La Cheesecake del Fantasma straimbottita di Gocce di Cioccolato Fondente



Per una teglia di 24 centimetri

Per la base:

  • 300 grammi di biscotti Digestive (o biscotti secchi- che rimangono più compatti e meno sbriciolosi)
  • 125 grammi di burro fuso sciolto
  • 1 pizzico di sale
  • 1 cucchiaino di cannella

Per il ripieno: 400 grammi di latte condensato, 250 grammi di mascarpone, 200 ml di panna, 200 grammi di formaggio fresco spalmabile, 3 uova grandi, 200 grammi di cioccolato fondente a gocce (o tagliato a pezzetti).

Riduci in polvere i biscotti; sia con il mixer che chiusi in un sacchetto e colpiti da un mattarello poco importa. Fai fondere il burro nel microonde o nel pentolino senza raggiungere la cottura. Aggiungi la cannella e gira per bene. Versa in un recipiente la polvere di biscotti e mischiala al burro fuso.  Metti il composto come base nella tortiera imburrata e con il dorso del cucchiaio pressa per bene rendendo omogeneo il tutto e risalendo lungo i bordi in modo che questa cheesecake risulti con le pareti laterali (coreografiche e pronte a raccogliere ancor meglio il delizioso ripieno. Non è un passaggio obbligato).

Lavora il formaggio con il mascarpone, il latte condensato e la panna. Aggiungi le uova una alla volta fino a ottenere un composto liscio. Unisci le gocce di cioccolato e gira per bene in modo che il composto risulti omogeneo su tutta la superficie della torta. Versa il ripieno sulla base e inforna a 170 già caldo per 10 minuti. Tira fuori la cheesecake e aggiungi altre gocce di cioccolato decorative in superficie se vuoi (passaggio non obbligato). Inforna adesso nuovamente per 45 minuti finché la cheesecake non si sia completamente solidificata. Quando la sforni non preoccuparti se all’apparenza risulta essere ancora molto molle. Deve necessariamente solidificare. Devi farla raffreddare completamente senza muoverla troppo e poi metterla in frigo almeno quattro ore prima di toglierla dalla teglia a cerniera. Se riposa tutta la notte meglio ancora.

La Torta Fantasmino per eccellenza di questo stramaledetto 2014 che odio con tutte le mie forze e volontà (è un bell’inizio o sbaglio?) rimane lei con particolare sottolineatura anche della sorella gemella bicolor. Onestà però vuole che io dica una cosa arrivati a questo punto, ahimè. Tralasciando l’aspetto indiscutibilmente più accattivante della Ghost Cake che principalmente risiede in quegli occhioni dolci di cioccolato, come sapore questa di oggi è sicuramente più allettante. Trattasi di Cheesecake, fotocopia  di quella con i Lion (che trovi qui) tranne che per l’assenza di questi. Al posto dei pezzotti di Lion ci ritroviamo tra i denti gocce di fondente in quantità esagerata. Nulla toglie che voi possiate infilarci dentro pure qualche arto di parente, intesi. E’ praticamente una “cheesecake base” cotta al forno (di riuscita perfetta provata-riprovata-straprovata) che può essere farcita, addobbata, imbottita e resa pronta per l’esplosione con qualsivoglia leccornia (sta arrivando quella con i Bounty. Merito di Ombretta tra l’altro. Mica la amo a caso). Per renderla in tema Halloween non è che abbia fatto chissà quale incredibile lavoro. E’ bastato solo ritagliare con una formina da biscotto un po’ di pasta di zucchero bianca e fare occhi, boccuccia e classica scritta Boo con il cioccolato fondente.

L’intenzione era quella di riempire proprio la superficie come fosse un party esagerato di Fantasmi in preda a raptus di anca al ritmo di dance anni ottanta. Poi fortunatamente lo scarso tempo mi ha fermato. E mi sono risparmiata almeno un delirio.

(o forse no)

(provatela perché qui sono andati tutti in visibilio)

  • Se hai deciso di farne una e vuoi farmela vedere ti prego non taggarmi perché mi perdo tra le notifiche. Usa l’hashtag #halloweenconmaghetta oppure #halloweenwithmaghetta (mi spiace sempre tantissimo non potervi parlare, ringraziare e vedere le vostre meraviglie. A mie spese ho imparato dopo anni che l’hashtag è l’unica soluzione. L’hashtag ci salverà!)

La Torta IsaBeau (senza farina)


  • 120 g di burro a temperatura ambiente
  • 3 uova
  • 120 g di cioccolato fondente tagliato a scaglie col coltello (sottilissime)
  • 150 g castagne bollite, sbucciate e tritate finemente
  • 90 grammi di zucchero di canna grezzo
  • 1 cucchiaino  di lievito per dolci
  • un pizzico di sale

 Copertura: cioccolato fondente, castagne bollite e tagliate e cioccolato fondente a scaglie.

 Il burro deve essere morbido e quindi a crema. Basta tirarlo fuori dal frigo 20 minuti prima, adesso che c’è freddo potrebbero occorrerne di più. Mettilo in un recipiente. Aggiungi lo zucchero e gira per bene. Se scegli lo zucchero bianco si amalgamerà con più facilità altrimenti se usi quello grezzo lavoralo un po’ di più (puoi farlo con lo sbattitore, sì).  Aggiungi i tuorli d’uovo uno a uno. Unisci le scaglie di cioccolato (per un sapore più “rustico” taglia il cioccolato al coltello, altrimenti per un sapore delicato e setoso scioglilo al microonde – o a bagnomaria –  senza farlo cuocere e aggiungilo fuso, ma tiepido e non caldo, però). Aggiungi il sale, il lievito e le castagne. A parte monta gli albumi a neve fermissima. Incorpora delicatamente gli albumi al composto. Con movimenti decisi dal basso verso l’alto. Otterrai un composto omogeneo e bello corposo. Imburra e infarina la teglia (altrimenti sistema per bene la carta da forno) e versa il composto. Cuoci a 150 per 50 minuti. Ne potrebbero occorrere un po’ di più ma senza esagerare. Sforna la torta e lasciala raffreddare.

Se la vuoi coprire sciogli un bel po’ di cioccolato fondente al microonde o a bagnomaria e versalo su tutta la superficie della torta. Arricchisci con altre castagne bollite e qualche pezzotto di cioccolato fondente a scaglie.

IsaBeau la conosco attraverso immagini e parole. Non mi sono stupita quando anche attraverso questa sequenza di fotogrammi mi è arrivata addosso come una tempesta visiva. Come qualcosa che conosci. Come da sempre. La prima cosa che ricordo e che mi ha colpito di lei sono stati i lunghi capelli rossi. Seta al vento come quando i foulard cominciano a svolazzare da un angolo prospettico e tu sei seduta, ipnotizzata e guardi ogni onda, movimento e figura disegnati nell’aria. E vedi solo nuvole, cielo e capelli. Di lei so solo quello che raccontano queste sequenze. Eppure quando leggo, anche solo fossero i centoquaranta caratteri, è come sentire una musica già suonata. Ascoltata quando hai voglia di restare sola chiudendoti tra quelle note di sicurezza miste a felicità. Io e Isa ci siamo sempre e soltanto sfiorate, mai ferite e sempre rispettate. Come quando si corre. Accanto ma guardando avanti. Con la consapevolezza che cadendo l’altra si fermerebbe. Tornerebbe indietro. Senza tante parole tenderebbe la mano per poi continuare. A correre.

Ho vissuto ormai diverse stagioni attraverso gli occhi di Isa. Mi piace la nebbia della sua terra. Il sole. Le montagne, gli ombrelloni e i suoi specchi. Ci sono fiori, monumenti e bianchi con neri che si intrecciano al suo rosso. Le sue ombre mi hanno tenuto compagnia tanto quanto i suoi viaggi e le sue corse. E’ stata più amica di chi crede di esserlo.

So che le piacciono le castagne ed è da molto tempo che volevo mettermi in cucina e pasticciare pensando a lei. Sperando di trovare una torta che le potesse somigliare: bellissima, semplicemente complicata, spettacolare. Non credo di esserci riuscita ma ho ancora molto tempo per farlo. Questo è uno dei primi esperimenti. Il periodo delle castagne, del resto, è solo cominciato.

Grazie Isa. Sei nel mio cuore.

Per Isa ho scelto:

  • Una tovaglia ricamata dalla Nonna
  • Un’alzata di vetro color oro, regalo di mamma
  • Una tazza di una collezione di un paio di anni fa di Zara Home
  • Un cucchiaio che viene da lontano pieno di ricordi
  • Un’orchidea. Selvaggia e libera.

