VideoRicetta: Chutney al Mango


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Chutney di Patate (e Yogurt): La VideoRicetta चटनी


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Il Pollo Indiano con il Mango


E’ il compleanno del mio Papà oggi e trascorrerò la giornata tormentandolo di bacetti; per questo motivo potrei tardare a rispondere a tutte le meravigliose parole che mi avete lasciato ieri riguardo il dimagrimento.  Molto commossa vi ringrazio sempre e mi scuso per essere presente a fasi alterne.  Già ieri ho fatto il possibile per rispondere (ahimè non a tutti) e oggi cercherò  di completare il “giro di bacetti” che ahimè tocca pure a voi (pensavate di essermi sfuggite eh? NO!)

( è il periodo degli ahimè questo)

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Preparando il Kheer con un Nippotorinese che a 199 grammi di riso basmati ha aggiunto un chicco. A 201 grammi ha detto “non ci siamo”


Capo chino. Occhi sulla tavoletta. Oggi si DEVE portare a termine la fine di una storia. DEVO ASSOLUTAMENTE FARCELA (noncelapossofare). Non è che a turno mi prendereste a ceffoni e lo urlereste insieme a me, per favore? Vorrei fare un giorno di telefonate. Nel senso che, pur odiando stare al telefono, mi è venuta una voglia smisurata di buttarmi su un divano o per terra e fare la “Telefonata Day” (bel nome no?). Chiamarvi uno ad uno. Unoaduno. Unoaduno. Dalla Svizzera alla Puglia passando per il centro Italia sino ad arrivare alle isole maggiori e minori. Rovinarvi le giornate, farmi raccontare favole calmanti e farmi pure gli affaracci vostri chiedendovi di che colore è il vostro divano e se come me pensate che il ritorno al floreale con la calzetta in pizzo sopra il sandalo è una scelta stilistica discutibile.

Giuratemi che un giorno avrò la mia Telefonata Day o io oggi non lo supero, davvero.

खीर : Kheer!

In India, Pakistan e Bangladesh se non conosci il Kheer ti mollano un ceffone e te lo meriti tutto. Perchè è non po’ come dire ad un italiano “Pasta? Cos’è la pasta? Pizza? Cos’è la pizza?” o a un siculo “uot is dis? cannolo?”.

E’ un dolcetto semplicissimo da realizzare a base di latte, riso, cardamomo, zafferano e pistacchi. Si adoperano anche le mandorle o gli anacardi. Il rice pudding di vittoriana memoria deriva proprio da questo dolcetto strabuonerrimo che è il kheer. In pratica gli Inglesi devono alla loro ex colonia più grande queste cucchiaiate di bontà speziate. E io in pratica devo tutto a quel meraviglioso libretto di Dolci dal Mondo che mi sono regalata in una delle mie spedizioni alla Feltrinelli. Adesso però devono smetterla di avere il reparto “Cucina” più piccolo del mio e iniziare a rifornirsi di nuova roba perchè la cosa sta cominciando a infastidirmi non poco. Pure la Paltrow ho, come la mettiamo? E pure Anna Moroni, va bene? Sì. E forza diamoci una mossa.

Per una versione ipocalorica del Kheer basterà mettere meno zucchero (o proprio evitarlo, perchè no? Aggiungendo magari soltanto un po’ di miele verso la fine come indicato nella preparazione originale); del resto è davvero un dolcetto nutriente e per nulla pesante.

I puristi del Kheer adesso mi prenderanno a ceffoni ma giusto così per dire qualora si volesse andare proprio sul light estremo ai limiti del vegano non è assurdo pensare di usare il latte di riso (o di avena) al posto di quello intero. Io l’ho mangiato (tiè). L’ho cotto con il latte di riso, ho adoperato pochissimo miele per zuccherare (va bene lo confesso non prendo miele e ho messo il dolcificante. aritiè!), al posto della cannella ho usato la bacca di vaniglia giusto per contravvenire e sovvertire ogni regola (tiètiètiè) e ho adoperato solo l’uvetta biologica di Corinto per darmi un tono. I pistacchi no, perchè sono troppo calorici e se ne mangi tre chili poi ne vuoi nove (tonnellate). E insomma ognuno si fa di kheer come glipareepiace (tiè per l’ultima volta).

