Madeleines e Porte blindate


Sul libro ci sono le Madeleine (delirio di onnipotenza e dico “sul libro”. Senza specificare. Come se ci fosse solo quello eh. Il mio. Reggetemi il gioco che è una mattina MOLTO difficile).

Qui ce ne sono talmente tante che fa un po’ paura. E poi ci sono anche i Financiers al cioccolato, che indiscutibilmente sono parenti loro. E pure stretti. Per dire che le Madeleines la notte di Natale scartano i regali con i cugini Financiers (sperando non siano finanzieri e non pretendano lo scontrino per il cambio del pensierino non gradito).

(cosa sto dicendo? E perché adesso immagino Financiers al cioccolato vestiti da Finanzieri che litigano alla tombola mentre Nonna Madeleine butta giù un altro po’ di vino. Posso continuare o no?)

(Ho sentito distintamente un secco NO)

Nel 2010 vi chiedevo quale fosse la vostra Madeleine e di molti non la so ancora (evito di dire che sono passati quattro anni e sembrano quattro secondi, ok?). E allora qualora vi andasse io sarei qui ad ascoltare. Negli anni ho trasformato Madeleine in tortini infilando fiori di lavanda (qui eh) e fatto diversi magheggi. Con la teglia di silicone (meglio però una classica, suvvia. Sono una fan del silicone ma in determinate circostanze come ho ribadito fino alla nausea) vengono sempre un po’ meno intriganti e affascinanti. Sembra quasi che la Venere contenuta all’interno di questa conchiglia non fuoriesca. Nè la Botticelliana. Nè altre.

Continua a leggere

Nuvole di Meringa Rosa



Metto da parte la lana per dar spazio al cotone definitivamente. Un po’ in ritardo? uhm no. E’ che continuo a trovare nel mio archivio fotografico foto e ricette mai pubblicate. Erano dei veri e proprio macaron ma di meringa francese soltanto senza crepatura e macaronage. Le ho scovate proprio ripescando quelle appena pubblicate di Maurizio Santin, quindi in questi sabato dove tutto è un po’ come questo rosa rilassante e fluttuante di sogni e riposo, lascio immagini e pochissime parole augurandovene uno esattamente così. 

Continua a leggere

20 Marzo ? Giornata dei Macaron. Egggggià.


Si è parlato di Macaron un bel po’ qui. Ed è sorprendente considerato il fatto che io non li mangio e il Nippotorinese li detesta quanto i calamari ( eh già. Il punto debole culinario del saccente intellettuale pelato di sinistra sono proprio i simpatici celenterati).

Abbiamo cercato di convincere la Sacra Cognata da Torino Piola con scarsi risultati e non in ultimo la mia mamma che ha sentenziato ” mangiateli tu questi cosi sbriciolosi nauseabondi che io mi mangio tre chili di crispelle dir riso con il miele, tiè” e il mio papà che con sguardo interrogativo (perché mai rifiuta dolcetti) ha esordito con  ” e vabbè in assenza di altro” per proseguire poi ” ma li posso intingere in una tazza di cioccolato caldo che così non sanno di niente?”.

E vabbè.

Però nel macaron c’è qualcosa che in maniera perversa mi attrae come una calamita. L’estetica. Quella maledetta e fastidiosissima estetica che mi conquista.  Nessuno è riuscito sinora (dal punto di vista visivo quindi perché quello conta per me)  ad equiparare Pascal Caffet a Torino. Con le gradazioni lavanda e glicine. Spaventosamente perfetti. Come in una gioielleria tutti  maniacalmente allineati. Un miraggio di beltà. Per non parlare delle praline multigusto e della selezione e signorilità con la quale vengono presentati i vari prodotti e scatolette. Potrei morire lì, insomma. Felice e senza rimpianti ( ma prima di perire infilatemi tutta la vetrina di praline in bocca, grazie).

Delusissima al contrario  in quel di Marsiglia da Meresse che in teoria doveva sconvolgere. Non vi era il cosino riccio perfetto e gonfio come sotto la Mole Antonelliana bensì la commessa che al mio ” posso fare una foto? “ ha creduto che volessi farmela con lei. Volevo i macaron, io. E ho una foto con la commessa dei macaron che mi abbraccia. A Marsiglia.  A volte ho paura. A VOLTE HO PAURA.

Insomma si attende di andare a Paris, patria indiscussa del macaron, per poter rimanere allibiti e farci due collanine con questi sbriciolosi biscottini. Sarà pure che a nessuno qui piacciano ma sta di fatto che in un modo o nell’altro riesco a rifilarli senza difficoltà. Certo è che quelli al cioccolato sono di facile smercio mentre ho difficoltà quando mi lancio in elaborazioni tipo litchi, zenzero e canditi e roba eccessivamente speziata. Solo che poi arriva il mio amato fruttivendolo con la pitaya e come posso io non infilarlo nella ganache del macaron o nella gelatina? uff. E mica è sempre colpa mia! Vengo pure istigata.

