La ZucCiambella: La Ciambella a forma di Zucca


La Ricetta della Ciambella con i bicchieri di plastica:

(la stessa che ho adoperato per la Ciambella con dentro la ciambella)

  • 3 bicchieri di farina 00
  • 2 bicchieri di zucchero
  • 1 bicchiere di olio di semi (o burro fuso ma in quel caso un po’ meno di un bicchiere colmo)
  • 1 bustina di lievito (16 gr)
  • 3 uova di media grandezza
  • 1 bicchiere di latte intero (o soia, parzialmente scremato, riso, yogurt come preferisci)
  • aroma

Versa tutti gli ingredienti in un recipiente (o nel robot da cucina) e lavora fino a quando non hai ottenuto un composto cremoso, denso e compatto. Non avere paura di lavorarlo.

(per la versione al cacao metti 2 bicchieri di farina e 1 di cacao amaro in polvere. Aggiungi eventualmente un po’ di farina nel caso in cui il composto ti sembri troppo liquido. Potrebbe dipendere dalla grandezza delle uova ma generalmente questa proporzione non dovrebbe dare problemi)

180 gradi già caldo per 30-35 minuti ma è sempre bene controllare con lo stecchino di legno. Quando esce asciutto tirare fuori dal forno e lasciare raffreddare.

Per la glassa 

  • zucchero a velo
  • acqua
  • colorante alimentare in gel arancione per la zucca
  • colorante alimentare in gel verde per il torsolo della zucca
  • (si può aromatizzare con essenze a piacere)

(per la glassa aggiungi allo zucchero a velo dell’acqua, quanto basta sino a ottenere una cremina “collosa”. Ci sarebbe pure la proporzione classica di 300 grammi di zucchero a velo per 50 grammi circa di albume ma se l’alleggeriamo con l’acqua male non fa).

Prepara due ciambelle e quindi due impasti della Ricetta con i bicchieri di plastica. Per il torsolo ho adoperato un pezzetto di ciambella, precedentemente preparata per altri scopi. Nel caso in cui non se ne abbia a disposizione altra, basterà mettere da parte un po’ di impasto da entrambi le preparazioni per la ZucCiambella in modo che i due risultino perfettamente proporzionati e infornare in una piccola teglietta da muffin. A seguire i diversi passaggi fotografati.

Per “i semi di zucca”: metti in un recipiente delle mandorle spellate e tostale in padella o nel forno su carta da forno per qualche minuto. Versa della marmellata di albicocca (o altra che preferisci, sempre di colore chiaro) per essere completamente in linea visiva con la zucca vera. Io ho sbagliato perché non ho voluto abusare di marmellata e mandorle credendo che potesse essere nauseante e quindi non sono andata fin su in superficie bensì fino a solo coprire la prima ciambella. Ho sbagliato perché poi servendo le diverse fette non dispiaceva affatto questo contorno di marmellata e mandorle. Anzi è stato molto apprezzato. Facendo così poi ho avuto l’inconveniente di dover “tappare” letteralmente una parte con altra ciambella (da un precedente lavoro) per far sì che il torsolo non affondasse letteralmente. Insomma: riempi pure il cerchio senza temere ripercussioni gustative. Melius abundare quam deficere.

Le mandorle si sposano benissimo come “effetto semino di zucca” e se impastricciate con una qualsivoglia marmellata chiara diventano l’esatta fotocopia visiva. Pensavo, mentre fotografavo, però che anche i veri semi di zucca non sarebbero una cattiva idea. Un contrasto anche salato è da tenere in considerazione, perché no? Se invece ci si vuole sempre mantenere sul dolce inserire qualche candito, goccia di cioccolato o pezzetti grezzi tagliati al coltello rimane sempre un appunto culinario da non dimenticare.

Ho unito le due ciambelle con uno strato generoso di marmellata di albicocche, la stessa che ho adoperato per le mandorle. Si potrebbe per i più golosi fare anche un bello strato di cioccolato fuso perché del resto l’abbinamento cioccolato-albicocca evoca uno dei dolci più amati a livello intergalattico: la Sacher.

Il Torsolo della Zucca verrà ricoperto dalla glassa colorata verde (mi sono un po’ pentita di questa scelta “cartoon” perché francamente avrei preferito il marrone, che non avevo. Col senno di poi mi sono resa conto che sarebbe bastato non colorarlo. L’impatto visivo ne avrebbe guadagnato di certo).

Versa la glassa dedicatamente, aiutandoti magari con una spatolina in silicone. Posizionala sin da subito sul piatto in cui vorrai servirla perché nonostante non sia troppo facile potrebbe collassare e il cielo non voglia che questo accada!

Per non sporcare il piatto, o l’alzata come nel mio caso, prima di versare la glassa e sistemarla lungo la superficie ricopri tutto con della carta da stagnola, che è perfetta in quando aderisce benissimo e può essere rimossa senza alcun problema. Si formeranno naturalmente durante l’asciugatura delle crepature alla base. Nessun problema. Con un piccolo coltellino o con le mani stesse si potrà sistemare, livellare, aggiustare.

La glassa può asciugare tranquillamente fuori dal frigo a patto che non ci sia troppo caldo nell’ambiente. Solidificherà in qualche ora.

