Steak Pie – La Torta di Carne con Poirot e il primo Racconto: L’idra di Lerna


poirot

Settimana prossima è il compleanno di Agatha Christie. Non manca poi molto anche per Stephen King/Hitchcock e come se non bastasse (sto cercando disperatamente dei collegamenti che non hanno testa né coda, sì) Halloween è in arrivo (sono sempre quella che dice “arrivati a Settembre è già Natale”) e. E qui tutto si tinge di giallo. E rosso. Per dire che fino a che non arrivano renne, orsacchiotti, tacchini e pucciosi uomini barbuti panzosi, di dolce, tenero e cuccioloso ci sarà ben poco (mettiamo metà novembre? ma sì). Evvivailcielo: misteri, sangue, assassini, alieni, mostri e gente poco raccomandabile. Solo così mi sento al sicuro e protetta.

Sul mio Libro “Le Ricette di Maghetta Streghetta”, edito da Mondadori, nel calendario matto c’è ovviamente il 15 settembre, data di nascita dell’insuperabile giallista, e una delizia mortale al sapore di cioccolato dedicata all’amato Hercule. 

Hercule Poirot guardò con aria incoraggiante l’uomo seduto di fronte a lui. Il dottor Charles Oldfield doveva essere sulla quarantina. Aveva i capelli biondi, brizzolati sulle tempie, e occhi azzurri che si rivelavano una certa preoccupazione. Era un po’ curvo e i suoi modi apparivano vagamente esitanti. Non solo, ma sembrava che avesse un po’ di  difficoltà a confessare il motivo della sua visita. Balbettando lievemente disse “Sono venuto da voi, Monsieur Poirot, con una richiesta piuttosto strana. E adesso che mi trovo qui, provo una gran tentazione di lasciar perdere. Perché, ora lo capisco benissimo, si tratta proprio di quel genere di faccende per le quali non si può fare assolutamente niente”.

Hercule Poirot mormorò “Quanto a questo, lasciatelo giudicare a me”. Oldfield borbottò “Non so perché ho pensato che forse…”. Ma non finì la frase. Fu Hercule Poirot a concluderla. “Che forse avrrei potuto aiutarvi? E bien, forse è possibile. Raccontantemi qual è il vostro problema”. Oldfield si raddrizzò e Poirot potè constatare di nuovo che quell’uomo appariva stravolto, esausto. Oldfield disse, e nella sua voce si insinuò una sfumatura di disperazione, “Vedete, non serve andare alla polizia… Non possono fare niente, quelli. Eppure… ogni giorno diventa sempre peggio. Io… io non so cosa fare…”.

“Che cosa diventa sempre peggio?”. “Il pettegolezzo… oh, è molto semplice, monsieur Poirot. Poco più di un anno fa è morta mia moglie. Era inferma già da vari anni. Dicono, tutti dicono che io l’ho uccisa… che l’ho avvelenata!” – ” Aha!” commentò Poirot. “Ed è stato realmente così?”.

“Monsieur Poirot” il dottor Oldfield scattò in piedi.

 

L’Idra di Lerna, che fa parte dei racconti di Hercule Poirot e che da poco ho anche scaricato su ibook per averli sempre a mia disposizione, (il ché di per sé è una cosa che mi rende estremamente felice) l’avevo completamente rimosso. Sto dando una bella rispolverata e appuntando ricette su ricette (Agatha Christie è davvero un pozzo infinito di scienza culinaria e questa sua sacra passione, tanto quanto la scrittura, emerge in ogni dove) in modo da passare l’Autunno e pure l’Inverno con plaid-caminetto-deliri culinari in formato giallesco (si potrà sicuramente dire giallesco, dai). La Torta di Carne onnipresente (qui una versione dedicata a Miss Lovett e Sweeney Tood fatta anniannianni fa, 2010), quasi quanto la Sheperd’s Pie (su cui ho blaterato in correlazione a Dowton Abbey proprio qui), è un piatto ricchissimo che per gli amanti dei piatti poveri, saporiti e belli sostanziosi è una vera e propria manna dal cielo. E’ una prova di pasticciofumettoricetta, insomma questa. Giusto per carburare, vedere un po’ se i pasticci con gli scanner non sono poi così terribili e se il font è leggibile. Su Youtube si fa la prova su strada del rossetto (e mi pare giusto) e qui pure; ha una sua logica no?

