Il Compleanno di Stephen King


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Sul mio libro “Le Ricette di Maghetta Streghetta” all’interno del Calendario Matto a pagina 112 il 21 Settembre si celebra guarda un po’ il compleanno di Stephen King (è stata la prima fumettoricetta che ho disegnato e fatto vedere a mamma, papà e Nippotorinese). E non è stato un caso ma un’iniziazione e che sia finita poi a pagina 112 nonostante i mille cambiamenti beh. E che la stanza 237 come somma faccia 12 beh. Beh insomma. Knödel di patate in coppa di sale con Ketchup fatto in casa. Nella ricetta spiego come realizzare quell’adorabile coppa di sale dove sono contenuti i Knödel. Niente di più facile e scenografico. Dovrei fare Quello che le foto non dicono anche con tutte le foto-illustrazioni del mio Libro perché all’interno sono celati segreti e messaggi. Solo per chi li sa leggere ma qualche mistero in fondo può essere svelato. Altri scoperti. Altri tenuti opportunamente nascosti.

Un Augurio speciale a Stephen King. Perché non sarò la sua più grande fan ma devo a lui sicuramente: l’iniziazione di tutto.

Voglia di altre Cheesecake? A seguire idee gluten free, senza lattosio, versioni fredde, calde, classiche, bizzarre e non è finita qui.

Cheesecake al Cioccolato e Zenzero – Misery non deve morire


 Ingredienti per una teglia di 24 centimetri

Per la base: 350 grammi di frollini al cioccolato (io la butto lì ma si potrebbe fare metà e metà: biscotti Oreo e frollini al cioccolato), 150 grammi di burro fuso

Per il ripieno: 200 grammi di formaggio spalmabile, 200 ml di panna fresca, 250 grammi di mascarpone, 200 grammi di cioccolato fondente a pezzi, 40 grammi di zucchero, 6 fogli di gelatina, 1 cucchiaino raso di zenzero in polvere

Riduci in polvere i biscotti; sia con il mixer che chiusi in un sacchetto e colpiti da un mattarello poco importa. Fai fondere il burro nel microonde o nel pentolino senza raggiungere la cottura. Versa in un recipiente la polvere di biscotti e mischiala al burro fuso. Metti il composto come base nella tortiera imburrata e con il dorso del cucchiaio pressa per bene rendendo omogeneo tutto e risalendo lungo i bordi in modo che questa cheesecake risulti con le pareti laterali (coreografiche e pronte a raccogliere ancor meglio il delizioso ripieno). Metti la base in frigo mentre prepari il ripieno. Lascia in ammollo la gelatina in acqua ghiacciata e nel frattempo metti a sobbollire la panna in un pentolino piuttosto capiente. Quando si è scaldata strizza i fogli di gelatina e versali dentro la panna mescolando con cura e aspettando che si sciolgano al suo interno. Aggiungi i pezzi di cioccolato alla panna e lascia che si sciolgano girando per bene con un cucchiaio di legno. Lavora il formaggio spalmabile con il mascarpone, lo zucchero e lo zenzero aiutandoti con uno sbattitore elettrico fino a quando ottieni una deliziosa crema leggera e omogenea. Adesso che hai i due composti:

panna-cioccolato e gelatina

mascarpone-formaggio-zenzero

uniscili con cura incorporandoli delicatamente e girando fino a ottenere un composto liscio e vellutalo. Versa la crema sulla base dei biscotti e lascia raffreddare almeno cinque ore in frigorifero prima di servire.

La migliore Cheesecake al Cioccolato rimane quella coulant che è poi finita nel mio libro e che comunque se ti fa piacere riesumo volentieri attraverso questo link. Ho visto giusto qualche giorno fa sulla Pagina Facebook che continua a essere gettonatissima e che è stata scelta ancora una volta per una festa di compleanno. Non è inutile affatto ribadire che la cosa mi lusinghi ed emozioni come se fosse sempre la prima volta. Entrare a far parte di eventi importanti, come può essere una ricorrenza di tal genere, è innegabile che mi faccia sentire felice. Questa versione altrettanto cioccolatosa che potrebbe rievocare per certi versi pure la Chocolate Pie diventata poi la Torta Caterina, ha quella punta di aspro  che allevia la leziosità dell’eccessivo cioccolato grazie allo zenzero. Non si inforna come quella di ieri con i Lion ma è fredda come quella al cocco (e così abbiamo pure messo i link alle due precedenti cheesecake dedicate a Stephen King e al suo compleanno che ricorre domani. Tutto questo, qualora capitassi qui per caso, fa parte di una piccola Rubrichetta chiamata “Cheesecake all’Overlook” e che anniversario a parte continuerà in vista di Halloween).
Io comunque consiglio sempre di farsi un bel giro da Agnese che rimane indiscutibilmente la regina delle Cheesecake (io ho in programma queste e tanto altro, giusto per dire). Amen.

