Crumpets con burro al caramello, Party Pieces e Vaneggiamenti (dai che sta finendo Agosto, su)


Oggi è il compleanno di Harry Potter (ecchisenefregachilhadetto?). E un dolcetto in perfetto English Style era doveroso (no dai. E’ solo una coincidenza).

I Crumpets sono delle deliziose focaccine anglosassoni principalmente preparate con acqua e lievito (ma anche latte, talvolta. Pure uvetta, per dire, ma questa è la prima versione base) che danno davvero del filo da torcere ai Pancakes. Ci sono proprio fazioni e tifi da stadio, sì. Perfetti per il tè inglese con i sandwich ai cetriolini, cupcake e biscottini ma pure al mattino con burro e marmellata.I simpatici bucherelli dei Crumpets fanno sì che il “condimento” si insinui all’interno e renda tutto ancor più godurioso.

Ricetta tratta da “Una merenda a Londra”, Piccoli Spuntini di Guido Tommasi Editore, di Amelia Wasiliev .

Per 13 crumpets circa

Ingredienti

  • 260 grammi di farina
  • 1/4 di cucchiaino di zucchero semolato
  • 1/2 cucchiaino di lievito in polvere
  • 1 cucchiaino di lievito di birra disidratato
  • 1 cucchiaino di sale
  • 1/4 di cucchiaino di bicarbonato di sodio
  • 125 ml di latte intero tiepido

burro per  la padella

Il burro al caramello

  • 65 grammi di zucchero semolato
  • 1 cucchiaio generoso di sciroppo d’acero
  • 1 cucchiaio di acqua
  • 1/2 cucchiaino di bicarbonato di sodio
  • 125 grammi di burro ammorbidito

Occorrerà un coppapasta tondo o rettangolare di circa 6-8 centimetri di diametro per la realizzazione dei Crumpets

In un recipiente mescola farina, zucchero, lievito e sale. Aggiungi l’acqua e mescola per due minuti. Copri e lascia riposare a temperatura ambiente per un’ora. Stempera il bicarbonato nel latte e incorpora delicatamente all’impasto. Imburra il coppapasta e la padella. Fai riscaldare la padella e a fuoco medio versa circa 50-60 ml di impasto all’interno del coppapasta (o dei coppapasta dipende da quanti ne adoperi. Io ho svolto l’esecuzione uno a uno per non far “sballare” troppo la temperatura). Cuoci per 5-7 minuti fino a quando compaiono i classici buchini da crumpets in superficie. Togli il coppapasta e gira i crumpets cuocendoli altri due minuti. Dovranno risultare dorati. Continua chiaramente fin quando finisce l’impasto.

Il burro al caramello come si fa?

Scalda a fuoco dolce lo zucchero, lo sciroppo d’acero e l’acqua fino a quando lo zucchero si è sciolto. Continua la cottura non superando i 115 gradi (lo sciroppo è pronto se una goccia versata in una ciotola di acqua fredda forma una piccola bolla molle).

Rivesti lo stampo rettangolare che hai deciso di adoperare con la carta forno. Nel frattempo quando lo sciroppo è pronto aggiungi il bicarbonato e mescola in maniera energica. Questo composto deve schiumare.

Versa nello stampo e lascia raffreddare. Fai a pezzi il caramello ottenuto. Con un mattarello stendi il burro ammorbidito tra due fogli di carta forno. Rimuovi il foglio superiore e cospargi con i pezzetti di caramello. Mescola con la sptatola. Dai al burro la forma di un tronchetto e arrotolalo nella carta da forno ben stretta. Tieni in frigo fino al momento di servire. Puoi conservarlo tranquillamente in frigo.

Non necessariamente i Crumpets devono essere serviti con il burro al caramello. E’ una chicca in più che l’autrice regala ai suoi lettori e a noi tutti. I Crumpets possono essere arricchiti anche semplicemente con del succo d’acero come i Pancakes, per capirci, o con della frutta fresca, panna e yogurt. Si può pure pensare di adoperare una classica marmellata e del burro, perché no salato in modo da creare un contrasto simpatico in abbinamento a della frutta piuttosto dolce e acida magari messa insieme. Insommainqualsiasimodo.

Rimangono una base interessante, alternativa e davvero intrigante in quanto croccante. Che non a tutti piace la morbidezza, ecco.

Sempre della stessa edizione di cui parlavo qui pubblicando i Biscotti Gelato tratti da Una merenda a New York esiste l’adorabile volumetto firmato da Amelia Wasiliev con le fotografie di Lisa Linder “Una merenda a Londra” (se non mi fanno tutte le merende delle galassie adesso mi arrabbio veramente, però). Supppergiù (si scrive così ma con più p, in realtà) le divisioni, impostazioni, spiegazioni e blablabla sono le stesse (ettecredoèunacollanamicaperniente). Cakes e Cupcakes, Scones & Soci, Biscotti e Quadrotti, Pies & Crostate.Ci sono pure gli English Muffins da non confondere con i dolcetti dallo stesso nome; quelli a base di lieviti che tostati e accompagnati con il burro, le confetture o le uova Benedict fanno fare sempre un figurone. Solo che non avevo la semola di mais e neppure il lievito di birra disidratato e neppure lo yogurt bianco. E neppure lo yogurt bianco a dirla tutta. Insomma non avevo praticamente niente.

Suonino le trombe, rullino i tamburi, partano le majorettes e se è possibile arrivino pure i Carramba Boys, con Raffaella e Japino, direttamente dal Brasile al ritmo di comèbellofarlamoredatriesteingiù perché: (è possibile pure avere tre bicefali e quattro clown assassini con Japino o è finito il budget?)

LA CUCINA E’ FINITA.

Propriofinitafinita no. Ma la parola finita pare non essere più utopia (sì, hanno dimenticatolo zoccoletto. Vabbè ma dai, è normale. Dopo novemilamesi capita di dimenticarsi ottomilasettecentoquarantacinquecose, no? La prossima volta IKEA. Quale prossima volta?). E allora la colazione-merenda all’inglese non la fai al Nippotorinese? Crumpets con burro al caramello. L’epoca a cui risalgono è quella che mi ispira più in assoluto in fatto di racconti. L’epoca vittoriana sforna infatti l’ennesima meraviglia con questo malloppotto squisito, croccante fuori e morbido all’interno che diventa parente del pancakes, ma a quanto pare molto più gustoso, intrigante e di carattere. La Wasiliev accompagna questi crumpets con un burro al caramello che credevo fosse di fastidiosa realizzazione e invece in men che non si dica si prepara in casa un adorabile panetto di burro con dentro scaglie caramellose. Mi sarebbe piaciuto, confesso, fare la videoricetta di questi Crumpets, anche perché non è che vi sia molto in giro. Poi accadrà come sempre (come è accaduto con i macaron, con i whoopie, con la torta al cioccolato dentro il microonde e blablabla che il web impazzisce all’improvviso come se la “scoperta” appartenesse a un recente presente e non a un lontanissimisssimissimo passato).  Per dire che? Ah sì. Che devo fare la Videoricetta dei Crumpets e che lo scrivo qui così me ne dimentico totalmente, anche perché chi si rilegge? (scema fino a un certo punto, sono *disse con sguardo intrigante da Lappara Frinzia, coppola, suonando il maranzanu e mangiando Liquirizie Pastiglie Leone)

(la conoscete la Lappara Frinzia, sì?)