Idea velocissima per Halloween – Bicchierini con coltello


La Top Ten delle Torte al cioccolato per Halloween ce l’abbiamo e se te la sei persa devi solo cliccare qui; senza contare che per la Torta al Cioccolato dell’ultimo momento c’è sempre quella con i bicchieri di plastica. L’idea di oggi è: sbriciolarla, arricchendola magari con frutta secca (o fresca) tritata e una bella montagnetta di panna. Che siano coltellini di zucchero a far da contorno, o semplici cartelli (stuzzicadenti e foglio ripiegato) con scritte a tema Halloween poco importa; l’idea oltre che scenografica rimane vincente. Somiglia moltissimo al Tiramigiù in bicchiere con il savoiardo RIP (clicca qui) o i primi barabicchieri che ho pubblicato (clicca qui). Largo sfogo alla fantasia per questa monoporzione utile, deliziosa e facilissima da preparare.

Una Torta al Cioccolato per Halloween? Ti dico la mia Top Ten!


Una voglia irrefrenabile di Torta al Cioccolato? Ma di quelle proprio che noncelasifapiù? Quando tutto va storto e hai solo voglia di allargare la bocca 24 centimetri e ficcarti la teglia  orizzontale in bocca senza paura? Bene. Te ne propongo un po’ per tutti i gusti e palati. Eticamente scorrettissime e il contrario. Un po’ grasse e un po’ no. Saporite, speziate o classiche e intramontabili. In qualunque modo si esegua e proponga la torta al Cioccolato rimane l’indiscutibile regina per ogni fascia d’età.

La Torta di Cioccolato di Buddy Valastro

Per 2 Torte da 23  cm o per 24 cupcake

  • 1 tazza e 1/2 di farina per dolci
  • 1 tazza e 1/2 di zucchero
  • 1/2 tazza di burro ammorbidito a temperatura ambiente
  • 1/3 tazza cacao olandese
  • 1 cucchiaino di bicarbonato
  • 1/4 cucchiaino di lievito per dolci
  • 1/3 cioccolato fondente fuso
  • 1/2 tazza di acqua calda
  • 2 uova grandi
  • 1/2 tazza di latticello

burro e farina per ungere le teglie se non si usa il silicone (inciso: come ho fatto io *risata diabolica dalla regia*)

Preriscalda il forno a 180.

Metti la farina, lo zucchero, il burro, il cacao, il bicarbonato e il lievito nella ciotola di un robot da cucina provvisto di frusta a foglia (altrimenti lo sbattitore elettrico). Mescola a bassa velocità per qualche secondo fino a quando gli ingredienti sono miscelati bene. Poi aumenta la velocità e continua a mescolare per un altro minuto fino a ottenere un composto liscio.

Ferma il motore e versa il cioccolato fondente fuso. Mescola a bassa velocità e poi lentamente aggiungi l’acqua calda. Aggiungi le uova una alla volta e poi il latticello alla fine. Ferma il motore e raccogli l’impasto nel recipiente del robot se è rimasto attaccato alle pareti. Lavora fino al completo assorbimento e versa in teglie imburrate e infarinate di 21, massimo 23 centimetri.

Buddy ci consiglia di controllare se l’impasto sia tra i 21 e i 23 gradi centigradi prima di infornare la torta altrimenti potrebbe alzarsi in maniera irregolare (inciso: come è successo a me; che è una notizia irrilevante me ne rendo conto). Inforna per 30 minuti circa e controlla con uno stecchino di legno. Se asciutto tira fuori la torta dal forno e lascia raffreddare.

(conservala in frigo o in freezer fino al momento di decorare)

La Torta di Cioccolato e Pistacchi

Gli ingredienti per la torta sono:

  • 150 grammi di cioccolato fondente
  • 150 grammi di zucchero semolato
  • 150 grammi di pistacchio (tritato al mixer)
  • 150 grammi di burro
  • 6 uova (tuorli e albumi separati)

pizzico di sale
(teglia imburrata foderata meglio se apribile)

Gli ingredienti per la ganache sono:

  • 150 ml di Panna Fresca
  • 150 grammi di Cioccolato fondente
  • pistacchi per decorare: polvere e interi ( io ne ho adoperati altri 150 grammi per una versione super pistacchiosa ma regolati tu)

Per la copertura va anche bene una colata semplice di cioccolato fondente senza panna.

Forno a 190.  Fondi il cioccolato al micro o a bagnomaria. Frulla tutti i pistacchi . Unisci dapprima  50 grammi di zucchero e 50 grammi di  pistacchi fino a fare una polvere. Unisci burro fuso ma non liquido  e altri 50 di zucchero amalgamando bene con il frustino elettrico. Aggiungi il restante pistacchio. Aggiungi i tuorli uno alla volta e aumenta la velocità pian piano. Aggiungi il cioccolato fuso che deve essersi un po’ raffreddato. Monta gli albumi con un pizzico di sale a parte e sul finale aggiungi gli altri 50 grammi di zucchero agli albumi finché non sarà tutto liscio, setoso e sodo.

Unisci una cucchiaiata abbondante degli albumi all’impasto cioccolato-burro-zucchero-pistacchi e fai girare per un po’. Poi fai il contrario, ovvero incorporando l’impasto cioccolato-zucchero-burro-blablabla agli albumi. Lentamente. Con movimenti dal basso verso l’alto.

Versa  nella tortiera bella imburrattttttttisssima (rivestila di carta da forno per sicurezza) e in forno per 20 minuti (a 190) e poi abbassi a 180 per altri 20-25 minuti. Controlla con uno stecchino e se asciutto tira via la torta e fai raffreddare completamente prima di incorporare con la spatola la ganache e ricoprire con pistacchi interi o a pezzi.

Per la Ganache lavora panna e cioccolato fuso insieme con una spatola per dolci.

Torta al Cioccolato con Mandorle e Rum

  • 200 grammi di cioccolato fondente
  • 120 grammi di farina
  • 3 uova
  • 190 grammi di burro
  • 30 grammi di Rum Bianco
  • 60 grammi di mandorle tostate tritate
  • 1 bustina di lievito per dolci
  • vaniglia in bacca
  • 120 grammi di zucchero di canna

In una teglia con della carta da forno fai tostare le mandorle a 180 per 15 minuti circa oppure prendi una padellina, come preferisci, e falle tostare ma senza esagerare. Non dovranno bruciacchiarsi insomma. In forno è più semplice, mettiamola così. Tritale con l’aiuto di un frullatore (io faccio con il bimby). Allo stesso modo trita letteralmente (e ottieni una sorta di polvere) il cioccolato fondente. Sì, insieme alle mandorle che hai precedentemente ridotto in polvere. Crea questa “farina” di mandorle e cioccolato fondente. Unisci la vaniglia fresca ricavata da una bacca al Rum. Setaccia la farina con il lievito e uniscila allo zucchero di canna. Dentro un’impastatrice (io ho lavorato tutto con il bimby) lavora farina-zucchero-lievito con polvere di mandorle e cioccolato fondente. Aggiungi le uova e lavora per almeno dieci minuti lentamente e nel frattempo unisci il burro morbido a tocchetti piccoli e infine il rum. L’impasto va lavorato molto e fatto gonfiare. Imburra per bene la teglia e cuoci per 40-45 minuti a 190 senza dimenticarti di fare come sempre la prova stecchino già dopo i 35 minuti  perché dipende sempre dal forno.

 

Torta Oreo

125 grammi di philadelphia, 250 grammi di biscotti oreo, 150 grammi di burro (100 di burro e 50 di burro di arachidi in alternativa), 3 uova, 30 grammi di cacao amaro in polvere, 120 grammi di zucchero semolato, 150 grammi di cioccolato fondente al 70%, 1/2 cucchiaino di lievito

Io ho frullato senza un ordine preciso tutto nel Bimby. Non bisogna chiaramente possederlo. Basterà frullare con un comunissimo frullatore i biscotti oreo (con tutto il ripieno, sì) e il cioccolato fondente e poi unire ingredienti secchi e liquidi aiutandosi con uno sbattitore elettrico o quello che si ha a disposizione. Un frullatore piuttosto “potente” potrebbe ugualmente svolgere la stessa funzione; allo stesso modo un’impastatrice per amalgamare il tutto. Allo stesso modo pure olio di gomito, sacchetto di plastica e violenza inaudita con mattarello. Insomma. Gli ingredienti non necessitano di chissà quale elaborazione. E’ importante che tutto si amalgami e diventi cremoso, compatto e liscio.

