù. si dice e come contraddire la saggezza popolare? E virtù si unisce al desiderio di un contatto che non c’è. E l’impegno che ci si regala a questi gesti solitari che a ben guardare sono tutto fuorchè tristi o angoscianti, è davvero maggiore rispetto alla normalità. Quando io e Giuli abbiamo trascorso due ore al telefono non rendendoci conto che il sole era già andato via e un uomo affamato reclamava la cena e un altro una telefonata perché precedentemente rifiutata, sapevamo che sarebbe stata l’ennesima festività lontane. Ma si fa per dire. Perché lontane mai. Basta un cupcake, dopo un cake pops e allora Cupcake Pasquale è stato.
Certo è che le feste, non sogno troppo e quindi non tutte ma ne basterebbe una, vorrei proprio passarle con Giulia. E’ il suono della sua risata a farmi stare bene e cullarmi insieme ai suoi ricordi e confidenze. Pulcetta. E’ quando dice pulcetta. Con quel tono che conosco e rievoca.

E Pulcetta. L’ho sentito mentre amalgamavo bene l’impasto. Mentre poggiavo le uova di cioccolato sopra quella panna montata ricca e generosa come le sue idee e il suo amore. E mentre lanciavo una pioggia di cioccolato sopra che si attaccava come è accaduto al mio cuore e al suo . Che si sono avvicinati, compresi e legati senza un vero motivo preciso. Perché le cose più importanti accadono proprio senza che ce ne sia uno.

Organizzare un cupcake pasquale tra partenze, arrivi, paure e sogni è quanto di più difficile e facile allo stesso tempo. Rincorrersi tra realtà e confusioni, esami e preoccupazioni è quanto di più assurdo e sensato sempre in quello stesso tempo di prima.

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Cheesecake ai mirtilli gluten free

Non ho dimenticato di uploadare le ricette senza glutine e quelle senza latte e uova per le diverse tipologie di intolleranze. Purtroppo ho dovuto rallentare un po’ sempre a causa di quel problemuccio che mi attanaglia: tempus fugit.

Mi sono ripromessa però di fare una bella infornata non solo di torte ma pure di post ad alto tasso di intolleranza e per questo motivo inauguro ufficialmente la rubrica del “No” dove all’interno ci saranno soltanto ricette che non conterranno qualcosa: no latte, no uova, no zucchero, no glutine, no etc etc. Ci saranno delle vere e proprio settimane del “no” dedicate completamente a elaborazioni di questo tipo. Non per questo saranno meno gustose di altre che non hanno queste privazioni. E’ ampiamente dimostrato che le rinunce sono sì faticose ma non obbligano affatto a una vita ai margini. Chi lo crede è davvero sulla strada sbagliata. Dovrebbe virare velocemente e percorrere esattamente la parallela opposta.


Oggi è la volta di una gustosissima cheesecake ai mirtilli senza glutine. Sì sì proprio una cheesecake gluten free. La cosa che mi ha reso oltremodo felice è stato vedere l’entusiasmo e leggerlo in qualsiasi social network. Ho ricevuto anche parecchie email che mi chiedevano se potessi accelerare i tempi con la pubblicazione di questa meraviglia perché curiosissimi di provarla. Per questo motivo ho accelerato il più possibile, nonostante altre robette fossero previste. Avendo rimandato la “Rubrica del No” da troppo tempo e incentivata dall’entusiasmo, molto contagioso inciso, ho immediatamente organizzato il tutto. Che non si ritardi ulteriormente, ecco.

Oggi quindi questa dolcissima e sofficissima torta che contiene sia ricotta che panna come ingrediente principale ma *tadan* colpo di scena ne ho preparato una versione light. Ebbene sì non contenta del “no glutine” ho voluto aggiungere anche “no grassi” e ne ho fatto ben due versioni. Una contenente la panna e l’altra lo yogurt. Quella che si vede in foto è la versione con lo yogurt perché l’altra, eseguita precedentemente, se la sono spazzolati mentre andavo nello studio a prendere la reflex per fotografarla. Maledetti! Non posso lavorare seriamente se non metto tutto sotto chiave.

Quello che sorprende prima di tutto è proprio la delicatezza di questa torta (lasciamo stare la bruciatura laterale perché tra una telefonata e l’altra dal trillo del timer sono passati dieci minuti in più. Faccio sempre pasticci) che nonostante abbia una base non certamente “cerealosa” che odora di Digestive, non ha niente da invidiare alla versione originale. Nonostante poi sembri che non debba rassodarsi quando è in forno alla fine: il miracolo. Accade.

Sono stata un quarto d’ora buono a dire “sbagliato tutto. troppo liquido” senza pensare che comunque tutte le cheesecake cambiano consistenza durante il raffreddamento. Non è accaduto nella versione panna ma in quella yogurt. Affascinata e non poco dai ghirigori mirtillosi, confesso, sono rimasta inebetita davanti al forno per un po’ salvo poi allontanarmi e non sentire il timer come saggiamente solo una rimbambita come me può fare.