Insomma oggi io vorrei informare il mondo intero circa la mia nuova ossessione. Voglio insomma contribuire all’ennesima informazione di cui non importa assolutamente nessuno. In pratica vengo a sapere che Party Pieces (sì sì proprio l’azienda di Pippa e della nuova Regina di Inghilterra che mai potrà eguagliare la grandezza della mia amata Elizabeth. Che fa pure i photobombing dopo essersi rifiutata di sedere sul Trono di Spade. Amoquelladonnaamo) ha lo shopping online. Abbè. Mi dico proprio così. Abbè. Mentre mi si parla di versamenti, scadenze, pali elettrici, quadri elettrici, forniture ospedaliere, ferie, ici, ipi, yupi, lupi, esiglechenoncapisco (quando hanno detto IRPEF come una bambina di tre anni mi sono alzata e ho detto lasolasoquestalaso. Poi non la sapevo, ma l’entusiasmo prima di tutto). Insomma sì. Mi si parla di roba noiosa e io penso solo a Pippa con il perizoma mentre accompagna la sorella all’altare e fa strage di cuori. Credo che quel giorno la Beckham l’abbia pure maledetta avendo lei un outfit discutibile e non perché fosse incinta. INSOMMA sono una donna di un certo spessore culturale. Non sono adatta a sentire paliluceirpeffornitureospedaliere. Sono adatta invece a disquisire per ore di outfit, perizoma e partipisisisis.

Ora io che seguo le notizie del gietsetinternescional so bene che in Inghilterra una fazione detesta e non poco (i soliti snob, tzè) gli arricchiti genitori di Pippa mentre un’altra li idolatra. A me interessa poco questo simpatico schieramento perché non ho molto tempo considerato che devo focalizzare i miei pochi neuroni funzionanti sul cappello della Beckham e il modello del perizoma. Va da sé però che so bene quanto siano trendy i prodotti venduti dalla famiglia di Pippa (si è capito che non ricordo il cognome e porto avanti Pippa o no?). In un articolo sul web avevo letto che addirittura avevano lanciato una linea di incredibile beltà chiamata tipo “Little Prince” allor quando il regale erede emise il primo vagito. Di quella linea sul sito non vi è traccia ma attendo trepidante “Little Prince cresce” in vista del suo primo compleanno. Per il compleanno del Nippotorinese (3 Luglio) c’erano in visita Dottoressa Suocera, AmoremioCognatoso Piola e Fidanzato Architetto Gatto (siamo una famiglia normale come tutti voi, lo giuro). Motivi per festeggiare, tra Koi in arrivo (quel’esatto giorno), casa distrutta, anniversario secondo mese papà in arrivo e tante altre bellecosechenonvidico ce ne erano davvero ben pochi ma proprio per non gettarsi nella disperazione assoluta abbiamo deciso in men che non si dica di organizzare proprio un minipartyinfamigliaepochissimiamici.

Una trentina di persone; che qui una trentina di persone corrisponde a: “non fare nulla”. A otto giorni dall’evento mi dico che è il momento di mettere alla prova Party Pieces, che decantava una celerità invidiabile. Faccio un giro sul sito e rimango abbagliata dall’incredibile offerta. Chi avesse voglia di farci un giro rimarrà esterrefatto perché si tratta di un’organizzazione visiva degna di nota con prodotti oggettivamente belli. Ma proprio belli assai. C’è quell’odore di “festa da film”. Quella che hai sempre sognato per il tuo bambino. Ci sono pure i coordinati in chiave circo per i muffin. Ci sono bandierine deliziose e tocchi chic, shabby e sognanti. C’è davvero di tutto. Essendo la “festiccciuola in famiglia” organizzata sia per il compleanno del Nippo che per l’arrivo di Koi mi sono fiondata come luogo comune impone in prodotti rosa  e azzurri; trovavo la cosa talmente comune e ridicola da diventare innovativa e entusiasmante. Pois rosa e strisce azzurre. Ahhhhhhhhhhh *sospiro.

Poi mi sono lasciata andare compilando un ordine di vergognosa entità sempre con la solita scusa “Per lavoro. Per le foto. Eh. Purtroppo lo DEVO fare. Sono COSTRETTA” che funziona sempre (con chi non lo so) e pure quattro bandierine personalizzate, dai. Perché sì ci sono pure i classici festoni a bandiera in puro stile English che amo, con tanto di personalizzazione Happy Birthday erobacosì.

Insomma striscio la carta di credito eciaoplafonannuale e mi viene spiegato che non bisogna assolutamente scegliere un tipo di spedizione diverso. Party Pieces vuole solo sapere la data della tua festa e senza alcun problema provvederà a mandarti il materiale in tempo perché mica vogliono rovinarti la festa! Fiduciosa nella famiglia di Pippa mi dico “Ma che organizzazione Siore e Siori!” e scrivo: Festa 4 Luglio (in realtà sarebbe stata il 6. Oh fiducia sì ma fino a un certo punto. Ordine emesso 29 Giugno). Mi dicono oknoncèproblematiarrivatutto e io zompettando immagino già bandierine ovunque, un cane pulito e dolce che corre tra i prati (?) e il Nippotorinese alto, con i capelli lunghi e la barba incolta (?).

Già il Giovedì 5 Luglio qualche dubbio lo avevo. Il Venerdì 6 Luglio mi sono detta che sarebbe arrivato in mattinata perché mica avevano detto che ti facevano organizzare la festa con netto anticipo ma che ce l’avrebbero fatta e basta. Magari proprio a un’ora dalla festa. Sono inglesi ragioneranno in maniera diversa. E mentre tentavo di giustificarli pure il Sabato mattina 7 Luglio dove per loro la festa era già bella che passata e io nutrivo la speranza di poterli adoperare l’indomani: niente.

Arriva Mercoledì della settimana successiva il mega pacco e mi rispondono che il problema sono state proprio le bandierine personalizzate; che capisco hanno richiesto una stampa ma: informarmi durante la settimana via email? Certo è che io perdo le email ma dopo un’attenta indagine (del Nippotorinese eh. Perché già io Sabato ero da Tiger. Ho svaligiato quello e ciao Party Pieces facciamo tutto sui toni dell’anguria, dell’uccellino che spegne le candeline sul Muffin e arrotoliamo tutto con la carta igienica a cuoricini allafacciadiPippamiddelltonnn. Uhhhhhhhh. Vero. Si chiamano Middelllltonnnn!) si è risaliti all’increscioso fattaccio:

no. Non mi hanno proprio scritto. Delusione massima da una parte ma consapevolezza che i prodotti di Party Pieces oltre a essere di una varietà vergognosa ed esagerata sono ancor più belli dal vivo. Sono rimasta letteralmente scioccata, dimenticando di avermi fatto correre da Tiger (che diciamocelo è sempre un’esperienza mistica a prescindere) quando ho avuto tra le mani questa marea di prodottini deliziosi. Adopererò il servizio compleannoso del Nippotorinese e dell’arrivo di Koi per altre occasioni e utilizzerò il resto per un mio progetto messo in cantiere lo scorso anno per ovvi motivi.

Ho due libri in preparazione e ho intenzione di finirli al più presto. Uno riguardante il cibo. L’altro la mia Graphic Novel.

Tutto questo per dire che questi adorabili pezzi di carta adoperati per le foto provengono proprio da Party Pieces. E che a Pippa alla fine si perdona un po’ tutto (devo comprare il libro di Pippaaaappproposito!).

