Cheesecake di Tofu ne abbiamo? Cheesecake (vegana e non) di Tofu


Quando ho pubblicato una fermatempo su instagram-twitter-facebook-socialacaso di questa Cheesecake, la rete è letteralmente impazzita. Raramente in così breve tempo arriva un’orda di commenti da amici che ti chiedono la ricetta. Mi sono sentita un po’ una Youtuber professionista quando le chiedono il uozinmaibeg (che rimane il mio sogno, si sappia. E nessuno che me lo chiede ANCORA?).

Ne sono felice a dir poco. E’ stata fatta pensando a un amico. Contiene emozioni speciali. L’elaborazione è semplicissima (non sono sintetica, eh. Ma prima scrivo la ricetta, ecco).

Ingredienti per una Cheesecake perfetta per 8-10 persone (ma con l’esaurimento da caldo per una persona è appena sufficiente)

Per la base:

  • 250 grammi di biscotti secchi
  • 80 grammi di burro (per i vegani andrà bene il burro vegano qualora lo si trovasse altrimenti la margarina, uhm)
  • 20 mandorle tritate e tostate

Il burro deve essere a pomata e quindi non liquido e riscaldato ma allo stadio cremoso-quasi-liquido-chemancapoco. Frulla nel mixer-frullatore i biscotti o chiudili in un sacchetto (santa Ikea, per dirne una) colpendo con violenza inaudita. Aggiungi ai biscotti frullati le mandorle tritate (ma anche noci o pistacchi, dipende dai tuoi gusti. Pure la polvere di cocco disidratato). Forma una deliziosa pappetta base per il cheesecake aggiungendo il burro (o la margarina) ai biscotti e frutta secca e con l’aiuto di una spatola ricopri tutta la superficie della teglia (20 cm circa ma anche 18 andrà benissimo) leggermente unta in precedenza. Lascia riposare in frigo per almeno trenta minuti e nel frattempo prepara la crema.

Per la crema:

  • 350 grammi di tofu naturale
  • 3 cucchiai abbondanti di Yogurt di Soia (ho adoperato quello ai Mirtilli della Provamel che adoro, ma qualsiasi gusto andrà bene; soprattutto, meglio ancora, quello naturale per poi arricchire con frutta fresca di stagione)
  • 90 grammi di zucchero di canna
  • 4 foglie di gelatina (per i vegani si potrà adoperare tranquillamente l’agar agar oppure l’amido di mais)
  • per profumare vaniglia o scorza di limone non trattato (a seconda dei gusti e del gusto dello yogurt)

Lascia in acqua ghiacciata la gelatina in ammollo. Se adoperi l’agar agar segui le istruzioni del caso. Lavora il tofu con lo zucchero, lo yogurt e l’essenza (scorza o vaniglia) sino a ottenere una crema. Strizza per bene la gelatina e lasciala sciogliere con un dito d’acqua in pentola. Quando è completamente sciolta lascia raffreddare un po’ e versa nella crema di tofu. Gira per bene.

Tira fuori dal frigo la base e versa la crema aiutandoti con una spatola. Lascia riposare in frigo per almeno 4 ore prima di servire e decora con frutta secca o come preferisci. A seconda del gusto dello yogurt che hai scelto, puoi pure abbinare la classica glassa al cioccolato (che sia nera o bianca) e chiudere con qualche scaglia di frutta secca magari richiamando la base (mandorla-noci-pistacchi-cocco disidratato).

