Mentirà per confonderci e alle menzogne mescolerà anche la verità per aggredirci


Tralasciando i Golden Globe di Oscar e Nomination ce ne sono un bel po’ mi sa.

  • Migliore sceneggiatura non originale a William Peter Blatty
  • Miglior sonoro a Robert Knudson e Christopher Newman
  • Nomination Miglior film a William Peter Blatty
  • Nomination Migliore regia a William Friedkin
  • Nomination Miglior attrice protagonista a Ellen Burstyn
  • Nomination Miglior attore non protagonista a Jason Miller
  • Nomination Miglior attrice non protagonista a Linda Blair
  • Nomination Migliore fotografia a Owen Roizman
  • Nomination Migliore scenografia a Bill Malley e Jerry Wunderlich
  • Nomination Miglior montaggio a John C. Broderick, Bud S. Smith, Evan A. Lottman e Norman Gay
The Exorcist, diretto da Friedkin e tratto dall’omonimo romanzo di William Peter Blatty, dopo i problemi con la censura dovuti al periodo e diverse imitazioni scandalose, lo si è potuto vedere in versione integrale solo dopo venti anni e più ed esattamente in una riedizione del terzo millennio; proprio nel 2000. Undici minuti di puro terrore di cui non si sarebbe potuto fare a meno.
Sull‘Esorcista, come Shining, ho avuto modo di blaterare anche a sproposito molte volte. Musa anch’esso di visioni e storie viene collocato però tra  i miei cassetti visivi come ispirazione massima della paura.
Perchè avevo undici anni quando l’ho visto per la prima volta. Mamma e papà, forse sbagliando per certi versi ma nonostante il dubbio ci sia vi è l’altrettanto dubbio molto più fondato che sia stato al contrario un bene, mi hanno sempre concesso di vedere qualsiasi cosa. Stava a me decidere se opportuno o meno. Psicologia infantile da supermercato a parte c’è da dire che la mia innata predisposizione al sangue, terrore, paura e suspence è diventata poi con il tempo uno dei capisaldi del mio modo di approcciarmi al disegno, visione e racconto.
Non mi sono mai voltata. Non ho mai chiuso gli occhi né portato le mani al volto. Una volta papà vedendo un film e una ragazzina che emetteva gridolini davanti a un film d’orrore disse serissimo “Nessuno ti costringe. Se vuoi fare una cosa la fai altrimenti non la fai”.
Niente di particolarmente elaborato certo. Una frase detta così. Ma per me qualsiasi parola proferissero papà e mamma diventava automaticamente legge.

Non albergava in me uno spirito controcorrente che voleva in tutti i modi contrastare il pensiero dei miei genitori. Concedendomi tutto ed essendomi permesso anche quello che generalmente non lo è, hanno ottenuto, inconsapevolmente o meno, quello che generalmente non si spera nemmeno: assoluta devozione. Devozione che mi ha sempre fatto agire con l’intento di renderli orgogliosi di me. Non tradirli. Rispettare i loro pensieri.

Quando mi sono trovata davanti L’esorcista a undici anni e lo ricordo come fosse stato ieri, ho temuto di non farcela. La musica era eccessiva e nonostante allora non capissi esattamente cosa fosse la fotografia dentro di me intuivo che i colori non erano quelli di Lady Oscar e Georgie che corre felice sui prati.

A undici anni adesso rivedendomi capisco che ero davvero troppo piccola. Se adesso mamma mi chiedesse “faresti vedere a tua figlia L’esorcista a undici anni?” risponderei, nonostante molte reticenze, sì. E questo sarà uno di quei problemi che farà azzuffare me e il Nippotorinese in un’eventuale educazione della prole.

Al contrario di me il nordico ha sempre avuto orari, regole e limitazioni.

Avevo la coda di cavallo ed ero seduta sul letto con il piumone azzurro. Forse quello di Diddle ma non ne sono sicura perchè questa immagine del piumone è confusa e devo riprenderla. Ho inspirato ed espirato fortemente e mi sono detta che. Se una cosa volevo vederla bene. La vedevo. Se non volevo vederla. Non dovevo vederla. In ricordo delle parole di papà.

Niente si fa a metà. Niente. E se lo diceva papà era chiaro che così doveva essere. Mi sono accarezzata un po’ i capelli perchè lo faccio sempre come forma di incoraggiamento anche a distanza di venti anni e ho visto.

Ho visto una storia che non mi ha spaventato. Mi ha letteralmente paralizzato. Vivevo il tormento della fede in quel momento. Frequentavo un collegio cattolico non perchè i miei fossero particolarmente invasati ma più per il fatto che lavorando molto non potevano accudirmi e quindi una scuola pubblica non faceva al caso mio. Entravo alle otto del mattino e uscivo poi il pomeriggio tardi. Questo per dire che la mia mente veniva continuamente bombardata da preghiere. Prima di studiare e prima di mangiare. Prima di studiare al pomeriggio. Senza contare i cori dove eccellevo pochissimo con la mia voce da cornacchia e via dicendo.

Eppure qualcosa non mi tornava. Mamma credeva fortemente in Dio e ogni sera dava un bacetto a Gesù sul comodino. Papà non credeva fortemente in Dio e ogni sera dava un bacetto a me e buonanotte. Anche mamma mi dava un bacetto eh. Ma l’ultimo era sempre Gesù. E per un po’ confesso senza vergognarmene sono stata pure molto gelosa di questa cosa.

Una sorta di competizione con Gesù sul comodino; che per inciso è sempre lì. Sul comodino.