 

Già lo scorso anno avevo in mente di fare una preparazione semplicissima che richiedesse pochissimo tempo ma scenografica. Stupire con poco centuplica la soddisfazione. Essendo la Zucca l’indiscussa protagonista di tutto l’Autunno bisognava omaggiarla a dovere. Quando si pensa all’elaborazione culinaria più semplice, ma buona, che c’è, quel neurone con il cappello da cuoco ha sempre in mente lei: la ciambella.

Anche la torta di mele è vero, ma se fossero entrambe sulla torre sono pronta a scommettere che in moltissimi salverebbero lei. L’Imperatrice Ciambella al cospetto della bionda Principessa Torta di Mela (sto forse degenerando? e quando mai?) ha ancor più fedeli sudditi. La principessa, ahimè, viene purtroppo bistrattata al suo confronto più che altro per la presenza dell’ingrediente principale che è la mela. Che ci piaccia o no (a me fa rabbrividire ma tant’è), ad alcuni umani la frutta non piace e in particolar modo nei dolci (siamo noi gli alieni, giusto?). Quella fazione che sogna cucchiaiate di nutella e cioccolato ovunque (vade retro!). La ciambella, oltre a essere uno dei dolci preferiti del mio papino (e qua ti volevo!) è in assoluto una delle preparazioni che faccio più spesso e che pur passando sotto la mia lente perfezionista e distruttrice il più delle volte riesce quasi a soddisfarmi. Della ricetta con i bicchieri di plastica (HABEMUS VIDEO!) ho parlato fino alla nausea credo ormai dal 2009 e nonostante siano passati appena due anni (nessuno mi faccia notare che sono di più. Mi sto convincendo. CINQUE? non ci credo!) si riconferma ancora una volta la migliore.

Per tenuta, sofficità, umidità e sapore. E’ come fosse una formula magica perfetta per ogni tipo di occasione (anche con il latte di riso, soia, kamut e mandorle, sì). Basta scegliere le materie prime migliori e più si presterà attenzione a questo più il risultato sarà senza esagerare idilliaco. Non ho avuto dubbi, insomma, quando mi sono posta il problema di scegliere una ricetta base ma gustosa non banale, che reggesse bene “l’impalcatura zuccosa” e che non mi tradisse con preoccupanti cedimenti. Ho voluto fotografare i passaggi, abitudine che non ho mai avuto ma che molte volte mi è stato richiesto di fare soprattutto su instagram che è diventato ormai il porto ufficiale della mia comunicazione con voi, per dimostrare che non è mai complicato come sembra. Molte volte mi viene detto “mi piaci perché fai apparire tutto semplice e comincio a crederci anche io!”, che è una di quelle frasi che mi lusinga e rende felice; che traspaia questo e che non in ultimo sia un incentivo a provare e per certi sfidarsi è importante. Che si argomenti circa una semplice ciambella o di altro. Innescare una piccola miccia di fiducia nelle proprie capacità (perché ci sono sempre) trovo sia in una parola soltanto: vitale.

Sarà mia abitudine da ora in avanti, soprattutto per questo tipo di preparazioni, non mostrare soltanto il risultato finale quando non faccio la VideoRicetta, e cercherò di fotografare step by step. A volte mi ritrovo a fare quattro preparazioni contemporaneamente correndo come una matta, tra telefono, Koi, persone in giro /altro e francamente mi risulta difficile capire esattamente cosa io stia facendo. Vado avanti per inerzia (leggi: azioni fisiche incomprensibili che portano sorprendentemente a dei risultati insperati).  Se questo però può essere d’aiuto ben venga! Che io fotografi passaggi del falsomagro con il prosciutto quando sto scrivendo sulla Cheesecake alle nocciole è già un triste dato di fatto/presagio, secondo me. Ma chi la dura la vince.

Stando ai commenti dove anticipo le ricette future che pubblicherò qui sui vari social, pare che in molti vogliano provare a farla. Vi lascio quindi l’hashtag nel caso in cui vi andasse di farmela vedere. Sapete già che per quanto sia leggermente migliorata con le email, messaggi e mention, faccio sempre un po’ di fatica.

  • Se hai deciso di farne una e vuoi farmela vedere ti prego non taggarmi perché mi perdo tra le notifiche. Usa l’hashtag #halloweenconmaghetta oppure #halloweenwithmaghetta (mi spiace sempre tantissimo non potervi parlare, ringraziare e vedere le vostre meraviglie. A mie spese ho imparato dopo anni che l’hashtag è l’unica soluzione. L’hashtag ci salverà!).

Fake Rainbow Cake – La Torta Arcobaleno per chi ha poco tempo e l’inizio del Carnevale


La Torta Arcobaleno diversi giorni fa (settimane? di già?) ha riscosso un incredibile successo pure su Youtube dove ho appiccicato alla meno peggio una sequenza di video con una luce orrenda. Tanto che le Guru culinarie di Youtube si sono lanciate nella preparazione con sommo entusiasmo (se vuoi vedere  i video su Youtube clicca qui altrimenti lo “appiccico da qualche parte”). I requisiti per fare un’ottima Torta Arcobaleno sono innanzitutto: tempo e voglia. C’entra poco il dilemma se risulterà o meno (perché accadrà. Ottimismo sempre). C’entra poco cedere all’utilizzo dei coloranti alimentari o meno (perché se nella vita hai mai mangiato anche solo una merendina confezionata non sarà un po’ di verde in gel a farti collassare e compromettere per sempre il tuo sistema immunitario, te lo assicuro). Solo tempo (abbastanza) e voglia (molta). Preparare cinque, sei, sette basi di pan di spagna (quelle che decidi tu), sovrapporle, farcirle, prestare attenzione alle altezze e via discorrendo su tutti gli appunti culinario che ho preso in questo post, qualora una violentissima voglia di farti del male ti prendesse oggi, certo veloce e indolore non è. Soprattutto per chi preferisce nel tempo libero dedicarsi a una sacrosanta lettura, pulizia del viso o lavaggio dell’interstizio tra le mattonelle. E quindi su che cosa sto vaneggiando io oggi in questo Lunedì difficile come tutti i Lunedì (e tutti gli altri giorni della settimana-inciso)?