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Televisore dieci pollici grassottello in bianco e nero spintona cinquanta pollici led treddì.


Un’inspiegabile voglia anni ottanta si è impossessata di me questa mattina e ciondolo la testa ascoltando Sade. La prima volta che il suono delicatissimo della sua voce mi conquistò è stata in una stanza con un televisore piccolo. Aveva le manopoline sulla destra ed era gonfio rispetto a quelli di adesso. Come fosse imbottito di pizzette e panini durante le feste di Natale.

Non aveva led, tridimensionalità e contrasti cromatici fortissimi. In bianco e nero potevi vedere Vicky, la robottina che tanto mi piaceva e che mi ha ricordato lui su twitter; che inciso: è da seguire assolutamente. Come potevi vedere la famiglia Addams. Mi rassicurava vederla lì. Sapevo che da nonna o a casa mia sarebbe stato sempre nello stesso identico colore a differenza delle altre robe che guardavo.

Quando ho detto a mamma che sognavo in bianco e nero con spruzzi rossi e che avevo paura del verde e del giallo non se ne è preoccupata molto. Perchè avrebbe dovuto del resto. Ero una bambina.

Una bambina che si infastidiva a dormire in lenzuola con fiori o fantasie geometriche. Una bambina che chiedeva se non addirittura pretendeva il monocolore. Che implorava di non accompagnarla a scuola vestita di marrone perchè è angosciante come essere risucchiati in un loop di tristezza, come il Nulla di Fantasia in Neverending Story. Ero una bambina, però.

Il bianco e nero. Sprazzi di rosso. Sicurezza. Le mie deficienze evidenti che sono state troppe volte sottovalutate e concepite come simpatiche stranezze adesso sono tutte a bada. Le governo ciondolando la testa mentre No Ordinary Love ha dei bassi che rimbombano attraverso le jbl fiorellose.

E mi sento forte. Schifosamente forte. Mentre tiro le briglia, viro e decido direzioni. Cado ripetutamente scheggiandomi le ginocchia e lacerandomi anche il terzo strato di epidermide ma disinfettanti nell’armadietto all’occorrenza ce ne sono. Bruciano per carità, ma basta soffiarci su. Talvolta pure bolle di sapone che riescono a far più male ancora se possibile, ma. E’ la ventata di aria fredda che arriva sempre e comunque a farti dimenticare.

Sono una bambina dentro una stanza con un televisore cicciotto che sogna di essere quella che adesso è in una stanza con un televisore cinquanta pollici led che sognava di rimanere quella bambina con il televisore cicciotto. Nessun Nulla mi ha risucchiato.

Nessuno è riuscito a cambiare quello che io ho sempre deciso per me. Libera. Libera di scegliere colori; di averne paura. E’ la mia giornata senza passato che miscelo al presente e futuro. E’ la giornata ideale per capire che si è felici.

Una giornata intensa mi attende. Dovrò svuotarmi giusto un po’ dando vita a chi è fermo lì. Nella dimensione dove vivono tutti quelli che hai partorito con la mente, parole e tratti. Le pagine si scrivono da sole e a me non resta che star ferma lì a guardare con sguardo attonito.

E mentre ciondolo la testa e No Ordinary Love scandisce secondi con note alte, arriva pure il momento di fermarsi e chiedersi: ma davvero succede questo?

Come se non lo stessi decidendo tu. Perchè in realtà non lo stai decidendo davvero.

Ma per finta, eh.

Insomma una giornata senza internet. Staccotuttoemieclisso, sì.

