Risatine (Versione “normale” – Vegana e Gluten Free. Crepi l’avarizia!) di Omar Busi


Sì, pubblico Biscotti ad Agosto. Sono esaurita, embè? (la simpatia, proprio)

Ricetta per 40 biscotti (Omar Busi come Montersino checidochecido con le dosi. Ho dimezzato e trascrivo quelle da me adoperate ma quasiquasi si può dimezzare ancora)

(Foto e Ricetta che risalgono a qualcosa uhm. Come Gennaio-Febbraio. Forse Dicembre 2013, vabbè)

  • 300 grammi di margarina vegetale ( o burro vegano all’olio di riso)
  • 250 grammi di farina deglutinata (se si adopera quella 00 ne occorrono almeno cento in più; quindi 350 saranno sufficienti)
  • 150 grammi di zucchero bianco semolato
  • 100 grammi di albume
  • 75 grammi di fecola di patate
  • 35 grammi di semi di girasole
  • 35 grammi di semi di lino
  • 35 grammi di semi di papavero
  • 35 grammi di semi di sesamo
  • 8 grammi di bicarbonato d’ammonio
  • 5 grammi di scorza di limone grattugiata (non trattata e ben lavata)
  • 5 grammi di sale (Omar Busi dice dolce di Cervia ma in provincia di Catania mi hanno riso dietro quindi sale diqualsiasimare e bon)

Impasta nella planetaria con la foglia il burro vegano o la margarina qualora non dovessi trovarlo (ipotesi non troppo remota). Aggiungi lo zucchero (sarebbe meglio quello di uva e vabbè) e il sale (ellosodicerviasecelhai). Inserisci un po’ alla volta gli albumi e crea un’emulsione. E’ il momento della scorza di limone, le farine setacciate col bicarbonato e poi i semi vari. E se non ho il robot? Si può fare a mano sempretuttomaidemordere. Non lavorare troppo l’impasto e non surriscaldarlo eccessivamente. Lascia riposare il composto in frigorifero per una notte (orientati dalle 6 alle 8 ore). Tira la pasta su un piano infarinato con un mattarello (dimentico sempre di scriverlo con la e, uff) anch’esso infarinato e con l’aiuto di un coppapasta (vabbè con la formina che preferisci. Pure con il tondo di un bicchiere) forma dei dischetti. Cuoci a 170 chiaramente preriscaldato per circa 13-14 minuti fin quando sono dorati. Dipende chiaramente dalla grandezza e dallo spessore quindi bada bene.

Busi consiglia per un impasto vegano di sostituire l’albume con 100 grammi di latte di soia procedendo allo stesso identico modo e di abbinare questi biscotti a uno yogurt magro con scaglie di cioccolato fondente al settanta per cento. E chi osa contraddirlo?

Di Omar Busi ho avuto occasione di scrivere pubblicando i Sablè al cioccolato a gennaio scorso, che se clicchi qui puoi rivedere nel caso ti facesse piacere; è poi giustappunto il periodo in cui sfornavo questi altri biscottini ritrovati nei meandri dell’archivio che sto rispolverando (eqqquandomai). Devo, come dicevo nel succitato post, assolutamente parlare di questo incredibile volume; nonostante sia talmente over size (e pesante) da non riuscire ad incastrarsi nelle mensole dedicate ai miei volumi di cucina (leggi:tuttalacasaquasipiùdeifumetti), diventa talmente tascabile da poterlo portare sempre con sé. Nel cuore, soprattutto. Qualcuno in sala ha capito questo costrutto grammaticale scritto velocemente mentre mi passo lo smalto?

No.

E non è vero che mi passo lo smalto. Addirittura per la prima volta ho pure fatto colazione con le unghie. Sono corte e non colorate. Rugose e tutte infiammate; perché fortuna vuole che la mia allergia al pelo del cane non migliori come si pronosticava ma aumenti. Il dolore è simile al morso della medusa. Comprensione per chi sa di cosa sto parlando. Quando ero piccola mi ha morso proprio in faccia. Parte destra. Un dolore che ricordo perfettamente insieme all’otite.

Sì ma come ci sono finita alla medusa? Dicevo. Omar Busi ci regala questa ricetta versatile che può essere preparata con farina 0 (ma anche 00) altrimenti pure con la deglutinata e ci consiglia pure come farli diventare non soltanto gluten free ma pure total vegan. Gli ingredienti, a dispetto di quello che si possa pensare, sono facilmente reperibili e l’esecuzione facile e veloce. Certo è che con la conservazione in frigo per una notte, nel caso, ci si deve organizzare per tempo. Perfetti per un tè. Anche freddo. Seppur ci veda più un bella tazza di infusione a freddo. Perché in questo periodo, complice la scoperta di un adorabile negozietto che ne vende di tutti i tipi, mi piace gingillarmi (non c’entra  nulla gingillarmi ma volevo adoperarlo già da anni. Ne approfitto) le gengive (gingillarmi le gengive. Voglio disegnarla questa sensazione. Già vedo tutte le gengive gingillate a bordo piscina. Credo ci sia pure Omar Busi. C’è un medico in sala?).