Sull’alternativa veloce alla classica Rainbow Cake.

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La Ciambella-Plumcake-Torta con il cuore dentro per San Valentino (ma pure per tutto il resto dell’anno)




(Per la ricetta e le considerazioni - se non hai tanto tempo da perdere con i miei deliri, giustamente - salta a piè pari e vai giù giù giù. Dove c’è scritto “tre-due-uno si parteeeeee!”. Però ecco ci potrebbero essere degli appunti interessanti anche nella prolissa introduzione *disse fischiettando e fingendo indifferenza)

Su Pinterest ne ho viste di ogni. In pratica girano queste foto di ciambelle, plumcake, torte e solo il cielo sa cosa che una volta  tagliate mostrano disegni incredibili. Unicorni, stambecchi, paesaggi marini, sirene che si attorcigliano. No dai non è vero. Cuori, cuori, cuori e cuori. Ma anche qualche coniglietto, su. Cuori, cuori e cuori perché  il periodo è chiaramente contaminato dalla follia cuoriciosa dilagante. Per quanto mi riguarda il mio limite è stato ampiamente superato. Sarà che io quest’anno il San Valentino (“sì ma l’amore si festeggia tutto l’anno gne gne gne. Non è un giorno blablabla”. Sì lo so. BASTA. Pietà. Festeggiare è divertente. AMEN) lo festeggerò in un salotto senza salotto apparecchiando un tavolo non avendo un tavolo e sedendo su delle sedie metaforiche perché indovinate un po’.

Non ho più le sedie.

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Ciambella Vegana ai Semi di Papavero profumata agli Agrumi con sciroppo all’Arancia Rossa


Il predicozzo non è mai interessante nonché equilibrato in generale. Non metto a tacere mai la parte “estrema” di me, riguardo alimenti/cibo e annessi, per impostazione o costruzione. Rimane lì tranquillamente sopita senza bisogno di gridare proprio perché mi sono sempre reputata sbagliata in tutto tranne che in una cosa di cui sono orgogliosa: l’essere rispettosa. Lo sono delle idee altrui, seppur parallele alle mie. Non reputo mai nulla giusto o sbagliato. Saggio o folle. Solo diverso;  seppur  incomprensibile nel mio iperuranio, è degno comunque dello stesso valore che attribuisco alle “mie idee”. Ieri quando affibbiavo i link alle trenta ricette con l’Arancia giusto per qualche spunto ho sentito un fremito alla vista dell’Anatra. E di altro. Ho cancellato istintivamente il link dicendomi che la carne è il male assoluto. Che la carne porta al tumore sicuro. Che la carne è.

Per poi provare tenerezza per me. Quasi al punto di desiderare la possibilità di abbracciarmi e tranquillizzarmi. E mi è apparsa Agata con il suo “patata, smettila” che mangia Sushi. Che mangia pollo fritto e patatine. Per ricordarmi che non è morta. Per questo. Eppure è difficile crederlo davvero, mettendo a tacere quella voce che cerca di farmi morire di dolore. Allo stesso modo quando vedo papà mangiare la Carne; che per un sadico scherzo del destino è la cosa che, nonostante stia facendo una chemio continua da quattro settimane,  desidera di più.

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Il Ciambellone Speziato soffice come una Nuvola Rarefatta


Tutte le ciambelle riescono con il buco. TUTTE. Basta avere una teglia con il buco in centro. Lo voglio cominciare così questo difficile Lunedì mattina. Con un po’ di sano genio. Ogni volta che sforno una ciambella mi siedo quindici secondi sullo sgabello dello snack. Poggio la mano sotto il mento. Fisso un elemento della mia cucina disastrata a caso (dove ci sono buttati i libri che prima erano nel salottochenoncèpiù. Dei Nani random. E pure i doposci. Ma che poi perché ho dei doposci se dove vivo ci sono quindici gradi a Gennaio?) e mi pongo una domanda. Solo una. Semplice, diretta e lineare.

“Ma è davvero così semplice fare una ciambella?”

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Un San Valentino Cuoricioso Cioccolatoso senza latte e uova? Già


Vogliamo ricordarla così. Ritratta con Muki. Ora non so esattamente chi sia e da dove venga Muki (anche se si può intuire che sia un gran bel  pappagallo) ma per qualche oscura ragione su Instagram oltre a queste bizzarri effigi girano foto di me  e fumetti di Maghetta Streghetta riprodotta in tutte le salse; a volte opportunamente taggate e altre no. Ci sono e saranno  i ladri di immagini ma  è opportuno soprassedere perchè oltre profonda tristezza non si può provare altro.

