Alien (Halloween) Whoopie con Bacche di Goji


 

1 uovo, 120 grammi di burro, 120 grammi di zucchero, 230 grammi di farina OO, 80 grammi di amido di mais, 1 cucchiaino di lievito in polvere, 1/2 cucchiaino di bicarbonato, 1 pizzico di sale, 100 ml di panna liquida fresca, 1/2 cucchiaino di succo di limone, 1 cucchiaino di estratto di vaniglia, colorante alimentare in gel o liquido nero.

Ripieno: formaggio spalmabile, marmellata di ciliegie con pezzi e bacche di Goji spezzettate.

Versa il succo di limone nella panna. Mescola e lascia riposare per dieci minuti. Lavora con un robot da cucina o con lo sbattitore elettrico il burro morbido con lo zucchero fino a ottenere un composto chiaro e spumoso. Aggiungi l’uovo e l’estratto di vaniglia sempre lavorando con le fruste. Setaccia la farina, l’amido, il lievito, il bicarbonato e il sale. Con le fruste elettriche versa nel composto di burro gli ingredienti in polvere alternando con la panna liquida e il succo di limone. Pian piano fin quando tutto è ben amalgamato. Aggiungi il colorante alimentare. Quando l’impasto è molto denso e omogeneo trasferisci tutto in una sac à poche con una bocchetta liscia non più larga di un centimetro e mezzo.

Fodera la teglia con la carta da forno e se preferisci con una matita (meglio se alimentare) traccia una circonferenza per rispettare prima di tutto la distanza o la dimensione del biscotto stesso. Inforna per 12 minuti a forno preriscaldato a 180 e conserva in un luogo asciutto. Continua a infornare una teglia per volta nel forno fin quando l’impasto è esaurito.

I whoopie se conservati in scatole di latta (quando sono freddi intendo) si conservano benissimo; questo significa che possono essere preparati per tempo e farciti magari con calma il giorno stesso in cui verranno serviti.

Il terzo appuntamento di oggi con gli Halloween Whoopie (dopo il primo delle 12:12 con i Pumpkin Whoopie e quello delle 17:17 con I Whoopie neri) vede come protagonista un ripieno di quelli, appunto, personalizzabili e senza chissà quali grammature: solo formaggio fresco, marmellata e bacche di Goji. Allo stesso modo andrà benissimo pure della ricotta, zucchero, pistacchi tritati e pezzotti di cioccolato come anche robiola, miele e mandorle tostate con scorza di limone freschissima biologica non trattata. Infiniti gli accostamenti e gli abbinamenti. I whoopie possono poi essere arricchiti sì da disegni con il pennarello alimentare come nel caso dei Pumpkin di stamattina, ma anche con occhi e facciotte. Ho adoperato questi occhioni tridimensionali scovati su Amazon parecchio tempo fa (ne ho ancora tantissimi pacchetti che spero di far fuori domani durante il mio piccolo party) ma nulla ci vieta di farli semplicemente adoperando carta e stuzzicadenti. Un lavoro, se abbiamo bambini, divertente ancor di più. Se li provate e vi va di mostrarmeli non dimenticate di taggarmi su instagram con #maghettastreghetta o #halloweenconmaghetta oppure semplicemente lasciatemi la foto su Facebook. So che ci sono pure dei timidoni che preferiscono la forma privata e quindi ricordo sempre: info@maghettastreghetta.it. Mi fate felice in egual modo.

E che gli Halloween Whoopie invadano l’universo, come è giusto che sia!


Halloween Whoopie 2 – Il Ritorno



1 uovo, 120 grammi di burro, 120 grammi di zucchero, 230 grammi di farina OO, 80 grammi di amido di mais, 1 cucchiaino di lievito in polvere, 1/2 cucchiaino di bicarbonato, 1 pizzico di sale, 100 ml di panna liquida fresca, 1/2 cucchiaino di succo di limone, 1 cucchiaino di estratto di vaniglia, colorante alimentare in gel o liquido nero.

Ripieno: formaggio spalmabile, polpa di zucca, cannella, pochissimo colorante alimentare arancione.

Versa il succo di limone nella panna. Mescola e lascia riposare per dieci minuti. Lavora con un robot da cucina o con lo sbattitore elettrico il burro morbido con lo zucchero fino a ottenere un composto chiaro e spumoso. Aggiungi l’uovo e l’estratto di vaniglia sempre lavorando con le fruste. Setaccia la farina, l’amido, il lievito, il bicarbonato e il sale. Mescolando con le fruste elettriche versa nel composto di burro gli ingredienti in polvere alternando con la panna liquida e il succo di limone. Pian piano fin quando tutto è ben amalgamato. Aggiungi il colorante alimentare. Quando l’impasto è molto denso e omogeneo trasferisci tutto in una sac à poche con una bocchetta liscia non più larga di un centimetro e mezzo.

Fodera la teglia con la carta da forno e se preferisci con una matita (meglio se alimentare) traccia una circonferenza per rispettare prima di tutto la distanza o la dimensione del biscotto stesso. Inforna per 12 minuti a forno preriscaldato a 180 e conserva in un luogo asciutto. Continua a infornare una teglia per volta nel forno fin quando l’impasto è esaurito.

I whoopie se conservati in scatole di latta (quando sono freddi intendo) si conservano benissimo; questo significa che possono essere preparati per tempo e farciti magari con calma il giorno stesso in cui verranno serviti.

Alle 12:12 di oggi blateravo circa i Pumpkin Whoopie promettendo che sarebbe stata la Giornata degli Halloween Whoopie. Eccomi quindi puntuale e fastidiosa come una tassa alle ore 17:17 per proporre un’altra versione con i colori bandiera di Halloween. Anche qui largo sfogo alla fantasia e agli accostamenti di gusto. Dai semplici coloranti alimentari all’arricchimento con zucca, cioccolato e qualsivoglia ingrediente, i whoopie rimangono personalizzabili sotto ogni fronte. Un’ottima ganache, semplice e gustosa, per imbottirli è un’idea vincente e io li lascio giusto qualche link (senza dimenticare marmellate e creme pronte):

La proporzione a cui attenersi è solitamente 2:1, ovvero due parti di panna e una parte di cioccolato. Lascia riposare in frigo prima di adoperarla (coperta con la pellicola a contatto).

Fermo restando che la via più semplice è lavorare ricotta-formaggio spalmabile/fresco con un po’ di zucchero e insaporire con spezie, pezzotti di cioccolato, frutta secca e quant’altro. Pure con il tè matcha, sì. Qualsiasi cosa. Il metodo migliore, a mio modestissimo avviso, rimane quello di lavorare la ganache/crema/ripieno e assaggiare. Togliendo e mettendo come fosse una formula magica in costruzione (improvvisiamoci streghe!). Chi come me non mangia derivati animali e a causa di intolleranze non può pasticciare assaggiando, basta attenersi alla formula 2:1 (e un po’ di occhio ed esperienza che non guasta mai) e soprattutto 0 paranoie. Formula magica che riuscirà sicuramente.

Ci vediamo alle 21:21 per un’altra idea. Ti aspetto!

L’angolo delle curiosità

  • Il centrino è ricamato dalla Nonna
  • Il piattino trasparente è di Maison du Monde
  • I mini marshmallow sono di Tiger
  • Etichette di Party Pieces
  • Il mini calderone, come molti lo hanno definito, è in realtà una cocotte di Le Creuset adatta per i legumi

Pumpkin Whoopie!


