E lo dice Ramsay e lo dice Cleopatra che l’anguria va nell’insalata (rima di un certo livello)


Ho conosciuto il buon caro vecchio e dolce e biondo e vabbè ricominciamo. Ho conosciuto il buon caro vecchio no, non va bene. Ho conosciuto Gordon Ramsay (evviva la semplicità!) guardando estasiata Hell’s Kitchen, programma Sky tra il reality ammmerrigano e lo show culinario che dopo ben sei anni l’Italia conosce grazie a Master Chef. Ero allegra, pimpante e ingurgitavo quintali di schifezze. Mi vedo lì. Seduta sulla poltrona mentre inzuppo pop corn nel gelato (ah. Se c’è uno tra di voi che non ha inzuppato pop corn nel gelato me lo dica che si becca un ceffone a pieno volto, grazie) e guardo estasiata questo bruto mentre urla, sbraita, gioca a shanghai con i femori di wanna be chef focalizzando il tutto e riassumendo in :

“perché lui e Cassano non fanno qualcosa per quell’acne?”.

Sono sempre la solita donnetta pronta a crogiolarmi in interrogativi importanti, insomma. Ho acquistato il gioco di Hell’s Kitchen su qualsiasi piattaforma avessi a disposizione. A partire dalla Nintendo Ds, allora strumento tecnologico all’avanguardia, sino ad arrivare alla wii, alla app e non lo so. Se c’è un gioco da tavolo qualcuno me lo dica perché potrei ampliare questa meravigliosa collezione. Non ho mai adoperato una che sia una di queste applicazioni visive perché trattasi di giochino assai stupido e insulso (e allora perché non ci ho passato le notti santo cielo? devo riflettere) ma non è neanche questo il punto.

Il Punto infatti (colpo di scena) non esiste. Era giusto per collocare, senza alcun bisogno di farlo tra l’altro, in uno spazio temporale il cosa, il quando e il perché del mio legame con Gordon, bellodecasa. La mia Cri ne è perdutamente innamorata e per ironia della sorte credo sia davvero l’unica con il potere sovraumano di potergli donare ( Gordom vai dai lei !) una pelle vellutata come una pesca e morbida come un avocado maturo sotto il sole. Per questo motivo la mia già conclamata simpatia nei confronti di Gordon è stata riconfermata.

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Cucpake al cioccolato?sì. Con le pere? sì. Con la crema di formaggi? sì. Al Micro? no dai non ci credo !


Ricapitoliamo un po’ le ricette fatte al Microonde qui al Gikitchen? (vi ho sentito dire “no”)

La base è quella della Torta Paradiso al micro. La voglia di cupcake al microonde sapevo che avrebbe preso il sopravvento e così è stato. Complici poi le formine pirottose in silicone non ho tardato a provare un impasto. La scelta della ricetta è ricaduta su quella straconfermata della torta Paradiso, al secolo conosciuta ormai come Torta Beatrice. Ho aggiunto un po’ di tocchetti di pera e cioccolato e la cottura preossochè identica ha dato questo risultato. 

La crema con la quale ho ricoperto il tutto invece è quella classica al formaggio che sto adoperando spesso in questo ultimo periodo, anche perchè vivo di fissazioni momentanee che poi dimentico e butto nell’oblio.

Il risultato è gradevole seppur la consistenza, al contrario della Black Cake che sino ad ora rimane comunque quella che mi ha convinto di più, è molto meno soffice e un po’ più “gommosa”. Un termine a dir la verità improprio quanto dispregiativo ma è l’unico che si avvicini. L’umidità della pera credo abbia sortito qualche effetto “negativo” in questo contesto cioccolatoso ma non mi fermerà di certo nel proseguire con nuovi impasti e creazioni, sperando di poter giungere a conclusione, decretandone in assoluto il migliore.

Ingredienti: 6 uova, 6 cucchiai di cacao amaro in polvere, 3 pere grandi (intorno ai 150 grammi circa cadauna), essenza di vaniglia, 200 grammi di farina, 100 grammi di fecola, 4 cucchiaini di lievito, 120 grammi di zucchero, 100 grammi di burro (se non si ha la fecola si potranno adoperare 300 grammi di farina invece che 200 ma la torta ne risentirà e parecchio in morbidezza. Ahem ho fatto la stupidata, sì).

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Bento Pasquale Coniglioso? eccolo!


Un Bento Pasquale coniglioso nei toni del rosa poteva mancare in archivio ? Così giusto per cominciare con una domanda retorica. I coniglietti di frolla sono realizzati con quest’ultima ricetta testata durante la realizzazione dei biscottini a forma di uova e che oltre ad essere facile da ricordare mi riesce sorprendentemente bene e si tira che è una meraviglia. E sono giorni che ripeto solo questo.

  • “Buongiorno Gi”
  • “Oh quella frolla tira che è una meraviglia”
  • “Signorina Guardo questo dove lo mettiamo?”
  • “Oh quella frolla si conserva benissimo sai?”
  • “Grazia mi chiami? “
  • “Ma quella frolla è buona sai?”
  • “Giulia sei a casa domani?”
  • “La frolla santo cielo ! quella frolla”

Varie ed eventuali ad libitum.
L’insalata di Iceberg con i mirtilli e noci è una delle ultime passioni oltre al fatto che questo frutto ormai lo inserisco davvero ovunque. Non a caso poi le polpette in salsa di mirtilli già da tempo rientrano nelle preparazioni classiche di casa ( per la ricetta delle polpette in salsa di Mirtilli clicca qui). Dovrò proprio dedicarci una settimana a tutte le elaborazioni che contengono questo frutto così  follemente particolare e saporito.