Essendo arrivati a cifre astronomiche che non potevo prevedere,  dubito fortemente che possa in qualche modo monitorare cosa stia succedendo. Due parole su Muki, però ecco quello sì;  in un primo momento vedendo questa polaroid mi sono sentita oltraggiata. Irrazionalmente ho creduto di dover chiedere delle spiegazioni a riguardo. Denunce, rimozioni e vaneggiamenti. Dopo dodici secondi, perchè sono bastati quelli non ho potuto che.

Scoppiare fragorosamente a ridere e capire.

Che le idee sono alla mercè di tutti e tutto, come la nostra immagine. E che spiattellando il mio facciotto acconsento anche a questo. Nei limiti poi del decoro e dell’educazione, neanche a specificarlo. Ed è strano come respirando e inspirando ( e per certi versi ragionando. Operazione in cui non riesco ad eccellere) tutto possa essere diverso. Dall’oltraggio sono passata alla lusinga. Leggere “I love her” , “I love maghetta streghetta” ed essere osannata dalle dodicenni (e non) che mandano mail chiedendomi  che penna uso e come faccio,  fa parte del mio sogno. La comunione delle idee e del sogno. Estraniarsi da questo e viaggiare in altri. Ma nei viaggi non puoi essere mai da solo.

E allora ecco io oggi volevo fermare un attimo il tempo su Muki. Sull’idea di un’idea. Di uno sconosciuto incontrato in un  iperuranio non solo mio. Con i colori, illogicità  e affetto. In una vicinanza cromatica di ammirazione.

Muki, insomma,  merita proprio una storia. Non escludo che diventerà il mio pappagallo immaginario amico. Anzi. Lo è già.

 ( sarebbe meraviglioso adesso se dopo il mio vaneggiamento filosofico scoprissi che è un pazzo maniaco serial killer e che sul luogo del delitto lascia penne di Muki.

Nel caso dovessi scomparire: Muki è l’indizio principale. Concentratevi!)

Vogliamo altresì ricordarla così in questo scatto del 9 Febbraio 2012, completamente esaurita dopo dodici ore ininterrotte di disegno e quattro di scrittura con occhiali opportunamente finti. Allucinata e in preda all’Overlook Hotel Moment. All work and no play makes Giulia a dull girl (in Italia conosciuto come il momento “il mattino ha l’oro in bocca”). Fotografata non dal serial Killer dei Pappagalli ma dal granfarabuttnippotorinese che continua a minare la mia intimità ( a lui lo denuncio sul serio).

( se fosse anche lui un serial killer al posto della piuma del pappagallo, lasciarebbe un dvd di Kurosawa. Lo so). 

E insomma ciancioallebandebandociancie. End de uinnneriiissss....

E ripeto sempre grazie ma come faccio a smettere? non si può. Grazie infinite ancora e ancora dunque per aver partecipato numerosissimi alla seconda edizione di Vinci una Momiji e la Mug. Le relazioni e i deliri che nascono all’interno dei commenti (e non) sono appunto la conferma che l’oggetto in sè non ha valore alcuno ma è solo un aggregatore di meraviglie e nulla di più.

Lascio quindi il video con la proclamazione del vincitore (eletto grazie alla  tabella excel di Max. Fosse per me avrei passato la notte a contare a uno a uno i commenti).

Attendo in email maghetta_streghetta@yahoo.it un indirizzo dove poter spedire tutto. Pioggia di cuoricini compresa.

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Manicomio e Mele


Come tutti sanno ieri erano in vendita le mele dell’Aism. Spero con non troppo ritardo, sono venuta a conoscenza della bellissima iniziativa Dillo a modo tuo, e nonostante debba ancora approfondire le modalità di partecipazione inviterei chiunque passi di qui a fare un clic e aderire. Si potrebbe addirittura pensare di fare qualcosa insieme. Un progetto tra noi amici per una buonissima causa. Sono completamente a disposizione in tal senso e mollo pupazzetti, libro e disegni. Se siete motivati come me non perdiamo altro tempo e discutiamo tra i commenti o dove preferite. E agiamo. Senza perderci in chiacchiere (è una modalità straordinariamente sintetica, che mi appartiene rare volte).

E non è finita: Dal 26 settembre e fino al 16 ottobre sarà possibile donare 2 euro con sms al 45508 da cellulare personale TIM, VODAFONE, WIND, 3, POSTE MOBILE e COOPVOCE e su rete fissa TELETU oppure 2 o 5 EURO per ogni chiamata fatta allo stesso numero da rete fissa TELECOM ITALIA, INFOSTRADA e FASTWEB.

Vi erano tre diversi tipi di mele confezionate in un sacchetto di tela riutilizzabile, davvero molto carino e utile. Un pensiero in più che l’Aism ha avuto per noi (reperto fotofrafico).

Tornando a casa con i miei sacchetti non ho potuto immaginare altro che una torta semplicissima. La classica torta di mele senza tanti fronzoli o chissà quali particolarità. Nessun ingrediente diverso da quelli che userebbe una qualsiasi nonna o mamma. Solo un po’ di farina, burro, uova e zucchero. Tocchetti di mele, lievito e in forno. Tutto perfettamente da copione. Domenica pomeriggio e il primo abbassamento della temperatura che ti fa mettere da parte le ciabattine estive e ti fa estrarre gli stivaletti pelosi e il plaid non troppo pesante.

