Porridge al latte di soia con cannella e mandorle tostate di Avola – Terza Ricetta di Downton Abbey




Ormai per la Rubrica Cibo e Serie Tv e la sottosezione dedicata interamente a Downton Abbey direi di non tirarla troppo per le lunghe e dedicarla da oggi e per sempre alla mia Valebrì (sì proprio la strepitosa Valentina Brida de L’Aroma del Caffè di cui mi fregio di essere amica, contro la sua volontà). Ne è un’appassionata sfegatata proprio come me e visto che è capitato diverse volte di disquisirne, soprattutto circa la meravigliosa Nonnetta, è sacrosanto incentivarmi ancor di più dedicando ogni singolo spadellamento alla Donna dal sorriso che stordisce tanto è bello (come tutto quel che la riguarda del resto).

La Valebrì nazionale del resto è sempre protagonista quando vi sono intrugli correlati alla Rubrica cinematografica. Ricordi Frankenstein Junior e la torta di mele? Ecco sì. La stessa fumettoricetta del libro è proprio stilata, compilata ed elaborata in suo onore.  Oggi dopo il Plumcake alle mandorle amare tostate con sapori di cocco, cannella e agrumi (che trovi qui) e la Sheperd’s Pie (che trovi qui), è la volta della terza ricetta dedicata a Downton Abbey:

Porridge al latte di soia con cannella e mandorle tostate di Avola.

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Li ho chiamati gli Arancini Elllisa – Con Tè Matcha e Gianduioso Pastiglie Leone


Quando Ellli (sì è un periodo che penso solo a Ellli e allora?) su twitter ha confessato al popolo del web di aver fritto la Nutella è stato un momento epico; di quelli che vorresti fermare mentre partono immagini al rallentatore come la corsa di due innamorati sulla spiaggia che si incontrano per poi abbracciarsi fra l’infrangersi delle onde.

Tutto questo accadeva settimane e settimane fa  e dopo aver fatto la Pasta-Yoda in suo onore con le note del tè matcha e della liquirizia (che se te la sei persa puoi recuperare cliccando qui) è la volta dell’Arancino fritto con il Gianduioso e il tè matcha; questo perché essendo io un’antipatica rivoluzionaria mi sono rifiutata di adoperare la crema spalmabile italiana più famosa nel mondo per sostituirla, da brava mezzosangue torinese (sì. Me ne sono convinta) con l’altro orgoglio della Città Magica ovvero il Gianduioso di Pastiglie Leone.

Sì perché è il periodo di Ellli e pure del Gianduioso di Pastiglie Leone visto che pochi giorni fa sono comparsi questi deliziosi baffotti iper-pinnati su Pinterest con mia somma lusinga.

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Il Biscotto Baffoso con il Gianduioso



I biscotti baffosi per Carnevale

  • Domanda intelligente: Cosa ci faccio? Che senso hanno come ricetta di Carnevale?
  • Risposta Cretina: Se infili uno stecchino di legno su per i biscotti, puoi andare in giro così. Poggiandoteli proprio sotto il naso. Indosserai biscotti baffosi. E li sgranocchierai durante la serata. Da solo o in compagnia. C’è chi tiene la maschera sugli occhi e chi i baffi sulla bocca. Logico, no? (no ma vabbè)
  • Domanda intelligente numero 2: E se mi chiedono da cosa sono vestito/a?
  • Risposta Cretina: Con un accento francese/belga rispondi impavido e stoico “Da Monsieur Poirot”. A Poirot piaceva il cioccolato (e suppongo pure il Gianduioso) ed è uno dei baffi più famosi dell’Universo tutto. Primeggerai come uomo/donna cinefilo/giallista capace di grandi correlazioni gastronomiche-culturali. Senza eccedere con citazioni eccessive e non cadendo nel banale (prrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrr a chi ha fatto la domanda intelligente. Uno a zero per iaia. Ora chiamate il 118, grazie).

