Stelle Filanti (tagliatelle) al Ragù di seitan, datterino e peperoncino



E’ stato un po’ il periodo del seitan questo, no? Non mi ero mai spinta così tanto nella pubblicazione dei miei pasticci culinari mostrando il lato vegetariano-vegano anche del Nippotorinese, che non solo disdegna ma apprezza; a patto che non sia sbattuto su un piatto e infilato al micro o semplicemente sulla piastra calda senza olio e sale ma solo con limone come piace a me. Se elaborato, fritto, in crosta, a ragù o qualsivoglia preparazione un minimo meno scarna della mia, il seitan è ormai entrato a far parte della sua dieta con la giusta ironia nell’epitetarlo “foglio di cartone”. Lo rimane pur sempre ad onor del vero, ma anche un’insalata di polistirolo se condita con avocado e lime potrebbe apparire appetitosa (uhm).

Sta di fatto che per un Menu di Carnevale-Vegetariano-Vegano (in quel caso, senza bisogno di specificare, la pasta fatta in casa sarà priva dell’uovo) ho pensato, qualche settimana fa quando ancora compravo fiori e tulipani per il centrotavola (adesso se ho un bicchiere di plastica pare già un miracolo), a una tagliatella fatta in casa di quattro colori (è stato lo stesso giorno dei Coriandoli ripieni di Pera e Raschera DOP. Qui il post) e sapori ovvero: spinaci, zucca, zafferano e salsa. Tutto servito con un ragù di seitan naturale morbidissimo con datterini e peperoncino (poco però, perché qui il piccante si apprezza solo se moderato e contenuto).

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Un rotolo di Stelle filanti colorate



L’ultima volta che ho fatto il Rotolo è stato in occasione di questa Videoricetta, che volevo inserire sul mio Canale Youtube; pur ripromettendomi di rifarla magari con una luce meno pietosa, quella volta una sorta di folgorazione, durante la fase dell’arrotolamento, ha illuminato quell’unico povero neurone provato, tramortito e stanco. Rotolo di stelle filanti mi ha sussurrato con tono flebile. Non ho mai visto un rotolo colorato in questo modo, come a voler emulare un bel pacchettino di stelle filanti. Lo dico perché mi piace sempre sottolineare quando è un’ispirazione, un’emulazione o un’idea partorita dal mio scarno e poco consistente, al momento, iperuranio provato. Poi sicuramente non è niente di che e lo avranno già pensato praticamente tutti anniannianniannianni fa ma.

Per dire che non ero assolutamente certa del risultato. Ero molto impaurita dal fatto che dovendo dividere l’impasto e colorarlo, la consistenza particolare del rotolo sarebbe stata compromessa. Così non è stato e tutto è filato (uh uh filato-filanti. Ok la smetto) liscio. In questa piena possessione demoniaca di colori esasperati, dopo la Rainbow Cake – La Fake Rainbow Cake e i Coriandoli fritti con l’arancia amara e i Coriandoli Ravioli con Pera e formaggio di ieri, non poteva insomma mancare anche la versione rotolosa iper colorata (no dai. Poteva mancare, eccome).ù Continua a leggere

Coriandoli ripieni di Pera e Raschera DOP con note di Zafferano, al burro e salvia




Sul Libro per il Menu di Carnevale ho realizzato un primo piatto, e fumettoricetta, rievocando i coriandoli ma sotto forma di gnocchetti; per quest’ultima settimana dedicata al Carnevale, a cui sto dedicando pochissimo tempo come al web e ai social in generale per problemi familiari, ho pensato a un piatto di Coriandoli-Ravioli colorati naturalmente con l’ausilio di: zafferano, spinaci, salsa di pomodoro e polpa di zucca. E’ una pasta ripiena semplicemente passata in un burro di ottima qualità e salvia (surgelata. Non l’ho detto io eh). Il ripieno è dolce e cremoso grazie alla pera Abate e stuzzicante e invitante perché mischiato e sposato al gusto del formaggio Raschera DOP.

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Frappe Chiacchiere Bugie sì, ma con zenzero, vaniglia e cacao e pois, righe e scacchi (crepi l’avarizia!)