Abbino le infusioni a freddo alle gallette di riso ma se queste si chiamano Risatine qualche nesso ci sarà, no? La smetto, sì. Agosto sta finendo, VERO? IO LO ODIO. Con tutte le mie me stesse e personalità.

(non ho tempo. Devo disegnare le Gengive gingillanti a bordo piscina adesso. E devo conoscere Fidanzata bolognese di bellissimo cugino Architetto. Devo far finta insomma di essere presentabile, simpatica e divertente; ergo devo trovare una controfigura. Occorre molto tempo)

Curiosità:

  • La Teiera è un pezzo antico di rara bellezza gentilmente offerto da Nanda che si è premurata di ritirarlo immediatamente (tanto mamma io e Koi a presto verremo lì e rapiremo tuttoilmallopposervizio. Tiè).
  • Quella deliziosa ciotolina e piattino appartengono a una collezione economica ma schifosamente chic (si può dire?) super scontata di Maison Du Monde. Accattatevillcheèbellassaje (come vado?).
  • Il canovaccio è in realtà un cuscino (scopriamo gli altarini, dai).
  • Le foto risalgono a Febbraio. C’erano i pittori e io piangevo lagnandomi che la mia vita non avesse alcun senso in quel momento (fortuna che mi sbagliavo. Non ha senso neanche in questo momento *disse ridacchiando esaurita).

(ma vi piacciono le curiosità o no? Mentite)

Biscotti Gelato a New York – Libreria di Iaia e Tombolata! (ricominciamo col botto!)


L’ho detto che la Ricetta la metterò sempre prima del delirio grammaticale da oggi in avanti, vero? Così non bisogna andare a fondo post e scrollare per tre giorni (considerata la mia risaputa sinteticità) *Fine comunicazione di Disservizio.

Ricetta tratta da “Una merenda a New York” – Guido Tommasi editore – di Marc Grossman, fotografie di Charlotte Lascéve.

Ingredienti per:

225 grammi di burro ammorbidito
250 grammi di zucchero semolato
1/2 cucchiaino di estratto di vaniglia
1 uovo grande
1 tuorlo grande
75 grammi di cacao amaro in polvere
420 grammi di farina
2 cucchiaini e 1/2 di lievito in polvere
2 pizzichi di sale
zucchero di canna per spolverare i biscotti
Ripieno: il gelato che preferisci

Sbatti il burro e lo zucchero energicamente con un robot da cucina o a mano finché il composto diventa spumoso. Incorpora la vaniglia, l’uovo e il tuorlo e tutti gli ingredienti secchi. Continua a sbattere senza fermarti fin quando il composto diventa omogeneo. Avvolgi la pasta con la pellicola e metti in frigo per almeno un’ora prima di procedere. David consiglia di dividere la pasta in quattro parti (ho seguito scrupolosamente) dando già una forma adatta all’intaglio dei biscotti. Passato il tempo ricava delle fettine dallo spessore di circa 1,5 centimetri. Scalda il forno a 175. Nel frattempo ritaglia i biscotti ( di forma tonda o rettangolare, come preferisci) e adopera eventualmente degli stampini qualora ti piacesse l’idea o ne avessi voglia. Adagia i biscotti su carta da forno e cuoci per circa dieci minuti stando ben attento a non bruciarli perché quando nell’impasto c’è il cacao amaro non è poi così difficile che avvenga la tragedia (*disse fischiettando quella a cui capita tre volte su tre!). Togli dal forno e spolvera con zucchero di canna. Lascia raffreddare dieci minuti. Trasferisci i biscotti su una gratella e solo quando saranno perfettamente freddi appiattisci una pallina di gelato fra due biscotti e ottieni il tuo meraviglioso Biscotto Gelato!

Su Twitter ho minacciato la comunità della rete che sarei tornata Lunedì; eccomi qui come una fastidiosa tassa. “Ci ho perso la mano” pare abbia un significato illuminante perché in effetti quella che ticchettava senza problemi trenta volte al dì pare essere partita per una galassia lontana (che sia nel Regno Alieno che io e Ombrella stiamo costruendo?). Lo schema di tutte le ricette programmate. Il Lunedì il primo. Il Martedì il secondo. Il Mercoledì il vegetariano e poi la Videoricetta, la fumettoricetta, la videofumettoricetta sembrano essere robe talmente complicate e incomprensibili che per un attimo mi sono dovuta fermare chiedendomi:
“ma come facevo?”.