Su Facebook qualche giorno fa ho avuto modo di scrivere due righe riguardo questa meravigliosa Torta che meriterebbe enciclopedie. Andrea, figlio di un’anima profonda che amo e amico a sua volta, da poco tempo ha finalmente (un finalmente che dovrei scrivere in grassetto font 200) cominciato a credere nelle sue incredibili capacità sfidando la sua timidezza e aprendo una pagina Facebook dove pubblica i suoi capolavori in Pasta di Zucchero (La pagina è questa e non mettere “mi piace” è perseguibile per legge e pure perseguibile per Iaia, ecco).

Andrea ha realizzato anche la torta per la Presentazione del mio Libro a Catania, di cui non ho mai scritto. Non ho mai pubblicato foto. Sicuramente perché riassunto di troppe cose belle e orrende insieme. Non sono mai riuscita a esternare le emozioni di quel giorno; a dire il vero non ho neanche per una volta tentato. Questa torta realizzata per il 3 Luglio mi ha ricordato, tra quelle trame di zucchero e cementi di dolcezza, tutto quello che di più bello rimane a parte il polistirolo e il senso di nausea. E mi è venuta voglia di scriverne. Di quel 12 Ottobre. Di quando papà alla fine non è potuto venire in Libreria perché in ospedale ricoverato d’urgenza. E di come poi la sera abbia indossato il completo, mi abbia aperto lo sportello e abbia riso, mangiato pasta alla Norma e si sia divertito tra gli amici e la vita di sempre.

Quel 12 Ottobre per me, lui e mamma è stato il matrimonio di sua figlia. L’unico matrimonio. E lui, in cuor suo, credo lo sapesse. Tanto quanto me.

Voglio parlare ancora e ancora della Torta di Andrea. Di questa. Di quella di Maghetta. Di quel 12 Ottobre. E di matrimoni, consoni e non. Il mio grazie infinito va ad Andrea; che è riuscito a riprodurre in realtà (e non soltanto in formato torta e presto capirete di cosa parlo) molti dei miei sogni. Ne sentirete molto parlare perché il mostro ha ucciso il protagonista della mia fiaba e del mio cuore.

Ma posso ancora sconfiggerlo e finirlo come è giusto che sia.

E vissero tutti felici e contenti.

Torta alle Mandorle amare tostate e Agrumi con Crumble al Cocco e Cannella – Un Tè a Downton Abbey


Avviso importante: Potrebbero esserci spoiler inerenti alla Terza Serie di Downton Abbey

E siamo di nuovo seduti qui in questo enorme divano non troppo soffice del salotto mentre aspettiamo che Lady Mary si faccia acconciare i capelli. Il primo appuntamento con Downton Abbey, per la Rubrica Cibo e Serie TV, è stato a una tavola riccamente imbandita con la Shepherd’s Pie servita ben benino (che se ti fa piacere puoi trovare qui). Nonostante ci sia una ricca e gustosa sfilza di ricette correlate a Downton Abbey, grazie all’instancabile e operosa Beryl Patmore nonché prima cuoca della servitù, vi è senza ombra di dubbio alcuno solo un orario protagonista. Non è colazione, pranzo e cena ma la fatidica ora del tè; simbolo nazionale e bevanda a tutt’oggi più diffusa nel mondo dopo l’acqua, rappresenta proprio il punto cardine della tradizione inglese. La storia di questa nazione è scritta e si dirama tra le linee delle foglie, spezie, erbe ed essenze di questa pianta legnosa. Non vi sono cerimonie del tè di particolare importanza oltre a quella inglese e giapponese. Non esiste in altra parte del globo una popolazione che senta le viscere sussultare alla catastrofica idea di rinunciare all’ora del tè. Per quanto più di un secolo possa essere passato dalla Londra edoardiana, la cui fotografia tra l’altro come ho avuto occasione di dire svariate volte è sempre stata fonte inesauribile di ispirazione per me (anche Phobialand, nonostante sia un mondo a parte, è ambientata in uno stile Inglese-Edoardiano-Ottocentesco), quando penso all’ora del tè le lancette del tempo vanno indietro velocissimamente. Fino a riportarmi lì. Tazze fumanti di Darjeeling o Earl Grey e incredibili foglie venute dall’India dopo un viaggio lunghissimo. Colori tenui che non hanno mai un sole definito ma che alternano tristezza malinconica a pace interiore e visiva.

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Le Ricette di Downton Abbey – Shepherd’s Pie


Ho scoperto Dowton Abbey da poco tempo e ancor in meno me ne sono affezionata. Serie televisiva Anglo-Americana, nell’ambientazione che preferisco in assoluto e prodotta per un network britannico, ha sbancato premi e ottenuto riconoscimenti altissimi. Con ascolti record sempre in ascesa pare che sia in assoluto la serie in costume di maggior successo mai mandata in onda. Emmy Awards come fossero biscottini cadono su questa trama mai noiosa, anche se apparentemente così innovativa proprio non è. Ambientata nella tenuta di campagna del Conte e della Contessa di Grantham nello Yorkshire a partire dalla tragica notizia dell’affondamento del Titanic nel 1912, si susseguono e scorrono le vite di aristocratici e domestici con una finezza però che non fa urlare alla telenovela, per quanto mi riguarda. Visivamente ci si trova sin dalle prime inquadrature davanti a qualcosa di simile a Gosford Park; ne avevo già decantato le lodi e passioni con la marmellata di arancia, qui. I costumi del tardo periodo edoardiano sono quelli che mi bloccano le vie respiratorie (gli stessi poi che la Maison Valentino ha ricalcato sulle passerelle per la Primavera Estate 2014. Incredibilmente abbottonati, chic ed esclusivamente in bianco e nero). Quando la rigida regola incontra il contrasto della protesta. La gonna leggermente si stringe e tutto diventa quasi più comodo. I corpetti si slacciano lasciando respirare le dame che cominciano l’impervio cammino per l’emancipazione reclamando diritti sino ad allora negati. Siamo proprio catapultati all’inizio e al fermento della rivoluzione. La donna voterà, diventerà crocerossina durante la prima guerra mondiale e dismetterà gli abiti di bamboletta soprammobile incipriata con i capelli abboccolati.

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Peach cobbler Dolce alla Pesca – Ricetta da American Horror Story


Cobbler si riferisce ad una varietà di piatti, in particolar modo preparati nel Regno Unito e negli Stati Uniti che sono costituiti  da un frutto ( ma anche da una preparazione salata) alla base che viene ricoperta da un impasto “biscottoso” (sabbiatura farina-zucchero-burro) che ne forma una crosta deliziosa. Un croccante sopra e un morbido, sotto. Un contrasto papillogustativo. Un Crumble per intenderci? Ma sì dai, in fondo sì. Ma una via di mezzo con una pie. Tutto chiaro no? No, appunto.  Nel Regno Unito è straconosciuta la versione con la frutta, in particolar modo con le mele e le pesche (ne ho fatta una con le ciliegie la scorsa estate ma ho dimenticato di fotografarla, ahimè.  Rimedierò; magari non adesso che costano trenta euro al chilo).

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Piccola? Mai.


E poi Nigella diventa taglia 42 e le casalinghe organizzano rivolte. Ora avendo perso io ottanta chili non voglio minimamente metterci il becco. Anzi no, ce lo metto. Sono una donna e quindi pettegola e nei discorsi inconcludente fino al midollo. Insomma.