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Buongiorno 2012- Anno del Drago


Di Pancake qui se ne sono fatti un po’ . Il pancake al cioccolato con  lo scotch all’arancia ( clicca qui per la ricetta) , quello  in versione Totoro ( clicca qui per la ricetta) , e altre infinite variazioni speziate, dolci e salate come base per bento artistici ; il pancake infatti è perfetto, un po’ come la frittata e la crepe, per le basi dei bei facciotti o acconciature ( cosa sto blaterando? clicca qui per vedere la capigliatura frittatosa di Ponyo). L’anno scorso per l’avvento del 2011, anno del coniglio, come prima ricetta qui al Gikitchen ho postato una colazione; non a caso. Proprio a voler indicare un inizio. Avevo scelto il pancake proprio per l’universalità  di questo principio. Una pastella semplicissima composta da quattro ingredienti base ma complicata nell’esecuzione. Perfettamente tonda e bruciata o disequilibratamente armoniosa ma perfetta nel colore. Un  intruglio base che si può aromatizzare, condire, arrotolare ma che ahimè dipende anche da fattori x non governabili. Che accadono e basta. La filosofia del pancake;  credo ne scriverò un importante trattato  quando avrò finito di pensare a quello sulla Nanologia da giardino e a quello sull’universo dei calzini spaiati.

Ogni anno , il primo dell’anno, io farò un pancake. Perchè  niente come il pancake  rappresenta la semplicità e il mistero della vita. Mentre ti chiedi se tutto si brucerà o sarà perfettamente dorato. Come l’incognita  del nuovo anno.


Questa mattina, dopo aver trascorso il Capodanno più bello di tutta la mia vita perchè fatto solo di amore e sincerità, ho preparato per il Nippotorinese questi Pancake arrotolandoli e ritagliandoli come fossero roll. Non dando loro nessuna definizione esatta. Imbottendoli di cioccolato di Gobino in onore della sua e mia terra. Usando uova biologiche di galline non maltrattate siciliane con la coppola perchè nel misticismo dell’uovo vi è la fine ma mai il principio ( ovviamente non so quel che dico ma ho fretta e devo vedere l’ultima puntata di American Horror Story; che consiglio a tutti perchè sono un essere spregevole) . E nella polvere della farina la terra e nella neve degli albumi la tempesta.

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Meno tre giorni al Natale e tutto va be… – E tutto va.


[Ho avuto problemi con Vimeo e il Video. Per questo il vergognoso ritardo della pubblicazione]

Dovevo fare 20432094829048209482390482408 cose stamattina e poi ho deciso di farne una soltanto. Rilassarmi e parlare al telefono con Max. Un autoregalo che dovevo concedermi da troppo tempo. Rigenerata, felice e onorata di avere un amico (l’amico. Con articolo determinativo suona meglio) così speciale mi sono ricaricata. Neanche un’iniezione letale di tavor e lexotan potrebbe abbattermi in questo momento.

Ringrazio infinitamente tutti i partecipanti del Giveaway. Il video sotto mostra l’implacabile e severissima giuria composta dagli Elfetti Natalizi e dal Supremo Nano da Giardino Natalizio con la sua Sacra Bibbia (regalo di Max) durante la proclamazione. Il resto, cioè individuare il vincitore, è stato semplicissimo grazie all’elaborazione dati affidata al mio inviato di fiducia nonchè amicoprezioso nonchèregalatoredibibbie nonchèvabbè FA TUTTO MAX QUI! Io sono una comparsa, mi avete scoperto!

Per motivi chiarissimi di mancanza di tempo il premio verrà spedito subito dopo le feste natalizie ( vedo ridere Alessandra in fondo alla sala. Ti prego amore, contieniti) sperando che venga recapitato prima dell’inizio dell’anno nuovo.

1422 commenti validi….Enddeuinnerisssss….

Every move you make
Every vow you break
Every smile you fake
Every claim you stake
I’ll be watching you

Ogni movimento che fai, Ogni passo che fai, Io ti guardo, Io ti guarderò

(sì è per te, anche se tu non lo sai)

A sorpresa poi ho fatto una seconda estrazione, come accade sempre, ed è uscito il numero 1363 che corrisponde a *rulloditamburi* Azzurra Ginevra Turner che quando avrà tempo e voglia mi spedirà il proprio indirizzo per un pensierino da parte mia.

Lo stesso farà Sybil Biscuit perchè non contenta ho fatto anche una terza estrazione ed è venuto fuori il numero 961. Sybil, anche, vince un pensierino sperando che possa piacere.

Pressione psicologica ai massimi storici e invocazione dello spirito natalizio. La voglia di picchiare i passanti e far saltare teste in aria correndo via con il carrello della spesa infilando dentro robe a caso, è l’unico regalo che vorrei ricevere da me stessa.

Al supermercato finisco per essere alla mercè di tutti. Signore che al reparto dolci mi chiedono cosa sia esattamente la colla di pesce e perchè sono aumentati i fagottini al cioccolato della coop. E io quel cotechino neanche lo mangerò quindi perchè devo incontrare il tizio che mi consiglia quello fresco del macellaio. Lo so! LO SO MA NON CE L’HA!!!!

E mentre vorrei urlarglielo mi intrattengo elargendo sorrisi e spiegazioni. Senza sapere come, finisco a parlare dell’agar agar come sostituto naturale della colla di pesce e che i fagottini alla fine si possono pure fare in casa risparmiando un po’ fino ad arrivare a quanto deve essere buono il cotechino a Bra perchè me l’ha detto il Nippotorinese e io sulla fiducia gli credo.

Insomma per dire che nonostante mi ostini a volermi disegnare timida, riservata e apparentemente altezzosa, nella vita reale mi ritrovo ad abbracciare le vecchiette che non arrivano allo zucchero e a tenere in braccio bimbi sconosciuti mentre le mamme “un attimino prendo il pane”.

Una delle meravigliose teorie del Nippotorinese è sempre stata quella che il problema non fosse mio ma della geolocalizzazione. Al Nord tutto questo non sarebbe accaduto perchè si è un po’ più schivi e distanti.

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Alle 11.11 del 11.11.11 ho espresso un desiderio. Undici non ce li ho. Biscotti Croccanti al Marsala


E dopo le 11 del 11.11.11 alle 11.11 ci si becca il post

Avevo una radiocuffia bianca ma anche rosa e grigia. La solita esagerata sì.