Consigli? Il font è leggibile? Poirot rimane comunque intrigante manco fosse Jason Momoa di Game Of Thrones? (ok adesso sto esagerando, me ne rendo conto).

La Ricetta:

Il filetto di manzo dovrà essere tagliato a piccoli dadini; questo si può richiedere senza alcun problema già al macellaio di nostra fiducia. Sbuccia la cipolla e tritala per bene. In una ciotolina metti la farina, il sale e il pepe. Passa i dadini della carne sulla farina e lasciali cuocere nella cipolla appassita nel burro. Cuoci a fuoco dolce per almeno 15 minuti e poi tieni da parte.  In un pentolino porta a ebollizione 30 cl circa di acqua con lo sherry o vino liquoroso e salsa Worcestershire. Otterrai una salsetta dove intingere la carne a dadini che hai messo da parte. Mescola tutto per bene. Preriscalda il forno a 200 e nel contempo prepara la teglia con la prima sfoglia che sarà la base e la seconda che sarà la copertura.

Imburra la teglia leggermente e stendi la prima sfoglia. Bucherella la superficie e poi distribuisci la carne per bene. Ricopri tutto con l’altro foglio di sfoglia e chiudi per bene i bordi sigillando con cura. Al centro della torta (per farla sfiatare) fai un buchino non troppo generoso (quanto mi piace il camino delle torte! A te?) e spennella tutta la superficie con del latte (e se vuoi anche del tuorlo) in modo che venga bella dorata. Una generosa presa di sale e anche di pepe se vuoi. Trenta minuti in forno per cominciare e poi scendi a 180 per altri trenta minuti. Dovrebbero essere sufficienti ma controlla comunque sempre la doratura della torta.

Puoi profumare con il prezzemolo e allo stesso modo puoi pensare pure di insaporire la carne con le spezie che più ti piacciono. In Inghilterra, si sa, della cucina indiana e delle piccanti e gustosissime spezie si fa un adorabile abuso, quindi perché non personalizzarla secondo i propri gusti?

Il preziosissimo consiglio di Malti da Legare!

Steak Pie con doppio abbinamento, ovviamente solo birra in stile inglese! Per gli amanti delle birre un po’ più amare, consiglio di abbinare a questa carnotorta una fantastica Magus del birrificio Durham da 3,8% alc, chiara fresca e semplice ma decisamente appagante nonostante la bassa gradazione alcolica. A chi preferisce birre più dolcine consiglio invece una Sleck Dust di Great Newsome Brewery, più bilanciata e floreale, prodotta con una piccola percentuale di frumento. E poi tutti in Inghilterra!

Il Pollo alla Pier della Domenica


 

  • 4 fusi di Pollo
  • olio extra vergine d’oliva
  • sale grosso macinato sul momento
  • 1 limone
  • 2 lime e il loro succo
  • Le Spezie di Yoko (se ti interessano ho scritto sull’immagine tutto quello che contiene la scatolina magica)

Lava le cosce e asciugale per bene. Lasciale marinare ber almeno 30 minuti nel mix di olio, spezie, succo di limone e lime, aggiungendo pure la buccia grattugiata. Trascorso il tempo poggia i fusi sulla carta stagnola e versa sopra il succo della marinatura. Spennella per bene la superficie della carne. Cuoci a 250 per 15 minuti e chiudi la cottura a 220 per altri 30 minuti.