In una teglia imburrata per bene si versa il composto ottenuto e si infila in forno a 180 per 40-45 minuti. Controlla con lo stecchino.

Torta Mud di Donna Hay

Ingredienti: 370 grammi di burro ammorbidito, 220 grammi di zucchero di canna, 3 uova, 300 grammi di farina setacciata, 1/2 cucchiaino di bicarbonato di sodio, 90 grammi di cacao in polvere setacciato per bene, 180 grammi di cioccolato fondente fuso (anche al microonde), 180 ml di latte intero.

Scalda il forno a 160. Lavora il burro e lo zucchero in un robot da cucina. E’ importante lavorarlo per bene almeno per 10 minuti ininterrotti. Il composto apparirà chiaro e cremoso. Unisci a questo punto le uova una ad una e lascia continuare a lavorare il robot. Incorpora la farina, il bicarbonato e il cacao (setacciati) e infine il cioccolato fuso (a bagnomaria o al microonde poco importa). Lascialo lavorare e infine aggiungi il latte.

Quando hai ottenuto un composto omogeneo versa in uno stampo tondo (uno di 22 cm basterà). Imburralo per bene o altrimenti adopera la carta da forno (per attaccarla alla teglia usa sempre un po’ di burro che farà da collante). Inforna per 1 ora e 15 minuti e verifica la cottura con uno stecchino. Fai raffreddare per bene e accompagnala con una spolverata di cacao amaro, un po’ di panna se piace o qualsiasi farcitura cioccolatosa.



Ghost Cake. La Torta che a Halloween non può assolutamente mancare


 La Ricetta e la Procedura le ho spiegate tantissime volte. Non è che mi annoi e non voglia spiegarle più, intesi ma. Ma è meglio cliccare qui perché in quell’occasione ho fotografato i passaggi ed è tutto molto più chiaro con un po’ di foto che a parole (e no. Ancora non sono riuscita a filmare la Videoricetta, me tapina).

Per la Torta in sé si può adoperare qualsiasi ricetta. Io ho adoperato quella dei bicchieri che trovi sempre nel post segnalato. Se la fai e vuoi mostrarmela (su twitter ne ho ricevute diverse con il cuore e ne sono felicissima!) usa sempre l’hashtag #halloweenconmaghetta o semplicemente #maghettastreghetta. Oppure uploadala direttamente sulla Pagina Facebook o su Twitter. L’ultimo posto, francamente, è instagram. Mi dispiace sempre tanto ma purtroppo con la mole di notifiche che comporta un followeraggio (?) del genere è per me seriamente impossibile. Grazie infinite!

Per questa specifica ho adoperato per il fantasmino il classico impasto aromatizzato semplicemente con scorza di limone abbondantissima. Per il secondo impasto ovvero quello involucro ho adoperato quello classico al cacao (proporzione 2 di farina e 1 abbondantissimo di cacao amaro in polvere) che ho leggermente speziato con la cannella.

  • Per il fantasmino basta fare una piccola cupoletta e porla al centro.
  • Gli occhi sono naturalmente solo coreografici e non saranno in ogni fetta che servirete. Come rimediare? Ma con due gocce di cioccolato!

E’ sempre difficile dire poi a quale creatura (non sono mica piatti) mi affezioni di più. Soprattutto quando del novantanove virgola nove per cento (periodico) delle cose che pubblico non assaggio nemmeno una briciola (“ma allora chi le mangia tutte queste cose?”, domanda che mi viene posta, giustamente, dalle mille alle tremila volte al dì. La risposta è sempre quella “i santi ragazzi che lavorano per me, amici, parenti, Nippotorinese, Mamma, SantaSignoraPina, muratori che vivono in pianta stabile e un tragico etc etc. Per rassicurarvi – sempre giustamente sottolineato tre volte aggiungo – non butto mai il cibo). Dopo la lunghissima e doverosa parentesi, dicevo? Ah sì. E’ difficile perché diventano proprio creazioni-creature, talvolta proprio amichetti. Che quando li vedo finire giù per la trachea seriamente mi dispiace. Soprattutto quando si tratta di qualcosa per cui non occorre particolare fantasia per vederne le fattezze e sembianze. Come nel caso di questo adorabile fantasmino. Staccarsene è stato massacrante. Pensare di non poterlo tenere stretto a me sull’alzata nel mio ufficio mi ha devastato psicologicamente. E’ stato come impormi volontariamente di fare a meno di qualcosa (se soffro ancora? molto). Mi ha fatto pensare al mio adorabile Mino il Fantasmino, che ha avuto tanto rilievo in questo blog. Era il lontano 2005. Ero su Splinder. Era tutto diverso ma anche non troppo (qualcosa sono riuscita a scovare qui, ma i fedelissimi – chi non è finito nel reparto psichiatrico intendo – ne sapranno certamente di più) e io mi aggiravo di notte in Autogrill per riempire buste piene di cioccolato e caramelle. Prima con amiche. Qualche volta in solitaria. Poi con il Nippotorinese.

Ma lì eravamo già sulla via della salvezza e i saccheggi non erano viaggi verso il vuoto infinito della tristezza ma più allegre gite fuori porta. Con i mostri dappresso, certo. Ma meno terrore.

Un’idea che non potevo non realizzare dopo il cuore rosa, i pois, il cuore rosso, la carota, la zucca .Anche se.

C’è ancora Frankenstein, un ragno, Dracula, una strega, una scopa, una caramella gigante, la scritta trick or treat, Mino e l’intero Autogrill strapieno di Orsetti Haribo in versione Zombie da fare! C’è ancora tantissimo altro e come sempre tutto sta sfuggendo di mano arrivando sempre troppo presto (sono i deliranti ragionamenti che faccio mentre tutti mi dicono: sieditiiaiariposaticalmarespirasieditiRIPOSATIRESPIRA). Mi rattrista la fine, uff. Dopo la frenesia/adrenalina di cominciare un tour de Force di questo tipo è come se poi tutto all’improvviso: puff (uff, puff. Compro una vocale). Perché postare ogni giorno, Domenica compresa, alle 12.12 una nuova ricetta con nuove foto chi sa cosa sia un blog e cosa ci sia dietro-davanti-destra-sinistra può capirne la difficoltà oggettiva ma. Ma con tutto l’amore, la voglia e la passione diventa qualcosa da cui è difficile staccarsi. Proprio come un fantasmino dentro la torta coperto da una montagna di cioccolato. Senza contare la tristezza (paranoia mode on a palla!) che poi neanche un dolcetto insieme possiamo mangiarci. Neanche posso offrirvi davvero (ma davvero eh) qualcosa. Solo in formato pixel.

Perché sono così depressa? E’ Venerdì santomino! E poi è finito Halloween ma. Sta cominciando il Natale. Uhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhh. E’ Venerdì davvero! E si ricomincia.



L’ho fatto intuire ma non scritto pubblicamente. Mino travolto da un impasto di cioccolato, tra tutti il mio preferito sei tu. Ci rivedremo presto. Lo so. Magari in Autogrill.

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Ciambellone al cacao, spezie e miele – Le Ricette di American Horror Story (1×9)


Per otto persone

300 grammi di farina, 100 grammi di zucchero di canna, 60 grammi di cacao amaro in polvere, 2 dl di latte intero, 120 grammi di burro, 2 uova, un cucchiaino generoso di miele, 16 grammi di lievito in polvere per dolci, 1 pizzico di sale, 1 cucchiaino abbondante di cannella, 1 pizzico di pepe bianco, cardamomo ridotto in polvere (generoso a chi piace)

Sciogli il burro in un pentolino a bagnomaria o nel microonde senza farlo cuocere. Setaccia la farina, il cacao, il lievito, la cannella e il pepe e un piccizo di sale. Sciogli il burro nel latte leggermente intiepidito. Unisci quindi alla farina e a tutti i secchi il miele sciolto, il burro, le uova una alla volta, lo zucchero e mischia tutto per bene avendo cura che gli ingredienti si amalgamino gli uni agli altri. Versa l’impasto in uno stampo per ciambelle imburrando per bene la superficie e a forno già caldo fai cuocere almeno 50 minuti. Quando il tempo è trascorso infila uno stecchino di legno e aspetta che venga fuori asciutto. Lascia raffreddare la ciambella e se ti piace decora con glassa e cioccolato fuso accompagnando con panna.
Per la glassa di zucchero ho adoperato solo zucchero a velo e acqua. Per il cioccolato fondente ho adoperato un 70 per cento e l’ho fatto sciogliere al micro per un minuto aiutandomi con uno stecchino di legno per formare le striscette (un po’ come capitava).