Non so quando ho conosciuto Stefano, esattamente. Se su twitter, commenti del blog, facebook, google plus, instagram, flickr, pinterest o tumblr. Tutte onde dello stesso mare di parole, momenti, pensieri, giornate e vita. Non sono mai io a trovare le bellezze. Sono le onde a portarmele. Ancorata su uno scoglio sto lì e arrivano resti di meraviglie e tesori sommersi a me sconosciuti. Galleggiano pian piano intorno. Accecandomi violentemente le pupille tanto brillano. E sto ferma. Con la paura di allungare la mano e afferrarli. Per rigirarli tra le mani e mirarli. Per abbracciarli, nasconderli e farli miei per sempre. Perché niente appartiene. E tutto se lo lasci andare. Di Stefano c’è il rumore di una risata;non la sua perché mai l’ho sentita. Ma della mia. Perché cosa strana ma difficilmente rido facendo rumore. Sorrido tantissimo; anche a denti stretti e bocca larga paralizzata che fanno male le guance, ma rumore no. Lui è capace di farmi esplodere la risata come l’ultimo fuoco di artificio. Il più forte. Quel botto finale che ti fa sobbalzare. PUMMMMMMMMMMMMMMM. Come quando sei triste perché sai che la festa sta finendo ma continua in un per sempre. C’è ancora musica. Ci sono ancora palloncini. Ci sono ancora semi di zucca tostati in giro. In questo paese fatto di mare, meraviglie e tesori. So che un giorno abbraccerò Stefano.

Adesso che ho capito come funziona qui (e come funziono -male- io) so che la paura svanirà. Le aspettative non si deluderanno perché gli assiomi dell’amore fanno parte di noi. Immagino spesso cosa preparare a chi conosco da sempre e da mai. Per questo mi piace sapere sempre il cibo preferito. Quello detestato. Quello immaginato. E sempre mi piace pasticciare dando nomi e mondi. Amante non corrisposto di latte e derivati, dice Stefano di sé. La contraddizione della Cheesecake senza Cheese, dico io. E se c’era una pastiera senza latte in mente per lui. E se c’era altro su altro su altro.

E’ stato quando ho pensato a questa cheesecake che nella mia cucina, proprio al di là dell’isola, seduto sulla sedia vicino a Koi ho visto Stefano. Perché era un giorno triste e io volevo quel PUMMMMMMMM. Quel suono devastante di felicità. Perché era un momento dove non riuscivo a vedere tesori passare tra le onde ma detriti, cadaveri, dolori e mostri pronti a saltare per azzannarmi alla gola.

E poi sei apparso tu Stefano. PUMMMMMMMMMMMMMMMMMMMM.

Ti voglio bene.

Grazie.

Cheesecake in formato barretta senza cottura. Barretta in formato cheesecake senza cottura. Senza cottura una cheesecake barretta. EBBASTA!


Per uno stampo quadrato di circa 22 cm per lato

Base:

  • 200 grammi di biscotti secchi (anche al cioccolato se preferisci un gusto nauseantemente cioccolatoso)
  • 90 grammi di burro a pomata
  • 60 grammi di cocco disidratato grattugiato

Imburra per benino lo stampo. Sbriciola i biscotti sempre infilando nel sacchetto e colpendo con un oggetto contundente per sfogare il nervosismo o semplicemente con l’ausilio del frullatore (ma il primo metodo dà più soddisfazione, te lo garantisco). Mescola i biscotti sbriciolati con il cocco disidratato grattugiato (va detto che non è un passaggio obbligatorio perché c’è gente strana a cui non piace il cocco in polvere. In quel caso diffida. Potrebbe essere gente pericolosa) o anche con della frutta secca ridotta in polvere se preferisci (mandorle, pistacchio, qualsiasicosa). Aggiungi il burro a pomata (che vabbè è il burro a temperatura non proprio ambiente ma tropicale e quindi assume quello stato cremoso-cremoso-quasi liquido ma che non è liquido da microonde che ha pure cotto) e amalgama per bene ai biscotti ottenendo un composto appiccicosiccio che sarà facile da stendere lungo tutta la teglia con il dorso di un cucchiaio. Se non ti vede nessuno sì, puoi poi leccare il cucchiaio.

