Un Bento Vegetariano a base di Riso biologico integrale e zucchine al carpaccio con agrumi


Polpettine come non ci fosse un domani. Dopo l’acquisto del libro Polpette, su cui blatererò al più presto per la Rubrichetta “La Libreria di Iaia”, non ho fatto altro. In meno di due settimane qualsiasi elaborazione polpettosa contenuta all’interno del libro era stata eseguita. Se la memoria non mi inganna ( risate registrate, grazie regia) ne ho già pubblicate un bel po’ ( ok fermi tutti che corro in archivio. Mica me le ricordo*disse fischiettando)

(non so fischiettare per la cronaca ma so fingere ed emulare il suono)

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Thank You for Everything – Hisaishi (Hana-Bi)


Per le polpettine di gamberi con salsa di yogurt e menta ne parliamo un’altra volta che mi sono un po’ commossa, per favore?

Eppoi venne il giorno che il Nippotorinese compì gli anni. Saltuariamente gli ho dedicato parole “vere”. Il blog di maghettastreghetta, esclusivamente rivolto alla mia vita in versione fumetto, è nato nel 2004 e una delle prime pseudovignette rappresentava proprio lei di spalle che guardava il cielo e un aereo che volava via. Corrispondeva al nostro primo incontro. Non c’è stata vignetta da allora, qualsiasi tipo di tratto intendo, che non sia stata dedicata a Pier. La difficoltà di chiamarlo così in tutta la sua essenza e interezza è sempre grande. Istintivamente le dita ticchettano Nippotorinese e non è voluto o studiato ma quando esce fuori Pier. Lo lascio. Non torno indietro ma mi fermo e. Sospirando ripeto “Pier”.

Ricordo tutti i pochi post in cui l’ho chiamato Pier. Ne ricordo uno in particolare dove ci amiamo nei secoli vestiti da Rivoluzione francese sino ad arrivare a tute di amianto nel 2231. Ricordo quello in cui siamo seduti su una mano in mezzo a un oceano. Ricordo la vignetta di Lullaby dei Cure mentre un ragno mostruoso mi uccide e lui. Lui mi salva. Ma quello che è stato espresso e che ora è ricordo è una percentuale bassissima dell’essenza di Pier; che chiaramente umano non è.

Chi ha avuto l’incredibile fortuna di averci a che fare non ha potuto che innamorarsene e rimanere abbagliato dalla sua personalità eterea, irreale, sovraumana. Pier si muove lentamente. Quello che lo stolto visivamente può identificare come delicatezza eccessiva è in realtà una presenza regale. I suoi movimenti lunghi sembrano il rallentatore di un direttore di orchestra pronto a fare un solfeggio difficilissimo. Una danza nipponica quando il vento è forte e soffia su petali di fiori di pesco e un colore irreale dai tratti rosa, verde, viola, azzurro, bianco, mare, terra, aria e sangue ti pervade. Pier non danza perché non smette di farlo tra le musiche di Hisaishi e ti fissa. Ti fissa con quei due pianeti luccicanti che nascondono alieni marcianti tutti con gli occhi a mandorla.

Il suo viso incredibilmente lineare e spigoloso sembra un vulcano maestoso su un paese piccolo. Una testa enorme che sovrasta il resto. Dentro ci sono nozioni, filastrocche, ricordi e danze di conoscenze. Non concede perlustrazioni a nessuno, neanche a se stesso.

Quello che non ho mai detto di Pier, seppur velatamente, è in realtà la realtà. Ho nascosto, trasformato, rielaborato e inventato in altro modo quello che lui è stato in questi anni. Per non dare in pasto al qualunquismo il concetto dell’amore nell’accezione più profonda. Per rispettare la sua voglia di discrezione che contrasta fortemente con le mie velleità artistiche ed egocentriche. Quello che ho sempre nascosto, pur essendo lampante, è che la mia vita dipende da Pier.

Sono nata il 4 Novembre del 2004 quando l’ho visto per la prima volta. Sono morta il 4 Maggio del 2010 quando l’ho visto per l’ultima volta.