1×9, così viene meglio capirsi no? Si tratta infatti della nona puntata della prima serie di American Horror Story. Nonostante in questa Sarah Paulson ricopra un ruolo marginale, non è certamente passata inosservata. Medium e confidente della Lange, è insieme alla Conroy  e alla Paulson tra le donne sempre riconfermate sino alla quarta del Freak Show. Pian piano che le serie sono andate avanti la Paulson ha dimostrato moltissimo, sino a ricoprire in maniera conclamata un ruolo assolutamente da protagonista nella terza Coven e nella quarta appena cominciata. Mi do bacchettate sulle manine perché non voglio neanche ticchettare un attimo sulla prima puntata di quest’ultima. Una cosa però voglio dirla: troppi stereotipi. Mi aspettavo sinceramente qualcosa di incontrollabile e invece la sensazione è stata di “qualcosa di stravisto”*si dà un colpo sulla falangetta e la smette.

La medium fa da sfondo a una Lange alla finestra distrutta per il “futuro” del suo piccolino e per la perdita di Adelaide durante la Notte di Halloween (qui parlo anche di quello che penso a riguardo. Sul fatto che non ci sia una coicidenza temporale. E lo faccio con le animelle). Medium che gusta una deliziosa fetta di torta/ciambella al cioccolato con glassa sopra. E’ un susseguirsi di cibo continuo in American Horror Story. In ogni angolo, inquadratura e poi con la finezza di Myrtle Snow nella terza stagione si nota un crescendo visivo di portate in ogni dove. Ci sono maestosi maiali all’ananas ed enormi polli ripieni sino ad arrivare a carne e stuzzichini. Non sono mai ripetitivi e buttati lì per caso. Se lo fossero come in altri film, del resto, si ripeterebbero perché “cibi di scena”. Al contrario invece vengono esaltati, mostrati e pure raccontati. Dietro American Horror Story si nasconde un foodie e io ci scommetterei tutti i nani da giardino!

Jessica Lange nella prima stagione, oltre a preparare dolcetti a tutto spiano (sotto lascio il link dei famigerati muffin al cioccolato con la violetta per Violet), parla diverse volte di cioccolato. Anche di una torta bruciacchiata al cioccolato che devo assolutamente inventare-fare-pubblicare. Per questa, nello specifico, ho scelto un ciambellotto speziato anche con una certa sagacia (che non mi appartiene) perché il periodo novembre-dicembre è sempre costellato di questo tipo di preparazioni cioccolatose speziate. Che sanno indiscutibilmente di Natale e Festa del Ringraziamento per certi versi.

Sto pensando al Natale? Sì. Anche se al momento un po’ come al Natale in Coven nella terza stagione con lo squilibrato Babbo Natale che fa l’albero con le dentiere e pezzi di vittime ma: pur sempre Natale è, no?

 

  • Se hai deciso di farne una e vuoi farmela vedere ti prego non taggarmi perché mi perdo tra le notifiche. Usa l’hashtag #halloweenconmaghetta oppure #halloweenwithmaghetta (mi spiace sempre tantissimo non potervi parlare, ringraziare e vedere le vostre meraviglie. A mie spese ho imparato dopo anni che l’hashtag è l’unica soluzione. L’hashtag ci salverà!)

Torta al latte caldo con cacao e crema al caramello


 

Ricetta di Bibikitchen

Per una teglia tonda da 24 cm:

3 uova, 150 grammi di farina 00, 20 grammi di cacao amaro in polvere, 60 grammi di burro, 120 grammi di latte, 170 grammi di zucchero, 1 cucchiaino di lievito per dolci, 1 pizzico di sale

Preparare la teglia (imburrata e infarinata) e accendere il forno a 170°.
Montare le uova con lo zucchero fino a ottenere un composto molto gonfio. Mettere a scaldare il latte con il burro e spegnere poco prima di arrivare al punto di ebollizione. Aggiungere al composto di uova e zucchero la farina, il cacao e il lievito setacciati poco per volta. Aggiungere il latte caldo sempre mescolando, aggiungere il pizzico di sale.
Versare il composto nella teglia e mettere subito in forno statico per 30 minuti circa.
Accompagnare con una crema fatta mescolando un vasetto di yogurt greco con uguale peso di panna (montata o no) e scorza grattugiata di limone. Addolcire con zucchero a velo a piacere.

Crema al caramello

60 grammi di burro, 50 grammi di zucchero, 300 grammi di latte condensato, 35 grammi di cioccolato fondente almeno al 55 per cento, 2 cucchiai abbondanti di sciroppo d’acero.

Mettere il burro e lo zucchero in un pentolino. A fiamma bassa lasciar sciogliere lentamente sempre mescolando fin quando lo zucchero non si è completamente sciolto. Aggiungere il latte condensato sempre continuando a mescolare per almeno 5-6 minuti e sempre tenendo la fiamma molto dolce. Togliere dal fuoco e solo allora mettere cioccolato e sciroppo d’acero. Mescolare per bene ancora ottenendo così una deliziosa crema che si può conservare in frigo a patto che venga avvolta nella pellicola a contatto con la crema stessa.

Vedo sulla mia bacheca di Facebook Bibi e Hariel parlare di questa Torta al latte caldo. Poi all’improvviso arrivano link da ogni dove in email di amiche che cominciano a prepararla. Volente o nolente il mondo del food è fatto da quattro gatti (sì regia, risate registrate grazie!) e in men che non si dica: tuppete! Tutti a preparare la Torta al latte caldo. Annichilita ed esterrefatta comincio a fissare il monitor chiedendomi cosa mi sia persa e il perché all’improvviso, come accade con una ricetta random, scoppi dall’oggi al domani una moda incontrollabile. Quando leggo Bibi perplessa allo stesso modo mi rassereno dandomi una pacca da sola e sussurrandomi all’orecchio (in maniera metaforica perché ho provato a farlo proprio senza riuscirci): è come quando c’è stato quell’exploit sul Danubio. Ora io chiedo venia a chi ne saprà di più circa la Torta al latte caldo perché francamente non ho capito né il perché né il percome del boom, anzi aspetto lumi ve ne prego, ma per tutta risposta ho voluto provarla. Non piegandomi al sistema GIAMMAI (ok mi devo dare una calmata) ho voluto cimentarmi nella  versione cioccolatosa con l’aggiunta di una crema al caramello che per ragioni “extra blog” qui in casa ha riscosso successo.La riproporrò (soggetto: la crema al caramello) in abbinamento con delle banane per la Rubrichetta del tè con Poirot. (ma perché divago continuamente? Mi si può togliere questa opzione delle parentesi per piacere?)

A onor del vero ho preparato questa torta un po’ di tempo fa. Ribadisco che è davvero piaciuta moltissimo e in tanti mi hanno chiesto la ricetta. Spero quindi che chiunque la voglia provare rimanga ugualmente soddisfatto (non dimenticate di taggarmi eventualmente con #maghettastreghetta o #halloweenconmaghetta, vi prego! Ormai ho capito che l’hashtag è la mia unica via di salvezza).

Ho pubblicato ugualmente, nonostante sarebbe potuta tornare utile anche sotto Natale perché no, in questo periodo proprio per il fatto che si punta sul sicuro. Se una torta al cioccolato risulta buona e in più è facile da preparare e non sembra quell’accozzaglia cioccolatosa nauseante, è un bene tenersela cara e sfoderarla in occasioni non soltanto quotidiane o extra blog, come da me definita.

Quale occasione?

Il 31 Ottobre darò un piccolo party in occasione di Halloween e ho deciso che sarà protagonista della tavola dopo aver subito un totale restyling.

Decorazioni strettamente correlate all’evento: fantasmini, gingerbread zombies, scheletri e quant’altro. E’ una torta “molto stabile” che può  essere ricoperta eventualmente di pasta di zucchero. Può potenzialmente diventare un piccolo cimitero di mostri. Può essere interamente ricoperta sempre della stessa e decorata senza limiti alla fantasia. Unica variante? La crema al caramello la metterò dentro per imbottirla. E’ una crema che si presta benissimo anche a questo.  L’idea di poggiarci su anche dei fantasmini di meringa mi alletta. Uhm. Sono tante e troppe le idee che mi ronzano in testa e devo ancora buttar giù il vero piano d’azione, che è poi come ho confessato diverse volte la mia arma invincibile. A questo punto dovrei ridere sadicamente e tirare via il mantello giusto?

Nell’organizzazione di un party di Halloween (come qualsiasi evento) bisogna avere sempre le idee chiare. Spero di trovare il tempo (anche perché in tanti su instagram mi avete detto che vi piacerebbe leggermi riguardo proprio l’organizzazione in sé, ricette a parte) per organizzare un post dettagliato con tanto di Menu stampabili. Non dovessi trovarlo? Lo troverò.