Va bene graziagiuliaiaigikitchemaghettaocometichiami falla breve e dicci perché la Cheesecake al Cioccolato e Misery non deve morire (vi sento). Perché è la scena clou che racchiude le paure. Anche qui Stephen King analizza le proprie paure attraverso un simbolismo esaltando in principal modo quel “bigottismo” tipico nei comportamenti delle persone religiose, quasi al limite del fanatico (Annie Wilkes rimanda chiaramente a figure stereotipate tipiche di King come quella della mamma di Carrie, che vorrei prendere in esame in un altro momento). Lo scrittore nella sua autobiografia ufficiale sostiene che Misery, come altri romanzi, è stato scritto sotto l’abuso di cocaina e alcool, di cui non è un segreto è stato prigioniero per molti anni. La trama di Misery non deve morire pare che fosse un sogno fatto in un volo per l’Inghilterra nei primi anni Ottanta dove uno scrittore veniva segregato dalla sua fan numero uno, scuoiato per far sì che la pelle servisse a rilegare il libro e dato in pasto ai maiali. Ho letto molto riguardo al fatto che tanti fan si siano sentiti offesi dalla trama di Misery, interpretandola come un atto quasi “di accusa” nei confronti di un affetto sincero. Nonostante King abbia più volte ribadito (pare pure la moglie Tabitha in via ufficiale e in difesa del marito) che la metafora della Wilkes fosse al contrario un omaggio, rimane un malcontento non troppo celato.

Annie Wilkes si rifugia nella figura di Misery trasmigrando la sua stessa esistenza tra le righe di una vita puramente inventata. Confondendo realtà e finzione, innamorandosi poi del creatore al quale ovviamente vuole impedire di ritrovarsi morta piuttosto che felice e abbracciata con un figlio. Per Annie riscrivere Misery è un po’ farlo con la propria vita. Redimersi dagli errori e orrori commessi, in una conversione fisica e mistica come una sorta di ascensione. I romanzi di King e le trasposizioni su schermo sono anche questo e non rimane dell’insulso orrore fine a se stesso. Ci sono giri psicologici, ricordi e paure che si mischiano in cerca di una soluzione che molte volte non arriva. Perché non sempre c’è (evviva il cielo) un lieto fine.

Il fatto che manchi la N nella macchina da scrivere è l’ennesimo ricordo che King regala ai propri fan(atici) in quanto era assente nella sua stessa macchina quando cominciò a ticchettare le  prime volte. A me piace molto sapere questi particolari e altri e altri ancora. King ha moltissimi dettagli di questo tipo e tante letture. A secondo dell’attenzione e della distrazione proverai per lui quel senso di “appartenenza” o meno. Sarai un po’ Misery o meno.

Ho riguardato Misery non deve morire qualche giorno fa proprio per essere ispirata per qualche torta. Non avrei avuto modo di rileggere il libro perché purtroppo ho sempre poco tempo per questa attività. Me ne vergogno profondamente ma non è il periodo giusto. Mi lancio in audiolibri in modo da far altro nel frattempo e cerco di ottimizzare quello che continua a sfuggirmi prepotentemente per tutti i progetti che ho e che DEVO portare a termine per la mia poca sanità mentale. Allora l’ho riguardato a cena mentre il Nippotorinese e Mamma mangiavano melanzane e feta e io con la cuffietta da brava asociale nel telefonino ricordavo la prima volta che l’ho visto. Un po’ di angoscia sul fatto che fossi adolescente è venuta, sì. C’è molto cibo. Ci sono le uova strapazzate alla Wilkes e pure una sorta di zuppa al pomodoro. C’è pure un delizioso polpettone ampiamente descritto dalla Wilkes che mi sono ripromessa di rifare. Con pomodori freschi e con il suo segreto: il prosciutto ma.

E alla fine arriva la torta al cioccolato. A onor del vero credo proprio che non sia una cheesecake ma ci somiglia e anche tanto. C’è una base sicuramente di frolla e poi una bella copertura generosa di cioccolato. E c’è lei che ritorna dopo essere morta. A ricordargli che un vero incubo mai finisce ma rivive in un perpetuo sempre.

“Sono la sua più grande ammiratrice”

Cheesecake (al forno) con barrette al caramello (Lion) e Pennywise


 

Per una teglia di 24 centimetri

Per la base: 350 grammi di frollini al cioccolato, 150 grammi di burro fuso

Per il ripieno: 400 grammi di latte condensato, 250 grammi di mascarpone, 200 ml di panna, 200 grammi di formaggio fresco spalmabile, 2 uova grandi, 5 barrette di Lion

Riduci in polvere i biscotti; sia con il mixer che chiusi in un sacchetto e colpiti da un mattarello poco importa. Fai fondere il burro nel microonde o nel pentolino senza raggiungere la cottura. Versa in un recipiente la polvere di biscotti e mischiala al burro fuso. Metti il composto come base nella tortiera imburrata e con il dorso del cucchiaio pressa per bene rendendo omogeneo tutto e risalendo lungo i bordi in modo che questa cheesecake risulti con le pareti laterali (coreografiche e pronte a raccogliere ancor meglio il delizioso ripieno).

Lavora il formaggio con il mascarpone, il latte condensato e la panna. Aggiungi le uova una alla volta fino a ottenere un composto liscio. Unisci tre barrette (che hai scelto di adoperare) dopo averle spezzettate in tutto il composto in modo da risultare omogenee su tutta la superficie della torta. Versa il ripieno sulla base e inforna a 170 già caldo per 10 minuti. Tira fuori la cheesecake e aggiungi le restanti barrette spezzettate in quella leggera pellicola da cottura che si è formata in superficie. Inforna adesso nuovamente per 45 minuti finché la cheesecake non si sia completamente solidificata. Quando la sforni non preoccuparti se all’apparenza risulta essere ancora molto molle. Deve necessariamente solidificare. Devi farla raffreddare completamente senza muoverla troppo e poi metterla in frigo almeno quattro ore prima di toglierla dalla teglia a cerniera.