Non prima però di essermi rilassata sistemando questo bel malloppetto di foto. L’impegno piacevolissimo del Blog mi fa stare bene e allora perchè mai non approfittarne? Non è mica vero che è sia un Blog un po’ in vacanza. Si è stakanovisti ed è lapalissiano.

Molte di queste foto sono state scattate mesi fa e risiedevano in archivio in attesa di un giudizio. Ho deciso di accorparle per genere giusto per cercar di far meno confusione del mio standard già elevatissimo. Oggi quindi  una carrellata di foto riguardanti piatti a base di pesce.

Il Menù prevede in maniera del tutto random:

  • Trancetto di Baccalà con Ananas e Crema di Basilico
  • Gnocchetti biologici di Farro con Datterini, Pesce Spada di Portopalo e olive nere
  • Tartare di Pesce Spada, Lime, Mango e Olive con trito di menta fresca
  • Rigatoni integrali con Datterini, Pesce Spada e olive nere con olio aromatizzato alla menta
  • Pesce al Cartoccio con scorze di mandarini
  • Spigola al Sale servita con emulsione al sapore di finocchietto
  • Tartare di Tonno con aceto balsamico
  • Muffin al Salmone fresco
  • Riso indiano piccantissimo con gamberoni
  • Zuppa di Fernanda!
  • Zuppetta veloce di pesce con vongole, gamberoni e cozze
  • Pasta di Kamut con gamberi sfumati al sakè

Il Baccalà è uno di quei pesci, insieme al tonno, che vorrei non fosse un animale ma che so. Un’erbetta. Da raccogliere e ingurgitare velocitamente. Vorrei proprio non fosse un mio amichetto delle acque. Mi perdonerà, ne sono sicura, se ne incentivo il consumo ma santo cielo è buono da far paura. Mi piaceva lesso con il limone e tanto sale. Ma proprio tanto eh. Come lo sgombro lesso e il merluzzo. In questo caso ho cotto al vapore un trancetto di Baccalà e l’ho servito con una crema di basilico che si potrebbe annoverare come un pesto ma leggerissimo. Meno olio e parmigiano ma tanti pinoli. L’idea dell’ananas mi è venuta un po’ così. Il dolciastro del frutto che ben si sposa con il pesce spada e il petto di pollo mi ha incuriosito (poi mi sono detta pure “e mica lo devo provare io! “ ahem no. questo non dovrei dirlo. Non è professionale)

Il risultato è stato apprezzato e l’idea di presentarlo con una coreografia velocissima composta da carotine e basilico freschissimo fritto è piaciuta. Direi assolutamente da rifare. Ipocalorico, gustoso e freschissimo.

Il Nippotorinese acchiappa sempre gli gnocchetti di farro al biologico mentre io sono intenta a discutere di cose importantissime con la gentile proprietaria (se la crema al the e al gelsomino davvero possa contrastare l’insorgere della vecchiaia o se il latte di riso sia davvero miracoloso più della soia. E se davvero Vieri sta con la Minetti. Ne vogliamo parlare per favore o dobbiamo escluderci da questo incalzante gossip estivo? uff).

Non resiste proprio. Un po’ come io con gli hamburger di seitan e cipolla. E contenti con i nostri sacchetti ce ne andiamo ripetendo sempre la stessa scenetta “Mi fai gli gnocchetti, stasera Gi?” - “Sì Pi”- “Mi fai il favore però di non fotografarli Gi?! Si attaccano! per favore solo per questa volta” – “No Pi”.

E quindi il titolo potrebbe essere Gnocchetti biologici di Farro attaccati con datterini, olive nere, pesce spada di Portopalo. Bisogna proprio specificare la provenienza, sì. E chi è mai stato a Portopalo o abbia provato la fortuna di testare, capirà la differenza.

E’ tanto carino quando con la forchetta mi chiede “posso? posso mangiare adesso?” ed io gli rispondo con un categorico “NO”.

Mi piace tanto fare la parte della cattiva. Che poi io lo sia, è un discorso a parte.