1 uovo, 120 grammi di burro, 120 grammi di zucchero, 230 grammi di farina OO, 80 grammi di amido di mais, 1 cucchiaino di lievito in polvere, 1/2 cucchiaino di bicarbonato, 1 pizzico di sale, 100 ml di panna liquida fresca, 1/2 cucchiaino di succo di limone, 1 cucchiaino di estratto di vaniglia, colorante alimentare in gel o liquido arancione.

Ripieno: formaggio spalmabile, zucchero a velo, cioccolato bianco svizzero (se vuoi potresti anche mescolarci dentro un pochino di zucca cotta in forno e un pizzico di cannella se ami l’aroma speziato). Il ripieno che trascrivo è davvero indicativo perché sono infiniti i modi in cui si possono imbottire questi deliziosi dolcetti.

Versa il succo di limone nella panna. Mescola e lascia riposare per dieci minuti. Lavora con un robot da cucina o con lo sbattitore elettrico il burro morbido con lo zucchero fino a ottenere un composto chiaro e spumoso. Aggiungi l’uovo e l’estratto di vaniglia sempre lavorando con le fruste. Setaccia la farina, l’amido, il lievito, il bicarbonato e il sale. Con le fruste elettriche versa nel composto di burro gli ingredienti in polvere alternando con la panna liquida e il succo di limone. Pian piano fin quando tutto è ben amalgamato. Aggiungi il colorante alimentare. Quando l’impasto è molto denso e omogeneo trasferisci tutto in una sac à poche con una bocchetta liscia non più larga di un centimetro e mezzo.

Fodera la teglia con la carta da forno e se preferisci con una matita (meglio se alimentare) traccia una circonferenza per rispettare prima di tutto la distanza o la dimensione del biscotto stesso. Inforna per 12 minuti a forno preriscaldato a 180 e conserva in un luogo asciutto. Continua a infornare una teglia per volta nel forno fin quando l’impasto è esaurito.

I whoopie se conservati in scatole di latta (quando freddi intendo) si conservano benissimo; questo significa che possono essere preparati per tempo e farciti magari con calma il giorno stesso in cui verranno serviti.


Di whoopie ho parlato per la prima volta qui. La moda tra i foodie di tutto il mondo pare non essere cessata anche se i macaron, grazie anche alle fashion addicted, rimangono sempre sul podio a dispetto di questi cugini americani un po’ più rustici e meno blasonati. Quest’ultima giornata prima della Vigilia di Halloween sarà completamente dedicata ai Whoopie. Alle 17:17 in punto infatti si pubblicherà automaticamente un’altra idea e così alle 21:21. Con lo stesso identico (e semplicissimo) impasto infatti si potranno creare soggetti biscottosi diversi e stupire sia per gusto che per presentazione. La prima che propongo è una semplicissima zucchetta che ho disegnato grazie ai pennarelli costituiti da colorante alimentare, facilmente reperibili in commercio. All’apparenza sembrano dei veri e propri classici pennarelli da infilare nel portacolori. Per il mio imminente Halloween Party ne farò una versione Jack Skeletron, che purtroppo potrò mostrare ormai quando la notte del trentuno sarà bella che passata. Ne avevo in mente anche di verdi in modo da fare la base del facciotto di Frankenstein. Sono infinite le preparazioni che si possono fare con lo stesso impasto. Che ci siano zuccherini colorati fuori (attaccati con la glassa) o all’interno (impastati con il ripieno) o disegni con il pennarello alimentare, poco importa. I Whoopie, sicuramente più semplici e meno elaborati dei macaron, possono sicuramente entrare a far parte delle ricette papabili per la Notte di Halloween.

  • Se hai deciso di farne una e vuoi farmela vedere ti prego non taggarmi perché mi perdo tra le notifiche. Usa l’hashtag #halloweenconmaghetta oppure #halloweenwithmaghetta (mi spiace sempre tantissimo non potervi parlare, ringraziare e vedere le vostre meraviglie. A mie spese ho imparato dopo anni che l’hashtag è l’unica soluzione. L’hashtag ci salverà!)

La VideoRicetta delle Dita di Strega


Basta mettere Witch Finger in Google Immagini per essere invasi da ogni tipo e sorta di biscotto. Non è che la rete stesse aspettando me, ma visto che le stavo facendo per delle foto extra blog mi sono detta: e filmiamoci va. Giusto per mantenere il canale Youtube attivo, che con mia grande sorpresa sta andando avanti (da solo) formando inoltre una community a dir poco interessante. Come sempre, completamente diversa dai diversi social che sinora ho adoperato. Di Youtube si parla sempre un po’ male. In maniera eccessiva, suppongo. Ho potuto constatare che alla fine è sempre la stessa noiosissima storia: dipende da quello che si cerca, dai legami che si vogliono stringere e se si ha voglia di far polemica o no. Ognuno, del resto, il tempo lo impiega un po’ come gli pare. Ce l’avessi io andrei dalla parrucchiera. Ho voluto tentare la strada di un Henné naturalissimo che prometteva a caratteri cubitali “NO RIFLESSI MOGANO” e ora ho la nuance che manco un’arzilla vecchietta che gioca a burraco con i suoi amici la domenica pomeriggio.

Come ci sono finita a giocare a burraco? Non lo so. La Domenica è sempre il giorno più difficile.

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Biscottini al burro, cocco e tè matcha insieme ad Agatha Christie


(se il font nell’ultima parte risulta troppo piccino e illeggibile fai tasto destro salva con nome o clicca qui per la versione più grande – lavecchiaiaèunabruttabestiamicimiei – La mia, intendo)

Ingredienti per 26 biscottini circa

50 grammi di burro morbido a temperatura ambiente

80 grammi di zucchero extrafine

80 grammi di farina

15 grammi di cocco disidratato

1 cucchiaino raso di tè matcha

1 cucchiaio di latte intero

estratto di vaniglia per profumare

Lavora per bene il burro e lo zucchero con uno sbattitore elettrico dentro una bowl piuttosto capiente.  Aggiungi l’estratto di vaniglia, il matcha e amalgama tutto per bene. Metti da parte lo sbattitore e aggiungi poco alla volta la farina setacciata e comincia a lavorare delicatamente con le mani. Aggiungi poi il cocco e il latte e mescola per bene il tutto. Avvolgi l’impasto con la pellicola trasparente e lascia riposare in frigo un’ora. Trascorso il tempo infarina il piano, stendi la pasta e ricava la forma che preferisci. Spolvera la superficie con altro cocco disidratato e inforna per 20 minuti circa (dipende dalla grandezza e dallo spessore, naturalmente) a 180 preriscaldato (a me sono bastati 12 minuti perché erano molto sottili e piccolini). Lascia raffreddare su una teglia.

Lunedì è il compleanno di Agatha Christie e qui ci sono stati dei tè davvero speciali in suo onore; questo non significa che oltrepassata la suddetta data non si continuerà, visto (sì voglio dirloperchéèverouffa!) il discreto successo di queste mie Rubrichette di Cibo e Cinema, Cibo e letteratura, Cibo e Fiabe, Ciao e Serie Tv, Cibo e Cartoon e Cibocibocibocibo.