Ma chi l’ha detto che doveva necessariamente restare un’accomodante 48-50? Tutto questo gran ciarlare su fantomatici tradimenti al grido di “era una di noi! adesso è passata al nemico! prima inzuppava panini nel lardo di Colonnata sciolto nel burro e adesso mangia bistecca ai ferri!”. Ho pochissimi dubbi riguardo al fatto che un’altissima percentuale di donne si misuri (leggi: competa) con lo stesso sesso in base al peso. Ci sono infatti cromosoma XX (così chiameremo questo genere femminile a me sconosciuto se non dal punto di vista genetico) incapaci di autocritica e senso del dovere, poco motivate per raggiungere obiettivi di vario genere, che sfogano la repressione di non riuscire su un altro cromosoma XX. Che può essere amico. Che non può esserlo, pure. Indistintamente.

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Curd di Avocado e 15 minuti di Uomini e Donne


E non si può proprio mollare. Anche quando (e soprattutto) si crede di doversi dare una regolata, respirare, prendersi del tempo, ragionare. E.

E non sono affatto una fautrice del “siediti e ragiona”. Con calma. Rifletti per bene e valuta. Pondera.

( la sedia la piglio. la lancio in aria. la spacco sulle ginocchia. emelamagno!)

Santapizzetta occorre logica, razionalità e maturità. Ed io nei saldi non l’ho mica trovate nei cestelli queste cose. Non sono neanche al banco frigo. E neppure tra le borse. Mi venisse indicato allora dove potere acquistare questi prodotti perché altrimenti proprio non saprei.

Fatto sta che bisogna alzarsi. Darsi una bella mossa. Stringere i denti e tutta quella serie di ovvietà e: andare avanti come un caterpillar.

E lo sto facendo.

Questo per dire che io al momento vorrei che non mi si dicesse più di stare calma, respirare, prendermi il mio tempo e. Nonostante non possa godo ugualmente delle idiozie che professano i tronisti di Uomini e Donne. E mi concedo già tanto. Ne guardo esattamente quindici minuti tentando di capire chi è il tronista, chi è Maria, chi è l’assistente di studio e se Tina è quella tra gli over settanta o ancora seduta come opinionista. E.

Lo prendo il mio tempo e faccio qualcosa per me: guardo quindici minuti di uomini e donne ! cosa altro dovrei fare? Detesto andare dal parrucchiere perché è già difficile che qualcuno che non conosco riesca a mettermi le mani tra i capelli. Non mi rilasso ma al contrario mi inalbero quando la ragazza comincia a massagggggggiare fortefortissimo e dice ” ti piace? va bene così ? è fredda ? è calda? “. Perché come glielo spiego che a me piace solo l’acqua ghiacciata sulla testa eh? E.

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Strawberry Pimm’s


Eh sì è un post programmato ed io sono in macchina che cerco di uplodare dall’applicazione wordpress mentre il Nippotorinese fa slalom tra le buche e ribadisce quanto la viabilità al sud sia (santocielobastarassegnati!)…

Ma non potevo non dire: eppibirdei Biancanevemia. Spero di poter elaborare qualcosa di più sensato (nei limiti del mio impossibile) quando avrò tastiera e non touch. E quando avrò un nano da giardino zitto e non un algido nordico antipatico.

Auguri amica mia. Grazie per esserlo.

Molti la definiscono come una macedonia di frutta in un tankard o boccale di birra. Così recita la bibbia dei cocktail. Strawberry Pimm’s per una come me che nelle occasioni speciali beve acqua frizzante è chiaramente un oggetto non identificato. Il Nippotorinese sta molto apprezzando questa virata alcolica e ha costruito appositamente un altarino per Malti da Legare, perché per via del mio amore sconfinato nei di loro confronti ho promesso di introdurre, ma con garbo, una nota alcolica in tutto questo delirio del Gikitchen. E’ assurdo pensare che io sia astemia e riesca a partorire una tale ingente mole di idiozie e assurdità, figuriamoci se bevessi anche solo un goccetto.

Visto che siccome (che rimane un bell’inizio per quanto concerne la sintassi) non accadrà mai per quanto mi riguarda, è meglio convincersi sin da subito che così non potrà essere per chi mi sta accanto. La componente alcolica a quanto pare nella vita dei comuni mortali e non extraterrestri stupidi come me, è ai limiti del fondamentale. Sino a quando rimane una cosa controllata non posso che chinare il capo e assecondarli. Una volta superato quel limite non mi resta che prendere a randellate sulle gengive chi amo (democrazia no?).

Fortuna vuole che io non abbia di che preoccuparmi contando che mamma, a parte una predilizione per la birra che beve in rarissime occasioni, non tocca alcolici e papà non è certamente il tipo che deve necessariamente trovare il bicchiere di vino in tavola. E’ degno padre di sua figlia e preferisce introdurre roba bizzarra. Papà riesce a mangiare la spigola bevendo succo di frutta alla pera mischiata alla coca cola. Ma è una storia che vorrei raccontare per bene e che richiede molto più tempo di quanto abbia (voglio inorridirvi per bene, insomma. Anche se ho già avuto modo di narrare di quella volta che ha accoppiato un po’ di fanta con succo di ananas a un biscotto al cioccolato con patè di tonno. Bei ricordi).

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I Cupcake (di Pasqua) dell’amicizia


Insieme a Giulia ho realizzato i Cake Pops per Halloween ( clicca qui >>  ). Annullando ottocento chilometri inesistenti che intercorrono tra Catania e Roma si era cucinato insieme in modo 2.0 e tremendamente geek. Ci si era mostrate come decorare i cake pops con video allegati in email. Comunicato ricetta mettendo cartelle condivise e gioito attraverso scatti di Instagram. E’ incredibile quanto una ricetta preparata insieme non fisicamente possa diventare così importante e ricca di dettagli se come unico veicolo c’è la voglia di stare insieme. Perché sì è assolutamente, nell’accezione più pura dell’assoluto, indimenticabile trascorrere un pomeriggio insieme tra odori, farina, schizzi, pasticci e chiacchiere. Ci scappa un abbraccio, un rimprovero e un sorriso . Come accade sempre tra amiche. Ma per queste relazioni speciali nate grazie a questo potente mezzo vi sono altrettanti momenti intensi in egual modo se non a tratti ancor più visceralmente profondi.
Di necessità si fa virtù. si dice e come contraddire la saggezza popolare? E virtù si unisce al desiderio di un contatto che non c’è. E l’impegno che ci si regala a questi gesti solitari che a ben guardare sono tutto fuorchè tristi o angoscianti, è davvero maggiore rispetto alla normalità. Quando io e Giuli abbiamo trascorso due ore al telefono non rendendoci conto che il sole era già andato via e un uomo affamato reclamava la cena e un altro una telefonata perché precedentemente rifiutata, sapevamo che sarebbe stata l’ennesima festività lontane. Ma si fa per dire. Perché lontane mai. Basta un cupcake, dopo un cake pops e allora Cupcake Pasquale è stato.
Certo è che le feste, non sogno troppo e quindi non tutte ma ne basterebbe una, vorrei proprio passarle con Giulia. E’ il suono della sua risata a farmi stare bene e cullarmi insieme ai suoi ricordi e confidenze. Pulcetta. E’ quando dice pulcetta. Con quel tono che conosco e rievoca.

E Pulcetta. L’ho sentito mentre amalgamavo bene l’impasto. Mentre poggiavo le uova di cioccolato sopra quella panna montata ricca e generosa come le sue idee e il suo amore. E mentre lanciavo una pioggia di cioccolato sopra che si attaccava come è accaduto al mio cuore e al suo . Che si sono avvicinati, compresi e legati senza un vero motivo preciso. Perché le cose più importanti accadono proprio senza che ce ne sia uno.