Certo adesso ci sono altri impegni. Altre responsabilità e pure un altro lavoro più serio di quello che si possa desiderare; nel mio caso intendo. Non sono pronta se non addirittura adatta per i lavori seri, schematici e logici. Non voglio essere pronta e addirittura adatta per essere grande. Fin quando riuscirò a ritagliarmi il mio spazio “da piccolina” e continuare con il mestiere per cui sono nata “Stakanovista di Sogni e Produttrice di Misteri e Dolcetti”, continuerò credendoci ogni ora di più.

Ricominciamo al grido di Pappalardo con tante o. E vorrei farlo pubblicando la prima ricetta cotta nel vecchio forno ma nella cucina nuova; o meglio la cucina vecchia prolungata che  è diventata nuova (mi confondo costantemente). Dove ci sono due forni. Quello di prima e uno grandissssssssssimo che non è sessanta ma novanta. Due forni! Stento sempre un po’ a mostrare davvero tutto quello che appartiene alla mia quotidianità. Sì, ci sono tante foto e spazi ma il dodici per cento a me sembra già un’esagerazione. Un giro però nella cucina vecchianuovaprolungata però voglio farvelo fare dopo tutte queste fatiche; del resto siete tra i pochissimi ospiti graditi che porterò dentro. E niente. Il tempo per provare il forno nuovo c’era ma volevo proprio inaugurarlo con una VideoRicetta. Fermare il tempo in movimento nel calore di qualcosa di davvero speciale. In modo da rivedermi tra qualche anno (dovessi sopravvivere, chiaramente). Fosse anche solo un uovo in cocotte, per dire. Non è tempo di forno ma tempo di biscotti per il gelato sì, giusto? Perché l’ultimo post e ricetta è stata proprio la Brioche con il Tuppo (ricordi? Se ti sei perso il delirio, il post e uno dei ricordi più importanti di tutta la mia esistenza devi solo cliccare qui).

Adesso, dopo la granita con la brioche, tocca proprio al biscotto da imbottire con il gelato, no? E pure una piccola digressione sul libretto da cui è tratta la ricetta giusto per riprendere la mano con la Rubrica (che inaspettatamente ha riscosso discretamente plausi) La Libreria di Iaia ( trovi tutti i libri, le ricette e le mie stupide considerazioni mettendo nel campo di ricerca “La libreria di Iaia” o semplicemente cliccando qui).

Per non farci mancare niente lo metto pure in palio e spedisco attraverso Amazon. Il primo commento lo vince quindisottachittocca! E’ il periodo delle Tombole. Settimana scorsa per prenderci un po’ la mano (aridajecostamano) sulla Pagina Facebook ho messo in palio venti scatolette di Pastiglie Leone Maghetta Streghetta; l’entusiasmo e lo scambio di email, incoraggiamenti, affetto e tutto quello che mi arriva costantemente e ininterrottamente appaiono come l’unica medicina possibile. Insommmmmaaaaaaaaaaa. Parliamo di questo libretto adorabile (della versione enorme ne parlerò in seguito. Sì, c’è una versione enorme. Si chiama Ricette di Culto New York ed è un malloppotto talmente meraviglioso che ogni volta piango) e non perdo più tempo, ok!

Di questa edizione, Piccoli Spuntini, ho quasi tutti i volumi. Si tratta di “Una merenda a New York” (ho pure quello di Londra, sì. Non vedo l’ora di parlarvene anche perché mesi fa per un progetto- andato a monte ovviamente- avevo provato diverse cose cambiando-aggiungendo-togliendo e diversi esperimenti mi erano piaciuti e molto). Marc Grossman (e chi non lo conosce?) è una vecchia conoscenza per me. E per chi inspiegabilmente mi segue basterà solo dire una parola: BOB. Anzi due.

Muffin e Bob (se davvero hai capito e con queste due parole hai realizzato cosa intendo: vinci una settimana con me. Potrai picchiarmi 24 ore su 24. Setteoresusette e fare di me quello che vuoi. Pure infilarmi in busta chiusa e ridurmi in polvere come base per cheesecake).

Nato e cresciuto a Manhattan ha vissuto a Parigi e in Francia. Ha studiato alla Harvard University. Poi colpo di testa: di impulso a Parigi apre Bob’s Juice Bar; che diventa un  vero e proprio luogo di culto. Ha scritto libri su Smoothie, Bagel e solo il cielosacosa ma quello per cui è davvero s-t-r-a-f-a-aaaa-m-o-s-o sono i Muffin (di cui ho straparlato qui. Colpo si scena! Sì, è proprio lui Bob. Sì, proprio quello dei Muffin di una delle prime Videoricette dove compaio. Avete rimosso? Bene. Basta cliccare qui e qui. L’ho detto io che abbiamo ricominciato col botto. E soprattutto quanto mi piace dire botto? Mi fa sentire giovane. Devo solo capire cosa significa ed è fatta).