La tartare di Spada, Mango, Olive e lime con trito di menta è un’altra di quelle idee velocissime da tenere sempre in considerazione. Appetizer o secondo piatto riscuoterà sempre un clamoroso successo. Il Pesce Spada si sposa benissimo con il mango per non parlare del connubio olive nera-menta-lime. Anzi a dirla tutta se facciamo marinare anche un po’ le olive nel succo di lime sarebbe pure meglio. Adoro questa versione perchè cromaticamente interessante.I Rigatoni di Kamut con melanzane, datterini, olive nere e spada sono un po’ un must qui in Sicilia. Le melanzane e il pomodoro potessimo metterle pure nella cassata lo faremmo (non escludo che ci siano dei micro componenti melanzanosi). Comodo poi perchè il condimento si può preparare poi con netto anticipo. Dopo aver fatto saltare nell’olio le melanzane, pomodorini e olive finire con  il pesce spada; che preferisco sempre tagliato piuttosto altino così da risultare morbido e non suoladiscarpaseccabruttableah.In queste foto sarebbe stato a dir poco entusiasmante riuscire a catturare il momento della mia abnorme bruciatura ma devo arrendermi all’evidenza. Non ce l’ho fatta. Ero troppo impegnata a urlare “ahiaporcpupazzmaledettahiaiutoahia” e non ho ben capito le priorità. Ma non sbaglierò più. Fotoreportage prima di tutto. 

C’è da dire però che tenere una D700 con un obiettivo macro grande quando la mia automobile e nel frattempo far saltare il condimento è un’impresa quanto meno epica. E difatti di epico, non riesco a far nulla.

Sono stoica però, quello sì. Difficilmente mi arrendo. Continuo imperterrita incurante della mia pigrizia. Meglio non prendere il cavalletto. E poi ci si può sempre lamentare della bruciatura per una settimana (ma anche più) rovinandola così a tutti.

Il Pesce al cartoccio fa sempre parte di quelle ricette salvavita. Aromatizzandolo in maniera diversa ogni volta sarà un sapore e un racconto diverso. Da provare senza dubbio è la versione aromatizzata con il mandarino cinese. Che è cresciuto sul terrazzo non so neanche io bene come. In questo caso un’orata. Che papà tiene a sottolineare “non di allevamento”. Papà è un intenditore e se ne accorge dalla grandezza, dall’occhio, dalle pinnefuciliocchiali e da sololuisacosa.

Un’orata di mare, ecco. Quello vero. Non so cosa sia peggio mi verrebbe da dirgli ogni volta ma lui sorride e mi dice “non ha sofferto e se te lo dice il tuo papà devi crederci”.

E perchè non dovrei? Del resto sono la sua batuffolina piccola, no?

 La spigola, non troppo amata qui in famiglia, al sale riesco pure a rifilargliela. C’è questa avversione per la spigola e questa ovazione continua per l’orata e il sarago. C’è del razzismo inspiegabile che devo approfondire.

Come anche il Pauro, che fa parte della fazione privilegiata, con quache datterino, cipolla e olive tempestato di erbe aromatiche che per smistare butto pure nel caffè. Ne approfitto. Una volta che non sono morte, perchè non dovrei?

Dove è che siamo arrivati ? ah sì.

Ecco sulla tartare di Tonno io mi fermerei giusto un attimino. Questa ricetta è di Gaia de Laurentis. Ovvero ne diamo la maternità alla presentatrice perchè la prima volta che l’ho vista preparare è stata proprio da lei durante la puntata Chef per un giorno. Aveva riscosso un discreto successo tra i commensali della serata e i critici e dunque.

Mi sono cimentata. Per l’ennesima volta perchè è un piatto cult in casa mia e quando è il periodo del tonno almeno tre-quattro-sette-cento volte lo si fa senza mai aver paura di stancare.

