Noto Marzamemi andata e purtroppo ritorno


Del grande Corrado Assenza e del suo Caffè Sicilia qui se ne è parlato fino allo sfinimento. Era una delle granite che preferiva papà; non aggiungo altro. Il valore affettivo che c’è tra quelle sedie e cucchiaini non è quantificabile. E allora sotto il finto lampadario con le ampolle di miele aromatizzato ho mangiato una degustazione di granite; quella che più mi ha colpito è stata Fichi piccanti. Ahimè non c’era l’arancia rossa, che amo.


Caffè Sicilia, tra i tre migliori bar siciliani secondo Gambero Rosso (insieme a Spinnato di Palermo e Di Pasquale a Ragusa) offre anche geniali innovazioni miste alla tradizione. Nel menu infatti si trova la Pagnottella che è un gelato di crema con canditi e pan di Spagna e affogato al Rum e la Terra Nostra che è un sorbetto di pistacchi di Bronte con sorbetto di mandorla di Noto e cannella con le loro granelle e canditi. E fin qui. Tradizione pura.

Poi si passa a Tomate Y Cacao, un gelato di pomodoro con zafferano dell’Aquila D.O.P. extravergine d’oliva Furgentini; gelato di cacao con granella di fava di cacao, acciughe e vaniglia Tahiti; gelatina di acqua di pomodoro, emulsione di mandorla di Noto e origano selvaggio (tutto in una fetta di torta, sì).

E l’Aria di Levante: sorbetto di prugne rosse con gelato fiordilatte al curry di Bangkok e Madras, zafferano dell’Aquila D.O.P., vaniglia Tahiti  e cannella.

Sorbetti di arancia Sanguinello e Moro, gelato al bitter Campari e marmellate finissime e pregiate firmate proprio Caffè Sicilia. Insomma se tutto va bene alle papille gustative piglia un infarto per la felicità.

Eppure dopo il Caffè Sicilia non abbiamo resistito e siamo andati nella Pasticceria Gelateria Mandolfiore. Non ricordo se ne avessi già parlato o meno durante uno degli Ice Cream-Granita Tour (ahimè quest’anno saltati, uff. Ma recupererò!) ma qui vendono le mandorle tostate e salate più buone non solo della Sicilia ma dell’universo intero (lo scorso anno ne abbiamo mangiato qualcosa come una tonnellata. Il tutto annaffiato da granite multigusto perché ne vantano ben venti gusti, Moscato di Noto compreso! Ma quello, ci dicono, solo all’ora dell’aperitivo per non vagare nel Barocco brilli al punto giusto). Sublime bontà. Ne abbiamo fatto incetta (solo un chilo, dai!). Il gentilissimo proprietario, uomo di altri tempi nello stereotipo di gentiluomo siculo, si è premurato di farci assaggiare non solo le mandorle ma anche altre prelibatezze (ed eravamo semplici passanti/turisti e null’altro). E’ qui che ho mangiato una granita di gran lunga superiore al Caffè Sicilia; perché se devo essere proprio sincera, tolto il fattore affettivo che mi lega a quel luogo, razionalmente devo confessare che la fichi e noci e la mandorla tostata (fatta proprio con la mandorla, eh. Non con il panetto o il latte) battevano di gran lunga le succitate granite pluripremiateelogiate.

Servite in una coppetta enorme (e a prezzo chiaramente più basso. E si possono pure mischiare *sorrisino*; perché al Caffè Sicilia è severamente vietato mischiare i gusti. Ebbene sì) con fichi freschi appena tagliati a far da contorno io e il Nippotorinese siamo rimasti letteralmente sconvolti dalla bontà. Lui ha preso mandarino e pera (mandarino amaro al punto giusto. Chi mi aiuta con un sinonimo che renda l’idea di Sublime ma anzi qualcosa in più?) e io fichi e noci consigliatami dal Gentiluomo in abbinato alla mandorla tostata (mi farò più di 100 chilometri solo andata anche per un altro misero bicchierino, per dire).

La posizione di Mandolfiore, ahimè, non è strategica. Non si trova di certo dirimpetto al Duomo e nella via principale/centrale. Rimane comunque poco distante c’è da dire, ma se non si è proprio dei foodie-gourmant (scomodiamo i termini?) sempre alla ricerca personale o divoratore di guide-segnalazioni-et similia, diventa purtroppo difficile indirizzarsi verso questo luogo magico dove le papille gustative, oltre ad avere un collasso di felicità.

Non si ripigliano più.

(e se ci andassi già stasera? sono in crisi di astinenza!) 

Non avevo con me la reflex (e me ne sono pentita amaramente. Solo che volevo riposarmi, ecco. Pure dall’obiettivo) e quindi sono scatti di fortuna con un iphone mezzo scarico e un S5 che fotograficamente mi delude parecchio, confesso. Ma questo scorcio a Marzamemi tra ristorantini sul mare e tanto bianco e azzurro mi ha riportato un po’ in Grecia. O in Grecia ero stata riportata a casa. Fatto sta che pur avendo passato l’infanzia tra Marzamemi e Portopalo non ricordavo quanto fosse meravigliosa questa fetta di paradiso e onde. Mi sono fustigata per benino alla vista dell’immensità che la Trinacria offre. Commossa e piena di bellezza (e pure di granita nella pancia) ho assaporato l’ennesima granita eccelsa ai fichi (che i Catanesi se la sognano, oh! Se capiti qui per caso: sono catanese, eh :-P !) da Liccamuciula (ma pure la mandorla non è che fosse male): concept store tra libri, saponette al sapore di cannella, vini, argenterie, gioielli vintage, stuzzichini di formaggi e salumi e aperitivi in piazzetta che si affacciano sull’evoluzione di Marzamemi. Sul nuovo concept generale proprio del paese.