E’ un Bento semplicissimo dove immancabili troneggiano le carotine a forma di fiorellino contenute in uno dei tanti gusci d’uovo colorato che ho realizzato e un’insalatina velocissima che contiene iceberg, mirtilli e gherigli di noci. Il condimento che è poi solo l’aceto balsamico è contenuto nell’adorabile contenitore a pois azzurrino. Per il Nippotorinese invece troviamo un mini sandwich al formaggio e crema di burro al tartufo bianco.

Qualche uovetto confettato con all’interno il cioccolato fondente chiudono questo spuntino velocissimo per me e lui. Un’idea carina per un aperitivo picciuino picciuò sul terrazzo mentre si sorseggia Ace, io e spumantino con succo di litchi, lui. Sì perché essendo astemia e detestando come poche cose l’odore del alcool mal mi diletto in realizzazioni che prevedono l’uso alcolico ma ultimamente la disperazione del Nippotorinese mi ha commosso e mi sono cimentata.

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Il Primo Bento Pasquale e la Pasta al Pistacchio !


Non è affatto semplice il movimento. Lo storyboard e.

E non ho alcuna nozione tecnica e voglia di aprire un tutorial. Aninare Mag è la massima espressione del mio sogno. Le difficoltà sono immense perché in primis il tempo scarseggia. Sì, bisognerebbe abbandonare qualcosa mi dicono ma. Ma io non riesco a dirmelo. Quando accadrà e sentirò dalla mia voce il consiglio potrò valutarlo ma non prima. Da ieri lavoro incessantemente al movimento del cucchiaio dentro una pentola. Ho sempre chiamato Fermatempo la mia macchina fotografica e l’operazione è proprio quella. Cercare disperatamente di fermare il tempo in ogni singolo frame. E’ incredibile come, alla vecchia maniera e solo con la matita senza l’ausilio di programmi tecnologici e vettoriali, sia apocalitticamente pazzesco far muovere. In uno stop motion le idee. Solo che nell’iperuranio sono fisse. Immobili. E. Muoverle. E’ possibile?

Poi però quando la vedi, tutta bianca e nera, che comincia a stento a girare un cucchiaio. Ti fermi. Fissi il monitor dove nel nero dello sfondo ci sono io io riflessa con il mio pallore. E gli occhi fanno meno male. Proprio come la testa.

Ma. Sono le dodici e dodici e qui si parla di cibo, ordunque si comincia.

Quando  il Nippotorinese è venuto ad abitare qui in Sicilia accoglieva con entusiasmo l’idea della Pasta con il Pistacchio. La prima volta un gran sorriso e conseguente abbuffata. La seconda volta un gran bel ritorno di gusto e di nuovo grande sorriso e abbuffata. La terza volta la lasagna al pistacchio ” ah pure la lasagna!” e la quarta con i cannelloni e prosciutto ” uh e pure i canneloni con il pistacchioi? “. Alla 230492’043920’4920’34920’4392’4.ma volta dopo la Sagra del Pistacchio a Bronte ancora non ne aveva abbastanza e sorrideva e.

Fino ad arrivare ai giorni nostri quando al solo sentire ” Pasta al Pistacchio?” la furia omicida si scatena incosciamente. E’ come la nenia che ascoltava l’assassino in Profondo Rosso. Bastava ripercorrere la violenza subita con quella determinata scala musicale e scattava nel subconscio la voglia di uccidere. Pasta al pistacchio è la colonna sonora che nel Nippotorinese fa scattare la molla: uccidi il siculo che ha proposto la Pasta con il pistacchio.

Oh perché noi non ce ne rendiamo mica conto ma con i cannoli, la cassata, la cuddura, la pasta con le sarde, la sarde a baccafico, l’insalata di arancia e tutte le preparazioni con gli agrumi HANNO STRAROTTOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOO.

Basta santocielo Basta! BASTAAAAAAAAAAAAAAA (lexotan , please) 

Capisco per certi versi l’entusiasmo di far mangiare all’algido nordico delle cibarie autoctone ma santo cielo sono passati otto lunghissimi anni e il poveretto non ne può più. E’ come se ogni volta che andassi a Torino mi sfondassero lo stomaco con la finanziera, i baci di dama, il fritto misto alla Piemontese, le noccioline di Chivasso e le tegole di . Ok parto per Torino subito.

Escluso il fritto misto alla piemontese e la finanziera, che il cielo mi perdoni, io quasi quasi mi farei seviziare culinariamente da qui fino alla fine dei miei giorni ( no vabbè ma quanto sono buone le noccioline di Chivasso? e i Cri Cri? regia passami l’asciugabava!)

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Pasta Frolla Salata


Max sa che nessun altro tipo di regalo avrebbe potuto superare quello di ieri. “Cosa si regala a una che ha tutto?”, mi dice. E si risponde da solo ” Un’emozione”.

Sì, perchè a una come me non puoi che regalare solo questo per renderle  migliore la giornata.  Per abbracciarla a distanza e infonderle coraggio. E solo un vero amico lo sa. Come lui tutti quelli che ieri si sono premurati di correre a casa di Cri  per vedermi scartare il regalo. Quando ieri scrivevo  che era stato bellissimo sapere che a ottocento chilometri da me Max stava preparando una mia ricetta e che al supermercato c’ero io che spingevo virtualmente il carrello accanto a lui ( solo che io ero ferma al reparto giocattoli ” vediamo se c’è una tazzina piccola per i disegni” mentre lui davanti alle bottiglie di aceto e vino maledicendomi per “madovecacchioèlacetodisherry”) , non potevo minimamente immaginare che ad attendermi a breve distanza ci sarebbe stato un intero post tutto per me.