Ma che voglio provare a farla dentro il Microonde con le stesse dosi posso dirlo o chiamate l’emergenza sanitaria? (a prescindere avete perso davvero tantissimo tempo)

  • Se hai deciso di farne una e vuoi farmela vedere ti prego non taggarmi perché mi perdo tra le notifiche. Usa l’hashtag #halloweenconmaghetta oppure #halloweenwithmaghetta (mi spiace sempre tantissimo non potervi parlare, ringraziare e vedere le vostre meraviglie. A mie spese ho imparato dopo anni che l’hashtag è l’unica soluzione. L’hashtag ci salverà!)

Altri Cinque esperimenti della Torta dentro la Tazza al Microonde li abbiamo? Sure!


 

Nutella Version:

  • 3 cucchiai di farina
  • 3 cucchiai di zucchero (a velo si amalgama meglio)
  • 1 cucchiaino di lievito
  • 3 cucchiai di latte (anche di soia, sì)
  • vaniglia in polvere
  • un pizzico di sale
  • un pizzico di burro (facoltativo)
  • un cucchiaino di nutella
  • 850 watt per due minuti

Occorrente: tazza 400 ml, forchetta, microonde

Questa volta ci ho messo la Nutella e non mi assumo alcuna responsabilità, oh. Su instagram la domanda costante era sempre quella. Tutti si crogiolavano bene o male nella stessa identica domanda: ce la potrò mai mettere la Nutella o no? Allora io impavida creatura con cane killer che mi ha assistito durante tutti gli esperimenti (tentando di racimolare qualcosa senza riuscirci) mi sono immolata per la causa ed ecco l’ennesima disastrosa VideoRicetta. Cinque esperimenti (in realtà sono stati un po’ di più ma è già un miracolo che io riesca a farli la domenica rubando tempo ad amiciparentimammaaffettiamori. Mi odiano tutti) che hanno portato a un risultato molto più che decoroso e insperato. Rispetto alle mie prime volte ho tirato giù delle considerazioni che non importeranno a nessuno ma sono qui per cantarmela e suonarmela bellamente quindi ecco che trascrivo:

Prima di tutto lascio il link con VideoRicetta della Prima VideoRicetta (seguitissima) e lo faccio esattamente qui. Ci sono pure le foto a cui sono tanto affezionata e una serie considerevole di amenità.

Cose che ho capito (o almeno credo) durante questi ennesimi esperimenti:

  • La Tazza non scoppia mai. Andate tranquilli. Ho sbagliato e ho messo sei minuti (ed è stato un peccato che io non abbia ripreso, sarò onesta). Fa un po’ di fumo. La tazza è rovente e il composto bruciacchiato ma se non sono esplosa io con il cane killer, il nippotorinese e la mamma che sbucciava i fagiolini tranquilli non salterete in aria neanche voi (adesso non fatemi preoccupare santo cielo che ho già tanti problemi ve lo giuro!).
  • La genialata di dividere l’impasto (quinto esperimento) in due tazze da 200 ml dopo aver preparato un composto apparentemente perfetto per una di 400 ml non è affatto una genialata. La definirei più una **** fantasmagorica e iperbolica. Per qualche oscura ragione non si alza. Ho ripetuto diverse volte e sono giunta alla conclusione che: l’impasto deve almeno superare di un dieci per cento la metà della tazza (nessuno mi chieda il perché) ma quando sta leggermente sotto non solo non si gonfia del tutto ma appare stopposo e si indurisce velocemente.
  •  Gira, Vota e Furria (questa devo insegnarvela per forza. In siciliano significa gira-gira-gira in tre modi diversi quindi: gira che ti rigira) i cucchiai di farina in qualsiasi tazza di diversa capienza sono sempre tre. E’ tipo una variabile costante imprescindibile. Lo zucchero (ho usato quello bianco) invece ha una componente variabile (se solo avessi capito qualcosa di matematica potrei sviluppare una funzione. Cosa sto dicendo non lo so). E’ chiaro che adoperando il latte condensato lo zucchero andrebbe diminuito. E sul latte condensato farò una VideoRicetta a parte quindi è meglio non confonderci (e qui potrebbero pure partire le risate registrate dalla regia a questo punto).
  • La Nutella, che è poi la cosa che interessa maggiormente: non si brucia. Più ce n’è, più componente grassa dà al composto e più questo diventa soffice. Diventa quasi superfluo mettere il burro (io ho adoperato il ghi perché non ne avevo altro in casa) e il latte (avevo solo quello di soia in casa. In pratica ho solo cose “strane” in casa). Quindi morale della favola? Andateci giù di brutto come ho fatto nel quarto esperimento che è in assoluto quello che consiglio e non abbiate timore. Aggiungete quel pizzico di cacao amaro in polvere per dare un tocco diverso di sapore.
  • E’ importantissimo lavorare l’impasto con la forchetta. Non fatelo con altri utensili a maggior ragione perché c’è l’uovo e perché tutto si deve amalgamare bene altrimenti rimane sul fondo quello che non si è sposato agli altri ingredienti e bello non è. Lavorare almeno due minuti e allenare i bicipiti.
  • L’olio evo si sente e troppo. A questo punto è molto meglio il burro e la quantità, inutile dirlo ma giusto ribadirlo, non deve essere mai esagerata. Si sta parlando davvero della punta di un cucchiaino. So di impavidi che assaggiano l’impasto e questo potrebbe tornar utile in quanto da quello potete rendervi conto di cosa manca. Ho notato che il pizzico di sale fa la differenza, eccome.
  • Come dico nel Video tutto dipende dalla temperatura. E’ fondamentale. E’ l’unica costante. Non credo più, come sostenevo nel primo video, che dipenda dalla ceramica della tazza o dal giusto dosaggio (una componente forse sì) ma esclusivamente dalla temperatura. La stessa tazza, con le stesse proporzioni e ingredienti (lo stesso giorno ed ero vestita uguale quindi nessun fattore esterno diverso *disse ridacchiando*) con 2 minuti a 850 watt e tre minuti a 600 watt ha dato risultati completamente diversi e non mi attengo a blaterare solo circa quello che ho mostrato nel video. La temperatura di 850 watt rimane in assoluto la migliore. Sapendo che non tutti i microonde arrivano a questa temperatura sarà mia premura inventarmi qualcosa per quelli che arrivano solo a 600. Il mio grande problema è che non posso provare a 700-750 watt perché il mio non me lo consente (andrò da qualche amico-parente per invadere la cucina in nome della scienza cioccolatosa al grido di siiiiiiiiipuòòòòòòòòòòòòòfareeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeee).

Vecchia Videoricetta ( post di riferimento)

Queste le mie inutili considerazioni. Neanche a dirvelo: taggatemi se la provate con #maghettastreghetta su instagram in modo che io possa vedere le vostre meraviglie e confrontarmi su temperature, tazze e ingredienti. Affineremo la tecnica insieme e poi il mondo sarà chiaramente nostro (fermo restando che già lo è, eccome).

Altre prove mi aspettano (pure in ufficio. Mica ho fatto mettere una cucina perché sono viziata, stupida e stramba. Anche. Ma anche in nome della scienza!)

(118? mi senti?)

American Horror Story. Le Ricette della prima Stagione: Muffin al Cioccolato con Violetta per Violet


Muffin al Cioccolato con la Violetta

per la violetta ho adoperato i fondant di Pastiglie Leone, che sono dolcezze morbide e zuccherose di altissima confetteria (buone come poche cose al mondo e che amo tanto quanto la pasta reale siciliana)

Per  i Muffin al cioccolato ci sono da ricette da scegliere tra milioni di milioni ma mi sento di consigliare quella del grande e inimitabile Bob (sì sempre quello. E’ una perversione la mia)

Per 12 Muffin al Cioccolato occorrono:

  • 80 grammi di farina bianca o semi integrale
  • 1 1/2 cucchiaino di lievito per dolci
  • 1/2 cucchiaino di sale
  • 185 grammi di zucchero
  • 185 grammi di burro fuso lasciato raffreddare
  • 5 uova con tuorli e albumi separati
  • 30 ml di caffè espresso freddo
  • 150 grammi di cioccolato fuso lasciato raffreddare

Preriscalda il forno a 220. Setaccia la farina e mescola con il lievito e il sale. Mescola burro, caffè e zucchero fino a ottenere una pasta cremosa e poi aggiungi uno a uno i tuorli. Monta gli albumi a neve ferma. Mescola insieme la crema di burro, lo zucchero e i tuorli d’uovo con il cioccolato fuso e alla fine incorpora gli albumi a neve con movimenti dall’alto verso il basso. Non mescolare troppo. Velocemente, in maniera decisa e senza rendere il composto troppo omegeneo. Suddividi la pasta negli stampi per il muffin e poi fai cuocere per massimo 15 minuti ma dipende sempre dalla tua formina quindi presta ben attenzione. Quando saranno morbidi e gonfi infila uno stecchino di legno e controlla. Se è asciutto tira fuori dal forno e lascia raffreddare.