I Lion, nella mia vita da bambina, mi piacevano tantissimo, forse più dei Mars, anche se i Bounty non è che fossero da meno. Uhm. Ardua la scelta ma in fondo: devo proprio farla? Solo che i Lion (come i Mars, ok dai non posso scegliere. Ma tra Biancorì e Ciocorì preferivo il primo, ecco l’ho detto) li vedo ancora nel banchetto della bidella insieme al panino con formaggio a trecentocinquanta lire e misto con la mortadella a cinquecento lire. Perché nella scuola privata dove andavo c’era proprio una sorta di spaccio con tante caramelle, panini e schifezze varie. Il Nippotorinese ogni volta a questo mio ricordo inorridisce per via della possibilità di far scegliere a un bimbo come alimentarsi durante la ricreazione; condannando soprattutto la scelta di prodotti insulsi e commerciali. Sarà che sono diventata antipatica quanto (e più) di lui ma a ben pensarci adesso trovo anche io assurda la cosa. Fatto sta che non vorrei tanto focalizzarmi su ciò che si diventa ma su quello che si è vissuto, si è e disgraziatamente, per certi versi, si dimentica. Nulla togliendo al fatto che l’evoluzione resta di per sé anche una via di salvezza. Pennywise, il mostro del palloncino e il racconto di It che non è soltanto un libro fatto di angoscia e di terrori infantili semplici come quelli di un naso rosso che può essere un clown. King racconta qualcosa di ben più profondo a ben guardare e scava verso radici importanti sociologicamente e psicologicamente. Fermandosi alla storia, che può apparentemente apparire banale, si sminuisce la visione complessa in sé. Mi ha sempre colpito questo suo analizzare, come molti scrittori del resto, il tempo attraverso i mostri infantili che ritornano. La figura del clown Pennywise e dei luoghi dimenticati/ritrovati/forzatamente rimossi esalta in maniera netta quello che succede a noi adulti. Quello che mettiamo da parte, ma solo in cassetti facilmente apribili, e che ci sforziamo di non voler vedere più. Nascondendo il tutto con la sopravvalutata razionalità.

Ritornare nei luoghi da dove si viene è un passaggio onirico a tratti devastante. Per chi “diventa adulto”, intendo. Per chi “resta bambino” ogni pozza, fossa, tombino nasconde segreti. Se corro dietro alle lancette ricordo di essere seduta tra due statue di leoni. Erano quelli che portavano al boschetto di Padre Giuliano, la scuola in cui andavo. Nel boschetto si vociferava ci fossero i mostri la notte e che succedessero cose brutte. Era pericoloso anche andarci durante la ricreazione. Soprattutto le bambine dovevano stare ben attente. Ero praticamente l’unica (nonostante tentassi di trascinare la mia piccola migliore amica di un tempo) ad attraversarlo estasiata nella speranza di vedere questo mostro. C’erano delle scale, un campo da tennis e un agrumeto. C’era la mia voglia di disegnare quel bosco di notte. E di vederlo. Tra quegli alberi poi ci sono cresciuta e ho inventato storie. Ho girato un horror con la telecamera di mio papà quando allora la telecamera era una roba grande sette chili e ho ambientato anche scene del mio primo piccolo romanzo dal nome Capelli.

Per me è quotidiano andare a esplorare quello che sono stata e che in fondo sono rimasta. Ho sempre paura di chi non ha paura di essere diventato grande, o per meglio dire, di essersi dimenticato del potere che ha la mente quando si è bambini. Penso spesso a quando sarò mamma e al fatto di non poter mai mentire al mio piccolino semmai mi dicesse che ha visto un mostro sotto al letto. Perché io quel mostro continuo a vederlo. Sentirlo. Soprattutto quando mi alzo di notte e poi ritorno a letto. Mi piego poco poco per vedere sotto. E non mi vergogno a dire che molte volte glielo dico proprio.

Lo so che sei lì.

Come è rimasto lì Pennywise. A tormentarmi e volermi offrire un palloncino. Come questo sia diventato simbolo della morte più angosciante che la vita mi ha mostrato. Come quei mille palloncini che sono volati in cielo nell’ultimo addio a mio papà mentre gridavo tra il silenzio delle persone che guardavano me e mamma “Ciao Turi”. Io lo voglio sempre un palloncino Pennywise. Perché credo fermamente che il confine tra il sogno e il mostro è un posto dove bisogna stare in equilibrio per vivere. Soprattutto i ricordi. Perché checchèsenedica il mio futuro è quello.

