Centrifugato di carote e zucca


Del Centrifugato di Zucca ho parlato qualche giorno fa qui, che confesso viene al secondo posto dopo quello di Cavolo (ho blaterato al riguardo qui). In un fantomatico duello Cavolo-Carota però non vedo un vincitore certo. Uno scontro titanico alla stregua di Ivan Dracarota Tispiezzoindue- Cavolo Balboa, per dire. Devo solo smetterla di immaginarmi, adesso, Brigitte Nielsen sugli spalti con il decoltè pericolosamente in mostra (solo io ho seguito su Sky la trasformazione dell’ex Signora Stallone che si è dilettata in un reality show a basso costo dove si rifaceva in toto dentro una clinica svizzera o posso condividere con voi qualche aneddoto? Datemi delle conferme, vi prego).

Comunque non lo so come finisco sempre a parlare di trash piuttosto che seguire un filo apparentemente logico (?) seppur bizzarro. Comunque il centrifugato di carota insieme a qualche goccia di limone è il mio buongiorno prima di salire sul tapis roulant. I muratori hanno finito di arrampicarsi per dipingere la facciata e io posso nuovamente ricominciare (SERIAMENTE IN MAIUSCOLO) i miei allenamenti abbandonati da due anni; che hanno fatto di me una donna pigra, sedentaria, flaccida, infelice e brutta (ho finito eh). E antipatica (ecco, ora sì). Un bicchierone (suppongo da 500 ml almeno, quello dell’ikea ritratto in foto) che ti sgargarozzi giù per la trachea e via a macinare chilometri (acciacchi-ahiahia-nonsonopiugiovane-al terzo passo muoio-portatemi i sali. Sarà così per il primo mese, mi sa).

Nonostante la carota mi piaccia solo così, con un goccino di limone acidulo o al massimo una bella arancia spremuta, ho scoperto che un sessanta per cento di carota, trenta per cento di zucca e dieci per cento di arancia o in alternativa limone diventano un centrifugato capace di avvolgerti e coccolarti. Uno sprint perfetto per cominciare, magari in abbinamento a qualcosa che potrei identificare con una manciata di datteri, mia droga perenne del periodo che ha surclassato i fichi secchi. Per non parlare del tanto amato sciroppo di datteri che nel latte di soia con gli All Bran riesce a farmi dimenticare pure quanto sia triste a volte la giornata che devo affrontare. Basta insomma un centrifugato di carota e zucca, qualche dattero, una corsetta e tutto quello che mi ha insegnato papà viene a galla riportandomi al mio status supremo di felicità.

Rispettare i suoi insegnamenti. Metterli in pratica. Onorarlo e Amarlo anche così. E provare a farlo pure nella mia direzione.

  • Se hai deciso di farne una e vuoi farmela vedere ti prego non taggarmi perché mi perdo tra le notifiche. Usa l’hashtag #halloweenconmaghetta oppure #halloweenwithmaghetta (mi spiace sempre tantissimo non potervi parlare, ringraziare e vedere le vostre meraviglie. A mie spese ho imparato dopo anni che l’hashtag è l’unica soluzione. L’hashtag ci salverà!)

Cavolo quanto è buono il Centrifugato di Cavolo!


1 cavolo cappuccio, 1 cetriolo

“Poi vabbè ci metto un po’ di wasabi prima di buttar giù e l’estasi è servita”