Puoi adoperare un’essenza di violetta (ahimè non ce l’avevo) e decorare poi con dolcetti alla violetta.

L’otto ottobre l’attesa finirà per far sì che un nuovo viaggio cominci. La quarta stagione di American Horror Show con un ambientazione simil Freaks da circo avrà inizio. Si susseguono trailer, flash visivi e molto altro (anche molte burle su youtube fatte ad hoc che catturano milioni di visualizzazioni). Adesso potrei perder tempo a ribadire per l’ennesima volta che il circo è una delle mie perversioni narrative e che il racconto che ho in testa da anni è proprio ambientato sotto il tendone (quello che non riesco mai a finire, sì) ma non lo farò; questo perché c’è davvero moltissimo da dire riguardo la connessione cibo – American Horror Story. Attraverso una varietà di piatti variopinta e per certi versi iridescente proprio perché assume tante di quelle sfumature che non si può non rimanerne affascinati. Questo tipo di connessione (proprio come in Dowton Abbey nonostante il genere diametralmente opposto) dà un valore aggiunto a tutta la trama narrativa. Me ne sono convinta sempre più. Una tavola apparecchiata e ben disposta, un piatto consumato e raccontato fungono non solo da connessioni affettive dei personaggi che sono raccontati e che raccontano ma dà un senso di familiarità allo spettatore (vediamo se riesco ad esprimermi. Ardua impresa). Ho riscontrato che in moltissime visioni dal sapore horror questo tipo di connessione con il cibo non c’è. Questo perché si dà moltissimo spazio ad altro; purtroppo non si ha molto tempo per familiarizzare con i personaggi in un contesto horror. Un esempio lampante è Dario Argento, oggetto di un mio studio ormai da due anni ma potrei fare diversi esempi se questo fosse il tempo e il luogo. American Horror Story è invece un horror che va dagli splatter fine anni settanta sino ad adesso, quasi un ritorno ai vecchi gusti. Gusti che identifico nel grande Hitchcock e Christie, che certamente non elemosinano “connessioni culinarie” ( ci sono riuscita? uhm. Forse no).

Mi piace proprio per questo motivo. Il piatto, la connessione culinaria come vogliamo chiamarla, è un’attenzione in più che si dà alla trama e ai personaggi. Credo che anche per questo incosciamente quasi ci si affezioni. Non sono soltanto vittime o carnefici ma hanno una vita, dei pranzi, delle storie, delle cene, fame e appetito. Non solo di sangue e per apportare alla storia un personaggio fine a se stesso. In American Horror Story il cibo mi è sempre sembrato molto pertinente e che raccontasse in pochi attimi dei momenti clou e importanti. Non so se sia solo un’impressione o se dietro questa regia narrativa ci sia qualche cultore di cibo ma non farei fatica a credere che sia davvero così. Lo scorso anno di fretta ho cominciato a delirare circa la Rubrica Cibo e Serie TV dedicando solo tre ricette alla terza stagione di American Horror Story:

Mi ero ripromessa di ripartire da capo però. Per capire se questa sensazione avesse delle fondamenta o se fosse l’ennessimo delirium tremens di una donna ultra trentenne prossima a un esaurimento nervoso serissimo (quello non troppo serissimo è già bello che in corso da venti anni circa forse più). Mi sono detta che per intraprendere un viaggio però bisogna prima far bene l’organizzazione di questo, le prenotazioni a tempo debito e il check in. Volevo rivedere American Horror Story dall’inizio ininterrottamente (quando parlavo con lei, che adoro, della prima stagione su twitter). Dalla prima stagione all’ultima prima di affrontare la quarta. Il tempo scarseggia sempre in queste lande e portare a compimento tale intenzione facile non è stato ma tra una nottata insonne e l’altra, qualche ora rubata a cose importanti, e minuti spezzati in auto-in ufficio-mentre pranzavo-cenavo-studiavo-lavoravo insomma. Ce l’ho fatta. Adesso sì che sono pronta per cominciare “seriamente”.

Settimane fa ho visto sul web la notizia che la celebre casa degli orrori del set della prima stagione di American Horror Story è stata messa in vendita. Pare che non sia stato solo il set di questa ma addirittura di Dexter, Buffy, Twilight zone, Angel e Six feet under (devo indagare su quale scena di Dexter perché proprio non so a che puntata e stagione si riferisca). Sita a Los Angeles (lalala) questa incredibile dimora con lampadari Tiffany originali ha attirato l’attenzione di grandi interpreti della fotografia come Newton, Ritts, Arbus e Lachapelle. L’atmosfera incredibilmente sinistra cozza con la bellezza intrinseca dell’interno che oggettivamente (vedendo le foto reali e non da set) lascia senza fiato.  Chissà se la casa nella realtà vorrà essere venduta, al contrario di quello che accade nella “finzione” della serie e chissà se l’agente immobiliare si ritroverà con un cagnolino orfano tra qualche mese.

Lo scorso anno abbinando piatti a ricette deliravo circa i cliché degli Horror in genere. Ricordo di aver cominciato proprio con le Case Maledette (e cos’altro sennò? Se ti fa piacere puoi leggere qui insieme a un bel piatto di pasta alla Norma con tanto di Norman Bates). L’anima delle case è onnipresente. Tra i muri rimangono avvinghiate le storie e soprattutto i tormenti di chi vi ha abitato. Scendendo le scale ci sono gli insuccessi e le cadute e al contrario salendole i segreti, le vittorie e i lampadari che hanno spesso illuminato percorsi. Percorsi che sono vite. Vite che hanno influenzato o che al contrario hanno subito. Non vi è un angolo o stanza dove non rimanga intrappolato il mistero. La casa di American Horror Story, protagonista indiscussa della prima stagione, credo fermamente che sia diventata una sorta di Amityville Horror tanto quanto la famigerata Casa stessa di Raimi. Per le generazioni attuali di certo sì. Come lo è stata la casa sopra il Bates Motel. Come lo è stata per certi versi ma in circostanze visive diverse quella degli Addams. E molti altri esempi potrebbero esser fatti. Anche qui una connotazione pressoché omologata che rimanda al mio delirio precedente (uhm vediamo se riesco adesso a spiegarlo). Proprio come il cibo protagonista negli “horror” di una volta, American Horror Story riesce a esprimere la stessa identica tipologia di casa ( da cliché ) non stancando. Non sembrando una semplice scopiazzatura. Facendo insomma carattere a sé. E’ questa la forza di questa serie; che pur essendo ricca di contenuti stravisti riesce a raccontarli in una chiave per nulla noiosa. Diventa quasi un omaggio ai racconti passati per troppo tempo violentati da un genere diventato ahimé ridicolo in molte circostanze.

La prima puntata di American Horror Story non ha una ricetta, escludendo una “voglia di indiano” preludio di una nascita su cui si incentrerà la trama. La seconda puntata invece, ambientata nel 1968 all’inizio vede come protagoniste cinque ragazze pronte ad andare al concerto dei Doors; due delle quali non arriveranno mai perché vittime di uno psicopatico. La camera cambia e ci porta poi al 2011 quando Vivien ha conferma della sua gravidanza e Tate comincia a nutrire un interesse nei confronti di Violet.

Constance prepara con Adelaide dei cupcake al cioccolato con la violetta per Violet. L’intento è quella di farla soffrire “con questo i dolcetti sono più dolci. Ha il potere questo sciroppo di provocare terribili mal di stomaco e emorragie interne. Sputaci dentro!” (il fatto che la figlia Adelaide ci sputasse dentro era proprio una simpatica tradizione in quella cucina). Questi cupcake al cioccolato, mangiati poi da Vivien nonostante le insistenze a non farlo da parte di Constance e dall’intrusa psicopatica emulatrice dell’assassinio avvenuto nel 1968 nella casa, diventano i veri e propri protagonisti e fanno da entrée a moltissime preparazioni al cioccolato di Costance. La passione culinaria di Costance in fatto di dolci sarà infatti uno scandire continuo durante la stagione.

E qui si faranno: tutte.