Il fatto è che papà, lavorando nel settore dell’elettrica e della tecnologia in genere, ha per ovvie motivazioni influenzato questo aspetto. Da brava psicolabile seriale che colleziona inutilità ed essendo una stakanovista delle apocalittiche cretinate non è stato difficile infine possedere una quantità di roba imbarazzante e assolutamente inutile.

Avere una radiocuffia sarebbe stato molto più che sufficiente per una bambina ma per diventare incredibilmente fuori da ogni schema bisogna possedere un’infanzia turbata dall’illogicità. Ed eccomi qui.

Per cercare di dare un senso a quello che senso non aveva a priori cercavo in tutti i modi di inventarmi delle giustificazioni plausibili del tipo “se finiscono le batterie nella radiocuffia bianca ho sempre quella grigia” ma crollava miseramente tutto perchè papà le batterie le vendeva e avevo la casa invasa da stilo, ministilo e torcia.

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Il Pane al cioccolato con marzapane e frutta secca


Brutta abitudine quella di due post giornalieri lo so. Il problema è che peggiorerà la situazione. Di giorno in giornoingiornoingiornoingiorno.

Quando ho letto pane al cioccolato con marzapane e pinoli la prima cosa che mi è venuta in mente è stata “e ci infilo pure un cotechino, va”. Nel mio scarsissimo repertorio culinario la voce marzapane mal si associava a pane, cioccolato e frutta secca.

Dopo aver scoperto il pollo alla ciliegia del resto non era così assurdo pensare al cotechino con il marzapane;  fermo restando che io queste benedette melanzane con il cioccolato voglio farle eccome. Non è che qualcuno le ha mai provate e spaccerebbe ricetta?

Ma non devo confondermi. Lo sono già di default. Procedo, o perlomeno ci provo, con calma (sefaperdì).

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Poteva essere un Blondie e invece è un Brownie al cioccolato bianco


Poche parole perchè vi sono già troppe polemiche su come sia corretto o meno comportarsi sui Social Network o Blog quando una disgrazia si abbatte sulle vite di tutte. Genova. 45 500. Sms di aiuto.

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Rifiutare un invito a un evento dove avrei potuto conoscere lo chef Oldani è stato orrendo. Essendoci pure Vale e non poterla abbracciare, diventa ancora più orrendo.

Rifiutare poi un altro invito per un evento organizzato da una delle riviste di cucina più famose di Italia è il giusto epilogo. Diciamo insomma che un’aura di tristezza cosmica al momento mi pervade. Impossibilitata allo spostamento ho dovuto rinunciare a due incredibili esperienze sulle quali potrò rimuginare e piagnucolare per i prossimi tre anni.


Mi sa che qui non ho uplodato molti Brownies.

Controllando in archivio mi ritrovo soltanto i famigerati al cioccolato, banana e Rum  che hanno trovato un qual certo (inaspettato) riscontro; uno su tutti l’autorevole parere di Cey, che non dimentichiamolo rimane coproprietaria del Gikitchen essendoci invogliate a vicenda a intraprendere questo impervio cammino costellato da san pietrini di zollette e viali di farina con alberi di uova. Colei che mi sopporta piagnucolante e isterica e riesce a farmi ridere trasformando lacrime di dolore in risate damaldipancia. In un momento tragico per lei.

Confesso, in realtà, di averne fatti eccome di Brownies ma per qualche inspiegabile ragione molte foto risiedono ancora in archivio e non convincendomi la luce e lo scenario dello scorso anno ho deciso di tenerli lì e non pubblicare. Un vero peccato perchè quelli al doppio cioccolato e noci erano pure riusciti parecchio bene per non parlare di quelli marmorizzati. Contando però che li rifarò eccome entrambi, e che scoperto essere una perversione culinaria di Max che una volta tanto non mi boccia qualche schifezzuola troppo gne gne gne, direi di aprire ufficialmente le danze con lo sfornamento brownies selvaggio.

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Pancake al cioccolato con Scotch (sefaperdì) all’arancia e l’infallibile tecnica dei bottoncini a caso


E si comincia con il Natale! NOOOOOOOOOOOOOOOO! Fermi! Lo so che state schiacciando la x in alto a destra possessori di piccì e a sinistra possessori di Mac. FERMI! Si comincia con il Natale ma con calma, ecco. Nessuna ansia prenatalizia, prometto (io ho già deciso il colore delle palline e voi no! gne gne gne gne! Io ho già la lista regali gne gne gne gne gne!).

Si era detto che a Novembre partiva ufficialmente il progetto “Le Ricette di Natale“, Christmas Food, e così è. Ho messo online le ricette dello scorso anno e quelle che ho reputato inerenti al tema natalizio (mentre organizzavo Halloween, altrimenti che piacere c’è nell’esaurirsi? E il dominio per Pasqua è pronta, of course). La sistemazione grafica è chiaramente precaria e in costruzione; provvederò al più presto riempiendo di gnomi ed elfi qualsiasi colonna, barra, gif e testata. Un’ondata glitter ci travolgerà e io, che con il Grinch ci vivo, riuscirò a debellarlo ancora una volta. I miei spazi sono troppo dispersivi tra fumetti, scritti, foto e deliri e per questo nasce l’esigenza di “ordinare”. Che poi io non ci riesca e confonda ancora di più è un discorso che francamente non mi interessa. E’ da lodare l’intenzione (questa è la personalità arrogante. Aspettate che arriva l’altra insicura. Basta poco).

Il pancake è stata la prima ricetta del 2010. Proprio la colazione di Capodanno organizzata per il Nippotorinese. Diventata ormai, per tradizione, la pietanza dei giorni festivi. Quelli un po’ coccolosi. Quando non deve correre in ufficio (correre si fa per dire perchè la calma zen con la quale si allaccia le scarpe a me fa venire voglia di spaccargli il mattarello in testa). Quando posso mettere tutto su un vassoio e svegliarlo con i pancake freddissimi gelati (e dovevo fotografarli prima eh) e il caffè schifosissimo che solo io so preparare.

Se per tutti la colazione a letto rappresenta un sogno, per il Nippotorinese è l’esatto contrario. Una freneticapazzaiperattiva che arriva con la sua voce squillante farfugliando “prestoamoresonogiafreddifotopancakepostperfavoreprestohodafareuffa”.