Consiste in una preparazione velocissima. Affettare la cipolla bianca fresca e tagliare a dadini il tonno rosso freschissimo. Mettere in una ciotolina e lasciare marinare con sale, pepe e abbondante limone fino a coprirlo. Quando il tonno avrà cambiato colore del tutto e si sarà cotto nel limone, sarà proprio il momento di mischiare il tutto, aggiungere olio e sistemare come meglio si crede su un piatto da portata. Versare sopra dell’aceto balsamico, meglio quello nella versione caramellata facilmente reperibile in commercio (altrimenti basterà mischiare dell’aceto con lo zucchero e farlo caramellare) e servire. Ottimo, fresco e velocissimo.

E no. Sarà proprio difficilissimo che qualcuno non vi chieda la ricetta (mi fate sapere, nel caso? ^_^ )

Fernanda è la mia mamma sì, e la sua zuppetta è famosa in ogni parte del mondo. Vabbè. Insomma è famosa sì perchè mamma oltre ad avere un problema evidentissimo con l’abuso di pepe e origano (ne è proprio dipendente) non riesce a resistere alla tentazione di fare una zuppetta. Lei e Cecilia andrebbero d’accordissimo. Questa qui sotto in realtà è stata proprio preparata da lei. E’ arrivata in una modalità dolcezza esasperante e ha detto “fotograferesti anche un mio piatto per favore?”.

Lei sa che non amo particolarmente fermare il tempo su bocche aperte morte con denti annessi e sguardi senza pupille, ma credo lo abbia proprio dimenticato in quell’esatto momento. Per poi ricordarlo quando era troppo tardi. Ovvero quando ho cominciato a chiederle ” ma credi che abbia sofferto?”.

“Ma credo proprio di sì sai? l’amo conficcato nella gola non deve essere proprio una bella esperienza” (ah i miei si sono proprio organizzati e mantengono una  linea coerente sìsìsìsìsìsìsìs)

Insomma La Zuppetta di Fernanda composta da scorfano, cozze e vongole freschissime insieme a questo meraviglioso sautè dove primeggiano anche dei gamberoni imperiali freschissimi sono opera della mia mammina che da settembre sarà sempre più presente con me in questa avventura.

E’ troppo pigra (dovevo pur prendere da qualcuno no? è colpa sua se non ho preso il cavalletto e mi sono bruciata a ben pensarci!) per imparare i meccanismi altrimenti l’avrei già lanciata nel mondo delle food blogger ma divertendosi e non poco, insieme a me, sarà un onore presentare anche qualche sua creazione. Lei è emozionata manco dovesse andare al ballo delle debuttanti. La trovo una cosa talmente carina che è giusto anche perdonarla per aver fatto la scenetta del pesce soffocato con l’amo (ma che famiglia ho?).

Lo fa per farmi ridere. E nella speranza che un giorno io faccia brandelli di carne e pesce a mani nude, diciamolo.

Il Muffin al Salmone visto e rivisto e stravisto non ha nulla di speciale se non essere uno spuntino davvero sfizioso per un brunch. Non usando poi quello affumicato ma tocchettini di salmone fresco si potrà ovviare al problema del “troppomapropriotropposaporito”. Certo il grasso del salmone colerà sulla camicia-pantaloni-costumi e non basteranno mille chili di tovagliolini di carta assorbente ma chi se ne importa. La prova costume come abbiamo già detto è più che superata!

Gli Spaghettoni al Kamut saltati con il sakè e i gamberoni? Mai provati? E se no. Perchè state ancora a perdere tempo qui e non correte velocissimamente a recuperare un po’ di sakè in modo da sfumare qualsiasi cosa? Anche vostra suocera, sì.

E per l’angolo dell’etnico abbiamo pure un risottino indiano piccantissimo con gamberoni croccanti. Perchè i gamberoni non bisognerà cuocerli troppo. Anzi direi proprio tutto il contrario. Si lasceranno marinare nel curry e nella paprika per tutta la notte e poi si lanceranno in padella insieme al riso tostato, sfumando di tanto in tanto con tutte le spezie più piccanti che avete in casa. Confesso di aver buttato così tanti pezzi di peperoncino essiccato convinta della mia preparazione piccantissima che neanche Grisù è riuscito a spegnere l’incendio orale avvenuto qui in casa.

