Twinkieland – Un Twinkie Mummia in onore di Zombieland


Come dicevo nel week end su Twitter, trascorso in solitaria senza il Nippotorinese in trasferta nella terra natia (uh che bello essere single!), sono già proiettata al Natale. Lo so. E’ assurdo lo so, dai. Considerato che ammorbo il web ormai da fine Settembre con questa Carnevalata Amerigggana (oh la finiamo? Non è il Carnevale Americano! Mettitelo in Zucca! E poi facci il risotto che è buono assai), Ieri il Conte Dracula Twinkie (che se ti sei perso trovi qui), è naturale pensare che in casa sia tra mostri e zombie. Per certi versi sì. Anche perché mega party del 31 da organizzare mi attende, ma c’è un’alternanza psicolabile di cervi, glitterini e nanetti paffuti vestiti di rosso. Lo scorso anno, nonostante mi sia forzata anche in maniera esasperata ed eccessiva di sfoderare tutto il residuo (poco) di spirito natalizio giusto per fare felice Papà e non fargli credere che fossi (come ero e sono) in una depressione mortale, non è che abbia dato davvero il meno peggio di me. Che per il meglio c’è sempre tempo. Stanca come sono e con i tempi ristretti ho dovuto rinunciare a miriadi di progetti interessantissimi, a molti dei quali solo una pazza come me ha potuto dire di no. Mi sono preservata giusto quattro minuti di sanità mentale da condividere con le persone che amo. Quelle che mi continuano ad “accusare” di essere troppo impegnata. Di non avere mai tempo. Blablabla (sacrosanti).



Per dire anche qualche sì, non perdere troppi treni (oh ma quanti ne passano! E’ l’ora di punta?) oltre a dormire poco, pensare (idiozie) molte, e rimboccarsi le maniche, sorridere e continuare fino a quando la testa fa BOOOOMM MMMMMMMM, altro non si può fare. Ho faticato davvero moltissimo, in termini soprattutto di esposizione e finta autostima, e non posso certamente cadere nel vortice di “non ci arrivo più”. A tal proposito, proprio perché bisogna credere di arrivarci sempre (e vincere soprattutto in un moto di ottimismo perpetuo) nasce un progettino. Così. La Domenica mentre Koi mangiava la sua zucca di peluche e io sistemavo quattro offerte di Materiale Elettrico alternando due biscotti a forma di albero di natale con le luci di caramelle. Il progettino si chiama #miiichefame e ho speso giusto due parole qui in questo status di Facebook. C’è anche un account Instagram e se ti iscrivi mi farebbe davvero piacere che me lo facessi sapere, in modo che anche io possa seguirti. L’iniziativa, seppur appena nata, pare che abbia avuto un avvio molto entusiasmante. Staremo a vedere cosa ne verrà fuori. Non è assolutamente (scritto font 234 in grassetto) una “community” dove sentirsi additate, giudicate e osservate ma piuttosto un luogo dove sentirsi al sicuro, meno sole e per certi versi supportate. Dove ogni “sbaglio” sarà preso per quello che è: qualcosa a cui si può porre sempre rimedio. Dove ogni vittoria sarà festeggiata con bande di nani da giardino festanti, bacetti e cuoricini. E’ nata come una sciocchezza buttata lì ma sento odore di qualcosa di buono (di Twinkieeeeeeeee! Devo smetterla, santapizzetta).


Per caso parlavo di Twinkie?! Ma quanto sono buoni? Raramente sono curiosa del cibo di voi umani ma questo Twinkie, santozombie! Tutti a dire che è buonissimo. Che ricorda un po’ la tortina paradiso ma ancor più soffice e gustosa. Un delirio senza fine tanto da richiedermeli per il party di Hallowen. La domanda che mi attanaglia è: si potranno congelare? Perché si sa che non sono affatto preparata in fatto di surgelazione (e mi rifiuto categoricamente di capirci qualcosa) ma solo così potrei davvero riuscire nell’impresa titanica. Tra l’altro questa settimana finiscono la facciata della casa, il cortile e pure la scala che collega alla dependance. Non lo dico per scaramanzia (cos’è che dicevo Venerdì 17 io? *risata isterica) ma forse che forse stiamo finendo.

E io dopo DUE anni di ristrutturazione sono combinata peggio di un qualsiasi Zombie.


  • Se hai deciso di farne una e vuoi farmela vedere ti prego non taggarmi perché mi perdo tra le notifiche. Usa l’hashtag #halloweenconmaghetta oppure #halloweenwithmaghetta (mi spiace sempre tantissimo non potervi parlare, ringraziare e vedere le vostre meraviglie. A mie spese ho imparato dopo anni che l’hashtag è l’unica soluzione. L’hashtag ci salverà!)

Suonano alla porta, ma chi sarà mai? Il Conte Twinkie Draculaaaaaaaaaaa


Giorni fa controllavo se i memo vocali fossero rimasti integri sul mio nuovo telefono. Nessuno osi pensare che io abbia preso il sei e il plus per puro spirito consumistico perché così non è. Per lavoro. “L’ho fatto per lavoro” è la mia scusa ufficiale che funziona sempre (o almeno credo). La prima cosa che mi viene sempre in mente è solo una: cosa penserebbero semmai dovessero trovare-rubarmi-estorcermi i cellulari? (nessuno mi faccia notare che il plurale è assurdo anche solo pensarlo. Sempre PER LAVORO, scritto maiuscolo, sono costretta a differenziare i contatti della mia vita). Con tutte quelle immagini di pupazzetti e sangue. Passando da Maghetta abbigliata di fiori a Norman Bates con la parrucca che squarta le pelli della vicina di casa e ci fa una abat-jour. Con tutti i miei social, le mie note bizzarre del tipo “dire a Sebi di comprare un mango che somigli a un fantasma” ma soprattutto i miei memo vocali, dove intono canzoncine con acuti di decibel preoccupanti sognando di cantare sulle spiagge della Sardegna insieme a Pier, marito di Ale. Con Pablo che fa da accompagnamento a tutto con un maranzanu siculo e Koi e Jana che ballano vestite in maniera siculsarda folcloristica. C’è anche Iris che balla la mazurca. Insomma cosa succederebbe semmai dovesse capitare in brutte mani? (fermo restando che la coscienza mi fa pensare che più brutte di queste sia umanamente inconcepibile)

Il fatto è che ho trovato il file audio tratto da Zombieland proprio quando si raggiunge la massima espressione filosofica del twinkie (su cosa sto farneticando? Ecco lo sapevo ti sei perso questo post!). Questo avvalora la tesi che io sia una psicopatica professionista e che mesi fa fossi incollata con il mio iphone alla cassa della tv per fare questo appunto vocale. Per  ricordarmi di prepararli. Trovare il file “twinkie rulez” è stato per me una sorta di segno del destino (o una conferma che dovessi intervenire e richiamare lo psichiatra. Ma sempre per via del lavoro-ottimascusa-non posso). Ero già allora convinta che la mia vita  sarebbe stata votata al Twinkie e che sarei diventata la massima esperta mondiale (contando che non so di cosa stia parlando, che non l’ho mai assaggiato né mai lo farò il tutto assume un quid ancor più geniale no?). Il file è la conferma suprema. Questo per dire che sono molto orgogliosa di ribadire: Twinkie Power. Vi convincerò tutti che nel twinkie si trovano le risposte alle domande più ancestrali del genere umano: a partire da è nato prima l’uovo o la gallina sino ad arrivare a quella che attanaglia l’Italia intera: il tiramisù di Pompi era davvero così buono? (Ombrella mi ha dato delucidazioni al riguardo e tanto mi basta)

Un po’ come se chiudesse una mia caffetteria (se non l’hai capita è semplicemente perché non mi segui e quindi sei sano di mente. Complimenti).