Dopo la Steak Pie de “L’Idra di Lerna” (che trovi qui) e tanti segreti-metodi-idee per fare delle praline da “La Scatola di Cioccolatini” (che trovi qui), nasceva quasi l’obbligo morale di fare gli scones. Incredibile a dirsi ma in tutti questi anni non li ho mai fotografati per il blog, nonostante li faccia davvero molto spesso. Il motivo è presto detto: sono affezionatissima a una foto fatta a degli scones di cui sono gelosa come mai mi è capitato. Lo so può essere davvero molto stupida questa asserzione ma così è. La tengo nell’archivio per un’occasione speciale. Dopo aver tranquillamente superato il milione di foto, semmai dovessi sceglierne una che più mi rappresenta direi sempre e solo quella. Non so neanche io perché esattamente. Solo che non mi piacciono mai le cose che faccio. Non lo dico perché in cerca di approvazione né tantomeno per falsa modestia. Trovo sempre difetti in tutto e se prima ero quasi convinta che potesse andare (foto-abbigliamento-qualsiasicosaqualsiasi), a distanza di brevissimo tempo mi accuso di non essere stata meticolosa a dovere e che avrei dovuto rendermi conto di poter fare non meglio ma moltomoltomolto meglio. Quella foto invece quando l’ho vista mi ha perforato una pupilla. Ho detto: sono stata quasi brava davvero stavolta.

E io quasi brava non me lo dico mai. Per questo motivo non ho mai fatto foto agli scones per il blog. Voglio che rimangano così. Dei piccoli pianeti visivi quasi perfetti ai miei occhi. E che quella foto un giorno sarà l’inizio di qualcosa di speciale. Mentre ticchetto, ora che ci penso, ho delle foto vecchissime, credo del 2009, a degli scones fatte con una teiera di mamma bellissima. Devo ritrovarle in qualche harddisk.

Insomma per dire che scones a parte (e vengon fuori veramente buoni, mi dicono. Nippotorinese compreso) potevamo saltare dei piccoli e friabili biscottini al sapore di cocco per l’ora del tè? Trovare biscotti di ogni sorta nei racconti della Christie potrebbe essere un giochino eccessivamente facile. Friabili, gustosi e a dirla tutta pure perfetti per la cioccolata calda alla quale Poirot non riesce proprio a rinunciare.

Koi quando ho sfornato questi biscottini ha dato fuori di matto e per la prima volta ha cominciato ad abbaiare per poi sgranare gli occhioni battendo le ciglia bionde supplicando qualche briciola (che è riuscita comunque a ottenere con l’inganno considerando che al Nippotorinese è caduto un micropezzetto per terra. Koi ha lavato quella mattonella molto diligentemente per ore). Dico questo perché pare che la Christie avesse inventato una tradizione adorabile che prendeva il nome di “Tea for Dogs”; pare che concedesse ai suoi amati cani di saltare sul letto godendosi con loro un buon tè.

Non emulo la regina del giallo perché conoscendo Koi mangerebbe me, la tazza, il letto e suppongo rimarrebbe spazio per la teiera (pure quella di ghisa da dodici chili, sì).

Miiiiiiiii le Paste di Mandorla!


Per 25 paste di mandorla circa

  • 130 grammi di zucchero semolato bianco
  • 130 grammi di mandorle intere spellate ridotte in farina
  • 20 grammi di farina 00 setacciata due volte
  • 1 albume di un uovo di media grandezza

zucchero per decorare

Se le mandorle hanno la pellicina non disperare e non fare manovre lunghe e laboriose. Lasciale solo bollire in acqua e poi scottandoti un po’ le dita toglila e asciuga tutto per bene. Riducile in farina con il frullatore e lavorale insieme allo zucchero e alla farina. Aggiungi poi l’albume e impasta per bene con le mani su un piano infarinato. La forma è quella che preferisci. Puoi fare dei salsicciotti e poi formare una sorta di esse ma a Catania si fanno più sul tondeggiante quindi occorrerà prenderne semplicemente una porzione tra le mani e lavorarla. Inforna a 180 preriscaldato per pochissimi minuti ovvero non appena le vedi dorate e poi lasciale raffreddare su una griglia. Zucchera la superficie quando sono tiepide e poi se devi conservarle non esporle troppo all’umidità o all’aria perché seccano facilmente. Una scatola di latta come sempre è il meglio del meglio.

C’è stato (e c’è tuttora, a onor del vero) un intervallo di tempo che va dal primo esperimento culinario sulla Brioche col tuppo che ho pubblicato qui e il secondo con l’aroma panettone che ho pubblicato qui, passando addirittura per diversi Brunch siculi di cui c’è qualcosina qui (mistagirandolatestacontuttiilink) che.

Che mi sono fissata con le ricette siciliane. Alleluia.
Per una che è tradizionalista come lo è Kim Kardashian nel seguire scrupolosamente il galateo ottocentesco, risulta bizzarro cercare di scovare la vera ricetta delle paste di mandorla o disquisire circa l’aroma panettone. Sogno di passare un pomeriggio con Giovanni, il genero della mia amata amica Mary di cui ho avuto occasione di parlare diverse volte. Giovanni infatti è  un eccezionale pasticciere che lavora per altro in un bar straconosciutissimo a Catania. Sforna ed elabora roba incredibile soprattutto rivolta alla sfera Cioccolato.

Per colpa mia non è comparsa la Videoricetta e le VideoLezioni con Giovanni perché ci eravamo pure per certi versi messi quasi d’accordo e lui voleva darmi questo grande onore e poi ahimé è saltato tutto; non escludo che possa avvenire nell’imminente autunno (qui, senza dirlo per invidia o altro, purtroppo è estate piena quarantagradistomorendoBASTA!).

Questa ricetta non ha sortito l’effetto sperato; non è assolutamente malvagia ma mentirei se dicessi che si tratta proprio di un’elaborazione molto somigliante alle paste di mandorla che si vedono in giro, soprattutto nel Catanese. La consistenza non è morbida ma più biscottosa e seppur rimanga indiscutibilmente una ricetta buona a prescindere, lo scopo dell’ottenimento della “vera pasta di mandorla” non è stato raggiunto.

Chi avesse voglia di provare si ritroverà ugualmente un pezzetto di Sicilia in bocca, ma mi sia dato un altro po’ di tempo e come con la Ricerca estenuante della vera Brioche col tuppo (pronti per il terzo esperimento?) anche con le paste di mandorla non mi tirerò di certo indietro.

E speriamo che San Pasticciere Dolcissimo Giovanni ci venga in aiuto.

Buon Ferragosto da me e dagli Orsetti sulla spiaggia!


  • 260 grammi di farina
  • 150 grammi di burro
  • 1/2 cucchiaino di lievito
  • 100 grammi di fiocchi di avena
  • 120 grammi di zucchero di canna grezzo
  • vaniglia (semi ricavati da una bacca)
  • 1 uovo
  • 1 pizzico di sale
  • uvetta per decorare

Unisci farina, lievito, sale e fiocchi di avena (i fiocchi di avena ben lavati e asciugati). Lavora il burro con lo zucchero e la vaniglia fino a ottenere una crema omogenea. Incorpora l’uovo. Unisci la miscela di farina al composto di burro e avvolgi nella pellicola facendo riposare l’impasto per almeno un’ora. Preriscalda il forno a 200. Fodera la placca con la carta da forno. Forma gli orsetti con la pasta. Occorreranno due pallottole per il corpo dell’orsetto e per la testa e sei più piccoline per orecchie e zampotte. Fai una leggera pressione sull’impasto e si attaccherà senza problema alcuno. Con uno stecchino forma due incavi per gli occhi e uno per l’ombelico. Usa l’uvetta per questo tipo di decorazione. Fai cuocere gli orsetti per 10 minuti.