E’ una lusinga per me . Una lusinga continua, sapere che un uomo come Max si spogli della sua maschera e diventi bambino per giocare con me. Per farmi ridere incoraggiandomi. Come lo è, una lusinga per me, sapere che in questo girotondo di vite a diverse latitudini io possa tenere stretta delle mani che continuano a farmi volteggiare fortissimamente su un prato. E il suono è solo quello di risate. Tante risate. Sotto un sole cocente o una pioggia battente. Mentre i fulmini arrivano e l’arcobaleno scompare. E stretti a me, a tutelarmi e incoraggiarmi, ci siete voi. Disposti a far entrare nel girotondo chi vuole unirsi senza rompere equilibri. Senza forzare nulla e sforzarsi.

Per un’obesa adesso sottopeso, completamente in balia di un disequilibrio, voi siete stati e siete lo zero della bilancia di ferro 3. L’equilibrio mentale e la forza.

Max un giorno mi ha parlato di ying  e yang. Della luce e dell’oscurità. Del Taoismo e pure di fisica quantistica. Io quel giorno pur non capendoci assolutamente nulla, soprattutto al momento dei numeri primi, mi sono detta solo una cosa: è questa l’amicizia. Non capirci proprio nulla, capendo assolutamente tutto. Grazie per ieri. La confettura caramellata di cipolla con il suo contrasto dolce e salato è l’ennesima riprova che nel caos e nel disequilibrio c’è la nascita e la salvezza.


E di contrasti oggi si parla.

La pasticceria salata è la mia ultima passione che credo non potrà essere annoverata tra quelle passeggere. Ha uno ying e yang che ti riequilibra e riconcilia con te stessa e il mondo. Appago la voglia di pasticciare con mattarello e formine, impasti vari e farina sul piano di lavoro ma sforno prelibatezze salate che non solo stupiscono perchè il formato mignon ha sempre quel quid di tenerezza, ma diffondono anche un odore strepitoso. Forse ancor più dei biscotti normali. Non battono forse il pan di zenzero che profuma casa per giorni e giorni ma ci si avvicinano parecchio.
Ultimamente mi piace metter su un pentolino con dell’acqua e delle scorze di arancia e cannella. Lascio andare a fuoco basso per un po’ e aggiungo altra acqua quando evapora. Si sprigiona un profumo inebriante che non ha nulla a che vedere con queste stramaledette candele profumate che per qualche inspiegabile ragione continuano a non convincermi. Mi gira la testa un po’ come accade con la Fabergè. Ottima l’essenza ai semi di papavero e anche quella speziata al cioccolato ma proprio come il muschio bianco e i profumi di vaniglia comincio a manifestare malcontento dopo tre secondi netti.

Il malloppone sulla Pasticceria salata di Montersino è di una bellezza più unica che rara. Acquistato da Eataly la socia ed io lo abbiamo sfogliato in quel di Torino emettendo gridolini continui “e questo lo dobbiamo fare”, “e noooooo questo per forzaaaaaaaaaaa”, “no no prima questo”.

Tutte. Tutte le ricette. Non c’è stato bisogno neanche di creare una “To do List”. Ricopiare singolarmente una a una le ricette dell’indice sarebbe stato alquanto bizzarro. Ci si perde dentro meraviglie che mai avrei immaginato nella versione opposta al dolce. A partire dai bignè sino ad arrivare ai baci di dama per poi approdare ai Diamantini che avevo già provato. Quelli classici al cioccolato, si intende.

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Melanzane al Cioccolato ( no. Non mi sono rimbambita. Come potrei ancor di più, del resto?!)


Una delle cose più belle di questo week end, oltre a litigare con il Nippotorinese durante la preparazione del Kheer con l’esatto dosaggio del riso basmati è stato vedere in diretta Instagram il prode Cavalieringegnerefascinoso Max alle prese con la confettura di Cipolle caramellate. Vedersi recapitare sms dal supermercato con su scritto ” Ma se non trovo l’aceto di Sherry metto quello di mele?” è stato romanticissimo anzichenò. Vedersi rispondere ” e che ne so io? butto tuttoamuzzzononlhaicapito?” un po’ meno ma tant’è. Quell’uomo porta la croce di dovermi sopportare a vita e quindi poche storie.

Giusto, infine,  per rassicurare la popolazione sto dando una mano all’economia italiana. Non disquisisco più molto su come sperpero il patrimonio familiare ma ecco: volevo rassicurare tutti. Il mio plafond di Gennaio è già finito il due del mese su Analogue Life. Fortuna che avevano finito tanti articoli perchè altrimenti avrei dovuto perder tempo per chiedere un mutuo “perlapentoladelrisoinceramica”. Per questo link ringrazio sentitamente Carolina,   Semplicementepeperosa, che qui in casa si venera come una divinità nipponica.

E cominciamo, velocissimamente con gli appunti in cucina:

Premettendo che sarà un periodo ricco di Smoothie, Roba detox disintossicante, vegana e piena zeppa di ricette senza glutine, latticini e roba zuccherosa, direi di concederci questo attimo di “delizia” giusto per non deprimerci ancora di più considerato che è Lunedì.