Ma procediamo con calma*ingoia due gocce di lexotan al sapore di gnomo*.

Il pancake al the matcha era perfetto e con le stesse dosi avevo realizzato quello in versione Totoro (il post lo trovi cliccando qui).

E quelli a venire aromatizzati alla cannella, per non parlare della versione salata con le spezie e i chiodi garofano che non avevo tritato ed erano venuti una meravigliosa schifezza (Pani è colpa tua!). Con il succo di agave ma anche sciroppo d’acero biologico e anche un po’ di cioccolato fondente fuso sopra e imbottiti. E . E.

Insomma per una che non sapeva manco cosa fossero i pancake direi che fanno ormai parte di una fantomatica quotidianità.

 Si prestano benissimo poi, come le omelette del resto, per fare delle basi da bento niente male. Per questo motivo fino ad oggi  non avevo  mai cambiato la mia ricetta base. Nonostante siano tutte pressochè simili, quella avevo imparato. quella mi aveva convinto. quella non avrei mai cambiato.

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Cheesecake di Zucca e Unghie Sobrie


Ed eccoci al secondo post di oggi. Non vi dimenticate di guardare la ricetta dei Cake Pops Halloween Version, vero? Oggi sono onoratissima ospite di Giulia su Amaradolcezza >>> clicca qui per la ricetta e il video tutorial >>>

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Da un po’ di giorni mi dico che Dicembre sta arrivando. Sarà che alla Metro ho avuto difficoltà a trovare gli articoli di Halloween perchè invasi dalle candele natalizie e dai panettoni.

( avete mica visto alla Metro l’impiccata alta 180 cm alla modica cifra di 108 euro? Così giusto per blaterarne su . Sulla scarsissima qualità di prodotto e cifra esagerata. Un po’ come le arzille donne attempate al banco frigo. E’ un’immagine che mi entusiasma a dir poco).

D’accordo che si parla di prova costume a Marzo e che ad Agosto i bambini devono già vedersi i diari per il rientro a scuola quando la maestra non ha loro consegnato il libro delle vacanze (finivo solo io il libro delle vacanze prima che cominciassero o ci sono altri psicopatici in sala?). D’accordo che tolte le calze della befana ci sono già le uova di pasqua e che se vuoi una maglietta nuova ad Agosto devi comprarti il maglioncino della successiva collezione autunno inverno e d’accordo pure che già sappiamo cosa si porterà nella primavera estate del 2014, ma santapizzetta i panettoni no!

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Pioggia di Madeleines


Cominciamo con la tediosa comunicazione di servizio:
Halloweenfood.it è la rubrica del Gikitchen su come trascorrere in maniera incommensurabilmente orrenda la notte del 31 Ottobre.
Pannemummie Cotte, Cupcake di Ragni, Polpette di occhi e Dita Mozzate. Un menù come un altro, insomma.

Le spiegazioni e lo srotolamento tappetino ” welcome” si trovano giusto lì.

L’idea è quella di racchiudere all’interno di un dominio in maniera del tutto (poco) organizzata ricette e idee per Halloween, mise en place, apparecchiamenti, sparecchiamenti intortando  pasticci di carne umana e occhi fuori dalle orbite arrostiti con un po’ di succo di limone.

Perchè tutta questa fretta? Beh. Diciamo che  il Bianconiglio non fa che gridare ” è tardi ! è tardi!” e mai come in questo periodo ha avuto ragione.

Governare questa allegra banda psicolabile neuronale è leggermente impegnativo. Fine della tediosa comunicazione di servizio. 

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E oggi il Nippotorinese compie gli anni! Spernacchiamenti a go go



Appena sbarcati mentre una decina di rappresentanti dell’equipaggio (suppongo dopo apposito terrificante sorteggio) con aria nostalgica ci diceva “arrivederci”. Non è dato sapere chi abbia emesso un’elegante pernacchia e fatto un feroce gesto dell’ombrello. Pare però fosse una sicula vestita di pizzo nero, come tradizione impone, accompagnata da un Nippotorinese che oggi tadan!

Che oggi tatadan tuppete!

Compie gli anni. Qui si festeggia con un post che doveva essere programmato se solo io avessi eseguito la programmazione, ma è un tragico discorso poco attinente. Come quello di aver fatto un contratto tim perchè La costa Crociere sostiene che “con Tim non avrai problemi a comunicare! ” . Certo che non si hanno problemi. Non funziona e basta. Facile no?

Essendo in autostrada direzione casa con connessione vergognosamente instabile mi riservo a breve di tediare il mondo intero con 2.121.1212 pagine word di resoconto-crociera-

Ah. Per casa intendo Torino, chiaramente. E per omaggiare La Signora oggi: I Savoiardi. 

Gli voglio bene. Confesso di volergli bene. Non sono affezionata e non è la sindrome della telespettatrice sola abbandonata nella sua dimora che socializza virtualmente con i personaggi televisivi credendo che Gerry Scotti sia un cugino, la D’Urso la signora della porta accanto e Francesca Cipriani la cugina intelligente.

Gli voglio bene. Sarà quell’adorabile fossetta sul mento che mi ricorda mio Zio (e io santo cielo ho uno degli Zii più belli che la storia degli Zii ricordi) così familiare o quell’occhio azzurro vivace che non fa paura, allegro che ti mette serenità. Sarà anche che vorrei accorciargli la frangetta phonata in maniera esasperata. Vorrei spostargliela un po’ sulla destra a mò di ciuffo e con la testa un po’ obliqua sussurrargli “visto che stai meglio così?”.

Gli voglio bene. Sarà che sogno di passargli il cucchiaio o la spatola in silicone mentre ammaliata e rapita  lo osservo sparare crema chantilly con la sua sac-a-poche come fosse un prolungamento umano tanto è intrisa di precisione e perfezione. Starei lì a fotografare le sue mani con quella manicure perfetta mentre si destreggia tra un dolcetto paradisiaco e trecento mila chili di farina nera di farro del bengala coltivata con la trebbiatrice numero quattro della fattoria numero 897 bis.

