Salame di Cioccolato e Avena e Alieni in arrivo


Ingredienti per 6 persone

  • 120 grammi di avena (o riso soffiato)
  • 350 grammi di cioccolato al latte (vabbè mi sto confondendo. Ho fatto metà dose e non avevo il cioccolato al latte quindi ho messo su 175 grammi – 100 di cioccolato fondentisssimo più del settanta per cento e 75 grammi di bianco. Oh! Mica ci capisco qualcosa io!)
  • 50 grammi di burro
  • 3 cucchiai di panna fresca (e non ci avevo neanche questa e ho messo latte intero chettelodicoffà?)
  • 100 grammi di zucchero di canna grezzo (ma anche semolato va bene, sì)
  •  1 bacca di vaniglia (leva le mani dalla vanillina o prendo la motosega)

Che sia riso soffiato o avena sciacqua in abbandante acqua corrente e poi sgocciola tutto e asciuga perfettamente. Fai fondere il cioccolato con il burro a bagnomaria oppure dentro il microonde prestando ben attenzione a non bruciarlo o cuocerlo. Unisci la panna (o il latte) al cioccolato e aggiungi la polpa della bacca di vaniglia che hai inciso longitudinalmente. Fai sciogliere lo zucchero con due cucchiai di acqua in un pentolino a fuoco basso fino a ottenere un caramello ambrato e poi togli dal fuoco.
Aggiungi lo sciroppo-caramello al cioccolato e l’avena (o riso) e mescola delicatamente fin quando ottieni un impasto compatto e omogeneo. Stendi il composto su un foglio di carta da forno e arrotolalo aiutandoti sempre con la carta in modo da ottenere la forma cilindrica del salame. Sigilla bene le estremità e se vuoi intreccia della corda alimentare per ottenere un effetto ottico divertente e simile al “vero salame”. Conserva in frigo per almeno 6-8 ore prima di tagliare a fette e servire. E’ carina l’idea anche di tagliare con la carta in modo che ogni commensale possa “spellare” il salame proprio come avviene in altre circostanze.

Mentre ticchetto penso che stasera finalmente vedrò un’altra puntata di Penny Dreadful. Me l’hanno consigliata la Bestiabionda nazionale e Martina; naturalmente mi fido del giudizio di Martina altrimenti chi mai ci avrebbe anche solo pensato? Ricordiamo alla gentile clientela che la bionda ferrarese guardava Streghe con la Doherty, per dire.

Non so se quando arriverà davvero il giorno della pubblicazione di questo delirio ricettoso avrò la stessa curiosità  o mi sarò fermata alla terza puntata. Va detto che ne ho viste effettivamente solo due. Sarà la fotografia che è in assoluto tra le mie preferite, vista l’ambientazione vittoriana, o forse il fatto che ci sia molto sangue, tanti assassini/possessioni demoniache/pazzi squilibrati/esseri malvagi il che: mi riconcilia con il mondo (tutto normale, no?). Fa troppo caldo per stare in ufficio e pure per sognare qualche posto esotico. C’è voglia solo di gonfiare quella piscina da terrazzo per Koi, aspettare la mezzanotte perché proprio con il sole no e: tuffarsi. Tuffare i piedi, per quanto riguarda me. E’ pur sempre una piccola piscina da terrazzo. Pure Koi a ben guardare non potrà proprio adoperare il termine tuffarsi; che non a caso si è aggiudicata da tutti ormai l’epiteto Alabrador, incrocio tra Alano e Labrador per quanto è alta.

Tutto questo per dire che Agosto è stato eccessivamente lento e mi sono stancata a pensare qualsiasi cosa, soprattutto in virtù del fatto che mi attende un inverno talmente scoppiettante e ricco di impegni (molti dei quali: noioooooooooooooooossssssssssssssssiiissimi) che potrei pure non pensare ai regali di Natale. Sarò sicuramente in cella. Poco importa se per aver commesso omicidi, essere entrata in un supermercato e fatto una rapina di liquirizie o rapito una vecchietta con Koi in cambio della sua vita da pensionata (toh! uno scambio di personalità. Forse è questa la soluzione!).

Rimango ancorata fermamente manco stessi cadendo da quel fatidico cornicione con un pazzo serial killer che ti allontana tutte le falangi dal pezzotto di muro che ti tiene sospesa in aria. Proprio mi appiglio fortissimo fino a sanguinare ma. Conosco la realtà. Che cadrò.

Come conosco pure il fatto che. Qualche disco volante pieno di Alieni mi salverà; magari pilotato da Ombrella mentre sputa semini di anguria e pizza raw. O che all’improvviso magari spunti sotto uno di quei materassi tondi enormi da film americano. Che poi mi sono sempre chiesta: ma quando rimbalzi finisci dalla signora del primo piano spaccando magari la finestra e rimanendo incagliato nel vetro delle finestre e quindi magari sgozzato stile Profondo Rosso/Suspiria? E a proposito di tutto questo sangue: arriva il Circo de Los Orrores a Catania. Incontenibile gioia e tante date. Credo farò un abbonamento. Spero in realtà di non rimanere delusa tanta è l’attesa.
Ma cosa c’entra tutto questo con un salame di cioccolato e un bellissimo tagliere sarcastico ai limiti del macabro gentilmente offerto al Nippo da bellissima Socia cognatosa Piola?

Nulla.

E’ che qui è da sempre la mia valvola di sfogo. E anche se soffoco comunque sul cornicione. Mi fa credere agli alieni. E respiro un po’.

Aria buona.

(sul salame la dico qualcosa? Sì. Provalo. E’ buono davvero. Professionale, no?)

La Torta Caterina per me, la Chocolate Pie per tutti.


Tortiera 18 cm

  • 150 grammi di farina bianca setacciata
  • 30 grammi di cacao amaro in polvere
  • 20 grammi di zucchero di canna
  • 80 grammi di burro freddo tagliato a pezzi
  • 50 grammi di acqua ghiacciata
  • 1 pizzico di sale

La crema:

  • 240 ml di panna freschissima
  • 360 grammi di cioccolato fondente
  • 2 tuorli
  • 1 uovo di media grandezza

Farina, cacao, sale e zucchero riuniti nel recipiente d’acciaio della planetaria e giù di acqua fredda pian pianino e burro freddissimo. Lavora fino a ottenere un composto sbricioloso. Versa l’impasto su piano infarinato e continua a lavorare (ma non troppo perché il calore delle mani comprometterebbe l’impasto semprelasolitacosasì) e ottieni un bel panetto da conservare in frigorifero avvolto in pellicola almeno un’ora. Trascorso il tempo infarina il piano e con l’aiuto del mattarello stendi la base. Imburra la teglia che hai scelto e poggiaci sopra la pasta. Se ti piace fare dei bordini intorno aiutati semplicemente con le dita facendo dei motivi ondulati (dipende dalla teglia che adoperi. Se hai quella già zigrinata basterà una semplice pressione). Preriscalda a 180 e fai cuocere 18 minuti. Fai raffreddare prima di versare la crema.