Quando ho letto Melanzane al Cioccolato per la prima volta su un ricettario ho immaginato che ci fosse un alimento omonimo di cui non ero a conoscenza. Ripensandoci l’indecisione sul prendermi a mazzate sulle gengive o schernirmi fino al 2078 ininterrottamente mi tormenta. Nonostante sia ormai assodato che

il petto di pollo con la ciliegia come l’ananas e il petto di pollo per non parlare del maiale con le albicocche siano abbinamenti consueti nelle restanti parti del mondo, che in Italia si facessero le melanzane al cioccolato proprio no. Non ho retto.

Giorni fa  con una mia carissima amica si parlava di caponata. La vera caponata sicula con l’agrodolce e con i pezzi di verdura fritti non insieme ma singolarmente per poi essere riuniti nell’armonia dei sapori. Una sua vecchia zia metteva sempre un ingrediente segreto in quel tripudio di verdure. Si trattava di frutta. Di pera, a volerlo proprio svelare. La pera nel Chutney indiano con la cipolla e uvetta che condisce pesce e Roastbeef è la presenza protagonista. Quella che ne decreta la bontà.

La zia introduceva la pera nella caponata in un periodo in cui l’innovazione culinaria non è che fosse proprio alla portata di tutti, eppure la frutta troppe volte sottovalutata nei piatti salati ha da sempre un ruolo da protagonista seppur per pochi eletti. Per chi insomma non si lascia abbindolare da chi la vuole relegata al ruolo di dolce e dopo pasto. Quando ho letto delle melanzane al cioccolato con l’arancia candita di primo acchito ho pensato si trattasse di un piatto salato; credo completamente offuscata dalla presenza del cacao amaro nella pasta e nella carne (senza dimenticare che a Ragusa ho visto pezzi di provola intinti nel cioccolato fondente durante il matrimonio di mia cugina).

Al contrario si tratta di un dolce che ribalta ogni sensazione si possa avvertire inizialmente. E’ un connubio francamente insolito che non fa saltare di gioia durante l’enunciazione. Insomma mi esalterei poco sentendo “Sette veli e Peperoni arrostiti!” Continua a leggere

E con le cipolle caramellate di ieri ci facciamo una sfoglia, oggi. Tutto torna, mi sa


 Smetterò nel 2089 di ringraziare. Ieri sono stata ricoperta di talmente tanto amore e affetto, in seguito al mio primo articolo su Style, che.

Che cercherò davvero di rispondere singolarmente a  tutti.   Ho letto.  In qualsiasi social, commenti, piattaforma e mail. Mail, soprattutto.

Ho letto davvero tutto ma ho chiare difficoltà a a  dedicare il giusto tempo per ogni singolo gesto di amore e fiducia   ricevuto. Molte lettere sono delicate e personali e toccano argomenti che non si possono affrontare con un semplice grazie e invio. Sono lusingata di aver meritato la fiducia diventando custode di esperienze privatissime e dolori;  come lo sono, lusingata,  di poter essere in qualche modo uno stimolo per migliorare e credere che ce la si possa fare.

Nel frattempo spero mi perdoniate se ringrazio cumulativamente nella speranza di poter fare meglio al più presto.

Grazie infinite. 

Lascio qualche appunto in cucina in questo Venerdì frenetico che prevede oltre una cena complessa di più portate anche una sorta di isolamento perchè santapizzetta devo finire dei disegni importantissimi ed in alcun modo voglio procrastinare ancora.

E sempre a casa di mamma, dopo la preparazione della marmellata di Cipolle Rosse di Tropea caramellate, un’idea velocissima su come utilizzarla, oltre che sui formaggi stagionati e carni rosse.

Questo sotto è uno dei fulgidi esempi su cui blateravo giusto ieri. Che Klimt mi perdoni, ero nel pieno della fase “The Kiss” (era meglio se mi davo al gruppo musicale di ormai sessantenni intrisi di cerone) e con i gessetti polverosi riempivo casa. L’ho disegnato con olio, acrilico, matite e gessetti. L’ho pure regalato ad esseri ignobili, a ben pensarci.

L’ultima tecnica, quella dei gessetti, è la più fastidiosa in assoluto perchè andavo a letto talmente piena di polvere che un operaio in miniera sembrava al confronto essere stato in ufficio seduto comodamente su una poltrona girevole di pelle.

Non mi piace e non mi piace neanche il luogo dove è stato collocato. Accanto a un pendolo angosciante che batteva il tempo quando gli pareva e vicino a quella coppa orrendamente verde che ha turbato le mie notti ben più di mille volte. Mamma ne è entusiasta al contrario e non fa che ripetere “ehhhh quanto era bello che me hai regalato. Non è che me ne rifai un altro? questo con i gessetti mi piace ma quellooooooo che hai regalato. Ma perchè l’hai regalato? ” (fino allo stordimento neuronale). 

E no che non lo rifarei perchè l’autocoscienza mi ha colto poi nella maturità e di cimentarmi in ridicole imitazioni di capolavori proprio no. Beata incoscienza.


Non c’è uno stile preciso a casa di mamma. Ci sono girasoli e limoni. Tanti limoni, come ho avuto modo di blaterare a sufficienza. Una vera passione e perversione quella di mamma. Un po’ come me con i nani da giardino.