Mamma sta con e da noi. Seppur abitiamo praticamente di fronte, ergo a tre metri di distanza e ci sia “il cordone ombelicale” tra terrazzo-terrazzo con tanto di carrucola e filo per passarci le cose (invenzione di Turi, neanche a dirlo), la notte mamma. Sta con e da noi. Lei ha una casa troppo grande. Anche noi adesso abbiamo una casa troppo grande. E tre piani di qui. Tre piani di lì sono nulla se sali e scendi scale senza mai incontrare chi vorresti vedere. E allora ci siamo reinventati spazi e la stanza dell’alieno è diventata il suo conforto notturno. E allora la mia dependance è diventato il luogo dove Koi invecchierà e dove la privacy di Nanda non verrà intaccata pur rimanendo collegata a me e a noi. E tanta confusione, insomma. Di quel dolore quando ti rendi conto, pur sapendolo già da tempo immemore, che ci sono fortune che non servono a nulla se.

Se nelle scale non incontri chi vorresti incontrare. Scendendo e salendo. I gradini degli attimi e della vita stessa. Capita quindi che qui ci siano tre tipi di cucina diversa. Mamma cucina spesso deliziando di fritture il Nippotorinese, che tra poco verrà ricoverato per overdose di fritto e grasso. Io cucino per loro ma principalmente provando quello che a me interessa in fatto di sperimentazioni e quindi a volte si ritrovano senza pranzo o cena, per dire. Pier, lontano dai fornelli solo perché oberato dal lavoro, talvolta si avvicina. Con la sua risaputa delicatezza. E indubbia bravura.

Non dovevo scattare le foto a questo pollo in realtà. Era Domenica, due settimane fa se non sbaglio, e io, non potendo fare il bagno a Koi perché non ha ancora completato i vaccini, mi sono decisa quanto meno a passarle la spugnetta intinta semplicemente nell’acqua tiepida perché lo shampoo a secco non bastava più. Le mie narici hanno patito sin troppo. Mamma era uscita a comprare l’olio di mandorle consigliatoci dal veterinario perché la piccola durante uno dei suoi tripli salti mortali aveva preso una botta pazzesca procurandosi una ferita. Pier ha chiesto cosa dovessimo farci con quelle cosce di pollo in frigo. Perché adesso che Nanda sta qui c’è sempre troppa carne in questo frigo. Nonostante io cerchi in tutti i modi di (quasi) imporle una disintossicazione, lei è come se per spirito di contraddizione intasasse il mio frigo di carne su carne su carne. Con la spugnetta a forma di cuore in mano e la zampa di Koi nella bacinella rossa ho urlato “nonlosononcelafacciopiudivederecarne”.

Mi sarebbe piaciuto fare qualcosa di indiano; o meglio. Nella tragedia la scelta meno peggiore era proprio una preparazione indiana. A mamma piacciono molto le spezie e il salmone con lo yogurt inaspettatamente ha riscosso successo. “Qualcosa di speziato!” dico.

Lo trovo con il pennellino in mano che spennella questi fusi di pollo. Tutto sorridente mi mostra questo delizioso contenitore di spezie dimenticato in dispensa che doveva essere a quanto pare adoperato per il tofu. Fa una sorta di Lemon Sticky Chicken, ovvero marina il pollo nel succo di limone e olio extra vergine d’oliva e poi lo spennella ancora prima di insaporirlo con quest’ondata di spezie che Yoko ha preparato per noi. Si gioca un po’ a immaginare Yoko. Si guarda Koi tutta pulita, tanto da sembrare un altro cane (solo con acqua! Figuriamoci quando potremo finalmente immergerla!), e si passa un’altra domenica. Non incontrando chi vorresti incontrare nelle scale.

Mamma torna e porta due palle a Koi. Una grande e una piccola. Koi le corre incontro tutta felice e profumata. Pier sforna il pollo dopo aver fatto schizzare olio ovunque ma non mi arrabbio. La cucina è nuova e si deve sporcare. Vado verso la macchina fotografica. La prendo. C’è il cinquanta montato e mi dirigo verso la cucina. Passando per le scale mi giro. Penso che di Domeniche belle come quando tu le salivi non ce ne saranno. Che c’è troppa carne qui dentro. Che Mamma sarà una nonna meravigliosa. Che Pier è un ottimo cuoco.