Un cavolo cappuccio e un cetriolo, altrimenti un cavolo cappuccio, due carote e due arance, oppure un cavolo cappuccio e due mele. Ma anche un cavolo verza, due carote e un limone. Ma anche fino all’infinito. Il Centrifugato di Cavolo è qualcosa di sublime (il mio preferito è quello Cappuccio). Io e Ombretta durante la fase iniziale del nostro progetto super segretissimo che è partito con il Brunch di Halloween nella terra  di Natale ha portato con sé clamoroso scoperte. Tra Living Dead Dolls, mostarda su cui devo ticchettare almeno fino a natale, piselli al wasabi, macco di fave e ossessione pura nei confronti dell’uva nera, ci sono scappati anche vari ettolitri di centrifugati. Soprattutto con il cavolo cappuccio. Credevamo entrambe che avesse un sapore più pungente, e per certi versi lo ha, ma non tanto da giustificare l’onnipresente presenza della mela per addolcire il tutto. E’ buono pure con la menta per carità, ma per i palati particolari che amano testare anche le punte fastidiose che non possono meramente definirsi piccanti, anche semplicemente centrifugato senza nulla diventa una danza estrosa per il palato. Qui l’ho fotografato con un po’ di centrifugato di cetriolo ma non è un abbinamento degno di nota, sarò franca. L’ho preferito nature senza nulla o al massimo con una punta di limone. Abbinato con la carota lo trovo francamente uno spreco, in quanto entrambi gli elementi se centrifugati separatamente hanno una resa infinitamente superiore. Posso testimoniare, pur non facendolo mai perché è chiaro che ogni corpo reagisce a proprio modo, che tutte le dicerie sui benefici del cavolo, almeno per quanto riguarda il mio fisico, sono assolutamente veritiere.

La pelle davvero diventa più luminosa (rimane ugualmente pallida nel mio caso) e l’apparato digerente pigro non solo si rilassa ma comincia a dare meno disturbi quotidiani. Drenante (anche troppo), tende a far sgonfiare apportando un beneficio sin dal primo giorno.

Non invoglio nessuno a seguire detox giornalieri solo con centrifugati ma a onor del vero va detto che l’ho fatto e che dopo tre giorni si è verificata una remise en forme incredibile. Cavolo questo Cavolo! (ok stavo fremendo. Volevo fare il battutone idiota, pardon). Ci sono delle vere e proprie  diete che consigliano per le infiammazioni dell’apparato digerente di fare sempre colazione con un bel centrifugato generoso di cavolo. Non digerendolo cotto, temevo che crudo avrebbe stazionato sul mio stomaco fino a ottobre 2019 e invece ho dovuto constatare l’esatto contrario. Digeribile e leggero non spaventa anche se ha quel retrogusto del cavolo (ok devo smetterla) che qualche volta fa storcere il naso. Fosse per me vorrei iniettarmi nelle vene centrifugati di cavolo a mo’ di flebo.

Un’ottima scusa per preparare dei centrifugati a chi generalmente non ne fa uso e in particolar modo ai bambini arriva proprio in questi giorni. Per Halloween, e quindi durante l’organizzazione di party-feste-riunioni tra amici, saranno fide alleati, sia  per bontà obiettiva e salute che per impatto scenico. Quelli verdi come questo (senza dimenticare lo spinacino fresco che centrifugato è buono da pazzi) ma anche arancioni come quello di Zucca (che se ti sei perso puoi trovare cliccando qui), con qualche scritta giocosa diventano indiscutibilmente protagonisti in tavola:

“Succo di Strega”

“Moccio di Drago”

“Vomitino di Ornitorinco”

E così a scrivere sino a domattina meravigliose idiozie. Non dimenticate gli Unicorni! Vomito di Unicorno è poesia.

Altri Centrifugati o Succhi ricchi di salute?

 

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Omelette e Bloody Mary – Le Ricette della Prima Stagione di American Horror Story


 

Omelette: 3 uova, 50 ml di panna, sale, pepe, burro

(si dice che un’omelette sia buona solo se fatta con almeno tre uova e al massimo otto)

Sbatti le uova con la frusta da pasticciere o la forchetta. Aggiungi sale e pepe e poi a filo la panna continuando a sbattere. Metti una noce di burro in padella e versa le uova (Cracco mi darebbe un ceffone perché bisognerebbe roteare con la padella mavabenedaisiamoacasadasolenoncivede). Fai cuocere per bene e poi con l’aiuto di una spatolina rigira una parte come a formare una mezza luna. Rigira nuovamente e l’omelette è pronta (non ce la faccio a spiegare le cose semplici).

(neanche quelle complicate, vabbè)

Omelette farcita: voglia di arricchirla? Prosciutto e formaggio, fichi e miele, tocchetti di mortadella e pistacchi e un tragico eccetera. Qualsiasi leccornia che preferite può imbottire la vostra omelette.