E allora: siamo pronti per un Ottobre assolutamente da brivido? (già vedo la mia povera amica Luci urlare “noooooooooooooooo”. Resisti amica mia, Natale è vicino)

(se i Fantasmi non ci catturano, intendo *disse ridendo esaurita avvolta nel suo mantello nero)

Cheesecake al Cioccolato e Zenzero – Misery non deve morire


 Ingredienti per una teglia di 24 centimetri

Per la base: 350 grammi di frollini al cioccolato (io la butto lì ma si potrebbe fare metà e metà: biscotti Oreo e frollini al cioccolato), 150 grammi di burro fuso

Per il ripieno: 200 grammi di formaggio spalmabile, 200 ml di panna fresca, 250 grammi di mascarpone, 200 grammi di cioccolato fondente a pezzi, 40 grammi di zucchero, 6 fogli di gelatina, 1 cucchiaino raso di zenzero in polvere

Riduci in polvere i biscotti; sia con il mixer che chiusi in un sacchetto e colpiti da un mattarello poco importa. Fai fondere il burro nel microonde o nel pentolino senza raggiungere la cottura. Versa in un recipiente la polvere di biscotti e mischiala al burro fuso. Metti il composto come base nella tortiera imburrata e con il dorso del cucchiaio pressa per bene rendendo omogeneo tutto e risalendo lungo i bordi in modo che questa cheesecake risulti con le pareti laterali (coreografiche e pronte a raccogliere ancor meglio il delizioso ripieno). Metti la base in frigo mentre prepari il ripieno. Lascia in ammollo la gelatina in acqua ghiacciata e nel frattempo metti a sobbollire la panna in un pentolino piuttosto capiente. Quando si è scaldata strizza i fogli di gelatina e versali dentro la panna mescolando con cura e aspettando che si sciolgano al suo interno. Aggiungi i pezzi di cioccolato alla panna e lascia che si sciolgano girando per bene con un cucchiaio di legno. Lavora il formaggio spalmabile con il mascarpone, lo zucchero e lo zenzero aiutandoti con uno sbattitore elettrico fino a quando ottieni una deliziosa crema leggera e omogenea. Adesso che hai i due composti:

panna-cioccolato e gelatina

mascarpone-formaggio-zenzero

uniscili con cura incorporandoli delicatamente e girando fino a ottenere un composto liscio e vellutalo. Versa la crema sulla base dei biscotti e lascia raffreddare almeno cinque ore in frigorifero prima di servire.

La migliore Cheesecake al Cioccolato rimane quella coulant che è poi finita nel mio libro e che comunque se ti fa piacere riesumo volentieri attraverso questo link. Ho visto giusto qualche giorno fa sulla Pagina Facebook che continua a essere gettonatissima e che è stata scelta ancora una volta per una festa di compleanno. Non è inutile affatto ribadire che la cosa mi lusinghi ed emozioni come se fosse sempre la prima volta. Entrare a far parte di eventi importanti, come può essere una ricorrenza di tal genere, è innegabile che mi faccia sentire felice. Questa versione altrettanto cioccolatosa che potrebbe rievocare per certi versi pure la Chocolate Pie diventata poi la Torta Caterina, ha quella punta di aspro  che allevia la leziosità dell’eccessivo cioccolato grazie allo zenzero. Non si inforna come quella di ieri con i Lion ma è fredda come quella al cocco (e così abbiamo pure messo i link alle due precedenti cheesecake dedicate a Stephen King e al suo compleanno che ricorre domani. Tutto questo, qualora capitassi qui per caso, fa parte di una piccola Rubrichetta chiamata “Cheesecake all’Overlook” e che anniversario a parte continuerà in vista di Halloween).
Io comunque consiglio sempre di farsi un bel giro da Agnese che rimane indiscutibilmente la regina delle Cheesecake (io ho in programma queste e tanto altro, giusto per dire). Amen.

Va bene graziagiuliaiaigikitchemaghettaocometichiami falla breve e dicci perché la Cheesecake al Cioccolato e Misery non deve morire (vi sento). Perché è la scena clou che racchiude le paure. Anche qui Stephen King analizza le proprie paure attraverso un simbolismo esaltando in principal modo quel “bigottismo” tipico nei comportamenti delle persone religiose, quasi al limite del fanatico (Annie Wilkes rimanda chiaramente a figure stereotipate tipiche di King come quella della mamma di Carrie, che vorrei prendere in esame in un altro momento). Lo scrittore nella sua autobiografia ufficiale sostiene che Misery, come altri romanzi, è stato scritto sotto l’abuso di cocaina e alcool, di cui non è un segreto è stato prigioniero per molti anni. La trama di Misery non deve morire pare che fosse un sogno fatto in un volo per l’Inghilterra nei primi anni Ottanta dove uno scrittore veniva segregato dalla sua fan numero uno, scuoiato per far sì che la pelle servisse a rilegare il libro e dato in pasto ai maiali. Ho letto molto riguardo al fatto che tanti fan si siano sentiti offesi dalla trama di Misery, interpretandola come un atto quasi “di accusa” nei confronti di un affetto sincero. Nonostante King abbia più volte ribadito (pare pure la moglie Tabitha in via ufficiale e in difesa del marito) che la metafora della Wilkes fosse al contrario un omaggio, rimane un malcontento non troppo celato.

Annie Wilkes si rifugia nella figura di Misery trasmigrando la sua stessa esistenza tra le righe di una vita puramente inventata. Confondendo realtà e finzione, innamorandosi poi del creatore al quale ovviamente vuole impedire di ritrovarsi morta piuttosto che felice e abbracciata con un figlio. Per Annie riscrivere Misery è un po’ farlo con la propria vita. Redimersi dagli errori e orrori commessi, in una conversione fisica e mistica come una sorta di ascensione. I romanzi di King e le trasposizioni su schermo sono anche questo e non rimane dell’insulso orrore fine a se stesso. Ci sono giri psicologici, ricordi e paure che si mischiano in cerca di una soluzione che molte volte non arriva. Perché non sempre c’è (evviva il cielo) un lieto fine.

Il fatto che manchi la N nella macchina da scrivere è l’ennesimo ricordo che King regala ai propri fan(atici) in quanto era assente nella sua stessa macchina quando cominciò a ticchettare le  prime volte. A me piace molto sapere questi particolari e altri e altri ancora. King ha moltissimi dettagli di questo tipo e tante letture. A secondo dell’attenzione e della distrazione proverai per lui quel senso di “appartenenza” o meno. Sarai un po’ Misery o meno.

Ho riguardato Misery non deve morire qualche giorno fa proprio per essere ispirata per qualche torta. Non avrei avuto modo di rileggere il libro perché purtroppo ho sempre poco tempo per questa attività. Me ne vergogno profondamente ma non è il periodo giusto. Mi lancio in audiolibri in modo da far altro nel frattempo e cerco di ottimizzare quello che continua a sfuggirmi prepotentemente per tutti i progetti che ho e che DEVO portare a termine per la mia poca sanità mentale. Allora l’ho riguardato a cena mentre il Nippotorinese e Mamma mangiavano melanzane e feta e io con la cuffietta da brava asociale nel telefonino ricordavo la prima volta che l’ho visto. Un po’ di angoscia sul fatto che fossi adolescente è venuta, sì. C’è molto cibo. Ci sono le uova strapazzate alla Wilkes e pure una sorta di zuppa al pomodoro. C’è pure un delizioso polpettone ampiamente descritto dalla Wilkes che mi sono ripromessa di rifare. Con pomodori freschi e con il suo segreto: il prosciutto ma.

E alla fine arriva la torta al cioccolato. A onor del vero credo proprio che non sia una cheesecake ma ci somiglia e anche tanto. C’è una base sicuramente di frolla e poi una bella copertura generosa di cioccolato. E c’è lei che ritorna dopo essere morta. A ricordargli che un vero incubo mai finisce ma rivive in un perpetuo sempre.

“Sono la sua più grande ammiratrice”

Cheesecake (al forno) con barrette al caramello (Lion) e Pennywise


 

Per una teglia di 24 centimetri

Per la base: 350 grammi di frollini al cioccolato, 150 grammi di burro fuso

Per il ripieno: 400 grammi di latte condensato, 250 grammi di mascarpone, 200 ml di panna, 200 grammi di formaggio fresco spalmabile, 2 uova grandi, 5 barrette di Lion

Riduci in polvere i biscotti; sia con il mixer che chiusi in un sacchetto e colpiti da un mattarello poco importa. Fai fondere il burro nel microonde o nel pentolino senza raggiungere la cottura. Versa in un recipiente la polvere di biscotti e mischiala al burro fuso. Metti il composto come base nella tortiera imburrata e con il dorso del cucchiaio pressa per bene rendendo omogeneo tutto e risalendo lungo i bordi in modo che questa cheesecake risulti con le pareti laterali (coreografiche e pronte a raccogliere ancor meglio il delizioso ripieno).