Sono stata anni a raccogliere, grazie all’aiuto dei santi che mi sopportano e seguono sui Social (forse per rintracciarmi e picchiarmi? Sì), tutti i nomi delle Frappe-Chiacchiere-Bugie-Galani nonostante io che sicula sono da una vita le senta chiamare solo ed esclusivamente Chiacchiere. Poi arriva il Nippotorinese con Bugie e Fiocchetti e la mia vita dolciaria carnevalesca si destabilizza. Su wikipedia c’era uno studio sociologico chiacchieresco, che scopro solo adesso, da far impallidire a dimostrazione del fatto che bastava cercare e che sono una cretina giusto per conferma; la mia  estenuante ricerca etimologica è valsa praticamente a nulla. Grandi traguardi, insomma. Un applauso dalla regia si può avere con relative risate registrate, buuuu e pernacchie? Grazie.

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Il Biscotto Baffoso con il Gianduioso



I biscotti baffosi per Carnevale

  • Domanda intelligente: Cosa ci faccio? Che senso hanno come ricetta di Carnevale?
  • Risposta Cretina: Se infili uno stecchino di legno su per i biscotti, puoi andare in giro così. Poggiandoteli proprio sotto il naso. Indosserai biscotti baffosi. E li sgranocchierai durante la serata. Da solo o in compagnia. C’è chi tiene la maschera sugli occhi e chi i baffi sulla bocca. Logico, no? (no ma vabbè)
  • Domanda intelligente numero 2: E se mi chiedono da cosa sono vestito/a?
  • Risposta Cretina: Con un accento francese/belga rispondi impavido e stoico “Da Monsieur Poirot”. A Poirot piaceva il cioccolato (e suppongo pure il Gianduioso) ed è uno dei baffi più famosi dell’Universo tutto. Primeggerai come uomo/donna cinefilo/giallista capace di grandi correlazioni gastronomiche-culturali. Senza eccedere con citazioni eccessive e non cadendo nel banale (prrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrr a chi ha fatto la domanda intelligente. Uno a zero per iaia. Ora chiamate il 118, grazie).

(oh basta con le domande intelligenti, eh! Che non è questo il luogo. Grazie)

Stasera c’è Matrimoni all’Italiana su Sky nonricordoqualecanale. Programma televisivo del genere reality (ne esiste per caso un altro ormai?) che mostra la sfida all’ultimo tulle e velo di quattro spose che non si conoscono ma che partecipano al matrimonio delle altre giudicando: abito della concorrente, rinfresco e divertimento della serata. Il premio? Un indimenticabile viaggio di nozze interamente offerto della produzione in luogo da sogno tutto spesato alla sposa che avrà ricevuto più voti positivi dalle altre. Credo sia superfluo specificare che trattasi di un covo di vipere che si assegnano vicendevolmente numeri che variano dal tre al sei. Quest’ultimo, il sei,  quando proprio si vuole dimostrare “superiorità” in correlazione a una prova innegabilmente ottima e per nulla sufficiente. Ogni Mercoledì insomma mi ricordo del perché non mi piace essere classificata e stereotipata nella mia identità di donna. Sarà che sono un maschio nato; non per modi e attitudine perché sento scorrere in me possente la forza della femminilità, ma perché in questa orgia di luoghi comuni femminili proprio non riesco a rispecchiarmi. E’ uno studio sociologico che mi piace affrontare. Certo una volta a settimana pare eccessivo soprattutto se oggi ti hanno appena scoperchiato la casa e non hai un frigorifero e tagli il tuo pranzo che è un ananas sopra il lavabo del bagno, ma si sa. Amo esagerare.

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Coriandoli (di spine) fritti e colorati con Arance Amare



E dopo la Fake Rainbow Cake di ieri un altro colpo destabilizzante di colore, oggi. Sì perché per la maniaca del monocolore, esclusivamente nero bianco rosso, ritrovarsi con una tovaglietta a righe multicolor e tanta roba colorata nel piatto da fotografare è sempre difficile, come accettare la diversità dell’immaginario visivo. Mi piace e attrae per qualche secondo e poi quella fastidiosa sensazione che solo il verde sa darmi comincia a confondermi. Il verde sfocia nella paura terrorizzante immediatamente; perché il mio occhio è troppo abituato da anni e recepisce tramite quei neurotrasmettitori, seppur pochi e in minoranza rispetto alla media internazionale, la sensazione. Verde-angoscia/paura/sgomento. Ma non è che non accada pure con il giallo, l’arancione e l’azzurro a ben intenderci, eh. Solo che succedendo dopo un po’ riesco abbastanza bene a mascherare tutto. Escludendo il coriandolo fritto rosso, qui c’è davvero da avere paura. Verde, Arancione, Azzurro, Giallo (che sembra comunque arancione) tutti uno in fila all’altro pronti per essere fagocitati (o per fagocitare te?).