La zia Luci giorni fa si presenta con questo libretto Fun Food scovato alla Lidl. La cosa incredibile in un continuo stupirmi è che ha sempre un pensiero per me. Se c’è la settimana giapponese si presenta con il riso per il sushi e la salsa di soia. Se c’è la settimana americana con il preparato dei pancake. Se c’è la settimana della Spagna un giro di Tapas e non contenta sempre qualcosa di bianco per la cucina; che sia attrezzatura, barattoli e zuccheri speziati. In questi anni la zia Luci, insieme ai suoi occhi pieni di cielo, mi ha coccolato con chicche e sorrisi. In quest’ultimo anno non ricordo un giorno senza i suoi incoraggiamenti, abbracci e tenerezze.

Entusiaste lo abbiamo sfogliato rimanendo piacevolmente stupite. Molte cose, come i funghetti (qui), le uova topose (qui) e altro, non erano foto e ricette mai viste ma altre per idea e contenuto risultavano irresistibilmente carine. Tra queste appunto c’erano gli orsetti in spiaggia.

Le temperature due settimane fa non toccavano i settanta gradi all’ombra come adesso e far funzionare il forno appariva un’idea non troppo malsana come al momento.

Aiutata da SantaSignoraPina che al momento è volata via per godersi le sue meritatissime ferie lasciandomi nell’oblio assoluta (BELLAAAAAAAAABIONDA TORNAAAAAAAAAAAAAA!!!!!!!!!) abbiamo sfornato questi deliziosi biscottini emulando una Venere di Milo biscottosa degna di nota (o forse no ma è giusto non farmelo notare, vi prego) e adoperando le conchiglie che lo scorso anno ho preso a Palma di Maiorca (cielo quanto mi manca quel sorbetto al limone e basilico!).

Giusto per augurare un Buon Ferragosto a tutti e per sottolineare che FINALMENTE questa maledettissimaschifosissima estate sta per giungere al termine. Che io devo lavorare con Ombrella e organizzare un Halloween pieno di sangue e urla.

Oh.

Comunicazione di disservizio: Vorrei scusarmi perché da molto tempo faccio ancora più fatica di quantofacevoprima a rispondere. Qui sul Blog, che è casa. Su Instagram e tutti i social. I numeri aumentano. Io diminuisco come i neuroni. Tengo tantissimo a  precisare però che non perdo un commento che sia uno; solo che magari lo leggo in tempi completamente diversi da quanto si possa credere. Mi accompagnano non di rado delle vere e proprie crisi isteriche dove tirandomi i capelli urlo qualcosa come “ahdadhaidhasdasidhasidhadhasderukjkajadahjs” che sta per “noncelapossofarecomefacciocomefacciovogliorispondereatuttiiiiiiiiiiiii” (ricordate la bimba viziata di Willy Wonka? Pressoché quella). Essendo metereopatica poi la situazione si aggrava maggiormente perché il caldo e Agosto in genere (mai come quest’anno) mi provocano una depressione preoccupante.

Sono nata a Dicembre mica per niente.

Che sia per voi umani un Ferragosto bellissimo tra falò, chitarre, alcool e canzoni. Io forse mi darò all’alcool perché tutti questi anni di sobrietà mi hanno reso insopportabilmente noiosa.

Graham Crackers e la sana voglia di Halloween pre Ferragosto


La Ricetta è tratta da “New York” Le Ricette di Culto di Marc Grossman – Guido Tommasi Editore.

Ingredienti per 35 Graham Cracker circa

  • 65 grammi di burro morbido
  • 115 grammi di zucchero di canna grezzo (si possono adoperare altrimenti 105 grammi di zucchero semolato e 10 grammi di melassa)
  • 1 uovo
  • 2 cucchiai abbondanti di miele
  • 2 cucchiai di latte intero
  • 1 cucchiaino di lievito in polvere per dolci
  • 1/2 cucchiaino di sale
  • 250 grammi di farina integrale

Lavora il burro e lo zucchero in un robot da cucina o a mano fino a ottenere un composto dalla consistenza cremosa e soffice. Sbatti insieme uovo, miele e latte e mescola per bene. Amalgama alternando al composto burro-zucchero il composto uova-miele-latte e gli ingredienti secchi fino a ottenere una pasta uniforme. Forma una palla e riponila in frigo per almeno un’ora. Non preoccuparti affatto se risulta molle e informe e credi che non potrà mai essere tirata con il matterello. Solidificherà (questo Marc non lo dice emestavaapijàuncolpo. Detto così in modo molto professionale).

Scalda il forno a 175 e suddividi la pasta in due porzioni. Prendine una e stendila con un matterello a uno spessore sottile sopra una teglia rivestita di carta da forno. Taglia la pasta stesa in rettangoli della stessa dimensione servendoti di un tagliapasta o di un coltello. Con la punta poi tratteggia sui biscotti delle linee fatte di piccoli fori. Inforna per 15 minuti fin quando saranno ben dorati. Non tifapijalaltrocolpo se li vedi gonfiare (anche questo Marc non dice ma tranquillo ci pensa zia iaia!). Appena sfornati incidi ulteriormente l’intaglio che hai precedentemente fatto sulla pasta in modo che si taglino definitivamente perché diventeranno belliduricroccantiepoinunsepofa (manco questo dice Marc! Ah Marc ti voglio bene ma quattro infarti me li hai fatti prendere in allegria!) Lascia raffreddare e poi ripeti l’operazione con l’altra porzione di pasta.

Ora io del Graham Cracker so praticamente niente. Come se un Olandese decidesse di punto in bianco di preparare, fotografare, disquisire e vaneggiare sul Cannolo Siciliano senza essere mai stato non soltanto in Trinacria ma in Italia direttamente. Come se questo Olandese fosse un fan di Jamie Oliver e del cannolo avesse sentito parlare solo durante quel suo programma in giro per l’Italia e avesse confuso il Tiramisù della puntata a Venezia tra le gondole e il fritto di pescetti, con la cialda e la ricotta. Ma cosa sto dicendo? Io del Graham Cracker non so niente anche se adesso vorrei saperne di più su questo Olandese svampito amante di Jamie Oliver che guarda le puntate veneziane (uscite tutti dalla mia testa! Gondoliere compreso!).

(è stata una bella puntata però)

Però c’è Wikipedia e tutti possono far finta di essere persone acculturate. Basta un click. Vengo a sapere che nel 1829 (ho la pagina aperta e copio paro paro. Peccato che è scritta in inglese e finirà tipo la traduzione “Morituri te salutant” con “I morti ti salutano”. Tipo una puntata di Cesare in The Walking Dead per dire) in Bound Brook, New Jersey, il ministro presbiteriano Sylvester Graham si sveglia e dice: oggi invento un cracker che diventerà famoso in tutto il mondo (io domani voglio svegliarmi e dire: ora parto per l’Olanda e trovo il mio amico immaginario fan di Jamie Oliver. Una cosa così). In pratica il cracker è salato e viene ricordato come snack degno di questo nome. Il Signor Sylvester non ci sta e per forza deve rivoluzionare e controvertire il concetto di cracker stesso facendone uno dolce. Ho trovato roba sconvolgente su Graham (spero che Google traduci sia impazzito e che io stia vaneggiando sempre come se fossi insieme a Cesare nell’ultima puntata di The Walking Dead) che non approfondisco ma pare che  ci siano diverse teorie a sfondo sessuale in correlazione con i crackers (il mio insegnante di inglese ha fatto bene a dirmi che ero negata in inglese mi sa). Niente zucchero raffinato per i Graham Crackers (anche se Marc Grossman ci consiglia una versione pure con lo zucchero bianco raffinato ahia ahia). Tanto miele e zucchero di canna per una botta di salute.