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Esaurimento alle porte? Un cucchiaio di Semi di Papavero e passa la paura (forse)


E’ ovvio guardare un girasole e pensare a Van Gogh, come lo è altrettanto guardare un papavero e pensare a Monet. Nonostante siano dei colpetti leggerissimi di pennello rosso è lapalissiano. L’occhio li registra come papaveri e difatti così è. Camille e Jean, moglie e figlio di Monet nell’indimenticabile dipinto, rappresentano proprio il riposo, la passeggiata e la spensieratezza. Un sedativo naturale visivo come le proprietà stesse del papavero. La presenza degli alcaloidi all’interno di questo fragilissimo fiore rappresenta un vero e proprio sedativo naturale. Nell’immaginario comune c’è questo connubio: papavero-oppio-droga; questa comune verità intrinseca ti stordisce di default quando davanti ti ritrovi un campo di papaveri. E’ innegabile che riescano ad esercitare un potere quasi coercitivo. Li fissi immobile. Dimentichi.

I semi di papavero, nella versione bianca  e nera, sono lodati per le proprietà calmanti del sistema nervoso nella medicina naturale. Come tutti i semi oleosi poi si sposano benissimo con le preparazioni di lievitati e difatti non è inusuale ritrovarli in meravigliose pagnottone ricoperte di semi di papavero; come tutti i semi oleosi poi diventano una ricca fonte di grassi e proteine ma non solo. Riserva di manganese, calcio, acido linoelico che sta un po’ per Omega 6 e una sfilza di vitamine dove primeggia la E. I salutisti non possono che idolatrare questo semino. Francamente a me il seme di papavero piace e pure tanto (ed anche alla mia focaccina!). Ha un gusto particolarissimo e si presta bene ad ogni sorta di preparazione. Sproloquio a riguardo proprio perchè in archivio mi sono resa conto di aver raccolto, senza rendermene conto, molto più di qualche ricettina ma un vero e proprio malloppone gigante. Fermo restando che si dovrebbe provare anche una semplice insalata di iceberg, arancia e semi di papavero o che ne so spinaci lessi semplicemente con qualche semino prima di servire (provate, santapizzetta!), siamo qui oggi tutti riuniti (tranne i miei neuroni) per l’ennesimo “sbolognamento” di roba in archivio; organizzata alla meno peggio senza nessuna connessione logica e gustativa vi propongo per la sezione “Ricette per ingrediente” qualche idea con questo semino dalle proprietà a dir poco strabilianti.

C’è da pensarci su e molto. Sarebbe un bene portarsi in ufficio una bella cucchiaiata di semi di papavero? Quando la collega ti racconta che ha perso tre chili mangiando cornetti, che ha cambiato il turno e sorpresa TADAN! l’ha cambiato con te senza avvertirti e si lima le unghie mentre rispondi al telefono. E’ il momento di una bella cucchiaiata di semi di papavero. Subito dopo un ceffone in faccia alla tizia, ma è un altro discorso che possiamo approfondire poi in separata sede.

 Con i semi di papavero si possono davvero fare dei chutney strepitosi e dei pesti intriganti dal vago sentore mediorentale (no. Non sto vaneggiando più del solito è che da quando ho il pestello in legno alleno i miei bicipiti colpendo violentemente. Immagino di avere davanti un volto random e mi diletto. Vengon fuori dei pesti talmente pestati che è una meraviglia e non occorre l’ausilio di elettricità. Altro che pungiball! Provate! Insieme agli spinaci lessi, sì). Questo per dire che sui semi di papavero avrò modo di tediarvi abbastanza (tranquilli. Poi li dimenticherò e vivrò la passione per la curcuma e dirò esattamente lo stesso non ricordandomi neanche più di aver scritto un post. E’ tutto sotto controllo. Non medico ma dovrebbe. Insomma basta!)

Le proposte di oggi sono:

  • Pesce Spada in Crosta di Semi di Papavero
  • Tofu in Crosta di Semi di Papavero
  • Macaron Speziati con Semi di Papavero
  • Cupcake con Semi di Papavero
  • Treccia con semi di Papavero
  • Tortino al Cioccolato con Semi di Papavero e Sesamo Nero

 Partiamo subito con il dire che La Ricetta della Torta al Cioccolato con Semi di Papavero la trovi cliccando qui >>> perchè a me questa versione stampabile piace. Il fatto che nessuno mi abbia detto che è un’idea strabiliante dovrebbe farmi supporre che dovrei sedare l’entusiasmo ma tant’è. Trascrivere le altre ricette sembra superfluo in quanto per il pesce spada occorre semplicemente massaggiare i tocchetti di pesce con olio e premerli su di un piatto dove si sarà raccolta una bella quantità di semi di papavero. Grazie all’olio e all’umidità del pesce si attaccheranno. Scottare giusto qualche secondo in una padella già calda e servire con gelsomino che è innegabilmente bello. Per la ricetta dei macaron ho usato la ricetta base di Felder (che potete trovare cliccando qui nella versione light stampabile. Continuo a ribadire che è l’unica idea razionale e pratica che io abbia mai avuto in vita mia). Una spolverata di semini prima di infornare e via. Per la ganache di imbottitura si può procedere secondo i propri gusti. Qui ho usato una semplicissima crema al sapore di cannella.