Un tempo per inspiegabili motivi (confesso di stare sondando e che attualmente in casa vi è una vera e propria indagine con tanti piccoli nani molecolari capaci di un fiuto strabiliante. Cosa sto dicendo?) non avevo problemi durante la realizzazione dei macaron.  Ero stata istruita da Einstein ( ricordate la lezione ? No perché santo cielo la lezione di Einstein sui Macaron fatta l’anno scorso chi se l’è persa ha davvero una carenza preoccupante dal punto di vista culinario ) sul cosino liscio liscio  e sul cosino riccio riccio. Seguendo le giuste proporzioni e la difficilissima tecnica della macaronità (altro che neutrini e gallerie che non stiamo mica qui a fare maccheroni con la salsa noi!) avevo raggiunto un livello che mi permetteva di pavoneggiarmi con le mie meringhette e imbottiture fastidiosamente inutili al palato ma accattivanti e ricercate.

Poi il crollo. Patapumpete.

Alla ricerca di nuove ricette per testare altre dosi, consigli e temperature. Mi  sono ritrovata con il grembiule sporco e i macaron esplosi davanti agli occhi a  sentenziare come una vecchia zitella acida ” chi lascia la vecchia per la nuova non sa cosa si trova”- ” chi lascia la vecchia per la nuova sa cosa trova . Non sa cosa”. ” Gallina vecchia fa buon brodo?”

Vabbè non sono mai stata brava con i proverbi ma il significato perlomeno credo di averlo capito (non ne sono sicura ma fingo benissimo). Sinora la ricetta (l’unica) che ha sortito i suoi frutti è stata solo ed esclusivamente la prima ( non a caso c’è di mezzo uno scienziato specializzato in messa in piega alternativa e dolcetti che vengon su dopo processi ai limiti del chimico).

Che tutti i nani da giardino pasticceri mi perdonino ma ho fallito pure con quella di Montersino. Luca, che il cielo voglia tu mi perdoni!

Le diverse elaborazioni che ho testato non solo non sono riuscite ma mi hanno demoralizzato a tal punto che credevo fossi io il problema ( dubbio comunque confermato a dirla tutta). E’ stato agghiacciante riuscire a fare i macaron con i pois. Vederli lì perfetti. Color glicine con i pois rosa e azzurri con i pois bianchi. E  BBOOOOOMMMMMMMMMMMMMMMMMMMMMMMMM: Flosci, scoppiati e appiccicosicci. E pensare che avevo fatto anche un meraviglioso video che mi vedeva tutta esaltata e poi buttata in un angolino della cucina a piangere. Fortissimamente piangere.

In quel caso però ho adoperato la malefica teglia in silicone per macaron che al momento stanno spacciando come novità assoluta ed entusiasmante. Sì, è vero. Perfetta perché avendo una scalanatura ti da la concezione esatta della circonferenza. Non vi è bisogno quindi della  sac à poche o di chissà quale pazienza. Arrivi tipo carrarmato con “delicatezza zero”  e con un cucchiaio butti lì e la forma del macaron è perfettamente equilibrata ed esattamente uguale alle altre. Mica male al momento dell’imbottitura quando tutto sarà vergognosamente paralllelo, no?

Solo che durante la preparazione dei Macaron i grandi chef francesi non ti raccomandano altro che prestare attenzione alla temperatura. A non infornarli tutti insieme per non provocare shock termici . A sbattere la teglia. A fare la giravolta, saltare come una scimmia e seguire particolari ridi Vodoo  e insomma. Santocielo. No. Anche con la ricetta riuscitissima e collaudatissima con la quale ho sempre avuto ottimi risultati usando la teglia in silicone per macaron  è venuta fuori una schifezza colossale. Adesso capiterà qui il produttore della teglia in silicone per macaron e mi darà tante di quelle mazzate che mi farà gonfiare come una meringhetta francese e poi mi imbottirà ma.

Sicuramente è un mio limite ( e c’è poca ironia eh. Perché in uno dei libri più famosi sui Macaron si consiglia proprio la suddetta teglia, ergo sbaglio io ahimè) e ho un qualche sconosciuto problema con la siffatta meravigliosa creatura siliconesca. Perché oh l’idea era strepitosa ma sinora mi manca l’applicazione pratica. Ritenterò.

Ma perché blatero sui Macaron ? Non vi è un perché ma devo trovare un aggancio, uff.

Colpo di scena: oggi è  il 20 Marzo è  la giornata Mondiale dei Macaron. equuuuativolevo!