Sono resuscitata il 17 Aprile del 2007 e nella fine di Maggio di quel 2010 quando mi è venuto a riprendere da terra, ossa, sangue, morte e putrefazione. Pier mi ha dato la vita. Mi ha perdonato quando me la sono tolta sputando su quello che di più bello potessi sperare, ovvero lui, e mi ha permesso di rinascere quando il verbo “permettere” lui non lo direbbe. Perché Pier è immobile lì accanto. Che mi incoraggia senza prendere i meriti che sono chiaramente suoi. E’ seduto su una pietra nell’oceano che guarda le mie incessanti danze sulla riva del mare. Mentre lotto con i pinguini freddi che mi beccano. Mentre mi tuffo nuotando con i delfini sorridenti. Mentre guardo in giù e vedo la mia pancia penzolante e grido di dolore.

Non si muove Pier da quella pietra. Abbassa lo sguardo dispiaciuto. Lo alza sorridendomi. Muove le mani per incoraggiarmi. Le ferma per. Fermarmi. Ma se non riesco abbassa di nuovo lo sguardo e attende che il grido guardando il mostro si trasformi in una danza sorridente con i delfini.

Non ha influito in nessuna delle mie scelte ma al contrario è stato lì ad osservarle in silenzio. Senza criticarmi e lodarmi ma cercando di fare quello che nessuno mai aveva perso tempo a fare: educandomi. Facendomi scoprire la rinuncia e la gioia di una vittoria dopo il sacrificio.

E’ stato lì a guardarmi strafogare di cibo piangendo. E’ stato lì a fissarmi mentre il cibo lo guardavo ma non lo toccavo. E sta lì girandosi piano. Mangiando in  bellissimi piatti fotografati dopo che i complimenti sono arrivati. Con il tovagliolo in coordinato alla mia destra gira un po’ la testa. E sorride. A volte piange. Ma non si fa vedere Pier che non ha lacrime. Piange semplicemente schiudendo un po’ quei pianeti verdi. Lo fa in silenzio, forse e non lo so.

E’ stato lì ad accarezzarmi la testa mentre un tubo infilato dal naso arrivava alla gola, cambiando una sacca che mi alimentava. Dicendomi che ero bellissima. Che se avessi voluto smettere avrei potuto. Che se avessi voluto cominciare poi avrei potuto. Che se avessi voluto qualsiasi cosa l’avrei ottenuta. E’ stato lì a dosare polase, medicinali, ascoltare medici, correre con me e fermarsi. Tuffarsi all’alba e annegare nell’ombra. Ha rinunciato ai viaggi, ai sogni e alle speranze di quello che tutti volevano per lui. Quello che era giusto per Pier, se un giusto esiste, era una vita di successi in giro per il mondo parlando tutte le lingue e soprattutto la sua, quella che conosce e che si venera, ed invece.

E’ rimasto qui. Per donare la vita a me.

Ha rinunciato e preteso che anche io potessi essere in grado di viaggiare con lui prima. Perché Pier mi sta aspettando. E ogni volta che inciampo e mi spacco un po’ la faccia per terra va lì. Nell’armadietto dove ci sono i suoi medicinali magici e arriva con cotone, disinfettante, cerotto e. E mi guarisce.

Pier merita un libro per la descrizione di Pier e lo avrà. Ma Pier merita anche una persona migliore di me ed è per questo che giornalmente fatico e perseguo l’obiettivo di guarire. Mettendo panda, orsacchiotti e gattini tra un riso al curry e zucchine e delle polpettine con i gamberoni che tanto gli piacciono. Per questo uso queste scatolette di bento originali che provengono dai suoi viaggi. Per questo mi guardo allo specchio con la speranza di poter esser  bella per lui, anche se quello che vede di me non l’ho capito.

Che fossero 140 chili. Che fossero 59. Che potrebbero essere 289. O 29 come nelle mie speranze, Pier riesce a vedere qualcosa per cui giornalmente mi sforzo di cercare anche io.

Il germe dello smisurato senso di colpa di avere troppo è stato alimentato per certi versi avendo avuto l’incredibile opportunità di avere nella mia vita Pier.

Quando ero ad Aviano e Agata era senza capelli con la parrucca poggiata sul comodino siamo entrati. Io e Pier. Con i camici. Dopo esserci lavati le mani. Le sono andata incontro trattenendo le lacrime. E lei lo sapeva. E ho cominciato a dire una serie di assurdità tali da farla scoppiare a ridere fortissimo. E. Quando è arrivato Pier, lei mi ha fissato e ha detto:

“Pier è un dottore. Solo a vederlo ti senti bene. Ti senti guarita. Vero Iaia?”