Gli Americani ricoprono i Twinkie con la glassa. Li immagino pure friggerli come fossero Corn Dog al lunapark. Ve li ricordate i Corn Dog, vero? E se no: non avete letto il mio libro e questo fa di voi, sempre, delle persone sane di mente (che ci fate qui? Spiegatemelo). Allora vedendo tutti questi Twinkie ricoperti di glassa mi sono detta:

e chi sono io per non ricoprirli di Pasta di Zucchero? Per diventare la Regina indiscussa dei Twinkie (sì, ho un problema) DEVO cominciare a dettare legge, mettere le mani sui fianchi e battere i piedini come la vecchia zia Gina nel cortile siculo con velo nero e pomodori secchi sopra la sedia di legno e corda intrecciata d’ordinanza. Ho cominciato con il Conte, perché è sempre stato surclassato qui dal signorino Frankenstein. Giusto per riequilibrare un po’. L’idea è quella di preparare tanti (ma proprio tanti, che vi assicuro vanno giù che è una meraviglia e piacciono ai palati più diversi) Twinkie e poi sbizzarrirsi. Con due-quattro dettagli vengon fuori davvero dei personaggi carini. Se si hanno a disposizione degli occhi di zucchero si fa anche prima.

La VideoRicetta delle Dita di Strega


Basta mettere Witch Finger in Google Immagini per essere invasi da ogni tipo e sorta di biscotto. Non è che la rete stesse aspettando me, ma visto che le stavo facendo per delle foto extra blog mi sono detta: e filmiamoci va. Giusto per mantenere il canale Youtube attivo, che con mia grande sorpresa sta andando avanti (da solo) formando inoltre una community a dir poco interessante. Come sempre, completamente diversa dai diversi social che sinora ho adoperato. Di Youtube si parla sempre un po’ male. In maniera eccessiva, suppongo. Ho potuto constatare che alla fine è sempre la stessa noiosissima storia: dipende da quello che si cerca, dai legami che si vogliono stringere e se si ha voglia di far polemica o no. Ognuno, del resto, il tempo lo impiega un po’ come gli pare. Ce l’avessi io andrei dalla parrucchiera. Ho voluto tentare la strada di un Henné naturalissimo che prometteva a caratteri cubitali “NO RIFLESSI MOGANO” e ora ho la nuance che manco un’arzilla vecchietta che gioca a burraco con i suoi amici la domenica pomeriggio.

Come ci sono finita a giocare a burraco? Non lo so. La Domenica è sempre il giorno più difficile.

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Faccia di Uovo e capelli di broccoli – Tante idee con le uova per Halloween



Belli i tempi in cui credevo che il progetto Eggland sarebbe andato avanti*disse ticchettando con velo a rullo chilometrico di tristezza*. Avevo davvero molte cose da dire riguardo al Mondo dell’Uovo; tutte stratosferiche castronerie certo ma si sa che le inutilità quotidiane apportano sempre un quid importante alle esistenze di ognuno di noi. L’uovo, da sempre mia perversione nelle penne (e non vesti) di Pulcino liquefatto, è una tela inesauribile. Non mangerei un uovo mai in vita mia fosse solo per il rispetto artistico che gli conferisco. Questo è il risultato di un pranzo velocissimo che ho preparato per il Nippotorinese a dimostrazione del fatto che nonostante fossi in ritardo e potessi concedergli al massimo due uova fritte (porello) proprio non resisto. Anche senza volerlo gli occhi compaiono, pure i capelli e la bocca. Approfitto dell’occasione per rispolverare giusto qualche idea da realizzare con le uova proprio nel periodo di Halloween.Nei miei sogni più perversi culinari c’era una serie di Faccia da Uovo con tutta una carrellata di personaggi. Non è mai troppo tardi? Comincio a dubitarne ma. Staremo a vedere.

Nel frattempo:

Validissima l’idea della ciambella dentro l’uovo. Una versione di Halloween sarebbe a dir poco spettacolare. Senza contare che le uova di drago con il té riescono a stupire sempre. Uhm. Mi sa proprio che urge VideoRicetta per dimostrarne la facilità estrema. Corro con Fotocamera alla mano!

(Koi mi inseguirà. Cadrò. Non mi vedrete più).

(no dai niente entusiasmo. Cadrò. E ritornerò tutta rotta. Al posto mio scriverà Koi. Sicuramente si capirà finalmente qualcosa).

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Torta al latte caldo con cacao e crema al caramello


 

Ricetta di Bibikitchen

Per una teglia tonda da 24 cm:

3 uova, 150 grammi di farina 00, 20 grammi di cacao amaro in polvere, 60 grammi di burro, 120 grammi di latte, 170 grammi di zucchero, 1 cucchiaino di lievito per dolci, 1 pizzico di sale

Preparare la teglia (imburrata e infarinata) e accendere il forno a 170°.
Montare le uova con lo zucchero fino a ottenere un composto molto gonfio. Mettere a scaldare il latte con il burro e spegnere poco prima di arrivare al punto di ebollizione. Aggiungere al composto di uova e zucchero la farina, il cacao e il lievito setacciati poco per volta. Aggiungere il latte caldo sempre mescolando, aggiungere il pizzico di sale.
Versare il composto nella teglia e mettere subito in forno statico per 30 minuti circa.
Accompagnare con una crema fatta mescolando un vasetto di yogurt greco con uguale peso di panna (montata o no) e scorza grattugiata di limone. Addolcire con zucchero a velo a piacere.

Crema al caramello

60 grammi di burro, 50 grammi di zucchero, 300 grammi di latte condensato, 35 grammi di cioccolato fondente almeno al 55 per cento, 2 cucchiai abbondanti di sciroppo d’acero.

Mettere il burro e lo zucchero in un pentolino. A fiamma bassa lasciar sciogliere lentamente sempre mescolando fin quando lo zucchero non si è completamente sciolto. Aggiungere il latte condensato sempre continuando a mescolare per almeno 5-6 minuti e sempre tenendo la fiamma molto dolce. Togliere dal fuoco e solo allora mettere cioccolato e sciroppo d’acero. Mescolare per bene ancora ottenendo così una deliziosa crema che si può conservare in frigo a patto che venga avvolta nella pellicola a contatto con la crema stessa.