Continua a leggere

Giuggiole crescono e puntini si uniscono


E poi dicono che non mi fermo mai. Ieri ad esempio per dodici minuti sono stata così. Da troppo tempo il mio facciotto pallido non compariva e così giusto per rovinare il week end allego diapositiva. Sorridente e ilare come sempre, abbigliata con colori vivaci e allegri sprigiono letizia da ogni poro e tassello di mosaico. Perchè non è il bianco e nero della foto. E’ proprio bianco e nero. E’ divertente notare come tutti credano che io, viste le mie passioni, mi abbigli in maniera stravagante e coloratissima e infonda giovalità. Più volte sono rimasta atterrita dall’immagine che si ha di me. Saltellante, colorata, divertente e anche un po’ kawaii tipo le bambolotte gotiche in quel di Tokyo. Lo shock visivo di vedermi pallida e di nero abbigliata deve essere un duro colpo, mi sa.

Qui Max, Giuli e Vale, possono pure testimoniare che sono un tantinello antipatica e sorrido poco.

Continua a leggere

Marsiglia – Cité Phocéenne e un’ondata di luoghi comuni


 “Masalìa“, Mas – Alys, potrebbe semplicemente significare “città sul mare”, “porto”.  “Massalìa” (con due s) da mas “casa” e salya “salii”, patria dei Salii, popolazione ligure abitante nei paraggi. Oppure Città di cioccolato (Mars) scoperta da Iglia (La coniglia).

Pur essendo la terza l’ipotesi più accredita (oh non ce la faccio ad esser seria, vabbè) c’è da dire che fatica proprio non si fa ad immaginarla semplicemente come città sul mare perchè questo è. Regina del Mediterraneo ha una cala naturale capace di sedurre anniannifa i navigatori focesi che ne fecero uno dei più grandi porti.

Continua a leggere

9 Maggio? Festa dell’Europa


 

Il 9 maggio 1950 Robert Schuman presentava la proposta di creare un’Europa organizzata, indispensabile al mantenimento di relazioni pacifiche fra gli Stati che la componevano. La proposta, nota come “dichiarazione Schuman”, è considerata l’atto di nascita dell’Unione Europea.

E’ o non è meraviglioso tutto questo?! Eh? E’ o non è talmente bello che ti vien voglia di pulire otto chili di fagiolini e pelare allegramente centoventotto chili di patate?! Non è talmente entusiasmante che vorresti pulire in ginocchio tutti gli interstizi delle piastrelle della cucina e lucidare con la carta da giornale tutti e dico tutti i vetri di casa? No dico è la festa dell’Europaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaa!!!!!!!!!!!!!!!

Bene. Questo potrebbe lasciar intendere che io sia particolarmente patrieuroptica. Patriottica-europea si conia in patrieuroptica, sì. Il ragionamento non fa una grinza e la grinza evoca anche un po’ quelle epidermiche dei dinosauri; perchè c’è qualcosa di dinosauresco in patrierupotica o sbaglio?! (basta dirmi di sì e la smetto).

Non è questo il punto nonostante mi chieda perchè  continuamente debba blaterare sempre su assurdità per poi proferire che no. Non è questo il punto. Continuo impavida senza preoccuparmi.

Essendo la festa dell’Europa che diciamocelo importa praticamente a nessuno, considerato che ci detestiamo allegramente un po’ tutti, io guardo al mio mero interesse. Che sta per:  posso sbolognare una serie di ricette accumulate fingendo che le abbia preparate per l’occasione. No no no. Potrei addirittura dire che ho trascorso notti insonni per organizzare questo fantomatico *tadan/tuppete* Menù europeo ! 

Insomma il mio hardisk si sta liberando di  tetragigamegaplurimiliardigigabyte grazie a questa formula Menù che tedierà l’universo conosciuto ( e non) per settimane. settimane. e settimane. e non è vero. Calma.

Essendo io un personaggio sinistro, subdolo ed egoista, a me importa di far fuori sette ricette che ho in archivio da tempo immemorabile; alcune delle quali provate per il mio progettino libroso. Guarda caso scartabellando allegramente mi sono ritrovata in un sol colpo: Grecia, Spagna, Francia, Belgio, Inghilterra, Germania e vabbè manco a dirlo Italia. Volevo infilar dentro anche il Giappone e Malesia, avendone una quantità vergognosa, ma sarebbe stato un gioco troppo subdolo anche per me (mi piace usare subdolo. E’ un sub di nome Dolo che ha paura di indossare le pinne e la muta*segna sul taccuino).

Le mie proposte per il menù europeo sono semplici e veloci ma soprattutto di facile realizzazione con ingredienti che si reperiscono senza alcuna difficoltà. La comunione di sapori europei, seppur differenti, trova comunque manco a dirlo denominatori comuni. Si parla di differenze geografiche irrisorie se paragonate al fusion estremo con il medioriente e l’oriente stesso, ma non facendo parte della nostra tradizione rimangono comunque da provare. Ultimamente, oltre al classico orientale, qui in casa c’è una perversione per le tapas. Jamie Oliver con il suo libro mi ha definitivamente conquistato. Mi pento e mi dolgo di non avergli dato retta prima. Certo non possiede lo charme e l’attrattiva che ha Ducasse su di me, ma santapizzetta gli ho perdonato pure la camicia a scacchi azzurrina e verde quindi è amore eterno. Ho difficolta a perdonargli di lavarsi le mani nell’insalata con olio e aceto ma con la maturità dovrei essere più tollerante (risate registrate).