Questi cracker diventati ormai cibo cult americano, al pari dei Kellogg’s per dire, e dei biscottoni ammeriggani con le gocce di cioccolato al secolo conosciuti semplicemente come Cookies (abbiamo la ricetta? Eccetto) te li lanciano letteralmente dietro e fanno a quanto pare parte della tradizione Americana tipo per noi il Tegolino del Mulino Bianco (devo chiedere alla mia amata Cinzia se sto traducendo bene o se sto dicendo COME SEMPRE una serie di fesserie inaudite? Quindi avere solo una scusa per parlare con Cinzia visto che la risposta è un’assioma). Ora io perché la sto facendo tanto lunga con i Graham Crackers?

Boh.

Perché è estate e io odio l’estate. Perché sono esaurita e nessuno deve osare contraddirmi. Perché ho adoperato una tecnica infallibile al pari di bottoncini a caso ovvero: non sai quale ricetta fare? Chiudi gli occhi. Afferra un libro. Apri. E punta un dito. L’ho fatto con quattro libri davanti, ok. Ho bluffato un po’ ma è capitata questa e questa ho fatto. Tra l’altro mi sono anche (forzatamente) entusiasmata perché pare che questi Graham Crackers siano quelli perfetti per la preparazione degli S’More (ANVEDI mi sono detta, manco avessi origini Romane. L’influenza aliena della mia Ombrella sta cominciando a dare i primi frutti, che sia avocadosalsadisoiaesemidipapavero?).

Gli S’More e chi non se li ricorda? Li ho fatti lo scorso anno a Halloween. Pure la VideoRicetta. L’unica italiana a fare gli S’more, eh! La dice lunga su quanto siano richiesti, quindi. Dolcetti facilissimi da microonde. Paninozzi da imbottire con marshmallow e cioccolato. Santi quanto i semi di chia, le bacche di Goji e tutti i salutismi su cui vaneggio. Bello poi notare come inizi con una filippica sullo zucchero raffinato dei Graham Crackers e poi ci piazzi marshmallow e cioccolato, vabbè.

La coerenza.

Indubbiamente però facili da preparare e perfetti per chi ama questo genere godurioso (nessuno dica porcelloso! Oh!). Sugli S’more qui c’erano stati diversi gridolini di approvazione. Anche da persone insospettabili.No. Non guardate me. Sto mangiando liquirizia senza zucchero e sono felice (mi ficcherei in bocca ottochilidimarshmallowecioccolatononlhodettoio!).

Risatine (Versione “normale” – Vegana e Gluten Free. Crepi l’avarizia!) di Omar Busi


Sì, pubblico Biscotti ad Agosto. Sono esaurita, embè? (la simpatia, proprio)

Ricetta per 40 biscotti (Omar Busi come Montersino checidochecido con le dosi. Ho dimezzato e trascrivo quelle da me adoperate ma quasiquasi si può dimezzare ancora)

(Foto e Ricetta che risalgono a qualcosa uhm. Come Gennaio-Febbraio. Forse Dicembre 2013, vabbè)

  • 300 grammi di margarina vegetale ( o burro vegano all’olio di riso)
  • 250 grammi di farina deglutinata (se si adopera quella 00 ne occorrono almeno cento in più; quindi 350 saranno sufficienti)
  • 150 grammi di zucchero bianco semolato
  • 100 grammi di albume
  • 75 grammi di fecola di patate
  • 35 grammi di semi di girasole
  • 35 grammi di semi di lino
  • 35 grammi di semi di papavero
  • 35 grammi di semi di sesamo
  • 8 grammi di bicarbonato d’ammonio
  • 5 grammi di scorza di limone grattugiata (non trattata e ben lavata)
  • 5 grammi di sale (Omar Busi dice dolce di Cervia ma in provincia di Catania mi hanno riso dietro quindi sale diqualsiasimare e bon)

Impasta nella planetaria con la foglia il burro vegano o la margarina qualora non dovessi trovarlo (ipotesi non troppo remota). Aggiungi lo zucchero (sarebbe meglio quello di uva e vabbè) e il sale (ellosodicerviasecelhai). Inserisci un po’ alla volta gli albumi e crea un’emulsione. E’ il momento della scorza di limone, le farine setacciate col bicarbonato e poi i semi vari. E se non ho il robot? Si può fare a mano sempretuttomaidemordere. Non lavorare troppo l’impasto e non surriscaldarlo eccessivamente. Lascia riposare il composto in frigorifero per una notte (orientati dalle 6 alle 8 ore). Tira la pasta su un piano infarinato con un mattarello (dimentico sempre di scriverlo con la e, uff) anch’esso infarinato e con l’aiuto di un coppapasta (vabbè con la formina che preferisci. Pure con il tondo di un bicchiere) forma dei dischetti. Cuoci a 170 chiaramente preriscaldato per circa 13-14 minuti fin quando sono dorati. Dipende chiaramente dalla grandezza e dallo spessore quindi bada bene.

Busi consiglia per un impasto vegano di sostituire l’albume con 100 grammi di latte di soia procedendo allo stesso identico modo e di abbinare questi biscotti a uno yogurt magro con scaglie di cioccolato fondente al settanta per cento. E chi osa contraddirlo?

Di Omar Busi ho avuto occasione di scrivere pubblicando i Sablè al cioccolato a gennaio scorso, che se clicchi qui puoi rivedere nel caso ti facesse piacere; è poi giustappunto il periodo in cui sfornavo questi altri biscottini ritrovati nei meandri dell’archivio che sto rispolverando (eqqquandomai). Devo, come dicevo nel succitato post, assolutamente parlare di questo incredibile volume; nonostante sia talmente over size (e pesante) da non riuscire ad incastrarsi nelle mensole dedicate ai miei volumi di cucina (leggi:tuttalacasaquasipiùdeifumetti), diventa talmente tascabile da poterlo portare sempre con sé. Nel cuore, soprattutto. Qualcuno in sala ha capito questo costrutto grammaticale scritto velocemente mentre mi passo lo smalto?

No.

E non è vero che mi passo lo smalto. Addirittura per la prima volta ho pure fatto colazione con le unghie. Sono corte e non colorate. Rugose e tutte infiammate; perché fortuna vuole che la mia allergia al pelo del cane non migliori come si pronosticava ma aumenti. Il dolore è simile al morso della medusa. Comprensione per chi sa di cosa sto parlando. Quando ero piccola mi ha morso proprio in faccia. Parte destra. Un dolore che ricordo perfettamente insieme all’otite.

Sì ma come ci sono finita alla medusa? Dicevo. Omar Busi ci regala questa ricetta versatile che può essere preparata con farina 0 (ma anche 00) altrimenti pure con la deglutinata e ci consiglia pure come farli diventare non soltanto gluten free ma pure total vegan. Gli ingredienti, a dispetto di quello che si possa pensare, sono facilmente reperibili e l’esecuzione facile e veloce. Certo è che con la conservazione in frigo per una notte, nel caso, ci si deve organizzare per tempo. Perfetti per un tè. Anche freddo. Seppur ci veda più un bella tazza di infusione a freddo. Perché in questo periodo, complice la scoperta di un adorabile negozietto che ne vende di tutti i tipi, mi piace gingillarmi (non c’entra  nulla gingillarmi ma volevo adoperarlo già da anni. Ne approfitto) le gengive (gingillarmi le gengive. Voglio disegnarla questa sensazione. Già vedo tutte le gengive gingillate a bordo piscina. Credo ci sia pure Omar Busi. C’è un medico in sala?).

