Twinkieland – Un Twinkie Mummia in onore di Zombieland


Come dicevo nel week end su Twitter, trascorso in solitaria senza il Nippotorinese in trasferta nella terra natia (uh che bello essere single!), sono già proiettata al Natale. Lo so. E’ assurdo lo so, dai. Considerato che ammorbo il web ormai da fine Settembre con questa Carnevalata Amerigggana (oh la finiamo? Non è il Carnevale Americano! Mettitelo in Zucca! E poi facci il risotto che è buono assai), Ieri il Conte Dracula Twinkie (che se ti sei perso trovi qui), è naturale pensare che in casa sia tra mostri e zombie. Per certi versi sì. Anche perché mega party del 31 da organizzare mi attende, ma c’è un’alternanza psicolabile di cervi, glitterini e nanetti paffuti vestiti di rosso. Lo scorso anno, nonostante mi sia forzata anche in maniera esasperata ed eccessiva di sfoderare tutto il residuo (poco) di spirito natalizio giusto per fare felice Papà e non fargli credere che fossi (come ero e sono) in una depressione mortale, non è che abbia dato davvero il meno peggio di me. Che per il meglio c’è sempre tempo. Stanca come sono e con i tempi ristretti ho dovuto rinunciare a miriadi di progetti interessantissimi, a molti dei quali solo una pazza come me ha potuto dire di no. Mi sono preservata giusto quattro minuti di sanità mentale da condividere con le persone che amo. Quelle che mi continuano ad “accusare” di essere troppo impegnata. Di non avere mai tempo. Blablabla (sacrosanti).



Per dire anche qualche sì, non perdere troppi treni (oh ma quanti ne passano! E’ l’ora di punta?) oltre a dormire poco, pensare (idiozie) molte, e rimboccarsi le maniche, sorridere e continuare fino a quando la testa fa BOOOOMM MMMMMMMM, altro non si può fare. Ho faticato davvero moltissimo, in termini soprattutto di esposizione e finta autostima, e non posso certamente cadere nel vortice di “non ci arrivo più”. A tal proposito, proprio perché bisogna credere di arrivarci sempre (e vincere soprattutto in un moto di ottimismo perpetuo) nasce un progettino. Così. La Domenica mentre Koi mangiava la sua zucca di peluche e io sistemavo quattro offerte di Materiale Elettrico alternando due biscotti a forma di albero di natale con le luci di caramelle. Il progettino si chiama #miiichefame e ho speso giusto due parole qui in questo status di Facebook. C’è anche un account Instagram e se ti iscrivi mi farebbe davvero piacere che me lo facessi sapere, in modo che anche io possa seguirti. L’iniziativa, seppur appena nata, pare che abbia avuto un avvio molto entusiasmante. Staremo a vedere cosa ne verrà fuori. Non è assolutamente (scritto font 234 in grassetto) una “community” dove sentirsi additate, giudicate e osservate ma piuttosto un luogo dove sentirsi al sicuro, meno sole e per certi versi supportate. Dove ogni “sbaglio” sarà preso per quello che è: qualcosa a cui si può porre sempre rimedio. Dove ogni vittoria sarà festeggiata con bande di nani da giardino festanti, bacetti e cuoricini. E’ nata come una sciocchezza buttata lì ma sento odore di qualcosa di buono (di Twinkieeeeeeeee! Devo smetterla, santapizzetta).


Per caso parlavo di Twinkie?! Ma quanto sono buoni? Raramente sono curiosa del cibo di voi umani ma questo Twinkie, santozombie! Tutti a dire che è buonissimo. Che ricorda un po’ la tortina paradiso ma ancor più soffice e gustosa. Un delirio senza fine tanto da richiedermeli per il party di Hallowen. La domanda che mi attanaglia è: si potranno congelare? Perché si sa che non sono affatto preparata in fatto di surgelazione (e mi rifiuto categoricamente di capirci qualcosa) ma solo così potrei davvero riuscire nell’impresa titanica. Tra l’altro questa settimana finiscono la facciata della casa, il cortile e pure la scala che collega alla dependance. Non lo dico per scaramanzia (cos’è che dicevo Venerdì 17 io? *risata isterica) ma forse che forse stiamo finendo.

E io dopo DUE anni di ristrutturazione sono combinata peggio di un qualsiasi Zombie.


  • Se hai deciso di farne una e vuoi farmela vedere ti prego non taggarmi perché mi perdo tra le notifiche. Usa l’hashtag #halloweenconmaghetta oppure #halloweenwithmaghetta (mi spiace sempre tantissimo non potervi parlare, ringraziare e vedere le vostre meraviglie. A mie spese ho imparato dopo anni che l’hashtag è l’unica soluzione. L’hashtag ci salverà!)

Suonano alla porta, ma chi sarà mai? Il Conte Twinkie Draculaaaaaaaaaaa


Giorni fa controllavo se i memo vocali fossero rimasti integri sul mio nuovo telefono. Nessuno osi pensare che io abbia preso il sei e il plus per puro spirito consumistico perché così non è. Per lavoro. “L’ho fatto per lavoro” è la mia scusa ufficiale che funziona sempre (o almeno credo). La prima cosa che mi viene sempre in mente è solo una: cosa penserebbero semmai dovessero trovare-rubarmi-estorcermi i cellulari? (nessuno mi faccia notare che il plurale è assurdo anche solo pensarlo. Sempre PER LAVORO, scritto maiuscolo, sono costretta a differenziare i contatti della mia vita). Con tutte quelle immagini di pupazzetti e sangue. Passando da Maghetta abbigliata di fiori a Norman Bates con la parrucca che squarta le pelli della vicina di casa e ci fa una abat-jour. Con tutti i miei social, le mie note bizzarre del tipo “dire a Sebi di comprare un mango che somigli a un fantasma” ma soprattutto i miei memo vocali, dove intono canzoncine con acuti di decibel preoccupanti sognando di cantare sulle spiagge della Sardegna insieme a Pier, marito di Ale. Con Pablo che fa da accompagnamento a tutto con un maranzanu siculo e Koi e Jana che ballano vestite in maniera siculsarda folcloristica. C’è anche Iris che balla la mazurca. Insomma cosa succederebbe semmai dovesse capitare in brutte mani? (fermo restando che la coscienza mi fa pensare che più brutte di queste sia umanamente inconcepibile)

Il fatto è che ho trovato il file audio tratto da Zombieland proprio quando si raggiunge la massima espressione filosofica del twinkie (su cosa sto farneticando? Ecco lo sapevo ti sei perso questo post!). Questo avvalora la tesi che io sia una psicopatica professionista e che mesi fa fossi incollata con il mio iphone alla cassa della tv per fare questo appunto vocale. Per  ricordarmi di prepararli. Trovare il file “twinkie rulez” è stato per me una sorta di segno del destino (o una conferma che dovessi intervenire e richiamare lo psichiatra. Ma sempre per via del lavoro-ottimascusa-non posso). Ero già allora convinta che la mia vita  sarebbe stata votata al Twinkie e che sarei diventata la massima esperta mondiale (contando che non so di cosa stia parlando, che non l’ho mai assaggiato né mai lo farò il tutto assume un quid ancor più geniale no?). Il file è la conferma suprema. Questo per dire che sono molto orgogliosa di ribadire: Twinkie Power. Vi convincerò tutti che nel twinkie si trovano le risposte alle domande più ancestrali del genere umano: a partire da è nato prima l’uovo o la gallina sino ad arrivare a quella che attanaglia l’Italia intera: il tiramisù di Pompi era davvero così buono? (Ombrella mi ha dato delucidazioni al riguardo e tanto mi basta)

Un po’ come se chiudesse una mia caffetteria (se non l’hai capita è semplicemente perché non mi segui e quindi sei sano di mente. Complimenti).