Cheeesecake al Cocco e mostri da tenere a bada sotto l’Ombrell(a)


Per una tortiera di 20-22 cm a cerniera

Per la base: 350 grammi di frollini, 170 grammi di burro, 60 grammi di cocco disidratato

Per il ripieno: 200 grammi di formaggio spalmabile, 170 grammi di mascarpone, 260 ml di latte di cocco, 170 ml di panna da montare, 70 grammi di zucchero, 4 foglie di gelatina in fogli, essenza di vaniglia

(ho diviso per 2/3 tutti gli ingredienti perché ho preso questa ricetta su un forum americano di cui non ricordo il link. Avevo fatto giusto qualche variazione in passato ma questa volta non so perché pur adoperando la stessa teglia mi è rimasto tantissimo composto. In quel caso senza disperare si possono fare bicchierini con tanta frutta fresca o mini cheesecake monoporzione. Gli ingredienti, per dovere di cronaca, che ho utilizzato comunque sono: 300 grammi di formaggio spalmabile, 250 grammi di mascarpone, 400 ml di latte di cocco, 250 ml di panna da montare, 100 grammi di zucchero, essenza di vaniglia. Che non sono mica sicura di saper dividere due terzi *ticchettò nervosa ridendo preoccupatissima)

Per la copertura: cocco disidratato (potete disporre pezzi di frutta fresca quali ananas o scaglie di cocco fresco abbinate a lamelle di frutta secca, come mandorle, se piace)

Metti i fogli di gelatina in acqua ghiacciata. In un mixer riduci i biscotti in polvere (o mettili dentro un sacchetto e come sempre colpisci violentemente). Versa la polvere di biscotti in un recipiente e unisci il burro fuso che non deve in alcun modo cuocere. Deve essere sì allo stato liquido ma non cuocere nel padellino o al micro. Aggiungi il cocco disidratato e premi il composto che hai ottenuto nel fondo della teglia a cerniera ben imburrata. Cerca di creare un bordo piuttosto alto in modo da ottenere una cheesecake con le pareti di biscotto, che esteticamente risulta essere molto accattivante. Adesso tocca al ripieno quindi infila la base dentro il frigo.

In un pentolino metti il latte di cocco e la panna. Aggiungi i fogli di gelatina ben strizzati e aspetta che si sciolgano. Lavora in un recipiente a parte il mascarpone con il formaggio spalmabile, lo zucchero e l’essenza di vaniglia. Fallo energicamente a mano o con un frullino elettrico alternando ben bene con la panna e il latte di cocco che non dovranno essere troppo caldi. Versa il contenuto (piuttosto liquido) sopra la base di biscotti che hai conservato nel frigo e lascia riposare per almeno otto ore in frigorifero. Decora come preferisci. Questa cheesecake ha una consistenza piuttosto molle. Non è di quelle ben compatte e dense o per capirci come quelle cotte in forno o fredde allo yogurt molto statiche. E’ cremosa ed è questa la sua particolarità.

Accennavo qui giusto qualche giorno fa al fatto che il ventuno settembre sarà il compleanno di Stephen King e che essendo ghiotto di cheesecake, pare ne sia schiavo, era giusto riesumare quelle quattordici versioni che ho pubblicato e che puoi trovare nel post di ieri, qui ma anche dedicargliene altre e altre ancora. Anche perché non nascondo (ma si era ben capito) che sono già da un po’ in modalità Halloween. Chi mi legge infliggendosi questa pena sa che svariate volte ho farfugliato riguardo il mio personalissimo significato di questa “festa”. Onorare la morte diventa in fondo l’esorcizzazione di  dolori incontrollabili.

Sono un po’ diventata quella bimba adorabile (c’è dell’ironia. Mazzate sulla nuca!), come una sorta di  Pollyanna della rete su cui si abbattono tragedie di entità abnorme ma continua imperterrita a giocare con i cristalli del lampadario in cerca di luci e unicorni. Ecco. Adesso ho bisogno di sangue, serial killer e pazzi omicidi per allontanare, scongiurare, esorcizzare un bel po’ di sofferenza. In maniera mite e placata con il tovagliolo della nonna ricamato e l’alzata della zia Luci, certo ma. Nero assoluto. Per inaugurare questo gran bel periodo fatta di muse, racconti ed essenze celate cui accennavo sempre nell’introduzione di questa rubrica dal nome “Cheesecake all’Overlook” ho voluto concedermi quello che per troppo tempo ho posticipato: delle ore in solitudine con Ombrella. Tra poco toccherà territorio siculo e davanti a noi si prospettano le basi per un futuro pieno di nero e rosso. Rimango nonostante tutto una Pollyanna seppur in versione zombie-clown.

Quello che io e Ombrella faremo potrebbe pure non essere tutto questo segreto perché sembra più che ovvio, ma per me rappresenta l’inizio di qualcosa di veramente importante. Lo scorso anno il 17 Settembre usciva il mio libro. A distanza di 24 ore e 365 giorni nasce ufficialmente il progetto Ombrellosiaioso (?) di cui sicuramente tra un po’ sentirete parlare (nel manicomio dove ci rinchiuderanno e se vorrete potrete venire a trovarci. Non portateci arance. Solo avocadi, grazie).

Di questa cheesecake potrei dire molte cose ma quella che più interessa credo sia: è da provare. Semplice ma ricca per via del mascarpone, ha riscosso un successo incredibile (come spesso accade – quasisempre – con i pasticci che pubblico altrimenti evito salvo rare occasioni). Si può insaporire anche con scaglie di mandorle lungo tutta la superficie (volevo caramellarle ma poi non vi è stato tempo) o arricchirla ulteriormente con frutta secca. 