Abbino le infusioni a freddo alle gallette di riso ma se queste si chiamano Risatine qualche nesso ci sarà, no? La smetto, sì. Agosto sta finendo, VERO? IO LO ODIO. Con tutte le mie me stesse e personalità.

(non ho tempo. Devo disegnare le Gengive gingillanti a bordo piscina adesso. E devo conoscere Fidanzata bolognese di bellissimo cugino Architetto. Devo far finta insomma di essere presentabile, simpatica e divertente; ergo devo trovare una controfigura. Occorre molto tempo)

Curiosità:

  • La Teiera è un pezzo antico di rara bellezza gentilmente offerto da Nanda che si è premurata di ritirarlo immediatamente (tanto mamma io e Koi a presto verremo lì e rapiremo tuttoilmallopposervizio. Tiè).
  • Quella deliziosa ciotolina e piattino appartengono a una collezione economica ma schifosamente chic (si può dire?) super scontata di Maison Du Monde. Accattatevillcheèbellassaje (come vado?).
  • Il canovaccio è in realtà un cuscino (scopriamo gli altarini, dai).
  • Le foto risalgono a Febbraio. C’erano i pittori e io piangevo lagnandomi che la mia vita non avesse alcun senso in quel momento (fortuna che mi sbagliavo. Non ha senso neanche in questo momento *disse ridacchiando esaurita).

(ma vi piacciono le curiosità o no? Mentite)

Biscotti Gelato a New York – Libreria di Iaia e Tombolata! (ricominciamo col botto!)


L’ho detto che la Ricetta la metterò sempre prima del delirio grammaticale da oggi in avanti, vero? Così non bisogna andare a fondo post e scrollare per tre giorni (considerata la mia risaputa sinteticità) *Fine comunicazione di Disservizio.

Ricetta tratta da “Una merenda a New York” – Guido Tommasi editore – di Marc Grossman, fotografie di Charlotte Lascéve.

Ingredienti per:

225 grammi di burro ammorbidito
250 grammi di zucchero semolato
1/2 cucchiaino di estratto di vaniglia
1 uovo grande
1 tuorlo grande
75 grammi di cacao amaro in polvere
420 grammi di farina
2 cucchiaini e 1/2 di lievito in polvere
2 pizzichi di sale
zucchero di canna per spolverare i biscotti
Ripieno: il gelato che preferisci

Sbatti il burro e lo zucchero energicamente con un robot da cucina o a mano finché il composto diventa spumoso. Incorpora la vaniglia, l’uovo e il tuorlo e tutti gli ingredienti secchi. Continua a sbattere senza fermarti fin quando il composto diventa omogeneo. Avvolgi la pasta con la pellicola e metti in frigo per almeno un’ora prima di procedere. David consiglia di dividere la pasta in quattro parti (ho seguito scrupolosamente) dando già una forma adatta all’intaglio dei biscotti. Passato il tempo ricava delle fettine dallo spessore di circa 1,5 centimetri. Scalda il forno a 175. Nel frattempo ritaglia i biscotti ( di forma tonda o rettangolare, come preferisci) e adopera eventualmente degli stampini qualora ti piacesse l’idea o ne avessi voglia. Adagia i biscotti su carta da forno e cuoci per circa dieci minuti stando ben attento a non bruciarli perché quando nell’impasto c’è il cacao amaro non è poi così difficile che avvenga la tragedia (*disse fischiettando quella a cui capita tre volte su tre!). Togli dal forno e spolvera con zucchero di canna. Lascia raffreddare dieci minuti. Trasferisci i biscotti su una gratella e solo quando saranno perfettamente freddi appiattisci una pallina di gelato fra due biscotti e ottieni il tuo meraviglioso Biscotto Gelato!

Su Twitter ho minacciato la comunità della rete che sarei tornata Lunedì; eccomi qui come una fastidiosa tassa. “Ci ho perso la mano” pare abbia un significato illuminante perché in effetti quella che ticchettava senza problemi trenta volte al dì pare essere partita per una galassia lontana (che sia nel Regno Alieno che io e Ombrella stiamo costruendo?). Lo schema di tutte le ricette programmate. Il Lunedì il primo. Il Martedì il secondo. Il Mercoledì il vegetariano e poi la Videoricetta, la fumettoricetta, la videofumettoricetta sembrano essere robe talmente complicate e incomprensibili che per un attimo mi sono dovuta fermare chiedendomi:
“ma come facevo?”.

Certo adesso ci sono altri impegni. Altre responsabilità e pure un altro lavoro più serio di quello che si possa desiderare; nel mio caso intendo. Non sono pronta se non addirittura adatta per i lavori seri, schematici e logici. Non voglio essere pronta e addirittura adatta per essere grande. Fin quando riuscirò a ritagliarmi il mio spazio “da piccolina” e continuare con il mestiere per cui sono nata “Stakanovista di Sogni e Produttrice di Misteri e Dolcetti”, continuerò credendoci ogni ora di più.

Ricominciamo al grido di Pappalardo con tante o. E vorrei farlo pubblicando la prima ricetta cotta nel vecchio forno ma nella cucina nuova; o meglio la cucina vecchia prolungata che  è diventata nuova (mi confondo costantemente). Dove ci sono due forni. Quello di prima e uno grandissssssssssimo che non è sessanta ma novanta. Due forni! Stento sempre un po’ a mostrare davvero tutto quello che appartiene alla mia quotidianità. Sì, ci sono tante foto e spazi ma il dodici per cento a me sembra già un’esagerazione. Un giro però nella cucina vecchianuovaprolungata però voglio farvelo fare dopo tutte queste fatiche; del resto siete tra i pochissimi ospiti graditi che porterò dentro. E niente. Il tempo per provare il forno nuovo c’era ma volevo proprio inaugurarlo con una VideoRicetta. Fermare il tempo in movimento nel calore di qualcosa di davvero speciale. In modo da rivedermi tra qualche anno (dovessi sopravvivere, chiaramente). Fosse anche solo un uovo in cocotte, per dire. Non è tempo di forno ma tempo di biscotti per il gelato sì, giusto? Perché l’ultimo post e ricetta è stata proprio la Brioche con il Tuppo (ricordi? Se ti sei perso il delirio, il post e uno dei ricordi più importanti di tutta la mia esistenza devi solo cliccare qui).

Adesso, dopo la granita con la brioche, tocca proprio al biscotto da imbottire con il gelato, no? E pure una piccola digressione sul libretto da cui è tratta la ricetta giusto per riprendere la mano con la Rubrica (che inaspettatamente ha riscosso discretamente plausi) La Libreria di Iaia ( trovi tutti i libri, le ricette e le mie stupide considerazioni mettendo nel campo di ricerca “La libreria di Iaia” o semplicemente cliccando qui).