La crema:

  • 150 grammi di zucchero a velo
  • 90 grammi di burro
  • 4 cucchiai e 1/2 di latte intero o panna liquida (io ho adoperato la panna liquida)
  • 1 tuorlo
  • 1 cucchiaino di maizena
  • 1 cucchiaino di zucchero di canna

Lavora il burro con lo zucchero fino a ottenere un composto liscio e spumoso. Riscalda la panna o il latte al micro o nel pentolino ricordando che non deve raggiungere il bollore ma soltanto diventare più che tiepido. In una bowl-recipiente mescola il tuorlo, la maizena e lo zucchero con l’aiuto di un cucchiaio e aggiungi pian piano il latte caldo sempre mescolando. Versa in un pentolino e cuoci fin quando tutto si amalgama per bene e una volta tolto dal fuoco il composto aggiungi il burro. Ottenuta una consistenza liscia e cremosa stendi sulla base aiutandoti con la classica spatolina (che confesso a me piace chiamare leccapentole. Mi fa sempre sorridere). Metti in frigo e nel frattempo prepara la glassa.

La glassa:

  • 50 grammi di burro
  • 80 grammi di cioccolato al latte a pezzi
  • 80 grammi di cioccolato fondente a pezzi

Alla domanda ma sopra la glassa (la crema crepa? ahem no) posso aggiungere qualcosa di altro? Sì. Pistacchi, mandorle o frutta secca sbriciolata che richiama la base o che contrasta addirittura. Qualsiasi cosa, insomma. E’ una ricetta teoricamente base che può essere variata e interpretata in centinaia di modi diversi. Forse migliaia. Forse è meglio che la smetta.

Sì il Nippo è tornato a casa con tutta la serie di personaggi Burtoniani che ho disegnato per lo studio. Manca solo il quarto pacchetto ma sono stata informata che è in consegna (felice come una bimba che sta per essere portata al parco. Uhm. Mai stata al parco. Felice come una bimba in edicola che può comprare l’album da colorare e poi subito in cartoleria dalla Signora Barbagallo per Album e Colori. Cielo! La Signora Barbagallo. Quanti ricordi!).

(nel quarto pacchetto c’è la mia preferita! Che poi è uguale a Ombrella. Staring Girl. U-G-U-A-L-E!)

Toxic Boy è stato quello più entusiasta. Ha cercato di contaminare queste barrette che non sono barrette in formato cheesecake che non è una cheesecake mapoiallafineèunacheesecake, con tutti gli spray tossici a sua disposizione. E’ un dolcetto di quelli superiperstrafacilivelocifreschi perfetti per questa estate (sottotitolo: maledetta! Maledetta Estate ti odio ogni anno che passa sempre con più ardor!).

Qui si attende l’ultimo vaccino in modo da gonfiare questa piscina dodiciperdodicicentimetri sul terrazzo e buttarci dentro questa palla di pelo puzzosa che verrà poi lavata (speriamoprestosantocielo!) con un bagnoschiuma canino biologico al profumo di muffin al mirtillo. Faccio shopping online pure per Koi e le ho comprato due vestiti: uno da Yoda e uno da Ewok. Sì lo so. Dovrei vergognarmi e anche un bel po’, ma come facevo a resistere? Posso avere per qualche secondo un LabradorYoda e un LabradorEwok in casa pronto a tuffarsi in una piscina gonfiabile e che profuma di Muffin al Mirtillo biologico.

C’è da capirmi se l’affare diventa insostenibilmente entusiasmante.

Sto provando la nuova madia come base delle fotografie. Non ho più il tavolino bianco satinato, che è finito nella dependance in mezzo a tutto quel rosso e wengè. Mi fa sorridere quel luogo. Sembra essere l’appendice di un ricordo. Della nostra prima casa insieme. E poi a papà piacevano tantissimo quei divani rossi.

“Quest’inverno dopo la Chemioterapia, se starai male invece di stare a casa potrai metterti qui. Sul divano rosso della dependance. Che ne pensi? Siamo ancora più vicini!”.

“Ottima idea”.

Quest’inverno non ci sarà nessuna chemioterapia. L’altro giorno apro l’armadietto del bagno dell’ufficio e trovo il Deltacortene. Non c’è barrettacheesecakechenonèunabarretta che tenga. Non c’è Toxic boy e A girl with many eyes. E neanche Koi vestita da Ewok e Yoda. C’è sempre Deltacortene, ricordi, chemioterapia, quellochedovevamofare, la maratona, New York, Tokyo e mamma disperata che posa i tuoi pantaloni avana con le tasche.