Vedo sulla mia bacheca di Facebook Bibi e Hariel parlare di questa Torta al latte caldo. Poi all’improvviso arrivano link da ogni dove in email di amiche che cominciano a prepararla. Volente o nolente il mondo del food è fatto da quattro gatti (sì regia, risate registrate grazie!) e in men che non si dica: tuppete! Tutti a preparare la Torta al latte caldo. Annichilita ed esterrefatta comincio a fissare il monitor chiedendomi cosa mi sia persa e il perché all’improvviso, come accade con una ricetta random, scoppi dall’oggi al domani una moda incontrollabile. Quando leggo Bibi perplessa allo stesso modo mi rassereno dandomi una pacca da sola e sussurrandomi all’orecchio (in maniera metaforica perché ho provato a farlo proprio senza riuscirci): è come quando c’è stato quell’exploit sul Danubio. Ora io chiedo venia a chi ne saprà di più circa la Torta al latte caldo perché francamente non ho capito né il perché né il percome del boom, anzi aspetto lumi ve ne prego, ma per tutta risposta ho voluto provarla. Non piegandomi al sistema GIAMMAI (ok mi devo dare una calmata) ho voluto cimentarmi nella  versione cioccolatosa con l’aggiunta di una crema al caramello che per ragioni “extra blog” qui in casa ha riscosso successo.La riproporrò (soggetto: la crema al caramello) in abbinamento con delle banane per la Rubrichetta del tè con Poirot. (ma perché divago continuamente? Mi si può togliere questa opzione delle parentesi per piacere?)

A onor del vero ho preparato questa torta un po’ di tempo fa. Ribadisco che è davvero piaciuta moltissimo e in tanti mi hanno chiesto la ricetta. Spero quindi che chiunque la voglia provare rimanga ugualmente soddisfatto (non dimenticate di taggarmi eventualmente con #maghettastreghetta o #halloweenconmaghetta, vi prego! Ormai ho capito che l’hashtag è la mia unica via di salvezza).

Ho pubblicato ugualmente, nonostante sarebbe potuta tornare utile anche sotto Natale perché no, in questo periodo proprio per il fatto che si punta sul sicuro. Se una torta al cioccolato risulta buona e in più è facile da preparare e non sembra quell’accozzaglia cioccolatosa nauseante, è un bene tenersela cara e sfoderarla in occasioni non soltanto quotidiane o extra blog, come da me definita.

Quale occasione?

Il 31 Ottobre darò un piccolo party in occasione di Halloween e ho deciso che sarà protagonista della tavola dopo aver subito un totale restyling.

Decorazioni strettamente correlate all’evento: fantasmini, gingerbread zombies, scheletri e quant’altro. E’ una torta “molto stabile” che può  essere ricoperta eventualmente di pasta di zucchero. Può potenzialmente diventare un piccolo cimitero di mostri. Può essere interamente ricoperta sempre della stessa e decorata senza limiti alla fantasia. Unica variante? La crema al caramello la metterò dentro per imbottirla. E’ una crema che si presta benissimo anche a questo.  L’idea di poggiarci su anche dei fantasmini di meringa mi alletta. Uhm. Sono tante e troppe le idee che mi ronzano in testa e devo ancora buttar giù il vero piano d’azione, che è poi come ho confessato diverse volte la mia arma invincibile. A questo punto dovrei ridere sadicamente e tirare via il mantello giusto?

Nell’organizzazione di un party di Halloween (come qualsiasi evento) bisogna avere sempre le idee chiare. Spero di trovare il tempo (anche perché in tanti su instagram mi avete detto che vi piacerebbe leggermi riguardo proprio l’organizzazione in sé, ricette a parte) per organizzare un post dettagliato con tanto di Menu stampabili. Non dovessi trovarlo? Lo troverò.

Ma che voglio provare a farla dentro il Microonde con le stesse dosi posso dirlo o chiamate l’emergenza sanitaria? (a prescindere avete perso davvero tantissimo tempo)

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Insalata di Zucca, Arancia, Semi di Girasole, Sesamo e Mandorle


Zucca, Arancia, Scorza di limone non trattato, Semi di Girasole, Sesamo, Mandorle, Sale, Olio facoltativo

Cuoci la zucca nel forno su carta da forno senza alcun tipo di condimento. Sale soltanto a fine cottura. Centottantagradi sono perfetti. Fin quando diventa morbida ma non spappolosa  (un mio gusto personale) eccessivamente. Taglia a pezzotti non troppo regolari e metti dentro una ciotolina dove puoi lavorarci. Aggiungi del succo di arancia freschissimo quanto basta per le tue papille gustative. La scorza grattugiata di un limone non trattato biologico e aggiusta di sale. Aggiungi il sesamo tostato in padella con pochissimo sale come fosse gomasio. Aggiungi i semi di girasole e poi le mandorle spellate e tostate. Puoi aggiungere dell’olio, anche di origine vegetale, ma non è assolutamente necessario.

Ma chi, io? Quella che la zucca, come l’avocado, se la mangia pure a colazione-merenda-snack sull’autobus (nessuno che mi conosca osi dire che non vado sull’autobus. Mi piace sempre dare di me un’immagine meno sociopatica, ok?) oggi sono ancora “costretta” a parlare di Zucca, guardaunpo’? Insalata assolutamente da provare. Fatta in occasione del Benvenuto all’Autunno di cui ho parlato qui, è un’altra insalatina che rimane non solo un’idea per Halloween ma proprio un’elaborazione perfetta per questa stagione. Strettamente correlata a Halloween invece ricordo questa, dove si trova anche una VideoRicetta velocissima. E’ più un’idea che una ricetta in sé.