Spolvera i piatti appesi al muro che ho disegnato per lei e mentre spero che qualcuno si rompa lei mi guarda con occhi lucidi “tengo a questi piatti più di qualsiasi cosa al mondo”. Poi  dice lo stesso sui quadri, le mie lettere, le candele che facevo con la cera e le perline e tutta una serie di hobby che ho attraversato nelle mie diversi fasi di crescita. Non c’è uno stile preciso ma c’è una vita. Sessanta anni raccontati tra le bottiglie di vetro colorate che ho scelto insieme a lei quando avevo nove anni. In quell’argenteria lucida che lei strofinava fortissimo la domenica mentre io disegnavo e le chiedevo “vuoi una mano?”.

“NOOOOOOO”.

Perchè mamma mi ha detto sempre no. Una mamma aiuta ed è disponibile ma mai ha bisogno di aiuto. Questo è Fernanda.

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La mia mamma mi legge dal suo Ipad, ergo: ho la mamma più tecnologica del mondo


La cucina di mamma come tutta la casa è completamente diversa dalla mia. Ho sempre vissuto in una casa enorme, calda e accogliente. Con i tetti alti di legno e travi. Camini e forni e cappe giganti. Finestroni da dove vedi il mare e l’Etna in eruzione con spazi inutilizzati grandi e freddi. Poltrone antiche e tavoli di cristallo dove non si è mai pranzato e bagni senza alcuna ragione di esistere. Camere per gli ospiti e luoghi dove mettere scarpe, vestiti e amenità. Terrazze, balconi e.

E ogni volta che entro in quella che ancora è e rimarrà per sempre la mia casa mi perdo un po’. Abituata ormai all’asetticità della mia. Fredda, moderna, lineare e senza gingilli, soprammobili, barattoli per lo zucchero e il caffè; entro davvero in uno stato confusionale. Ci sono i piatti appesi al muro che ho dipinto per mamma quando ero piccola. Ci sono i quadri che mamma ha appeso per mostrarli orgogliosa ad amici, parenti, conoscenti mentre io vorrei solo nascondermi.

A venti anni ho disegnato un quadro orrendo con una sorta di Cleopatra e tanto di tappeto simil tigre peloso. Ai limiti dell’osceno sta lì tronfio all’entrata dello spogliatoio e mamma dice “Bellissimo. Bellissimo” ogni volta che passa dopo che io gettandomi in ginocchio l’ho supplicata di buttarlo nel camino.

E’ un po’ un mausoleo la casa di mamma. E’ diventata una vetrina che racconta la mia vita. Una sorta di timeline con orari precisi e periodi e c’è un misto di tristezza e malinconia quando vago tra quelle mura. Non mi piace molto cucinare  a casa di mamma. Non c’è lo sbattitore elettrico e le fruste e non ci sono i coltelli di ceramica. Le forchette non sono perfettamente allineate e nessuna cosa è sistemata per nuance di colore. Capita addirittura di aprire un cassetto e trovare una pentola fuori posto non perfettamente sistemata in ordine di grandezza. E allora mi giro e dico a mamma “sistemiamo?”. Lei mi guarda e dice sempre la stessa identica cosa “non pensavo che saresti diventata così”.

E se certi giorni è un complimento, altri no. La conserva di cipolle caramellate l’ho cucinata da mamma. Avevo voglia di mettere un barattolo su una mensola ed io che mensole non ho se non librerie Kartell arrotolate un po’ come mi gira, ho deciso che dovevo tornare lì, nel mausoleo di ricordi dove quella Cleopatra non scomparirà.

La luce è completamente diversa e senza il bianco non so fotografare. C’è troppo marrone, vita e colore. C’è un vissuto che non ho e barattoli di ricordi che ancora devo riempire e catalogare e anche forse ridurre in pillole perchè al contrario di mamma io spazio ne ho poco. La mia casa è totalmente diversa;  per scelta l’ho voluta piccola, asettica e maniacalmente ordinata ( ora non che mamma non sia maniacalmente ordinata eh! Parliamo di due psicopatiche ma con un modus operandi diverso).

Anche se un trasferimento è previsto perchè i pupazzetti hanno davvero bisogno di spazio. Lo faccio per loro. Solo per loro.

E’ una ricetta semplicissima quella delle cipolle rosse di Tropea caramellate. Mentre le affetto mamma mi racconta di quando da piccola andava a Tropea. Spostandosi nella sua terra da Scigliano al mare. Mi racconta delle partite di pallone e di quando papà la faceva soffrire. Di quando rubava i bocconotti;  io non posso non pensare a Cey che schifata dice “No, io odio i bocconotti”. Eppure sono i dolci preferiti della mamma. E qui si sono cucinati esattamente un anno fa ( clicca qui per la ricetta dei Bocconotti)

La ricetta la prendo proprio da un regalo meraviglioso fattomi da Cey e Fab, ovvero le Stagioni di Donna Hay dove le immagini somigliano molto più alla cucina di mamma che alla mia. Dove vi sono cestini colmi di prelibatezze, bimbi e vecchi.

A casa di mamma si entra con le scarpe, e da me non si fa. I bacilli e i batteri sono fuori. A casa di mamma si mangia in un tavolo grandissimo dove ci possono essere forchette di colori diversi, e da me no. Ci sono forchette uguali e allineate. A casa di mamma ci sono tanti quadri ai muri che raccontano diverse storie, e da me no. Solo due stilizzazioni rosse e nere senza storia, identità e vita. A casa di mamma si può essere vivi, da me eterei e senza corpo.