Vorrei avere dei chiodi infilzati negli occhi per vedere meno. Poi nelle orecchie. Poi nel cuore. Per fermarlo. In realtà non mi piace proprio nulla. Ma non mi piace ancor più di quanto non mi piacesse prima. Non mi piace come viene la barretta che non è una barretta. E forse non mi piacerà neanche Koi profumata al muffin al mirtillo infilata nella piscina. Posso infilarla nella piscina vestita da Ewok o è perseguibile per legge?

Vorrei che Koi mi abbandonasse quest’estate. In un autostrada deserta tipo Route 66. Ci sono sempre persone pericolosissime. Soprattutto in roulotte. Mi è quasi venuta voglia di rivedere Le colline hanno gli occhi. Lo scenario è giusto quello.

Certo non è proprio un post invogliante per provare queste barrette. Forse. Ma se ti capita, davvero, falle. Sono state molto apprezzate e diventano base per qualsiasi variazione.

Si vede che non ce la faccio, vero?

Vorrei appuntare sul mio Curriculum Disastrorum il fatto che venga sempre ricordata dalla Nazione e nelle occasioni ufficiali come una vera Food Blogger professionista che dà un apporto fondamentale al Web, alla rete e alla comunità internautica tutta.

Fiera Expo di Milano mi ricorda così: La Ridicola Videoricetta dell’anguria TopoRiccio. Vissani, Cracco e Ramsay? PRRRRRRRRRRRRRRRRRRRRRRRRR. Ormai sono a un livello che mi consente di tirarmela a più non posso (la corda al collo, intendo).

Oh. Il TopoRiccio è fondamentale, no?

Key Lime Pie – La Terza Ricetta di American Horror Story



Sulle origini della Key Lime Pie si potrebbe ticchettare per un’infinità di tempo. Raccogliendo qualche informazione in questi anni tra rete, televisione e programmi culinari (Bourdain compreso. Si è capito che voglio manifestare in questi giorni la mia passione per Bourdain? Alessandro Borghese, passerà. Amo solo te, lo sai), letture, enciclopedie culinarie, varie ed eventuali mi sono fatta poi un’idea tutta mia mischiando il frullato di informazioni che ricordo e non. L’origine è fatta risalire senza ombra di dubbio alcuno al diciannovesimo secolo e precisamente nel Key West in Florida; pare che la maternità e la leggenda voglia attribuire questa famigerata preparazione alla “Zia Sally”, bravissima cuoca del Signor Curry. La particolarità di questa torta è l’uso del latte condensato; la cosa potrebbe fare rabbrividire molti perché non è che ci siano così tanti fautori di questo prodotto. Bisogna comunque ricordare però che il latte in qualche modo doveva essere conservato quando non c’era la consegna SDA in 24 ore da continente a continente nel nostro meraviglioso cielo attuale inquinato e malato come la terra (e io sono la prima ad aver mangiato fragole ieri venute da chissà dove e alzo la mano urlando “è anche colpa mia”. Mi do pure un ceffone, va). Il latte per essere conservato in scatola aveva bisogno dello zucchero.

La Key Lime Pie è apparsa da poco “nella mia vita”; anzi a dirla tutta non saprei identificare neanche esattamente quando ma se dovessi darle una connotazione specifica direi: Cri e Dexter. Ricordo che in una puntata (quando ancora Dexter mi piaceva e interessava. Adesso ho abbandonato letteralmente perché la piega telenovela “lo sa pure la sorella” mi ha infastidito e ho mollato tutto. NON ACCETTO UGUALMENTE SPOILER O VI ACCARTOCCIO COME LAURA PALMER, EH?! Mi calmo. Respiro con il naso) c’era proprio una sorta di “gara” per la ricerca della Key Lime Pie perfetta. Una vecchietta in un letto di ospedale e basta. Questi sono i fantastici elementi che i cassettini (rotti) della mia memoria hanno conservato.