Per rappresentare la Grecia non potevo non proporre la Moussaka (a me ricorda anche moltissimo un film stupidissimo ma carino da impazzire: Il mio grasso grosso matrimonio greco. Quando ancora ero una persona felice e non fidanzata e un film “normale” mi era concesso, insomma). La moussaka l’ho vista per la prima volta nel quartiere latino di Parigi. Avevo dieci anni circa e papà dopo aver fatto fuori un kebab all’epoca pressochè sconosciuto ha esordito con “ho ancora fame”. Ci siamo così fermati in un ristorantino greco; passando davanti abbiamo visto che dei clienti, all’uscita dopo aver consumato, lanciavano festanti piatti per terra. Tradizione vuole infatti che all’uscita del ristorante si lanci un piatto, ci informano. Se non si rompe porta anche un tantinello sfortuna. E’ stato per questo suppongo che mamma poi, ha applicato una forza talmente enorme da spaccare tre mattonelle. No. Forse quattro. Sta di fatto che dopo il kebab papà e mamma hanno spazzolato qualcosa come tre pezzi di moussaka alta quanto la Torre Eiffel ed io sono rimasta inebetita a dire “manco morta”.

 

Alla parola agnello ero già passata alla voce “dolci”. Mi sono imbottita di un (leggi : un chilo) biscotto che ancora annovero tra le cose più buone mai mangiate e ho atteso che arrivasse il mio turno: rompere il piatto per terra. Chiaramente mamma ha dovuto illustrarmi durante la cena i pericoli che “un piatto spaccato per terra”  potesse procurare. Tipo fuoriuscita della pupilla dal cavo oculare o che ne so faccia sfregiata a vita, sangue che scorre lungo la Senna e altre cose leggerine così. In realtà poi: Nessun ferito e via. La Moussaka a me ricorda questo. Quando l’ho proposta diverso tempo fa ai due matti..ahem ..a Mamma e Papà, è stato carino sentirsi dire “oh! ma dobbiamo spaccare un piatto però!” . E così è stato. Il fatto che io abbia fatto tirare un piatto di plastica sul terrazzo la dice lunga. Ma sono sicura che valga lo stesso. Fosse solo perchè ho ritagliato a pezzettini minuscoli la plastica non appena ha toccato il suolo (sono un tipo organizzato. Non si sostenga mai il contrario).

L’ho fatto veramente. E’ bizzarro sentirsi dire ” ma quante te ne inventi?!” . E chi se le inventa, santamoussaka!?

 

Per rappresentare la Spagna ho scelto un Gazpacho velocissimo e Fresco (jamie Oliver version manco a dirlo) . A me il Gazpacho ricorda Barcellona. Un ristorantino dove si bevevano questi bicchierini carinissimi insieme alle tapas. Assaggini di ogni genere, patatine al profumo di aceto e roba talmente buona che se ci penso vorrei tirare craniate sui muri. Il Gazpacho è leggermente pesantuccio per me, ahimè, nonostante lo ami profondamente (a quanto pare anche questo mi accomuna con Cri). La roba cucurbitaciosa (?) ha su di me un effetto devastante. Dolori addominali e crampi che ti fan venir voglia di avere che ne so una sciatolombalgiacolpodellamagastrega per alleviare un po’ il tutto. Sta di fatto che il Gazpacho rimane un’idea veloce, light e fresca e di facile realizzazione. Come sta di fatto che nonostante anche il pomodoro mi dia dei problemi, a volte mi dico “al diavolo!” e sgargarozzo di brutto. Collasso felice e chi si è visto si è visto.

Per la Francia ho scelto un piatto preparato ormai qualche settimana fa. Capesante su un letto vellutato di asparagi. I miei genitori non le amano particolarmente se non grigliate e il Nippotorinese con i molluschi e i frutti di mare ha delle difficoltà evidenti (si è capito che sono tre povere vittime per caso?). E’ chiaro però che se a me piace fotografare le Capesante e raccogliere le conchigliette, loro sono costretti a mangiare capesante. Comando io; del resto bisogna sottostare alle mie rigide regole come è giusto che sia (cade proprio a fagiolo quest’esternazione di democrazia a rappresentazione dell’Italia nel contesto europeo o sbaglio?). Comprare poi i libri di Ducasse e venerarli nel silenzio delle notti primaverili ha fatto il resto. Perchè se c’è una cosa che mi fa oggettivamente male è leggere Ducasse. Me ne sono resa conto in un’improvvisa perdita di senno (ancor più del solito intendo) quando ho detto serafica ” forse semmai dovessi cucinare il coniglio (GIAMMAI) sceglierò quello con le ciliegie di Ducasse”.