E’ riuscita a lasciarmi dei messaggi in codice o forse sono solo io che ho li ho trasformati per renderla sempre parte di me. Ma. Agata con la sua morte, dolore e disperazione ha lasciato un testamento che non straccerò ma rileggerò ogni santo giorno. Perché la lotta non abbia fine. Perché la salvezza sia perseguibile anche se poi bang. Muori.

Sì Agata. E’ un dottore. Avevi ragione, patata. Pier è un dottore che riesce a guarire. E indossa la tua maglietta “Versace n’artro litro” con il romano che tanto ti faceva  ridere e che lui da buon nordico detesta con moderazione giusto per ridere sui luoghi comuni e sulla funicolare dove Max ci porterà.

Per il compleanno di Pier il mio regalo sarà: sforzarmi di non vedermi come mi vedo io e tentare disperatamente anche solo per 24 ore di vedere una sola parte di quello che vede lui. Per renderlo felice. Per renderlo libero.

Perché è incredibile essere consci del fatto e aver avuto finalmente l’epifania che se Pier non ha mai voluto un regalo era proprio perché desiderava che capissi quale fosse davvero il suo desiderio più grande:

quello di vedermi giusta per lui.

Smetterla di diventare altro credendo di non essere all’altezza. Smetterla di perdere parti di me come se si potessero annientare. Smetterla di punirmi perché non ho colpe se non essermene inventata qualcuna.

Auguri vita mia. La senti?

E’ Thank you for everything di Hisaishi.

Io però, pur sapendo che non è elegante farlo, un sassolino dalla scarpa voglio proprio togliermelo. Semplicemente perché mi va, contravvenendo quindi al mio modus operandi. Giusto per star bene. Lavoro quotidianamente e incessantemente per farlo  e quindi perché non approfittarne con questo piccolo esercizio?

 So purtroppo che inutilità non degne neanche di un mio pensiero mi leggono. C’est la vie. Un piccolissimo prezzo da pagare c’è e il mio è quello di mostrare una parte di me a chi non vorrei. Quelli che  nel reale hanno abusato e violentato il mio io con la loro stupidità, insulsaggine e vergognoso qualunquismo. Quelli che nel reale ho dovuto subire per la mia maledetta educazione ma che ho finalmente potuto mandare in un luogo buio e insulso adatto a loro;  dove posso accendere qualche volta una lucetta, ricordarli e ridere. Guardandoli nella loro piccolezza e prendendoli ad esempio per discussioni su bassa valenza morale, stupidità reiterata e varie ed eventuali.

A quelli che hanno creduto che Pier avesse guardato altro quando ero una ragazza malata e obesa ma ricca adesso va il mio sorriso caritatevole. Poveri inetti destinati a una vita semplice che deriderebbero anche quei dolcissimi e  intelligentissimi cricetini in gabbia sulle ruote.

Pier e io siamo ricchi entrambi. Da sempre. Di:

Cervello e Cuore.

Un  superenalotto non basterebbe per un acconto infinitesimale di uno dei due, per quanto vi riguarda. E ora su, tutti nella stanzetta buia a luci spente che devo festeggiare con gli amici che mi sono scelta e non sono capitati come meteoriti impazziti.

Tutti via su, che i palloncini devono volare, la musica suonare, e le risate devono sentirsi. Fortissimo.

E non le ho pagate quelle risate come è successo con voi che avete un prezzo. Basso e in periodo di saldi.

Sono gratis.

Uff. Adesso dopo essere stata brutta, antipaticae cattiva, volevo giusto dire una cosuccia: sono in ritardissimo. Giveaway, bestiabionda, video, hollo, run lovers, style, pandistelle, soloilcielosacosa. Troppe troppe cose ma (non)celapossiamofarcela.

Grazie. Grazie infinite per tutti i messaggi, pensieri e. E io davvero piango commossa almeno due ore al giorno. Non lo merito ma confesso che tengo tutto stretto al cuore come balsamo per le ferite.

Grazie davvero infinite. Iaia ama. Tantomapropriotanto.