Ho cominciato questo percorso visivo, culinario e di ricordi proprio come una Cheesecake. Era settembre di quattro anni fa e io non avevo la più pallida idea se fossi in grado di preparare una torta. E’ cominciato tutto con quella di Valentina Gigli (il post è qui) e poi è continuato in un crescendo.Come diceva un mio vecchio e adorabile amico: niente è per caso.

Corro emozionata come una bambina in aeroporto con la mia Christine e con il mio piccolo Cujo. Palloncini? Ne vogliamo, grazie.

Schiavo anche tu della Cheesecake come Stephen King? Ecco 14 Ricette!


 

Cheesecake di Tofu ne abbiamo? Cheesecake (vegana e non) di Tofu


Quando ho pubblicato una fermatempo su instagram-twitter-facebook-socialacaso di questa Cheesecake, la rete è letteralmente impazzita. Raramente in così breve tempo arriva un’orda di commenti da amici che ti chiedono la ricetta. Mi sono sentita un po’ una Youtuber professionista quando le chiedono il uozinmaibeg (che rimane il mio sogno, si sappia. E nessuno che me lo chiede ANCORA?).

Ne sono felice a dir poco. E’ stata fatta pensando a un amico. Contiene emozioni speciali. L’elaborazione è semplicissima (non sono sintetica, eh. Ma prima scrivo la ricetta, ecco).

Ingredienti per una Cheesecake perfetta per 8-10 persone (ma con l’esaurimento da caldo per una persona è appena sufficiente)

Per la base:

  • 250 grammi di biscotti secchi
  • 80 grammi di burro (per i vegani andrà bene il burro vegano qualora lo si trovasse altrimenti la margarina, uhm)
  • 20 mandorle tritate e tostate

Il burro deve essere a pomata e quindi non liquido e riscaldato ma allo stadio cremoso-quasi-liquido-chemancapoco. Frulla nel mixer-frullatore i biscotti o chiudili in un sacchetto (santa Ikea, per dirne una) colpendo con violenza inaudita. Aggiungi ai biscotti frullati le mandorle tritate (ma anche noci o pistacchi, dipende dai tuoi gusti. Pure la polvere di cocco disidratato). Forma una deliziosa pappetta base per il cheesecake aggiungendo il burro (o la margarina) ai biscotti e frutta secca e con l’aiuto di una spatola ricopri tutta la superficie della teglia (20 cm circa ma anche 18 andrà benissimo) leggermente unta in precedenza. Lascia riposare in frigo per almeno trenta minuti e nel frattempo prepara la crema.

Per la crema:

  • 350 grammi di tofu naturale
  • 3 cucchiai abbondanti di Yogurt di Soia (ho adoperato quello ai Mirtilli della Provamel che adoro, ma qualsiasi gusto andrà bene; soprattutto, meglio ancora, quello naturale per poi arricchire con frutta fresca di stagione)
  • 90 grammi di zucchero di canna
  • 4 foglie di gelatina (per i vegani si potrà adoperare tranquillamente l’agar agar oppure l’amido di mais)
  • per profumare vaniglia o scorza di limone non trattato (a seconda dei gusti e del gusto dello yogurt)

Lascia in acqua ghiacciata la gelatina in ammollo. Se adoperi l’agar agar segui le istruzioni del caso. Lavora il tofu con lo zucchero, lo yogurt e l’essenza (scorza o vaniglia) sino a ottenere una crema. Strizza per bene la gelatina e lasciala sciogliere con un dito d’acqua in pentola. Quando è completamente sciolta lascia raffreddare un po’ e versa nella crema di tofu. Gira per bene.

Tira fuori dal frigo la base e versa la crema aiutandoti con una spatola. Lascia riposare in frigo per almeno 4 ore prima di servire e decora con frutta secca o come preferisci. A seconda del gusto dello yogurt che hai scelto, puoi pure abbinare la classica glassa al cioccolato (che sia nera o bianca) e chiudere con qualche scaglia di frutta secca magari richiamando la base (mandorla-noci-pistacchi-cocco disidratato).

Non so quando ho conosciuto Stefano, esattamente. Se su twitter, commenti del blog, facebook, google plus, instagram, flickr, pinterest o tumblr. Tutte onde dello stesso mare di parole, momenti, pensieri, giornate e vita. Non sono mai io a trovare le bellezze. Sono le onde a portarmele. Ancorata su uno scoglio sto lì e arrivano resti di meraviglie e tesori sommersi a me sconosciuti. Galleggiano pian piano intorno. Accecandomi violentemente le pupille tanto brillano. E sto ferma. Con la paura di allungare la mano e afferrarli. Per rigirarli tra le mani e mirarli. Per abbracciarli, nasconderli e farli miei per sempre. Perché niente appartiene. E tutto se lo lasci andare. Di Stefano c’è il rumore di una risata;non la sua perché mai l’ho sentita. Ma della mia. Perché cosa strana ma difficilmente rido facendo rumore. Sorrido tantissimo; anche a denti stretti e bocca larga paralizzata che fanno male le guance, ma rumore no. Lui è capace di farmi esplodere la risata come l’ultimo fuoco di artificio. Il più forte. Quel botto finale che ti fa sobbalzare. PUMMMMMMMMMMMMMMM. Come quando sei triste perché sai che la festa sta finendo ma continua in un per sempre. C’è ancora musica. Ci sono ancora palloncini. Ci sono ancora semi di zucca tostati in giro. In questo paese fatto di mare, meraviglie e tesori. So che un giorno abbraccerò Stefano.

