


E poi Nigella diventa taglia 42 e le casalinghe organizzano rivolte. Ora avendo perso io ottanta chili non voglio minimamente metterci il becco. Anzi no, ce lo metto. Sono una donna e quindi pettegola e nei discorsi inconcludente fino al midollo. Insomma.
Ma chi l’ha detto che doveva necessariamente restare un’accomodante 48-50? Tutto questo gran ciarlare su fantomatici tradimenti al grido di “era una di noi! adesso è passata al nemico! prima inzuppava panini nel lardo di Colonnata sciolto nel burro e adesso mangia bistecca ai ferri!”. Ho pochissimi dubbi riguardo al fatto che un’altissima percentuale di donne si misuri (leggi: competa) con lo stesso sesso in base al peso. Ci sono infatti cromosoma XX (così chiameremo questo genere femminile a me sconosciuto se non dal punto di vista genetico) incapaci di autocritica e senso del dovere, poco motivate per raggiungere obiettivi di vario genere, che sfogano la repressione di non riuscire su un altro cromosoma XX. Che può essere amico. Che non può esserlo, pure. Indistintamente.

E non si può proprio mollare. Anche quando (e soprattutto) si crede di doversi dare una regolata, respirare, prendersi del tempo, ragionare. E.
Detesto andare dal parrucchiere perché è già difficile che qualcuno che non conosco riesca a mettermi le mani tra i capelli. Non mi rilasso ma al contrario mi inalbero quando la ragazza comincia a massagggggggiare fortefortissimo e dice ” ti piace? va bene così ? è fredda ? è calda? “. Perché come glielo spiego che a me piace solo l’acqua ghiacciata sulla testa eh? E.

Molti la definiscono come una macedonia di frutta in un tankard o boccale di birra. Così recita la bibbia dei cocktail. Strawberry Pimm’s per una come me che nelle occasioni speciali beve acqua frizzante è chiaramente un oggetto non identificato. Il Nippotorinese sta molto apprezzando questa virata alcolica e ha costruito appositamente un altarino per Malti da Legare, perché per via del mio amore sconfinato nei di loro confronti ho promesso di introdurre, ma con garbo, una nota alcolica in tutto questo delirio del Gikitchen. E’ assurdo pensare che io sia astemia e riesca a partorire una tale ingente mole di idiozie e assurdità, figuriamoci se bevessi anche solo un goccetto.

Di necessità si fa virtù. si dice e come contraddire la saggezza popolare? E virtù si unisce al desiderio di un contatto che non c’è. E l’impegno che ci si regala a questi gesti solitari che a ben guardare sono tutto fuorchè tristi o angoscianti, è davvero maggiore rispetto alla normalità. Quando io e Giuli abbiamo trascorso due ore al telefono non rendendoci conto che il sole era già andato via e un uomo affamato reclamava la cena e un altro una telefonata perché precedentemente rifiutata, sapevamo che sarebbe stata l’ennesima festività lontane. Ma si fa per dire. Perché lontane mai. Basta un cupcake, dopo un cake pops e allora Cupcake Pasquale è stato.
Certo è che le feste, non sogno troppo e quindi non tutte ma ne basterebbe una, vorrei proprio passarle con Giulia. E’ il suono della sua risata a farmi stare bene e cullarmi insieme ai suoi ricordi e confidenze. Pulcetta. E’ quando dice pulcetta. Con quel tono che conosco e rievoca.
La tradizione pasquale di diversi paesi è piena zeppa di questi deliziosi paninetti dolci con l’uvetta. Andrebbero benissimo anche accoppiati al salato in un brunch dove a farla da padrone potrebbero esserci decori uovosi e coniglietti saltellanti. A dirla proprio tutta gli Hot Cross Bun sono un’istituzione in Britannia. Trattasi di paninetti dolci aromatizzati e speziati sia con la cannella che con aromi a piacere, anche il cardamomo sì, che come ingrediente principale hanno proprio l’uvetta passa. Generalmente vengono serviti il Venerdì Santo. Quello che li rende riconoscibilissimi è la croce formata sopra l’impasto che rappresenta la crocifissione. Questa croce dal punto di vista poi logistico e culinario serve e anche molto per una lievitazione più corretta. Vengono spennellati, oltre che con la glassa, con una mistura di miele e sciroppo di mais.
Sono molte le storie che ruotano intorno agli Hot Cross Bun ed io mi diverto davvero tantissimo a leggere aneddoti e storie da tutte le parti del mondo. Ogni ricetta porta con sé oltre che ricordi e odori tutta una serie di favole raccontate in più modi che fanno non solo sognare ma anche riflettere. Sull’importanza del ricordo legato a un determinato sapore. Nelle tavole anglosassoni non mancano mai questi panini dolci e spesso, come ticchettavo pocanzi, vengono serviti all’interno di brunch e quindi ottimi caldi con un assaggio di formaggi particolari stagionati e qualche cremina o diversi tipi di miele anche speziati. Io credo proprio che unirò qualcosa di vagamente indiano come il chutney; fosse solo perché la cucina britannica deve molto a questa salsa orientale speziata e fruttata e molte pietanze ne sono la dimostrazione.


Nonostante avessi detto che
Base per torte di tutti i tipi. Compleanni, anniversari e frizzi e lazzi. Tutto! La Victoria Sponge è versatile e, particolare non da sottovalutare, si può aromatizzare come si vuole. Tagliandola diventa multistrato ma anche ricoperta semplicemente con panna montata e frutta freschissima di stagione (e non) ha un impatto scenografico e gustativo degno di nota. Può essere una semplice merenda o colazione e non ultimo: si conserva davvero bene se protetta dall’eccessiva umidità.







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