Gli voglio bene ma santo cielo NONCELAPOSSOFARE.

Perchè Montersino è innegabilmente friendly e c’è anche il glossario di Luca, grazie al cielo.

Ma non ce la si può fare ugualmente. Che la rassegnazione ci colga in maniera consapevole.

Destrosio o glucosio, raffinare, raffinatrice, rifrattometro, zucchero invertito, pirlatura, valvola aperta-valvola chiusa, zucchero fondente, burro nocciola, caramellare a secco, caramellometro, chibouste, coppare, dacquoise, decuocere, farina debole, farina forte, inulina, isomalto, malitolo, pezzare.

E sono solo alcuni (immaginatemi riversa per terra con sguardo catatonico*diapositiva visivimmaginativa numero 1).

Montersino è e continua ad essere uomo da venerare e idolatrare da sempre e per sempre. Immaginette disseminate per casa rendono omaggio (MA MAI ABBASTANZA! devo calmarmi, sì)  al Grande Maestro. Il timore reverenziale che lo stesso Nippotorinese nutre nei di lui confronti, risulta commovente (legato fortemente alla regionalità piemontese; la nega ma è evidente. Del resto chi non sarebbe orgoglioso di un suo corregionale?! Evitiamo di pensare a La Russa noi siculi, ok? Focalizziamo Battiato, ok?) e straziante. In religioso silenzio fissiamo il monitor inebetiti con lo stesso sguardo delle mucche che guardano passare i treni. Talvolta prendo qualche appunto. Ci prostriamo davanti al monitor quando mostra il risultato finale con quella semplicità e modestia che spiazza e lascia interdetti.

” E voilà la sfoglia di cioccolato arancia e mandorle è servita!”

“E voilà la ciambella allo yogurt, fruttosio e Lime è pronta!”

“E voilà la millefoglie con crema chantilly e gelato fragola lime servita con scultura di caramello è pronta!”

E voilà, ‘nsomma.

(chi ha pensato “unpardi…” ha tutta la mia comprensione)

‘Nsomma è un po’ il riassunto di tutto, sì. Perchè in questo “‘nsomma” c’è tutta la mia totale incapacità sapientemente farcita di incommensurabile incompetenza che quel “voilà” rappresenta. Irraggiungibile. Un voilà irraggiungibile e un ‘nsomma  raggiungibilissimo.

Quando da Eataly nel corner di Montersino abbiamo acquistato per ben due anni di fila la torta di compleanno del Nippotorinese e della Socia, sono entrata in coma visivo e ho fissato il famigerato “Quadro di autore” per non so quanti quarti d’ora. Stessa cosa per i mini dolcetti gelatinosi e non, fruttosi e non e i tiramisù nelle loro infinite varietà. Solo la granitina dell’agrigelateria è riuscita a distogliermi da quel delirum tremens pupillarum schizofrenicum (si vede o no che sono una donnadecurtura eh?! ).

Come accade con  i libri di Montersino, che chiaramente possiedo in toto (anche i doppioni. doppie edizioni. edizioni diverse. sonounpazzaiutatemi), sto lì fermafissaimmobile a contemplare la perfezione. Qualsiasi ricetta Montersiniana mi mette angoscia. Sì, nonostante mi lanci in Ducasse e Sadler manco fosse la ricettina di Cotto e Mangiato. Con quel delirio di onnipotenza che di certo non dovrebbe appartenermi vista la mia incapacità culinaria ma.

Con Montersino: panico assoluto. Nonostante il Nippotorinese caldeggi continuamente preparazioni a quattro mani, giusto per farmi esercitare un po’, invitandomi ad avere fiducia. Rimango fissa lì. Che sia il corner di Eataly con le sue creazioni reali a due centimetri da me. Che sia il corner a caso di casa mia con le sue creazioni virtuali a due centimetri da me in formato fotografico.

Eppure prima di arrivare finalmente (si vede che l’angoscia dell’assenza è diventata insopportabile?) a Torino mi sono detta che quanto meno avrei dovuto provarci. Con poca angoscia e tanto coraggio ho scelto qualcosa di non eccessivamente elaborato. Sarebbe stato inutile del resto deprimersi davanti alla “torta al miele e mascarpone con aspic di moscato e fichi”, meraviglia dell’ingegneria dolciaria.

Dei semplicissimi Savoiardi. Un inno alla terra di Montersino e del mio amore. Un pochettopocopoco anche mia. Il biscotto piemontese per eccellenza rielaborato dal genio della pasticceria Italiana, ormai portabandiera in tutto il mondo del made in Italy. Per questo motivo ho voluto dilettarmi anche in una versione tricolore (incredibile come anche la presenza del colorante non abbia minimamente influito sulla consistenza dell’impasto).

Savoiardi con farina di riso. Ho prestato moltissima attenzione, come mai in vita mia. Ho seguito meticolosamente ogni suo consiglio (e grazie al cielo erano pochi) e cercato di “non metterci come al solito del mio” (sorriso beffardo).

Savoiardi spettacolari. Incredibilmente soffici e pazzescamente somiglianti a quelli originali. Mi si conceda: migliori. Merito dell’impasto chiaramente e non della mia elaborazione. A conferma che le dosi Montersiniane diventano merce rara da custodire e divulgare solo dopo cospicuo assegno.

Roba che quando li ho tirati dal forno ho urlato al miracolo pronunciando quelle dodici parole del dialetto piemontese che conosco meglio (e Estella santo cielo ti ho pensato tanto!) .

Un’esperienza mistica da ripetere. Un altro centinaio di volte, se non più. Come quella di vedere Torino. Vivere Torino. Fissare immobile un vetro con un quadro d’autore di frutta che ti rimanda la stessa sensazione di un oggetto preistorico in un Museo. Come la morbidezza interna di un biscotto morbido, affabile e dolcissimo dalla corazza stoltamente percepita come superba.