Da quando Koi mi ha fatto riscoprire l’ebbrezza di essere genitrice e di essere responsabile di una vita, ho capito prima di tutto di essere fondamentalmente incapace ma ho avuto conferma che nonostante i disastri educativi che sto compiendo ai danni del mio quattro zampe (ok dai, senza girarci tanto intorno: VIZIATISSIMA!) non riesce a farla franca lato cibo. Proprio per il mio problema alimentare non transigo. Vaneggiavo già riguardo una futura prole e per quanto assurdo possa sembrare la mia piccola Satana pelosa è davvero una palestra niente male. Fa occhioni e sbatte le ciglia che manco il gatto con gli stivali, quando vede ogni sorta di cibo. Non importa di che alimento si tratti: lei lo vuole. Naturalmente io non glielo do. Se non rientra negli alimenti consentiti, intendo. Ce ne sono diversi corredati da vere e proprie tabelle. Non mi vergogno ad asserire che sono fiscale, vigile e intransigente. Per dire che Koi prima di mangiare un salume o un semplice wurstel dovrà passare sul mio cadavere e su tutti quelli dei miei nani da giardino (e non dubito che possa riuscirci). Ho intenzione, già da un po’ di tempo, di dedicare una vera e propria rubrica alimentare ai cani. Non perché sia esperta, del resto non lo sono in nulla, me ne guarderei bene. E’ pur vero però che in tantissimi siamo genitori di adorabili pelosetti e non sempre ci si vuole affidare solo alle crocchette. Koi segue un’alimentazione controllata e supervisionata a base di crocchette e cibo salutare. Fosse stato per me avrei scelto solo la seconda via. Capisco che non tutti hanno il tempo per bilanciare carboidrati, proteine e vitamine e per comodità giustamente e in maniera del tutto sacrosanta si affidano al cibo confezionato. Non sono un’eroina e neanche wonder woman ma sta di fatto che dormo pochissimo, faccio tantissimo e se non opero in questo modo vengo colta da depressione. Avendo sempre verdure a disposizione e facendo anche questo “lavoro”, che è solo passione, nel web certo ho sempre tantissimo cibo sotto mano. Non vedo perché non dovrei trovare il tempo per preparare qualcosa di buono e sano a chi sta facendo tanto nella mia vita. E’ un segno di riconoscenza e amore che non mi pesa e che anzi è puro piacere.

Questo per dire che la Zucca fa benissimo ai cani e Koi ne va matta proprio come il centrifugato di Carote. L’altra sera ha mangiato i vermicelli di riso (impazzisce proprio!) con la zucca rinunciando al merluzzo, che viene al terzo posto dopo salmone e tonno. Confesso che l’alimentazione di Koi è una delle poche cose di cui vado parecchio orgogliosa. Al mattino molto spesso mangia le crocchette (biologiche, Acana o Orijen. Altre marche giammai) e questo per abituarla semmai non dovessi esserci io, mamma o nippo a non rimanere digiuna. Prosegue poi con altri due pasti rigorosamente bilanciati, pesati e casalinghi. Il più delle volte a base di verdura, riso e pesce. Koi mangia pochissima carne non perché abbia una mammina umana psicopatica (anche) ma perché da quando è piccola ha sempre preferito il pesce alla carne. Per carne intendo rigorosamente bianca e non eccessivamente rossa, anche perché i Labrador hanno diversi problemi dal punto di vista digestivo. Una volta a settimana poi latticini sotto forma di formaggi freschi pesati e controllati e un uovo. Qualche cucchiaino di olio extra vergine d’oliva giusto perché fa benissimo. Centrifugati di carota, fosse per lei, ne berrebbe a litri e allo stesso modo la zucca.

Insomma urge Rubrica BauBau per sfogarmi e relazionarci un po’ sui nostri amici pelosetti. Anche perché voglio proprio farvi vedere quanto è facile fare dei biscottini in casa e quanto siano buoni per loro. Credo proprio che una Videoricetta con Koi arriverà presto. Già la vedo sorridere in camera. E poi sbranarci TUTTI.

Torta salata con Zucca, Lardo e Mandorle al sentore di Limone



La Ricetta senza dosi? Eccola.

La via della Pasta Brisée pronta o della Pasta Sfoglia pronta rimane sempre valida ma se così non dovesse essere:

200 grammi di farina, 100 grammi di burro freddo da frigo, 70 ml di acqua fredda

Metti gli ingredienti nel mixer con un pizzico di sale fino a ottenere un composto sabbioso. Versa tutto su una superficie fredda e impasta velocemente aggiungendo poco alla volta l’acqua ghiacciata. Quando hai ottenuto un impasto elastico e compatto lascia riposare in frigo dopo aver avvolto con pellicola trasparente. Per 45 minuti almeno dovrà riposare in frigo per poi essere stesa su un piano infarinato.

Per quanto riguarda il ripieno mea culpa non ho pesato nulla ma ho proceduto a occhio. Dentro una ciotola ho ridotto in purea la zucca cotta al forno senza alcun tipo di condimento. Ho aggiunto la ricotta, il sale macinato sul momento come anche il pepe. Un uovo e volutamente non ho messo il parmigiano grattugiato per cui nutro incosciamente una profonda antipatia. Ho inserito poi le mandorle tostate in padella, salate leggermente e tagliate in più parti. Ho amalgamato bene il tutto e messo anche un po’ di scorza di limone. Versato sulla pasta brisée stesa su una teglia leggermente oliata e in forno per 40 minuti circa finché la pasta non è dorata e il ripieno cotto.

Quando ho fatto la cena del Benvenuto all’Autunno in concomitanza con l’apparecchiatura economica che ha riscosso un incredibile successo e di cui ho parlato qui, ho voluto espressamente rielaborare la zucca in tantissimi modi. Del modo dolce ho parlato qui riguardo la Cheesecake con la zucca, cannella e mandorle. Col salato, invece, non ho nemmeno cominciato (vi sembrava di svignarvela, eh?) e allora quale migliore occasione tra Frankenstein, Vermi e Ciambelle dentro le Ciambelle senza dimenticare Ciambelle a forma di Zucca? Oggi blatererei circa questa velocissima preparazione. Si tratta di una torta salata con zucca, ricotta e mandorle tostate con una base di brisée e una fettina di lardo sopra. Ho preparato la torta salata con netto anticipo, anche perché la cena prevedeva diverse portate. Quando ho riscaldato velocemente e servito, quella fettina di lardo si è andata a sciogliere irrorando la superficie e mandando al manicomio gustativo chi apprezza questo genere di alimento (notare il distacco professionale, eh? Stavo quasi per dire quest’adorabile schifezza immonda. Fortuna che sono una professionista e ormai la nazione ne è a conoscenza).

Il fagiolino francamente glielo ho messo (leggi: buttato velocemente su) perché nelle foto veniva tutto talmente smorto che una sorta di depressione lampante mi ha colto. Non che con il fagiolino sia diventata bella la foto, eh. Ma fatta come l’ho fatta posso pure definirla accettabile. Koi girava come un’ossessa sul terrazzo e voleva le attenzioni. Il muratore per poco non cadeva dal ponteggio mentre pitturava la facciata. Mamma ascoltava le mie videoricette a tutto volume (e solo il cielo sa quanto io ODI sentire la mia voce). SantaSignoraPina cercava di prendere le misure a Koi per il vestito di Halloween. Su quest’ultima affermazione inutile fare quelle facce, eh. Koi avrà un mantello che si potrà collegare al collare e non le darà alcun fastidio (o almeno spero perché altrimenti ne vedremo delle belle). Un mantello nero fuori e rosso fuoco dentro come una novella ancella di Dracula. I canini le sono caduti ma speriamo che entro Halloween le ricrescano. Sangue finto? Succo di Barbabietola di cui va ghiotta. Ho pensato a tutto, come sempre. Quando è il momento di pensare le cose più stupide, assurde e prive di senso logico, la mia mente diventa improvvisamente geniale.

