Cake Pops per Pasqua!


Clicca su per le Ricette, Delirio trascorso e Foto

Cake Pops Coniglietto
Cake Pops Pulcino
Cake Pops Gallinella

Come Riciclo una Torta? Facendo Palline santapolpetta! (VideoRicetta)


[Continua a leggere...]

I miei amati orecchiuti in formato Cake Pops


Sarà che ogni “conigliello è bello a mamma soia” (cosa sto dicendo?) ma io sono letteralmente impazzita per questi cosini qui. Lo confesso. Credo che sinora nulla mi ha reso così orgogliosa di me tra i fornelli. Riesco sempre a sminuire, annientare, denigrare e infierire su tutto quello che fotografo, scrivo e disegno ma è innegabile che a ‘sto giro (linguaggio volutamente giuovanile e friendly) io mi sono detta “Iaia. Forse che forse sono carini davvero”. Quando ho avuto conferma poi che erano pure buoni ho gridato al miracolo. Come base ho usato  una ricetta cioccolatosa sofficissima di Montersino *seguono inchini e fiori all’altarino.

Sarà tutto questo rosa e bianco che tanto mi ricorda il mio iphone (ne ho anche un altro serio eh. Tutto nero con le orecchie nere. Non si dica che non sia una personcina seria io, tzè) o sarà semplicemente che trovo le orecchie da coniglio fondamentali per la mia sopravvivenza ma qualcosa mi dice che. Mai più da oggi trascorrerà troppo tempo tra le ripetute realizzazioni di questi Cake Pops. E’ difficile scattare foto con il vestitino da coniglio che mamma ha confezionato per la mia reflex, ma ugualmente riesco. Come è difficile indossare il mio cappello peloso quando non vi è troppo freddo perché si rischia di soffocare ma ci sono riuscita anche ad agosto. E’ difficile sempre avere delle orecchie da coniglio e rincorrere il tempo ma bisogna farlo (non fa una piega il ragionamento vero?).

Ho anche la versione estiva eh>>>Non ci credi ? clicca qui >>>

Insomma conigliosamente orgogliosa di essere orecchio munita ovunque, mi accingo a enunciare le regole fondamentali per l’ottima riuscita dei cake pops: crederci.

Ohhhhhhhhhhhhhh perché sono stanca eh! Sono due giorni che mi arrivano email, tweets e piccioni viaggiatori (smettetela. Non li faccio entrare. Mi pare ovvio che preferisco i conigli ai piccioni, ordunque basta poco checevò) dove mi si dice “ehhhhhh ma tu sei brava”, “ehhhhhhhh sì però i cake pops sono difficili”, “ehhhhh però mica spieghi i vari passaggi”.

Eh. Però. Sono tutte scuse *disse salendo sulla scrivania, agitando i capelli e puntando la bacchetta verso i volti di tutti i lamentosi. Basta! Finiamola di essere così demotivati. E non so cucinare. E non so disegnare. E non so fare polpette di torta. E il forno non mi funziona. E io lavoro. E io mi annoio. E nuncihotempo.

E BASTA! Silenzio! COMANDO IO! D’accordo?!?!!?

 

Calmiamoci santocielo! Ah no. Devo calmarmi io. Ok.

  [Continua a leggere...]

E dopo i Cake Pops Gallinosi potevano mancare i pulcini?


Mentre plasmavo il volto di questi adorabili pulcini ascoltavo il tema di Totoro e pensavo seriamente che dopo il Pancake di Totoro ( e i panini)  non mi sono dedicata più seriamente al mio amichetto pelucchioso che mi guarda in tutte le forme e grandezze durante i miei lavori; escludendo il cappellino per uova e l’acquisto su Etsy dei portacellulari che avrei potuto certamente fare con un po’ di stoffa e filo.

Perché sì sulla scrivania ce ne sono due piccini tra le matite poco sorridenti mentre sulla mensola a sinistra ce n’è un altro esaltato che ogni tanto tanto si butta e mi fa prendere colpi assurdi al cuore. Puffff. Arriva dritto dritto come se avesse preso la rincorsa e cade sulle mie mani che ticchettano o disegnano o fotografano fogli con maghette. Due ancora sulla destra dediti anche loro all’attività di bungee jumping, solo che devono soffrire il freddo perché preferiscono atterrare sul termosifone piuttosto che sulle mani. Dove sono incastrati tutti gli Ugly Dolls. E allora mi riprometto di fare assolutamente i cake pops di Totoro mentre ondulo un po’ la testa e sorrido.