Il savoiardo rappresenta questa grande regione e l’incommensurabile beltà di Torino (ma quand’è che mi si darà la cittadinanza onoraria in attesa di definitivo trasferimento? uff).

Torino! Sto arrivando (scappa finchè sei in tempo. Torino e  Montersino. Stazionerò ad Alba con il sacco a pelo anche solo per guardarti e inginocchiarmi a te, Maestro #sallo)

(la vedo già Torino scappare. Piano piano. Con la sua flemma. Organizzando bagagli dentro una valigia  a forma di Mole. Sale su una carrozza a Piazza Vittorio; di quelle eleganti . Abbigliata in abito da sera con qualche diamante come dettaglio. Sono le otto del mattino del resto. E si perde verso la Gran Madre mentre saluta con la mano semplicemente ruotando il polso. Un po’ come fanno durante la proclamazione di Miss Universo. Con semplicità. In fondo è Torino avrebbe potuto esagerare.)

La ricetta dei Savoiardi con la farina di Riso di Montersino la trovi cliccando qui >>>>

My Blueberry Nights, ma santo cielo un Bacio Romantico proprio no.


Sceglie Wong Kar-wai come primo film da regalarmi ed esattamente Hong Kong Express. Facile innamorarsene perchè permeato da ossessione maniacale per il trambusto della città e della solitudine-alienazione al tempo stesso. Una metropoli velocissima e lentissima in un’abissale dicotomia che potrebbe disturbare ma non certamente me che sto sempre e comunque in equilibrio tra gli eccessi. Hong Kong express diventa metro di valutazione per le visioni a seguire che mi deludono. Se quel primo entusiasmo aveva fatto credere che sarebbe stato sempre un idillio durante le proiezioni, sono stata smentita seccamente. Il gusto dell’anguria ha certamente un suo peso innegabile. Ricordo così la mia fase di innamoramento iniziale per il cinema orientale, seguito da un rigetto totale che esplode infine in passione e amore indissolubile (tanto da farmi pensare di rivedere Il gusto dell’anguria). Ma da lui, Wong Kar-wai intendo, mai vi è stata una delusione proprio come con Kim Ki Duk. In the mood for love mi ha letteralmente scioccato.

Per la fotografia in primis. Tanto ne sono rimasta (e rimango) rapita che trovo difficoltà a seguire tutto il resto. Quando scendono le scale insieme,  con il bento box tra le mani sono tornata indietro proprio come se avessi quattordici anni e premessi “rew” sul videoregistratore. Solo che con il dvd fai casini perchè passi alla scena precedente. E maledici la tecnologia. Nel dvd di In the Mood for love poi, ci sono addirittura le ricette consigliate. Sì perchè il cibo è anche protagonista di quello che a mio modestissimo (lampeggiante luminoso gigante) parere rimane uno dei film più belli che la storia del cinema (mondiale) ricordi. A confermarlo, grazie al cielo, menti illustri del panorama critico intergalattico.  La lentezza di In The Mood for love, diversa dalla frenesia di Hong Kong Express, non può che intontirti e farti venir voglia di rivedere entrambi ancora. ancora. ed ancora. Perchè ogni volta ci sarà un movimento lento che diventa veloce e viceversa e si potranno cogliere dettagli che prima erano solo sfuggiti. “Ordina tu. Non so quel che piace a tua moglie”. (cit) Perchè i due scoprono che i rispettivi coniugi sono amanti e insieme incosciamente decidono di percorrere un sentiero che dovrebbe portarli alla risposta. Al “perchè”.

Le ultime volte che ho visto In The Mood for love cercavo dei dettagli culinari che potessero servirmi per il mio “progetto libroso” e se prima mi era completamente sfuggito che il cibo fosse a tratti protagonista, mi sono resa conto che diventa determinante ai fini del racconto; Kar-wai dedica inquadrature meravigliose e ravvicinate alla bistecca e alla costata impanata. Detta così mi si potrebbe pure schernire (lo farei anche io del resto) ma se stai cercando qualcosa in un determinato contesto e la trovi. E quando la trovi puoi rielaborarla e utilizzarla nell’esatto modo in cui speravi. Beh. E’ innegabilmente appagante. Con quella bistecca e costata impanata mi sono sentita appagata, sì.

Stessa cosa credevo sarebbe successo con My Blueberry Nights nonostante quel titolo “Un bacio Romantico” francamente mi avesse fatto accapponare la pelle. Capisco che La notte dei Mirtilli o La notte della Crostata dei Mirtilli o La notte dove ci strafogavamo di Crostata di Mirtilli non fossero particolarmente allettanti ma Un bacio Romantico suona un po’ come una commedia da mandare la domenica dopo pranzo su canale cinque o peggio ancora quando Maria De Filippi non va in onda nelle festività e al posto di Uomini e Donne ti piazzano una storia di amore con gli stessi ingredienti insulsi: baci, passione, sole, cuore, amore. Ora non mi permetterei mai di asserire follemente che si tratta di una commediuola del genere perchè santo cielo sempre di Wong Kar-wai si tratta. Ed è un po’ come guardare una Chanel.

Lagerfeld mi può impazzire una volta con il jeans sfilettato leggermente paillettato ma lo si perdona facilmente con la Jumbo e la rivisitazione dell’apertura CC. Insomma per dire che è sempre una Chanel. Ahem. E’ sempre un Wong Kar-wai ma è giusto dimenticarlo e annoverarlo come “era sicuramente incapace di intendere e volere. era un periodo difficile. Forza Wong siamo tutti con te. aripigliatimmediatamente” e tutto il resto appresso (tutto il resto appresso, idioma napoletano, rappresenta per me un must di stagione e devo inserirlo necessariamente in qualsiasi contesto letterario e verbale). Tra i protagonisti di My Blueberry Nights (mi rifiuto di chiamarlo Un bacio Romantico) c’è Norah Jones che vorrei ricordare come cantante piuttosto che come attrice e Jude Law che come Kar-wai stava sicuramente passando un gran bel brutto periodo. E tadan sbuca pure Natalie Portman calata nella parte della ragazzaccia ma neanche troppo. Elizabeth (Nora Jones) parte per un viaggio attraverso l’America dopo una storia finita male e dopo aver innescato una relazione mentale strafogandosi di Blueberry Pie nel bar di Jeremy (Jude Law).