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Una cheesecake fredda allo Yogurt e Zenzero su base di biscotto speziato e mandorle con pioggia di melagrana


E’ proprio arrivato il momento dove il Melograno regala il suo scrigno di perle rosse. Questa pianta originaria dell’Iran è presente in moltissime ricette che risalgono a una vera e propria reale antichità.  Con la melagrana (il frutto, che si fa sempre una discreta confusione. Io per prima, ahimè) nel periodo Natalizio ci si può fare davvero di tutto. Identificativo, questo frutto, proprio di questi mesi diventa protagonista di ricette dolci e salate. A partire dalle insalate (qui ce ne sono diverse) sino ad arrivare a corredo di carni. Piccoli rubini preziosi che sono poi le parti traslucide preziose che circondano il seme (si può inghiottire tranquillamente. Anche se detto da una che dieci anni fa inghiottiva il nocciolo dell’oliva sembra un consiglio pericoloso) danno un succo strepitosamente buono. Io spremo melagrane come arance e chi è avvezzo all’alcool, al contrario di me, potrà certamente apprezzare la scorza nella composizione di aperitivi. Pare che sia perfetta con il Vermouth.

Dal succo di melagrana si ottiene uno sciroppo più conosciuto come granatina (colpo di scena!). Anche se quelli attuali e industriali sono principalmente composti da succo di altri frutti e aromi.

Il succo della melagrana è a dir poco salutare e contiene benefici inenarrabili. E’ quindi buona norma iniettarselo in vena se possibile. Quando si ha tempo.

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Cheesecake fredda con cioccolato fondente e granella di amaretti


Una cheesecake fredda ? Una base biscottosa con delle paste di meliga che incontra una crema di formaggio fredda dove lasciar colare dell’ottimo cioccolato fondente e degli amaretti sbriciolati?

Una coccola domenicale ( ma anche lunedialè, martediale e occhei la finisco) per lasciarsi cullare dopo le fatiche immani a cui si è miracolosamente sopravvissuti. Una versione fredda nonostante sia inverno inoltrato perché tra tutte queste zuppette, legumi e pasticciotti di carne, seppur intervallati da qualche insalata fruttosa ed inusuale, si sentiva la mancanza un po’ di roba dolce. In realtà la scelta di pubblicare un certo tipo di piatti è dovuto al fatto che con l’arrivo del Natale il Gikitchen si trasformerà in un vero e proprio laboratorio dolciario perché dubito fortemente che compariranno molti piatti salati. Sì qualcosa fotograferò, ovvero quello che riuscirò a cucinare al Nippo in queste giornate frenetiche, ma contando che saranno per lo più piatti come petto di pollo arrostito- tofu con salsa di soia- seitan riscaldato al micro, dubito di poter farli passare per interessanti seppur abbellendo con cucchiaini e tovagliolini.

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La Cheesecake di fragole (si vabbè la solita) ma in cocotte ( colpo di scena)


Sono stata nominata con grandissimo onore su Gazduna ( clicca  qui per l’articolo). Come ho ribadito fino allo sfinimento ma questo non significa che mi stancherò mai di dire quanto apprezzi/ ami/ adori/ termini- cuoriciositutti questo Magazine senza rivali che oltre ad avermi dato l’opportunità di conoscere la meravigliosa Marianna è stata in assoluto la prima ad aver visto in me il potenziale psicopatico intervistesco ( per chi non lo conoscesse non si preoccupi. Non so neanche io cosa sia). Gazduna per me è ricordo, casa e amicizia. Vera. 

Grazie infinite quindi a tutta la meravigliosa redazione che ha sempre parole lusinghiere per me.

La mia (prima-emozionante) intervista su Gazduna. Per leggerla clicca qui>>>

No. Non potevo assolutamente rinunciare alla cheesecake in cocotte e come la Torta al Cioccolato al Microonde questa preparazione velocissima diverrà qui in casa un cult. Anzi a dirla tutta lo è già diventata e oltre a questa versione fragolosa se ne sono preparate altre; una su tutte quella con i mirtilli ( devo provare assolutamente con i mirtilli congelati, giusto per curiosità e per un paragone perlomeno obiettivo e non basato su qualunquismi).