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Tartare di Salmone con Avocado, Mela e Melagrana


Io e la mia pulcetta (sì sì proprio lei, Giulia di Amaradolcezza) oltre a condividere due fidanzati con l’assenza di vocale finale e la disperazione di non sapere come liberarcene per fuggire insieme con i nostri iphone-ipad-colori e matite in un’isola deserta con una grande cucina dove poter spadellare e disegnare, amiamo disperatamente la rivista di Alice.

Ora io il canale Alice lo amo. E no, non è esagerato il verbo usato. Lo amo proprio. Mi ha tenuto compagnia nel momento in assoluto più difficile della mia vita. Stavo lì a letto a guardarlo sognando un po’. Inebetita osservavo gli chef di turno spadellare qualsivoglia pietanza sognando di farlo pure io.

Di sedermi poi a tavola libera da tutto e tutti, soprattutto da me stessa, e mangiare ridendo.

Per questo motivo sono indissolubilmente legata a tutto quello che riguarda Alice e come più volte ho avuto occasione di esprimere stimo profondamente Luisanna Messeri che con tutte le edizioni del Club delle Cuoche mi ha tenuto davvero tanta compagnia sino ad arrivare a Nosari e Poggi, per i quali, pur non provando gli stessi sentimenti come per la Messeri, a prescindere da tutto sono diventati di quel bizzarro termine gergale che spesse volte si usa tra di noi “telespettatori”: familiari.

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Come ti riciclo il cotechino? Ti Faccio un Tortino (detesto le rime, santo cielo)


Luiset è un agrisalumeria che ho visitato ad Alba la scorsa estate. Mi sono innamorata delle vetrine e della presentazione delle carni; detto da una vegetariana credo sia un paradosso ma per le “persone normali” credo che sia normale emettere copiose quantità di bava proprio davanti ai diversi punti vendita. Luiset ha vinto il premio del Salame cotto in tutto il Piemonte. Da lì proviene il cotechino che il Nippotorinese ha spazzolato durante il Capodanno. Spedito amorevolmente dalla socia cognatosa e dalla Dottoressa Suocera, qui in casa è stato un continuo di “straslurp!” , “è questo il vero cotechino, dannazione! Non quel coso dentro la bustaschifosogelatinoso!” , “Ridiamo dignità al cotechino!”.

Non ho imbavagliato il Nippotorinese e non ho tirato fuori le tediose argomentazioni del tipo “diamo dignità al cotechino lasciandoli liberi di grugnire tra i prati” ma ho annuito fortemente accarezzandogli la pelata e dicendo “sì amore certo, sì”. Del resto io sono stata sedata con una scatola enorme di cioccolatini pregiati e regali di bellezza inenarrabile; in particolar modo robe sfiziose da cucina che avrò modo di mostrare giusto per pavoneggiarmi. Si sappia solo che adesso posso cuocere le mie verdure a vapore dentro un recipiente rosa a forma di maialino. La mia famiglia piemontese è bella da impazzire, santocielo.

Il vero cotechino a quanto pare non cuoce venti minuti in acqua bollente ma tre ore. Tre ore di agonia dove un Nippotorinese a caso gira con il cucchiaio con sguardo voglioso (mai mi ha guardato così) al grido di “santocielosenticheodorebuonissimo”. Credevo di detestare e non reggere solo l’odore della trippa ma adesso posso annoverare in questa lista anche il verocotechino. Un odore piuttosto deciso e anche fastidiosamente speziato. Solo che non me la sono sentita di buttare fuori casa lui e il verocotechino la notte del 31 Dicembre. In Sicilia è un tantinello pericoloso poi, considerato che fanno saltare pure panettoni imbottiti di canditi esplosivi al culmine dell’ilarità e allora è stata una vigilia piena di sapori cotechinosi; dove non aleggiava più l’odore di biscotto e panettoncino ma di verocotechino. Essendo l’unico fruitore di tal delizia questo verocotechino è stato da me rielaborato in diversi modi. Ne ho fatto un risotto con lenticchie, parecchio apprezzato anche dai miei genitori e ne ho fatto una versione freddina in insalata. Ne ho fatto poi dei fagottini complice una visione interessante su Sale e Pepe di Gennaio.

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Come ti riciclo le lenticchie e la frutta secca parte terza: Gelatina di Lenticchie e Pepe con Tartufino di Caprino e Noci



Mancano tre giorni al Capodanno e ce la state mettendo tutta per non farmi arrivare al 2012. Ma la mia dipartita sarà una morte felice lanciando cuoricini a quanto pare, e ordunque perchè lamentarsi?

Ieri mattina l’applicazione Gikitchen era al decimo posto della classifica Ipad (categoria Mode e Tendenze) in Italia ed al trentaseiesimo posto  nella classifica per Iphone. Nonostante mi piaccia tantissimo dare i numeri, anche se  non certamente questi,  mi ritrovo a darli perchè davvero non ho più  parole per esprimere il mio più sentito ringraziamento. In particolar modo agli anonimi che senza motivare e addurre spiegazioni lasciano una stellina (su cinque) per abbassare la media. La trovo una cosa oltremodo carina per manifestare la bassezza intellettuale. Grazie a loro addirittura io stessa risulto intelligente. Come non essere grata?

Come se non bastasse poi Ipadevice dopo IpadItalia con l’articolo di ieri mi recensisce con parole oltremodo lusinghiere. L’articolo si trova cliccando qui.