(vabbè quando parlo in terza persona è che mi sono commossa sul serio).

PALLONCINIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIII e Musicaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaa!

Che faccio? Canto una canzone e preparo il caffè ? *segue risata isterica

FERMI. FERMI TUTTI*disse blindando le porte.

Tombola per Anziani : Yuppi du !


Maxxxxxxxxx sei caldo? Seiprontoamicomio?!?!

Che se non ci fosse Max ancora stavo contando ( stavo a contà iepiacedipiù) uno ad uno i commenti del primo givauei santo cielo. Un applauso per Max che mi fa piangere  quando non ho il mascara uoderpruf! (tepossinoamò!), fa citazioni, mi erudisce su formati piddieffe e programmi  e tieni i conti della Tombola per Anziani.

  • “Ma nel tempo libero che fai?”
  • “So l’Ingegnere della Tombola per Anziani del Gikitchen”

Come rovinare una brillante e sfolgorante carriera di un uomo geniale. Posso depennare anche questa dalla mia To Do List.

(oh ma a quanti uomini ho rovinato la vita? Possiamo fare un calcolo veloce? grazie). 

E chi se lo accapparrrrrerrrrà questo set fornitissimo per Bento acquistato da Iaia  per i suoi amici amorosi che comprende (?!):

  • Bento Box matrioska treinuno
  • Egg Mold per fare Uova a forma di pesce e macchina (che cos’è l’egg mold? Clicca qui!)
  • Set salsine a forma di paperella per trasportare olio, aceto, maionese, qualsiasicosa
  • Set fornitissimo di stuzzicchini con forme animalettose tremendamente kawaii
  • Set da quattro mini contenitori per condimenti come sale, zucchero, senape, cremine e salsine varie rigorosamente pois e righe kawaii abbinate al bento box

Per chi ancora crede alla favoletta che i Giveaway non siano legali e che di conseguenza sono una fuorilegge non ha che da cliccare qui.

In sintesi: Non è una Giveaway bensì una tombola per anziani. I prodotti non sono stati mandati da nessuna azienda per creare reti, frizzi e lazzi. Non vi è alcun tipo di pubblicità, tornaconto finanziario e blablabla. Ho comprato io. Faccio un sorteggio con amici. Per tutto il resto c’è il mio avocato e ora togliti di mezzo che mestaiaffaperdètempo, olè.

Da oggi sino al Lunedì 2 Luglio ( oh è Santa Grazia mi fate gli auguri peppiiiacere?!) alle ore 12.12 è possibile lasciare quanti più commenti si vuole. Attraverso il sito Random.org sarà sorteggiato il vincitore che riceverà comodamente a casa propria il Set Bento più un week end insieme a me. Ovvero verrò a casa vostra e vi preparerò un buon caffè . Ahem no. Non lo farei mai perché vi amo.

E insomma diamocisottoedivertiamocicomepazzi! (vabbè che lo siamo )

E stasera sì. Sarò con la bandiera tricolore a urlare come un’invasata. E terrò l’ipad aperto su questa pagina uebb  così potrò delirare con chi vorrà rovinarsi la serata. Ecchefacelavediamoinsieme questa partita?

Un Bento velocissimo e isterie femminili




Tutti  a parlare di questo Kusmi Tea. Io e Cey durante il nostro finto Natale, che sembrano passate tre settimane considerando che sono uscita di casa quattro volte da allora e sono restata sempre qui a ticchettare e vaneggiare, ne avevamo trovato pacchetti e confezioni in quel della Rinascente. La cifra era discretamente indecorosa per un tè, mi viene detto, ma scaltra come una faina io procedo all’acquisto e tanti saluti. Il mio primo Kusmi in pratica l’ho bevuto con Cey ed è stata quindi un’esperienza vista la presenza della meraviglia da non dimenticare. Il problema però sono i Kusmi che sono seguiti perché se c’era un motivo per amarli considerata la presenza, in solitudine rendono molto meno. Anzi a dirla tutta rendono molto meno sempre. Sarà che non ne capisco assolutamente nulla neanche di tè ma trovo nettamente migliori altre tipologie. L’Earl Grey che generalmente fa girare la testa per quell’odore meraviglioso neanche si avverte e tutte le varie tipologie al caramello frizzi e lazzi mi entusiasmano davvero poco.
Non essendo per nulla esagerata come sempre ne ho comprato soltanto una fornitura annuale e in un modo o nell’altro devo smaltire anche se la tachicardia è ai vertici e la teina è in circolo mandando in corto circuito neuroni (quali?), sinapsi e componenti a caso che neanche conosco bene. Insomma per dire che a me questo Kusmi non piace. Potevo sintetizzare così.
Il Bento di oggi velocissimo e fresco comprende:

Insalata con Noci, Caprino accompagnato da riso basmati bianco semplicissimo, da gustare con senape e maionese speziata e per rinfrescarsi mela tagliata a fiorellino irrorata di succo di lime (che non la farà annerire)  e zucchero. Mini sandwich con cremina al tartufo bianco per un tocco un po’ così. Antipatico come il Nippotorinese, sì.

Adoro l’erbetta che divide le varie sezioni del bento e quel Rilakkuma infilzato sospeso nel vuoto non può non farmi sorridere. A volte mentre confeziono i bento mi viene una voglia smisurata di avere un bambino. Confezionare bento per lui e sospendere orsetti su pianeti di sandwich. E’ una voglia incontrollabile che mi rende schizofrenica a tal punto che rispolvero i nomi che abbiamo deciso (ho deciso tutto eh. Anche il colore della culla. Ho pure un moleskine dove vi è il grande progetto bimboso) per paura di essere in ritardo. Come se lo fossi davvero sto lì a tagliare mele a forma di fiorellino mentre cerco di calmarmi e inspirare. Espirare. Come se fossi in gestazione. Poi quando, in ritardo, arriva la razionalità o quella cosa presunta che ci somiglia, cerco di calmarmi e rassicurarmi pensando che forse un altro po’ di tempo ce l’ho. Immaginarsi soltanto in attesa di un nanetto è già difficile per tutti. Generalmente è faticoso sopportare una donna gravida se a questo soggetto si dà una connotazione che potrebbe essere definita: normale. Figuriamoci  se si tratta di me.

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Un Bento Mari e Monti e la scoperta della Spigola con il cocco


Chiari e la piccola Zelda mi segnalano una citazione su Le Funky Mamas (clicca qui per leggere l’intervista) e ritrovare il mio nome su un’intervista di un Iger di New York  rimane sconvolgente e assurdo. Tanto da farmi anche un attimino girare la testa. Pensare che qualcuno a New York faccia pure una discreta difficoltà a dire maiettastreiettas malettaegrettas e. Mi commuove, fa sorridere ed emozionare. Poi vabbè leggere pure quello che … *sviene in preda ad un attacco d’ansia. 

Il concetto non biunivoco di essere conosciuta da ma non conoscere, se affrontato con un po’ di razionalità mi impaurisce. Ed è per questo che non ci penso e passo alla fase successiva: ho un’amica in più. E così è.

Sono giorni stancanti e nervosi. Oltre alla squadra dei muratori, idraulici e stagnini si aggiunge quella (che non è mai andata via da quando sono nata in effetti) degli elettricisti, razza che ben conosco. Folli e geniali nel taglio dei fili continuano a staccarmi la luce quando ho la tavoletta grafica accesa ( e ho salvato quindici minuti prima) o sto per completare un articolo. Passo più tempo ad inspirare ed espirare per mantenere la calma indossando la maschera “no. tranquilli non vi preoccupate. Ho solo perso un’ora di lavoro” che ad azionare la motosega e urlare “viammazzotuttiiiiiiiiiiiiiiiiiiii”.

Nel periodo in cui gli impegni si sono centuplicati qualcuno posiziona bastoni tra le ruote. Sfortuna per loro vuole che mollo il carro e compro una fuoriserie biturbo ogni volta (anche se poi la incendiano dopo 3 chilometri con un lanciafiamme). Perché se c’è una cosa che detesto è restare indietro.

Al massimo finite le fuoriserie salto giù pure da quelle e comincio a correre con i miei piedini velocissimamente. Suppongo che l’allenamento possa farmi correre più veloce senza il rischio che mi azzoppino (ottimismo mode on) .

Questo per dire che sì. Sono in ritardo su tutto e pure sul fatto di ringraziare degnamente per tutti i regali che sto ricevendo in questo periodo.