Per il Belgio ho scelto (diciamolo. avevo questa insalata e non sapevo dove piazzarla) una semplicissima insalatina. L’idea è di Jamie Oliver (ma vvva!?) ed io l’ho rielaborata un pochetto. Non ho nessun ricordo legato al Belgio se non che piuttosto che mangiare l’indivia mi prendo a ceffoni fino a Natale 2098. Amo i cavoletti di Bruxelles però. Li amo così profondamente che riesco a sopportarne il cattivo odore. Mi ci tufferei dentro l’eau de parfum de cavoulett de bruxelles scottat con sal gross. Dovrei scegliere però un nome leggermente più incisivo.

Per L’inghilterra potevo forse non rifilarvi..ahem….pensare ad un curd? Un curd alla banana servito dentro un cestino di sfoglia. Ora io non so a che punto state voi con i curd ma qui vanno via che sono una meraviglia. Sono diventati dei veri e propri must e quando una mia conoscenza mi ha chiesto “mi fai un curd per il mio compleanno?” ho capito due cose fondamentali: 1 ) con questa storia dei regalini golosi non dovrò più scervellarmi per fare dei pensierini 2) con questa storia dei regalini golosi non dovrò più scervellarmi per fare dei pensierini. Sembrano le stesse e difatti lo sono. Il Curd alla banana poi, sul cornetto appena sfornato e caldo al mattino insieme ad uno smoothie leggero o un bicchierino di latte di soia è un’idea niente male. Per una colazione veloce ed energetica è in pole position.

Per la Germania ho scelto un semplicissimo Roastbeef che risiede in archivio da qualcosa come due lustri, accompagnato però da un chutney. Un chutney semplicissimo con mirtilli neri. Adoro le ricette tedesche. Avendo ben due zie tedesche più volte mi sono cimentata in realizzazioni teteschen. Patate e cavolo, in primis, come non ci fosse un domani ovunque. Checchesenedica la tradizione culinaria tedesca sarà a tratti bizzarra e pesante ma nasconde nei piatti chiave qualcosa che a me piace. E tanto. Sarà che sono una fan sfegatata dei crauti?

Per L’Italia ho scelto una semplicissima Polenta al Tartufo Bianco di Alba. Questo preziosissimo vasetto, dono del mio papetto per quel tizio calvo nippotorinese, risiede nella dispensa e viene venerato dall’intellettuale di casa (ahem non io eh. Lui. Ok ci ho provato, uff) che si è premurato di costruire altarino con luci e due momenti di preghiera ben distinti nell’arco della giornata. Per quanto mi riguarda dico solo che: fa una puzza che metà basta. Mi inimicherò i puristi del tartufo e i matti..ahem e gli intellettuali che lo venerano e pagano cifre vergognose.

Io ho solo una certezza: meglio una borsa e attendo conferma dalla mia amata Francy. E con questa perla di saggezza credo proprio di aver apportato il mio contributo di idiozia alla Comunità Europea. L’Italia del resto, essendo ben rappresentata, apporta questo contributo costantemente. Seguo insomma la nostra sorprendente linea politica.

E buona festa dell’Europa a tutti! (da quando svolgo questa indagine sulle feste nazionali e internazionali mi sono resa conto di una cosa: non esiste un giorno senza alcuna cacchio di ricorrenza. Abbiamo saltato la giornata della danza ad esempio. Manoncelapossofarenoncelapossofare. Devo trovare il giorno senza ricorrenza, festa e giornata. E quando la troverò : la festeggerò degnamente oziando come un bradipo in tangenziale sulla corsia di emergenza)

 

Grecia: La Ricetta della Moussaka la trovi cliccando qui>>>

Spagna: La Ricetta del Gazpacho semplicissimo la trovi cliccando qui>>>

Inghilterra: La Ricetta del Curd alla Banana la trovi cliccando qui>>>

Francia: La Ricetta delle Capesante scottate su Vellutata di Asparagi la trovi cliccando qui>>

Gerrania: La Ricetta del Roastbeef servito con un Chutney alla frutta la trovi cliccando qui>>

Italia: La Ricetta della Polenta con Tartufo bianco di Asti la trovi cliccando qui>>

Belgio: Insalata Indivia, Mela e Pera con crema di formaggio la trovi cliccando qui >>

Santo cielo. L’immagine del bradipo in tangenziale sulla corsia d’emergenza turberà le mie notti.

Quale è la vostra Madeleine? Vi va di raccontarmela?


Tu mi sembri ben disposta verso di me

hai sorriso al mio piccolo dono.

E se soltanto io ho il tuo favore,

allora nessuna tavoletta di cioccolato

E’ troppo piccola…

(Goethe)

I Polifenoli fanno vivere di più. Il Flavonolo è capace di combattere gli odiosi radicali liberi. E non contenta questa molecola contenuta nel cacao riesce a curare malattie cardiovascolari e ictus. Paradosso dei paradossi poi contiene un antibatterico che vince sulla placca. Mica vera la storia che provoca la carie. Tuttaltrotuttattaccato. Contiene feniletilamina che “fa sentire innamorati” . Teobroma il cibo degli Dei. E non è difficile immaginare il Barbuto Zeus ingurgitarne ettolitri/quintali prima di concupire qualche ignara donzella e trasformare stangone bionde in querce secolari e femminone more in struzzi o ornitorinchi.