A fuoco basso fai cuocere la panna e prima che giunga a ebollizione aggiungi il cioccolato tagliato a pezzi. Gira per bene fin quando è tutto sciolto. Incorpora le uova una alla volta senza mai smettere di mescolare (meglio se con una frusta da pasticciere) e sempre a fuoco dolcissimo che puoi leggermente aumentare sul finale quando la crema apparirà già bella che densa. Lascia raffreddare anche la crema prima di versare sopra la base. Una volta che tutto è giunto a temperatura ambiente metti in frigo per almeno tre ore e tira fuori un quarto d’ora minimo prima di servire (vabbè dipende anche molto dalle stagioni).

Essendo una torta pesantemente cioccolatosa e quindi pastosa al palato accompagna con qualcosa di freschissimo e addirittura “contrastante” di sapore. Una bibita allo zenzero? Perfetto. Mi viene in mente un Ginger Ale con la radice di zenzero che mi ha consigliato Charlie qualche giorno fa.

Di queste torte ne ho fatte diverse negli anni e sento di poter asserire tranquillamente che al centinaio sono arrivata senza ombra di dubbio alcuno (facciamo ottanta? vabbbbbbene). Fondamentalmente il procedimento è lo stesso. La stessa base che sa di frolla, la stessa crema che poi cambi e aromatizzi. Un po’ come la cheesecake all’apparenza è sempre tutto così omologato, uguale, addirittura poco fantasioso. Stando solo all’apparenza, intendo. Non fermandosi un attimo. Perché al contrario accade che ogni torta poi ha sempre un momento. E’ come se diventasse un microcosmo di qualcosa che accade in quel giorno; straordinario o meno diventa sempre tale perché in fondo ogni giorno lo è. C’è magia  quando c’è una torta, poco da discuterne.  Anche per chi come me è arrivata a un centinaio/ottantina, e solo di questa categoria per giunta. Un vero e proprio evento che  ricolleghi a quel sapore, piatto, servizio, cucchiaino e tovagliolo.

Questa torta da semplice Chocolate Pie è diventata la Torta Caterina qui. L’avevo appuntata sul mio Moleskine “Recipe to do”, quello che finalmente è stato tolto dagli scatoloni e che mi mancava tanto. Vista la scrittura veloce e la spiegazione concisa, sicuramente presa da una ricetta in tv mi dico, mentre cerco quella di Grossman nel libro di New York: praticamente uguale. Si tratta in fondo di un oceano di ganache che fa onde su un fondale pieno di frolla. Un universo di cioccolato dove immagino barchette che con calma si godono lo spettacolo dal mare di cacao. Magari di una lontana Etna in eruzione visto che proprio in questi giorni ci sta regalando immagini incredibili dal finestrone della cucina.

Guido è nato quando andavo in prima media. Ho un disegno sul mio diario della Camomilla in tinta rosa. Il 27 Luglio. Quando il libro delle vacanze era già bello che finito e bramavo di averne un altro e un altro ancora. Il mio cuginetto tanto atteso. Il mio primo cuginetto piccolo. Rivederlo adesso alto un metro e novanta che mi guarda da lassù mi trasporta in una parallelismo visivo di vita interessante che apre scenari a mondi e interpretazioni. C’è lui sulla micro moto con la sua maglietta verde che mi chiama: iaia. iaia. iaia cao. iaia etta. Mi chiamava Iaia (e fu grazie a lui che questa “moda ” divagò tra i miei amici dell’epoca sino ai giorni nostri, per alcuni) e voleva che  gli disegnassi continuamente cao= cucchiaio e etta=forchetta. Profetico il mio neo Architetto bellissimo. E ancora sulla moto mentre dice il mio nome, nel cuore. Guido ti guarda con una profondità negli occhi che quasi cadi in abissi. Annuisce e ti ascolta, come ha sempre fatto, facendoti sentire voluta e non di passaggio. Ha un timbro che fa eco e che rimane nelle parti più profonde di tutte le idee. E Guido mi ha presentato quest’estate Caterina.

Bolognese.

Anche lei finita su questa isola per amore e la confusione gliela leggo negli occhi; obnubilata da bellezza e al tempo stesso tormento. Lo stesso che porta ancora negli occhi il Nippotorinese e per certi versi pure io. Sono felice e lusingata di aver avuto Caterina in casa da mamma per presentazione sicula ufficiale e poi a casa da me mentre Koi cercava di estirparle la caviglia e il suo adorabile vestitino. Un’alchimia incontrollabile ha governato entrambi gli incontri. Perché avvengono ma non è detto che poi ci si incontri davvero. E invece è successo. Si è sentita quella fiammella incontrollabile che ti segnala un bel momento. Di quelli da ricordare.

E Caterina è stata una delle poche fiammelle di questa estate. Un ricordo bello e genuino. Che ti fa sentire felice di non esserti chiusa a casa. A piangere. Ma di aver continuato e vissuto.

Ci siamo abbracciate davanti alla porta con la speranza di vederci presto non importa dove, TorinoCataniaMessinaLondraBologna chissà e con la volontà di scrivere questa ricetta insieme. E magari un giorno farla anche. Cominciamo così?

La Ricetta degli Oreo fatti in casa l’abbiamo?


Per 15 Oreo circa

  • 150 grammi di burro morbido
  • 350 grammi di zucchero di canna grezzo (sì va bene pure quello bianco, dai)
  • 1 uovo
  • 1 cucchiaino di estratto di vaniglia (no non va bene la vanillina, per favore!)
  • 160 grammi di farina tipo 0 (sì va bene pure 00)
  • 85 grammi di cacao amaro in polvere
  • 2 cucchiaino di lievito
  • 2 pizzichi di sale

Crema:

  • 30 grammi di burro
  • 30 grammi di olio di noce di cocco (non ce l’avevo e ho adoperato due generosi cucchiai di cocco disidratato e il risultato è stato ottimo ugualmente)
  • 125 grammi di zucchero a velo

Lavora energicamente il burro e lo zucchero finché la consistenza diventa cremosa e soffice. Mescola gli ingredienti secchi (farina, cacao, sale e lievito) insieme. Incorporali al composto burro-zucchero, alternando all’uovo e aggiungendo la vaniglia. Mescola per bene fino a ottenere un impasto dalla consistenza omogenea. Forma una palla e avvolgila con la pellicola. Lascia riposare per almeno un’ora in frigorifero.