Ma torniamo a questa torta salata? No. Perché dai non è che ci sia questo granché da dire. E’ l’ennesima ricetta inutile e priva di fantasia che però rimane un cavallo di battaglia in queste giornate autunnali per far fuori quei quintali di zucca che si hanno in cucina. Perché anche voi avete quintali di zucca che non sapete più come fare, vero?


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Centrifugato di carote e zucca


Del Centrifugato di Zucca ho parlato qualche giorno fa qui, che confesso viene al secondo posto dopo quello di Cavolo (ho blaterato al riguardo qui). In un fantomatico duello Cavolo-Carota però non vedo un vincitore certo. Uno scontro titanico alla stregua di Ivan Dracarota Tispiezzoindue- Cavolo Balboa, per dire. Devo solo smetterla di immaginarmi, adesso, Brigitte Nielsen sugli spalti con il decoltè pericolosamente in mostra (solo io ho seguito su Sky la trasformazione dell’ex Signora Stallone che si è dilettata in un reality show a basso costo dove si rifaceva in toto dentro una clinica svizzera o posso condividere con voi qualche aneddoto? Datemi delle conferme, vi prego).

Comunque non lo so come finisco sempre a parlare di trash piuttosto che seguire un filo apparentemente logico (?) seppur bizzarro. Comunque il centrifugato di carota insieme a qualche goccia di limone è il mio buongiorno prima di salire sul tapis roulant. I muratori hanno finito di arrampicarsi per dipingere la facciata e io posso nuovamente ricominciare (SERIAMENTE IN MAIUSCOLO) i miei allenamenti abbandonati da due anni; che hanno fatto di me una donna pigra, sedentaria, flaccida, infelice e brutta (ho finito eh). E antipatica (ecco, ora sì). Un bicchierone (suppongo da 500 ml almeno, quello dell’ikea ritratto in foto) che ti sgargarozzi giù per la trachea e via a macinare chilometri (acciacchi-ahiahia-nonsonopiugiovane-al terzo passo muoio-portatemi i sali. Sarà così per il primo mese, mi sa).

Nonostante la carota mi piaccia solo così, con un goccino di limone acidulo o al massimo una bella arancia spremuta, ho scoperto che un sessanta per cento di carota, trenta per cento di zucca e dieci per cento di arancia o in alternativa limone diventano un centrifugato capace di avvolgerti e coccolarti. Uno sprint perfetto per cominciare, magari in abbinamento a qualcosa che potrei identificare con una manciata di datteri, mia droga perenne del periodo che ha surclassato i fichi secchi. Per non parlare del tanto amato sciroppo di datteri che nel latte di soia con gli All Bran riesce a farmi dimenticare pure quanto sia triste a volte la giornata che devo affrontare. Basta insomma un centrifugato di carota e zucca, qualche dattero, una corsetta e tutto quello che mi ha insegnato papà viene a galla riportandomi al mio status supremo di felicità.

Rispettare i suoi insegnamenti. Metterli in pratica. Onorarlo e Amarlo anche così. E provare a farlo pure nella mia direzione.

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La RagnaPizza. La Pizzagnatela – La SpiderPizza – La Pizza Ragno (ho sempre enormi difficoltà)


 

  • La Pizza l’ho preparata con il classico impasto del Bimby e ho adoperato la buonissima Salsa di cui parlo sempre con il datterino fresco di Ragusa.
  • Per la Ragnatela ho adoperato delle comunissime olive nere denocciolate in barattolo. Tagliate a metà e in maniera irregolare sino a formare una ragnatela della forma che si preferisce. E’ perfetta anche l’idea di realizzarla con il formaggio. Basterà fare delle listarelle piccole perché poi si allargano e far risaltare magari i ragnetti semplicemente fatti con le olive.
  • Il Ragno è una polpettina di carne trita di primo taglio magrissima. Una più grande e una più piccola (e sono state la colazione di Koi; per questo motivo non ho aggiunto spezie né sale e le ho semplicemente arrostite su una padella a fuoco medio alto).
  • Le zampette del ragno (che dovevano essere otto, pardon) sono delle tagliatelle lasciate cuocere in una padella caldissima (prima che mettessi le polpette, sì). Si scuriscono anche di più e l’idea mi è venuta dalla scopa della Befan Pizza (ricordi?).
  • E comunque la BefanPizza sembrando pure una Stregaccia rimane comunque un’altra idea da aggiungere alla lista di Halloween, no?

Vabbè dai (bell’inizio no?) non è Halloween se non facciamo almeno e ripeto ALMENO tuttomaiuscoloattaccato una ragnatela per Halloween. E mancherebbe proprio poco a quanto pare. Sto leggendo un libro interessantissimo di Kakuho Aoe, monaco buddista, che insegna in meno di 150 pagine assiomi sulla salute e l’ascensione zen mediante zuppe di miso, brodo dashi e assenza totale della cipolla (mi sa proprio che è il prossimo a entrare a far parte della Rubrichetta La Libreria di Iaia). Questo per dire che tutto contrasta fortemente con queste preparazioni. La mia psicopatia si sta affinando. Mentre sono nel culmine della mia ascensione (verso il tso) tra frittura di bucce di verdure, cotolette di seitan al miso e frittelle di radice di loto, pubblico polpette di carne su ragnatele di olive. C’è un’incoerenza tale che se avessi un neurone, ne basterebbe anche mezzo ad essere onesti, mi partirebbe come minimo un’emicrania perenne fino a Pasqua 2019.

Sto cercando di convincere il Nippotorinese e Mamma a seguire una dieta Buddhista vegetariana e di affidarsi ciecamente, non tanto a me,quanto a Kakuho Aoe. Mentre loro addentano orate di mare fatte in guazzetto e io mangio quinoa soffiata nel latte di kamut (compatita anche da Koi che comincia a guardarmi strano), invoco il Monaco come una divinità e farfuglio le meraviglie della  pagina 123 dove ci sono deliziose polpettine di riso.

Vorrei che tutti vi fermaste e vi deste alla dieta del Monaco Kakuho. Potremmo fare un’ascensione di massa attraverso il brodo dashi, no? Abbandonare tutto questo ridicolume. Salvare le anime di queste bestie e ritirarci in Tibet. Basta con Halloween, Natale e orate di mare in guazzetto. Solo silenzio, riflessione e Sushi di funghi shiitake! (vi ho convinti?)

Il Nippo mi guardava fintamente interessato mentre esponevo la  tesi su questa mia psicanalisi pubblica che svolgo giornalmente attraverso il cibo (per il puro piacere di ammorbare la nazione). Cibo che uso come strumento visivo atto soprattutto a invitare  tutti a sognare-creare-divertire-imparare (che si riflette anche in: avere meno paura del cibo stesso per me e per chi come me soffre di disturbi alimentari) e della netta contrapposizione con quello che poi trovo nel mio piatto: tutto quello che non mostro, noioso-ripetitivo e umanamente “insulso”.

