La Libreria di Iaia: Food Lovers Viaggio tra i sapori del Mondo di Lonely Planet (e Tombolata)


(al primo commento va una copia del Libro. Così cominciamo molto sinteticamente con le Tombolate Librose, come d’abitudine qui)

Non ricordo esattamente quando ho preso Food Lovers della Lonely Planet ma sicuramente in corrispondenza dell’uscita considerando la mia perversione per i libri di cucina. Quando gli sventurati ospiti si ritrovano davanti la libreria adibita solo a questo genere, chi in un modo chi un altro il discorso non cambia: “mai visti tanti”. Adesso che li sto sistemando per benino e non ci sono più scatoloni e sto riesumando volumi che non avevo potuto sistemare durante la fase di ristrutturazione casa, in effetti viene anche a me da dire “mai visti tanti”. Qui nei dintorni, giusto per fare quella che si pavoneggia, mi ha battuto solo la Feltrinelli di Catania (l’ho scritto soffiandomi sulle unghie con fare antipatico tutto questo, eh). Insomma per dire che poi alla fine però come in tutte le cose mi affeziono davvero a pochi volumi. Voglio bene a tutti, figli miei, e vi spolvererò con amore ogni giorno della mia vita finché morte non ci separi ma.

Questo è uno di quei volumi che desta le gelosie altrui soprattutto dello stesso genere; il fatto è che in un volumetto neanche troppo grande si è riusciti a racchiudere una Guida, come solo Lonely Planet sa fare, che ti fa fare il giro del mondo andata e ritorno più volte. Si percepiscono i sapori, gli odori, i luoghi e le tradizioni. Ogni pagina, pur trasudando sinteticità e spremute di concetti all’ennesima potenza, riesce incredibilmente a non essere approssimativa ma per assurdo: più che esaustiva. Introduzioni, approfondimenti e pure spazio per le ricette. Non solo, però. Essendo giustappunto una Guida di Lonely Planet a tutti gli effetti, si trovano anche luoghi, ristoranti e pure carretti take away segnalati con tanto di via. La carta è profumata e setosa. Le foto sono incredibilmente belle e l’impaginazione delicata, precisa e ricchissima. Il formato non è poi così grande ma all’interno di una pagina si è riusciti a mettere un frullato di informazioni incredibile senza mortificare in alcun modo l’immagine; che sia piccola o grande.

Si comincia con la Cina e il tofu insieme a spezie anestetizzanti e aceto da far lacrimare gli occhi attraverso la preparazione del Riso che è il cereale presente nei piatti di tutto il mondo. Si parla dello Yunnan che è il famosissimo riso cotto nel bambù con pezzettini di fungo e degli immancabili e famigerati Ravioli al Vapore che si portano all’interno dei cestelli di bambù. La Ricetta tofu con shiitake e zenzero scritta a pagina 9 l’ho provata per la prima volta qualche settimana fa ed è entrata a far parte delle irrinunciabili. Si passa ai Mian, ovvero i noodles presenti in tutta la Cina in una vasta gamma di varianti regionali. Quelli che vengono fatti a mano tirando e ripiegando e della capitale cinese dei noodles che è Taiyuan. I jaozi con la loro forma più semplice. Si racconta di come le famiglie cinesi si riuniscono la vigilia di capodanno per preparare queste specialità che ricordano i sacchi di monete d’oro e pertanto simboleggiano la prosperità e il buon augurio per l’anno che verrà. Dalla Cina con l’anatra alla pechinese e altre infinite informazioni, ricette, segnalazioni e prelibatezze si arriva alla Corea del Sud e all’amore per il pesce. Il kimchi è l’ambasciatore della cucina coreana mentre il doenjang jjigae è il piatto quotidiano più diffuso. Si parla delle feste come l’Hadong Wild tea festival che si tiene a Maggio e che è famosissimo per i tè pregiati con tecniche tradizionali. Del Geumsan Insam Festival per conoscere e divulgare gli effetti del Ginseng. In un sol colpo si è in Francia con le Escargots de Bourgogne e con il manzo alla bourguignonne abbinata a vini leggeri e poco tannici. La zuppa del pescatore del porto di Marsiglia, che ho potuto vedere con i miei occhi e che è descritta eccelsamente a pagina 47. Le castagne di mare, il burro alla bretone e pure i Macaron, sì. L’amata Germania con salumi e salsicce corredati da pane nero, crauti e birra. La spiegazione del Reinheitsgebot o editto di purezza emanato nel 1516 che decretava che solo orzo, luppolo e acqua potessero essere utilizzati nella produzione della birra. L’Oktoberfest immancabile dove oltre sei milioni di persone da tutte le parti del mondo si riversano sul territorio. Si vola poi in Giappone (le foto sono meravigliose, voglio assolutamente ribadirlo. Soprattutto queste dedicata al Nihon) con il manzo Kobe e soba, udon e ramen. In tutto il Giappone si incontrano parchi a tema dedicati ai ramen con al loro interno negozi tra i migliori del paese. La guida ci segnala tutti quelli che devono essere visitati insieme a istruzioni per l’uso dei Noodles degni di nota; come quelli che devono essere serviti in una grande ciotola di brodo leggero o di tonno bonito e così via. Inarrestabile la mole di informazioni e siamo ancora a pagina 67, quindi a un terzo.