RendiamograzieaBob. Quanti ricordi! Ero così cretina. E pensare che adesso lo sono ancora di più. Non è emozionante?

Come tutti questi “piccoli spuntini” è ben curato, diretto, senza tanti fronzoli con foto essenziali, chiare, mirate e ben fatte. Amen. Ci sono davvero tutte le indicazioni utiili. Un’introduzione e una spiegazione che non lascia adito a fraintendimenti e pure qualche piccolo suggerimento che pare una manna dal cielo. Non in ultimo, come se non bastasse, in pieno stile Grossman (anche in Ricette di Culto ed è uno dei tanti motivi che me lo fa amare ancor di più) tante illustrazioni in bianco e nero (con qualche dettaglio giallo alla Sin City che non guasta mai) che riprendono la vita quotidiana della città. Le illustrazioni sono di Jane Teasdale e ha anche un tumblr sul quale fare un giro interessante. Certo è un prodotto a cui hanno lavorato davvero tantissime persone perché vi è uno styling, una direzione artistica, un fotografo professionista, un cuoco e molto altro. E’ un libro chiaramente che racchiude elaborazioni culinarie, seppur viste e riviste, eseguite e raccontate da professionisti. Comodo poi da tenere in cucina perché oltre che piccolo ha quel foglio lucido-plastificato che se pure vola un po’ di cioccolato piangi solo un pochino.

E’ diviso nelle grandi categorie: Brownies, Pies, Cheesecakes, Pancakes e Soci. Evvabbemasemprelesolitecose. Uhm, sì può darsi ma si trovano anche delle chicchette interessanti. Oltre alle strapallosissime (strapallosissime in una recensione seria si può certamente dire *disse buttando giù un pacco di caramelle. Ci sono quaranta gradi e sono senza condizionatore perché altrimenti Koi starnutisce e non è bene) Cheesecake alla frutta, carrot cake, muffins ai mirtilli (ma perché il plurale? non si era detto che nella traduzione quella maledetissimaessenonandavamessa?), rotolini alla cannella e rugelach al cioccolato (che voglio comunque fare), si trovano le pop pies che non conoscevo, cookies alle noci macadamia leggermente diversi da quelli che girano da anni, noodle kugel interessanti e barrette energetiche raw che potrebbero proprio tornare utili visto che voglio proprio avvicinarmi a questa cultura (sì mi mancava giusto il raw per conclamare la mia totale perdita neuronale). Il capitolo sul segreto del successo di un’autentica pasta per torte, che Bob-Marc sostiene essere il successo delle sue ricette, seppur striminzito e sinteticisssssimo mi è piaciuto assai. I consigli, diciamolo, sono sempre gli stessi ma in pochissime righe l’autore o chi per lui è riuscito a sintetizzare davvero la chiave che apre la porta per una Pie perfetta. Sto vaneggiando a riguardo giusto perché l’ho provata e il risultato è stato tra i più sorprendenti. Il prezzo è di 12.50 e per il contenuto delle ricette, foto, illustrazioni e carta è più che onesto. Non indimenticabile per chi è già foodie inside (ho detto foodie inside. Qualcuno mi colpisca con una mazza ferrata!) ma per chi si avvicina per la prima volta a un determinato tipo di prodotto ed è foodie wannabe (colpisci!colpisci!): peffetto! Con due effe e due t.

Bene. I Biscotti Gelato. Premesso che mi ha sempre turbato e non poco il Cucciolone, sia per le barzellette in sé che per il gusto, qui si è sempre tifato Ringo da quando è in commercio. Papà amava il Biscotto Gelato – Gelato Biscotto o come lo vogliamo chiamare (ma come si chiama?). Come me papà era ghiotto di dolci e li preferiva nettamente al salato e se c’era una cosa che non lo faceva letteralmente dormire la notte (come diceva lui) era proprio sapere che ci fosse in casa del gelato. Mi guardava serissimo e diceva “Ne è rimasto? Perché se ne è rimasto io stanotte lo so che vado nel freezer e lo mangio”. Non c’era dieta che teneva. Anche quando era sotto allenamento e seguiva una dieta controllata rinunciando a tutto, al gelato proprio no.