Al posto dei mirtilli si può adoperare senza alcun tipo di problema qualsiasi altro frutto di bosco e perché no farne una versione cioccolatosa. Qui è già in programma e saprò dire se è riuscita più o meno accettabile. In quel caso naturalmente mostrerò foto, dosi e appunti tediosi in cucina. Non ci vuole davvero molto tempo per preparare una cheesecake (che continuo a non capire se declinare nel genere femminile o maschile, mannaggia).

In fondo è sempre la solita cosa di trita i biscotti, impastali con il burro e copri con crema di formaggio e la delizia di frutta che hai scelto. E’ questa una cheesecake del resto, detta così sinteticamente.

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Patatine per Danny alla stanza 237

Nella Rubrica senza fotofrizzielazzi c’è la ricettina iper veloce del Pollo con i peperoni e lo yogurt. Per leggerla (occorrono 12 secondi) basta cliccare qui >>>

Lascio velocissimamente qualche appunto in cucina perché oggi è una giornata non da dimenticare ma proprio da cancellare fortissimamente. Solo che ho terminato tutte le gomme, dannazione. Poco tempo. Troppe Cose. Mal di testa e umore nero. Ma nero eh. Tanto nero che  mi è venuta voglia di cucinare qualcosa con le seppie (ricoveratemi adesso).

Nonostante l’umore nero continuo a ricevere notizie sconvolgenti riguardanti la mia App Gikitchen ( si parla di migliaiaimigliaiaimigliaiaididownload. Sono sconvolta). E’ prevista la versione due entro la prima settimana di Marzo se tutto va bene ed Apple approva. La sezione Inglese sarà online e ci saranno diverse novità, che spero fortemente possano essere utili e piacere. Chiaramente rimarrà gratis e i rumors sull’eventuale pagamento sono appunti: rumors (avevo sempre sognato di dire rumors lo confesso).

Giusto per essere fantasiosa e fuori dagli schemi potrei sproloquiare circa il fatto che il libro è migliore. Che il film mi ha deluso. Che mi aspettavo molto di più. Che il libro rispetto al film è sempre peggio. E roba trita e ritrita così.

Quando qualcuno comincia la suddetta pappardella trita e ritrita mi annoio a tal punto che estraggo il cuscino da borsetta e mi appisolo nella speranza che tutto possa finire nel minor tempo possibile.

Assodato che generalmente le pagine, per la propria fantasia e per infinite motivazioni che non staremo ad elencare o immaginare, sono sempre più entusiasmanti della visione, nel caso di Shining si potrebbe quasi dissentire. Non voglia mai il cielo che io oggi stia sostenendo che in un’ipotetica lotta King contro Kubrick vinca il primo, ma necessariamente un confronto non può essere fatto. Quando due menti geniali talmente diverse dal punto di vista immaginativo e visionario si uniscono e creano mondi, personaggi e situazioni, non si può che rimanere basiti e inermi. Oltre a questo pure un tantino rassegnati al fatto che in qualunque modo le immagini dell’uno e dell’altro rimarranno a farci compagnia per il resto della vita. Che sia l’immagine creata dalle parole o quella ripresa da una telecamera, la differenza è poca.

Shining è un libro che in termine di lasciti potrebbe farmi sproloquiare per anni se non più. Letto in fasi diverse della vita e con la maturità accresciuta (ma anche diminuita, eh) riesce a generare visioni sempre nuove. Certo potrebbe accadere con qualsiasi tipo di lettura, che ne so Topolino, ma entrano in ballo diversi fattori. Ammirazione nei confronti dell’autore e nello specifico caso trattasi di amico di infanzia, oppure passione per un genere o altro ancora (ma qui nello specifico caso trattasi di una ragione di vita).

Kubrick e King non possono dare alla storia la stessa visione perchè semplicisticamente hanno carattere. E importa poco se l’uno la vive e l’altro la rivive con getti di sangue diversi. Importa alla fine aver avuto l’opportunità di vedere, attraverso gli occhi di due menti geniali, immagini e depravazioni visive di arte pura.

Ho visto la trasposizione cinematografica decine di volte e ne conosco i passi a memoria. Per onorare il genio ho comprato qualsivoglia edizione sia mai uscita in commercio e allo stesso modo ho fatto con la mini serie diretta da King.

Certo il paragone è azzardato. E’ un po’ come asserire che Picasso faceva schifezze perchè non sapeva disegnare che due palline e un cerchio;  senza conoscere il suo vero tratto e sensibilità. Soprattutto nei ritratti tinteggiati di blu angosciante.

King mostra quello che riesce a fare attraverso un mezzo che non conosce e lo stesso fa Kubrick. Molto semplicemente la versione di King non è orrenda perchè non è il mestiere di King usare immagini. Lui usa le parole. Allo stesso modo Kubrick riesce a eccellere visivamente perchè questo è ciò che sa fare. Eccellere con le immagini e non con i racconti necessariamente intrisi di parole.