Ed è in buona compagnia il barbuto fedifrago. Maria Antonietta con il suo cioccolataio di fiducia, Madame de Maintenon e la fissa di portarlo sempre e ovunque con sè, Voltaire e le sue dodici tazze quotidiane di Cioccolata, Casanova per i suoi strabilianti effetti afrodisiaci ne tracannava quantità industriali, Mozart, Strauss, Stendhal, Sciascia, Manzoni, D’Annunzio.

Probabilicioccolisti affetti da cioccolismo. Al pari dell’alcolismo e tabagismo pare proprio che attanagli ben il due per cento della popolazione femminile stando a recenti strambi sondaggi; pur sembrando una cifra irrisoria e non contemplando l’universo maschile ma tant’è. “Non riuscivo a separare la bocca dai bordi deliziosi della sua tazza. Una cioccolata da morire, morbida, vellutata, profumata, inebriante” ( Guy de Maupassant). Viene quasi voglia di sbattersi la testa contro il muro focalizzando i bordi deliziosi. “Il tabacco può uccidere, la cioccolata no” ( Fidel Castro). “Se le regali dei cioccolatini è a dieta. Se le regali dei fiori è allergica” (Legge di Murphy). “Non pensate che il cioccolato sia un sostituto dell’amore… L’amore è un sostituto del cioccolato” (Miranda Ingram). Santa Subito. Perchè pare che gli altri si siano pure impegnati ma Miranda santa pazienza ci ha preso in pieno. Mi viene voglia di impacchettare il Nippotorinese e proporre un baratto senza pensarci due volte se focalizzo quel cremino gigante da Gobino in via Lagrange. Dopo aver visto il museo del Cioccolato, dove puoi esordire al mattino con“Salve. Mi da trecento chili di cremino affettato sottile? grazie” mi vien voglia di buttare tre coperte, quattro piumini e una stufa portatile e andare nella mia seconda città. Passerei da Bergamo per prendere Vale chiaramente; che i Rabbid vogliono tornare a Superga mi pare di capire.  Torino tra l’altro risulta essere insieme a Firenze la prima in assoluto ad avere a che fare con l’oro nero. Non si fa fatica a crederlo visto la tradizione cioccolatttara con tre t della città Sabauda che offre prodotti di imbarazzante bontà. Il Giandujotto fino a poco tempo fa era solo quel cosetto trapeziopiramidaloso dorato della Pernigotti. Un po’ come pensare che L’Arancino sia quello che ti propinano sul traghetto Reggio Calabria-Messina. Focalizziamo insieme il ragù chappi per cani felici e i piselli recuperati in latte scadute? Bene. Sono gli ottimi ingredienti per la realizzazione di codesta meraviglia. Ed è normale  avvertire la sensazione “mare forza sette” in questo momento qualora anche voi abbiate compiuto l’estremo gesto di mangiucchiarlo allegramente sulla barcarola che vi ha condotto poi in Trinacria. Il tourinot Maximo di Gobino. Ecco cos’è il Giandujotto Piemontese. Cialdina extra bitter 63% , Cialdina Oro Venezuela 70% , Cialdina aromatizzata al Pepe Rosa.  E parlo con cognizione di causa perchè sì. Nonostante non mi conceda zuccheri e roba varia quest’estate mi sono riempita la panza di granita da Vanilla, gelati di Grom e qualcosa come 10238130281203981023182318231 bicerin estivi accompagnati da 1318209381203981203182031823018231 giandujottituttigusti.

La riflessione profonda (risate registrate) dopo questo snervante blablabla su molecole, cenni storici, dipendenze, sondaggi, considerazioni e numeri da ingurgitamento è: allora perchè non posso strafogarmici fino a morire e vivere felice senza denti cariati? Semplice al limite dell’ovvio e del razionale. La storia dei grassi, vero. Saturi insaturi. Il burro di cacao e altre amenità. E se adesso facessimo tutti insieme il gesto dell’ombrello a questi simpaticoni grassi saturi/insaturi che immagino come dei body builder oliosi/oliati con i capelli rasati e il petto villoso? No si fermi il mondo. Ho focalizzato esattamente l’immagine del grasso Saturo/insaturo: il bestemmiatore pugliese della scorsa edizione del Grande Fratello (ha un nome?)  che chiede vendetta per il perdono concesso all’ennesimo bestemmiatore-nuova edizione. Il televoto dovrà decidere se quest’anno dovranno esserci: solo un bestemmiatore nella casa o due? Avvincente! (non che guardi il Grande Fratello eh ma la gente mormora). Insomma per dire solo che. Bestemmiatore pugliese scorsa edizione senza nome = Grasso Saturo/Insaturo ( è un blog di complicatissime formule matematiche e massimi sistemi internazionali (?) questo. L’ho sempre detto)