Il gelato è stata l’ultima cosa che mangiato. Una settimana prima è riuscito a mangiare, come per miracolo, una forchettata di spaghettini con pomodoro fresco (i suoi preferiti, anche se una bella Spaghettata con i Ricci o l’aragosta, che lui amava, non è stata possibile) e quattro giorni prima in uno sforzo disumano, mentre lo imploravo di provare a bere una goccia o mandare giù un cucchiaino di granita:

E’ riuscito a buttar giù una punta di un cucchiaino di gelato. Gelato di soia bianco. Per ironia della sorta. Un gelato (il mio) completamente vegano. Bianco. Papà chiamava i gusti per colore (non è che sono stramba per niente io eh). La granita alla mandorla la chiamava: granita bianca. Mi ha sempre fatto sorridere. Lo stesso sorriso di quando diceva “lapis” invece che matita.

Ho questo ricordo di papà che non resiste ai Ringo in frigo. Il Biscotto gelato era qualcosa di irresistibile. Avrebbe voluto pranzarci, cenarci, merendarci (?), colazionarci (?fermatemi?). Incosciamente credo che non smetterò mai più di cucinare correlando tutto a papà. L’ho sempre fatto per una mia terapia personale e mai con “velleità da food blogger”. C’è sempre stato un racconto, un ricordo ma più dolori. E se prima credevo di dovermi fermare per non farli straripare tra i fornelli e le righe, adesso credo che sia giusto andare avanti così. Senza darsi un tempo o una linea. Lasciandosi guidare da quell’istinto ereditato proprio da lui che mi ha portato sempre a strade giuste.

Senza bivi sbagliati. Con indicazioni precise.

Ho scelto il biscotto gelato dal libro di New York perché chi mi segue da un po’ sa che questa città era la meta che non siamo riusciti a raggiungere io e papà. Era la nostra maratona. Era il suo sogno infranto. Uno tra i suoi più grandi dolori. L’anno scorso l’ho guardato e gli ho detto:

“Quando guarisci andiamo a New York e facciamo la maratona pure con una bicicletta. Con un taxi. Con una moto. A piedi”.

E nei suoi occhi la risposta l’ho letta forte e chiara. E per rivederla ogni giorno mi guardo allo specchio fissandomi. E mi dico che alla fine.

Un gelato biscotto a New York imbottito di gelato bianco alla soia mentre guardo la Maratona ci sarà. Per Noi.

Curiosità

(sì. A inizio post ci sarà sempre la Ricetta. E dopo il delirio grammaticale, le foto e i vaneggiamenti neuronali e le curiosità. Perché pare che piacciano e io non sia mai esaustiva a riguardo)

With love, Homemade e Eat me sono state realizzate con formine biscotto-timbrino acquistate da Sass & Belle. Ha un sito online efficace, celere e bellodaimpazzire in perfetto stile Inglish (scritto proprio così).

I tovaglioli con ricamata Maghetta e il piatto sono regali preziosi che mi sono stati donati dai ragazzi che lavorano per Papà e purtroppoadessoperme il 12 Ottobre in occasione della mia prima (e pare unica) Presentazione del libro a Catania.

Il Gelato alla Soia “Bianco” di Valsoia è perfetto e ho adoperato quello. Mi piace il “bianco” che abbinano al Cioccolato e non quello (troppo vaniglioso) che abbinano alla Gianduja (macchisenefregadiraitu. Ma santocielo sono curiosità inutili!).

Sì mi piace molto adoperare i vetri delle marmellate finite come portafiori; in tavola quando se ne spargono due o tre di diverso modello a corredo di alcune con dentro piccole candele (anche galleggianti nell’acqua) pare una magia degna di Hogwarts.

Oh Hogwarts. Altra curiosità. Non è proprio un caso. Ma per questo ci vediamo domani.

Un bacio grande e grazie sempre.

I “macaron” di riso al Cioccolato con Ripieno di Gianduja piemontese


Post scritto immediatamente dopo Pasqua (la cosa incredibile è che continuo a trovare roba. Sembra di essere a El Cairo durante una ingente riesumazione archeologica. Qui di roba inutile, però).

Non è un caso che ci sia un elfo natalizio.

Certo potrei spacciarlo per uno gnomo che ama il verde e il rosso nel periodo primaverile che precede l’estate (no dai non ci credo che sta per arrivare Maggio)  ma perderei di credibilità (quale non si sa). Tutti gli gnomi fashion che si rispettino postano al momento sui loro account instagram solo vestitini forever 21 floreali svolazzanti con sandaletti e borchiette ( sono rimasti indietro di qualche anno ma Ça va sans dire).

Quando si tratta di pupazzetti e amenità ci metto la faccia, ergo non rischierò una carriera così sfolgorante in fatto di idiozie! Per il buon nome di tutti i pupazzetti vincerà l’onestà!  Si potrebbe quindi pensare che riesumo foto del Natale scorso, beh. Così non è. Perché non risalgono a quello appena trascorso ma esattamente a quello del 2011.