Trascorsa un’ora prendi la pasta dal frigorifero e toglila dalla pellicola. Avvolgi la pasta in un foglio di carta da forno. Con le mani sulla carta da forno, modella la pasta dandole la forma di un salsicciotto lungo circa trenta centimetri. Avvolgila per bene nella carta da forno e lascia riposare per un’altra ora.

Scalda il forno a 175. Togli il salsicciotto dal frigorifero e apri la carta da forno che l’avvolge. Con un coltello grande o un tagliapasta taglia delle fette di circa 1 cm di spessore e distribuiscile sulla teglia rivestita di carta da forno (sì puoi pure stendere con il mattarello su un piano e ricavare i biscotti con una formina tonda, suvvia). Appiattisci leggermente con le mani per dare ai biscotti una forma tonda e liscia  e inforna per 15 minuti non di più.

Fare la crema è semplice in quanto tutti gli ingredienti devono essere lavorati con una frusta o robot da cucina (nella planetaria con la lama a S). I biscotti vanno farciti di crema quando si sono completamente raffreddati.

Si può fare anche un’incredibile versione gelato. Quanto sarebbe buono con delle cucchiaiate generosissime di gelato al cocco? *rivoli di bava alla bocca*

(Vuoi fare un biscotto gelato? Ti lascio quest’altra ricetta. Clicca qui)

Per caso vi è sembrato di vedere di nuovo il libro di Marc? Del nostro Bob il muffinaro? Noooooooooooooo. Non è quello, lo giuro sulla granita di fichi più buona del mondo! Ok è quello (questo non significa che io abbia davvero trovato la granita di fichi più buona del mondo e se ti perso il tutto puoi sempre rovinarti la giornata e cliccare qui). A dicembre mi ero esaltata, e non poco, per dei brownies fatti proprio con gli Oreo. In quell’occasione avevo perso un post al quale tenevo molto e poi con calma (e dopo aver spaccato aggeggi a caso) ticchettato nuovamente. Su che cosa sto vaneggiando? Sugli Oreo sbocconcellati dal mio amato Jack durante le riprese di Shining e semmai fosse andato in loop il tuo neurone stanco preso da questo flash culinario accecante devi solo cliccare qui. A dimostrazione del fatto che quello che cucino per gli altri ha comunque una strettissima correlazione con il mio rapporto complicato e controverso nei confronti del cibo, ultimamente sono in fissa per i biscotti imbottiti. I biscotti gelato che mi ricordano papà di cui ho parlato qui, diverse elaborazioni che sto facendo per pubblicarle in futuro e blablabla.

Gli Oreo non potevano mancare perché sono in assoluto i biscottini “chimici” e commerciali che piacciono al Nippotorinese; il gourmant sabaudo di casa, infatti, come tutti sappiamo (cheantipaticoblablablabla) non ama certamente cibare il suo corpo snello e asciutto (maledetto! Ti sei mangiato tutta la Sicilia e hai perso tre chili! TI ODIO! Io ne ho presi tre mangiando due granite) non gradisce moltissimo né il cioccolato (scadente e commerciale) né biscottini da supermercato e dintorni. Per gli Oreo fa eccezione. Certo non è ingordo e non ne mangia come farei io (otto confezioni formato famiglia anche se nella vita precedente preferivo i Ringo e solo la parte bianca. Vabbè lo racconto un’altra volta, dai. A chi importa. Importa? Menti).

Quando ho visto che c’erano gli Oreo fatti in casa nel librozzo che mi ha rubato il cuore in questo pre e post vacanze mai iniziate, mi sono detta che era doveroso quantomeno provarli. Risultato? Perfetti. Sanno davvero di Oreo e me lo conferma un campione umano non indifferente di una decina di persone e addirittura il ripieno, essendo fresco e genuino (ho sempre sognato di dire genuino), risulta essere sublime (è da tre settimane che dico sublime pure per il bagnoschiuma. Che problema è? E’ una patologia? Qualcuno sa qualcosa? E se sì: parli!).

Una ricettina da segnare e provare; magari non adesso se si abita a latitudini simili alle mie e il forno è nemico. Subitissimoimmediatamente se fortunatamente siete a latitudini fresche che qui si bramano tanto quanto la migliore granita di fichi al mondo.

Si è capito che voglio vivere mangiando solo la granita di fichi migliore al mondo e che non me ne fregaaaaaaaaaaaaaaaaassssolutamentenientedeglioreofattiincasa?

No però dai. Sono perfetti. Se dovessi provarli ti prego dimmelo. Ho bisogno di sapere che nonostante non abbia potuto offrirvi la granita ai fichi migliore del mondo ho diffuso il verbo della ricetta degli Oreo fatti in casa. Quella giusta.

Rendiamo grazie a Bob (questa frase nasconde orrori culinari da gustare su Youtube, nel caso).

(Sono una psicopatica seriale. Senza saperlo ho accoppiato a distanza di otto mesi lo stesso fazzoletto per lo sciutingfotografico. Contando che ne ho qualcosa come 4924340982034982309482304982304823042834093284038423409 sto cominciando seriamente. Ma seriamente. A preoccuparmi)

(C’è un’analista in sala? Anche uno psichiatra, grazie)

(ètuttoungrandedisegno. Mio, di Ombrella e degli Alieni che stanno arrivando, of course)

Cheesecake in formato barretta senza cottura. Barretta in formato cheesecake senza cottura. Senza cottura una cheesecake barretta. EBBASTA!


Per uno stampo quadrato di circa 22 cm per lato

Base:

  • 200 grammi di biscotti secchi (anche al cioccolato se preferisci un gusto nauseantemente cioccolatoso)
  • 90 grammi di burro a pomata
  • 60 grammi di cocco disidratato grattugiato

Imburra per benino lo stampo. Sbriciola i biscotti sempre infilando nel sacchetto e colpendo con un oggetto contundente per sfogare il nervosismo o semplicemente con l’ausilio del frullatore (ma il primo metodo dà più soddisfazione, te lo garantisco). Mescola i biscotti sbriciolati con il cocco disidratato grattugiato (va detto che non è un passaggio obbligatorio perché c’è gente strana a cui non piace il cocco in polvere. In quel caso diffida. Potrebbe essere gente pericolosa) o anche con della frutta secca ridotta in polvere se preferisci (mandorle, pistacchio, qualsiasicosa). Aggiungi il burro a pomata (che vabbè è il burro a temperatura non proprio ambiente ma tropicale e quindi assume quello stato cremoso-cremoso-quasi liquido ma che non è liquido da microonde che ha pure cotto) e amalgama per bene ai biscotti ottenendo un composto appiccicosiccio che sarà facile da stendere lungo tutta la teglia con il dorso di un cucchiaio. Se non ti vede nessuno sì, puoi poi leccare il cucchiaio.