E che io sono pur sempre molto fortunata ad avere tutto questo. E ad avere te. Non nelle scale ma nel cuore. E mi impongo di continuare a respirare. Per non soffocare di dolore.

Oggi lo Studio. Domani alle 11.11 ti porto in cucina.

Una Vegana Cannibale che cucina Hamburger con Uova Fritte. E’ difficile per tutti il Lunedì.



Man VS Food. Quanto è adorabile? Non seguo moltissimo questo programma nonostante lo mandino in loop su Sky. Preferisco a quell’ora essere rapita da Bourdain, che tra i tanti nel mio personale catalogo emerge lasciando un’abissale distanza di livello con gli altri (poi se volessi proprio rapirmi Bourdain, dimmi solo a che fermata dell’autobus farmi trovare. Sono quella con la valigia leopardata, grazie).

Adam Richman è pacioccoso e dolcioso. Ha la facciotta davvero simpatica e quindi è un piacere a volte vederlo addentare un mammut tutto intero dentro il panino (una parte di me vorrebbe prenderlo a schiaffi per il messaggio e il blablabla di pochi giorni fa ma. Bandiera bianca alzata). Un lavoro difficile (ironia! sarcasmo! allarme allarme! accendere la lucetta) quello di digiunare per due giorni interi, poi uccidersi con pietanze grandi quanto monumenti per poi salire ore sul tapis roulant e rimanere ugualmente sul sovrappeso andante. Nonostante Adam abbia DAVVERO (scritto maiuscolo grande grande) dichiarato questa agghiacciante verità, continuo a pensare che Adam e Zimmern per quanto siano “utili” socialmente e culturalmente dal punto di vista dell’informazione culinaria rischino seriamente la vita (smettila di guardare lo schermo inorridito e dirmi “esagerataaaaaaaaa”. Lo so che sono esagerata, uff). Già il dimagrimento improvviso di Zimmern per continuare ad abbuffarsi nella nuova stagione lo trovo come messaggio un tantino sopra le righe con relativa scritta lampeggiante “pericolo in corso-messaggio sbagliato-aiuto-aiuto”.

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Pollo al forno marinato nel cedro, limone e mandarino con Patate Dolci e Carote agli agrumi


A Mamma, Papà e Nippotorinese questa ricetta super velocissima è piaciuta davvero tanto. Si tratta solo di trovare le Patate Dolci e affettarle con una mandolina. Ne ho una professionale pazzesca che fa diversi spessori e forme grazie a un super-mega-iper-fantasmagorico regalo del mio Bellissimo Architetto; mi ha omaggiato infatti di questo Aggeggio Fantabuloso (che chiamarla Mandolina è offensivo) capace di affettare in modo incredibilmente preciso e artistico. Roba che faccio a julienne qualsiasi cosa. Affetto pure la banana con l’Aggeggio Fantabuloso. E’ una passione irrefrenabile che mi ha preso come quando dopo aver acquistato la Centrifuga infilavo dentro pure le ciabatte e le creme giorno. Come nel cibo quindi vado a periodi. Questo è il periodo in cui affetto tutto a spessori alterni con le forme più disparate.

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Come ti riciclo il cotechino: Torta Salata di Cotechino e Mela