Organizzare un cupcake pasquale tra partenze, arrivi, paure e sogni è quanto di più difficile e facile allo stesso tempo. Rincorrersi tra realtà e confusioni, esami e preoccupazioni è quanto di più assurdo e sensato sempre in quello stesso tempo di prima.

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Hot Cross Bun che non sono Hot Cross Bun ma che volevano Hot Cross Bun ( vegan ! yeah!)


E ci eravamo lasciati con i conigli segnaposto portauovo e ci ritroviamo con i panini conigliosi. Che qui vi è sempre stato un tripudio coniglioso  e sempre vi sarà. Ma mai di pezzi di cadavere in agrodolce. Non faccio mai storie e il mio animo animalista è sedato, diplomatico e razionale (almeno quello) ma un orecchiuto peloso giammai verrà cotto da me. GIAMMAI ! Inspiro espiro e mi calmo. Anche perché sopravvivere al punto uno della To Do List vorrei fosse l’unica cosa da portare a termine, oggi.

La tradizione pasquale di diversi paesi è piena zeppa di questi deliziosi paninetti dolci con l’uvetta. Andrebbero benissimo anche accoppiati al salato in un brunch dove a farla da padrone potrebbero esserci decori uovosi e coniglietti saltellanti. A dirla proprio tutta gli Hot Cross Bun sono un’istituzione in Britannia. Trattasi di paninetti dolci aromatizzati e speziati sia con la cannella che con aromi a piacere, anche il cardamomo sì, che come ingrediente principale hanno proprio l’uvetta passa. Generalmente vengono serviti il Venerdì Santo. Quello che li rende riconoscibilissimi è la croce formata sopra l’impasto che rappresenta la crocifissione. Questa croce dal punto di vista poi logistico e culinario serve e anche molto per una lievitazione più corretta. Vengono spennellati, oltre che con la glassa, con una mistura di miele e sciroppo di mais.

Sono molte le storie che ruotano intorno agli Hot Cross Bun ed io mi diverto davvero tantissimo a leggere aneddoti e storie da tutte le parti del mondo. Ogni ricetta porta con sé oltre che ricordi e odori tutta una serie di favole raccontate in più modi che fanno non solo sognare ma anche riflettere. Sull’importanza del ricordo legato a un determinato sapore. Nelle tavole anglosassoni non mancano mai questi panini dolci e spesso, come ticchettavo pocanzi, vengono serviti all’interno di brunch e quindi ottimi caldi con un assaggio di formaggi particolari stagionati e qualche cremina o diversi tipi di miele anche speziati. Io credo proprio che unirò qualcosa di vagamente indiano come il chutney; fosse solo perché la cucina britannica deve molto a questa salsa orientale speziata e fruttata e molte pietanze ne sono la dimostrazione.

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Se le fashion blogger tirano fuori le scarpe primaverili aperte perché non posso tirar fuori l’anguria e il cantalupo?


Prima di cominciare una parentesi: sulla pagina di Gikitchen, nonostante non sia mia abitudine, ci sono giusto tre parole perché il popolo del web si sta organizzando. Spero fortissimamente che possano essere d’aiuto. Per tutto il resto rimando a Giulia. Basta cliccare qui >>>

Fatico a carburare dopo una notte ancor più insonne della solita routine. Grazie al cielo la polpetta di Clooney non si è aggiudicato l’Oscar perché francamente non avrei retto e la Streep ha incassato il terzo con buona pace di tutti. Delusione ai massimi storici per La Luna di Enrico Casarosa che tifavo sullo “sfegatato andante” ma è pur vero che Rango manca ancora all’appello delle mie visioni e con la scusa cercherò di rimediare a brevissimo. E’ stato oltremodo divertente leggere in diretta i tweet dei vip che affollano ormai i social network (li ho diligentemente elencati e organizzati all’interno di una lista di cui si può usufruire. Un motivo in più per farmi odiare. Dov’è la lista? qui). Se l’anno scorso sono stata candidata come miglior Twitterina Italiana, in questo 2012 ho davvero poche chances perché devo debellare le perle di saggezza di molte starlette italiane. Sapere che la Canalis ha snobbato la notte degli Oscar perché invitata a un barbecue da amici: è cominciato così il delirio in diretta su twitter.

Purtroppo ho potuto ciarlare come una vecchia comare per poco tempo a causa del Nippotorinese che mi invitava, ad intervalli regolari di dodici secondi,  a riposare con una nenia che se rielaborata adeguatamente potrebbe diventare un tormentone rap. “Non è possibile che tu dorma così poco”. “E’ inaudito che tu debba seguire il diretta gli Academy Awards”. “Riposa e bevi meno caffè”. Se le leggete scandendo bene le parole e muovendo le mani a ritmo e con tono da rapper vien fuori qualcosa di sorprendente. Se è stato detto a Vasco Rossi di essere un poeta contando che non sa declinare correttamente il verbo essere neanche per sbaglio, l’infido nordico può aspirare a essere un’icona della musica per le generazioni future e a far comunicati attraverso facebook e youtube.

Insomma bando alle ciance. E’ lunedì e ad attendermi non solo vi sono sei giorni che cominceranno alle sei e finiranno alle tre del giorno successivo ma è prevista pure una foltissima serie extra di roba che non era stata minimamente presa in considerazione; ergo non posso aspirare ad arrivare incolume a Pasqua.

Sommersa da una serie di eventi, ultimamente sforno dolcetti di tutti i tipi e soprattutto per le diverse intolleranze;  con l’iniziativa  che è partita ieri su Instagram sto ricevendo poi una quantità di roba da tutte le parti del mondo che mi lascia oltre che atterrita pure preoccupantemente entusiasta. In pratica ho indetto una sorta di “Vinci una Momiji” ma con un funzionamento diverso.

Tutti i miei amici su Instagram (che su 50.000 credo siano per la maggior parte stranieri) che vorranno partecipare all’estrazione di una Momiji dovranno spedirmi una ricetta tipica del luogo in cui vivono o che particolarmente gli piace. Una ricetta per ogni mail. A ogni mail sarà assegnato un numero secondo l’ordine di ricezione.

Alla deadline si stopperà la ricezione email e si procederà al sorteggio della Momiji, che verrà spedita insieme a un’altra sorpresina in qualsiasi parte del mondo. La cosa stupefacente è che come sempre i miei amici filippini, cinesi e giapponesi sono quelli ad entusiasmarsi di più. Anche i brasiliani e gli spagnoli se proprio dobbiamo tracciare una linea comportamentale internazionale. Ma quando ho chiesto se potessero essermi d’aiuto per scovare nuove ricette etniche e internazionali sicuramente introvabili sulla moltitudine di libri che ho, non solo si sono prestati a corrermi in aiuto ma si sono resi disponibili per qualsiasi domanda o intervista. Anche gli Arabi; ecco. Moltissime persone di cultura araba non solo sono squisitamente disposti all’aiuto, ma inviano leccornie di tutto rispetto.

Ecco, anche questa si aggiunge al lungo calendario della To Do List. E se è già difficile gestire tutto in italiano, che mi riesce comunque male, figuriamoci in inglese tra due persone che come lingua madre ne hanno un’altra. Mi occorre un portavoce nel mondo (sì Flo sto parlando con te).

Aggiornamenti sulla vita che non interessano nessuno a parte, direi che anche io posso unirmi al coro “uhhhh è arrivata la primavera”. Perché se fino a due settimane fa eravamo tutti a lamentarci del freddo-neve-maltempo, adesso siamo tutti incacchiati per il cambio stagione. Ci metti pure che con la fashion week di Milano le fashion blogger ci hanno convinto che a quindici gradi si possa uscire con scarpa aperta e giubbottino di pelle leggerissimo e siamo subdolamente costretti a uscire senza cappotto, cappello e guanti.