La crema:

  • 150 grammi di zucchero a velo
  • 90 grammi di burro
  • 4 cucchiai e 1/2 di latte intero o panna liquida (io ho adoperato la panna liquida)
  • 1 tuorlo
  • 1 cucchiaino di maizena
  • 1 cucchiaino di zucchero di canna

Lavora il burro con lo zucchero fino a ottenere un composto liscio e spumoso. Riscalda la panna o il latte al micro o nel pentolino ricordando che non deve raggiungere il bollore ma soltanto diventare più che tiepido. In una bowl-recipiente mescola il tuorlo, la maizena e lo zucchero con l’aiuto di un cucchiaio e aggiungi pian piano il latte caldo sempre mescolando. Versa in un pentolino e cuoci fin quando tutto si amalgama per bene e una volta tolto dal fuoco il composto aggiungi il burro. Ottenuta una consistenza liscia e cremosa stendi sulla base aiutandoti con la classica spatolina (che confesso a me piace chiamare leccapentole. Mi fa sempre sorridere). Metti in frigo e nel frattempo prepara la glassa.

La glassa:

  • 50 grammi di burro
  • 80 grammi di cioccolato al latte a pezzi
  • 80 grammi di cioccolato fondente a pezzi

Alla domanda ma sopra la glassa (la crema crepa? ahem no) posso aggiungere qualcosa di altro? Sì. Pistacchi, mandorle o frutta secca sbriciolata che richiama la base o che contrasta addirittura. Qualsiasi cosa, insomma. E’ una ricetta teoricamente base che può essere variata e interpretata in centinaia di modi diversi. Forse migliaia. Forse è meglio che la smetta.

Sì il Nippo è tornato a casa con tutta la serie di personaggi Burtoniani che ho disegnato per lo studio. Manca solo il quarto pacchetto ma sono stata informata che è in consegna (felice come una bimba che sta per essere portata al parco. Uhm. Mai stata al parco. Felice come una bimba in edicola che può comprare l’album da colorare e poi subito in cartoleria dalla Signora Barbagallo per Album e Colori. Cielo! La Signora Barbagallo. Quanti ricordi!).

(nel quarto pacchetto c’è la mia preferita! Che poi è uguale a Ombrella. Staring Girl. U-G-U-A-L-E!)

Toxic Boy è stato quello più entusiasta. Ha cercato di contaminare queste barrette che non sono barrette in formato cheesecake che non è una cheesecake mapoiallafineèunacheesecake, con tutti gli spray tossici a sua disposizione. E’ un dolcetto di quelli superiperstrafacilivelocifreschi perfetti per questa estate (sottotitolo: maledetta! Maledetta Estate ti odio ogni anno che passa sempre con più ardor!).

Qui si attende l’ultimo vaccino in modo da gonfiare questa piscina dodiciperdodicicentimetri sul terrazzo e buttarci dentro questa palla di pelo puzzosa che verrà poi lavata (speriamoprestosantocielo!) con un bagnoschiuma canino biologico al profumo di muffin al mirtillo. Faccio shopping online pure per Koi e le ho comprato due vestiti: uno da Yoda e uno da Ewok. Sì lo so. Dovrei vergognarmi e anche un bel po’, ma come facevo a resistere? Posso avere per qualche secondo un LabradorYoda e un LabradorEwok in casa pronto a tuffarsi in una piscina gonfiabile e che profuma di Muffin al Mirtillo biologico.

C’è da capirmi se l’affare diventa insostenibilmente entusiasmante.

Sto provando la nuova madia come base delle fotografie. Non ho più il tavolino bianco satinato, che è finito nella dependance in mezzo a tutto quel rosso e wengè. Mi fa sorridere quel luogo. Sembra essere l’appendice di un ricordo. Della nostra prima casa insieme. E poi a papà piacevano tantissimo quei divani rossi.

“Quest’inverno dopo la Chemioterapia, se starai male invece di stare a casa potrai metterti qui. Sul divano rosso della dependance. Che ne pensi? Siamo ancora più vicini!”.

“Ottima idea”.

Quest’inverno non ci sarà nessuna chemioterapia. L’altro giorno apro l’armadietto del bagno dell’ufficio e trovo il Deltacortene. Non c’è barrettacheesecakechenonèunabarretta che tenga. Non c’è Toxic boy e A girl with many eyes. E neanche Koi vestita da Ewok e Yoda. C’è sempre Deltacortene, ricordi, chemioterapia, quellochedovevamofare, la maratona, New York, Tokyo e mamma disperata che posa i tuoi pantaloni avana con le tasche.

Vorrei avere dei chiodi infilzati negli occhi per vedere meno. Poi nelle orecchie. Poi nel cuore. Per fermarlo. In realtà non mi piace proprio nulla. Ma non mi piace ancor più di quanto non mi piacesse prima. Non mi piace come viene la barretta che non è una barretta. E forse non mi piacerà neanche Koi profumata al muffin al mirtillo infilata nella piscina. Posso infilarla nella piscina vestita da Ewok o è perseguibile per legge?

Vorrei che Koi mi abbandonasse quest’estate. In un autostrada deserta tipo Route 66. Ci sono sempre persone pericolosissime. Soprattutto in roulotte. Mi è quasi venuta voglia di rivedere Le colline hanno gli occhi. Lo scenario è giusto quello.

Certo non è proprio un post invogliante per provare queste barrette. Forse. Ma se ti capita, davvero, falle. Sono state molto apprezzate e diventano base per qualsiasi variazione.

Si vede che non ce la faccio, vero?

Vorrei appuntare sul mio Curriculum Disastrorum il fatto che venga sempre ricordata dalla Nazione e nelle occasioni ufficiali come una vera Food Blogger professionista che dà un apporto fondamentale al Web, alla rete e alla comunità internautica tutta.

Fiera Expo di Milano mi ricorda così: La Ridicola Videoricetta dell’anguria TopoRiccio. Vissani, Cracco e Ramsay? PRRRRRRRRRRRRRRRRRRRRRRRRR. Ormai sono a un livello che mi consente di tirarmela a più non posso (la corda al collo, intendo).

Oh. Il TopoRiccio è fondamentale, no?

Biscotti Gelato a New York – Libreria di Iaia e Tombolata! (ricominciamo col botto!)


L’ho detto che la Ricetta la metterò sempre prima del delirio grammaticale da oggi in avanti, vero? Così non bisogna andare a fondo post e scrollare per tre giorni (considerata la mia risaputa sinteticità) *Fine comunicazione di Disservizio.

Ricetta tratta da “Una merenda a New York” – Guido Tommasi editore – di Marc Grossman, fotografie di Charlotte Lascéve.