Questi adorabili  lecca lecca morbidosi mi hanno definitivamente conquistato. E’ come vivere in un eterno luna park. Mi è sempre piaciuto e non è un segreto trasformare e inventare mondi ma con la cucina è ancor più divertente talvolta. Forse perché scompaiono. Non dentro i cassetti e i quaderni come avviene con i disegni. Ma scompaiono nel pancino di chi ami. Certe volte guardo il pancino del Nippotorinese e immagino pulcini zompettanti e cake pops di Totoro. Vedo ancora il pancake con il suo facciotto buffo e i piedini di Babbo Natale finiti nel camino. Stanno tutti lì nel mondo del pancino. Si sono riuniti e rimergono tra ricordi di risate e giorni passati che poi a ben pensarci sono ancora qui. Appesi e imperituri.

Ricordo quando ho visto per la prima volta Totoro. Abbracciata a lui che agitava la testa dissentendo fortemente. Incredibile come non lo avessi visto e se non ci fosse stato lui nella mia vita forse ancora non sarebbe accaduto. Perché si è soprattutto quello che hai deciso di essere e con chi hai deciso di farlo. Si è esattamente il risultato dell’unione dell’amore che hai fortemente voluto.

Quando guardo il panciotto gonfio di Totoro penso un po’ al mio. Quello che non c’è più e se per certi versi la musica cambia un po’ e diventa dolorosa poi tutto svanisce e riappaiono pulcini ed esserini piccoli saltellanti che come ombrello hanno una foglia di edera. Credo che con la conoscenza di Totoro e del mondo che è arrivato insieme a lui, oltre alla salvezza, ci sia stata la giusta sinfonia per ballare.

L’altro giorno senza paura ho accennato un balletto per strada. Senza spaventarmi di avere più di trenta anni. Del resto nel pancino lui porta pancake di Totoro e io avevo il panciotto gonfio di Totoro. Non importa l’età se hai due pancini e panciotti così diversi.

Una volta credevo che stare ferma sopra il ramo insieme a Totoro per me fosse impossibile. Che fossi troppo pesante.  Adesso  credo ugualmente che quella leggerezza non ci sia ma  non ho paura di tentare e provare. Mi accomodo lì con il mare sotto e guardo un po’ giù. Mi sporgo e se l’equilibrio manca al massimo cado. Tanto so nuotare. Sì è vero dipende da che tempo fa o se c’è vento ma se sai nuotare in un modo o nell’altro arrivi a riva.

Mi piacciono questi cake pops pulcini con la loro rotondità totorosa. Con quello sguardo un po’ stupido e infantile che ti fissa dentro il bicchiere di cotone idrofilo che è nuvola. Mi piace giocare con le parole e le mie visioni. Mi piace ascoltare musiche e ricordare. Mi piace lasciare andare via le dita sui tasti e far finta di giocare, cantare, suonare da sola.

[Continua a leggere...]

Siamo pronti per una settimana dove la deliranza era un valzer lento e controllato? Bene. Si comincia.


Alle 21:21 un’altra ricetta. Eh sì, si è deciso per il palindromo del 12:12.

E la settimana della Pasqua è arrivata. Dopo queste due tediosissssssssime (smentitemi o ci rimango malissimo santacolomba) settimane insieme dove si è blaterato fino allo sfinimento di colombe, cioccolatini, coniglietti e pulcini e uova in ogni forma e uso,  si aprono le danze ufficiali per arrivare al meglio alla domenica che verrà. Volutamente mi pare di intuire che anche quest’anno non sia riuscita a preparare l’agnello. Comprendo benissimo che essendomi votata “alla vita normale” almeno culinariamente parlando, non riesco ugualmente a preparare alcuni piatti. Non riesco a cucinare il coniglio e l’agnello. So che è stupido. Contando che per me tutti gli animali hanno lo stesso valore e a tutti porto lo stesso rispetto non mangiandone e cibandomene ma. Con l’agnello e il coniglio confesso di avere enormi difficoltà (anche col capretto, e tutti i piccinisantocielo). 