Un corpo di un Nippotorinese riverso per terra che implorava “acqua.datemidellacqua”.

E così la smetti di dire che non mi regolo con il sale. Almeno puoi dire pure che non mi regolo con le spezie.

La monotonia di coppia del resto è una cosa brutta assai. Altrimenti non avremmo festeggiato ieri gli 81 mesi, ecco.

Credo di essermi dilungata sin troppo. Avevo previsto 200 battute e ne ho fatte esattamente 200 sì ma con un altro zero a seguire. Maledizione.

“Liuk io sono tuo padre”. Ieri la foto sotto ha ricevuto plausi da ogni dove. E ne sono sinceramente lusingata.

Riflettendo però credo sia davvero importante  ricevere conferme sulla propria idiozia. Ne sono fiera posseditrice.possessicre. possrciriedice. possideicie. Vabbè. Ci siamo capiti (o no?).

(ma perchè voi davvero mangiando un Liuk non pensavate alla sua paternità nascosta? Ma in che mondo vivete?)

Iaia in Wonderland.it , .com , .net, .org e se mi date pure il .tuppete sarebbe meglio


E io non mi sono perdonata mica ma mi guardo. In quel Guardo c’è forse quello in cui non credo e che  si  chiama destino. Proprio come c’è in Grazia. Come in July_s_Mirror  nel mio Flickr che altro non è che oltrepassare lo specchio. Quella Giulia di Maghetta Streghetta nella folle dicotomia tra il bene e il male. In lungo e in largo un percorso che mi ha portato tra le meraviglie e le nefandezze. Tra Phobialand e Wonderland. Incontrando finti e schifosi cappellai e gatti che non erano stregatti ma semplicemente palle di pelo putride. E meraviglie;  la maggior parte di queste hanno proprio gli occhi poggiati qui e stanno leggendo (ma non tu. Tu che so ci sei. Tu sei il niente). Ed a loro va il mio grazie. A chi giornalmente mentre afferravo fenicotteri e salvavo topi dal lago di lacrime ha saputo farmi sorridere cercando di. Farmi credere in me.

Sono arrivata. Mi sono quasi spogliata del tutto e finalmente sono io. Il progetto di Phobialand con il cappuccetto licantropo, il vampiro emofobico e la sposa gamofobica ha contorni lineari e precisi. Non ci sono più incertezze ma solo l’esatto contrario. Wonderland con i suoi ghirigori e il suo coniglio Tuppete  che  ha orologio sul pancino per non perder tempo assume realtà. E comincio oggi.

Io voglio questo e io avrò questo. Volevo solo me. E finalmente sono mia. Sono io. Sono Iaia in Wonderland direttamente da Phobialand. Andata e Ritorno in loop continuo. Abbiamo .com, .net, .it, .org e Darsch purtroppo ne sa qualcosa. Il punto Tuppete non c’è ma avremo pure quello.

Basta crederci.

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Nonostante qui si sia tornate a far (Pseudo)Fumetti non significa che gli Etti di Fumo vengano messi da parte. Anzi. Sono il punto nevralgico di tutti i miei progetti e quindi.