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Fake Rainbow Cake – La Torta Arcobaleno per chi ha poco tempo e l’inizio del Carnevale


La Torta Arcobaleno diversi giorni fa (settimane? di già?) ha riscosso un incredibile successo pure su Youtube dove ho appiccicato alla meno peggio una sequenza di video con una luce orrenda. Tanto che le Guru culinarie di Youtube si sono lanciate nella preparazione con sommo entusiasmo (se vuoi vedere  i video su Youtube clicca qui altrimenti lo “appiccico da qualche parte”). I requisiti per fare un’ottima Torta Arcobaleno sono innanzitutto: tempo e voglia. C’entra poco il dilemma se risulterà o meno (perché accadrà. Ottimismo sempre). C’entra poco cedere all’utilizzo dei coloranti alimentari o meno (perché se nella vita hai mai mangiato anche solo una merendina confezionata non sarà un po’ di verde in gel a farti collassare e compromettere per sempre il tuo sistema immunitario, te lo assicuro). Solo tempo (abbastanza) e voglia (molta). Preparare cinque, sei, sette basi di pan di spagna (quelle che decidi tu), sovrapporle, farcirle, prestare attenzione alle altezze e via discorrendo su tutti gli appunti culinario che ho preso in questo post, qualora una violentissima voglia di farti del male ti prendesse oggi, certo veloce e indolore non è. Soprattutto per chi preferisce nel tempo libero dedicarsi a una sacrosanta lettura, pulizia del viso o lavaggio dell’interstizio tra le mattonelle. E quindi su che cosa sto vaneggiando io oggi in questo Lunedì difficile come tutti i Lunedì (e tutti gli altri giorni della settimana-inciso)?

Sull’alternativa veloce alla classica Rainbow Cake.

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Carnevale!


Update: Grazie a BestiaBionda e Max che estraggono file, montano video e . E sono semplicemente Amici. Mi tolgono pensieri e aggiungono sorrisi. Ecco l’estrazione del vincitore della Tombola per il Libro Yoshoku 

Clicca qui per vedere il video  e scoprire il vincitore( devo farmi un altro account per i video tomboleschi o BestiaBionda ti dai una mossa e lo fai tu? La licenzio. GIUROCHELALICENZIO)

Tuchehaivintoamorediiaia scrivi indirizzo a info@maghettastreghetta.it e appena Amazon avrà il volume disponibile ti sarà spedito immediatamente (io acquisto non appena ricevo indirizzo). Grazie infinite a tutti. 

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Il Martedì Grasso di cibo e lusinghe


Su Flair di Marzo viene segnalata la mia App Gikitchen. Rinuncio definitivamente a cercare di trovare parole; mi limito soltanto a ringraziare, lusingata e commossa, Francesca Martinengo, per avermi inserito nell’articolo.

E il mio amico Emanuele Ferrari , sviluppatore dell’App, per l’infinita  pazienza che ha con me nella gestione di questo delirio.

E lascio giusto due appunti in cucina velocemente. Ahhhhhhhhhhh e a proposito di velocemente. Sto lavorando, manca logo frizzielazzi, ad un piccolissimo progetto che pare avere un suo seguito. La Rubrica ” Fast Gikitchen”, ovvero quella che su Facebook chiamo ” Ricettine velocissime senzafoto-frizzielazzi”. Ho deciso di raccoglierle tutte in un unico dominio. Al momento si trova qui Fast Gikitchen. Il dominio ufficiale sarà a breve attivo. E insomma è ancora tutto in costruzione ma qualcosina c’è. Che meraviglia è? Io in versione sintetica senza fotofrizzilazzidelirio. Un sogno si avvera* violini in sottofondo si udivano. 

In nessun modo ricordo dove io abbia trovato questa ricetta. Sul mio librozzo di Bodrum troneggia da un po’ questa ricetta “Fegato e pancetta”. Generalmente con il pennarello color malva (giusto per essere precisi) di fianco al titolo appunto sempre dove ho reperito la ricetta. Se nel cartaceo, web o estrapolato da racconti di amici-conoscenti-passanti-poveri-disgraziati-chemisopportano.

Ma nulla. Su Fegato e pancetta aleggia un mistero. In sostanza non è che ci sia chissà quale preparazione dietro. Si tratta solo di impanare il fegato nella farina leggermente aromatizzata con qualche spezia se piace e friggerlo con pezzotti di pancetta fresca in abbondante olio extra vergine di oliva. Servire con del rosmarino freschissimo dopo aver aggiustato di sale e pepe. E amen. C’era una nota a margine dove si consigliava di servilo con del succo di limone spremuto e così ho fatto.