Duemilaundicisì. Non mi è partito il tasto sbagliato. Se è arrivato Maggio senza che me ne accorgessi posso anche non scandalizzarmi troppo per il duemilaundici no?

Il mio archivio, lo dico sempre, pullula davvero di esperimenti, roba mai pubblicata che non mi convince da un punto di vista visivo-gustativo o che semplicemente dimentico perché sono un’attempata signora in là con l’età.

Questi “macaron” però li ho fatti e rifatti diversi volte proprio perché la Ricetta è del Grande Maestro Montersino e quindi una garanzia. Non condividerla sarebbe un crimine; per quei pochi che non la conoscessero intendo ( fino alla scuola dell’obbligo sarebbe possibile inserire ” le Ricette basi di Montersino” ? Voglio entrare in politica solo per diventare Ministro dell’istruzione e dare qualcosa in più a questa Italia. “Uscite i libri di Montersino dallo zaino!”. Già mi vedo acclamata con la fascia Miss Ministro interamente realizzata da SantaSignoraPina ad uncinetto, mentre mi aggiro alla Camera del Senato con vassoi di Cannoli. Devo lavorarci. Stando ai fatti assurdi che mi accadono non è un’ipotesi tanto remota. ANZI! ).

( è che sono troppo triste e quando sono così triste dico ancor più di idiozie delle idiozie che dico quando sono meno triste di così. Mi sono spiegata bene, vero?)

Deliziosi biscottini che si possono farcire con infinite creme, ganache, confetture e marmellate. Oppure infilare in bocca e ingozzarsi fino a soffocare. Nessuno mi faccia notare che una vera Food Blogger professionista non mette i biscotti in un periodo dove sarebbe meglio pubblicare uno Smoothie ghiacciato di mango. In Sicilia ci sono tre gradi e giro con il cappello e la sciarpa OK? E sono nervosa. Nessuno osi contraddirmi (ma quello sempre, dai).

Perfette per chi intollerante alla farina è, ma non solo. Si conservano benissimo nella scatola di latta anche perché patiscono moltissimo l’umidità. Questi li avevo imbottiti con un’ottima ganache alla gianduja perché in quel periodo ero appena reduce dalla mia beneamata terra Sabauda. Nessuno mi dica perché non scrivo la ricetta della ganache alla gianduja perché non ricordo assolutamente le dosi. E’ già tanto che io riesca a trovare ricette natalizie di due anni fa (insieme al coraggio) e poi una carriera politica mi attende.

Vado a comprarmi qualche outfit consono per la candidatura attingendo giustappunto dai succitati account di Gnomi iper fashion su instagram. Si accettano consigli.

Prima di andare pero’ una domanda:

Ma voi avete ceduto alla moda del “mezzo gambaletto” o semplicemente calza corta di cotone con scarpa aperta? E’ importante per me. Devo saperlo. Grazie.

La Ricetta

Ingredienti: 160 grammi di tuorli, 160 grammi di farina di riso, 45 grammi d i cacao amaro in polvere, 240 grammi di albumi, 200 grammi di zucchero semolato bianco.

Procedimento: Monta gli albumi con lo zucchero semolato. Incorpora a filo i tuorli che hai leggermente sbattuto prima e infine la farina di riso setacciata con il cacao in polvere mescolando delicatamente dal basso verso l’alto. Con l’aiuto di un cucchiaio ricava tante piccole palline che poggerai sulla carta da forno. Distanziale giusto un po’ perché cresceranno. Scalda per 6-7 minuti massimo in forno già caldo a 240 statico.

I biscotti uovosi Pasquali con le perle di zucchero


Fervono i preparativi pasquali qui. Il pezzo mancante della famiglia sta per approdare da Caselle a Fontanarossa e il nostro augurio è solo che il mio papà riesca a pranzare con noi. Niente di triste per carità. E’ da deboli lamentarsi e frignare. Solo obiettività e consapevolezza. Che è nelle piccole cose la felicità. Una colomba via flebo è poco auspicabile; e per quanto la forza, il sarcasmo e l’ironia possano accompagnarci, è lacerante ugualmente tanto da diventare quasi un atto eroico sopportare. Posso avere un mantello? Grazie.

La maschera già ce l’ho e la porto benissimo. Ma vorrei anche un secondino passare al gradino successivo: volare via per qualche minuto.

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I Biscotti di Star Wars al Mandarino (perché a Yoda piace il mandarino. E nessuno mi contraddica, ok?)