Lavora il formaggio con il mascarpone, il latte condensato e la panna. Aggiungi le uova una alla volta fino a ottenere un composto liscio. Unisci tre barrette (che hai scelto di adoperare) dopo averle spezzettate in tutto il composto in modo da risultare omogenee su tutta la superficie della torta. Versa il ripieno sulla base e inforna a 170 già caldo per 10 minuti. Tira fuori la cheesecake e aggiungi le restanti barrette spezzettate in quella leggera pellicola da cottura che si è formata in superficie. Inforna adesso nuovamente per 45 minuti finché la cheesecake non si sia completamente solidificata. Quando la sforni non preoccuparti se all’apparenza risulta essere ancora molto molle. Deve necessariamente solidificare. Devi farla raffreddare completamente senza muoverla troppo e poi metterla in frigo almeno quattro ore prima di toglierla dalla teglia a cerniera.

I Lion, nella mia vita da bambina, mi piacevano tantissimo, forse più dei Mars, anche se i Bounty non è che fossero da meno. Uhm. Ardua la scelta ma in fondo: devo proprio farla? Solo che i Lion (come i Mars, ok dai non posso scegliere. Ma tra Biancorì e Ciocorì preferivo il primo, ecco l’ho detto) li vedo ancora nel banchetto della bidella insieme al panino con formaggio a trecentocinquanta lire e misto con la mortadella a cinquecento lire. Perché nella scuola privata dove andavo c’era proprio una sorta di spaccio con tante caramelle, panini e schifezze varie. Il Nippotorinese ogni volta a questo mio ricordo inorridisce per via della possibilità di far scegliere a un bimbo come alimentarsi durante la ricreazione; condannando soprattutto la scelta di prodotti insulsi e commerciali. Sarà che sono diventata antipatica quanto (e più) di lui ma a ben pensarci adesso trovo anche io assurda la cosa. Fatto sta che non vorrei tanto focalizzarmi su ciò che si diventa ma su quello che si è vissuto, si è e disgraziatamente, per certi versi, si dimentica. Nulla togliendo al fatto che l’evoluzione resta di per sé anche una via di salvezza. Pennywise, il mostro del palloncino e il racconto di It che non è soltanto un libro fatto di angoscia e di terrori infantili semplici come quelli di un naso rosso che può essere un clown. King racconta qualcosa di ben più profondo a ben guardare e scava verso radici importanti sociologicamente e psicologicamente. Fermandosi alla storia, che può apparentemente apparire banale, si sminuisce la visione complessa in sé. Mi ha sempre colpito questo suo analizzare, come molti scrittori del resto, il tempo attraverso i mostri infantili che ritornano. La figura del clown Pennywise e dei luoghi dimenticati/ritrovati/forzatamente rimossi esalta in maniera netta quello che succede a noi adulti. Quello che mettiamo da parte, ma solo in cassetti facilmente apribili, e che ci sforziamo di non voler vedere più. Nascondendo il tutto con la sopravvalutata razionalità.

Ritornare nei luoghi da dove si viene è un passaggio onirico a tratti devastante. Per chi “diventa adulto”, intendo. Per chi “resta bambino” ogni pozza, fossa, tombino nasconde segreti. Se corro dietro alle lancette ricordo di essere seduta tra due statue di leoni. Erano quelli che portavano al boschetto di Padre Giuliano, la scuola in cui andavo. Nel boschetto si vociferava ci fossero i mostri la notte e che succedessero cose brutte. Era pericoloso anche andarci durante la ricreazione. Soprattutto le bambine dovevano stare ben attente. Ero praticamente l’unica (nonostante tentassi di trascinare la mia piccola migliore amica di un tempo) ad attraversarlo estasiata nella speranza di vedere questo mostro. C’erano delle scale, un campo da tennis e un agrumeto. C’era la mia voglia di disegnare quel bosco di notte. E di vederlo. Tra quegli alberi poi ci sono cresciuta e ho inventato storie. Ho girato un horror con la telecamera di mio papà quando allora la telecamera era una roba grande sette chili e ho ambientato anche scene del mio primo piccolo romanzo dal nome Capelli.

Per me è quotidiano andare a esplorare quello che sono stata e che in fondo sono rimasta. Ho sempre paura di chi non ha paura di essere diventato grande, o per meglio dire, di essersi dimenticato del potere che ha la mente quando si è bambini. Penso spesso a quando sarò mamma e al fatto di non poter mai mentire al mio piccolino semmai mi dicesse che ha visto un mostro sotto al letto. Perché io quel mostro continuo a vederlo. Sentirlo. Soprattutto quando mi alzo di notte e poi ritorno a letto. Mi piego poco poco per vedere sotto. E non mi vergogno a dire che molte volte glielo dico proprio.

Lo so che sei lì.

Come è rimasto lì Pennywise. A tormentarmi e volermi offrire un palloncino. Come questo sia diventato simbolo della morte più angosciante che la vita mi ha mostrato. Come quei mille palloncini che sono volati in cielo nell’ultimo addio a mio papà mentre gridavo tra il silenzio delle persone che guardavano me e mamma “Ciao Turi”. Io lo voglio sempre un palloncino Pennywise. Perché credo fermamente che il confine tra il sogno e il mostro è un posto dove bisogna stare in equilibrio per vivere. Soprattutto i ricordi. Perché checchèsenedica il mio futuro è quello.

Un tè con Poirot : La Scatola di Cioccolatini


La scatola di cioccolatini è il dodicesimo racconto del libro “Tutti i racconti di Poirot”. Mi piace particolarmente perché è diverso dal solito; non che gli altri siano noiosi o omologati, mi guarderei bene dall’asserire una sciocchezza simile. Poirot racconta un suo insuccesso durante un quadro investigativo apparentemente non troppo complicato. Elogiato per la lunga carriera di successi, confessa in tutta onestà, tra una tazza di cioccolata calda che sicuramente ne rievoca il ricordo, quanto si sia messo in ridicolo (a suo dire) in una circostanza in cui era altamente improbabile non riuscire a capire la verità. Di indizi non ce ne erano molti ma bastava proprio l’unico a risolvere il caso. Mi piace questo brevissimo racconto perché riesce, come sempre, a trasmettere mistero e curiosità. Ecco. La curiosità. E’ una sensazione che provo raramente. Non sono poco curiosa nell’apprendere o conoscere ma mi annoio facilmente. Faccio parte di quella minoranza che non ha necessità di vedere un finale. Se ci arrivo è perché in qualunque circostanza l’ho voluto davvero. Non finisco un libro se mi annoia, per dire. Non finisco una serie tv solo perché l’ho cominciata (posso mollarla alla quinta come Dexter, giusto per fare un esempio. E chi se ne importa se lo ammazzano o no. Se scoprono la sua vera natura o no. Ho già fatto tanta fatica ad arrivare lì, giusto perché costretta dal Nippotorinese).

Che siano dieci pagine o mille, la Christie ti tiene incollata alla sedia. Mentre leggevo La scatola di cioccolatini non riuscivo a smettere di pensare che fosse una trama semplice, senza troppi indizi, “facile” e che non ci fosse proprio tutta questa “ricerca” nel dettaglio; eppure una curiosità pazzesca. Non credo sia semplicemente fascino per la regina del giallo, ma obiettivo e innegabile (e irripetibile) genio. Monsieur Déroulard vittima della sua ingordigia nei confronti dei cioccolatini con tanto di assassino insospettabile. Un giallo in dieci pagine da non dimenticare.

Fare cioccolatini, praline e prelibatezze cioccolatose è una delle operazioni più fantasiose e divertenti (e facile) che si possano fare. Regalare una scatolina di cioccolatini (senza veleno in questo caso) è un gesto che oltre a non passare inosservato diventa indimenticabile. A seconda dei gusti di chi li riceverà si potranno scegliere spezie ed essenze in un calderone interminabile di idee. Negli anni ne ho fatte diverse di praline qui e questo autunno persevererò visto che  ho esagerato un pochino nell’acquisto di teglie di silicone per il confezionamento dei cioccolatini.

Di seguito alcune Ricette pralinocioccolatose fatte qui:

Caramelle morbide al cioccolato (la videoricetta)

Praline al cioccolato bianco e tè matcha

La cioccolata calda vegana? Eccola!