Bloody Mary:

In uno shaker metti cubetti di ghiaccio, succo (o centrifugato) di pomodoro, vodka e succo di limone. Agita energicamente con un movimento soprasottoavantiindietro (tipo Tom Cruise in Cocktail, sì) e versa in un bicchiere alto. Spolverizza con abbondante sale e una bella macinata di pepe. Aggiungi una goccia di Tabasco e anche una di Worcestershire Sauce e mescola con il cucchiaino d’eccezione che è un gambo di sedano. Si usa servirlo anche con qualche filo d’erba cipollina e fettine di cetriolo.

La versione Virgin Bloody Mary? E’ qui!

Nella seconda puntata della prima stagione di American Horror Story non è che ci siano dei buoni avvenimenti, anche se bisognerebbe chiedersi quando mai ci siano stati, sempre in correlazione ai Dolcetti di cioccolato con la violetta che Costance dedica a Violet e di cui ho parlato qui lasciando anche una ricetta molto gustosa. Lo Psichiatra, protagonista, Ben accoglie la nuova paziente Bianca che si dimostra affascinata dall’idea di trovarsi nella casa che è stata teatro di innumerevoli orrori. La stessa poi che durante il viaggio di questo a Boston si introduce in casa per fare passare una serata indimenticabile, nell’accezione più negativa del termine, alla moglie e la figlia (non che lui ne passi una nell’accezione positiva considerato che c’è un’amante incinta psicotica, ma ognuno ha quel che si merita in fondo). C’è una  stretta correlazione proprio con i Muffin al cioccolato e Violetta perché la paziente Bianca stessa se ne ciberà mandando a catafascio tutto il malefico piano di riprodurre uno dei tanti omicidi avvenuti decenni prima. La paziente infatti non era la sola a nutrire una perversione nei confronti della casa. La nostra eroina Bianca sostenuta da due fidi amici psicopatici si introduce in casa trovando poi la sfortuna e la morte. In seguito a questo avvenimento Vivien, moglie di Ben e una tra le poche attrici che non ha fatto parte del cast della seconda e terza stagione, è ancor maggiormente intenzionata a vendere il più velocemente possibile la casa.

(in un’altra vita voglio fare quella che scrive i riassunti delle puntate. Male. Così la gente non capisce nulla e cambia direttamente serie tv. Meraviglioso no?)

Vivien contatta l’agente immobiliare infierendo ancora una volta sulle colpe di questa nel non aver sottolineato cosa fosse e rappresentasse realmente quella casa maledetta.

“Mi offrivano un Bloody Mary e un omelette la domenica quei piccoli pervertiti” sostiene l’agente immobiliare tra un caffè e una crisi isterica di Vivien mentre racconta di aver conosciuto i tre psicopatici, Bianca e gli amici, in diverse occasioni proprio perché maniacalmente interessati agli episodi della casa.

Non poteva mancare (ma anche sì) allora questa immagine tristissima dell’agente immobiliare, sola e sconsolata la domenica, senza amici e famiglia a dividere i pasti con anime perverse, maniacali e psicotiche. A dimostrazione del fatto, ribadisco, che la domenica risulta essere il giorno più infernale per eccellenza, sotto tutti i punti di vista.

Un giorno voglio proprio spaccarmi il polso, carpo e metacarpo (se riesco pure l’ulna e il radio; che già una volta ho rotto entrambi e in più parti) e provare l’infallibile metodo Cracco (a seguire video esplicativo su Sky) ma nel frattempo voglio piegarla a mezza luna come facevano mia nonna, mamma, zia e se ce l’avessi pure mia sorella. Perché francamente diciamocelo: chi è che non la spiattella così in padella e poi sul piatto? Fa parte ormai del background visivo di ognuno di noi (o almeno me ne sono convinta a tal punto che sarei pronta non solo a giurarci ma a cedere tutta la mia collezione di nani da giardino!). Chi si rifiuta di metterci la panna e chi fa parte della fazione del latte. Chi ci deve per forza mettere il parmigiano grattugiato “perché è la morte sua”  e va bene lo stesso ma allora non chiamiamola omelette per dare uno schiaffo ai nostri cugini francesi e chi insomma si fossilizza in dettami e assiomi uovosi.
Ma dove sta la verità? (ecchenesoio?)