Gli Americani ricoprono i Twinkie con la glassa. Li immagino pure friggerli come fossero Corn Dog al lunapark. Ve li ricordate i Corn Dog, vero? E se no: non avete letto il mio libro e questo fa di voi, sempre, delle persone sane di mente (che ci fate qui? Spiegatemelo). Allora vedendo tutti questi Twinkie ricoperti di glassa mi sono detta:

e chi sono io per non ricoprirli di Pasta di Zucchero? Per diventare la Regina indiscussa dei Twinkie (sì, ho un problema) DEVO cominciare a dettare legge, mettere le mani sui fianchi e battere i piedini come la vecchia zia Gina nel cortile siculo con velo nero e pomodori secchi sopra la sedia di legno e corda intrecciata d’ordinanza. Ho cominciato con il Conte, perché è sempre stato surclassato qui dal signorino Frankenstein. Giusto per riequilibrare un po’. L’idea è quella di preparare tanti (ma proprio tanti, che vi assicuro vanno giù che è una meraviglia e piacciono ai palati più diversi) Twinkie e poi sbizzarrirsi. Con due-quattro dettagli vengon fuori davvero dei personaggi carini. Se si hanno a disposizione degli occhi di zucchero si fa anche prima.

Una semplice Tarte Tatin per ricordare che 11 e 12 Ottobre le Mele scendono in piazza per l’AISM


Per 8 persone

  • 8 mele (quelle Aism sono le migliori!)
  • 50 grammi di burro
  • 7/8 cucchiai abbondanti di zucchero semolato bianco

 

  • Per la pasta brisée: 200 grammi di farina, 100 grammi di burro a pezzetti freddo, 1 pizzico di sale, 2/3 cucchiai di acqua ghiacciata.

Versa la farina sul piano da lavoro e unisci il sale. Forma la fontana e unisci il burro a pezzetti come da copione per la preparazione per la brisée. Lavora con la punta delle dita incorporando pian piano il burro alla farina. Picchiettando e formando la famosissima “sabbiatura”, ovvero un composto sbricioloso-burroso che ricorda appunto la sabbia. Versa i cucchiai di acqua fredda e lavora velocemente senza maneggiarla troppo fino a quando ottieni una pallottola liscia e omogenea. Avvolgi nella pellicola e fai riposare in forno. Nel frattempo prepara la prima parte della cottura.

Sbuccia le mele e privale dei torsoli. Tagliale a quarti e poi ancora. Generalmente le mele devono essere tagliate non dico grossolanamente ma neanche troppo sottili. Imburra abbondantemente il fondo di una tortiera che possa andare sul fuoco diretto senza problemi (l’alluminio è ovviamente perfetto). Cospargi la superficie con 4 (5 se serve) cucchiai di zucchero e disponi le mele (io ho messo la parte centrale della mela tagliata trasversalmente al centro e poi ho proseguito a raggio ma dipende dai gusti). Cerca di sistemarle ordinatamente. Prosegui poi con un altro strato cospargendo sempre con lo zucchero e quindi i restanti cucchiai. Poggia sulle mele le altre fette e cerca di incastrarle per benino in modo che non lascino degli antiestetici buchi tra uno strato e l’altro (che diciamocelo: al momento del rovesciamento della torta potrebbero aggiungere un grado di difficoltà di cui francamente non sentiamo l’esigenza).

Metti la tortiera su una fiamma media (senza esagerare) per dieci minuti (8 dovrebbero essere perfetti) in modo che lo zucchero con il burro al fondo formi il caramello. Presta ben attenzione e non esagerare con la gradazione della fiamma. Nel frattempo puoi stendere la pasta brisèe con mattarello infarinato e piano pure, in modo da ricoprire per bene tutta la superficie delle mele che hai tolto dal fuoco. Rimbocca per bene la pasta (fai attenzione ai bordi perché sono chiaramente caldissimi. Non fare come me che molto furbamente ci ho lasciato tre falangette. Sono il solito genio. Se attendi qualche minuto non comprometti nulla). Dopo aver rimboccato per bene i laterali fai qualche piccolo forellino in modo che il vapore in cottura fuoriesca senza problemi e non inumidisca eccessivamente la base. Inforna a preriscaldato 180 per 40 minuti almeno non appena la base risulterà dorata. Quando la pasta è bella che dorata toglila dal forno e senza paura (arriva il momento fatidico che fa tanto detestare la Tarte Tatin!) rovesciala con decisione su un piatto. Devi essere decisa, coraggiosa, impavida (e tutti i sinonimi) perché se il caramello si compatta e raffredda rimarrà attaccata per sempre. Nei secoli dei secoli e avverrà davanti a te il famigerato disastro della Tarte Tatin (leggi: mele spatasciate ovunque e una cuoca disperata in un angolo a piangere).

11 e 12 Ottobre le Mele scendono, come sempre in questo periodo dell’anno, in piazza per combattere la Sclerosi Multipla (AISM). Puoi seguire l’associazione anche sulla Pagina Facebook, su Twitter,  su Flickr e su Youtube. In questa pagina puoi cercare esattamente la piazza interessata. Lascio dodici Link di ricette che contengono le mele giusto per qualche spunto visto che ne dovremo comprare a chili e catapultarci immediatamente a saccheggiare i banchetti come è giusto che sia. Dall’Antipasto al Pane. Dal Primo al Contorno.Dal Secondo al Dolce. Che sia nell’insalata con il radicchio, in abbinamento al pesce o alla carne, la mela è sempre una nostra fida alleata. In questo particolare caso per veicolare un messaggio importante che mai bisogna dimenticare: la Ricerca è tutto e l’AISM tocca tutti. 

Ciambella Frankenstein e il Party Ciambelloso!


(foto finita su Explore di Flickr con somma lusinga. Pare che il Signor Flickr mi riconosca una qual certa benevolenza quando si tratta di fiori, insetti e macro)

Forse dovevo proprio fare “La Settimana della Ciambella con i bicchieri di plastica per Halloween e diverse declinazioni” perché dopo la ciambella dentro la Ciambella (la ricetta la trovi qui) e La ZucCiambella, ovvero la Ciambella a forma di Zucca (la ricetta la trovi qui), che ricetta sorprendente e innovativa avrò mai eseguito per la Ciambella Frankenstein? Già.

La VideoRicetta della Torta-Ciambella con i Bicchieri di Plastica la trovi qui sul mio Canale Youtube.

  • 3 bicchieri di farina 00
  • 2 bicchieri di zucchero
  • 1 bicchiere di olio di semi (o burro fuso ma in quel caso un po’ meno di un bicchiere colmo)
  • 1 bustina di lievito (16 gr)
  • 3 uova di media grandezza
  • 1 bicchiere di latte intero (o soia, parzialmente scremato, riso, yogurt come preferisci)
  • aroma
  • colorante verde (se non vuoi adoperare il colorante alimentare c’è sempre il tè matcha. Non verrà industriale come questo e quindi di impatto scenografico volutamente finto ma sicuramente molto colorato)

Versa tutti gli ingredienti in un recipiente (o nel robot da cucina) e lavora fino a quando non hai ottenuto un composto cremoso, denso e compatto. Non avere paura di lavorarlo.