Conto di poter fare un resoconto al più presto soprattutto su quella meraviglia Tittosa che ha confezionato per me la Puglia facendomela recapitare a casa (ho in serbo una sorpresina che spero di poter realizzare presto per la mia Titti*musica suspence mode on*) 

E. Non in ultimo. E’ un periodo davvero molto duro per me. Difficile. Non riesco a gestire nessun tipo di relazione sociale e se è comunque già insito nel mio dna non essere una buona amica  adesso sto proprio raggiungendo vette da guinness. Solo che per una vita ho scelto sempre gli altri essendo io seconda. Adesso che è l’esatto contrario confesso di non avere assolutamente paura di restare sola.

Perché a prescindere lo sono sempre stata, ergo squilibri momentanei che intristiscono un po’ si va avanti mugugnando: amen.


Nel frattempo lascio un po’ di foto bentose.

Un po’ di foto con un Bento velocissimo mari e monti (ho sempre detestato il termine e non credevo che mai lo avrei usato e invece la vita ti riserva tante sorprese) che ho realizzato per il Nippotorinese qualche giorno fa.

La macchina fermatempo al collo tra una corsa e l’altra mentre posiziono  un sushi di tramezzino e salame così giusto per non tirarla troppo per le lunghe. In pratica se arrotoli pan carrè imbottendolo con salame e cremine varie, che possono essere di formaggio o semplicemente tofu amalgamato ad erbette, ti resta solo da arrotolare arrotolare arrotolare e tagliare come fossero miniroll. Sempre poi se sei di fretta basterà impolpettare un po’ di carne di tacchino frullando velocemente con timo fresco, menta e anche un po’ di curcuma per un sapore speziato e via: al vapore. Ecco servite le polpettine di Tacchino speziate. Solo che appunto questa volta volevo fargli provare una ricetta reperita in un sito orientale che con difficoltà era stata tradotta.
Si trattava di polpettine di pesce con scaglie di cocco. Ho adoperato una spigola, o per meglio dire una rimanenza di spigola avanzata da un cartoccio del giorno prima che ho opportunamente condito leggerissimamente con poco olio extra vergine di oliva e impolpettato con scaglie di cocco biologico. Ho salato e pepato non adoperando spezie particolari. Ho cotto al vapore e servito insieme al sushi di salame che non c’entrava assolutamente nulla se non appunto per rispolverare questo fatidico “mari e monti”, che tanto turba la mia esistenza sin dall’infanzia.

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Il vincitore del porta salsine e Nuova Tombola per anziani: Bento Box !


Sono ostaggio dei muratori. Sto ristrutturando casa e sono in cerca di un’altra. In campagna per rintanarmi e scrivere. Insomma l’avevo detto io che finivo come Jack Torrance.  Inoltre ho  tanti nani da giardino a cui badare. Ottomila disegni da finire. Novecento storie senza fine e Totoro che si è raffreddato dopo essere stato ad un Rave Party e aver subito il ritiro della TotoroMobile per guida in stato di ebrezza. E Guino il Pinguino con il colesterolo a 400 e  pericoloso stadio di obesità.

Questi alcuni dei motivi della  mia latitanza. In compenso però riesco a fare email minatorie ugualmente e spedisco pacchi con premi giveaway a clienti di mio padre che stanno aspettando un catalogo di illuminotecnica. Insomma procede tutto benissimo. CELAPOSSIAMOFARCELA! ip ip urrà.

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E tombola per anziani a sorpresa ! Vinci il porta salsine per il bento (sottotitolo: yuppi du!)


Dopo aver blaterato circa l’Egg Mold in questo post  e aver finalmente svelato l’ottavo segreto di Fatima (cosa sto dicendo?) , ovvero come trasformare un uovo in Winnie The pooh è la volta di spendere pochissime parole riguardo questi adorabili aggeggini, fondamentali per un Bento Perfetto. Perché se siamo fuori e abbiamo un’insalatina da sgranocchiare possiamo forse mangiarla scondita o  preventivamente irrorarla di olio così sarebbe buona quanto un calcio sugli stinchi? Giammai !

( inciso doveroso: Il vincitore dell’Egg Mold verrà proclamato domani non appena potrà respirare e filmare l’estrazione).