“Dopo i “bagordi” di questi giorni vogliamo proporvi un’App di cucina. No, non siamo impazziti di colpo, l’App che vi proponiamo è decisamente diversa e secondo noi è meritevole della vostra attenzione. Gikitchen non si limita alle sole ricette ma dispensa utili consigli per la nostra tavola in generale. 

Iniziamo subito dicendo che le sezioni presenti sono veramente tante e tutte sono estremamente curate e interessanti. Chi ha avuto modo di scaricare l’App nei giorni scorsi avrà trovato utile la sezione dedicata al Natale e per quelli che lo faranno dopo aver letto questa recensione consigliamo di prendere spunto dalla medesima sezione per preparare qualche dolce per il cenone di fine anno.

Come detto a inizio articolo Gikitchen non è la solita App di ricette, ma a nostro modo di vedere rappresenta un vero e proprio aiuto per vivere al meglio la tavola con idee e soluzioni per rendere unico ogni vostro momento in cucina. L’interfaccia grafica semplice e intuitiva aiuta a prendere confidenza sin dai primissimi secondi in cui viene usata l’App. 

Le foto è la presentazione del piatto sono veramente ben fatte e mostrano l’estrema cura e attenzione che è stata riposta nel creare l’App. Degna di nota la sezione dedicata alle ricette per i bambini, che se avete dei figli piccoli vi aiuterà a farli mangiare semplici e divertenti piatti per i loro palati solitamente un pò “scontrosi”.

L’App è interamente gestita dalla nostra amica Giulia, che molti di voi conosceranno per il suo famosissimo account Instagram maghettastreghetta. Chi conosce Giulia conosce anche l’energia e l’impegno che mette in ogni suo progetto, la stessa energia che troviamo in questa sua App che anche se attualmente ancora in fase di “work in progress” promette veramente molto bene.” continua >>>>

L’ho detto Grazie? Santapizzetta. Grazie.

Nel frattempo sto lavorando duramente per cercare di completare qualcosina;  c’è la nuova sezione “Senza latte”, con tante ricette sfiziose senza latticini (in costruzione). La sezione “gluten free” senza glutine ed a breve comparirà la sezione “Ultralight” per un regime ipocalorico. E’ stata introdotta anche la prima parte di “Pasticceria base” così ogni volta non bisognerà ripetere la solita storia della brisè, frolla e blablabla. Insomma trascorrerò il Capodanno uplodando ma sarò felice di farlo. 

Urge infine una rettifica prima di approfondire la questione “Ultralight”, ovvero che la mia App è completamente gratuita e non sarà mai a pagamento. Chi mi conosce almeno un po’ sa che è un principio il mio. Non mi faccio mai pagare per collaborazioni in rete. Non mi faccio pagare per parlare di prodotti. Non mi faccio pagare ordunque neanche per l’App. E’ un pensiero da parte mia per chi (masochisti) mi volesse in formato icona e in versione soprendentemente sintetica sul proprio Iphone o Ipad per colpire fortemente il mio facciotto fumettoso con il dito indice (e per Android ci sto pensando. Tutti ! Voglio rovinarvi tutti!).

Non ho nessuna qualifica per fare pagare le “mie” ricette, che tra l’altro la maggior parte sono rielaborazioni di ricette che hanno altra partenità. Non mi faccio pagare per foto che faccio per passione come anche per pasticci visivi fatti  per diffondere più un’idea e un sogno che altro. Io non sono qui per guadagnare, ma per sognare e sorridere; se qualcuno vuole farlo con me, ben venga. Fin quando ne avrò tempo e voglia, senza dare troppe spiegazioni.

Semmai un giorno si dovrà pagare sarà per una storia che abbia un inizio e una fine. Il mio essere al momento non ha inizio e non ha fine. Semplicemente è. E tutto il resto non è.

Filosofie parmenidee a parte, ciancio alle bande e si parte con l’ultralight giusto? (chemisoconfusa)

E’ stato già deciso sulla Pagina di Facebook che dalla settimana prossima un’ondata di insalate e brodini ci travolgerà. Dopo questi strepitosi bagordi che ci hanno visti rotolare allegramente pieni come tacchini durante la festa del ringraziamento, è ora di darci tutti una calmata e disintossicarci. L’altro giorno avevo il cappotto ma sembrava che indossassi un piumino. Per dire che questo fascino da Omino Michelin lo sprigioniamo un po’ tutti al momento ma mai deprimersi! Due insalatine veloci e sfiziose e qualche accorgimento e saremo nuovamente in forma! (ok. finiamola e buttiamoci in un angolo a piangere. Io porto dolcetti e pop corn. Organizziamo la lista delle cibarie subito).

Futili ottimismi a parte direi che è arrivato il momento del “Come ti riciclo la frutta secca parte due”. Dopo i panettoncini salati ai fichi secchi (per la ricetta clicca qui) e i tartufini di panettone con la ganache a cioccolato aromatizzata al liquore di arancia (per la ricetta clicca qui), è la volta del Caprino con le Noci e Pepe Nero e Gelatina di Lenticchie e Pepe (e per la ricetta sei già qui e non devi cliccare da nessuna parte).