Quando il mio fruttivendolo di fiducia mi ha detto “sai che ho il cantalupo e l’anguria?” per poco non lo prendevo a ceffoni, lo infilavo in macchina con l’ombrellone e gli dicevo “tiè. nnamo a vendere il cocco in spiaggia allora!”, con accento romano per far sì che Max fosse orgoglioso di me.

Poi però ho preso il cantalupo giusto per coerenza (?quale?). L’anguria, nonostante sia davvero suonata e rimbambita, proprio non ce l’ho fatta. E cosa farci con il cantalupo?

La triste storia del lupo che cantava, sgozzato e tagliato da una sicula cattiva che riceve ricette da filippini, comincia proprio da qui.

(oh a fare i preamboli sono sintetica, vero?)
Nonostante avessi detto che la torta di San Valentino cuoriciosa multistrato (quella che “Volevo essere una Rainbow Cake e sono diventata una bomba di zucchero leziosa e cuoriciosa”) non aveva riscosso moltissimo successo, mi è stata richiesta più volte e in particolar modo su facebook la ricetta della torta base. E come non tirar fuori la Victoria Sponge di Nigella? Così giusto per cominciare.

Se le fashion blogger tirano fuori le scarpe primaverili io tiro fuori torte con frutta estiva, tiè (ma cosa sto dicendo?). E domani faccio pure la granita con la brioche, aritiè (devo riposare). Il Nippotorinese come sempre mi ha ricordato che con l’acquisto di quel cantalupo ho contribuito a inquinare l’universo e che su di me gravano tutte (e dico tutte) le colpe per quanto riguarda il buco dell’ozono. Ma la vera domanda di quest’oggi è: chi se ne importa di quello che blatera l’intellettuale di sinistra?

Qui si vive in un regime iaiesco. Ci sono semplici regole da rispettare e tutto andrà per il meglio. Quali?

  • 1. comando io
  • 2. decido io cosa si fa e quando si fa
  • 3. tutti devono essere pronti a soddisfare le mie necessità

Sono permissiva, leale e corretta. E lo si evince senza tanti giri di parole. Insomma dicevo? Ah sì. La Victoria Sponge.

La Victoria Sponge in sostanza è una base che serve per qualsivoglia preparazione. E’ un po’ come il nostro pan di spagna che serve da base a infinite variazioni.

Ecco la Victoria Sponge, di origine chiaramente anglosassone (su wikipedia se ne blatera e molto), diventa un’ottima alleata. Se non “condita” con creme di burro nauseabonde (come ho fatto io per intenderci con la Torta di San Valentino) e azzeccando quindi la ganache, crema o ripieno diventa a tutti gli effetti una ricetta salvavita (esageraaaaaaata!).

Base per torte di tutti i tipi. Compleanni, anniversari e frizzi e lazzi. Tutto! La Victoria Sponge è versatile e, particolare non da sottovalutare, si può aromatizzare come si vuole. Tagliandola diventa multistrato ma anche ricoperta semplicemente con panna montata e frutta freschissima di stagione (e non) ha un impatto scenografico e gustativo degno di nota. Può essere una semplice merenda o colazione e non ultimo: si conserva davvero bene se protetta dall’eccessiva umidità.

Non è difficile ritrovarsi una Victoria Sponge nei film inglesi o serial tv. Il nome deriva dal fatto che la Regina Vittoria amava gustarne delle generose fette all’ora del tè; proprio per questo motivo diventa simbolo incontrastato delle cinque del pomeriggio nell’area anglosassone.

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L’eit non vince mai #lovvotica Mode on


Siamo seri un attimo e introduciamo la Lovvotica? Era necessario farlo già da tempo ma tra un spadellio e uno sfornellamento, tra disegni e illustrazioni, fotografie e amenità varie perdo tempo nelle cose importanti ed è un triste dato di fatto noto ai più. Ovvietà trite e ritrite, dette e ridette a parte, il solenne momento è arrivato. Chi non conosce Rudy Bandiera, non solo dovrebbe seriamente preoccuparsi sulla sua utilità in rete, ma dovrebbe rivedere le proprie priorità. Stessa cosa per quanto riguarda Claudio Gagliardini, Davide Licordari e Riccardo Mares. Moschettieri 3.0, combattono per un certo tipo di comunicazione. La più difficile: divertente, informativa, intelligente, libera e sorprendentemente priva di marpionaggine. Quest’ultimo punto potrebbe interessare e non poco quelle donne continuamente sottoposte al ridicolume maschile imbarazzante. Gentiluomini. E’ giusto sottolinearlo perchè santapizzetta nonsenepuòpiù!

Rudy, Claudio, Davide e Riccardo oltre ad avere progetti personali e sogni da perseguire, sono uno (indissolubile unità) dei punti nevralgici delle mie continue lotte verbali quando “stolte presenze del mondo reale 1.0 si ostinano giornalmente a sostenere che la rete sia pericolosa”. Pericolosa lo è solo nel caso in cui non li conosci e stai ancora a perder tempo cliccando bottoncini a caso, mi verrebbe da dire. Questi stolti 1.0 sono gli stessi poi che scartellano su facebook la foto della comunione del cugino di terzo grado e credono che internet sia solo quella piattaforma. Tristezze infinite a parte accantonate perchè ho già l’emicrania.

Leggere Rudy, Claudio, Davide e Riccardo da qualsiasi parte del web loro scrivano è un’abitudine che mi rallegra la giornata. Nonostante loro siano a conoscenza della mia rincretinaggine cronica e degli imbarazzanti ritardi per via dei miei progetti, hanno mostrato sempre un atteggiamento. Atteggiamento riconducibile solo a queste parole: amici da una vita.

E’ come se li conoscessi da sempre e avessi diviso la merenda con Rudy; confesso che bramo da tempo di mangiare un gelato con loro quattro parlando di progetti, stupidate, roba seria (noncelapossofare), ma anche e soprattutto disquisendo sull’annoso problema: la  vera ricetta dei ciccioli.

Di Riccardo avevo avuto modo di accennare qualcosa riguardo il progetto “Dai Blog alla tua tavola”, che ho purtroppo trascurato, ma con l’avvento della primavera e delle mie notti meravigliosamente insonni presto al Gikitchen si riverserà una quantità spropositata di Ricette 2.0. Oggi però, anche perchè ci sarà tempo (una vita, spero) per poter sproloquiare giustamente e degnamente sul meraviglioso quartetto, è il momento della lovvotica.

La lovvotica non è mai stata sottovalutata da quando esiste nella mia vita. Anzi tutt’altro. E’ diventata ormai rappresentante ufficiale della traslazione parmenidea dell’essere sotto forma 2.0; ovvero tutto quello che è lovvotica è nel suo essere. Il resto semplicemente non è. Un sito apposito, dove poter venerare questa aulicità di pensiero, esiste e anche delle info. Gli aggiornamenti su Facebook anche e sarebbe giusto cliccare almeno 34 (mila) volte su Mi piace.

Per entrare a far parte della lovvotica devono coesistere l’ironia, il sarcasmo e quella sana dose di follia e non sense. Altrimenti non siete dei lovvoli e non potrete dialogare e praticare il lovving taim usando terminologie adatte uit love. Ricordandosi sempre la priorità assoluta e certezza che renderà le nostre giornate migliori: Il Love vince sull’Eit (dogma primario della filosofia lovvotica;  è doveroso per chi sia neuronalmente dotato sottostare alle leggi lovvotiche e praticarle). Il Karma e la vostra vita stessa vi confermeranno che avete intrapreso la scelta giusta.