(oh basta con le domande intelligenti, eh! Che non è questo il luogo. Grazie)

Stasera c’è Matrimoni all’Italiana su Sky nonricordoqualecanale. Programma televisivo del genere reality (ne esiste per caso un altro ormai?) che mostra la sfida all’ultimo tulle e velo di quattro spose che non si conoscono ma che partecipano al matrimonio delle altre giudicando: abito della concorrente, rinfresco e divertimento della serata. Il premio? Un indimenticabile viaggio di nozze interamente offerto della produzione in luogo da sogno tutto spesato alla sposa che avrà ricevuto più voti positivi dalle altre. Credo sia superfluo specificare che trattasi di un covo di vipere che si assegnano vicendevolmente numeri che variano dal tre al sei. Quest’ultimo, il sei,  quando proprio si vuole dimostrare “superiorità” in correlazione a una prova innegabilmente ottima e per nulla sufficiente. Ogni Mercoledì insomma mi ricordo del perché non mi piace essere classificata e stereotipata nella mia identità di donna. Sarà che sono un maschio nato; non per modi e attitudine perché sento scorrere in me possente la forza della femminilità, ma perché in questa orgia di luoghi comuni femminili proprio non riesco a rispecchiarmi. E’ uno studio sociologico che mi piace affrontare. Certo una volta a settimana pare eccessivo soprattutto se oggi ti hanno appena scoperchiato la casa e non hai un frigorifero e tagli il tuo pranzo che è un ananas sopra il lavabo del bagno, ma si sa. Amo esagerare.

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San Valentino Last Minute- Le ultime idee cuoriciose veloci da spadellare e una torta al cioccolato vegana buonissima!


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La Ciambella-Plumcake-Torta con il cuore dentro per San Valentino (ma pure per tutto il resto dell’anno)




(Per la ricetta e le considerazioni - se non hai tanto tempo da perdere con i miei deliri, giustamente - salta a piè pari e vai giù giù giù. Dove c’è scritto “tre-due-uno si parteeeeee!”. Però ecco ci potrebbero essere degli appunti interessanti anche nella prolissa introduzione *disse fischiettando e fingendo indifferenza)

Su Pinterest ne ho viste di ogni. In pratica girano queste foto di ciambelle, plumcake, torte e solo il cielo sa cosa che una volta  tagliate mostrano disegni incredibili. Unicorni, stambecchi, paesaggi marini, sirene che si attorcigliano. No dai non è vero. Cuori, cuori, cuori e cuori. Ma anche qualche coniglietto, su. Cuori, cuori e cuori perché  il periodo è chiaramente contaminato dalla follia cuoriciosa dilagante. Per quanto mi riguarda il mio limite è stato ampiamente superato. Sarà che io quest’anno il San Valentino (“sì ma l’amore si festeggia tutto l’anno gne gne gne. Non è un giorno blablabla”. Sì lo so. BASTA. Pietà. Festeggiare è divertente. AMEN) lo festeggerò in un salotto senza salotto apparecchiando un tavolo non avendo un tavolo e sedendo su delle sedie metaforiche perché indovinate un po’.

Non ho più le sedie.

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Guy e Rosemary – La “moscia” (mousse) al Cioccolato