In pratica anche questa preparazione lascia sbigottiti. Queste cocotte hanno difatti il potere di sbalordirti. Sarà che nella loro piccolezza incosciamente riesci a riporre poca fiducia o semplicemente sarà che non facendo parte degli attrezzi comuni della cucina, dove cuocere e preparare, si ha sempre quella qual certa diffidenza per certi versi giustificata.

La (il . bohhh) Cheesecake si sa è in assoluto una delle torte più semplici da preparare perché in fondo altro non è che una base di biscotto con della crema di formaggio versata sopra che si può declinare all’infinito in fatto di sapore e gusto ( e uff devo riprendere il progetto illustrativo in fatto di dolci)

Un ottimo modo per far fuori biscotti e rielaborarli che siano di semplice farina, uovo, burro e zucchero sino ad arrivare alle versioni cioccolatose. Non c’è bisogno di dire che i Pan di Stelle sono ottimi per le basi delle Cheesecake al cioccolato ma giusto per asserire ovvietà lo farei senza indugio ed eccomi qui:

sì. I Pan di Stelle per cheesecake vere o presunte sono davvero perfetti come base. La Coulant della cheesecake che non è una cheesecake, una delle elaborazioni iaiaose ( se non l’unica) davvero riuscita e anche riprodotta da tantissimi (lusingata sono*accento siculo*) aveva proprio come base i biscottini stellati più buoni del pianeta. Per la ricetta della Cheesecake che non è una Cheesecake Coulant clicca qui 

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La cheesecake al Tè Matcha per la mia Elisa con tre L


Elisa è una fotografia in bianco e nero. Di quelle sospese ed eteree in uno sfondo bianco. Elisa rapisce nani e ride davanti all’obiettivo per me sotto un lenzuolo bianco. Regala nani la mia Elisa con tre elle. Di quelli piccoli portatili da tenere nel terrazzo o in borsa quando mi sento sola e ho paura. E guanti di hello kitty quando ho freddo. Beve tè matcha Elisa e ci accomuna questa insana passione di elaborare biscotti complicati verdi mentre facciamo al telefono torte di mele il sabato pomeriggio. Siamo continuamente assillate da una biondina io e Elisa; la stessa che si ostina a volerci bene mentre noi sogniamo di liberarcene e rimetterla al suo posto che è il cielo. Perché è una stella.

Non ho mai abbracciato Elisa ma accadrà presto e per lei ho confezionato delle piccole tortine sotto forma di cheesecake al tè matcha. Accendendo una candela e soffiando. Sperando che attraverso questa nuvola di vento giungesse tutto l’amore e la stima profonda che provo per lei.

Auguri Elisa con tre elle. Grazie di essere nella mia vita.

La ricetta della cheesecake al tè matcha sicuramente sarà stata fatta in ogni angolo del web ma io ho adoperato la base di una torta al formaggio classica americana aggiungendo e togliendo. Andando a sensazione e improvvisando. Guidata dallo spirito Matcha.  Si sa che non consiglio mai le mie follie culinarie ma semmai ve lo stesse chiedendo : sì. Sono sopravvissuti tutti ed è stata trascritta nel sacro Libro di Bodrum a dimostrazione che vale davvero la pena provarla (nuovamente).

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Cheesecake ai mirtilli gluten free


Non ho dimenticato di uploadare le ricette senza glutine e quelle senza latte e uova per le diverse tipologie di intolleranze. Purtroppo ho dovuto rallentare un po’ sempre a causa di quel problemuccio che mi attanaglia: tempus fugit.

Mi sono ripromessa però di fare una bella infornata non solo di torte ma pure di post ad alto tasso di intolleranza e per questo motivo inauguro ufficialmente la rubrica del “No” dove all’interno ci saranno soltanto ricette che non conterranno qualcosa: no latte, no uova, no zucchero, no glutine, no etc etc. Ci saranno delle vere e proprio settimane del “no” dedicate completamente a elaborazioni di questo tipo. Non per questo saranno meno gustose di altre che non hanno queste privazioni. E’ ampiamente dimostrato che le rinunce sono sì faticose ma non obbligano affatto a una vita ai margini. Chi lo crede è davvero sulla strada sbagliata. Dovrebbe virare velocemente e percorrere esattamente la parallela opposta.