Adesso che ho capito come funziona qui (e come funziono -male- io) so che la paura svanirà. Le aspettative non si deluderanno perché gli assiomi dell’amore fanno parte di noi. Immagino spesso cosa preparare a chi conosco da sempre e da mai. Per questo mi piace sapere sempre il cibo preferito. Quello detestato. Quello immaginato. E sempre mi piace pasticciare dando nomi e mondi. Amante non corrisposto di latte e derivati, dice Stefano di sé. La contraddizione della Cheesecake senza Cheese, dico io. E se c’era una pastiera senza latte in mente per lui. E se c’era altro su altro su altro.

E’ stato quando ho pensato a questa cheesecake che nella mia cucina, proprio al di là dell’isola, seduto sulla sedia vicino a Koi ho visto Stefano. Perché era un giorno triste e io volevo quel PUMMMMMMMM. Quel suono devastante di felicità. Perché era un momento dove non riuscivo a vedere tesori passare tra le onde ma detriti, cadaveri, dolori e mostri pronti a saltare per azzannarmi alla gola.

E poi sei apparso tu Stefano. PUMMMMMMMMMMMMMMMMMMMM.

Ti voglio bene.

Grazie.

Cheesecake in formato barretta senza cottura. Barretta in formato cheesecake senza cottura. Senza cottura una cheesecake barretta. EBBASTA!


Per uno stampo quadrato di circa 22 cm per lato

Base:

  • 200 grammi di biscotti secchi (anche al cioccolato se preferisci un gusto nauseantemente cioccolatoso)
  • 90 grammi di burro a pomata
  • 60 grammi di cocco disidratato grattugiato

Imburra per benino lo stampo. Sbriciola i biscotti sempre infilando nel sacchetto e colpendo con un oggetto contundente per sfogare il nervosismo o semplicemente con l’ausilio del frullatore (ma il primo metodo dà più soddisfazione, te lo garantisco). Mescola i biscotti sbriciolati con il cocco disidratato grattugiato (va detto che non è un passaggio obbligatorio perché c’è gente strana a cui non piace il cocco in polvere. In quel caso diffida. Potrebbe essere gente pericolosa) o anche con della frutta secca ridotta in polvere se preferisci (mandorle, pistacchio, qualsiasicosa). Aggiungi il burro a pomata (che vabbè è il burro a temperatura non proprio ambiente ma tropicale e quindi assume quello stato cremoso-cremoso-quasi liquido ma che non è liquido da microonde che ha pure cotto) e amalgama per bene ai biscotti ottenendo un composto appiccicosiccio che sarà facile da stendere lungo tutta la teglia con il dorso di un cucchiaio. Se non ti vede nessuno sì, puoi poi leccare il cucchiaio.

La crema:

  • 150 grammi di zucchero a velo
  • 90 grammi di burro
  • 4 cucchiai e 1/2 di latte intero o panna liquida (io ho adoperato la panna liquida)
  • 1 tuorlo
  • 1 cucchiaino di maizena
  • 1 cucchiaino di zucchero di canna

Lavora il burro con lo zucchero fino a ottenere un composto liscio e spumoso. Riscalda la panna o il latte al micro o nel pentolino ricordando che non deve raggiungere il bollore ma soltanto diventare più che tiepido. In una bowl-recipiente mescola il tuorlo, la maizena e lo zucchero con l’aiuto di un cucchiaio e aggiungi pian piano il latte caldo sempre mescolando. Versa in un pentolino e cuoci fin quando tutto si amalgama per bene e una volta tolto dal fuoco il composto aggiungi il burro. Ottenuta una consistenza liscia e cremosa stendi sulla base aiutandoti con la classica spatolina (che confesso a me piace chiamare leccapentole. Mi fa sempre sorridere). Metti in frigo e nel frattempo prepara la glassa.

La glassa:

  • 50 grammi di burro
  • 80 grammi di cioccolato al latte a pezzi
  • 80 grammi di cioccolato fondente a pezzi

Alla domanda ma sopra la glassa (la crema crepa? ahem no) posso aggiungere qualcosa di altro? Sì. Pistacchi, mandorle o frutta secca sbriciolata che richiama la base o che contrasta addirittura. Qualsiasi cosa, insomma. E’ una ricetta teoricamente base che può essere variata e interpretata in centinaia di modi diversi. Forse migliaia. Forse è meglio che la smetta.

Sì il Nippo è tornato a casa con tutta la serie di personaggi Burtoniani che ho disegnato per lo studio. Manca solo il quarto pacchetto ma sono stata informata che è in consegna (felice come una bimba che sta per essere portata al parco. Uhm. Mai stata al parco. Felice come una bimba in edicola che può comprare l’album da colorare e poi subito in cartoleria dalla Signora Barbagallo per Album e Colori. Cielo! La Signora Barbagallo. Quanti ricordi!).

(nel quarto pacchetto c’è la mia preferita! Che poi è uguale a Ombrella. Staring Girl. U-G-U-A-L-E!)