Confezionati mesi orsono (brivido lunghissimo sulla schiena ed esplosione immediata dell’orologio biologico virtuale a forma di Nano da Giardino) questi biscotti Star Wars al sapore di mandarino hanno letteralmente spopolato su instagram. Stupore e sconvolgimento per una preparazione estremamente semplice e alla portata di tutti. Un’ovvietà imbarazzante quella di dire che servono solo gli stampini, ma tant’è. Insomma dai, non è che sia merito mio. Non è che abbia fatto chissà quale operazione difficilissima. Ho soltanto “stampato” letteralmente sulla pasta e via. In forno.

“E dove li trovi questi stramaledetti stampini tu?” E’ la domanda che attanaglia la popolazione del web, ne sono conscia. E da sempre do sempre la stessa identica risposta: Amazon. Più che Ebay il mio spacciatore di fiducia è sempre e solo Amazon.

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Frappe Chiacchiere Bugie sì, ma con zenzero, vaniglia e cacao e pois, righe e scacchi (crepi l’avarizia!)




Sono stata anni a raccogliere, grazie all’aiuto dei santi che mi sopportano e seguono sui Social (forse per rintracciarmi e picchiarmi? Sì), tutti i nomi delle Frappe-Chiacchiere-Bugie-Galani nonostante io che sicula sono da una vita le senta chiamare solo ed esclusivamente Chiacchiere. Poi arriva il Nippotorinese con Bugie e Fiocchetti e la mia vita dolciaria carnevalesca si destabilizza. Su wikipedia c’era uno studio sociologico chiacchieresco, che scopro solo adesso, da far impallidire a dimostrazione del fatto che bastava cercare e che sono una cretina giusto per conferma; la mia  estenuante ricerca etimologica è valsa praticamente a nulla. Grandi traguardi, insomma. Un applauso dalla regia si può avere con relative risate registrate, buuuu e pernacchie? Grazie.

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Il Biscotto Baffoso con il Gianduioso



I biscotti baffosi per Carnevale

  • Domanda intelligente: Cosa ci faccio? Che senso hanno come ricetta di Carnevale?
  • Risposta Cretina: Se infili uno stecchino di legno su per i biscotti, puoi andare in giro così. Poggiandoteli proprio sotto il naso. Indosserai biscotti baffosi. E li sgranocchierai durante la serata. Da solo o in compagnia. C’è chi tiene la maschera sugli occhi e chi i baffi sulla bocca. Logico, no? (no ma vabbè)
  • Domanda intelligente numero 2: E se mi chiedono da cosa sono vestito/a?
  • Risposta Cretina: Con un accento francese/belga rispondi impavido e stoico “Da Monsieur Poirot”. A Poirot piaceva il cioccolato (e suppongo pure il Gianduioso) ed è uno dei baffi più famosi dell’Universo tutto. Primeggerai come uomo/donna cinefilo/giallista capace di grandi correlazioni gastronomiche-culturali. Senza eccedere con citazioni eccessive e non cadendo nel banale (prrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrr a chi ha fatto la domanda intelligente. Uno a zero per iaia. Ora chiamate il 118, grazie).

(oh basta con le domande intelligenti, eh! Che non è questo il luogo. Grazie)

Stasera c’è Matrimoni all’Italiana su Sky nonricordoqualecanale. Programma televisivo del genere reality (ne esiste per caso un altro ormai?) che mostra la sfida all’ultimo tulle e velo di quattro spose che non si conoscono ma che partecipano al matrimonio delle altre giudicando: abito della concorrente, rinfresco e divertimento della serata. Il premio? Un indimenticabile viaggio di nozze interamente offerto della produzione in luogo da sogno tutto spesato alla sposa che avrà ricevuto più voti positivi dalle altre. Credo sia superfluo specificare che trattasi di un covo di vipere che si assegnano vicendevolmente numeri che variano dal tre al sei. Quest’ultimo, il sei,  quando proprio si vuole dimostrare “superiorità” in correlazione a una prova innegabilmente ottima e per nulla sufficiente. Ogni Mercoledì insomma mi ricordo del perché non mi piace essere classificata e stereotipata nella mia identità di donna. Sarà che sono un maschio nato; non per modi e attitudine perché sento scorrere in me possente la forza della femminilità, ma perché in questa orgia di luoghi comuni femminili proprio non riesco a rispecchiarmi. E’ uno studio sociologico che mi piace affrontare. Certo una volta a settimana pare eccessivo soprattutto se oggi ti hanno appena scoperchiato la casa e non hai un frigorifero e tagli il tuo pranzo che è un ananas sopra il lavabo del bagno, ma si sa. Amo esagerare.