(per la versione al cacao metti 2 bicchieri di farina e 1 di cacao amaro in polvere. Aggiungi eventualmente un po’ di farina nel caso in cui il composto ti sembri troppo liquido. Potrebbe dipendere dalla grandezza delle uova ma generalmente questa proporzione non dovrebbe dare problemi)

180 gradi già caldo per 30-35 minuti ma è sempre bene controllare con lo stecchino di legno. Quando esce asciutto tirare fuori dal forno e lasciare raffreddare.



L’idea, che ho rappresentato facendo il facciotto di Frankenstein proprio perché lo trovo divertente (sotto ti lascio qualche altro link per altre preparazioni dolci e salate che riguardano questo adorabile e indiscusso protagonista), può essere declinata in diverse maniere. Ma è l’idea del Ciambella Party su cui fremo all’idea di ticchettare (post-video-foto in arrivo).

  • Fare un Ciambellotto bianco e dire ai bimbi di disegnare una faccia mostruosa.

 

  • Fare un party ciambelloso basato proprio sulla possibilità di creare mostri tutti insieme. Mettendo a disposizione diversi tipi di ciambelle multi gusto,  frutta secca, cioccolato fuso, marmellate e diversi decori come gli zuccherini e caramelle. Senza  dimenticare le liquirizie e i marshmallow che si prestano benissimo in queste occasioni.

Come si fa un po’ con il Bruschetta Party (che se non sai cos’è mi avvolge un alone di tristezza) quando si mettono a disposizioni chili e chili di pane tostato e decine e decine e decine di ingredienti di ogni tipo e sorta per comporre ognuno la Bruschetta perfetta.

Bimbi che tagliano ciambelle e creano personaggi e mondi. Li si potrebbe insegnare e aiutare a narrare le storie. Scriverle o disegnarle e poi raccontarle in cerchio. Con pochi ingredienti e fantasia si potrebbe ottenere qualcosa di indimenticabile, unico nel proprio genere e soprattutto costruttivo e creativo. Frankenstein rinasce sempre per dar vita a spunti incredibili. C’è poco da fare.

Nota sugli occhietti perché so già che scateneranno curiosità:

Gli occhietti 3D adorabili li ho acquistati, come spesso accade, su Amazon. Che sia .co.uk, .com, .fr, e naturalmente .it mi trovo sempre benissimo. Sono talmente celeri da fare paura. Pochi giorni fa ho ordinato i coloranti alimentari (da un rivenditore di Roma) il pomeriggio alle 16.00 e senza alcun tipo di sovrapprezzo me li sono vista recapitare l’indomani mattina alle 12:00. Ci impiegavo di più a uscire, trovare il negozio e soprattutto parcheggio. Per Halloween poi ci sono delle chicche pazzesche come ogni anno soprattutto rivolte al mondo del food.

Altri Frankenstein? 

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La ZucCiambella: La Ciambella a forma di Zucca


La Ricetta della Ciambella con i bicchieri di plastica:

(la stessa che ho adoperato per la Ciambella con dentro la ciambella)

  • 3 bicchieri di farina 00
  • 2 bicchieri di zucchero
  • 1 bicchiere di olio di semi (o burro fuso ma in quel caso un po’ meno di un bicchiere colmo)
  • 1 bustina di lievito (16 gr)
  • 3 uova di media grandezza
  • 1 bicchiere di latte intero (o soia, parzialmente scremato, riso, yogurt come preferisci)
  • aroma

Versa tutti gli ingredienti in un recipiente (o nel robot da cucina) e lavora fino a quando non hai ottenuto un composto cremoso, denso e compatto. Non avere paura di lavorarlo.

(per la versione al cacao metti 2 bicchieri di farina e 1 di cacao amaro in polvere. Aggiungi eventualmente un po’ di farina nel caso in cui il composto ti sembri troppo liquido. Potrebbe dipendere dalla grandezza delle uova ma generalmente questa proporzione non dovrebbe dare problemi)

180 gradi già caldo per 30-35 minuti ma è sempre bene controllare con lo stecchino di legno. Quando esce asciutto tirare fuori dal forno e lasciare raffreddare.

Per la glassa 

  • zucchero a velo
  • acqua
  • colorante alimentare in gel arancione per la zucca
  • colorante alimentare in gel verde per il torsolo della zucca
  • (si può aromatizzare con essenze a piacere)

(per la glassa aggiungi allo zucchero a velo dell’acqua, quanto basta sino a ottenere una cremina “collosa”. Ci sarebbe pure la proporzione classica di 300 grammi di zucchero a velo per 50 grammi circa di albume ma se l’alleggeriamo con l’acqua male non fa).

Prepara due ciambelle e quindi due impasti della Ricetta con i bicchieri di plastica. Per il torsolo ho adoperato un pezzetto di ciambella, precedentemente preparata per altri scopi. Nel caso in cui non se ne abbia a disposizione altra, basterà mettere da parte un po’ di impasto da entrambi le preparazioni per la ZucCiambella in modo che i due risultino perfettamente proporzionati e infornare in una piccola teglietta da muffin. A seguire i diversi passaggi fotografati.

Per “i semi di zucca”: metti in un recipiente delle mandorle spellate e tostale in padella o nel forno su carta da forno per qualche minuto. Versa della marmellata di albicocca (o altra che preferisci, sempre di colore chiaro) per essere completamente in linea visiva con la zucca vera. Io ho sbagliato perché non ho voluto abusare di marmellata e mandorle credendo che potesse essere nauseante e quindi non sono andata fin su in superficie bensì fino a solo coprire la prima ciambella. Ho sbagliato perché poi servendo le diverse fette non dispiaceva affatto questo contorno di marmellata e mandorle. Anzi è stato molto apprezzato. Facendo così poi ho avuto l’inconveniente di dover “tappare” letteralmente una parte con altra ciambella (da un precedente lavoro) per far sì che il torsolo non affondasse letteralmente. Insomma: riempi pure il cerchio senza temere ripercussioni gustative. Melius abundare quam deficere.

Le mandorle si sposano benissimo come “effetto semino di zucca” e se impastricciate con una qualsivoglia marmellata chiara diventano l’esatta fotocopia visiva. Pensavo, mentre fotografavo, però che anche i veri semi di zucca non sarebbero una cattiva idea. Un contrasto anche salato è da tenere in considerazione, perché no? Se invece ci si vuole sempre mantenere sul dolce inserire qualche candito, goccia di cioccolato o pezzetti grezzi tagliati al coltello rimane sempre un appunto culinario da non dimenticare.

Ho unito le due ciambelle con uno strato generoso di marmellata di albicocche, la stessa che ho adoperato per le mandorle. Si potrebbe per i più golosi fare anche un bello strato di cioccolato fuso perché del resto l’abbinamento cioccolato-albicocca evoca uno dei dolci più amati a livello intergalattico: la Sacher.

Il Torsolo della Zucca verrà ricoperto dalla glassa colorata verde (mi sono un po’ pentita di questa scelta “cartoon” perché francamente avrei preferito il marrone, che non avevo. Col senno di poi mi sono resa conto che sarebbe bastato non colorarlo. L’impatto visivo ne avrebbe guadagnato di certo).