Cosa poteva fare questa laboratorio di amenità e follia, nella fattispecie il Gikitchen, per uno dei mostri sacri della Rete e per la DOVEROSA divulgazione sulla lovvotica? Una ricetta lovvotica!  (fantasia estrema mode on): eccertochesì.

L’intenzione, a dirla tutta, è proprio quella di fare una vera e propria sezione Lovvotica dove racchiudere tantissime ricette. Elaborazioni talmente lovvotiche, smielate e con tanto di quel lov che durante la preparazione di queste non si potrà non raggiungere uno stato di trance lovvotico con annesso idillio dei sensi. Ricette dal carattere cuoricioso estremo al puccipucci andante spiegate con l’idioma lovvotico.

Il Gikitchen è felice di inaugurare ordunquetuttattaccato la Rubrica Lovvotica al grido di:

Il Love vince sull’Eit.

Ma come cominciare? Con che tipo di lovvosità estrema si sarebbe potuto cominciare? Senza ombra di dubbio una torta per dar il via ufficiale ai festeggiamenti, indi per cui la Lovvotica Keik con il classicissimo ingredienti che rende lovvoli tutti. Una Lovvotica Keik Ciocolàt!

(Per la ricetta stampabile della Lovvotica Keik Ciocolàt clicca qui !)

Ho usato una ricetta di Nigella per questa torta  che l’emblema della lovvotica inglese definisce “Torta densa al Cioccolato”.  Ho ricoperto il tutto con del buonissimo cioccolato fondente. L’ausilio di zuccherini colorati e chicchi di caffè ha fatto il resto. E’ una ricetta semplicissima e facile da realizzare e il lov che ne deriverà basterà per almeno una settimana intera. Il classico malloppone pesantuccio di cioccolato con qualche pallina di gelato che genera gridolini di piacere o fettine corpose che vanno sempre bene per accompagnare caffè e the (Nigella confessa di mangiarla con del formaggio cremoso freddo. Pur amandola occorre ricordare che è la stessa che fa Spaghetti con smarties in crema di asparagi).

Questo cammino lovvotico ha già cambiato la mia vita, ne ho certezza assoluta. Vorrei servirla (lanciando cuoricini, chiaramente) ai miei quattro guru lovvotici ma attenderò pazientemente uit lov. Un giorno accadrà.

 

9 Maggio? Festa dell’Europa


 

Il 9 maggio 1950 Robert Schuman presentava la proposta di creare un’Europa organizzata, indispensabile al mantenimento di relazioni pacifiche fra gli Stati che la componevano. La proposta, nota come “dichiarazione Schuman”, è considerata l’atto di nascita dell’Unione Europea.

E’ o non è meraviglioso tutto questo?! Eh? E’ o non è talmente bello che ti vien voglia di pulire otto chili di fagiolini e pelare allegramente centoventotto chili di patate?! Non è talmente entusiasmante che vorresti pulire in ginocchio tutti gli interstizi delle piastrelle della cucina e lucidare con la carta da giornale tutti e dico tutti i vetri di casa? No dico è la festa dell’Europaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaa!!!!!!!!!!!!!!!

Bene. Questo potrebbe lasciar intendere che io sia particolarmente patrieuroptica. Patriottica-europea si conia in patrieuroptica, sì. Il ragionamento non fa una grinza e la grinza evoca anche un po’ quelle epidermiche dei dinosauri; perchè c’è qualcosa di dinosauresco in patrierupotica o sbaglio?! (basta dirmi di sì e la smetto).

Non è questo il punto nonostante mi chieda perchè  continuamente debba blaterare sempre su assurdità per poi proferire che no. Non è questo il punto. Continuo impavida senza preoccuparmi.

Essendo la festa dell’Europa che diciamocelo importa praticamente a nessuno, considerato che ci detestiamo allegramente un po’ tutti, io guardo al mio mero interesse. Che sta per:  posso sbolognare una serie di ricette accumulate fingendo che le abbia preparate per l’occasione. No no no. Potrei addirittura dire che ho trascorso notti insonni per organizzare questo fantomatico *tadan/tuppete* Menù europeo ! 

Insomma il mio hardisk si sta liberando di  tetragigamegaplurimiliardigigabyte grazie a questa formula Menù che tedierà l’universo conosciuto ( e non) per settimane. settimane. e settimane. e non è vero. Calma.

Essendo io un personaggio sinistro, subdolo ed egoista, a me importa di far fuori sette ricette che ho in archivio da tempo immemorabile; alcune delle quali provate per il mio progettino libroso. Guarda caso scartabellando allegramente mi sono ritrovata in un sol colpo: Grecia, Spagna, Francia, Belgio, Inghilterra, Germania e vabbè manco a dirlo Italia. Volevo infilar dentro anche il Giappone e Malesia, avendone una quantità vergognosa, ma sarebbe stato un gioco troppo subdolo anche per me (mi piace usare subdolo. E’ un sub di nome Dolo che ha paura di indossare le pinne e la muta*segna sul taccuino).

Le mie proposte per il menù europeo sono semplici e veloci ma soprattutto di facile realizzazione con ingredienti che si reperiscono senza alcuna difficoltà. La comunione di sapori europei, seppur differenti, trova comunque manco a dirlo denominatori comuni. Si parla di differenze geografiche irrisorie se paragonate al fusion estremo con il medioriente e l’oriente stesso, ma non facendo parte della nostra tradizione rimangono comunque da provare. Ultimamente, oltre al classico orientale, qui in casa c’è una perversione per le tapas. Jamie Oliver con il suo libro mi ha definitivamente conquistato. Mi pento e mi dolgo di non avergli dato retta prima. Certo non possiede lo charme e l’attrattiva che ha Ducasse su di me, ma santapizzetta gli ho perdonato pure la camicia a scacchi azzurrina e verde quindi è amore eterno. Ho difficolta a perdonargli di lavarsi le mani nell’insalata con olio e aceto ma con la maturità dovrei essere più tollerante (risate registrate).

Per rappresentare la Grecia non potevo non proporre la Moussaka (a me ricorda anche moltissimo un film stupidissimo ma carino da impazzire: Il mio grasso grosso matrimonio greco. Quando ancora ero una persona felice e non fidanzata e un film “normale” mi era concesso, insomma). La moussaka l’ho vista per la prima volta nel quartiere latino di Parigi. Avevo dieci anni circa e papà dopo aver fatto fuori un kebab all’epoca pressochè sconosciuto ha esordito con “ho ancora fame”. Ci siamo così fermati in un ristorantino greco; passando davanti abbiamo visto che dei clienti, all’uscita dopo aver consumato, lanciavano festanti piatti per terra. Tradizione vuole infatti che all’uscita del ristorante si lanci un piatto, ci informano. Se non si rompe porta anche un tantinello sfortuna. E’ stato per questo suppongo che mamma poi, ha applicato una forza talmente enorme da spaccare tre mattonelle. No. Forse quattro. Sta di fatto che dopo il kebab papà e mamma hanno spazzolato qualcosa come tre pezzi di moussaka alta quanto la Torre Eiffel ed io sono rimasta inebetita a dire “manco morta”.