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Gingerbread con il cuore di Caramella per San Valentino (idea regalo)




No ma io con i Gingerbread non ho un problema dai. No. Non li attacco ovunque facendo anche mini ballettini davanti agli alberi. Non ci finisco con collane chilometriche su La Sicilia visto che ho tediato il web intero. Non emerge neanche nei miei pasticci quella che potrebbe erroneamente apparire come una mania. Non ci faccio cestini di vimini interi per portarli in dono (ho perso la diapositiva) e neanche Video in Stop Motion. Non ne provo diverse versioni continuamente dal vegano al gluten free. E neanche ci deliro su e li metto nel mio primo Libro.

Io proprio con i Gingerbread ho un rapporto indiscutibilmente sano e moderato (regia sì, i buuuuuu possono partire). Insomma però (ah vero li ho fatti pure in formato Zombie morbidoso sanguinante) con la finestra di Caramella in formato cuoricino no. In realtà volevo farli per il libro in questa versione (aridaje con sto libro!) ma poi ho optato per le Finestre nelle Stelle e ripetere non era proprio il caso. Allora mi ero detta che li avrei rifatti ed eccoli.

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Sablè di Omar Busi. Al Cioccolato = Libidine


Doverosa Premessa: Riguardo le Tombolate Natalizie. Ho quasi spedito tutto. Manca il Galaxy Mini e qualche libro con scatoletta (perdono ma con le feste e la febbre e .E.e.E.e.e.e.e.e.e. E ho perso pure diversi pacchi. E’ stato ed è difficilotto). Visto che però durante le feste natalizie si hanno sempre problemi con i pacchi e scatoloni vorrei giusto tediarvi un attimo e fare piccolo aggiornamento (sì d’accordo mi avete sicuramente mandato una mail ma il problema è che ne ho 2349023948293482934823482384 e in mezzo agli auguri, lavoro, frizzi e lazzi FORSE qualcosa me la sono persa). Se qualcuno di animo caritatevole volesse dirmi qui molto velocemente “è arrivato brutta cretina”, oppure “non è arrivato scemunita pazza”, gliene sarei immensamente grata. Fine comunicazione di disservizio. 

Non conoscevo Omar Busi. Questo fa di me una pessima persona. Poi il Nippotorinese arriva con quattro libri monografici di rara bellezza e non reperibili facilmente in commercio, tra i quali uno interamente dedicato ai biscotti proprio di Busi (la Rubrica La Libreria di Iaia riprenderà presto. Adesso è tutto in fermento per l’organizzazione di questo nuovo anno già pieno di novità, impegni e sorprese. NONCELAPOSSOFARE. E io che l’ho cominciato con trentotto di febbre ho un leggerissimo rallentamento).

Un cioccolatiere di tutto rispetto Omar Busi e con una biografia da inchino. Del libro parlerò approfonditamente appunto nella mia Rubrichetta “La Libreria di Iaia” ma va detto senza troppi giri di parole che va preso immediatamente senza neanche pensarci due volte. In realtà ho smesso di biscottare già da un bel po’. Mi rimangono alcune ricettine biscottose però dell’anno precedente (un po’ di angoscia viene sempre pronunciando queste parole solo a me?) che mi affretto a pubblicare perché davvero la tabella di marcia è talmente serrata che dieci aggiornamenti giornalieri per quello che ho intenzione di fare: non basteranno.

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I Nocetti


Ho visto poche puntate di Bake Off e un po’ mi è dispiaciuto perché mi piace (e molto)  Ernst Knam; fosse anche solo per sentire qualche sua nota, consiglio o accorgimento sarebbe stato importante dal punto di vista culinarioculturale, mettiamola così. Questo format che in realtà si chiama The Great British Bake Off (trasmesso dalla BBC e campione in 12 paesi di tutto il mondo come ascolti) ha più o meno la stessa formula di Masterchef. Concorrenti, vite, giudici e prove ai fornelli ma questa volta solo dolci. La prima puntata non me l’ero persa e avevo apprezzato moltissimo la location che è Villa Arconati (Castellazzo) nel Parco delle Groane a Bollate e questa fotografia “non troppo italiana” dai toni romantici ed esasperatamente confettosi. Venerdì poi per sbaglio vedo la semifinale. Alla quinta puntata già la semifinale? Rimango lì stordita e inebetita pensando che non possono essere passate cinque già cinque settimane e mentre arriva la conferma che la mia vecchiaia galoppa verso i luoghi comuni più comuni (il tempo vola, non ci sono più le mezze stagioni e can che abbaia non morde), mi accorgo che sono arrivate le tre stesse donne che avevo individuato dopo le prime due ore di programma; ovvero la mamma sosia di Cameron Diaz (bravissima, e lo si notava già da come teneva il mattarello in mano), la decoratrice e la diciottenne. Tre appellativi un po’ troppo qualunquistici ma non ricordo assolutamente il nome. Rimedierò, pardon.

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