Era più che altro, e lo si vedeva da come rigirava quel pomodorino, interessato a sapere quanto olio avesse messo mamma nel cartoccio. Nonostante io la risposta la sapessi (un quarto di litro a occhio e croce) continuavo senza fermarmi e buttando giù quinoa su quinoa; che è talmente piccola questa soffiata che rischia di entrarti pure nel cavo orale fin sopra le narici. Ho sempre paura che fuoriesca da lì. Una mitraglietta di quinoa dal naso. Potrei disegnarla. Una volta una mia amica, Claudia credo, mi raccontò di come le fosse uscito uno spaghetto dal naso mentre rideva mangiandolo. Sono passati venticinque anni da quel racconto e io non riesco a togliermelo dalla testa. Avrei voluto esserci. Uno spaghetto che esce dal naso ha un qualcosa di incredibile. Avrei potuto dire: “io c’ero”. E invece. Sono qui a sperare di poterla emulare almeno con un piccolo chicco di quinoa soffiata.

Il fatto è che non trovo corretto “sponsorizzare” Ragnetti di carne intrappolati in ragnatele di olive con zampe (ne mancano due. Sono una cretina, lo so) finte di tagliatella scottata in padella. Non solo ridicolizzo un essere vivente ma per di più lo trasformo in carne di un altro animale. E’ una sequenza multipla angosciante. Il Monaco Kakuho Aoe non sarebbe affatto orgoglioso di me. Sono un essere orrendo che predica bene e razzola male.

Il Nippotorinese mi guarda serio e dice: “che appeal potrebbe avere un Ragno di Wakame con zampe di bastoncini Raw di sesamo in una ragnatela di ceci su una galletta di riso gigante? A parte per te e Ombretta intendo”. Ed è lì che questo orrendo Lunedì sembra un sabato sera festante.

Non solo sola. C’è Ombretta. E ricomincio.

Che tutti i ragni di polpetta mi perdonino. L’ascensione continua.

  • Se hai deciso di farne una e vuoi farmela vedere ti prego non taggarmi perché mi perdo tra le notifiche. Usa l’hashtag #halloweenconmaghetta oppure #halloweenwithmaghetta ( mi spiace sempre tantissimo non potervi parlare, ringraziare e vedere le vostre meraviglie. A mie spese ho imparato dopo anni che l’hashtag è l’unica soluzione. L’Hashtag ci salverà!)

Cavolo quanto è buono il Centrifugato di Cavolo!


1 cavolo cappuccio, 1 cetriolo

“Poi vabbè ci metto un po’ di wasabi prima di buttar giù e l’estasi è servita”

Un cavolo cappuccio e un cetriolo, altrimenti un cavolo cappuccio, due carote e due arance, oppure un cavolo cappuccio e due mele. Ma anche un cavolo verza, due carote e un limone. Ma anche fino all’infinito. Il Centrifugato di Cavolo è qualcosa di sublime (il mio preferito è quello Cappuccio). Io e Ombretta durante la fase iniziale del nostro progetto super segretissimo che è partito con il Brunch di Halloween nella terra  di Natale ha portato con sé clamoroso scoperte. Tra Living Dead Dolls, mostarda su cui devo ticchettare almeno fino a natale, piselli al wasabi, macco di fave e ossessione pura nei confronti dell’uva nera, ci sono scappati anche vari ettolitri di centrifugati. Soprattutto con il cavolo cappuccio. Credevamo entrambe che avesse un sapore più pungente, e per certi versi lo ha, ma non tanto da giustificare l’onnipresente presenza della mela per addolcire il tutto. E’ buono pure con la menta per carità, ma per i palati particolari che amano testare anche le punte fastidiose che non possono meramente definirsi piccanti, anche semplicemente centrifugato senza nulla diventa una danza estrosa per il palato. Qui l’ho fotografato con un po’ di centrifugato di cetriolo ma non è un abbinamento degno di nota, sarò franca. L’ho preferito nature senza nulla o al massimo con una punta di limone. Abbinato con la carota lo trovo francamente uno spreco, in quanto entrambi gli elementi se centrifugati separatamente hanno una resa infinitamente superiore. Posso testimoniare, pur non facendolo mai perché è chiaro che ogni corpo reagisce a proprio modo, che tutte le dicerie sui benefici del cavolo, almeno per quanto riguarda il mio fisico, sono assolutamente veritiere.

La pelle davvero diventa più luminosa (rimane ugualmente pallida nel mio caso) e l’apparato digerente pigro non solo si rilassa ma comincia a dare meno disturbi quotidiani. Drenante (anche troppo), tende a far sgonfiare apportando un beneficio sin dal primo giorno.

Non invoglio nessuno a seguire detox giornalieri solo con centrifugati ma a onor del vero va detto che l’ho fatto e che dopo tre giorni si è verificata una remise en forme incredibile. Cavolo questo Cavolo! (ok stavo fremendo. Volevo fare il battutone idiota, pardon). Ci sono delle vere e proprie  diete che consigliano per le infiammazioni dell’apparato digerente di fare sempre colazione con un bel centrifugato generoso di cavolo. Non digerendolo cotto, temevo che crudo avrebbe stazionato sul mio stomaco fino a ottobre 2019 e invece ho dovuto constatare l’esatto contrario. Digeribile e leggero non spaventa anche se ha quel retrogusto del cavolo (ok devo smetterla) che qualche volta fa storcere il naso. Fosse per me vorrei iniettarmi nelle vene centrifugati di cavolo a mo’ di flebo.

Un’ottima scusa per preparare dei centrifugati a chi generalmente non ne fa uso e in particolar modo ai bambini arriva proprio in questi giorni. Per Halloween, e quindi durante l’organizzazione di party-feste-riunioni tra amici, saranno fide alleati, sia  per bontà obiettiva e salute che per impatto scenico. Quelli verdi come questo (senza dimenticare lo spinacino fresco che centrifugato è buono da pazzi) ma anche arancioni come quello di Zucca (che se ti sei perso puoi trovare cliccando qui), con qualche scritta giocosa diventano indiscutibilmente protagonisti in tavola:

“Succo di Strega”

“Moccio di Drago”

“Vomitino di Ornitorinco”

E così a scrivere sino a domattina meravigliose idiozie. Non dimenticate gli Unicorni! Vomito di Unicorno è poesia.

Altri Centrifugati o Succhi ricchi di salute?

 

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Ciambella Frankenstein e il Party Ciambelloso!


(foto finita su Explore di Flickr con somma lusinga. Pare che il Signor Flickr mi riconosca una qual certa benevolenza quando si tratta di fiori, insetti e macro)

Forse dovevo proprio fare “La Settimana della Ciambella con i bicchieri di plastica per Halloween e diverse declinazioni” perché dopo la ciambella dentro la Ciambella (la ricetta la trovi qui) e La ZucCiambella, ovvero la Ciambella a forma di Zucca (la ricetta la trovi qui), che ricetta sorprendente e innovativa avrò mai eseguito per la Ciambella Frankenstein? Già.