Oggi è la volta di una gustosissima cheesecake ai mirtilli senza glutine. Sì sì proprio una cheesecake gluten free. La cosa che mi ha reso oltremodo felice è stato vedere l’entusiasmo e leggerlo in qualsiasi social network. Ho ricevuto anche parecchie email che mi chiedevano se potessi accelerare i tempi con la pubblicazione di questa meraviglia perché curiosissimi di provarla. Per questo motivo ho accelerato il più possibile, nonostante altre robette fossero previste. Avendo rimandato la “Rubrica del No” da troppo tempo e incentivata dall’entusiasmo, molto contagioso inciso, ho immediatamente organizzato il tutto. Che non si ritardi ulteriormente, ecco.

Oggi quindi questa dolcissima e sofficissima torta che contiene sia ricotta che panna come ingrediente principale ma *tadan* colpo di scena ne ho preparato una versione light. Ebbene sì non contenta del “no glutine” ho voluto aggiungere anche “no grassi” e ne ho fatto ben due versioni. Una contenente la panna e l’altra lo yogurt. Quella che si vede in foto è la versione con lo yogurt perché l’altra, eseguita precedentemente, se la sono spazzolati mentre andavo nello studio a prendere la reflex per fotografarla. Maledetti! Non posso lavorare seriamente se non metto tutto sotto chiave.

Quello che sorprende prima di tutto è proprio la delicatezza di questa torta (lasciamo stare la bruciatura laterale perché tra una telefonata e l’altra dal trillo del timer sono passati dieci minuti in più. Faccio sempre pasticci) che nonostante abbia una base non certamente “cerealosa” che odora di Digestive, non ha niente da invidiare alla versione originale. Nonostante poi sembri che non debba rassodarsi quando è in forno alla fine: il miracolo. Accade.

Sono stata un quarto d’ora buono a dire “sbagliato tutto. troppo liquido” senza pensare che comunque tutte le cheesecake cambiano consistenza durante il raffreddamento. Non è accaduto nella versione panna ma in quella yogurt. Affascinata e non poco dai ghirigori mirtillosi, confesso, sono rimasta inebetita davanti al forno per un po’ salvo poi allontanarmi e non sentire il timer come saggiamente solo una rimbambita come me può fare.

Al posto dei mirtilli si può adoperare senza alcun tipo di problema qualsiasi altro frutto di bosco e perché no farne una versione cioccolatosa. Qui è già in programma e saprò dire se è riuscita più o meno accettabile. In quel caso naturalmente mostrerò foto, dosi e appunti tediosi in cucina. Non ci vuole davvero molto tempo per preparare una cheesecake (che continuo a non capire se declinare nel genere femminile o maschile, mannaggia).

In fondo è sempre la solita cosa di trita i biscotti, impastali con il burro e copri con crema di formaggio e la delizia di frutta che hai scelto. E’ questa una cheesecake del resto, detta così sinteticamente.

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Cheesecake di Zucca e Unghie Sobrie


Ed eccoci al secondo post di oggi. Non vi dimenticate di guardare la ricetta dei Cake Pops Halloween Version, vero? Oggi sono onoratissima ospite di Giulia su Amaradolcezza >>> clicca qui per la ricetta e il video tutorial >>>

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Da un po’ di giorni mi dico che Dicembre sta arrivando. Sarà che alla Metro ho avuto difficoltà a trovare gli articoli di Halloween perchè invasi dalle candele natalizie e dai panettoni.

( avete mica visto alla Metro l’impiccata alta 180 cm alla modica cifra di 108 euro? Così giusto per blaterarne su . Sulla scarsissima qualità di prodotto e cifra esagerata. Un po’ come le arzille donne attempate al banco frigo. E’ un’immagine che mi entusiasma a dir poco).