L’innegabile attrazione tra i due viene interrotta dalla “maturità” della protagonista che decide di far perdere le sue tracce partendo senza meta alla classica “ricerca di se stessa”. Girerà il paese lavorando in diversi locali e raccontandoci la vita dei clienti mentre compila lettere rivolte a Jeremy che lasciano intuire un lento crescere di sentimenti. Lui disperatamente la cerca. Ora non sto qui a fare spoiler ma se si ha avuto occasione di vedere una delle succitate commedie del sabato pomeriggio non è difficile intuire su dove si voglia  andare a parare. In questo film occidentale, l’unico tra l’altro, Kar-wai a mio personalissimo avviso (sì tendo a giustificarlo) ha quasi voluto schiaffeggiare il cinema occidentale regalando quello che vuole. Cosa vuole? Idiozia. Perchè nulla c’entra con la poesia, lentezza e fotografia di In The Mood for Love e Hong Kong Express e. No. Sì forse in alcune scene (l’ultima soprattutto) avrei detto che qualcosa di speciale rispetto alla commediucola c’era ed era facilmente palpabile ma il resto no.

Fuggire e ritrovarsi è un tema che conosco e ho vissuto. Ritornare e capire, pure. Ho rielaborato mille volte queste immagini e questo racconto e credevo che Kar-wai mi avrebbe potuto donare visivamente sensazioni e ricordi. Non c’è riuscito ma vabbè oh. E’ sempre un Wong Kar-wai e volente o nolente vale la pena di vederlo degustando perchè no una classica Pie americana. Burrosa. Tremendamente burrosa. Con i mirtilli freschissimi che il fruttivendolo di fiducia ti spiega come lavare. Delicatamente. Come fossero delle perle di Labuan.

La frolla di questa Pie è stata preparata dal Nippotorinese mentre seduta sull’isola della cucina guardavo i suoi movimenti lenti e scrivevo. E’ una crostata preparata da noi. Confezionata da ricordi, dolori e gioie. E quando ci siamo baciati poggiandoci sull’isola ho capito che sarei potuta scappare ancora e ancora e ancora. Ma sarei scappata solo dalla felicità. Fortuna che sono rinsavita, come spero Kar-wai e Lagerfeld. Di Jude Law poco importa.

La Ricetta della Blueberry Pie americana la trovi cliccando qui >>> (formato stampabile).

La Ricetta della base e copertura la trovi cliccando qui >>> (formato stampabile)

Non c’è mica bisogno di ricordare che dentro alla Pie classica americana ci si può mettere qualsiasi cosa, vero? Tranne il vicino di casa tutto è concesso (Il Tortino di Miss Lovett di Sweeney Todd , ve lo ricordate? Fingete entusiasmo)

La ricetta è copiata di sana pianta da Simply Recipes paese dei balocchi americani. Sito affidabile che mai delude e che consiglio caldamente. Ma così caldamente che  si potrebbe con questo consiglio trascorrere l’inverno in Siberia vestiti di soli shorts e canottiera.

 Se in un insano gesto di follia si volesse approfondire qui  si è anche provata, sempre per la categoria Cinema e Cibo, la torta di Biancaneve (Link alla ricette e delirio di foto) : la Gooseberry Pie.

E vogliamo dimenticare la Cherry Pie dell’Agente Cooper di Twin Peaks?


Infine e smetto di tediare: Su Kodomoland ci sarebbe la ricetta sfiziosissima per i più piccini: Le Lasagne di Toast 

L’angolo dell’aggiornamento Iaiesco. Sottotitolo “machefregaanoidiquellochefaitu” (faccino triste):

1. Che siccome (Ale perchè abbiamo smesso di dire che siccome?) sono in piena full immersion catartica di scrittura qualcosa potrebbe sfuggirmi. Chiedo venia pertanto perchè si preannuncia un periodo ancor più confuso dei precedenti. Diciamo che sono confusa quanto una stagione di Lost a caso. E sembrava impossibile.

2. Che siccome ho solo 23428048204823048 mail non vorrei apparire scortese se allegassi uova di pasqua glitterate in formato .gif con su scritto Buona Pasqua 2019 a te e famiglia.

3. Che siccome dico sempre di non lavorare ed essere fortunata blablablabla ma. Ma  tutti stanno in ferie tranne  me. Oggettivamente voglio riconoscermi che da sei mesi non smetto un attimo che sia uno e. E forse che forse sto meditando seriamente di prendermele pure io e fuggire giusto due-tre mesi. La Costa Crociere a quanto pare fa partire il Tour “Giro del mondo in 100 giorni”. Confesso di star meditando profondamente a riguardo. Vendo tutto. E Ciao.

4. Che siccome siete tutti talmente adorabili con me ed io talmente distratta e confusa che mi sento giusto un tantinello in colpa. Per punizione prometto di infliggermi la visione di Pomeriggio cinque (no. Sul serio. Merito davvero questo?)

5. Che siccome. Grazie.

6. Che siccome sei è la metà di dodici ed è pari. Con cinque non si poteva mica finire, santapolpetta.


Esaurimento alle porte? Un cucchiaio di Semi di Papavero e passa la paura (forse)


E’ ovvio guardare un girasole e pensare a Van Gogh, come lo è altrettanto guardare un papavero e pensare a Monet. Nonostante siano dei colpetti leggerissimi di pennello rosso è lapalissiano. L’occhio li registra come papaveri e difatti così è. Camille e Jean, moglie e figlio di Monet nell’indimenticabile dipinto, rappresentano proprio il riposo, la passeggiata e la spensieratezza. Un sedativo naturale visivo come le proprietà stesse del papavero. La presenza degli alcaloidi all’interno di questo fragilissimo fiore rappresenta un vero e proprio sedativo naturale. Nell’immaginario comune c’è questo connubio: papavero-oppio-droga; questa comune verità intrinseca ti stordisce di default quando davanti ti ritrovi un campo di papaveri. E’ innegabile che riescano ad esercitare un potere quasi coercitivo. Li fissi immobile. Dimentichi.