La VideoRicetta della Torta-Ciambella con i Bicchieri di Plastica la trovi qui sul mio Canale Youtube.

  • 3 bicchieri di farina 00
  • 2 bicchieri di zucchero
  • 1 bicchiere di olio di semi (o burro fuso ma in quel caso un po’ meno di un bicchiere colmo)
  • 1 bustina di lievito (16 gr)
  • 3 uova di media grandezza
  • 1 bicchiere di latte intero (o soia, parzialmente scremato, riso, yogurt come preferisci)
  • aroma
  • colorante verde (se non vuoi adoperare il colorante alimentare c’è sempre il tè matcha. Non verrà industriale come questo e quindi di impatto scenografico volutamente finto ma sicuramente molto colorato)

Versa tutti gli ingredienti in un recipiente (o nel robot da cucina) e lavora fino a quando non hai ottenuto un composto cremoso, denso e compatto. Non avere paura di lavorarlo.

(per la versione al cacao metti 2 bicchieri di farina e 1 di cacao amaro in polvere. Aggiungi eventualmente un po’ di farina nel caso in cui il composto ti sembri troppo liquido. Potrebbe dipendere dalla grandezza delle uova ma generalmente questa proporzione non dovrebbe dare problemi)

180 gradi già caldo per 30-35 minuti ma è sempre bene controllare con lo stecchino di legno. Quando esce asciutto tirare fuori dal forno e lasciare raffreddare.



L’idea, che ho rappresentato facendo il facciotto di Frankenstein proprio perché lo trovo divertente (sotto ti lascio qualche altro link per altre preparazioni dolci e salate che riguardano questo adorabile e indiscusso protagonista), può essere declinata in diverse maniere. Ma è l’idea del Ciambella Party su cui fremo all’idea di ticchettare (post-video-foto in arrivo).

  • Fare un Ciambellotto bianco e dire ai bimbi di disegnare una faccia mostruosa.

 

  • Fare un party ciambelloso basato proprio sulla possibilità di creare mostri tutti insieme. Mettendo a disposizione diversi tipi di ciambelle multi gusto,  frutta secca, cioccolato fuso, marmellate e diversi decori come gli zuccherini e caramelle. Senza  dimenticare le liquirizie e i marshmallow che si prestano benissimo in queste occasioni.

Come si fa un po’ con il Bruschetta Party (che se non sai cos’è mi avvolge un alone di tristezza) quando si mettono a disposizioni chili e chili di pane tostato e decine e decine e decine di ingredienti di ogni tipo e sorta per comporre ognuno la Bruschetta perfetta.

Bimbi che tagliano ciambelle e creano personaggi e mondi. Li si potrebbe insegnare e aiutare a narrare le storie. Scriverle o disegnarle e poi raccontarle in cerchio. Con pochi ingredienti e fantasia si potrebbe ottenere qualcosa di indimenticabile, unico nel proprio genere e soprattutto costruttivo e creativo. Frankenstein rinasce sempre per dar vita a spunti incredibili. C’è poco da fare.

Nota sugli occhietti perché so già che scateneranno curiosità:

Gli occhietti 3D adorabili li ho acquistati, come spesso accade, su Amazon. Che sia .co.uk, .com, .fr, e naturalmente .it mi trovo sempre benissimo. Sono talmente celeri da fare paura. Pochi giorni fa ho ordinato i coloranti alimentari (da un rivenditore di Roma) il pomeriggio alle 16.00 e senza alcun tipo di sovrapprezzo me li sono vista recapitare l’indomani mattina alle 12:00. Ci impiegavo di più a uscire, trovare il negozio e soprattutto parcheggio. Per Halloween poi ci sono delle chicche pazzesche come ogni anno soprattutto rivolte al mondo del food.

Altri Frankenstein? 

  • Se hai deciso di farne una e vuoi farmela vedere ti prego non taggarmi perché mi perdo tra le notifiche. Usa l’hashtag #halloweenconmaghetta oppure #halloweenwithmaghetta (mi spiace sempre tantissimo non potervi parlare, ringraziare e vedere le vostre meraviglie. A mie spese ho imparato dopo anni che l’hashtag è l’unica soluzione. L’hashtag ci salverà!)

La ZucCiambella: La Ciambella a forma di Zucca


La Ricetta della Ciambella con i bicchieri di plastica:

(la stessa che ho adoperato per la Ciambella con dentro la ciambella)

  • 3 bicchieri di farina 00
  • 2 bicchieri di zucchero
  • 1 bicchiere di olio di semi (o burro fuso ma in quel caso un po’ meno di un bicchiere colmo)
  • 1 bustina di lievito (16 gr)
  • 3 uova di media grandezza
  • 1 bicchiere di latte intero (o soia, parzialmente scremato, riso, yogurt come preferisci)
  • aroma

Versa tutti gli ingredienti in un recipiente (o nel robot da cucina) e lavora fino a quando non hai ottenuto un composto cremoso, denso e compatto. Non avere paura di lavorarlo.

(per la versione al cacao metti 2 bicchieri di farina e 1 di cacao amaro in polvere. Aggiungi eventualmente un po’ di farina nel caso in cui il composto ti sembri troppo liquido. Potrebbe dipendere dalla grandezza delle uova ma generalmente questa proporzione non dovrebbe dare problemi)

180 gradi già caldo per 30-35 minuti ma è sempre bene controllare con lo stecchino di legno. Quando esce asciutto tirare fuori dal forno e lasciare raffreddare.

Per la glassa 

  • zucchero a velo
  • acqua
  • colorante alimentare in gel arancione per la zucca
  • colorante alimentare in gel verde per il torsolo della zucca
  • (si può aromatizzare con essenze a piacere)

(per la glassa aggiungi allo zucchero a velo dell’acqua, quanto basta sino a ottenere una cremina “collosa”. Ci sarebbe pure la proporzione classica di 300 grammi di zucchero a velo per 50 grammi circa di albume ma se l’alleggeriamo con l’acqua male non fa).

Prepara due ciambelle e quindi due impasti della Ricetta con i bicchieri di plastica. Per il torsolo ho adoperato un pezzetto di ciambella, precedentemente preparata per altri scopi. Nel caso in cui non se ne abbia a disposizione altra, basterà mettere da parte un po’ di impasto da entrambi le preparazioni per la ZucCiambella in modo che i due risultino perfettamente proporzionati e infornare in una piccola teglietta da muffin. A seguire i diversi passaggi fotografati.

Per “i semi di zucca”: metti in un recipiente delle mandorle spellate e tostale in padella o nel forno su carta da forno per qualche minuto. Versa della marmellata di albicocca (o altra che preferisci, sempre di colore chiaro) per essere completamente in linea visiva con la zucca vera. Io ho sbagliato perché non ho voluto abusare di marmellata e mandorle credendo che potesse essere nauseante e quindi non sono andata fin su in superficie bensì fino a solo coprire la prima ciambella. Ho sbagliato perché poi servendo le diverse fette non dispiaceva affatto questo contorno di marmellata e mandorle. Anzi è stato molto apprezzato. Facendo così poi ho avuto l’inconveniente di dover “tappare” letteralmente una parte con altra ciambella (da un precedente lavoro) per far sì che il torsolo non affondasse letteralmente. Insomma: riempi pure il cerchio senza temere ripercussioni gustative. Melius abundare quam deficere.