Ingredienti per:

225 grammi di burro ammorbidito
250 grammi di zucchero semolato
1/2 cucchiaino di estratto di vaniglia
1 uovo grande
1 tuorlo grande
75 grammi di cacao amaro in polvere
420 grammi di farina
2 cucchiaini e 1/2 di lievito in polvere
2 pizzichi di sale
zucchero di canna per spolverare i biscotti
Ripieno: il gelato che preferisci

Sbatti il burro e lo zucchero energicamente con un robot da cucina o a mano finché il composto diventa spumoso. Incorpora la vaniglia, l’uovo e il tuorlo e tutti gli ingredienti secchi. Continua a sbattere senza fermarti fin quando il composto diventa omogeneo. Avvolgi la pasta con la pellicola e metti in frigo per almeno un’ora prima di procedere. David consiglia di dividere la pasta in quattro parti (ho seguito scrupolosamente) dando già una forma adatta all’intaglio dei biscotti. Passato il tempo ricava delle fettine dallo spessore di circa 1,5 centimetri. Scalda il forno a 175. Nel frattempo ritaglia i biscotti ( di forma tonda o rettangolare, come preferisci) e adopera eventualmente degli stampini qualora ti piacesse l’idea o ne avessi voglia. Adagia i biscotti su carta da forno e cuoci per circa dieci minuti stando ben attento a non bruciarli perché quando nell’impasto c’è il cacao amaro non è poi così difficile che avvenga la tragedia (*disse fischiettando quella a cui capita tre volte su tre!). Togli dal forno e spolvera con zucchero di canna. Lascia raffreddare dieci minuti. Trasferisci i biscotti su una gratella e solo quando saranno perfettamente freddi appiattisci una pallina di gelato fra due biscotti e ottieni il tuo meraviglioso Biscotto Gelato!

Su Twitter ho minacciato la comunità della rete che sarei tornata Lunedì; eccomi qui come una fastidiosa tassa. “Ci ho perso la mano” pare abbia un significato illuminante perché in effetti quella che ticchettava senza problemi trenta volte al dì pare essere partita per una galassia lontana (che sia nel Regno Alieno che io e Ombrella stiamo costruendo?). Lo schema di tutte le ricette programmate. Il Lunedì il primo. Il Martedì il secondo. Il Mercoledì il vegetariano e poi la Videoricetta, la fumettoricetta, la videofumettoricetta sembrano essere robe talmente complicate e incomprensibili che per un attimo mi sono dovuta fermare chiedendomi:
“ma come facevo?”.

Certo adesso ci sono altri impegni. Altre responsabilità e pure un altro lavoro più serio di quello che si possa desiderare; nel mio caso intendo. Non sono pronta se non addirittura adatta per i lavori seri, schematici e logici. Non voglio essere pronta e addirittura adatta per essere grande. Fin quando riuscirò a ritagliarmi il mio spazio “da piccolina” e continuare con il mestiere per cui sono nata “Stakanovista di Sogni e Produttrice di Misteri e Dolcetti”, continuerò credendoci ogni ora di più.

Ricominciamo al grido di Pappalardo con tante o. E vorrei farlo pubblicando la prima ricetta cotta nel vecchio forno ma nella cucina nuova; o meglio la cucina vecchia prolungata che  è diventata nuova (mi confondo costantemente). Dove ci sono due forni. Quello di prima e uno grandissssssssssimo che non è sessanta ma novanta. Due forni! Stento sempre un po’ a mostrare davvero tutto quello che appartiene alla mia quotidianità. Sì, ci sono tante foto e spazi ma il dodici per cento a me sembra già un’esagerazione. Un giro però nella cucina vecchianuovaprolungata però voglio farvelo fare dopo tutte queste fatiche; del resto siete tra i pochissimi ospiti graditi che porterò dentro. E niente. Il tempo per provare il forno nuovo c’era ma volevo proprio inaugurarlo con una VideoRicetta. Fermare il tempo in movimento nel calore di qualcosa di davvero speciale. In modo da rivedermi tra qualche anno (dovessi sopravvivere, chiaramente). Fosse anche solo un uovo in cocotte, per dire. Non è tempo di forno ma tempo di biscotti per il gelato sì, giusto? Perché l’ultimo post e ricetta è stata proprio la Brioche con il Tuppo (ricordi? Se ti sei perso il delirio, il post e uno dei ricordi più importanti di tutta la mia esistenza devi solo cliccare qui).

Adesso, dopo la granita con la brioche, tocca proprio al biscotto da imbottire con il gelato, no? E pure una piccola digressione sul libretto da cui è tratta la ricetta giusto per riprendere la mano con la Rubrica (che inaspettatamente ha riscosso discretamente plausi) La Libreria di Iaia ( trovi tutti i libri, le ricette e le mie stupide considerazioni mettendo nel campo di ricerca “La libreria di Iaia” o semplicemente cliccando qui).

Per non farci mancare niente lo metto pure in palio e spedisco attraverso Amazon. Il primo commento lo vince quindisottachittocca! E’ il periodo delle Tombole. Settimana scorsa per prenderci un po’ la mano (aridajecostamano) sulla Pagina Facebook ho messo in palio venti scatolette di Pastiglie Leone Maghetta Streghetta; l’entusiasmo e lo scambio di email, incoraggiamenti, affetto e tutto quello che mi arriva costantemente e ininterrottamente appaiono come l’unica medicina possibile. Insommmmmaaaaaaaaaaa. Parliamo di questo libretto adorabile (della versione enorme ne parlerò in seguito. Sì, c’è una versione enorme. Si chiama Ricette di Culto New York ed è un malloppotto talmente meraviglioso che ogni volta piango) e non perdo più tempo, ok!

Di questa edizione, Piccoli Spuntini, ho quasi tutti i volumi. Si tratta di “Una merenda a New York” (ho pure quello di Londra, sì. Non vedo l’ora di parlarvene anche perché mesi fa per un progetto- andato a monte ovviamente- avevo provato diverse cose cambiando-aggiungendo-togliendo e diversi esperimenti mi erano piaciuti e molto). Marc Grossman (e chi non lo conosce?) è una vecchia conoscenza per me. E per chi inspiegabilmente mi segue basterà solo dire una parola: BOB. Anzi due.

Muffin e Bob (se davvero hai capito e con queste due parole hai realizzato cosa intendo: vinci una settimana con me. Potrai picchiarmi 24 ore su 24. Setteoresusette e fare di me quello che vuoi. Pure infilarmi in busta chiusa e ridurmi in polvere come base per cheesecake).