Essendo Martedì Grasso, oltre che l’ultimo giorno di Carnevale e il Pancake Day ( sì sì ho già delirato nel post precedente) , direi che smistare l’ennesima robettaleggeraleggerafritta era quasi un obbligo morale. Abbiamo fatto fuori talmente tanti di quei maialini in questi giorni che nonostante trattenga con non poche difficoltà il mio animo animalista, che tengo opportunamente per me, un po’ di depressione cosmica sta prevalendo.

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Rain Man: There you go, Ray. You’re dancing. This is it.


Alle 12: 12 verrà pubblicata la ricetta leggeraleggggera del Carnevale ma nel frattempo ricapitoliamo? (sperando di non dimenticare nulla) 

Per la rubrica a cena con Oscar, purtroppo messa da parte per le ricettine leggere leggere del Carnevale,  certamente non poteva mancare Hoffman;  pur potendone sproloquiare all’infinito oggi è il turno di Rain Man. Perchè?

Semplicemente perchè la celebrazione del Martedì Grasso corrisponde  alla Sacra Giornata dei Pancake. Lo scorso anno per l’occasione era stato confezionato il Totoro Pancake con tanto di documentazione (la curiosità ti assale mista a masochismo? Clicca qui >>>).

Abbigliata in modo ridicolo e con tanto di maschera, tutto saggiamente documentato visivamente, avevo onorato il Sacro giorno del Pancake così. Già trecentosessantacinquegiornifa volevo però correlare questa giornata alla sezione Cinema e Cibo solo che Totoro prese allora il sopravvento in un impeto kawaiioso e sdolcinato.

Quest’anno poi mi si ripresenta l’opportunità per la rubrica “A Cena con Oscar” e una sopraggiunta maturità (quale? ) e  posso non approfittarne? suvvia.

Il Martedì Grasso mette la parola fine al periodo dei sette giorni grassissimi che rappresentano  il carnevale ( e devo ancora smistare ottomila ricette grondanti di grasso, santapizzetta!) . Lo segue a ruota il Mercoledì delle Ceneri previsto per domani, indice che la pacchia è finita e comincia la redenzione per eccellere in sinteticità.

I quaranta giorni prima della Pasqua, insomma, gravano sulla testa dei credenti e diventano monito contro l’abuso spropositato di leccornie.

Conto l’anno prossimo di essere a New Orleans per assaporare dal vivo questa meraviglia, che tradizione e pure importante è. L’ho detto e lo farò. Francamente vedere correre delle persone con una padella in mano facendo volteggiare in aria un pancake per ben tre volte è una di quelle cose che per nulla ragione al mondo voglio perdermi. In sostanza per vincere durante il tragitto compreso tra la partenza e arrivo si deve riuscire a far saltare il proprio pancake frittelloso per l’appunto tre volte.

Questa tradizione è antica e pare che sia dovuta al fatto che una donna in ritardo per la Messa continuò a preparare i propri pancake durante il tragitto casa-chiesa senza arrendersi e con tanto di grembiule. A me non può non apparire la fotografia di The Village. Piaciuta molto. Se non fosse stato per il ridiculume che ne faceva contorno.

Avevo proposto giustappunto al Nippotorinese di filmarmi sul terrazzo mentre compivo l’epica impresa ma il suo sguardo è valso più di una risposta dettagliata. E no.

Non correrò sul terrazzo rigirando il pancake (e contando che a stento riesco a farlo da ferma vicino al fornello mi sono risparmiata l’ennesima brutta figura) ma blatererò giusto un po’ riguardo a Rain Man.

Una delle notizie necessarie e prioritarie (c’è dell’ironia ovviamente) è dire che proprio in quell’occasione ho capito ahimè che la Golino poteva pure rappresentare la mia nazione nel mondo ma ugualmente aveva una voce insopportabile. E che poteva essere brava quanto voleva e tanti complimenti ma l’istinto primordiale di spaccarle il setto nasale prevaleva sempre e comunque.

Questo perchè essendo particolarmente legata ai suoni (nonostante il sopraggiungere dell’età abbia decretato la mia sordità definitiva) quell’elemento disturbante sonoro ha compromesso sempre la visione. Possedevo la videocassetta originale che risaltava tra le altre ed è stata una visione autistica. Vista e rivista decine di volte.

Un po’ come con Dirty Dancing ma in percentuale davvero minore. Ma davverodavvero.