Per la treccia con i semi di papavero mi sono rifatta ad un impasto base di pane, spennelando poi con tuorlo e pioggia di semi. La preparazione del tofu in crosta di semi di papavero è imbarazzante per semplicità ed è una delle ricette che mangio più volentieri. E’ un po’ lo stesso procedimento del pesce spada ma senza irrorare di olio. Il tofu pressato su un piatto colmo di semi formerà questa crosta. Scottato  in una padella ben calda e spolverato di sale diventerà un ottimo pasto vegetariano/vegano e perchè no (?!) anche per i carnivori più incalliti. I semi di papavero conferiscono alla soia un sapore davvero ottimo che bisogna annoverare nella lista “da provare”. Un po’ come la torretta di asparagi, fragole e peperoni. La Ricetta invece dei Cupcake all’arancia e semi di papavero la trovate cliccando qui >>> Su quest’ultima spenderei giusto tre paroline. Il fatto che la rude arancia si unisca a questa finesse di seme rende spartano e al tempo stesso questo cupcake che ho trovato perfetto nell’impasto e nella consistenza. Lode lode e lode a questa edizione Cupcake di Luxury Books. Semplicemente perfetta. Da idolatrare almeno tre volte al giorno. Forse anche quattro.

E che la calma sia con noi. Om…om…ommm…ommmmmm*inspirare espirare

(bene vado ad uccidere il muratore. Ma prima ingurgito un cucchiaino di semi di papavero. Mi sentirò meno in colpa. Ommmmmmmmmm)

10 Muffin per me possono bastare!


“Ho visto un uomo pelato che moriva per eccesso di muffin, 
ne ho visto un altro che più denti non ha.
Nessun ingrediente mai
ti può colpir di più
di un grande muffin che ti stringe il cuor.
Dieci muffin per me
possono bastare
dieci muffin per me
non voglio dimenticare
farina semi integrale da impastare
e noci tritate sulle quali morire yeah
Dieci muffin per me
Solo per me!
Uno lo voglio perchè
sa di cannella.
Uno lo voglio perchè
ancor non so come farlo lievitare
Uno soltanto perchè
ha un gusto particolare che non sai com’è
Dieci muffin per me
Solo per meeeeeeeeee
Vorrei sapere chi ha detto
che non vivo più senza Muffin!
Matto !
Quello è proprio matto perchè
forse non sa
che posso cucinarne uno per il giorno
eeeeee
Uno per la sera eeeee

Però quel matto mi conosce perchè ha detto una cosa vera a.a.a.a.a.a.”

E ringrazierei il cielo che non vi sia il sonoro su questo post. In pochi mi hanno sentito cantare (leggi: su facebook gira ancora un video che mi vede interprete protagonista di “Luna”. Un po’ come in  The ring dopo tre giorni accade qualcosa di inquietante. Solo che io prendo forma e mi materializzo attraverso il tostapane;  ma non è di questo che dobbiamo parlare) e sorprendentemente riesco ad essere peggio che nella versione scritta. Aggiungerei un : che è tutto dire.

Dopo il Menù di Cucinare con la Frutta e il Menù europeo è il momento di far fuori dall’archivio una decina di Muffin (la bamboletta in versione natalizia protagonista di alcuni scatti la dice lunga o sbaglio?!). Chi stoico mi segue da un po’ non si sarà perso le pepite di CiocccolAAAATTTTAAAA e l’introduzione al grande Bob (Reperto video numero 1 e 2 ) RendiamograzieaBob. Chi sano di mente non sa nulla riguardo la cioccollAAAATTTaaaaaa e rendiamograzieaBob può tranquillamente cliccare sulla destra sopra la x e chiudere (se siete da mac santapizzetta a sinistra. Non fate come me che continuo a cliccare a caso e girare blackberry come fossero aifon. chestivgiobsmiaiuti! ) e preservare i propri neuroni sani e felici.

Queste dieci versioni muffinesche sono tratte proprio dal libro del Grande Bob, il muffinaro modesto di Nuova York. Lo stesso che sostiene convinto ” Non mi piaceva nessun Muffin in città e sono sceso in campo io stesso”. Alcune di queste rielaborate dalla suddetta, in preda ad un attacco egocentrico degno di RendiamograzieaBob. Pur continuando a ribadire che a me questo fantomatico impasto perfetto Bobesco convince poco c’è qualcosa di oscuro e misterioso che mi attrae. Sarà che Bob si discosta completamente, per dosi e consistenza, dal resto degli impasti. Sarà che ormai ci sono anche un pochetto affezionata. Sarà che devo riprendere la mia attività industriale muffinesca (Non che abbia mai smesso ma sedata un po’ dal malcontento generale mi sono cimentata in altro ultimamente). Sarà quel che sarà ma. Ma io oggi sto in fissa con un revival cantereccio anni settanta-ottanta preoccupante o sbaglio?

[sarà in realtà che si preocupa di non usare il burro e far danni irreparabili al cuore. E' un Muffin salutista quello di Bob e gli va riconosciuto. fine piccola parentesi serietà]

Contegno. Urge Contegno.

Alcune delle dieci versioni di oggi hanno una base comune che poi ho rielaborato mettendo letteralmente” quello che mi capitava a tiro”. Poteva essere anche lo stinco di un muratore per quel che mi riguarda; va detto poi, che la versione cioccolatosa, nonostante le perplessità generali, rimane la più appetibile. Adesso non per infierire continuamente su Bob  ma è l’unica a non portare il suo personalissimo “credit”. Lui stesso, difatti, spiega all’interno del libro che in realtà sono le dosi della suocera. La saluta pure e la ringrazia (credo fosse conscio anche lui del fatto che le dosi fossero finalmente esatte).