Ne conosco ogni parte e inquadratura. Si parla di un frullato inverecondo di ammirazione. Si tratta di King, mio autore preferito dai dodici anni in poi e di Kubrick, regista ammirato e osannato tanto quanto Jim Morrison, onorato nella mia cameretta con un altarino e le rose secche. C’è Jack Nicholson. L’unico per il quale provo un’infinita stima manco fosse un parente e che riesce a catturare la mia attenzione anche nella sua scandalosa e vergognosa interpretazione di Wolf. C’è misticismo, sangue e profondità. E’ un thriller che non è ma è maledettamente noir. C’è mistero e amore. Sentimenti e follia. Shining rappresenta in toto le mie visioni e le influenze. Come per certi versi Burton nella parte della mia mente disegnata, King e Kubrick irrompono con secchiate di sangue. Un po’ come fa Lynch.

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Buongiorno 2012- Anno del Drago

Di Pancake qui se ne sono fatti un po’ . Il pancake al cioccolato con  lo scotch all’arancia ( clicca qui per la ricetta) , quello  in versione Totoro ( clicca qui per la ricetta) , e altre infinite variazioni speziate, dolci e salate come base per bento artistici ; il pancake infatti è perfetto, un po’ come la frittata e la crepe, per le basi dei bei facciotti o acconciature ( cosa sto blaterando? clicca qui per vedere la capigliatura frittatosa di Ponyo). L’anno scorso per l’avvento del 2011, anno del coniglio, come prima ricetta qui al Gikitchen ho postato una colazione; non a caso. Proprio a voler indicare un inizio. Avevo scelto il pancake proprio per l’universalità  di questo principio. Una pastella semplicissima composta da quattro ingredienti base ma complicata nell’esecuzione. Perfettamente tonda e bruciata o disequilibratamente armoniosa ma perfetta nel colore. Un  intruglio base che si può aromatizzare, condire, arrotolare ma che ahimè dipende anche da fattori x non governabili. Che accadono e basta. La filosofia del pancake;  credo ne scriverò un importante trattato  quando avrò finito di pensare a quello sulla Nanologia da giardino e a quello sull’universo dei calzini spaiati.

Ogni anno , il primo dell’anno, io farò un pancake. Perchè  niente come il pancake  rappresenta la semplicità e il mistero della vita. Mentre ti chiedi se tutto si brucerà o sarà perfettamente dorato. Come l’incognita  del nuovo anno.


Questa mattina, dopo aver trascorso il Capodanno più bello di tutta la mia vita perchè fatto solo di amore e sincerità, ho preparato per il Nippotorinese questi Pancake arrotolandoli e ritagliandoli come fossero roll. Non dando loro nessuna definizione esatta. Imbottendoli di cioccolato di Gobino in onore della sua e mia terra. Usando uova biologiche di galline non maltrattate siciliane con la coppola perchè nel misticismo dell’uovo vi è la fine ma mai il principio ( ovviamente non so quel che dico ma ho fretta e devo vedere l’ultima puntata di American Horror Story; che consiglio a tutti perchè sono un essere spregevole) . E nella polvere della farina la terra e nella neve degli albumi la tempesta.

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Brownies al cioccolato e mandorle senza glutine


In famiglia c’è un caso di celiachia e purtroppo so quanto sia difficile. Allo stesso modo però so che si può, grazie al cielo, condurre una vita felice e normale soprattutto oggi giorno.

Non è più difficile reperire diversi tipi di farina e prodotti che non contengano glutine. Mio cugino, più di venti anni fa, ha avuto difficoltà enormi e la convivenza con questa allergia non è stata certamente facile da fronteggiare. Non se ne parlava certamente come adesso e i prodotti erano acquistabili solo nelle farmacie.

Al supermercato non vi era certamente il reparto dedicato e qui in Sicilia il biologico era un miraggio. Allo stesso modo l’unica tipologia di merenda da portare all’asilo non era minimamente equiparabile a quelle che adesso non fanno rimpiangere un comunissimo tegolino.
Ci aggiungiamo poi il fatto che non vi era di certo questa informazione, e ossessione se vogliamo, nei confronti del cibo con tanto di canali televisivi dedicati 24 ore su 24 e ne vien fuori un quadro desolante. Un’emarginazione che ho vissuto e che fa parte del mio piccolo bagaglio di esperienza.

Adesso ci sono piattoni di spaghetti di riso e cookies di tutti i tipi aromatizzati in qualsiasi modo, per non parlare di gustosissime pizze di ogni sorta e genere.

In casa uso spessissimo la farina di riso e mais come tutti i prodotti a base di riso. Il Nippotorinese e il mio papà non disdegnano affatto una bella spaghettata di pasta di riso. Magari il pesto di edamame il mio papetto lo salta ma con una buona salsetta o qualche datterino e olive nere se li pappa immediatamente. Essendo poi io fedelissima sostenitrice delle gallette di riso con la marmellata di arance amara Rigoni, ho praticamente costretto all’uso dell’olio di riso la mamma colesterolosa. Lei lo rigira nel piatto poco convinta dopo essersi bevuta un bicchierino di oliva extra vergine per poi sostenere “evvvabbbè non è così male”.

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