Le Altre Ricette di American Horror Story

Infuso di Arancia, Cannella e Vaniglia e la Nuova Rubrica: Lo Shopping di Iaia


Post scritto qualche tempo fa (continuo a smaltire in questa fase di “Lavori in Corso”, ok?)

Da Cristaldi a Catania scovo sempre qualsiasi sorta e tipo di tè, infuso e tisana. L’angolo paradisiaco si trova per altro vicino all’esposizione delle scatolette di Maghetta Streghetta Pastiglie Leone (credo proprio che lei quatta quatta con l’ombrellino la notte quando è tutto chiuso vada lì e faccia vergognosa razzia di Tè al cocco, di cui è follemente ghiotta). L’ultima volta tra limone e zenzero, cocco, ciliegia e qualsiasi tipo di bustina-foglia-erba mi capitasse a tiro mi è caduto casualmente (ribadisco: ca-suallll-mmeeeennn-teee) nel cestino l’ennesimo infuso che contenesse cannella. Pur ripromettendomi di finirla con il classico e scontatissimo connubio cannella-arancia ancora una volta non ho saputo resistere.

E ho fatto bene santoinfuso!

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Cocktail Halloween


Giusto una fermatempo dalla Cucina Gikitchen Halloween Version (titolo più stupido non potevo trovarlo. Ne vado parecchio orgogliosa).

Soda, foglie di menta pestate con dello zucchero di canna nero e via.
Virgin Mojito Halloweenereccio ma per i fanatici dell’alcool (vidounceffonevido! bevete soda!) anche una versione classica. Cannucce terrorizzanti verdi, mollettine, decori, tovagliolo di lino nero anche se ormai ci sono quelli usa e getta in tessuto che non hanno nulla da individiare (me ne sto convincendo con difficoltà ma non ci riesco. Cosa ho che non va?).

(elencare tutte le cose che non vanno? uhm. No. Fino al 2019 ho impegni).

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Su Le Ricette di Halloween.it ho raccolto tutte le elaborazioni preparate al Gikitchen con Maghetta Streghetta in versione Zombie.

Non ho ancora inserito quelle di quest’anno (noncelapossofare) ma nel caso si volesse dare una sbirciatina per spunti, idee, mise en place, apparecchiature, frizzi e lazzi si deve solo cliccare qui>>>> 

Le Ricette di Halloween *****

Ti va di scrivere un racconto del terrore, disegnare una storia, registrare un file audio o dare libero sfogo alla tua creatività e fantasia? Sederti intorno al fuoco la Notte di Halloween con me e tutti i miei amici per far scorrere qualche brivido e soprattutto risate? Clicca qui e vedi come partecipare. Ti stiamo aspettando! (scade questo Venerdìììììììììììììììììììì!!!!!!!!!!!!!!!) 

Cocktail Halloween Fichi


Uhm l’idea del cocktail per me non ha mai priorità e per questo vengo sempre un po’ ripresa dal Nippotorinese. A differenza di carnepesceuovaformaggio in cui, pur non essendo le mie priorità, ugualmente mi cimento per la sua sopravvivenza. Mi ricorda altresì che anche i drink fanno parte di questa. Solo che per un astio vero e proprio nei confronti dell’alcool finisco per sfogliare roba analcolica. L’algido nordico sostiene che meglio nulla in quel caso. Giammai l’analcolico! (devo rinchiuderlo e curarlo? fortuna che beve davvero pochissimo. Non per i miei standard dove il parametro “pochissimo” è una birra ogni due anni. Per gli standard umani intendo quindi due-tre birre a settimana al massimo o qualche buon calice di vino a cena ma non tutte le sere. L’abitudine è vizio e il vizio è prigione *disse annuendo fino allo sfinimento).