Questa angosciante fotografia della zampotta di maiale, in formato zampone o cotechino poca importa, sul piatto di lenticchie mi ha perseguitato (non solo a me in effetti) e tormentato per tutte le Vigilie di Capodanno della mia vita. Quella fettina ingozzata a forza con cucchiaiate di legume “perché porta fortuna” verso mezzanotte, quando ancora si ha la bocca impastata di tartine al salmone, è la definitiva mazzata che ti fa seriamente pensare “all’anno prossimo non ci arrivo”. E’ lì triste, molliccia e grassa. Buttata su un piatto di lenticchie mortificate da un luogo comune squallido: più soldi. Bleah. Non ha mai fatto per me questa orrenda tradizione. Sin da piccola mi sono sempre RIFIUTATA categoricamente di assaggiare il cotechino. Non so neanche che sapore abbia.  Il Nippotorinese mi dice che quello fresco, comprato magari da Luiset vicino ad Asti, non ha niente a che vedere con quella zampotta cellulitosa (piena di cellulite sì. Conio termini) infilzata come in una pressoterapia dentro alluminio compresso. Come non credergli? E’ così felice con il suo cotechino fresco appena arrivato dalla Regione Piemonte. L’idea di doverlo cuocere per interminabili oreoreororeorore mi disgusta tanto quanto l’idea di dover vedere la triste fetta schiaffata (termine aulico) sul piatto di lenticchie. Perché il cotechino frescofrescofresco fa una puzzapuzzapuzza incredibile. Ma posso esimermi? Suppongo di no. Il Nippotorinese merita di mangiare come quando era piccino il suo cotechino frescofrescofrescopuzzosopuzzosopuzzoso.

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Le Ricette di American Horror Story – Chicken Pot Pie


Facciamo un attimo di pausa da babbonatalepacioccoso-renne-oggetti carini e sognanti e facciamo un colpo di sangue violento e distruzione? Perché sto per avere un esaurimento nervoso. La mia dodicesima personalità mi impone di SMETTERLA CON TUTTE QUESTE PACIOCCOSITA’!!!! BASTAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAA! Fino al sei gennaio ( e poi con San Valentino Cuoricioso) rischio (rischiamo è più corretto) di farla (farle. Non è solo la dodicesima, per la cronaca)  collassare da troppo AMMMMORE/Luci (sono un’anima nera, dai. Al novantanovepercento. Solo che mi piace mostrare solo l’uno per cento).

Un po’ di sana violenza, sangue e oblio. Grazie.

(118 ? PRRRRRRRRRRRRRR) 

La prima ricetta dedicata ad American Horror Story è stata il dolcetto Peach Cobbler e se ti fa piacere puoi trovarlo qui. Non poteva certamente mancare il Chicken Pot Pie, ovvero la torta salata ripiena di Pollo e Verdure; la stessa che richiede, come avvenuto con il Cobbler, Queenie a Madame Delphine LaLaurie in una delle sue fameliche voglie notturne. La pie di pollo  è una preparazione salata straconosciuta-cucinata in tutte le parti di America. Il ripieno può essere di infinite varietà. Che sia carne macinata ( di parenti che ci hanno tormentato con la tombola? della zia che ci chiede ” ma quando un bambino?” dello zio che ci chiede ” ma quando vi sposate?” ANCHE. SONO PERFETTI PER QUESTA PREPARAZIONE! MACINATELI CON CURA)  di pollo stesso, coscia o petto. Che sia accompagnata da verdure precedentemente saltate separatamente o insieme alle carni. Che sia fida alleata per avanzi da brodi e derivati. Di ricette se ne trovano un’infinità proprio per questo. Solo adesso in Italia vi è questo utilizzo del “pasticcio di carne” o “torta di carne” perché effettivamente non esiste una vera e propria tradizione riguardo a questa preparazione. Rievoca un po’ la moussaka greca anche se quella non era contenuta da una pasta brisèe ma alternata a mo’ di “parmigiana” componendo strati di carne e verdure. Nell’Europa dell’Est come nel Nord Europa, al contrario del nostro paese, il pasticcio di carne è in voga proprio per l’eredità Britannica, patria indiscussa (ce lo ricordiamo il tortino di carne-umana in onore di Mrs Lovett, sì? Ecco. ).