Le mandorle si sposano benissimo come “effetto semino di zucca” e se impastricciate con una qualsivoglia marmellata chiara diventano l’esatta fotocopia visiva. Pensavo, mentre fotografavo, però che anche i veri semi di zucca non sarebbero una cattiva idea. Un contrasto anche salato è da tenere in considerazione, perché no? Se invece ci si vuole sempre mantenere sul dolce inserire qualche candito, goccia di cioccolato o pezzetti grezzi tagliati al coltello rimane sempre un appunto culinario da non dimenticare.

Ho unito le due ciambelle con uno strato generoso di marmellata di albicocche, la stessa che ho adoperato per le mandorle. Si potrebbe per i più golosi fare anche un bello strato di cioccolato fuso perché del resto l’abbinamento cioccolato-albicocca evoca uno dei dolci più amati a livello intergalattico: la Sacher.

Il Torsolo della Zucca verrà ricoperto dalla glassa colorata verde (mi sono un po’ pentita di questa scelta “cartoon” perché francamente avrei preferito il marrone, che non avevo. Col senno di poi mi sono resa conto che sarebbe bastato non colorarlo. L’impatto visivo ne avrebbe guadagnato di certo).

Versa la glassa dedicatamente, aiutandoti magari con una spatolina in silicone. Posizionala sin da subito sul piatto in cui vorrai servirla perché nonostante non sia troppo facile potrebbe collassare e il cielo non voglia che questo accada!

Per non sporcare il piatto, o l’alzata come nel mio caso, prima di versare la glassa e sistemarla lungo la superficie ricopri tutto con della carta da stagnola, che è perfetta in quando aderisce benissimo e può essere rimossa senza alcun problema. Si formeranno naturalmente durante l’asciugatura delle crepature alla base. Nessun problema. Con un piccolo coltellino o con le mani stesse si potrà sistemare, livellare, aggiustare.

La glassa può asciugare tranquillamente fuori dal frigo a patto che non ci sia troppo caldo nell’ambiente. Solidificherà in qualche ora.

 

Già lo scorso anno avevo in mente di fare una preparazione semplicissima che richiedesse pochissimo tempo ma scenografica. Stupire con poco centuplica la soddisfazione. Essendo la Zucca l’indiscussa protagonista di tutto l’Autunno bisognava omaggiarla a dovere. Quando si pensa all’elaborazione culinaria più semplice, ma buona, che c’è, quel neurone con il cappello da cuoco ha sempre in mente lei: la ciambella.

Anche la torta di mele è vero, ma se fossero entrambe sulla torre sono pronta a scommettere che in moltissimi salverebbero lei. L’Imperatrice Ciambella al cospetto della bionda Principessa Torta di Mela (sto forse degenerando? e quando mai?) ha ancor più fedeli sudditi. La principessa, ahimè, viene purtroppo bistrattata al suo confronto più che altro per la presenza dell’ingrediente principale che è la mela. Che ci piaccia o no (a me fa rabbrividire ma tant’è), ad alcuni umani la frutta non piace e in particolar modo nei dolci (siamo noi gli alieni, giusto?). Quella fazione che sogna cucchiaiate di nutella e cioccolato ovunque (vade retro!). La ciambella, oltre a essere uno dei dolci preferiti del mio papino (e qua ti volevo!) è in assoluto una delle preparazioni che faccio più spesso e che pur passando sotto la mia lente perfezionista e distruttrice il più delle volte riesce quasi a soddisfarmi. Della ricetta con i bicchieri di plastica (HABEMUS VIDEO!) ho parlato fino alla nausea credo ormai dal 2009 e nonostante siano passati appena due anni (nessuno mi faccia notare che sono di più. Mi sto convincendo. CINQUE? non ci credo!) si riconferma ancora una volta la migliore.

Per tenuta, sofficità, umidità e sapore. E’ come fosse una formula magica perfetta per ogni tipo di occasione (anche con il latte di riso, soia, kamut e mandorle, sì). Basta scegliere le materie prime migliori e più si presterà attenzione a questo più il risultato sarà senza esagerare idilliaco. Non ho avuto dubbi, insomma, quando mi sono posta il problema di scegliere una ricetta base ma gustosa non banale, che reggesse bene “l’impalcatura zuccosa” e che non mi tradisse con preoccupanti cedimenti. Ho voluto fotografare i passaggi, abitudine che non ho mai avuto ma che molte volte mi è stato richiesto di fare soprattutto su instagram che è diventato ormai il porto ufficiale della mia comunicazione con voi, per dimostrare che non è mai complicato come sembra. Molte volte mi viene detto “mi piaci perché fai apparire tutto semplice e comincio a crederci anche io!”, che è una di quelle frasi che mi lusinga e rende felice; che traspaia questo e che non in ultimo sia un incentivo a provare e per certi sfidarsi è importante. Che si argomenti circa una semplice ciambella o di altro. Innescare una piccola miccia di fiducia nelle proprie capacità (perché ci sono sempre) trovo sia in una parola soltanto: vitale.

Sarà mia abitudine da ora in avanti, soprattutto per questo tipo di preparazioni, non mostrare soltanto il risultato finale quando non faccio la VideoRicetta, e cercherò di fotografare step by step. A volte mi ritrovo a fare quattro preparazioni contemporaneamente correndo come una matta, tra telefono, Koi, persone in giro /altro e francamente mi risulta difficile capire esattamente cosa io stia facendo. Vado avanti per inerzia (leggi: azioni fisiche incomprensibili che portano sorprendentemente a dei risultati insperati).  Se questo però può essere d’aiuto ben venga! Che io fotografi passaggi del falsomagro con il prosciutto quando sto scrivendo sulla Cheesecake alle nocciole è già un triste dato di fatto/presagio, secondo me. Ma chi la dura la vince.

Stando ai commenti dove anticipo le ricette future che pubblicherò qui sui vari social, pare che in molti vogliano provare a farla. Vi lascio quindi l’hashtag nel caso in cui vi andasse di farmela vedere. Sapete già che per quanto sia leggermente migliorata con le email, messaggi e mention, faccio sempre un po’ di fatica.

  • Se hai deciso di farne una e vuoi farmela vedere ti prego non taggarmi perché mi perdo tra le notifiche. Usa l’hashtag #halloweenconmaghetta oppure #halloweenwithmaghetta (mi spiace sempre tantissimo non potervi parlare, ringraziare e vedere le vostre meraviglie. A mie spese ho imparato dopo anni che l’hashtag è l’unica soluzione. L’hashtag ci salverà!).