Non so se capita anche a voi ma a me durante le feste di Natale tra i vari doni e cestini mi infilano sempre una discreta quantità di noci, nocciole e mandorle. E in questa discreta quantità c’è una timidezza intrinseca di snocciolare (mai termine più adatto) esattamente la grammatura. Si parla però di milioni di grammi, giusto per capirci. Mentre al Nippotorinese si donano salamini dei Nebrodi e Suppressate e cotechini e zampe di qualsiasi animali terrestre e non, per me si confezionano cestinoni con frutta esotica e l’immancabile frutta secca. Aver sostenuto poi che apprezzo i fichi e le nocciole-noci-pistacchi ha scatenato una furia omicida. Avendo la casa invasa e progettando di fare macaron per il resto della mia vita e tanti dolcetti con la farina di mandorle, ho tentato il tutto e per tutto con qualche preparazione che fosse salata. Semplice e veloce e perchè no anche un’idea sfiziosa e anche un po’ leggera per questi giorni. E così: caprino con noci e pepe nero, sia.

( le foto sono talmente oscene che non riesco a capire con che coraggio io oggi le pubblichi ugualmente. Corro troppo e poca luce)

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Riciclo Natalizio dei Fichi Secchi? Panettoncini Salati !


Ieri, a sorpresa è un eufemismo mentre “secchio di acqua ghiacciata sul volto mentre sorseggiavo una tisana calda davanti al camino”  più vicino alla realtà, la mia App Gikitchen è stata recensita su Ipad Italia e Iphone Italia (l’articolo lo potete trovare cliccando qui su Ipad Italia e cliccando qui su Iphone Italia ).

Il Titolo recita così:

“Gikitchen: in un panorama di applicazioni di cucina seriose e noiose, una piacevole sorpresa!”

Non cercherò di essere composta e glaciale ma genuinamente vera. Quando ho cominciato a leggere, dopo esattamente tre righe, sono scoppiata in un pianto liberatorio che ha giovato allo stress del periodo.

Dire che ne sono lusingata e onorata non solo è il minimo ma non corrisponde perfettamente alla realtà. Non immaginavo neanche lontanamente che dopo neanche dieci giorni dall’uscita ci sarebbe stato un riscontro del genere. Gikitchen sulla classifica Ipad è al momento al trentasettesimo posto e per un’applicazione interamente gestita da me (per la prima volta con il sistema App;  grazie al cielo ho  il supporto fondamentale del mio preziosissimo amico Emanuele Ferrari che oltre ad aver costruito un pannello di controllo semplice e intuitivo sopporta le mie paturnie)  e in costruzione ( visto il periodo ci   posso davvero lavorare pochissimo) è un successo non solo insperato ma davvero inaspettato.

L’idea del resto era solo “bisogno di sinteticità” e cercare di raggruppare un po’ di foto, testi e idee senza perdersi nei meandri delle mie parole, allucinazione e appunti visivi presenti sul blog.

Ringrazio in maniera random sui diversi social network chiunque abbia critiche ( e non) da farmi; correndo il rischio di essere leziosamente ripetitiva beh. Grazie. Grazie davvero.

L’articolo è scritto da Andrea Del Vecchio, al quale comunico sempre con aplomb e maturità che lo amo e che cucinerò per lui tonnellate di dolcetti e salatini (così giusto per presentarmi a lui in maniera professionale ed equilibrata)

“Parlar di cucina va di moda. Anzi no, parlar di cucina va spaventosamente di moda. Basta accendere il televisore ad una qualunque ora del giorno o della notte per rischiare seriamente (sì, spesso proprio di rischio si tratta!) di incappare in un programma culinario; oppure provate a fare due passi nella vostra libreria preferita e scoprirete un fiorire di libri, libretti, manuali e guide per cucinare al meglio questo o quell’ingrediente; ed in edicola poi c’è una vera e propria invasione di giornaletti e riviste sul tema. Ovviamente il mondo delle applicazioni per iPad ed iPhone non poteva essere da meno e quindi ci offre una grandissima varietà di applicazioni per tutti i gusti e le necessità (stupisce solo che Apple non abbia ancora dedicato alla cucina una categoria specifica). Ebbene, pur trattando di cucina l’applicazione di cui vi vogliamo parlare si distingue per la sua simpatia ed originalità; si chiamaGikitchen ed è un’app tutta italiana. Gikitchen è un’applicazione sviluppata da Emanuele Ferrari disponibile gratuitamente da qualche giorno su iTunes App Store. I contenuti sono curati da Giulia, meglio nota dal popolo della rete come Maghetta, la quale da qualche tempo gestisce un interessante blog che ha dato all’applicazione non solo il nome ma anche le ricette e le immagini (notare come la nostra Giulia, oltre che di cucina, sia anche un’adepta del mondo Apple, cosa evidente per esempio guardando con attenzione lo screenshot qui sotto).La struttura dell’app è davvero semplice e -come ormai saprete- molto spesso questa osservazione è tutt’altro che un insulto. Dalla schermata di apertura possiamo accedere alle 4 diverse sezioni che la compongono: About nel quale sono raccolte alcune info sull’autrice” Continua su Ipad Italia >>>>>

Ad attendermi una giornata leggermente frenetica e quindi lascio qualche appunto velocissimo in cucina e fuggo velocissimamente via:

Stoica e impavida resisto a una chilata di cioccolatini di Zuccarello provenienti da Torino. Non so neanche io esattamente come, ma considerato il fatto che penso a loro dalle sette del mattino sino alle sette dell’indomani a breve un raptus mi farà compiere l’estremo gesto e tanti saluti.

Stoica e impavida resisto poi a una tonnellata di frutta secca, che per qualche assurda ragione ho detestato tutta la vita e amato all’improvviso giusto due settimane fa, insieme a quelli che per antonomasia sono in assoluto la mia droga: fichi secchi.

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