Nato e cresciuto a Manhattan ha vissuto a Parigi e in Francia. Ha studiato alla Harvard University. Poi colpo di testa: di impulso a Parigi apre Bob’s Juice Bar; che diventa un  vero e proprio luogo di culto. Ha scritto libri su Smoothie, Bagel e solo il cielosacosa ma quello per cui è davvero s-t-r-a-f-a-aaaa-m-o-s-o sono i Muffin (di cui ho straparlato qui. Colpo si scena! Sì, è proprio lui Bob. Sì, proprio quello dei Muffin di una delle prime Videoricette dove compaio. Avete rimosso? Bene. Basta cliccare qui e qui. L’ho detto io che abbiamo ricominciato col botto. E soprattutto quanto mi piace dire botto? Mi fa sentire giovane. Devo solo capire cosa significa ed è fatta).

RendiamograzieaBob. Quanti ricordi! Ero così cretina. E pensare che adesso lo sono ancora di più. Non è emozionante?

Come tutti questi “piccoli spuntini” è ben curato, diretto, senza tanti fronzoli con foto essenziali, chiare, mirate e ben fatte. Amen. Ci sono davvero tutte le indicazioni utiili. Un’introduzione e una spiegazione che non lascia adito a fraintendimenti e pure qualche piccolo suggerimento che pare una manna dal cielo. Non in ultimo, come se non bastasse, in pieno stile Grossman (anche in Ricette di Culto ed è uno dei tanti motivi che me lo fa amare ancor di più) tante illustrazioni in bianco e nero (con qualche dettaglio giallo alla Sin City che non guasta mai) che riprendono la vita quotidiana della città. Le illustrazioni sono di Jane Teasdale e ha anche un tumblr sul quale fare un giro interessante. Certo è un prodotto a cui hanno lavorato davvero tantissime persone perché vi è uno styling, una direzione artistica, un fotografo professionista, un cuoco e molto altro. E’ un libro chiaramente che racchiude elaborazioni culinarie, seppur viste e riviste, eseguite e raccontate da professionisti. Comodo poi da tenere in cucina perché oltre che piccolo ha quel foglio lucido-plastificato che se pure vola un po’ di cioccolato piangi solo un pochino.

E’ diviso nelle grandi categorie: Brownies, Pies, Cheesecakes, Pancakes e Soci. Evvabbemasemprelesolitecose. Uhm, sì può darsi ma si trovano anche delle chicchette interessanti. Oltre alle strapallosissime (strapallosissime in una recensione seria si può certamente dire *disse buttando giù un pacco di caramelle. Ci sono quaranta gradi e sono senza condizionatore perché altrimenti Koi starnutisce e non è bene) Cheesecake alla frutta, carrot cake, muffins ai mirtilli (ma perché il plurale? non si era detto che nella traduzione quella maledetissimaessenonandavamessa?), rotolini alla cannella e rugelach al cioccolato (che voglio comunque fare), si trovano le pop pies che non conoscevo, cookies alle noci macadamia leggermente diversi da quelli che girano da anni, noodle kugel interessanti e barrette energetiche raw che potrebbero proprio tornare utili visto che voglio proprio avvicinarmi a questa cultura (sì mi mancava giusto il raw per conclamare la mia totale perdita neuronale). Il capitolo sul segreto del successo di un’autentica pasta per torte, che Bob-Marc sostiene essere il successo delle sue ricette, seppur striminzito e sinteticisssssimo mi è piaciuto assai. I consigli, diciamolo, sono sempre gli stessi ma in pochissime righe l’autore o chi per lui è riuscito a sintetizzare davvero la chiave che apre la porta per una Pie perfetta. Sto vaneggiando a riguardo giusto perché l’ho provata e il risultato è stato tra i più sorprendenti. Il prezzo è di 12.50 e per il contenuto delle ricette, foto, illustrazioni e carta è più che onesto. Non indimenticabile per chi è già foodie inside (ho detto foodie inside. Qualcuno mi colpisca con una mazza ferrata!) ma per chi si avvicina per la prima volta a un determinato tipo di prodotto ed è foodie wannabe (colpisci!colpisci!): peffetto! Con due effe e due t.

Bene. I Biscotti Gelato. Premesso che mi ha sempre turbato e non poco il Cucciolone, sia per le barzellette in sé che per il gusto, qui si è sempre tifato Ringo da quando è in commercio. Papà amava il Biscotto Gelato – Gelato Biscotto o come lo vogliamo chiamare (ma come si chiama?). Come me papà era ghiotto di dolci e li preferiva nettamente al salato e se c’era una cosa che non lo faceva letteralmente dormire la notte (come diceva lui) era proprio sapere che ci fosse in casa del gelato. Mi guardava serissimo e diceva “Ne è rimasto? Perché se ne è rimasto io stanotte lo so che vado nel freezer e lo mangio”. Non c’era dieta che teneva. Anche quando era sotto allenamento e seguiva una dieta controllata rinunciando a tutto, al gelato proprio no.

Il gelato è stata l’ultima cosa che mangiato. Una settimana prima è riuscito a mangiare, come per miracolo, una forchettata di spaghettini con pomodoro fresco (i suoi preferiti, anche se una bella Spaghettata con i Ricci o l’aragosta, che lui amava, non è stata possibile) e quattro giorni prima in uno sforzo disumano, mentre lo imploravo di provare a bere una goccia o mandare giù un cucchiaino di granita:

E’ riuscito a buttar giù una punta di un cucchiaino di gelato. Gelato di soia bianco. Per ironia della sorta. Un gelato (il mio) completamente vegano. Bianco. Papà chiamava i gusti per colore (non è che sono stramba per niente io eh). La granita alla mandorla la chiamava: granita bianca. Mi ha sempre fatto sorridere. Lo stesso sorriso di quando diceva “lapis” invece che matita.

Ho questo ricordo di papà che non resiste ai Ringo in frigo. Il Biscotto gelato era qualcosa di irresistibile. Avrebbe voluto pranzarci, cenarci, merendarci (?), colazionarci (?fermatemi?). Incosciamente credo che non smetterò mai più di cucinare correlando tutto a papà. L’ho sempre fatto per una mia terapia personale e mai con “velleità da food blogger”. C’è sempre stato un racconto, un ricordo ma più dolori. E se prima credevo di dovermi fermare per non farli straripare tra i fornelli e le righe, adesso credo che sia giusto andare avanti così. Senza darsi un tempo o una linea. Lasciandosi guidare da quell’istinto ereditato proprio da lui che mi ha portato sempre a strade giuste.

Senza bivi sbagliati. Con indicazioni precise.

Ho scelto il biscotto gelato dal libro di New York perché chi mi segue da un po’ sa che questa città era la meta che non siamo riusciti a raggiungere io e papà. Era la nostra maratona. Era il suo sogno infranto. Uno tra i suoi più grandi dolori. L’anno scorso l’ho guardato e gli ho detto:

“Quando guarisci andiamo a New York e facciamo la maratona pure con una bicicletta. Con un taxi. Con una moto. A piedi”.