Nell’attesa che la suocera di Bob spodesti il genero potremmo organizzarci per una petizione.  No perchè si sa che qui si combatte attivamente per giuste cause. “Vogliamo il libro di ricette muffinesco della suocera di Bob!”, sì.  E’ il momento di scendere in campo.

Volendo comunque continuare a dare fiducia al Muffinaro modesto di New York per chi si fosse (fortunatamente) perso il mio videopost dove enuncio i principi principi del muffin, andrei a trascrivere giusto qualche cosuccia (Ripetiamo insieme Rendiamograzieabob!)

  • 1. Non mescolare a lungo gli ingredienti. Qualche colpo di frusta sarà più che sufficiente. Se rimarranno dei grumi non c’è da preoccuparsi. Se si mescola a lungo si produce troppo glutine e dalla pasta usciranno i gas della fermentazione e si otterranno muffin troppo secchi e compatti.
  • 2. Non lasciare riposare la pasta troppo a lungo perchè gli agenti lievitanti una volta attivati dal liquido lasciano sfuggire i loro gas e saranno sempre meno attivi con il passare del tempo. Mettere nel frigo potrebbe ovviare al problema ma è sempre bene preparare l’impasto dei muffin nel momento stesso in cui si può infornare.
  • 3. Si può congelare la pasta in un contenitore. Decongelarla e farla cuocere come d’abitudine oppure congelarla direttamente negli stampi da muffin e farli cuocere appena tolti dal congelatore. In questo caso la cottura chiaramente dovrà essere più lunga.
  • 4. Se si vogliono dei muffin belli e gonfi e morbidi all’interno e sodi all’esterno il forno deve essere alla temperatura giusta prima di iniziare la cottura. E’ necessario fare prima qualche prova. Tutte le ricette di Bob si orientano intorno ai 20-25 minuti ma potrebbe essere diverso. Testare quindi il grado di cottura con uno stuzzichino di legno come d’abitudine. Quando uscirà asciutto sarà ora di sfornare i muffin.
  • 5. Usare SOLO le UOVa a TEMPERATURA AMBIENTE SANTOTUORLO ( vi ho terrorizzato abbastanza?)
  • 6. La frutta se cotta troppo perde gli elementi nutritivi per questo è bene inserila al centro del muffin dove la temperatura è meno alta. Ci si deve ricordare sempre che mettendo molta frutta il Muffin potrebbe scoppiare (ahem a me è successo e ho pensato tanto a Bob in quel momento)
  • 7. Preferire l’olio di girasole al burro in principal modo perchè è meno dannoso per il cuore e la circolazione essendo un grasso polinsaturo( il burro è un grasso saturo. Ripetere almeno 222 volte al giorno mentre si spalmano nocidicocco sul pane). Rende inoltre i muffin molto morbidi ( producendo meno glutine a contatto con le proteine della farina non fa asciugare eccessivamente il muffin)
  • 8. La farina non raffinata è un eccellente fonte di fibre, vitamine e sali minerali. La farina totalmente integrale però potrebbe rendere il muffin eccessivamente compatto e meno soffice per questo è meglio preferire la semi integrale (ho provato con l’integrale e francamente a me la consistenza piace di più. Nonditeloabobperfavoremipicchia!)

Carrellata Fotografica Muffinesca a seguire:

Lista delle Ricette in Versione Stampabile (e senza tediosi bla bla)

Proposte di matrimonio e Mini Cupcake marmorizzati alla fragola con crema di gelato


Sabato è successo. Erano le sei del pomeriggio, proprio come gli anni che sono passati. La metà di dodici che sono poi i secoli moltiplicati per i millenni che ci amiamo e conosciamo. Ad un anno da una tragedia che ricordo solo io a dimostrazione della tua grandezza. C’erano scaffali colorati. Avevo da poco preso un cucchiaino con l’aeroplanino incorporato dicendoti se fosse il caso di. E tu senza farmi finire la frase hai detto “sì. è il caso di prenderlo”. Giravi tenendo in mano le buste perchè non vuoi che ne porti neanche una. Al massimo quella piccola semivuota come si fa con le bambine. Soppesi quale e poi decidi “va bene questa. Questa la puoi portare”. Ed è inutile che ti dica “dammene un’altra. Sei troppo carico”. Sorridi e ti volti.

Sabato è successo. Mentre parlottavo a raffica e ti raccontavo di come in Sardegna scarseggino i portauovo. Il piatto a forma di cuore, il portapane rosso a pois e guarda quella teiera! Ho sentito il tuo “Gi”, basso, profondo, serio. Mi sono voltata ed eri in ginocchio. Questa volta non per allacciarti le scarpe. Quella volta ho davvero creduto che me lo stessi chiedendo, salvo capire dopo 4 minuti buoni che i lacci  delle scarpe fossero sciolti e tu no. Mi stavi chiedendo se mi occorreva qualcosa per la cena. Stavolta però:

Eri in ginocchio ed io vedevo solo i tuoi occhi. Verdissimi. Di quel verde di cui non ho più paura. Intorno a noi delle persone.