E allora urgono i porta salsine. Dove poter inserire l’olio, l’aceto ma anche il sale e lo zucchero. A dirla tutta in questi con il tappo andrebbero messe soltanto salsine liquide,  ma di necessità si fa virtù ed io ci infilerei dentro pure una mousse al cioccolato se non avessi alternative.

Per dire insomma che chi non ha minimamente intenzione di fare bento e trasportare salsine può infilarci pure la crema idratante e tanti saluti.

Sul porta salsine non vi è insomma un granché da dire ma era giusto per presentarlo in modo che quando comparirà nei bento seguenti non si fisserà  lo schermo dicendo ” e quel coso lì cosadiavoloèadesso?” .

Accaparrarsi questo set piccolissimo di porta salsine per bento è semplicissimo e il funzionamento sempre lo stesso. Lascia quanti più commenti e pernacchie all’interno di questo post e poi in maniera del tutto random verrà sorteggiato il fortunato vincitore. Si parte da adesso sino alla mezzanotte di Martedì 24, ovvero dopo domani.

E sempre grazie infinite per l’entusiasmo e la partecipazione. Mi piace moltissimo lo spirito di queste tombole per anziani. Si socializza, si fa amicizia e ci si lega tra parole e risate. Grazie, davvero. Siete formidabili ed io fortunatissima.

ore 16:16 – La Bento Mania e un Egg Mold per te!


Più volte qui si è blaterato circa il Bento ( qualche reperto archeologico e la categoria bento qui) e se ne sono eseguiti diversi; da quelli più semplici senza alcun impatto scenografico particolare a quelli leggermente più elaborati ma sempre da realizzare in pochi minuti. Parlottando con una mia amica però mi sono resa conto che non vi sono delle vere e proprie spiegazioni che riguardano  i vari attrezzi. E’ come se tutti sapessero ma nessuno sa; si va un po’ alla cieca cercando di intuire come, quando e soprattutto perché.

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Bento Pasquale Coniglioso? eccolo!


Un Bento Pasquale coniglioso nei toni del rosa poteva mancare in archivio ? Così giusto per cominciare con una domanda retorica. I coniglietti di frolla sono realizzati con quest’ultima ricetta testata durante la realizzazione dei biscottini a forma di uova e che oltre ad essere facile da ricordare mi riesce sorprendentemente bene e si tira che è una meraviglia. E sono giorni che ripeto solo questo.

  • “Buongiorno Gi”
  • “Oh quella frolla tira che è una meraviglia”
  • “Signorina Guardo questo dove lo mettiamo?”
  • “Oh quella frolla si conserva benissimo sai?”
  • “Grazia mi chiami? “
  • “Ma quella frolla è buona sai?”
  • “Giulia sei a casa domani?”
  • “La frolla santo cielo ! quella frolla”

Varie ed eventuali ad libitum.
L’insalata di Iceberg con i mirtilli e noci è una delle ultime passioni oltre al fatto che questo frutto ormai lo inserisco davvero ovunque. Non a caso poi le polpette in salsa di mirtilli già da tempo rientrano nelle preparazioni classiche di casa ( per la ricetta delle polpette in salsa di Mirtilli clicca qui). Dovrò proprio dedicarci una settimana a tutte le elaborazioni che contengono questo frutto così  follemente particolare e saporito.

E’ un Bento semplicissimo dove immancabili troneggiano le carotine a forma di fiorellino contenute in uno dei tanti gusci d’uovo colorato che ho realizzato e un’insalatina velocissima che contiene iceberg, mirtilli e gherigli di noci. Il condimento che è poi solo l’aceto balsamico è contenuto nell’adorabile contenitore a pois azzurrino. Per il Nippotorinese invece troviamo un mini sandwich al formaggio e crema di burro al tartufo bianco.

Qualche uovetto confettato con all’interno il cioccolato fondente chiudono questo spuntino velocissimo per me e lui. Un’idea carina per un aperitivo picciuino picciuò sul terrazzo mentre si sorseggia Ace, io e spumantino con succo di litchi, lui. Sì perché essendo astemia e detestando come poche cose l’odore del alcool mal mi diletto in realizzazioni che prevedono l’uso alcolico ma ultimamente la disperazione del Nippotorinese mi ha commosso e mi sono cimentata.

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