E nei suoi occhi la risposta l’ho letta forte e chiara. E per rivederla ogni giorno mi guardo allo specchio fissandomi. E mi dico che alla fine.

Un gelato biscotto a New York imbottito di gelato bianco alla soia mentre guardo la Maratona ci sarà. Per Noi.

Curiosità

(sì. A inizio post ci sarà sempre la Ricetta. E dopo il delirio grammaticale, le foto e i vaneggiamenti neuronali e le curiosità. Perché pare che piacciano e io non sia mai esaustiva a riguardo)

With love, Homemade e Eat me sono state realizzate con formine biscotto-timbrino acquistate da Sass & Belle. Ha un sito online efficace, celere e bellodaimpazzire in perfetto stile Inglish (scritto proprio così).

I tovaglioli con ricamata Maghetta e il piatto sono regali preziosi che mi sono stati donati dai ragazzi che lavorano per Papà e purtroppoadessoperme il 12 Ottobre in occasione della mia prima (e pare unica) Presentazione del libro a Catania.

Il Gelato alla Soia “Bianco” di Valsoia è perfetto e ho adoperato quello. Mi piace il “bianco” che abbinano al Cioccolato e non quello (troppo vaniglioso) che abbinano alla Gianduja (macchisenefregadiraitu. Ma santocielo sono curiosità inutili!).

Sì mi piace molto adoperare i vetri delle marmellate finite come portafiori; in tavola quando se ne spargono due o tre di diverso modello a corredo di alcune con dentro piccole candele (anche galleggianti nell’acqua) pare una magia degna di Hogwarts.

Oh Hogwarts. Altra curiosità. Non è proprio un caso. Ma per questo ci vediamo domani.

Un bacio grande e grazie sempre.

I “macaron” di riso al Cioccolato con Ripieno di Gianduja piemontese


Post scritto immediatamente dopo Pasqua (la cosa incredibile è che continuo a trovare roba. Sembra di essere a El Cairo durante una ingente riesumazione archeologica. Qui di roba inutile, però).

Non è un caso che ci sia un elfo natalizio.

Certo potrei spacciarlo per uno gnomo che ama il verde e il rosso nel periodo primaverile che precede l’estate (no dai non ci credo che sta per arrivare Maggio)  ma perderei di credibilità (quale non si sa). Tutti gli gnomi fashion che si rispettino postano al momento sui loro account instagram solo vestitini forever 21 floreali svolazzanti con sandaletti e borchiette ( sono rimasti indietro di qualche anno ma Ça va sans dire).

Quando si tratta di pupazzetti e amenità ci metto la faccia, ergo non rischierò una carriera così sfolgorante in fatto di idiozie! Per il buon nome di tutti i pupazzetti vincerà l’onestà!  Si potrebbe quindi pensare che riesumo foto del Natale scorso, beh. Così non è. Perché non risalgono a quello appena trascorso ma esattamente a quello del 2011.

Duemilaundicisì. Non mi è partito il tasto sbagliato. Se è arrivato Maggio senza che me ne accorgessi posso anche non scandalizzarmi troppo per il duemilaundici no?

Il mio archivio, lo dico sempre, pullula davvero di esperimenti, roba mai pubblicata che non mi convince da un punto di vista visivo-gustativo o che semplicemente dimentico perché sono un’attempata signora in là con l’età.

Questi “macaron” però li ho fatti e rifatti diversi volte proprio perché la Ricetta è del Grande Maestro Montersino e quindi una garanzia. Non condividerla sarebbe un crimine; per quei pochi che non la conoscessero intendo ( fino alla scuola dell’obbligo sarebbe possibile inserire ” le Ricette basi di Montersino” ? Voglio entrare in politica solo per diventare Ministro dell’istruzione e dare qualcosa in più a questa Italia. “Uscite i libri di Montersino dallo zaino!”. Già mi vedo acclamata con la fascia Miss Ministro interamente realizzata da SantaSignoraPina ad uncinetto, mentre mi aggiro alla Camera del Senato con vassoi di Cannoli. Devo lavorarci. Stando ai fatti assurdi che mi accadono non è un’ipotesi tanto remota. ANZI! ).

( è che sono troppo triste e quando sono così triste dico ancor più di idiozie delle idiozie che dico quando sono meno triste di così. Mi sono spiegata bene, vero?)

Deliziosi biscottini che si possono farcire con infinite creme, ganache, confetture e marmellate. Oppure infilare in bocca e ingozzarsi fino a soffocare. Nessuno mi faccia notare che una vera Food Blogger professionista non mette i biscotti in un periodo dove sarebbe meglio pubblicare uno Smoothie ghiacciato di mango. In Sicilia ci sono tre gradi e giro con il cappello e la sciarpa OK? E sono nervosa. Nessuno osi contraddirmi (ma quello sempre, dai).

Perfette per chi intollerante alla farina è, ma non solo. Si conservano benissimo nella scatola di latta anche perché patiscono moltissimo l’umidità. Questi li avevo imbottiti con un’ottima ganache alla gianduja perché in quel periodo ero appena reduce dalla mia beneamata terra Sabauda. Nessuno mi dica perché non scrivo la ricetta della ganache alla gianduja perché non ricordo assolutamente le dosi. E’ già tanto che io riesca a trovare ricette natalizie di due anni fa (insieme al coraggio) e poi una carriera politica mi attende.

Vado a comprarmi qualche outfit consono per la candidatura attingendo giustappunto dai succitati account di Gnomi iper fashion su instagram. Si accettano consigli.

Prima di andare pero’ una domanda:

Ma voi avete ceduto alla moda del “mezzo gambaletto” o semplicemente calza corta di cotone con scarpa aperta? E’ importante per me. Devo saperlo. Grazie.

La Ricetta

Ingredienti: 160 grammi di tuorli, 160 grammi di farina di riso, 45 grammi d i cacao amaro in polvere, 240 grammi di albumi, 200 grammi di zucchero semolato bianco.

Procedimento: Monta gli albumi con lo zucchero semolato. Incorpora a filo i tuorli che hai leggermente sbattuto prima e infine la farina di riso setacciata con il cacao in polvere mescolando delicatamente dal basso verso l’alto. Con l’aiuto di un cucchiaio ricava tante piccole palline che poggerai sulla carta da forno. Distanziale giusto un po’ perché cresceranno. Scalda per 6-7 minuti massimo in forno già caldo a 240 statico.