Un saltino da Campisi non vuoi farlo? Fosse solo per prendere due chili di pomodorini a BestiaBionda che è già nella penisola in crisi di astinenza. Tra pregiato tonno al naturale, pesce spada e sughi pronti abbiamo assistito a scene surreali di vacanzieri pronti a tutto pur di accappararsi l’ultimo pezzo di Mosciame. Commovente a dir poco questo legame con la mia terra. Con quella voglia disperata di portarsi a casa un pezzettino di gusto con le onde nel cuore.








Da Liccamuciula ho trovato tantissime cosine sfiziose ma l’acquisto che mi è rimasto nel cuore è senza ombra di dubbio una tazza da tè corredato di piattini dell’epoca vittoriana. Originale. Che riprende dei ghirigori neri su bianco e una sorta di Alice con tanto di costume d’epoca pronta a cercare alberi e rincorrere Bianconigli. Ne volevo prendere altre tre e pure una collana. Poi mi sono detta che.

C’è ancora qualche altro week end. E forse un po’ di vacanza anche per me. Noi. Perché Koi tra qualche giorno, finiti i vaccini e il periodo critico, può pure uscire. E il primo bagnetto lo farà solo lì.

Nel mare di Marzamemi-Portopalo. Nel mare di Turi. E quindi mio per sempre.


Fortuna vuole che sia riuscita a prendere quelle due ombre testolose: la mia e quella del Nippo. Posteggiare lì e la multa (noncerauncartellologiuro) ne è valsa la pena per questa fermatempo di fortuna, che trovo incredibilmente suggestiva.




E’ che nel tragitto auto non sapevo che fare mentre deliravo e mi sono messa a provare App di Collage.
Okbastavogliolagranitadifichipiubuonadelmondo: ADESSO.

La casa del Totano a Salina


C’è una casa in un paese tranquillo chiamato Leni, proprio sotto il Monte delle Felci dove le  nuvole basse si diramano come zucchero filato e le onde del mare in tempesta si infrangono proprio sotto. E’ bianca e azzurra. Come  i colori del  calamaro in mezzo al mare. Infatti è la casa del Totano sulle onde. Per accedervi devi camminare un sentiero un po’ dissestato. Alla tua sinistra ci sono fichidindia ed a ben pensarci anche alla tua destra. Devi percorrere al buio in perfetto equilibrio la strada stando ben attento alle altezze e agli ingombri. E’ difficile arrivare alla casa del totano se non hai scarpe adatte; quelle sapientemente cucite da Geppetto o da qualche falegname magico che solo nelle favole c’è. Quando arrivi si illumina a giorno come uscissi da un tunnel. Un pesce penzolante, una pila siciliana con il tubo dell’acqua e una brocca con due mele. Un annaffiatoio azzurro e un albero di limoni. C’è una sedia di vimini dei primi del novecento  che somiglia ad una chaise longue, dei salottini e un tavolo pieno di ceramiche. Ombrelloni per ripararsi dal sole e un piccolo tappo di sughero scavato con dentro con una piantina messo vicino al fermaporta adiacente alle scale. Le scale sono colorate di animaletti disegnati ed ogni passo che ti porta su racconta storie magiche di creature colorate venute da lontano. Da sopra vedi ancor più alto il mare che ti sembra di essere su una nuvola. Le onde infatti sono lì. Sotto di te e sopra di te. Alla tua destra e alla tua sinistra. Sei circondato da magiche creature marine.

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Come si mangia in Crociera? ‘spetta che te lo dico io


*tutto il giorno i vostri bimbi potranno godere al Lido di sanissimi wurstel con formaggio dentro, patatine fritte e hamburger di animale non identificato bruciacchiato con brio. Il tutto contenuto dentro dei panini di polistirolo. Innaffiato da maionese, ketchup e senape? Ma certo! Ma di scadente e saporita qualità.

Cominciamo?

( notare la cottura PERFETTA dell’hamburger. Alla foto non è applicato nessun filtro proprio per godere a pieno della nuance-cottura)

Delle bibite e dei cocktail e dell’all inclusive ne parliamo domani, ok?

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Palma di Majorca- Palma de Mallorca- Majorca- Mallorca- Insomma quell’isola bella là


Di Palma de Mallorca ne ho già parlato qui >>>

E vabbè all’uscita dell’accoglienza portuale di Palma di Maiorca posizionano i tassisti più hermosi ( per dimostrare di saper dire qualcosa a parte olè e corrida. Furba no?) . Due anni fa il mini giro turistico con Pedro e questa volta no mini giro turistico con Pedro. Ma non era il nostro Pedro tondetto con acconciatura anni ottanta abilmente mesciata (che si scrive così) con ossigeno a ottanta volumi bensì altro Pedro tondetto senza capelli dalla risata contagiosa ( e comunque le meches non gli sarebbero state bene per via della carnagione olivastra). Optiamo per il no tour ma l’entusiasmante opzione ” mollaci alla cattedrale che famo prima “. La cattedrale di Maiorca è stupefacente e magnificente. Enorme proprio sul mare.

Io e il Nippo cominciamo questa litania quando veniamo interrotti da Pedro che scusandosi di  non sapere l’italiano ( ma tanto manco noi italiani lo sappiamo *risate registrate*) ci confida che la Cattedrale non è più bella come una volta.

Colpo di scena.

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