Per Halloween quindi un’altra idea supervelocissima è deliziare se stessi, bimbi e adulti con intrugli sbevacchiosi inventando nomi adatti alla circostanza (senza esagerare perché altrimenti passa pure la voglia, santapizzetta).

Liquido di verme con tocchetti putridi di frutta marcia significa non esagerare, per esempio (cosastodicendo?).

Si può spaziare, a discrezione del fruitore, dall’analcolico all’alcolico sino ad arrivare a intriganti mix. Sangrie analcoliche (cosa??????????? sì. Sangrie analcoliche e allora? Esiste pure un popolo di astemi di cui io sono Regina, tiè) con soda e frutta o mischiata ad aranciata fresca, limonata o perché no chinottata? (magari con il chinotto andiamo solo di agrumi-lime-limone-mandarino-arancia che con i fichi il chinotto FORSE non sta bene. Ma faccio provare a qualche cavia e vi dico *disse fischiettando)

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Cocktail Mint Julep


La Domenica, ahimè , alcolica qui al Gikitchen. C’è stato il Bronx  e lo Zombie e pure lo Strawberry Pimms. Qualcosina in archivio di alcolico ormai c’è e spero possano tornare utili per qualche idea su aperitivi e annessi. Nonostante la mia reticenza alla divulgazione alcolica mi sono arresa all’evidenza; soprattutto a quella che devo tenermi buona il Nippotorinese che bramava questo momento da un po’. Si entusiasma pressoché per nulla ma vedermi agitare lo shaker lo rende visivamente felice ed affabile. Posso quindi rifilargli più roba. Trattasi insomma di un’azione di marketing per il bene del Gikitchen ( che se non se la mangia lui tutta ‘sta roba devo comprarmi otto bulldog inglesi inferociti e affamati).

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E se andassimo tutti al Waldorf a berci un Bronx e mangiarci un pollo?


E dopo lo Strawberry Pimms ( te lo sei perso? clicca qui ) e Il Cocktail zombie ( te lo sei perso? clicca qui ) devo arrendermi alla tragica evidenza che una rubrichetta a tutti gli effetti di base alcolica qui al Gikitchen è stata fatta.

Il Nippotorinese è sempre più felice e in ginocchio sui ceci implora affinché io continui sempre vicino all’altare che ha dedicato a Malti da Legare.

Il cocktail di oggi è il Bronx. Pare che nei primi del Novecento un certo Johnny Solon, allora barman del Waldorf Astoria Hotel ( ussantapizzetta vi ricordate il pollo alla Waldorf fatto l0 scorso anno? No vabbè nel caso basta cliccare qui)

( non so se c’entri qualcosa ma l’assonanza era troppo evidente)

(sono esaurita, sì).

E dopo queste tre parentesi dov’è che ero arrivata? Ah sì ( boh). Insomma pare che il tipo si vantò moltissimo di aver inventato questo Bronx Cocktail nel 1906 ( vuoi vedere che è lo stesso poi che ha inventato il pollo?)

(ok devo smetterla e dimenticarmi il pollo)

La richiesta di un cliente era quella di fare un cocktail inventato appositamente per lui e allora il buon caro e vecchio Johnny agguantò 60 ml di gin, 2 cucchiai di vermut dolce rosso, 2 cucchiaini di vermut bianco secco, 2 cucchiai abbondanti di succo di arancia appena spremuto freschissimo e tanti ma proprio tanti cubetti di ghiaccio. Qualche fetta di arancia ben lavata e infine una ciliegina al maraschino per servire che io ahimè non avevo. Volevo mettere un pomodorino di pachino sperando che nessuno se ne accorgesse ma ho desistito.

( potevo mettere una coscia di pollo alla waldorf! vero!)
(ahem sono giorni difficile ricchi di preoccupazione e ansia. Elloso. Dovrei teoricamente essere in vacanza ma a quanto pare le paranoie le ferie non le prendono mai).

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Se bevi tanto diventi uno Zombie


Domenica scorsa c’è stato lo Strawberry Pimms ( clicca qui se sei curioso di vedere su cosa sto vaneggiando); non che sia una rubrica fissa ma ecco un altro po’ di preparazioni visto il periodo continueranno ad essere pubblicate.