Porridge al latte di soia con cannella e mandorle tostate di Avola – Terza Ricetta di Downton Abbey




Ormai per la Rubrica Cibo e Serie Tv e la sottosezione dedicata interamente a Downton Abbey direi di non tirarla troppo per le lunghe e dedicarla da oggi e per sempre alla mia Valebrì (sì proprio la strepitosa Valentina Brida de L’Aroma del Caffè di cui mi fregio di essere amica, contro la sua volontà). Ne è un’appassionata sfegatata proprio come me e visto che è capitato diverse volte di disquisirne, soprattutto circa la meravigliosa Nonnetta, è sacrosanto incentivarmi ancor di più dedicando ogni singolo spadellamento alla Donna dal sorriso che stordisce tanto è bello (come tutto quel che la riguarda del resto).

La Valebrì nazionale del resto è sempre protagonista quando vi sono intrugli correlati alla Rubrica cinematografica. Ricordi Frankenstein Junior e la torta di mele? Ecco sì. La stessa fumettoricetta del libro è proprio stilata, compilata ed elaborata in suo onore.  Oggi dopo il Plumcake alle mandorle amare tostate con sapori di cocco, cannella e agrumi (che trovi qui) e la Sheperd’s Pie (che trovi qui), è la volta della terza ricetta dedicata a Downton Abbey:

Porridge al latte di soia con cannella e mandorle tostate di Avola.

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Li ho chiamati gli Arancini Elllisa – Con Tè Matcha e Gianduioso Pastiglie Leone


Quando Ellli (sì è un periodo che penso solo a Ellli e allora?) su twitter ha confessato al popolo del web di aver fritto la Nutella è stato un momento epico; di quelli che vorresti fermare mentre partono immagini al rallentatore come la corsa di due innamorati sulla spiaggia che si incontrano per poi abbracciarsi fra l’infrangersi delle onde.

Tutto questo accadeva settimane e settimane fa  e dopo aver fatto la Pasta-Yoda in suo onore con le note del tè matcha e della liquirizia (che se te la sei persa puoi recuperare cliccando qui) è la volta dell’Arancino fritto con il Gianduioso e il tè matcha; questo perché essendo io un’antipatica rivoluzionaria mi sono rifiutata di adoperare la crema spalmabile italiana più famosa nel mondo per sostituirla, da brava mezzosangue torinese (sì. Me ne sono convinta) con l’altro orgoglio della Città Magica ovvero il Gianduioso di Pastiglie Leone.

Sì perché è il periodo di Ellli e pure del Gianduioso di Pastiglie Leone visto che pochi giorni fa sono comparsi questi deliziosi baffotti iper-pinnati su Pinterest con mia somma lusinga.

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Il Biscotto Baffoso con il Gianduioso



I biscotti baffosi per Carnevale

  • Domanda intelligente: Cosa ci faccio? Che senso hanno come ricetta di Carnevale?
  • Risposta Cretina: Se infili uno stecchino di legno su per i biscotti, puoi andare in giro così. Poggiandoteli proprio sotto il naso. Indosserai biscotti baffosi. E li sgranocchierai durante la serata. Da solo o in compagnia. C’è chi tiene la maschera sugli occhi e chi i baffi sulla bocca. Logico, no? (no ma vabbè)
  • Domanda intelligente numero 2: E se mi chiedono da cosa sono vestito/a?
  • Risposta Cretina: Con un accento francese/belga rispondi impavido e stoico “Da Monsieur Poirot”. A Poirot piaceva il cioccolato (e suppongo pure il Gianduioso) ed è uno dei baffi più famosi dell’Universo tutto. Primeggerai come uomo/donna cinefilo/giallista capace di grandi correlazioni gastronomiche-culturali. Senza eccedere con citazioni eccessive e non cadendo nel banale (prrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrr a chi ha fatto la domanda intelligente. Uno a zero per iaia. Ora chiamate il 118, grazie).

(oh basta con le domande intelligenti, eh! Che non è questo il luogo. Grazie)

Stasera c’è Matrimoni all’Italiana su Sky nonricordoqualecanale. Programma televisivo del genere reality (ne esiste per caso un altro ormai?) che mostra la sfida all’ultimo tulle e velo di quattro spose che non si conoscono ma che partecipano al matrimonio delle altre giudicando: abito della concorrente, rinfresco e divertimento della serata. Il premio? Un indimenticabile viaggio di nozze interamente offerto della produzione in luogo da sogno tutto spesato alla sposa che avrà ricevuto più voti positivi dalle altre. Credo sia superfluo specificare che trattasi di un covo di vipere che si assegnano vicendevolmente numeri che variano dal tre al sei. Quest’ultimo, il sei,  quando proprio si vuole dimostrare “superiorità” in correlazione a una prova innegabilmente ottima e per nulla sufficiente. Ogni Mercoledì insomma mi ricordo del perché non mi piace essere classificata e stereotipata nella mia identità di donna. Sarà che sono un maschio nato; non per modi e attitudine perché sento scorrere in me possente la forza della femminilità, ma perché in questa orgia di luoghi comuni femminili proprio non riesco a rispecchiarmi. E’ uno studio sociologico che mi piace affrontare. Certo una volta a settimana pare eccessivo soprattutto se oggi ti hanno appena scoperchiato la casa e non hai un frigorifero e tagli il tuo pranzo che è un ananas sopra il lavabo del bagno, ma si sa. Amo esagerare.

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La Ciambella-Plumcake-Torta con il cuore dentro per San Valentino (ma pure per tutto il resto dell’anno)




(Per la ricetta e le considerazioni - se non hai tanto tempo da perdere con i miei deliri, giustamente - salta a piè pari e vai giù giù giù. Dove c’è scritto “tre-due-uno si parteeeeee!”. Però ecco ci potrebbero essere degli appunti interessanti anche nella prolissa introduzione *disse fischiettando e fingendo indifferenza)

Su Pinterest ne ho viste di ogni. In pratica girano queste foto di ciambelle, plumcake, torte e solo il cielo sa cosa che una volta  tagliate mostrano disegni incredibili. Unicorni, stambecchi, paesaggi marini, sirene che si attorcigliano. No dai non è vero. Cuori, cuori, cuori e cuori. Ma anche qualche coniglietto, su. Cuori, cuori e cuori perché  il periodo è chiaramente contaminato dalla follia cuoriciosa dilagante. Per quanto mi riguarda il mio limite è stato ampiamente superato. Sarà che io quest’anno il San Valentino (“sì ma l’amore si festeggia tutto l’anno gne gne gne. Non è un giorno blablabla”. Sì lo so. BASTA. Pietà. Festeggiare è divertente. AMEN) lo festeggerò in un salotto senza salotto apparecchiando un tavolo non avendo un tavolo e sedendo su delle sedie metaforiche perché indovinate un po’.

Non ho più le sedie.

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