Versa la glassa dedicatamente, aiutandoti magari con una spatolina in silicone. Posizionala sin da subito sul piatto in cui vorrai servirla perché nonostante non sia troppo facile potrebbe collassare e il cielo non voglia che questo accada!

Per non sporcare il piatto, o l’alzata come nel mio caso, prima di versare la glassa e sistemarla lungo la superficie ricopri tutto con della carta da stagnola, che è perfetta in quando aderisce benissimo e può essere rimossa senza alcun problema. Si formeranno naturalmente durante l’asciugatura delle crepature alla base. Nessun problema. Con un piccolo coltellino o con le mani stesse si potrà sistemare, livellare, aggiustare.

La glassa può asciugare tranquillamente fuori dal frigo a patto che non ci sia troppo caldo nell’ambiente. Solidificherà in qualche ora.

 

Già lo scorso anno avevo in mente di fare una preparazione semplicissima che richiedesse pochissimo tempo ma scenografica. Stupire con poco centuplica la soddisfazione. Essendo la Zucca l’indiscussa protagonista di tutto l’Autunno bisognava omaggiarla a dovere. Quando si pensa all’elaborazione culinaria più semplice, ma buona, che c’è, quel neurone con il cappello da cuoco ha sempre in mente lei: la ciambella.

Anche la torta di mele è vero, ma se fossero entrambe sulla torre sono pronta a scommettere che in moltissimi salverebbero lei. L’Imperatrice Ciambella al cospetto della bionda Principessa Torta di Mela (sto forse degenerando? e quando mai?) ha ancor più fedeli sudditi. La principessa, ahimè, viene purtroppo bistrattata al suo confronto più che altro per la presenza dell’ingrediente principale che è la mela. Che ci piaccia o no (a me fa rabbrividire ma tant’è), ad alcuni umani la frutta non piace e in particolar modo nei dolci (siamo noi gli alieni, giusto?). Quella fazione che sogna cucchiaiate di nutella e cioccolato ovunque (vade retro!). La ciambella, oltre a essere uno dei dolci preferiti del mio papino (e qua ti volevo!) è in assoluto una delle preparazioni che faccio più spesso e che pur passando sotto la mia lente perfezionista e distruttrice il più delle volte riesce quasi a soddisfarmi. Della ricetta con i bicchieri di plastica (HABEMUS VIDEO!) ho parlato fino alla nausea credo ormai dal 2009 e nonostante siano passati appena due anni (nessuno mi faccia notare che sono di più. Mi sto convincendo. CINQUE? non ci credo!) si riconferma ancora una volta la migliore.

Per tenuta, sofficità, umidità e sapore. E’ come fosse una formula magica perfetta per ogni tipo di occasione (anche con il latte di riso, soia, kamut e mandorle, sì). Basta scegliere le materie prime migliori e più si presterà attenzione a questo più il risultato sarà senza esagerare idilliaco. Non ho avuto dubbi, insomma, quando mi sono posta il problema di scegliere una ricetta base ma gustosa non banale, che reggesse bene “l’impalcatura zuccosa” e che non mi tradisse con preoccupanti cedimenti. Ho voluto fotografare i passaggi, abitudine che non ho mai avuto ma che molte volte mi è stato richiesto di fare soprattutto su instagram che è diventato ormai il porto ufficiale della mia comunicazione con voi, per dimostrare che non è mai complicato come sembra. Molte volte mi viene detto “mi piaci perché fai apparire tutto semplice e comincio a crederci anche io!”, che è una di quelle frasi che mi lusinga e rende felice; che traspaia questo e che non in ultimo sia un incentivo a provare e per certi sfidarsi è importante. Che si argomenti circa una semplice ciambella o di altro. Innescare una piccola miccia di fiducia nelle proprie capacità (perché ci sono sempre) trovo sia in una parola soltanto: vitale.

Sarà mia abitudine da ora in avanti, soprattutto per questo tipo di preparazioni, non mostrare soltanto il risultato finale quando non faccio la VideoRicetta, e cercherò di fotografare step by step. A volte mi ritrovo a fare quattro preparazioni contemporaneamente correndo come una matta, tra telefono, Koi, persone in giro /altro e francamente mi risulta difficile capire esattamente cosa io stia facendo. Vado avanti per inerzia (leggi: azioni fisiche incomprensibili che portano sorprendentemente a dei risultati insperati).  Se questo però può essere d’aiuto ben venga! Che io fotografi passaggi del falsomagro con il prosciutto quando sto scrivendo sulla Cheesecake alle nocciole è già un triste dato di fatto/presagio, secondo me. Ma chi la dura la vince.

Stando ai commenti dove anticipo le ricette future che pubblicherò qui sui vari social, pare che in molti vogliano provare a farla. Vi lascio quindi l’hashtag nel caso in cui vi andasse di farmela vedere. Sapete già che per quanto sia leggermente migliorata con le email, messaggi e mention, faccio sempre un po’ di fatica.

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La bocca di Dracula


Si possono pure fare, queste bocche, con due fettine di mela se proprio non ci si vuole fiondare a capofitto sui carboidrati (vabbè ma è solo un biscotto. E’ sacrosanto però non sindacare ed eventualmente sottolineare una variante).

La bocca di Dracula (con le mandorle-canini ricorda il Conte altrimenti una bocca mostruosa a caso) è gettonatissima nel periodo di Halloween. Non vi è una bacheca Pinterest che non ce l’abbia. La moda la dettano sì le Food Blogger, in particolar modo quelle di oltreoceano, ma la Bibbia Visiva insieme a Instagram è indubbiamente la succitata piattaforma.

La bocca di Dracula oltre a essere veloce, divertente e scenografica con pochissimo,  rimane un dolcetto che inevitabilmente ricorda gli S’More, altrettanto perfetti per il periodo. Per questo vi lascio il link della ricetta qui e della VideoRicetta qui. L’immaginario comune ci porta sempre in quel bosco dove si fanno chili di marshmallow arrostiti e un gruppetto di Scout ignari di quello che sta per accadere racconta storie dell’orrore. Prima del calare del buio *disse ridacchiando e addentando una bocca di Dracula.

Mi pavoneggio un po’ con questi candelabri preziosi e rarissimi del Seicento, perché la mia adorabile amica Pinella (nonché Architetto che ha supportato e sopportato me nei lavori in casa e ufficio che da più di un anno si protraggono) me li ha prestati per uno dei miei progetti segreti segretissimi. Ne ho approfittato per provarli in qualche scatto con somma emozione nonché folle paura che possa accader loro qualcosa. Pare che provengano da una chiesa e portano ancora della cera vecchissima. Passerò la notte a guardarli.E inventarci su storie.

Su Youtube cresciamo ogni giorno, nonostante sia il Social in assoluto che adopero meno. Questo mi incentiva ancor di più a usarlo e non escludo colpi di scena pazzeschi (regia posso avere un altro po’ di scricchioliiii di porta? grazie).




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Ciambella con dentro una Ciambella a forma di Ciambella. No. Di zucca, volevo dire Zucca.