Toxic Boy è stato quello più entusiasta. Ha cercato di contaminare queste barrette che non sono barrette in formato cheesecake che non è una cheesecake mapoiallafineèunacheesecake, con tutti gli spray tossici a sua disposizione. E’ un dolcetto di quelli superiperstrafacilivelocifreschi perfetti per questa estate (sottotitolo: maledetta! Maledetta Estate ti odio ogni anno che passa sempre con più ardor!).

Qui si attende l’ultimo vaccino in modo da gonfiare questa piscina dodiciperdodicicentimetri sul terrazzo e buttarci dentro questa palla di pelo puzzosa che verrà poi lavata (speriamoprestosantocielo!) con un bagnoschiuma canino biologico al profumo di muffin al mirtillo. Faccio shopping online pure per Koi e le ho comprato due vestiti: uno da Yoda e uno da Ewok. Sì lo so. Dovrei vergognarmi e anche un bel po’, ma come facevo a resistere? Posso avere per qualche secondo un LabradorYoda e un LabradorEwok in casa pronto a tuffarsi in una piscina gonfiabile e che profuma di Muffin al Mirtillo biologico.

C’è da capirmi se l’affare diventa insostenibilmente entusiasmante.

Sto provando la nuova madia come base delle fotografie. Non ho più il tavolino bianco satinato, che è finito nella dependance in mezzo a tutto quel rosso e wengè. Mi fa sorridere quel luogo. Sembra essere l’appendice di un ricordo. Della nostra prima casa insieme. E poi a papà piacevano tantissimo quei divani rossi.

“Quest’inverno dopo la Chemioterapia, se starai male invece di stare a casa potrai metterti qui. Sul divano rosso della dependance. Che ne pensi? Siamo ancora più vicini!”.

“Ottima idea”.

Quest’inverno non ci sarà nessuna chemioterapia. L’altro giorno apro l’armadietto del bagno dell’ufficio e trovo il Deltacortene. Non c’è barrettacheesecakechenonèunabarretta che tenga. Non c’è Toxic boy e A girl with many eyes. E neanche Koi vestita da Ewok e Yoda. C’è sempre Deltacortene, ricordi, chemioterapia, quellochedovevamofare, la maratona, New York, Tokyo e mamma disperata che posa i tuoi pantaloni avana con le tasche.

Vorrei avere dei chiodi infilzati negli occhi per vedere meno. Poi nelle orecchie. Poi nel cuore. Per fermarlo. In realtà non mi piace proprio nulla. Ma non mi piace ancor più di quanto non mi piacesse prima. Non mi piace come viene la barretta che non è una barretta. E forse non mi piacerà neanche Koi profumata al muffin al mirtillo infilata nella piscina. Posso infilarla nella piscina vestita da Ewok o è perseguibile per legge?

Vorrei che Koi mi abbandonasse quest’estate. In un autostrada deserta tipo Route 66. Ci sono sempre persone pericolosissime. Soprattutto in roulotte. Mi è quasi venuta voglia di rivedere Le colline hanno gli occhi. Lo scenario è giusto quello.

Certo non è proprio un post invogliante per provare queste barrette. Forse. Ma se ti capita, davvero, falle. Sono state molto apprezzate e diventano base per qualsiasi variazione.

Si vede che non ce la faccio, vero?

Vorrei appuntare sul mio Curriculum Disastrorum il fatto che venga sempre ricordata dalla Nazione e nelle occasioni ufficiali come una vera Food Blogger professionista che dà un apporto fondamentale al Web, alla rete e alla comunità internautica tutta.

Fiera Expo di Milano mi ricorda così: La Ridicola Videoricetta dell’anguria TopoRiccio. Vissani, Cracco e Ramsay? PRRRRRRRRRRRRRRRRRRRRRRRRR. Ormai sono a un livello che mi consente di tirarmela a più non posso (la corda al collo, intendo).

Oh. Il TopoRiccio è fondamentale, no?

Key Lime Pie – La Terza Ricetta di American Horror Story



Per la base di una tortiera di 26 centimetri di diametro

  • 270 grammi di biscotti secchi o tipo Digestive
  • 30 grammi di zucchero
  • 90 grammi di burro fuso (allo stato liquido proprio)

Per il ripieno

  • 5 tuorli di media grandezza
  • 500 grammi di latte condensato
  • 130 grammi di succo di lime freschissimo
  • 2 scorze di lime grattugiate (il lime non trattato)

Servire con panna montata e fette di lime per arricchire la presentazione.

Imburra per bene la teglia a cerniera e accendi il forno a 190. Frulla i biscotti o riducili in polvere infilandoli in un sacchetto e colpendoli con un matterello. Raccogli i biscotti sbriciolati in un recipiente e versa il burro fino a quando non ottieni un composto “pappettoso appiccicosiccio” che sarà poi la base per la tua cheesecake. Livellalo per bene sul fondo della teglia e per tutta la superficie. Inforna per 12 minuti circa in modo che si compatti ulteriormente (si potrebbe pure lasciare in frigo per un’oretta abbondante se preferisci o è estate e non ti va di accendere il forno). Prepara la farcia sbattendo prima i tuorli con lo zucchero aiutandoti con la frusta elettrica e poi aggiungendo pian piano sia il latte condensato che il succo di lime e la scorza. Lavoralo per molti minuti. Fallo gonfiare e quando hai ottenuto un composto bello gonfio, liscio e morbido versalo sulla base e infornalo per 15-20 minuti circa. Tiralo fuori e lascia raffreddare prima di mettere la torta in frigo per almeno tre ore prima di servire (che va comunque tirata fuori un po’ prima, a prescindere. Sempre).