Molto legata affettivamente a Raymond. Charlie, quello che poi sarebbe diventato un divoratore di placenta (la sapete questa su Tom Cruise o devo arrabbiarmi? Il gossip va seguito santo cielo! Quindi devo pure pensare che non sappiate quante mini Birkin abbia Suri e che colori Katie preferisca nella Kelly di coccodrillo? Vergognatevi!), lo sopportavo come si fa con i vecchi amici ma confesso che quasi mai è riuscito a convincermi. Forse giusto un po’ in Magnolia perchè era talmente beota il personaggio che al confronto lui sembrava neuronalmente dotato (ma era un’impressione infatti) o forse durante il balletto di Risky Business perchè vederlo in mutande e calzini lo ridicolizzava a tal punto da farci quasi bella figura.

Insomma Ray.

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Cicerchiata? Pignolata? Cicerata? Struffoli? Palline fritte di Carnevale?


Quando latiterò immaginatemi, qualora mai voleste farlo, in una scrivania piena di Totoro, Momiji, penne e reflex. Con tre monitor davanti, pallottole di carta, ipad con cover improbabili e iphone con orecchie di coniglio. Tisane “Sollievo” che dovrebbero calmarmi (ma che vengono alternate a litri di caffè. Non decaffeinato. Caffè vero. Perchè sì. Ho ricominciato. Dovevo scegliere tra le sigarette o il caffè e ho scelto la seconda) e nani da giardino. Tanti. Tanti nani da giardino. Il sottofondo potrebbero essere questo (clicca e se sei in ufficio fai ballare tutti) ma non ne sono sicura. Per anticipare insomma che i post giornalieri ci saranno sempre. Del resto è la mia psicoterapia gratuita e ne approfitto. La mia interazione, ecco quella sì, potrebbe venire a mancare. Per un mesetto circa, indicativamente. Ma vi leggo entusiasta sempre. E sempre: grazie.

Celapossiamofarcela*inspiriamo espiriamo*

E chi li chiama struffoli e chi cicerata e chi cicerchiata. Non contenti possono essere pure chiamati purceddruzzi ma anche sannacchiudere ma pure pignolata. A questo punto voglio battezzarli come palline fritte di carnevale o bombette esplosive unte o pallazze dorate mielose con palline colorate.

Anzi no. Voglio proprio indire il concorso “attribuisci un altro nome agli struffoli-cicerata-pignolata-cartellata-sannachiudere-pallazzedorateconpallinecolorate” perchè a noi questa trentina di termini proprio non va bene. Di più. Ne vogliamo di più.

Una cosa è certa, sempre dello stesso impasto si parla. Sì certo può cambiare la dose della farina e talvolta dello zucchero e può cambiare un po’ l’elaborazione ma insomma sempre della stessa base si tratta.

Se in Abruzzo, Marche e Molise si tratta di un vero e proprio prodotto alimentare portabandiera regionale, a Napoli con il nome di struffoli è tipico della tradizionale natalizia. Al sud, soprattutto in Calabria e nel Messinese (talvolta anche in alcune parti della Campania) lo si serve in particolar modo nel periodo del Carnevale insieme a bombettine fritte, ciambelloni, graffe e bomboloni per mantenersi sempre sul leggero.

Vuoi non mangiarti un chilo di pignolata dopo otto tonnellate di Salsiccia col Sugo? Mapperfavore. Siamo seri.

Che sia centro Italia o sud e che sia Natale o Carnevale, sta di fatto che questa pioggia di bombette pallose dorate fritte con il miele e tanti coriandoli zuccherosi è buona e pure tanto. L’impasto per certi versi ricorda poi quello delle frappe, chiacchiere, bugie, comelevogliamochiamarepurequelle.

Incredibile come con un impasto soltanto si siano confuse generazioni e periodi diversi. E’ davvero entusiasmante e bisognerebbe approfondire ma:

lo vogliamo davvero? No.

Noi le vogliamo magnà! (quanto è meravigliosa la sinteticità?). E allora non importa che nome e collocazione vogliamo dar loro. A noi importa che dobbiamo arrotolare palline come non ci fosse un domani e friggere. Incessantemente friggere. Senza mai stancarsi friggere. Friggere. Friggere.

Perchè in questo periodo noi faremo solo un’operazione e onoreremo solo un verbo: Friggere. Non importa quanto ci impuzzeremo i capelli. Non importa quanto piangeremo sulla bilancia tra qualche settimana. Non importa se i parenti periranno con il colesterolo a trecento:
NOI DOBBIAMO FRIGGERE!

Inspirate. Espirate. Buttate il numero di telefono del dietologo e gridate con me: Friggere!!! E friggeremooooooooooooooooooo!

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