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Le Ricette di Downton Abbey – Shepherd’s Pie


Ho scoperto Dowton Abbey da poco tempo e ancor in meno me ne sono affezionata. Serie televisiva Anglo-Americana, nell’ambientazione che preferisco in assoluto e prodotta per un network britannico, ha sbancato premi e ottenuto riconoscimenti altissimi. Con ascolti record sempre in ascesa pare che sia in assoluto la serie in costume di maggior successo mai mandata in onda. Emmy Awards come fossero biscottini cadono su questa trama mai noiosa, anche se apparentemente così innovativa proprio non è. Ambientata nella tenuta di campagna del Conte e della Contessa di Grantham nello Yorkshire a partire dalla tragica notizia dell’affondamento del Titanic nel 1912, si susseguono e scorrono le vite di aristocratici e domestici con una finezza però che non fa urlare alla telenovela, per quanto mi riguarda. Visivamente ci si trova sin dalle prime inquadrature davanti a qualcosa di simile a Gosford Park; ne avevo già decantato le lodi e passioni con la marmellata di arancia, qui. I costumi del tardo periodo edoardiano sono quelli che mi bloccano le vie respiratorie (gli stessi poi che la Maison Valentino ha ricalcato sulle passerelle per la Primavera Estate 2014. Incredibilmente abbottonati, chic ed esclusivamente in bianco e nero). Quando la rigida regola incontra il contrasto della protesta. La gonna leggermente si stringe e tutto diventa quasi più comodo. I corpetti si slacciano lasciando respirare le dame che cominciano l’impervio cammino per l’emancipazione reclamando diritti sino ad allora negati. Siamo proprio catapultati all’inizio e al fermento della rivoluzione. La donna voterà, diventerà crocerossina durante la prima guerra mondiale e dismetterà gli abiti di bamboletta soprammobile incipriata con i capelli abboccolati.

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Sticky Lemon Chicken. Vabbè il pollo appiccicoso al limone che conoscono tutti, va


Gordon Ramsay è il re dello Sticky Lemon Chicken ed è innegabile (ma anche Jamie Oliver, va). Si tratta di una ricetta talmente semplice e “pasticciosa” (quelle che non piacciono a me da eseguire ma che al Nippo sì. Da mangiare, insomma) che non c’è davvero molto da dire. Solo che io trovo molto da dire pure della cosapiùinutiledelmondo e quindi potrei star qui a disquisirne per ore ore ore ore ed ore ammorbando l’ universo ma.

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Coscia di Tacchino per la Festa del Ringraziamento, che ebbene sì: è Domani


Un grazie a Pragmatiko che mi indica come tra le 50 migliori Food Blogger italiane qui. Sono lusingatissima di essere, oltre che tra amiche, insieme a professionisti del settore. Immeritato sicuramente, ma grazie.

E dopo il Turducken di ieri? (te lo sei miracolosamente perso? clicca qui!)

Il triste momento dell’anno è arrivato e in America si conta che più di quaranta milioni di tacchini verranno uccisi in questo periodo. A me non rimane che estraniarmi ancora una volta e assistere in silenzio alla scelta dei miei cari di nutrirsene (come il resto dell’anno – dei giorni – di tuttiigiornitutti accade con carne-pesce-derivati animali, insomma).

Nel mio libro per la festa del ringraziamento c’è la FumettoRicetta del Tacchino Graziato, ovvero un cupcake  con le sembianze di tacchino (grazie alla glassa e dei biscotti al cioccolato di decoro) dal gusto di  zucca,  tipico del Thanksgiving. Del tacchino graziato ne ho parlato qui.

Certo è che quest’anno il Nippotorinese, come anche mamma e papà, potranno per la pima volta assaporare la salsetta di Cranberries che ho scovato da Cristaldi a Catania, che ormai è chiaro diventa il mio spacciatore di pappamondosità di fiducia.  Continua a leggere

Turducken : Tre pennuti Matrioske ubriache e quattro amici che festeggiano un Finto Natale


Oggi subirete uno shock. Parental Advisory : Coronarie esplose e stupore neuronale . Non tutti potranno leggere e sopportare. Si consiglia la visione e la lettura ad un pubblico carnivoro.