Sulle origini della Key Lime Pie si potrebbe ticchettare per un’infinità di tempo. Raccogliendo qualche informazione in questi anni tra rete, televisione e programmi culinari (Bourdain compreso. Si è capito che voglio manifestare in questi giorni la mia passione per Bourdain? Alessandro Borghese, passerà. Amo solo te, lo sai), letture, enciclopedie culinarie, varie ed eventuali mi sono fatta poi un’idea tutta mia mischiando il frullato di informazioni che ricordo e non. L’origine è fatta risalire senza ombra di dubbio alcuno al diciannovesimo secolo e precisamente nel Key West in Florida; pare che la maternità e la leggenda voglia attribuire questa famigerata preparazione alla “Zia Sally”, bravissima cuoca del Signor Curry. La particolarità di questa torta è l’uso del latte condensato; la cosa potrebbe fare rabbrividire molti perché non è che ci siano così tanti fautori di questo prodotto. Bisogna comunque ricordare però che il latte in qualche modo doveva essere conservato quando non c’era la consegna SDA in 24 ore da continente a continente nel nostro meraviglioso cielo attuale inquinato e malato come la terra (e io sono la prima ad aver mangiato fragole ieri venute da chissà dove e alzo la mano urlando “è anche colpa mia”. Mi do pure un ceffone, va). Il latte per essere conservato in scatola aveva bisogno dello zucchero.

La Key Lime Pie è apparsa da poco “nella mia vita”; anzi a dirla tutta non saprei identificare neanche esattamente quando ma se dovessi darle una connotazione specifica direi: Cri e Dexter. Ricordo che in una puntata (quando ancora Dexter mi piaceva e interessava. Adesso ho abbandonato letteralmente perché la piega telenovela “lo sa pure la sorella” mi ha infastidito e ho mollato tutto. NON ACCETTO UGUALMENTE SPOILER O VI ACCARTOCCIO COME LAURA PALMER, EH?! Mi calmo. Respiro con il naso) c’era proprio una sorta di “gara” per la ricerca della Key Lime Pie perfetta. Una vecchietta in un letto di ospedale e basta. Questi sono i fantastici elementi che i cassettini (rotti) della mia memoria hanno conservato.

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Una cheesecake fredda allo Yogurt e Zenzero su base di biscotto speziato e mandorle con pioggia di melagrana


E’ proprio arrivato il momento dove il Melograno regala il suo scrigno di perle rosse. Questa pianta originaria dell’Iran è presente in moltissime ricette che risalgono a una vera e propria reale antichità.  Con la melagrana (il frutto, che si fa sempre una discreta confusione. Io per prima, ahimè) nel periodo Natalizio ci si può fare davvero di tutto. Identificativo, questo frutto, proprio di questi mesi diventa protagonista di ricette dolci e salate. A partire dalle insalate (qui ce ne sono diverse) sino ad arrivare a corredo di carni. Piccoli rubini preziosi che sono poi le parti traslucide preziose che circondano il seme (si può inghiottire tranquillamente. Anche se detto da una che dieci anni fa inghiottiva il nocciolo dell’oliva sembra un consiglio pericoloso) danno un succo strepitosamente buono. Io spremo melagrane come arance e chi è avvezzo all’alcool, al contrario di me, potrà certamente apprezzare la scorza nella composizione di aperitivi. Pare che sia perfetta con il Vermouth.

Dal succo di melagrana si ottiene uno sciroppo più conosciuto come granatina (colpo di scena!). Anche se quelli attuali e industriali sono principalmente composti da succo di altri frutti e aromi.

Il succo della melagrana è a dir poco salutare e contiene benefici inenarrabili. E’ quindi buona norma iniettarselo in vena se possibile. Quando si ha tempo.

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Cheesecake fredda con cioccolato fondente e granella di amaretti


Una cheesecake fredda ? Una base biscottosa con delle paste di meliga che incontra una crema di formaggio fredda dove lasciar colare dell’ottimo cioccolato fondente e degli amaretti sbriciolati?

Una coccola domenicale ( ma anche lunedialè, martediale e occhei la finisco) per lasciarsi cullare dopo le fatiche immani a cui si è miracolosamente sopravvissuti. Una versione fredda nonostante sia inverno inoltrato perché tra tutte queste zuppette, legumi e pasticciotti di carne, seppur intervallati da qualche insalata fruttosa ed inusuale, si sentiva la mancanza un po’ di roba dolce. In realtà la scelta di pubblicare un certo tipo di piatti è dovuto al fatto che con l’arrivo del Natale il Gikitchen si trasformerà in un vero e proprio laboratorio dolciario perché dubito fortemente che compariranno molti piatti salati. Sì qualcosa fotograferò, ovvero quello che riuscirò a cucinare al Nippo in queste giornate frenetiche, ma contando che saranno per lo più piatti come petto di pollo arrostito- tofu con salsa di soia- seitan riscaldato al micro, dubito di poter farli passare per interessanti seppur abbellendo con cucchiaini e tovagliolini.

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