Sabato è successo. Sei anni in sei frazioni di nanosecondi. Ho rivissuto tutto. Davvero tutto. Non avevo mai immaginato che avessi in serbo per me una sorpresa del genere. Chiedermi in sposa al reparto casalinghi della Rinascente. Sono arrivata a pensare che avresti intonato anche Lullaby dei Cure. Cantando. Ho immaginato di ritornare alla Rinascente ogni anno. In tutte le Rinascenti del mondo. Ho creduto che mai più avrei potuto vivere senza la Rinascente. Per un attimo ho immaginato che avremmo pure dovuto prendere casa alla Rinascente. E che magari avrei potuto cucinare lì. Dove vendevano le presine per la casa.

Hai aperto una scatola. Una scatola  Nera. Ho pensato la stessa che potrebbe raccontare minuto per minuto il nostro noi. Una luce accecante mi ha colpito e.

Ho creduto che fosse l’anello più orrendo che la storia ricordasse e difatti lo era. Orrendo. Una veretta pacchiana con un enorme sbirlocco incastonato tagliato male. Ho pensato che ti fossi fatto consigliare da un gioielliere ubriaco e due passanti emo al ritorno da un rave ma l’ho amato. L’ho amato sin dal primo momento. Mi hai detto “Gi….

“Sì Pi?”

“E’ la prima e l’ultima volta che te lo chiedo”

“Sì Pi, dimmi”

“Gi….mi vuoi fare un caffè? “

Premesso che non è romanzato il tutto e che ho (purtroppo) entità fisiche ancora visibilmente ridenti pronte a testimoniare, non è tanto il fatto che abbia avuto il coraggio di fare questo teatrino per una stupidata di tal portata ma no. Non riesco ancora a farmela passare.

Il caffè non lo faccio tanto male. Riformulo: il caffè lo faccio tanto male concordo, ma che senso ha se riesce meglio la macchina? Chiaramente dopo questa sfrontatezza epocale non verrà concesso l’uso della suddetta. Ho già tirato fuori la moka stamattina e fatto una “sorpresina” allo spiritosone della famiglia. Caffè con la moka, servito nella tazzina anello. Freddo. Freddo con un po’ di zucchero. Giusto agli antipodi dei gusti nippotorinesi. Stenderei ordunque un velo pietoso sull’accaduto. Fosse solo perchè non riesco a far entrare neanche l’anulare in quel maledetto aggeggio. Il mignolo sì però.

La ricetta che lascio oggi, prima della tappa odierna del Tour Pasquale, è un composto che potremmo definire base ma che riscuote generalmente parecchio successo proprio per la sua semplicità. Servito con le fragole al liquore, per gli amanti del genere alcolico un po’ stucchevole, l’idillio (è una componente, quella alcolica, che si può sempre evitare però).

La pallina di gelato sopra, scelta di un gusto piuttosto neutro non farà diventare il tutto ancora più lezioso (io, essendo entrata a pieno regime “Bimby”, ho accoppiato un sorbettino semplice al limone. Il contrasto limone fragola credo sia vincente da sempre)

A me di queste tortine interessa pressocchè nulla ma è innegabile che si prestino benissimo all’obiettivo. Non occorre neanche tanta coreografia intorno perchè emanano talmente pucciosità leziosa che ti vien voglia di abbracciarle e dir loro che andrà tutto bene. E lo faccio pure. Prima che arrivino gli altri perchè da quel momento in poi il loro destino sarà tuttaltro che un abbraccio.

Che io sia la vedova nera dei cupcake? Che li confezioni, imbellisca, fotografi e dia loro momenti di protagonismo e dolcezza essendo consci che non farò loro del male per poi. Per poi consegnarli nelle mani e bocche dei carnefici? Sì. Credo proprio che questa improvvisa scemenza possa trasformarsi in qualcosa di ben più serio. O è bello convincersene.

Nonostante il country intriso di olio ci attenda, La Rubrica di Hendrix per i bimbi intellettuali e Gourmet e quella di Mat per adolescenti impertinenti (continua a non piacermi la rima. Poco indulgenti? Insolenti non mi piace. Qualcuno mi aiuti. Le rime non sono mai state il mio forte), la verità è che a breve questo luogo neuronalmente insano si trasformerà in una Sorbetteria-Gelateria. Perchè non si farà altro. Non si farà altro.

L’ho già scritto che non si farà altro?

L’inciso del Lunedì Mattina: Visto e considerato che non mi ha capito Max quindi suppongo che sia impossibile da parte mia sperare di essere comprensibile. No. Non mi ha chiesto di sposarlo. Mi ha mostrato in un modo simpaticissimo l’articolo “tazzina con annello annesso” inginocchiandosi alla Rinascente e facendo davvero tutta quella pantomima. Chiaramente la tazzina l’ho presa. A mie spese, perchè qui si è donne d’onore. E ogni santo giorno fin quando non me lo chiederà davvero berrà caffè freddo zuccherato in quella tazza. CAFFE’ FATTO DA ME CON LA MOKA. Ha cercato di svignarsela con “giuro che mi vedo l’isola dei famosi. Una puntata per intero”. Ma no.

Io sono la vedova nera dei cupcake. Spietata. E senza cuore.

( e poi diciamocelo: chi è che vede più l’isola dei famosi? è finita l’era dell’insana voglia trash. In conoscenze e visioni)

From Flickr: Nuocio Gravemente alla salute (mentale). Bermi con cautela