D’accordo che si parla di prova costume a Marzo e che ad Agosto i bambini devono già vedersi i diari per il rientro a scuola quando la maestra non ha loro consegnato il libro delle vacanze (finivo solo io il libro delle vacanze prima che cominciassero o ci sono altri psicopatici in sala?). D’accordo che tolte le calze della befana ci sono già le uova di pasqua e che se vuoi una maglietta nuova ad Agosto devi comprarti il maglioncino della successiva collezione autunno inverno e d’accordo pure che già sappiamo cosa si porterà nella primavera estate del 2014, ma santapizzetta i panettoni no!

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Cheesecake chenonèunacheesecake con Chocolat Coulant


E lo so. Ci era un po’ venuta la depressione con il brodino di pollo della cucina taoista. Nani da giardino kamikaze che al grido di “nooooooooo bastaaaaaaaaaaaaa” mi hanno devastato le aiuole e feroci rappresaglie di pupazzetti sul terrazzo che a gran voce urlavano “aridatece er colesterolo! Noi abbiamo detto sì al colesterolo altrochè valsoia scemunita di una pazza!” (pare che anche loro seguano con passione le lezioni di romano di Max tanto che l’altro giorno si sò fatti pure duspaghiallamatricianaeallagricia”).

E insomma per dire che d’accordo lo yin e yang ma dopo l’equilibrio di brodo di pollo è giusto pure sfondarsi le budella di cioccolato colante e burro. Checcefregaannoi? Amo la coerenza.

Prima che dimentichi un passaggio importantissimo vista la mia rincitrullaggggine, Katia l’amore di Iaia ha preparato una sua versione della torta su cui mi accingo a blaterare (farò oggi stesso la versione katiosa, tiè al colesterolo! Del Nippotorinese eh; perché rimane un sogno. C’è tanto di quel burro da far crollare un mammut) pertanto lascio il link perché senza dubbio alcuno sarà squisitissima. Basta cliccare qui >>> (e non trovo il link e il titolo santapizzetta, pardon)

E ci mancava la pasticceria francese in effetti. Sottotitolo: noncelapossofarcela.

E allora il cuore coulant de chocolat dovevo prima o poi farlo. Solo che di fare tortini cioccolatosi grondanti proprio non ne avevo voglia; anche perché il Nippotorinese con il tripudio dell’oro nero mi va in paranoia reputandolo eccessivamente lezioso (ma che dna piemontese, patria del cioccolato, ha? che vergogna!). Questo però potrebbe in effetti non essere determinante ai fini del discorso, infischiandomene altamente del nordico. Insomma oh. Nunciavevovoglia.

Ma avevo voglia di una tortona enorme e grande. Ma che non fosse una semplice torta. Oh insomma una giornata all’insegna del “e non mi sta bene niente” (nessuno dica “e perché gli altri giorni?”).

Mi è stata bene l’idea, dopo una serie di tentennamenti che generalmente non ho, di una base di cheesecake e una ganache al cioccolato coulant. Per i biscotti della base ho scelto i pan di stelle. Confesso che mi ha mandato in paranoia e non poco il metodo di cottura della ganache coulant. Doveva cuocere dieci minuti ma da brava psicolabile sono rimasta appiccicata al vetro del forno agitando la testa e dicendo “nonono non è possibile. Dieci minuti non bastano nononono”. E infatti l’ho tirata per le lunghe e sono arrivata a diciotto minuti suonati. Eh lo so. Sono una donnetta isterica e malfidata però la crosticina che si è formata con tutte quelle deliziose crepature mi ha convinto solo al diciottesimo minuto. Né un minuto prima né un minuto dopo.

Semmai vi voleste cimentare direi dunque di fidarsi del proprio istinto e non certamente del mio (però per dovere di cronaca devo confessare che i fatti mi hanno dato ragione). In sostanza, anche se vi è l’esatta descrizione all’interno della ricetta poco più sotto, la ganache all’interno dopo diciotto minuti risulterà troppo liquida e vi preoccuperete (molto) ma *inspiriamo espiriamo* la situazione migliorerà dopo qualche ora. Questa torta infatti non va in alcun modo servita subito. Ha bisogno di riposo. Si prepara in pochissimi minuti e il risultato è sorprendente ma per nessuna ragione deve essere gustata sul momento.

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