 

Alla parola agnello ero già passata alla voce “dolci”. Mi sono imbottita di un (leggi : un chilo) biscotto che ancora annovero tra le cose più buone mai mangiate e ho atteso che arrivasse il mio turno: rompere il piatto per terra. Chiaramente mamma ha dovuto illustrarmi durante la cena i pericoli che “un piatto spaccato per terra”  potesse procurare. Tipo fuoriuscita della pupilla dal cavo oculare o che ne so faccia sfregiata a vita, sangue che scorre lungo la Senna e altre cose leggerine così. In realtà poi: Nessun ferito e via. La Moussaka a me ricorda questo. Quando l’ho proposta diverso tempo fa ai due matti..ahem ..a Mamma e Papà, è stato carino sentirsi dire “oh! ma dobbiamo spaccare un piatto però!” . E così è stato. Il fatto che io abbia fatto tirare un piatto di plastica sul terrazzo la dice lunga. Ma sono sicura che valga lo stesso. Fosse solo perchè ho ritagliato a pezzettini minuscoli la plastica non appena ha toccato il suolo (sono un tipo organizzato. Non si sostenga mai il contrario).

L’ho fatto veramente. E’ bizzarro sentirsi dire ” ma quante te ne inventi?!” . E chi se le inventa, santamoussaka!?

 

Per rappresentare la Spagna ho scelto un Gazpacho velocissimo e Fresco (jamie Oliver version manco a dirlo) . A me il Gazpacho ricorda Barcellona. Un ristorantino dove si bevevano questi bicchierini carinissimi insieme alle tapas. Assaggini di ogni genere, patatine al profumo di aceto e roba talmente buona che se ci penso vorrei tirare craniate sui muri. Il Gazpacho è leggermente pesantuccio per me, ahimè, nonostante lo ami profondamente (a quanto pare anche questo mi accomuna con Cri). La roba cucurbitaciosa (?) ha su di me un effetto devastante. Dolori addominali e crampi che ti fan venir voglia di avere che ne so una sciatolombalgiacolpodellamagastrega per alleviare un po’ il tutto. Sta di fatto che il Gazpacho rimane un’idea veloce, light e fresca e di facile realizzazione. Come sta di fatto che nonostante anche il pomodoro mi dia dei problemi, a volte mi dico “al diavolo!” e sgargarozzo di brutto. Collasso felice e chi si è visto si è visto.

Per la Francia ho scelto un piatto preparato ormai qualche settimana fa. Capesante su un letto vellutato di asparagi. I miei genitori non le amano particolarmente se non grigliate e il Nippotorinese con i molluschi e i frutti di mare ha delle difficoltà evidenti (si è capito che sono tre povere vittime per caso?). E’ chiaro però che se a me piace fotografare le Capesante e raccogliere le conchigliette, loro sono costretti a mangiare capesante. Comando io; del resto bisogna sottostare alle mie rigide regole come è giusto che sia (cade proprio a fagiolo quest’esternazione di democrazia a rappresentazione dell’Italia nel contesto europeo o sbaglio?). Comprare poi i libri di Ducasse e venerarli nel silenzio delle notti primaverili ha fatto il resto. Perchè se c’è una cosa che mi fa oggettivamente male è leggere Ducasse. Me ne sono resa conto in un’improvvisa perdita di senno (ancor più del solito intendo) quando ho detto serafica ” forse semmai dovessi cucinare il coniglio (GIAMMAI) sceglierò quello con le ciliegie di Ducasse”.

Per il Belgio ho scelto (diciamolo. avevo questa insalata e non sapevo dove piazzarla) una semplicissima insalatina. L’idea è di Jamie Oliver (ma vvva!?) ed io l’ho rielaborata un pochetto. Non ho nessun ricordo legato al Belgio se non che piuttosto che mangiare l’indivia mi prendo a ceffoni fino a Natale 2098. Amo i cavoletti di Bruxelles però. Li amo così profondamente che riesco a sopportarne il cattivo odore. Mi ci tufferei dentro l’eau de parfum de cavoulett de bruxelles scottat con sal gross. Dovrei scegliere però un nome leggermente più incisivo.

Per L’inghilterra potevo forse non rifilarvi..ahem….pensare ad un curd? Un curd alla banana servito dentro un cestino di sfoglia. Ora io non so a che punto state voi con i curd ma qui vanno via che sono una meraviglia. Sono diventati dei veri e propri must e quando una mia conoscenza mi ha chiesto “mi fai un curd per il mio compleanno?” ho capito due cose fondamentali: 1 ) con questa storia dei regalini golosi non dovrò più scervellarmi per fare dei pensierini 2) con questa storia dei regalini golosi non dovrò più scervellarmi per fare dei pensierini. Sembrano le stesse e difatti lo sono. Il Curd alla banana poi, sul cornetto appena sfornato e caldo al mattino insieme ad uno smoothie leggero o un bicchierino di latte di soia è un’idea niente male. Per una colazione veloce ed energetica è in pole position.

Per la Germania ho scelto un semplicissimo Roastbeef che risiede in archivio da qualcosa come due lustri, accompagnato però da un chutney. Un chutney semplicissimo con mirtilli neri. Adoro le ricette tedesche. Avendo ben due zie tedesche più volte mi sono cimentata in realizzazioni teteschen. Patate e cavolo, in primis, come non ci fosse un domani ovunque. Checchesenedica la tradizione culinaria tedesca sarà a tratti bizzarra e pesante ma nasconde nei piatti chiave qualcosa che a me piace. E tanto. Sarà che sono una fan sfegatata dei crauti?

Per L’Italia ho scelto una semplicissima Polenta al Tartufo Bianco di Alba. Questo preziosissimo vasetto, dono del mio papetto per quel tizio calvo nippotorinese, risiede nella dispensa e viene venerato dall’intellettuale di casa (ahem non io eh. Lui. Ok ci ho provato, uff) che si è premurato di costruire altarino con luci e due momenti di preghiera ben distinti nell’arco della giornata. Per quanto mi riguarda dico solo che: fa una puzza che metà basta. Mi inimicherò i puristi del tartufo e i matti..ahem e gli intellettuali che lo venerano e pagano cifre vergognose.

Io ho solo una certezza: meglio una borsa e attendo conferma dalla mia amata Francy. E con questa perla di saggezza credo proprio di aver apportato il mio contributo di idiozia alla Comunità Europea. L’Italia del resto, essendo ben rappresentata, apporta questo contributo costantemente. Seguo insomma la nostra sorprendente linea politica.

E buona festa dell’Europa a tutti! (da quando svolgo questa indagine sulle feste nazionali e internazionali mi sono resa conto di una cosa: non esiste un giorno senza alcuna cacchio di ricorrenza. Abbiamo saltato la giornata della danza ad esempio. Manoncelapossofarenoncelapossofare. Devo trovare il giorno senza ricorrenza, festa e giornata. E quando la troverò : la festeggerò degnamente oziando come un bradipo in tangenziale sulla corsia di emergenza)

 

Grecia: La Ricetta della Moussaka la trovi cliccando qui>>>

Spagna: La Ricetta del Gazpacho semplicissimo la trovi cliccando qui>>>

Inghilterra: La Ricetta del Curd alla Banana la trovi cliccando qui>>>

Francia: La Ricetta delle Capesante scottate su Vellutata di Asparagi la trovi cliccando qui>>

Gerrania: La Ricetta del Roastbeef servito con un Chutney alla frutta la trovi cliccando qui>>

Italia: La Ricetta della Polenta con Tartufo bianco di Asti la trovi cliccando qui>>

Belgio: Insalata Indivia, Mela e Pera con crema di formaggio la trovi cliccando qui >>

Santo cielo. L’immagine del bradipo in tangenziale sulla corsia d’emergenza turberà le mie notti.