La ricetta che lascio oggi è un Chutney scovato su  un libro bello a dir poco datato e di un’edizione sconosciuta dove vengono proposti centinaia di Chutney e accoppiamenti. Immersa in queste meraviglie orientali e medio orientali bramo di preparare il Roti e di possedere la tava arroventata. I chutney agrodolci, piccanti e freschi e marmellatosi  sono generalmente utilizzati crudi e serviti anche come spuntini con piccole leccornie che possono essere samosa, sambal e pakora. Una sorta di pasto leggero e veloce più che un vero antipasto come lo intendiamo noi qui in Occidente. Il Nippotorinese quando viveva a Tokyo condivideva la casa, oltre che con la sua ex australiana (ebbene sì. Chi l’avrebbe detto?), con un ragazzo indiano ( rimasto in contatto e ponte sicilia-india-torino-tokyo chuttinesco) che spesso deliziava i presenti con piatti tipici di quella che è una delle più affascinanti cucine “povere”. I Chutney di noce di cocco come quello menta e limone e di sesamo nero ma anche datteri e carote sono stati già più volte collaudati qui in casa. Il passaggio “Muffin -Chutney”, che al momento sembrano esserela mia ultima fissazione, ha riscosso successo e spesso mi è stato chiesto ” Gi..sai che quello al litchi sul roastbeef era davvero buono? “. E imbarattolare, conservare, prendersi cura di . Per poi riaprire e vedere se. E’ un po’ l’operazione che svolgo su me stessa da un po’ e forse più che un muffin gonfio e accogliente il mio destino è all’interno di un barattolo di vetro. Dove dentro di trova un po’ di tutto e niente ma che è stato riposto con cura e mica affidato al caso.  Non vedo l’ora di mostare a chi passerà di qui e avrà il piacere di condividere con me questi entusiasmi medio orientali: il chutney tandoori, sambal di uova, pakora di verdure tritate, biryani di verdure e riso al panir.

Ideale per le verdure. Grigliate o crude ma anche per carni leggerissime come il petto di pollo leggermente scottato o arrostito. Sul prosciutto cotto di praga sembra essere delizioso ma la fonte non è attendibile. Seppur meravigliosa (il mio papà, ebbene sì. Mangia biscotti abbracci con philadelfia e caviale per capirci).

Ingredienti: 750 grammi di pere, 350 grammi di cipolle, 220 grammi di pomodori, 1 piccolo peperone verde, 2 cucchiai di uva passa, 220 grammi di zucchero di canna, 1 cucchiaino di sale, 10 chiodi di garofano, 1 cucchiaio di cannella in polvere, qualche macinata di pepe nero, 3 cucchiai colmi di aceto bianco, 1 pizzico di paprika.

Sbucciare le pere, eliminare i torsoli e tagliare la polpa a dadini. Sbucciare le cipolle e affettarle sottilmente. Pelare  i pomodori e tritarli. Mondare e tritare il peperone. Versare tutte le verdure in una casseruola dal fondo pesante e metterla sul fuoco, lasciando sobbollire a fiamma ridottissima per circa 30 minuti o comunque fino a quando si saranno ammorbidite visto che la pera rilascerà molta acqua. Qualora le pere non fossero particolarmente succose aggiungere un bicchierino di acqua. Aggiungere quindi l’uva passa precedentemente ammollata in acqua, lo zucchero, il sale, le spezie e i chiodi di garofano in un sacchettino o come faccio io in un cerchietto da infusione del the. Aggiungere l’aceto e portare a ebolllizione a fuoco leggermente più vivace di prima. Abbassare la fiamma e lasciare sobbollire per almeno un’ora fin quando il tutto si sia addensato e risulti simile ad una composta marmellatosa. Versare infine in vasi di vetro pulitissimi e riscaldati riempendoli sino a 0, 5 cm dall’orlo e chiuderli. Si consiglia di conservarli in un luogo buio e fresco e che qualora si volesse attendere due mesi prima di adoperarlo sarebbe giusto il tempo per raggiungere il massimo sapore.

In realtà può essere tranquillamente conservato in dispensa e chiaramente in frigo dopo essere stato aperto. Qui non si potevano attendere di certo due mesi perchè il Nippotorinese ha un problema gravissimo di dipendenza con questi chutney . Non li mette sui pan di stelle o abbracci come papà ma stiamo arrivando pure a quello. Semmai dovesse mangiare un biscotto confezionato, certo.

Che siccome qui è Me, Disegno, Foto, Racconti e  Cucina non bisogna mai dimenticare il Cinema. Danbo ha voluto rendere omaggio a Ferro Tre.

Zero. In due pesiamo Zero. Come il centro di tutto.

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