Due impasti

Impasto arancione (Impasto Disegno)

  • 3 bicchieri di plastica di farina
  • 2 bicchieri di plastica di zucchero
  • 3 uova
  • 1 bicchiere non troppo colmo di olio vegetale
  • 1 bustina di lievito
  • 1 bicchiere di yogurt naturale bianco non zuccherato
  • 1 cucchiaino di cannella
  • 1 pizzico di colorante alimentare arancione

Impasto al cacao (Impasto Involucro)

  • 2 bicchieri di plastica di farina
  • 1 bicchiere di cacao amaro in polvere
  • 3 uova
  • 1 bicchiere non troppo colmo di olio vegetale
  • 1 bustina di lievito
  • 1 bicchiere di latte intero tiepido
  • 1 pizzico di sale
  • aromi o spezie a scelta tenendo conto di quelle anche adoperate eventualmente nell’impasto arancione

Per entrambi gli impasti: mettere tutti gli ingredienti in un recipiente e lavorarli un bel po’ con lo sbattitore elettrico o robot da cucina. Il primo impasto va infornato a 180 già caldo per 30-40 minuti controllando sempre con lo stecchino. Quando è asciutto tirare fuori e fare raffreddare completamente. L’impasto involucro sempre a 180 già caldo per 30-35 minuti. Prestare attenzione perché con gli impasti cioccolatosi si rischia di bruciare o non cuocere perfettamente.

Per questo impasto “disegno arancione” ho adoperato la doppia dose di quella sopra descritta in quanto dovevo fare altre preparazioni ma con un involucro alla vaniglia bianco. Il rettangolare è sempre meglio e chi vuole addentrarsi ancor più nella vicenda capirà il perché poco più sotto.

In questo post, che ti segnalo anche per altre ragioni, ci sono le domande e risposte che mi vengono spesso rivolte su ogni social riguardo questa “tecnica”.
Lo so. Sono poco sintetica e il più delle volte prolissa ma magari c’è sempre quel masochista adorabile che vuole infliggersi questa pena.

Ogni volta che posto una ciambella, torta, panettone, dolceacaso con questa “tecnica” si nota sempre un gran  stupore. Questa è l’ennesima preparazione su cui vorrei puntare, come dicevo qualche post fa, per questo Halloween. Elaborazioni davvero molto semplici che richiedono poco tempo ma a impatto scenografico altissimo. Non poteva quindi mancare una (ma anche altre) realizzazione di questo tipo. Avevo già mostrato nella ciambella con il cuore dentro (trovi tutti i link in fondo al post) i diversi passaggi attraverso uno step by step su instagram. E’ molto più difficile spiegarlo (soprattutto se a farlo sono io) piuttosto che farlo. L’incredulità il più delle volte è dovuta al fatto che si è restii a credere che una ciambella possa cuocere due volte e soprattutto non si sfaldi a contatto con un altro impasto liquido. Posso assicurare, mano sul cuore, che così non è. Mi sono ripromessa molte volte di fare la videoricetta (è richiestissima) e così farò prima di Halloween, ma nel frattempo lascio quest’ennesimo passo-passo, forse un po’ più completo di quello improvvisato su instagram per Pasqua.

A Halloween una preparazione di questo tipo è perfetta prima di tutto perché si serve un dolce con ingredienti sani e non troppo elaborati che può essere declinato in tutte le varianti del caso (senza glutine, senza latte, senza zucchero, total vegan, etcetc) e che può assumere infinite forme sia all’esterno che all’interno. Ho in programma le fettine con il teschio, con il fantasma e con la strega (ma sono indecisa se soltanto con il cappello o la scopa. Dipende da cosa è più facile intagliare o da che formina si presta bene). Tutto sta nel fare una prima ciambella del colore di cui dovrà essere la forma protagonista (o gusto perché non per forza si devono adoperare i coloranti alimentari; anche se francamente una volta ogni tanto non è che sia mortale. Mi preoccuperei molto più del resto che si ingerisce giornalmente: vedi cioccolato industriale, zucchero raffinato, grasso colante e un clamoroso e variopinto etcetc) e un’altra poi che sarà l’involucro. Si possono preparare entrambi nello stesso momento. L’impasto “involucro” si manterrà benissimo con la pellicola a contatto dentro il frigorifero anche per otto ore, senza alcun tipo di problema. Le forme a ciambella sono quelle più ostiche. Ho scelto proprio la ciambella per mostrarvi quello che generalmente accade e le difficoltà cui si va incontro. Le forme plumcake o rettangolare o quadrata rimangono invece quelle più facili da realizzare e che non creano superfici irregolari come in questo caso.

Ma perché la ciambella   o le forme arrotondate creano problemi ?

(parte la musica di quark *quella del formaggio)

(che battuta triste, santo cielo. Si vede proprio che è Lunedì)

Presto detto. La forma che abbiamo scelto per l’interno deve ovviamente stare il più ferma possibile soprattutto in virtù del fatto che dovrà accogliere il peso dell’impasto “involucro”. Nonostante come dicevo non ci si debba preoccupare che collassi (ma è pur vero che parlo per gli impasti che ho adoperato io. Tenterò di farne altri vegani, gluten free etc per vedere un po’ se si incorre in altri problemi) è importante mantenere una qual certa stabilità. La forma a ciambella non garantisce proprio questa, sfortunatamente. Le fettine del primo impasto infatti proprio perché dovranno girare non possono permettere un “fissaggio” perfetto, anzi tutt’altro. Questo farà sì che tra una fettina di zucca e l’altra, in questo caso, si insinui l’impasto involucro al cioccolato e quindi al momento del taglio non tutte le fettine avranno il disegno della zucca interna e ancor peggio contamineranno anche quelle. Non in ultimo l’impasto involucro, tendendo a insinuarsi un po’ più tra il disegno, “non basterà” a coprirlo completamente e formerà questo fastidioso effetto visivo della fetta che fuoriesce a fine cottura in superficie (che nel caso vi infastidisse troppo può comunque essere camuffata con della glassa o una copertura di cioccolato). Ho scelto di eseguirla in questo modo proprio per mostrarvi i “difetti” che potreste trovare mentre al contrario guardando la forma del plumcake con il cuore vi renderete conto che tutto è risultato perfetto. Non sarete voi ad aver sbagliato qualcosa nel caso. Dipende esclusivamente dalla forma e dal posizionamento del disegno (e come dicevo poco sopra anche dell’impasto diverso che sceglierete nel caso).

Oh parlerò-scriverò pure tanto ma tutto questo studio intrinseco dell’impasto chi ve lo fa? Per una volta in vita mia voglio pavoneggiarmi e sentirmi utile all’umanità.

C’è poco da fare. Sragiono.

 

  • Se hai deciso di farne una e vuoi farmela vedere ti prego non taggarmi perché mi perdo tra le notifiche. Usa l’hashtag #halloweenconmaghetta oppure #halloweenwithmaghetta (mi spiace sempre tantissimo non potervi parlare, ringraziare e vedere le vostre meraviglie. A mie spese ho imparato dopo anni che l’hashtag è l’unica soluzione. L’hashtag ci salverà!).

Vi lascio i link degli altri esperimenti:

La Torta/Ciambella con i bicchieri di Plastica


Ne ho parlato fino allo sfinimento. Ho fatto la VideoRicetta. Ho fatto decinedecinedecinedecine di Ricette. L’ho messa sul mio Libro. Ma mai le avevo dedicato un angolo dove poter sintetizzare la facilità di questa incredibile preparazione che  ha come unità di misura il classico bicchiere di plastica. In un momento di lungimiranza improvvisa senza tanti frizzi e lazzi: eccola.