Per non farci mancare niente lo metto pure in palio e spedisco attraverso Amazon. Il primo commento lo vince quindisottachittocca! E’ il periodo delle Tombole. Settimana scorsa per prenderci un po’ la mano (aridajecostamano) sulla Pagina Facebook ho messo in palio venti scatolette di Pastiglie Leone Maghetta Streghetta; l’entusiasmo e lo scambio di email, incoraggiamenti, affetto e tutto quello che mi arriva costantemente e ininterrottamente appaiono come l’unica medicina possibile. Insommmmmaaaaaaaaaaa. Parliamo di questo libretto adorabile (della versione enorme ne parlerò in seguito. Sì, c’è una versione enorme. Si chiama Ricette di Culto New York ed è un malloppotto talmente meraviglioso che ogni volta piango) e non perdo più tempo, ok!

Di questa edizione, Piccoli Spuntini, ho quasi tutti i volumi. Si tratta di “Una merenda a New York” (ho pure quello di Londra, sì. Non vedo l’ora di parlarvene anche perché mesi fa per un progetto- andato a monte ovviamente- avevo provato diverse cose cambiando-aggiungendo-togliendo e diversi esperimenti mi erano piaciuti e molto). Marc Grossman (e chi non lo conosce?) è una vecchia conoscenza per me. E per chi inspiegabilmente mi segue basterà solo dire una parola: BOB. Anzi due.

Muffin e Bob (se davvero hai capito e con queste due parole hai realizzato cosa intendo: vinci una settimana con me. Potrai picchiarmi 24 ore su 24. Setteoresusette e fare di me quello che vuoi. Pure infilarmi in busta chiusa e ridurmi in polvere come base per cheesecake).

Nato e cresciuto a Manhattan ha vissuto a Parigi e in Francia. Ha studiato alla Harvard University. Poi colpo di testa: di impulso a Parigi apre Bob’s Juice Bar; che diventa un  vero e proprio luogo di culto. Ha scritto libri su Smoothie, Bagel e solo il cielosacosa ma quello per cui è davvero s-t-r-a-f-a-aaaa-m-o-s-o sono i Muffin (di cui ho straparlato qui. Colpo si scena! Sì, è proprio lui Bob. Sì, proprio quello dei Muffin di una delle prime Videoricette dove compaio. Avete rimosso? Bene. Basta cliccare qui e qui. L’ho detto io che abbiamo ricominciato col botto. E soprattutto quanto mi piace dire botto? Mi fa sentire giovane. Devo solo capire cosa significa ed è fatta).

RendiamograzieaBob. Quanti ricordi! Ero così cretina. E pensare che adesso lo sono ancora di più. Non è emozionante?

Come tutti questi “piccoli spuntini” è ben curato, diretto, senza tanti fronzoli con foto essenziali, chiare, mirate e ben fatte. Amen. Ci sono davvero tutte le indicazioni utiili. Un’introduzione e una spiegazione che non lascia adito a fraintendimenti e pure qualche piccolo suggerimento che pare una manna dal cielo. Non in ultimo, come se non bastasse, in pieno stile Grossman (anche in Ricette di Culto ed è uno dei tanti motivi che me lo fa amare ancor di più) tante illustrazioni in bianco e nero (con qualche dettaglio giallo alla Sin City che non guasta mai) che riprendono la vita quotidiana della città. Le illustrazioni sono di Jane Teasdale e ha anche un tumblr sul quale fare un giro interessante. Certo è un prodotto a cui hanno lavorato davvero tantissime persone perché vi è uno styling, una direzione artistica, un fotografo professionista, un cuoco e molto altro. E’ un libro chiaramente che racchiude elaborazioni culinarie, seppur viste e riviste, eseguite e raccontate da professionisti. Comodo poi da tenere in cucina perché oltre che piccolo ha quel foglio lucido-plastificato che se pure vola un po’ di cioccolato piangi solo un pochino.

E’ diviso nelle grandi categorie: Brownies, Pies, Cheesecakes, Pancakes e Soci. Evvabbemasemprelesolitecose. Uhm, sì può darsi ma si trovano anche delle chicchette interessanti. Oltre alle strapallosissime (strapallosissime in una recensione seria si può certamente dire *disse buttando giù un pacco di caramelle. Ci sono quaranta gradi e sono senza condizionatore perché altrimenti Koi starnutisce e non è bene) Cheesecake alla frutta, carrot cake, muffins ai mirtilli (ma perché il plurale? non si era detto che nella traduzione quella maledetissimaessenonandavamessa?), rotolini alla cannella e rugelach al cioccolato (che voglio comunque fare), si trovano le pop pies che non conoscevo, cookies alle noci macadamia leggermente diversi da quelli che girano da anni, noodle kugel interessanti e barrette energetiche raw che potrebbero proprio tornare utili visto che voglio proprio avvicinarmi a questa cultura (sì mi mancava giusto il raw per conclamare la mia totale perdita neuronale). Il capitolo sul segreto del successo di un’autentica pasta per torte, che Bob-Marc sostiene essere il successo delle sue ricette, seppur striminzito e sinteticisssssimo mi è piaciuto assai. I consigli, diciamolo, sono sempre gli stessi ma in pochissime righe l’autore o chi per lui è riuscito a sintetizzare davvero la chiave che apre la porta per una Pie perfetta. Sto vaneggiando a riguardo giusto perché l’ho provata e il risultato è stato tra i più sorprendenti. Il prezzo è di 12.50 e per il contenuto delle ricette, foto, illustrazioni e carta è più che onesto. Non indimenticabile per chi è già foodie inside (ho detto foodie inside. Qualcuno mi colpisca con una mazza ferrata!) ma per chi si avvicina per la prima volta a un determinato tipo di prodotto ed è foodie wannabe (colpisci!colpisci!): peffetto! Con due effe e due t.

Bene. I Biscotti Gelato. Premesso che mi ha sempre turbato e non poco il Cucciolone, sia per le barzellette in sé che per il gusto, qui si è sempre tifato Ringo da quando è in commercio. Papà amava il Biscotto Gelato – Gelato Biscotto o come lo vogliamo chiamare (ma come si chiama?). Come me papà era ghiotto di dolci e li preferiva nettamente al salato e se c’era una cosa che non lo faceva letteralmente dormire la notte (come diceva lui) era proprio sapere che ci fosse in casa del gelato. Mi guardava serissimo e diceva “Ne è rimasto? Perché se ne è rimasto io stanotte lo so che vado nel freezer e lo mangio”. Non c’era dieta che teneva. Anche quando era sotto allenamento e seguiva una dieta controllata rinunciando a tutto, al gelato proprio no.

Il gelato è stata l’ultima cosa che mangiato. Una settimana prima è riuscito a mangiare, come per miracolo, una forchettata di spaghettini con pomodoro fresco (i suoi preferiti, anche se una bella Spaghettata con i Ricci o l’aragosta, che lui amava, non è stata possibile) e quattro giorni prima in uno sforzo disumano, mentre lo imploravo di provare a bere una goccia o mandare giù un cucchiaino di granita:

E’ riuscito a buttar giù una punta di un cucchiaino di gelato. Gelato di soia bianco. Per ironia della sorta. Un gelato (il mio) completamente vegano. Bianco. Papà chiamava i gusti per colore (non è che sono stramba per niente io eh). La granita alla mandorla la chiamava: granita bianca. Mi ha sempre fatto sorridere. Lo stesso sorriso di quando diceva “lapis” invece che matita.