I semi di papavero, nella versione bianca  e nera, sono lodati per le proprietà calmanti del sistema nervoso nella medicina naturale. Come tutti i semi oleosi poi si sposano benissimo con le preparazioni di lievitati e difatti non è inusuale ritrovarli in meravigliose pagnottone ricoperte di semi di papavero; come tutti i semi oleosi poi diventano una ricca fonte di grassi e proteine ma non solo. Riserva di manganese, calcio, acido linoelico che sta un po’ per Omega 6 e una sfilza di vitamine dove primeggia la E. I salutisti non possono che idolatrare questo semino. Francamente a me il seme di papavero piace e pure tanto (ed anche alla mia focaccina!). Ha un gusto particolarissimo e si presta bene ad ogni sorta di preparazione. Sproloquio a riguardo proprio perchè in archivio mi sono resa conto di aver raccolto, senza rendermene conto, molto più di qualche ricettina ma un vero e proprio malloppone gigante. Fermo restando che si dovrebbe provare anche una semplice insalata di iceberg, arancia e semi di papavero o che ne so spinaci lessi semplicemente con qualche semino prima di servire (provate, santapizzetta!), siamo qui oggi tutti riuniti (tranne i miei neuroni) per l’ennesimo “sbolognamento” di roba in archivio; organizzata alla meno peggio senza nessuna connessione logica e gustativa vi propongo per la sezione “Ricette per ingrediente” qualche idea con questo semino dalle proprietà a dir poco strabilianti.

C’è da pensarci su e molto. Sarebbe un bene portarsi in ufficio una bella cucchiaiata di semi di papavero? Quando la collega ti racconta che ha perso tre chili mangiando cornetti, che ha cambiato il turno e sorpresa TADAN! l’ha cambiato con te senza avvertirti e si lima le unghie mentre rispondi al telefono. E’ il momento di una bella cucchiaiata di semi di papavero. Subito dopo un ceffone in faccia alla tizia, ma è un altro discorso che possiamo approfondire poi in separata sede.

 Con i semi di papavero si possono davvero fare dei chutney strepitosi e dei pesti intriganti dal vago sentore mediorentale (no. Non sto vaneggiando più del solito è che da quando ho il pestello in legno alleno i miei bicipiti colpendo violentemente. Immagino di avere davanti un volto random e mi diletto. Vengon fuori dei pesti talmente pestati che è una meraviglia e non occorre l’ausilio di elettricità. Altro che pungiball! Provate! Insieme agli spinaci lessi, sì). Questo per dire che sui semi di papavero avrò modo di tediarvi abbastanza (tranquilli. Poi li dimenticherò e vivrò la passione per la curcuma e dirò esattamente lo stesso non ricordandomi neanche più di aver scritto un post. E’ tutto sotto controllo. Non medico ma dovrebbe. Insomma basta!)

Le proposte di oggi sono:

  • Pesce Spada in Crosta di Semi di Papavero
  • Tofu in Crosta di Semi di Papavero
  • Macaron Speziati con Semi di Papavero
  • Cupcake con Semi di Papavero
  • Treccia con semi di Papavero
  • Tortino al Cioccolato con Semi di Papavero e Sesamo Nero

 Partiamo subito con il dire che La Ricetta della Torta al Cioccolato con Semi di Papavero la trovi cliccando qui >>> perchè a me questa versione stampabile piace. Il fatto che nessuno mi abbia detto che è un’idea strabiliante dovrebbe farmi supporre che dovrei sedare l’entusiasmo ma tant’è. Trascrivere le altre ricette sembra superfluo in quanto per il pesce spada occorre semplicemente massaggiare i tocchetti di pesce con olio e premerli su di un piatto dove si sarà raccolta una bella quantità di semi di papavero. Grazie all’olio e all’umidità del pesce si attaccheranno. Scottare giusto qualche secondo in una padella già calda e servire con gelsomino che è innegabilmente bello. Per la ricetta dei macaron ho usato la ricetta base di Felder (che potete trovare cliccando qui nella versione light stampabile. Continuo a ribadire che è l’unica idea razionale e pratica che io abbia mai avuto in vita mia). Una spolverata di semini prima di infornare e via. Per la ganache di imbottitura si può procedere secondo i propri gusti. Qui ho usato una semplicissima crema al sapore di cannella.

Per la treccia con i semi di papavero mi sono rifatta ad un impasto base di pane, spennelando poi con tuorlo e pioggia di semi. La preparazione del tofu in crosta di semi di papavero è imbarazzante per semplicità ed è una delle ricette che mangio più volentieri. E’ un po’ lo stesso procedimento del pesce spada ma senza irrorare di olio. Il tofu pressato su un piatto colmo di semi formerà questa crosta. Scottato  in una padella ben calda e spolverato di sale diventerà un ottimo pasto vegetariano/vegano e perchè no (?!) anche per i carnivori più incalliti. I semi di papavero conferiscono alla soia un sapore davvero ottimo che bisogna annoverare nella lista “da provare”. Un po’ come la torretta di asparagi, fragole e peperoni. La Ricetta invece dei Cupcake all’arancia e semi di papavero la trovate cliccando qui >>> Su quest’ultima spenderei giusto tre paroline. Il fatto che la rude arancia si unisca a questa finesse di seme rende spartano e al tempo stesso questo cupcake che ho trovato perfetto nell’impasto e nella consistenza. Lode lode e lode a questa edizione Cupcake di Luxury Books. Semplicemente perfetta. Da idolatrare almeno tre volte al giorno. Forse anche quattro.

E che la calma sia con noi. Om…om…ommm…ommmmmm*inspirare espirare

(bene vado ad uccidere il muratore. Ma prima ingurgito un cucchiaino di semi di papavero. Mi sentirò meno in colpa. Ommmmmmmmmm)