  • 3 bicchieri di plastica di farina
  • 2 bicchieri di plastica di zucchero
  • 3 uova
  • 1 bicchiere non troppo calma di olio vegetale (o di burro sciolto)
  • 1 bustina di lievito
  • 1 bicchiere di yogurt naturale bianco non zuccherato (oppure un bicchieri di latte; anche vegetale sì)
  • aroma o spezia che si preferisce (cannella, vaniglia, essenze)
  •  1 pizzico di sale

Per la versione cioccolatosa: Invece di Tre bicchieri di farina soltanto due più uno di cacao amaro in polvere.

Metti tutti gli ingredienti in un recipiente e lavorali un bel po’ con lo sbattitore elettrico o robot da cucina. Inforna a 180 già caldo per 30-40 minuti controllando sempre con lo stecchino. Quando è asciutto tira fuori e fai raffreddare completamente.

Cheeesecake al Cocco e mostri da tenere a bada sotto l’Ombrell(a)


Per una tortiera di 20-22 cm a cerniera

Per la base: 350 grammi di frollini, 170 grammi di burro, 60 grammi di cocco disidratato

Per il ripieno: 200 grammi di formaggio spalmabile, 170 grammi di mascarpone, 260 ml di latte di cocco, 170 ml di panna da montare, 70 grammi di zucchero, 4 foglie di gelatina in fogli, essenza di vaniglia

(ho diviso per 2/3 tutti gli ingredienti perché ho preso questa ricetta su un forum americano di cui non ricordo il link. Avevo fatto giusto qualche variazione in passato ma questa volta non so perché pur adoperando la stessa teglia mi è rimasto tantissimo composto. In quel caso senza disperare si possono fare bicchierini con tanta frutta fresca o mini cheesecake monoporzione. Gli ingredienti, per dovere di cronaca, che ho utilizzato comunque sono: 300 grammi di formaggio spalmabile, 250 grammi di mascarpone, 400 ml di latte di cocco, 250 ml di panna da montare, 100 grammi di zucchero, essenza di vaniglia. Che non sono mica sicura di saper dividere due terzi *ticchettò nervosa ridendo preoccupatissima)

Per la copertura: cocco disidratato (potete disporre pezzi di frutta fresca quali ananas o scaglie di cocco fresco abbinate a lamelle di frutta secca, come mandorle, se piace)

Metti i fogli di gelatina in acqua ghiacciata. In un mixer riduci i biscotti in polvere (o mettili dentro un sacchetto e come sempre colpisci violentemente). Versa la polvere di biscotti in un recipiente e unisci il burro fuso che non deve in alcun modo cuocere. Deve essere sì allo stato liquido ma non cuocere nel padellino o al micro. Aggiungi il cocco disidratato e premi il composto che hai ottenuto nel fondo della teglia a cerniera ben imburrata. Cerca di creare un bordo piuttosto alto in modo da ottenere una cheesecake con le pareti di biscotto, che esteticamente risulta essere molto accattivante. Adesso tocca al ripieno quindi infila la base dentro il frigo.

In un pentolino metti il latte di cocco e la panna. Aggiungi i fogli di gelatina ben strizzati e aspetta che si sciolgano. Lavora in un recipiente a parte il mascarpone con il formaggio spalmabile, lo zucchero e l’essenza di vaniglia. Fallo energicamente a mano o con un frullino elettrico alternando ben bene con la panna e il latte di cocco che non dovranno essere troppo caldi. Versa il contenuto (piuttosto liquido) sopra la base di biscotti che hai conservato nel frigo e lascia riposare per almeno otto ore in frigorifero. Decora come preferisci. Questa cheesecake ha una consistenza piuttosto molle. Non è di quelle ben compatte e dense o per capirci come quelle cotte in forno o fredde allo yogurt molto statiche. E’ cremosa ed è questa la sua particolarità.

Accennavo qui giusto qualche giorno fa al fatto che il ventuno settembre sarà il compleanno di Stephen King e che essendo ghiotto di cheesecake, pare ne sia schiavo, era giusto riesumare quelle quattordici versioni che ho pubblicato e che puoi trovare nel post di ieri, qui ma anche dedicargliene altre e altre ancora. Anche perché non nascondo (ma si era ben capito) che sono già da un po’ in modalità Halloween. Chi mi legge infliggendosi questa pena sa che svariate volte ho farfugliato riguardo il mio personalissimo significato di questa “festa”. Onorare la morte diventa in fondo l’esorcizzazione di  dolori incontrollabili.

Sono un po’ diventata quella bimba adorabile (c’è dell’ironia. Mazzate sulla nuca!), come una sorta di  Pollyanna della rete su cui si abbattono tragedie di entità abnorme ma continua imperterrita a giocare con i cristalli del lampadario in cerca di luci e unicorni. Ecco. Adesso ho bisogno di sangue, serial killer e pazzi omicidi per allontanare, scongiurare, esorcizzare un bel po’ di sofferenza. In maniera mite e placata con il tovagliolo della nonna ricamato e l’alzata della zia Luci, certo ma. Nero assoluto. Per inaugurare questo gran bel periodo fatta di muse, racconti ed essenze celate cui accennavo sempre nell’introduzione di questa rubrica dal nome “Cheesecake all’Overlook” ho voluto concedermi quello che per troppo tempo ho posticipato: delle ore in solitudine con Ombrella. Tra poco toccherà territorio siculo e davanti a noi si prospettano le basi per un futuro pieno di nero e rosso. Rimango nonostante tutto una Pollyanna seppur in versione zombie-clown.

Quello che io e Ombrella faremo potrebbe pure non essere tutto questo segreto perché sembra più che ovvio, ma per me rappresenta l’inizio di qualcosa di veramente importante. Lo scorso anno il 17 Settembre usciva il mio libro. A distanza di 24 ore e 365 giorni nasce ufficialmente il progetto Ombrellosiaioso (?) di cui sicuramente tra un po’ sentirete parlare (nel manicomio dove ci rinchiuderanno e se vorrete potrete venire a trovarci. Non portateci arance. Solo avocadi, grazie).

Di questa cheesecake potrei dire molte cose ma quella che più interessa credo sia: è da provare. Semplice ma ricca per via del mascarpone, ha riscosso un successo incredibile (come spesso accade – quasisempre – con i pasticci che pubblico altrimenti evito salvo rare occasioni). Si può insaporire anche con scaglie di mandorle lungo tutta la superficie (volevo caramellarle ma poi non vi è stato tempo) o arricchirla ulteriormente con frutta secca. 

Ho cominciato questo percorso visivo, culinario e di ricordi proprio come una Cheesecake. Era settembre di quattro anni fa e io non avevo la più pallida idea se fossi in grado di preparare una torta. E’ cominciato tutto con quella di Valentina Gigli (il post è qui) e poi è continuato in un crescendo.Come diceva un mio vecchio e adorabile amico: niente è per caso.

Corro emozionata come una bambina in aeroporto con la mia Christine e con il mio piccolo Cujo. Palloncini? Ne vogliamo, grazie.