 


Io non so da quanto tempo devo parlare del Turducken.
No dai, lo so. E’ che mi vergogno talmente tanto che fingo di non sapere. Da due anni. Ovvero da quando Cey ha passato il Finto Natale qui (perché non potevamo fare insieme quello vero e allora lo abbiamo anticipato. Tutto normale no? Qui qualche resoconto). Cecilia (che al momento non si prende cura della sua bellissima creatura www.sostorta.it e per questo subirà a breve dolorose percosse da me e Cri)  è stata la prima con la quale ho cominciato l’avventura del Gikitchen. Nei primi post di questo blog ( quando c’è stato il passaggio Solo-Fumetti  maghettablog.splinder.com) a Maghetta Streghetta – egocentrismo ( maghettastreghetta.wordpress.com) a Gikitchen ( attuale gikitchen.wordpress.blog. ho finito sì) troverete, per chi vorrà cercarlo un post a due mani di me e Cey e uno tutto suo. Cey mi ha insegnato tante cose. Che la mozzarella scaduta esplode , che non si può trovare parcheggio ma si può ridere baciandosi e toccandosi cosce , che si possono trovare i regali più belli del mondo dall’altra parte del globo se solo lo vuoi tipo il guantone di totoro e che si può lottare insieme per ritrovare un amico perduto nelle lavanderie di un albergo perché Evaristo non è solo un peluche. Chi è capitato qui digitando Turducken e cominciando la lettura con nozioni non attinenti e rivelanti riguardo la ricetta sarà quanto meno stordito. Ammesso che sia riuscito ad arrivare qui. Sappi, amico mio di passaggio che la situazione può solo che peggiorare.

In effetti Cecilia stordisce. Per la sua grandezza di animo e passione. Se mettete Cey o Cecilia nel pulsante Cerca di questo blog rischia di esplodere l’archivio perché c’è in tantissimi ricordi, giorni e ricette. Perché di lei ho straparlato e mai è stato abbastanza. E le sue parole  mi mancano. Patisco moltissimo lì assenza sulla rete. E’ l’amica che ti fa ridere e sognare ma che ti dice pure sei una grande faccia di bip quando te lo meriti (io? sempre). Con Cey il mio cuore nero esplode e la mia vera anima prende incontrovertibilmente il sopravvento. Ed io ne sono felice come una bimba la notte di Natale. Ecco appunto.

Per il nostro finto Natale ci siamo messi in testa, io – Nippo-Cey e Fab (nell’ordine: una sicula- un torinese- una genovese- un milanese) di fare il Turducken. E lo so che la domanda che ti attanaglia al momento è :

Ok ma che cosa è il Turducken?

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L’anatra all’Arancia e Mandarino di Fernanda


Continuo a trovare roba nell’archivio. Ma quanto scrivo? (ho sentito l’Italia gridare “TROPPPOOOOOOSTATTIFERMAAAAAAAAAAAAAA!!!!”. Okokokhocapito. Uff)

L’Anatra all’arancia è stata una delle mie primissime fumettoricette quando ancora il termine fumettoricette, coniato dalla mia incommensurabile idiozia, non aveva un vero e proprio senso per me. Ricordo di aver parlato del significato che mi lega all’anatra all’arancia e a mamma qui, qualora si fosse curiosi di agganci. In quell’occasione ho confezionato dei semplicissimi biscotti all’arancia (a forma di anatra, vabbè) adoperando dell’olio extra vergine d’oliva (mi sembrava così strano mettere dell’olio nei biscotti. Uhhh quanti ricordi *disse con aria nostalgica). Tra l’altro anche la versione salata non è affatto male ma credo di non averla mai messa qui. Per dire insomma che io ho davvero MOLTISSIME difficoltà a cucinare carne-pesce-uova; credo che il messaggio per chi segue solo superficialmente non sia del tutto chiaro. Mi rendo conto inoltre di creare una qual certa “confusione” (è terrorizzante scrivere sulla fermatempo di una cosciadianatraehoscattatoaocchichiusi).

Ma sono molto confusa anche io. Non essendo un food blog capita che attraverso il mostro-cibo si raccontino altre storie. E non meramente ricette.

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