Ho questo ricordo di papà che non resiste ai Ringo in frigo. Il Biscotto gelato era qualcosa di irresistibile. Avrebbe voluto pranzarci, cenarci, merendarci (?), colazionarci (?fermatemi?). Incosciamente credo che non smetterò mai più di cucinare correlando tutto a papà. L’ho sempre fatto per una mia terapia personale e mai con “velleità da food blogger”. C’è sempre stato un racconto, un ricordo ma più dolori. E se prima credevo di dovermi fermare per non farli straripare tra i fornelli e le righe, adesso credo che sia giusto andare avanti così. Senza darsi un tempo o una linea. Lasciandosi guidare da quell’istinto ereditato proprio da lui che mi ha portato sempre a strade giuste.

Senza bivi sbagliati. Con indicazioni precise.

Ho scelto il biscotto gelato dal libro di New York perché chi mi segue da un po’ sa che questa città era la meta che non siamo riusciti a raggiungere io e papà. Era la nostra maratona. Era il suo sogno infranto. Uno tra i suoi più grandi dolori. L’anno scorso l’ho guardato e gli ho detto:

“Quando guarisci andiamo a New York e facciamo la maratona pure con una bicicletta. Con un taxi. Con una moto. A piedi”.

E nei suoi occhi la risposta l’ho letta forte e chiara. E per rivederla ogni giorno mi guardo allo specchio fissandomi. E mi dico che alla fine.

Un gelato biscotto a New York imbottito di gelato bianco alla soia mentre guardo la Maratona ci sarà. Per Noi.

Curiosità

(sì. A inizio post ci sarà sempre la Ricetta. E dopo il delirio grammaticale, le foto e i vaneggiamenti neuronali e le curiosità. Perché pare che piacciano e io non sia mai esaustiva a riguardo)

With love, Homemade e Eat me sono state realizzate con formine biscotto-timbrino acquistate da Sass & Belle. Ha un sito online efficace, celere e bellodaimpazzire in perfetto stile Inglish (scritto proprio così).

I tovaglioli con ricamata Maghetta e il piatto sono regali preziosi che mi sono stati donati dai ragazzi che lavorano per Papà e purtroppoadessoperme il 12 Ottobre in occasione della mia prima (e pare unica) Presentazione del libro a Catania.

Il Gelato alla Soia “Bianco” di Valsoia è perfetto e ho adoperato quello. Mi piace il “bianco” che abbinano al Cioccolato e non quello (troppo vaniglioso) che abbinano alla Gianduja (macchisenefregadiraitu. Ma santocielo sono curiosità inutili!).

Sì mi piace molto adoperare i vetri delle marmellate finite come portafiori; in tavola quando se ne spargono due o tre di diverso modello a corredo di alcune con dentro piccole candele (anche galleggianti nell’acqua) pare una magia degna di Hogwarts.

Oh Hogwarts. Altra curiosità. Non è proprio un caso. Ma per questo ci vediamo domani.

Un bacio grande e grazie sempre.

I “macaron” di riso al Cioccolato con Ripieno di Gianduja piemontese


Post scritto immediatamente dopo Pasqua (la cosa incredibile è che continuo a trovare roba. Sembra di essere a El Cairo durante una ingente riesumazione archeologica. Qui di roba inutile, però).

Non è un caso che ci sia un elfo natalizio.

Certo potrei spacciarlo per uno gnomo che ama il verde e il rosso nel periodo primaverile che precede l’estate (no dai non ci credo che sta per arrivare Maggio)  ma perderei di credibilità (quale non si sa). Tutti gli gnomi fashion che si rispettino postano al momento sui loro account instagram solo vestitini forever 21 floreali svolazzanti con sandaletti e borchiette ( sono rimasti indietro di qualche anno ma Ça va sans dire).

Quando si tratta di pupazzetti e amenità ci metto la faccia, ergo non rischierò una carriera così sfolgorante in fatto di idiozie! Per il buon nome di tutti i pupazzetti vincerà l’onestà!  Si potrebbe quindi pensare che riesumo foto del Natale scorso, beh. Così non è. Perché non risalgono a quello appena trascorso ma esattamente a quello del 2011.

Duemilaundicisì. Non mi è partito il tasto sbagliato. Se è arrivato Maggio senza che me ne accorgessi posso anche non scandalizzarmi troppo per il duemilaundici no?

Il mio archivio, lo dico sempre, pullula davvero di esperimenti, roba mai pubblicata che non mi convince da un punto di vista visivo-gustativo o che semplicemente dimentico perché sono un’attempata signora in là con l’età.

Questi “macaron” però li ho fatti e rifatti diversi volte proprio perché la Ricetta è del Grande Maestro Montersino e quindi una garanzia. Non condividerla sarebbe un crimine; per quei pochi che non la conoscessero intendo ( fino alla scuola dell’obbligo sarebbe possibile inserire ” le Ricette basi di Montersino” ? Voglio entrare in politica solo per diventare Ministro dell’istruzione e dare qualcosa in più a questa Italia. “Uscite i libri di Montersino dallo zaino!”. Già mi vedo acclamata con la fascia Miss Ministro interamente realizzata da SantaSignoraPina ad uncinetto, mentre mi aggiro alla Camera del Senato con vassoi di Cannoli. Devo lavorarci. Stando ai fatti assurdi che mi accadono non è un’ipotesi tanto remota. ANZI! ).

( è che sono troppo triste e quando sono così triste dico ancor più di idiozie delle idiozie che dico quando sono meno triste di così. Mi sono spiegata bene, vero?)

Deliziosi biscottini che si possono farcire con infinite creme, ganache, confetture e marmellate. Oppure infilare in bocca e ingozzarsi fino a soffocare. Nessuno mi faccia notare che una vera Food Blogger professionista non mette i biscotti in un periodo dove sarebbe meglio pubblicare uno Smoothie ghiacciato di mango. In Sicilia ci sono tre gradi e giro con il cappello e la sciarpa OK? E sono nervosa. Nessuno osi contraddirmi (ma quello sempre, dai).

Perfette per chi intollerante alla farina è, ma non solo. Si conservano benissimo nella scatola di latta anche perché patiscono moltissimo l’umidità. Questi li avevo imbottiti con un’ottima ganache alla gianduja perché in quel periodo ero appena reduce dalla mia beneamata terra Sabauda. Nessuno mi dica perché non scrivo la ricetta della ganache alla gianduja perché non ricordo assolutamente le dosi. E’ già tanto che io riesca a trovare ricette natalizie di due anni fa (insieme al coraggio) e poi una carriera politica mi attende.

Vado a comprarmi qualche outfit consono per la candidatura attingendo giustappunto dai succitati account di Gnomi iper fashion su instagram. Si accettano consigli.

Prima di andare pero’ una domanda:

Ma voi avete ceduto alla moda del “mezzo gambaletto” o semplicemente calza corta di cotone con scarpa aperta? E’ importante per me. Devo saperlo. Grazie.

La Ricetta

Ingredienti: 160 grammi di tuorli, 160 grammi di farina di riso, 45 grammi d i cacao amaro in polvere, 240 grammi di albumi, 200 grammi di zucchero semolato bianco.

Procedimento: Monta gli albumi con lo zucchero semolato. Incorpora a filo i tuorli che hai leggermente sbattuto prima e infine la farina di riso setacciata con il cacao in polvere mescolando delicatamente dal basso verso l’alto. Con l’aiuto di un cucchiaio ricava tante piccole palline che poggerai sulla carta da forno. Distanziale giusto un po’ perché cresceranno. Scalda per 6-7 minuti massimo in forno già caldo a 240 statico.