Salame di Cioccolato e Avena e Alieni in arrivo


Ingredienti per 6 persone

  • 120 grammi di avena (o riso soffiato)
  • 350 grammi di cioccolato al latte (vabbè mi sto confondendo. Ho fatto metà dose e non avevo il cioccolato al latte quindi ho messo su 175 grammi – 100 di cioccolato fondentisssimo più del settanta per cento e 75 grammi di bianco. Oh! Mica ci capisco qualcosa io!)
  • 50 grammi di burro
  • 3 cucchiai di panna fresca (e non ci avevo neanche questa e ho messo latte intero chettelodicoffà?)
  • 100 grammi di zucchero di canna grezzo (ma anche semolato va bene, sì)
  •  1 bacca di vaniglia (leva le mani dalla vanillina o prendo la motosega)

Che sia riso soffiato o avena sciacqua in abbandante acqua corrente e poi sgocciola tutto e asciuga perfettamente. Fai fondere il cioccolato con il burro a bagnomaria oppure dentro il microonde prestando ben attenzione a non bruciarlo o cuocerlo. Unisci la panna (o il latte) al cioccolato e aggiungi la polpa della bacca di vaniglia che hai inciso longitudinalmente. Fai sciogliere lo zucchero con due cucchiai di acqua in un pentolino a fuoco basso fino a ottenere un caramello ambrato e poi togli dal fuoco.
Aggiungi lo sciroppo-caramello al cioccolato e l’avena (o riso) e mescola delicatamente fin quando ottieni un impasto compatto e omogeneo. Stendi il composto su un foglio di carta da forno e arrotolalo aiutandoti sempre con la carta in modo da ottenere la forma cilindrica del salame. Sigilla bene le estremità e se vuoi intreccia della corda alimentare per ottenere un effetto ottico divertente e simile al “vero salame”. Conserva in frigo per almeno 6-8 ore prima di tagliare a fette e servire. E’ carina l’idea anche di tagliare con la carta in modo che ogni commensale possa “spellare” il salame proprio come avviene in altre circostanze.

Mentre ticchetto penso che stasera finalmente vedrò un’altra puntata di Penny Dreadful. Me l’hanno consigliata la Bestiabionda nazionale e Martina; naturalmente mi fido del giudizio di Martina altrimenti chi mai ci avrebbe anche solo pensato? Ricordiamo alla gentile clientela che la bionda ferrarese guardava Streghe con la Doherty, per dire.

Non so se quando arriverà davvero il giorno della pubblicazione di questo delirio ricettoso avrò la stessa curiosità  o mi sarò fermata alla terza puntata. Va detto che ne ho viste effettivamente solo due. Sarà la fotografia che è in assoluto tra le mie preferite, vista l’ambientazione vittoriana, o forse il fatto che ci sia molto sangue, tanti assassini/possessioni demoniache/pazzi squilibrati/esseri malvagi il che: mi riconcilia con il mondo (tutto normale, no?). Fa troppo caldo per stare in ufficio e pure per sognare qualche posto esotico. C’è voglia solo di gonfiare quella piscina da terrazzo per Koi, aspettare la mezzanotte perché proprio con il sole no e: tuffarsi. Tuffare i piedi, per quanto riguarda me. E’ pur sempre una piccola piscina da terrazzo. Pure Koi a ben guardare non potrà proprio adoperare il termine tuffarsi; che non a caso si è aggiudicata da tutti ormai l’epiteto Alabrador, incrocio tra Alano e Labrador per quanto è alta.

Tutto questo per dire che Agosto è stato eccessivamente lento e mi sono stancata a pensare qualsiasi cosa, soprattutto in virtù del fatto che mi attende un inverno talmente scoppiettante e ricco di impegni (molti dei quali: noioooooooooooooooossssssssssssssssiiissimi) che potrei pure non pensare ai regali di Natale. Sarò sicuramente in cella. Poco importa se per aver commesso omicidi, essere entrata in un supermercato e fatto una rapina di liquirizie o rapito una vecchietta con Koi in cambio della sua vita da pensionata (toh! uno scambio di personalità. Forse è questa la soluzione!).

Rimango ancorata fermamente manco stessi cadendo da quel fatidico cornicione con un pazzo serial killer che ti allontana tutte le falangi dal pezzotto di muro che ti tiene sospesa in aria. Proprio mi appiglio fortissimo fino a sanguinare ma. Conosco la realtà. Che cadrò.

Come conosco pure il fatto che. Qualche disco volante pieno di Alieni mi salverà; magari pilotato da Ombrella mentre sputa semini di anguria e pizza raw. O che all’improvviso magari spunti sotto uno di quei materassi tondi enormi da film americano. Che poi mi sono sempre chiesta: ma quando rimbalzi finisci dalla signora del primo piano spaccando magari la finestra e rimanendo incagliato nel vetro delle finestre e quindi magari sgozzato stile Profondo Rosso/Suspiria? E a proposito di tutto questo sangue: arriva il Circo de Los Orrores a Catania. Incontenibile gioia e tante date. Credo farò un abbonamento. Spero in realtà di non rimanere delusa tanta è l’attesa.
Ma cosa c’entra tutto questo con un salame di cioccolato e un bellissimo tagliere sarcastico ai limiti del macabro gentilmente offerto al Nippo da bellissima Socia cognatosa Piola?

Nulla.

E’ che qui è da sempre la mia valvola di sfogo. E anche se soffoco comunque sul cornicione. Mi fa credere agli alieni. E respiro un po’.

Aria buona.

(sul salame la dico qualcosa? Sì. Provalo. E’ buono davvero. Professionale, no?)

Gelo di Limone


Ingredienti per 6-8 persone:

  • 250 grammi di zucchero
  • 1litro di acqua
  • 80 grammi di frumina
  • la buccia e il succo di quattro limoni verdi grandi di Sicilia non trattati

Lava accuratamente i limoni e asciugali per benino. In una ciotolina raccogli la buccia grattugiata senza la parte bianca amara mi raccomando e in un’altra il succo (oh! Ti ho visto che lasci i semini! Non si fa!). La scorza devi lasciarla per una notte in infusione nel litro di acqua ed è per questo motivo che devi essere strasicurisssimo che la scorza non sia trattata in quanto potrebbe rilasciare tutta l’immondizia (senza girarci tanto intorno) nel tuo splendido gelo. Una volta trascorsa la notte filtra l’acqua dalla scorza e aggiungi lo zucchero. Poi pian piano la frumina facendo ben attenzione a non formare grumi e girando per bene. Metti questo sciroppino sul fuoco e prima che raggiunga l’ebollizione aggiungi il succo di limone (dove non ci sono i semini, sì). Cuoci sempre girando per almeno tre minuti a fuoco più dolce e poi versa negli stampini, bicchierini, ciotoline che preferisci. Il gelo deve raffreddare almeno cinque ore in frigo prima di essere servito. E’ molto delicato e quindi va maneggiato con cura nel caso fosse messo negli stampini. Si potrebbe distruggere (sì è successo più volte anche qui) e la tristezza è tanta. Nelle ciotoline e bicchierini in genere è sempre molto bello da vedere, anche se tradizione vuole (tradizione casalinga e non da bar-locali-ristorante-“professionisti”e fudbloggerdschic, intendo) che sia bello che sbattuto su un piatto (di Caltagirone come in questo caso? Anche no ma meglio di sì *risatina isterica di un’attempata antipatica sicula*).