E’ la volta del Cocktail denominato Zombie. C’è da dire che i nominativi di questi cocktail sono un po’ alla rinfusa e a secondo di chi li prepara;  esclusi chiaramente gli evergreen quali il tequila sunrise-blue lagoon. negroni- cosmopolitan ( fingo di capirne qualcosa ma in realtà ho la bibbia dei cocktail davanti e guardo tutto come oggetti non identificati).

Che sia Zombie o Cippalippa Drink quindi non è dato sapere. Da brava bimba ho letteralmente copiato ed eseguito quello che a pagina 194dei Cocktail tropicali c’era scritto.

Pare che sia stato creato da un certo Don Beach nel 1934 in un ristorante denominato Beachcomber di Hollywood dopo la richiesta di un cliente che in seguito ad una sbornia invece di andarsi a fare un panino e finirla con queste idiozie alcoliche ha preteso di innaffiare ulteriormente il suo corpo ( si nota il disprezzo o calco leggermente più la mano? )

Originariamente questo zombie aveva undici ingredienti differenti che comprendevano uno shot ( ho imparato con difficoltà che significa bicchierino) di rum 11 proof ( arabo per me ma…) che veniva aggiunto solo in superficie. Poi essendo letale ( così viene definita dalla Bibbia dei cocktail stessa) fu leggermente modificata ( alla faccia della modifica c’è di tutto).

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Ciao mi chiamo Iaia e sono una Drogata di Anguria (e pupazzetti) e no. Non voglio uscirne. Ciao.


(avevo scritto per tre ore e wordpress si è sloggato automaticamente  cancellando tutto. Le mie idiozie dissolte nell’etere ancora una volta. L’umanità potrebbe essere salva ma io PERSISTO*risata diabolica*

Sono troppo felice. Tanto che mi sono spaccata il metacarpo sulla scrivania ma stoica ricomincio facendo una sonora pernacchia a questomaledettoaggeggiowordpresscheodiooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooo *si ricompone)



E’ quasi tutto pronto. SantaSignoraPina sta annaffiando le piante rassicurandomi sul fatto che quando non ci sarò si prenderà cura di loro e che non lascerà i Nani da Giardino abbandonati a Eco il Geco pazzo che da quasi un anno abita vicino alla terza pianta dei gerani nella via del muretto di pietra lavica, provincia del balconcino della camera da letto numero 3.

Pippo, Pippo e Pippo, i nani più anziani, hanno ricevuto tutte le raccomandazioni. Dovranno prendersi cura di Pinku, il Nano Rosa, che è troppo giovane e indisciplinato e quando mangia le noce pesche (oh è inutile che il Nippotorinese si ostini a dire pesche noci! In Sicilia si chiamano NOCEPESCHEtuttattaccato) lascia i noccioli ovunque. Enea ed Elia che sanno cucinare, rammendare pantaloni e sistemare la lavatrice, insieme a Monsieur Alain si occuperanno delle altre faccende domestiche. Un NanAllarme coraggioso farà da sentinella davanti alla porta. E’ tutto quasi pronto per quanto mi riguarda. Mentre per il Nippotorinese sono giorni comuni. Va in ufficio. Ritorna. Mangia. RivàRitornaRivà (rivà si scrive così lo so). Non parla di valigie, schemini e “quanti cavi apple portare per ipad-ipod-iphone-macbookproblablabla”. Diche che “le persone che lavorano davvero tesoro non possono perdere tempo a fare schemini” specificando con un’insolita faccia di tolla (che non saprei spiegarvi esattamente cos’è ma so che “faccia di tolla”, espressione torinese, mi piace parecchio e la uso random quando posso anche quando e soprattutto quando non c’entra niente).



Fatto sta che io quest’anno ho fatto anche il calcolo dei cavetti. Nel senso che. Sono pur sempre figlia della tecnologia santapizzetta!