 E’ ugualmente una barbarie dal mio punto di vista cuocere la costoletta del maiale anziano ma l’aggravante dell’infantilità dell’agnello grava ulteriormente sulla mia coscienza e non riesco a nasconderlo. Mangiate carne da pensione vi prego ! ( ok la smetto)

Non ho voluto forzarmi quindi, e nessuno mi ha chiesto di farlo, nonostante lo scorso anno mi fossi ripromessa di provarci quantomeno. Non sono pronta indi per cui non bisogna neanche stare lì a tormentarsi ulteriormente. Cosa da non sottovalutare poi, non devo in alcun modo giustificarmi in primis con me stessa. Ah no. E’ un post di cucina e non una seduta spiritica. Escidaquestocorpoescidaquestocorpo.

Non ci saranno agnelli sulla mia tavola ma una serie di animaletti zuccherosi credo proprio di sì e l’agnellino al massimo lo si fa con la pasta di zucchero. Questi adorabili cake pops sono di facilissima realizzazione. Occorre la pasta di zucchero e per questo motivo sarebbe un bene nelle occasioni di festa tenerne sempre un po’ in dispensa. Del resto la si prepara facilmente con un robot da cucina e la si conserva anche per più di due mesi.

Sì è vero che si trova anche in commercio ma è oltremodo nauseabonda. Ancor più, e si stenta a crederlo, di quella preparata in casa che poi può essere pure aromatizzata come si vuole (e qua ti volevo!). Ho cominciato con la realizzazione di Cake Pops gallinosi perché oltre a essere facilissimi da realizzare sono coreograficamente perfetti per la Pasqua. Occorre poi un becco piccolo piccolo arancione, una cresta e due colate minime di cioccolato per gli occhietti. La base dei Cake Pops è perfetta perché si può scegliere tra una gamma infinita a secondo dei gusti e via.

[Continua a leggere...]

Hinamatsuri, La Festa delle Bambole in Giappone


Che giorno è? Il terzo giorno del terzo mese. Sarà che sono nata il dodicesimo giorno del dodicesimo mese e sarà pure che ho una discreta passione per i numeri. Sicuramente perché non capendo bene a cosa servano ho dovuto trovar loro un ruolo. Vederli su un quaderno costretti tra quadretti logici che sembravano gabbie e non righe su linee continue di libertà mi ha sempre messo una discreta tristezza. Ma per non dire infinita, eh.

E allora gli ho dato un ruolo capendo che servivano a indicare che fossi nata il dodici dodici alle dodici e che il mio nome e cognome fossero di dodici lettere. Poi ho contato che io, mamma e papà siamo tre e che ogni cosa che riuscivo a moltiplicare faceva sempre tre, nove e dodici. E mi è sempre piaciuto il fatto che papà sia nato il trenta perché un tre con uno zero inutile, che mamma sia nata il nove e io il dodici e pure il Nippotorinese il tre. E che nove più tre e quindi mamma e papà come risultato danno dodici. Incredibile, mi ripetevo da piccola. Incredibile. Ma in effetti lo ripeto anche da grande.

Il mio numero di telefono, quello della vecchia casa dove abitavo con i miei, se lo sommavi faceva tre con le prime due cifre e poi nove. E quanto faceva nove più tre? E poi c’era uno zero.

Non sono entrata quel giorno in aula perché non sapevo fare lo studio di funzione e dovevo essere interrogata. Quel giorno sono rimasta in corridoio e ho contato tutte le mattonelle del corridoio del liceo. Ogni mattonella aveva trentatre palline ed era un quadrato di trentatre palline per trentatre e allora ho contato tutte le palline stando ferma con la calcolatrice seduta su una finestra. Non ero entrata ma mentre le altre mie amiche andavano a fare shopping in centro io contavo le palline del corridoio dell’entrata del liceo. Sfidando davvero tutto e tutti eh. Sfidando professori e. E non ricordo se fossero trentatre o trentacinque o. Devo tornare al liceo, è importante. Oppure devo recuperare il diario perché poi orgogliosa ho trascritto tutto lo studio sulle palline delle mattonelle del liceo. E’ una delle poche cose che mi rende orgogliosa di me.

[Continua a leggere...]

Iscriviti

Ricevi al tuo indirizzo email tutti i nuovi post del sito.

Unisciti agli altri 9.538 follower