Eh? Se salissimo sul tavolo o qualsiasi superficie possa sorreggerci e a ritmo di lambada facessimo una gran pernacchia sonora corredata dal fatidico gesto dell’ombrello a questi loschi individui?  (lambada o salsa a scelta. Non so muovere ugualmente le anche in nessuno dei due casi per quanto mi riguarda)

Mentre preparavo le Madeleine in questa versione cioccolatosa non ho potuto fare a meno di pensare a Proust. Non perchè sia una persona de curtura ma semplicemente credo sia normale come Sicilia: Cannolo, Torino:Mole, Nippotorinese: ttttonzo*, Iaia: brava bimba. Cose di questo tipo.*Per non farci mancare nulla abbiamo anche la citazione cinematografica di “Ti presento i miei”, sì. Questo delizioso simil plumcake in versione monoporzione risale a quanto pare al XIX secolo ed insieme ai Macaron sono portabandiera della patisserie francese in tutto il mondo. Bella storia sì. Se solo mi fosse riuscita la famosa gobbetta ne sarei stata anche più felice. Suppongo quindi che ci sarà a breve un’altra full immersion madelein gobba ediscion per cercare di colmare questa imbarazzante lacuna gobbale. La madeleine e la capacità di evocare ricordi di infanzia un po’ come il croissant di Estasi Culinarie mi dico mentre peso gli ingredienti.

E in quei cassetti cerco di ravanare anche io qualcosa. Spostando persone che non hanno più volto, dando colore ad episodi che mi feriscono ancora, accarezzando volti gonfi e morti di chi non c’è più rassicurandoli che no nonmisonomicadimenticadite, occhi cattivi, sensazioni sbagliate. E sbang. Ti ritrovo cosa? Un kinder cereali. Un kinder cereali dentro un panino che costava esattamente 500 lire. Nel senso che no. Il panino era con la mortadella ed anche lì in cuor mio l’animo vegetariano a sei anni forse cominciava ad emergere. “No. Non con la mortadella. Mi può dare un panino senza nulla e un kinder cereali, perfavore?”. Scartavo quella foglia di allumino quadrettosa. A volte tiravo pure linee precise sulla foglia d’alluminio perchè mi piacevano i quadratini definiti. Li contavo. Perchè ho sempre contato tutto. Anche, in un giorno che avevo marinato scuola,  le mattonelle dell’istituto e aprivo. Aprivo il panino. Infilavo il kinder cereali e sgranocchiavo riso, cioccolato e pane. Carboidrato più carboidrato più cacao più zucchero più grasso. Uguale: felicità. Cinquecento lire di felicità. Una cifra modica. Ho sempre creduto che fosse la nutella la mia madeleine. E lo è anche. Una madeleine. Ma quella. Quella perfetta con la gobetta che non riesco ancora a sfornare è un pezzo di pane. che costa cinquecento lire. e ha il sapore di cioccolato, cereali e riso. E la vostra madeleine? Qual’è la vostra madeleine? 

Due ricette francesi e una tipicamente Piemontese. Come è giusto che sia in questo contesto cioccolatoso assai.

Madeleins al Cioccolato

Ingredienti per circa 48 Madeleins dipende chiaramente dalla grandezza delle formine: 110 grammi di farina bianca, 50 grammi di cioccolato fondente, 110 grammi di burro, 25 grammi di cacaco amaro, 3 uova grosse, 110 grammi di zucchero, 1 cucchiaio di miele.

Fare fondere 90 grammi di burro e lasciarlo raffreddare per qualche minuto. Unire il cioccolato tritato e mescolare bene. Setacciare insieme la farina e il cacao. Lavorare le uova con zucchero e il miele con un frullatore elettrico fino a ottenere una crema omogenea. Unire metà del burro e cioccolato e mescolare. Incorporare delicatamente la farina e il cacao, e infine unire il resto del cioccolato rimestando con cura. Versare il composto negli stampi precedentemente preparati (se non si usa il silicone imburrandoli con 5/10 grammi di burro circa) e fare cuocere le madeleinsper 10 minuti circa nel forno preriscaldato a 200. Se si hanno pochi stampi, visto che la quantità è per circa 48 Madeleins di media grandezza, lasciare raffreddare lo stampo, imburrarlo nuovamente e ripetere tutto il procedimento fino a esaurimento degli ingredienti.