Nonostante riesca a comprare nani a Dicembre in Piazza San Carlo di una grandezza spropositata e spedirli dalla Sabaudia con servizio express, non riesco a rinunciare a portare via con me 3 pacchi di stilo e 3 pacchi di ministilo. Pur non avendo ormai quasi nulla per cui servano queste batterie mi sento confortata. Fosse per me porterei pure una multipla, una ciabatta, un decoderchenonsisamai e un faretto con luce led che tanto mi piace e rilassa la vista. Quest’anno poi per una serie di motivazioni devo pure portare due ferri da stiro e non vedo l’ora ma questa è un’altra storia che un giorno verrà raccontata.

INSOMMA: sono riuscita con lo schemino dei cavetti a portare solo due e ripeto SOLODUE cavetti usb per poi abbinare le alimentazioni (ove è possibile) di ipod-ipad-iphone-macbookcproblablabla. E  non è certamente roba da poco. Addirittura dovrebbero scattare gli applausi registrati dalla regia ma sono tutti in ferie vabbè.

Questo mi permetterà di risparmiare spazio per l’introduzione dei pupazzetti. Eqquativolevo*rullo di tamburi (vabbè un rullo di tamburi in via del tutto eccezionale si può avere?).

Perché è qui che voglio andare a parare e non sono neanche brava quanto Buffon (cosa sto dicendo?). Risparmiando sull’elettricità nonostante papà mi dica “amore portati una bobina di trenta metri di cavo gommato per cuscino “(è spiritoso lui), posso lasciarmi andare con i pupazzetti e gli abitanti della casa. Ahimè tentare di infilare in valigia nani che vanno dai 30 ai 70 cm di altezza è impresa talmente ardua che nemmeno ci provo (chi mi ha visto ieri sera con Elia mentre cercavo di infilarlo a forza sappia che si trattava solo di un’allucinazione visiva eh) ma premetto che:

Etto l’amico del bagnetto (che voi tutti conoscete e se non è così tacete perché potrei pure rimanerci molto male) è il primo ad aver organizzato la valigia (qui in Sicilia si dice “barattelle e burattini” e un giorno vi spiegherò meglio questo meraviglioso modo di dire. Urge approfondimento ordunque su faccia di tolla e baratelle e burattini *segno in agenda) ma.

Ecco ma Hello Kitty hawaiiana con il costume a pois? Devo portarla? e Darth? E la Regina Elisabetta che con il suo completo giallo che si ostina a volere venire con me? Come posso non ferirla? Come posso dirle che deve restare qui con Pippo, Pippo e Pippo e un geco psicotico? Magari a ritirare la biancheria dei nani? Avrò dei problemi.



Di certo verranno con me Etto l’amico del Bagnetto, Danbo in formato piccolo, Alice senza bianconiglio perché prende troppo spazio, qualche nano *fischietta*, due Rabbids (che è il minimo) e il Dottor Niglio che mi dà la pillola della tiroide ogni mattina (ne va della mia salute qui. Se non c’è il Dottor Niglio io davvero non ricordo MAI di prendere la pillola al mattino e quindi sul Dottor Niglio non si scherza. Ha solo un trolley con eutirox e quattro camici. Occuperà poco spazio). Ma gli altri?

E se questo pomeriggio facessi uno schemino voi mi aiutereste a scegliere i più adatti? Ne adotterò di nuovi in vacanza, già lo so. Generalmente torno a casa con almeno 2342342342 storie e 2342342343 personaggi ma. Ma non posso lasciare a casa proprio tutti i miei amici. Guino il pinguino dell’armadio è ancora in forte sovrappeso e non me la sento di portarlo anche perché la scorsa volta in albergo ha terrorizzato la signora che gentilmente rifaceva il letto facendosi trovare in déshabillé mentre mangiava dolcetti brutti ma buoni al Golden Palace. Santocielochebruttafigura. E poi soffrirebbe troppo il caldo e con il colesterolo a 300 andare in vacanza e mangiare junk food non è certamente raccomandabile.

Vi va di aiutarmi con lo schemino pupazzettoso? Nel frattempo ho messo qualche diapositiva pupazzosa giusto per un ripasso ma devo dedicarmi a un post apposito al più presto. Capisco che qui siamo davvero in tanti e qualche aggiornamento pupazzoso possa sfuggire ahimè.

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