 

Ma perché mi sono anche un po’ scocciata (edddiciamolo!) che ogni volta pubblico una foto di Catania SiracusaRagusaPalermoMarzamemi e tutti a dire:

  • Sei tornata!
  • Ah! Finalmente sei rientrata!
  • Sei in Sicilia! E’ la prima volta che la vedi?
  • Varie ed eventuali

Contando che quando parlo sembro Carmen Consoli (magari!) e ripeto ogni santo giorno di aver sequestrato il Nippotorinese in terra sicula, va da sé che non ci vuole molto a capire che: nessuno mi legge (giustamente!). E allora via con le ricette sicule a marcare il territorio come fossi un Rottweiler impazzito (a proposito di Rottweiler classificati come razza pericolosa, perché mai il mio Labrador no pur essendo un’adepta del male? Ne parliamo della vecchia brutta storia della catalogazione?). Insomma ieri Paste di Mandorla dopo ondate di Brioche col tuppo e oggi Gelo. Domani se pubblico Cannoli e Cotolette di Melanzana non sarà tutta questo grande exploit (non devo dimenticarne di sproloquiare nuovamente per l’ennesima volta sul: Cous Cous. Alla Norma. Ecco).

Del Gelo qui c’è traccia nella versione Mellonosa (l’hai seguita la Sicilian Lesson Number Uan sul Mellone, vero? Se no fustigati e clicca qui) e Caffettosa (ora la smetto, sì) qui. Ho scoperto questo delizioso dolcetto relativamente tardi (tre anni fa, credo) anche perché diffuso nella parte Occidentale della Sicilia e non certamente qui; pur se ultimamente nel catanese e nella zona iblea ci si sta dando davvero una bella mossa e non è così improbabile trovarlo nella versione cannella, limone, anguria e caffè. A quando il gelo di pistacchio? Questa assenza mi innervosisce non poco. Il gelo non piace a tutti perché ha sempre quell’aria da budino smorto da film d’orrore. Tipo che sta per arrivare Michael Myers. C’è il cambio del turno di notte. E l’inquadratura buia di un corridoio e coltello affilato – lampada 12 watt quasi fulminata che esala l’ultimo respiro di illuminazione.

Ha quella consistenza da ospedale, che a molti proprio non va giù come la pastina. Io che sono fautricepromotriceeadepta di : vellutatebrodose/pastineimpapettatedavomito/robagelatinosadaospedalebudino, manco a dirlo amo il Gelo. Non è poi un dolce che mi faccia mancare. Anzi. E’ uno tra i pochissimi dolci (vabbè l’unico insieme a granita e gelato) di cui vado ghiotta e non me ne privo. Certo la presenza dello zucchero mi innervosisce parecchio perché il raffinato è fuori dalla mia dieta da anni, ma due volte l’anno non mi ucciderà (“morta la nota fudbloggà Gikitchenmaghettastreghetta per aver mangiato un gelo con zucchero raffinato. Il web piange. Di felicità”).

Insomma dai, quello di Anguria è laborioso perché devi togliere i semi. Quello di cannella è laborioso perché devi filtrare le stecche per almeno venti ore e quello al caffè perché devi trovare qualcuno che lo sappia fare (e non sono di certo io) ma:

Quello al Limone? Non ci sono scuse. Facilissimo, d’effetto e freschissimo. Consistenza a parte non può non piacere santocielo! E’ impossibile! Avvio una protesta. Limoni freschissimi, amido e quelmaledettozuccheroraffinato. Niente di più. Niente di meno. L’ottima riuscita manco a dirlo (ma lo dico) dipenderà dalla qualità dei limoni che si adopereranno. La presentazione può essere fatta in svariati modi: bicchierini, formine per la mostarda e pure stampi per cupcake in silicone o alluminio. Avevo deciso di presentarlo in un altro modo, ovvero come trionfo simil castello dopo aver comprato giustappunto una formina pazzesca in silicone. Risultato? E’ crollato tutto e si è spetasciato nel piatto lasciandomi interdetta.

Fortuna che dalle dosi ne era rimasto un po’ e avevo messo da parte un cuoricino per il Nippotorinese (poi si dice che sia malvagia, mah). Diventato inconsapevolmente protagonista. Morale della favola odierna? Meglio un cuore semplice e solido. Che un castello enorme, complicato. E spetasciato.

(spetasciato è un termine che adoVo)

Miiiiiiiii le Paste di Mandorla!


Per 25 paste di mandorla circa

  • 130 grammi di zucchero semolato bianco
  • 130 grammi di mandorle intere spellate ridotte in farina
  • 20 grammi di farina 00 setacciata due volte
  • 1 albume di un uovo di media grandezza

zucchero per decorare

Se le mandorle hanno la pellicina non disperare e non fare manovre lunghe e laboriose. Lasciale solo bollire in acqua e poi scottandoti un po’ le dita toglila e asciuga tutto per bene. Riducile in farina con il frullatore e lavorale insieme allo zucchero e alla farina. Aggiungi poi l’albume e impasta per bene con le mani su un piano infarinato. La forma è quella che preferisci. Puoi fare dei salsicciotti e poi formare una sorta di esse ma a Catania si fanno più sul tondeggiante quindi occorrerà prenderne semplicemente una porzione tra le mani e lavorarla. Inforna a 180 preriscaldato per pochissimi minuti ovvero non appena le vedi dorate e poi lasciale raffreddare su una griglia. Zucchera la superficie quando sono tiepide e poi se devi conservarle non esporle troppo all’umidità o all’aria perché seccano facilmente. Una scatola di latta come sempre è il meglio del meglio.

C’è stato (e c’è tuttora, a onor del vero) un intervallo di tempo che va dal primo esperimento culinario sulla Brioche col tuppo che ho pubblicato qui e il secondo con l’aroma panettone che ho pubblicato qui, passando addirittura per diversi Brunch siculi di cui c’è qualcosina qui (mistagirandolatestacontuttiilink) che.

Che mi sono fissata con le ricette siciliane. Alleluia.
Per una che è tradizionalista come lo è Kim Kardashian nel seguire scrupolosamente il galateo ottocentesco, risulta bizzarro cercare di scovare la vera ricetta delle paste di mandorla o disquisire circa l’aroma panettone. Sogno di passare un pomeriggio con Giovanni, il genero della mia amata amica Mary di cui ho avuto occasione di parlare diverse volte. Giovanni infatti è  un eccezionale pasticciere che lavora per altro in un bar straconosciutissimo a Catania. Sforna ed elabora roba incredibile soprattutto rivolta alla sfera Cioccolato.

Per colpa mia non è comparsa la Videoricetta e le VideoLezioni con Giovanni perché ci eravamo pure per certi versi messi quasi d’accordo e lui voleva darmi questo grande onore e poi ahimé è saltato tutto; non escludo che possa avvenire nell’imminente autunno (qui, senza dirlo per invidia o altro, purtroppo è estate piena quarantagradistomorendoBASTA!).

Questa ricetta non ha sortito l’effetto sperato; non è assolutamente malvagia ma mentirei se dicessi che si tratta proprio di un’elaborazione molto somigliante alle paste di mandorla che si vedono in giro, soprattutto nel Catanese. La consistenza non è morbida ma più biscottosa e seppur rimanga indiscutibilmente una ricetta buona a prescindere, lo scopo dell’ottenimento della “vera pasta di mandorla” non è stato raggiunto.

Chi avesse voglia di provare si ritroverà ugualmente un pezzetto di Sicilia in bocca, ma mi sia dato un altro po’ di tempo e come con la Ricerca estenuante della vera Brioche col tuppo (pronti per il terzo esperimento?) anche con le paste di mandorla non mi tirerò di certo indietro.

E speriamo che San Pasticciere Dolcissimo Giovanni ci venga in aiuto.