La sesta coppia del Progetto San Valentino

Come ho avuto modo di ribadire piùpiùpiùpiù (ad libitum) volte, Rosemary’s Baby è un’altra visione che sento dentro (qui l’ho inserita in Cibo e Cinema). Da quando avevo poco più di tredici anni. Negli anni sono cambiate molte cose. L’amore viscerale per il Cinema del Sol Levante è arrivato solo ed esclusivamente grazie al Nippotorinese, senza il quale poco avrei imparato (in generale, intendo. Della vita stessa, specificando); c’è da dire che quello però che c’era “nella mia vita precedente” non solo è rimasto ma si è cementato. Rafforzato e insediato. Sino alle viscere. Ero davvero molto piccola e ingenua quando ho visto per la prima volta Rosemary’s Baby. Era in videocassetta. L’avevo vista in una videoteca; ma non certamente da Blockbuster che a Catania poi è arrivato in leggerissimo ritardo pari a più di un decennio rispetto al resto dell’Italia “civilizzata”. Si tratta infatti, di collocare l’esperienza Ammmerigana Blockbuster (e conseguente McDonald) nell’età di fascia d’età pari ai vent’anni. Prima però c’era Ciak. Gestito da una coppia giovane (lei addirittura credo fosse Venezuelana o comunque dell’America del Sud; roba che per la provincia catanese era qualcosa che andava “oltre”. Di una tale modernità da essere “razionalmente” inconcepibile. Retroscena: fuggì e divorziò dopo due anni ma insomma non è di questo che dovrei parlare, giusto?). Avevo la tesserina. Roba che se ci penso. Allora mi sentivo una persona adultissima (i superlativi non sono mai abbastanza).  Non avevo le chiavi di casa (le avrei avuto intorno ai vent’anni perché mamma si sa è di larghe vedute) ma possedevo il potere di una carta completamente intestata a me tutta carica (confesso che avendo due videoregistratori qualche volta ho commesso atti pirata registrando film in videocassette vergini. Ok Polizia Postale arrestatemi! Li facevo anche per parenti e amici. Gratis eh. Anzi ci rimettevo il tempo e il costo della videocassetta ma una Signora non dovrebbe far notare certe sottigliezze *disse buttando giù un po’ di tè con il mignolo alzato*). Uno dei primi film Rosemary’s baby che ho poi deciso di duplicare in barba all’illegalità insieme a Dirty Dancing.

Ahem… (che va detto all’epoca era assolutamente autorizzata. A me ad esempio l’ha spiegato il Signore di Ciak come duplicare. O forse era solo gentile e dolce. Emerge un quadro inquietante. Lui dolce e gentile e la Moglie giovane venezuelana che lo lascia. O è stato lui a lasciare lei? Ma perché adesso mi sono fissata con la storia matrimoniale del Signore di Ciak? Inspiro espiro e vado avanti. E se li inserissimo tra le coppie di San Valentino?)

Rosemary’s Baby. Una calamita. Già la copertina del film mi aveva ipnotizzato. Poi comincia innescando un’inquietudine reale che ha continuato a perpetuare nel tempo aggiungendo sempre più nuove sfumature. Negli anni. Nei decenni. Perché si comincia con quell’immagine della culla e il volto dolce di Mia Farrow in uno sfondo verde, che definire angosciante e paralizzante è riduttivo,  sotto le note “esaurite” e quel lalala-lalala (che se vuoi sentire – clicca qui. Anche se ormai  è quella di Pani che porto nel cuore, che se vuoi sentire – clicca qui). E’ un lalala rassicurante e raggelante. E’ come essere accolti finalmente da qualcosa di materno dopo un lungo freddo per poi sentirsi ghiacciare  l’anima. E’ un film che ha vinto Premi Oscar, Golden Globe, David di Donatello e qualsiasi tipo di statuetta e riconoscimento (e sono sempre pochi). Roman Polanski, lasciando perdere le questioni personali che non conosco e dalle quali mi discosto fermamente, ha tutta la mia stima. Visiva. Dopo L’inquilino del terzo piano che mi aveva mandato al manicomio tanto per bellezza, ha poi fatto l’en plein. Una denuncia (che gli costerà poi molto in termini personali, suppongo) contro le aggregazioni potenti degli ambienti “alti” newyorkesi, vere e proprie congreghe del potere maligno. Da qualunque punto di vista si voglia vedere. Ma procediamo con calma *disse tirando un sospiro di sollievo; anche perché devo tenere a bada la mia smania di parlare delle letture che ho fatto al riguardo e concentrarmi, visto il tema, solo ed esclusivamente (vabbè con meno disciplina di quanto sto professando) sulla coppia protagonista (ma è difficile non diretuttoquellochevogliodire *sempre tutto di un fiato).

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