Baci di Dama (pensando a Martina)

La Ricetta per questi Baci di Dama l’ho trovata su “Ricette di Osterie Italiane” che mai è riuscito nell’intento di deludermi neanche un po’. E’ la ricetta originale della pasticceria Bottaro e Campora ad Ovada provincia di Alessandria. Costringerò Flo a portarmici, sia chiaro (sì. Sto parlando con te. E’ inutile che fingi indifferenza fischiettando)

Gli ingredienti sono: 500 grammi di farina OO, 500 grammi di zucchero, 250 grammi di cioccolato fondente al 56%, 300 grammi di mandorle, 400 grammi di nocciole sgusciate, 500 grammi di burro, vaniglia Bourbon (le quantità sono francamente esorbitanti. Metà bastano a sfamare la popolazione dei nani da giardino mondiale. Così giusto per fare un inciso).

Tostare nel forno le mandorle e le nocciole. Pelarle, ridurle a granella e infine mescolare con lo zucchero e la vaniglia ottenendo una farina granulosa. Incorporare delicatamente il burro ammorbidito a temperatura ambiente, maneggiando l’impasto il meno possibile, solo il necessario ad amalgamare gli ingredienti, Con le mani formare tante palline della dimensione di una ciliegia e allinearle su una placca da forno, distanziandole leggermente. Riscaldare il fono a 170 e cuocere per 15-18 minuti, cercando durante la cottura di far fuoriuscire il vapore che si crea all’interno del forno, in modo che l’impasto risulti croccante e friabile. Una volta sfornati lasciarli raffreddare e staccarli dalla placca. Sciogliere a bagnomaria il cioccolato fondente e quando sarà diventato una crema liquida spalmarne una parte sullo strato superiore del biscotto e u nirne un altro. La crema al cioccolato raffreddandosi li terrà insieme creando la caratteristica forma a semisfere sovrapposte.

 Dopo i Macaraon al Limone, Macaron alla Papaya , Macaron Kiwi  e Papaya, Macaron al Mango , Macaron al pistacchio è la volta dei Macaron al Cioccolato di Nigella. Nonostante creda che la ricetta con Einstein come professore sia in assoluto la più riuscita non potevo certamente non dare fiducia a quella che reputo in assoluto una meraviglia del creato. Sì. Mi piace Nigella. E spudoratamente, pure.

Ingredienti per circa 36 biscotti ovvero 18 macaron finiti: 250 grammi di zucchero a velo, 125 grammi di mandorle macinate, 25 grammi di cacao, 4 albumi (abbastanza grandi), 25 grammi di zucchero semolato

Ganache di Nigella: 90 ml (6 cucchiai circa) di panna, 150 grammi di cioccolato fondente tritato, 45 grammi (3 cucchiai) di burro.

Riscaldare il forno a 180 e rivestire le placche con la carta da forno. Setacciare insieme lo zucchero a velo, le mandorle macinate e il cacao. Montare gli albumi a neve semi-ferma, cospargerli con lo zucchero e poi finire di montarli. Incorporare gradualmente gli ingredienti setacciati. Mettere la bocchetta sulla sac-à-poche con una punta liscia non troppo piccola e riempirla con l’impasto. Formare sulle placche rivestite dei cerchietti di 5 centimetri e poi lasciarli riposare almeno 15-20 minuti fino a quando non si formi sopra la superficie una leggera pellicina. Cuocerli per 12-15 minuti circa. Devono essseri asciutti in superficie e morbidosi alla base. Trasferirli su una grigilia di metallo e una volta freddi unirli a coppia con la ganache che si potrà preparare durante la fase di cottura dei nostri macarons essendo facilissima e veloce. La ganache si ottiene scaldando tutti gli ingredienti in un pentolino finchè il cioccolato si fonde. Toglierla dal fuoco e mescolare con una frusta fin quando non si sarà addensata. Una volta fredda spalamarla con l’ausilio di un coltello sul lato inferiore di un biscotto e poi unirne un altro, Continuare così fino a che finiscano tutti.

Oggi copierò ed incollerò (dovrei fare il bagnetto ai miei Rabbids e pulire la casa del Nano da Giardino ma non mi va proprio di svolgere attività casalinghe primarie)  quasi tutte le ricette nel Gikitchen Light con una funzione che permetta di stampare direttamente nel caso assurdo in cui voleste davvero imbattervi in un mio pasticcio ( nel caso vi prego:  quelli collaudati e non appartenenti alla sezione “Esperimenti personali” ). So per certo che non è una comunicazione ufficiale che vi farà strappare i capelli e saltellare per casa al ritmo di “The Dope Show” di Marilyn Manson (una robetta romantica, sì) ma ne abbiamo un altro di comunicato ufficiale tedioso e noioso quindi è una gran bella giornata intrisa di paranoia:

Non trovo i capellini e le pernacchiette per il Cenone di Capodanno. Seriamente: si può cominciare il 2011 senza?

Update dell’ultima ora: Se anche voi siete stanchi della solita roba sul web la bella novità è che Star ha ricominciato a scrivere. Ed è giusto che il mondo lo sappia.

Update dell’ultima ora più ultima dell’ultima ora: I Baci di Dama piacciono da impazzire a Darsch, sia messo a verbale . Prepararne giusto quattro quintali con la cannella (lo vedi? ricordo tutto io!*va via bofonchiando)