Ed è già tutto incredibilmente variegato, pazzesco e incredibilmente interessante. Il Pane dell’India e un capitolo a parte con l’eredità dei Moghul. Poi arriva l’Italia, meta indiscussa dei buongustai da tutte le parti del mondo. Si parla di Happy Hour e si segnala pure il Caffè San Carlo in Piazza San Carlo a Torino. Una pagina interamente dedicata a Mulassano di cui ho parlato qui più volte e fotografato (decinedecinedecine) di volte. Il risotto alla milanese, la pizza e Napoli ovviamente, Le orecchiette, la pasta e la Trattoria del Rosso a Bologna tra i palazzi medievali. Non manca il ragù alla bolognese e il prosciutto di Parma. Si consigliano salumerie in quel di Parma e formaggi e aceto balsamico. Si arriva al Messico con i red hot chili peppers e i mexican chilli cookoff. Senza dimenticare l’incredibile varietà della cucina marocchina che non sa solo di cous cous e spezie ma di molto altro. Tra colori incredibili, mercatini e tajine dove fare incredibili stufati che rievocano anche il Cous Cous Festival, San Vito Lo Capo e le mie origini. E’ come un treno che corre all’impazzata e gira per tutto il globo portandoti pagina dopo pagina ovunque. Avvertendo i sapori. Ed è inarrestabile l’impatto visivo grazie, ribadisco, a queste foto incredibili. Non ce ne è una che vorrei fosse diversa. Sono intense, con contrasti forti e colori accecanti ma che non disturbano; piuttosto fanno bene al cuore delle pupille. I barbecue e la cottura lenta negli Stati Uniti, la California cuisine e il seafood chowder che è più di una zuppa di pesce. Il Gummo che è il deep south riassunto in unico tegame. Le versioni cajun e creole. I crostacei e il pollame. E poi la Turchia che non è solo Kebap e l’incredibile America Latina sino ad arrivare all’Australia e al nuovo continente.

Sono sicura di non essere minimamemente riuscita a trasmettere cosa ho in questo momento tra le mani. E’ un volume che non solo deve essere acquistato,ma ribadisco studiato. Chi ama tutto quello che il mondo racconta attraverso il cibo perderà la testa. Ho altri due volumi altrettanto belli e incredibili che riguardano sempre Ricette dal Mondo ma nessuno sinora è riuscito a battere questo. Per il mio progetto Pappamondo poi è innegabile che sia una manna dal cielo. Quindi semmai dovessi ergermi a giudice (di idiozia) e dare un voto, per questo volume non ci sarebbe. O al massimo un otto coricato che sa di infinito.

Prezzo 26.50

La Libreria di Iaia: Cucina Cinese di Ken Hom


Mi mancava tanto la mia Rubrichetta La Libreria di Iaia dove deliro inutilmente dando giudizi che non importano a nessuno, sport nazionale mondiale in cui eccello; ma poi mi sono detta che bastava ricominciare e basta e che sta arrivando l’autunno (speriamo il cielopregoogninotte): cosa c’è di più bello che ciarlare sui libri con le amiche sotto un plaid con un tè caldo al sapore di zenzero o cannella? E giusto per riprenderci un po’ la mano perché sono arrugginita comincio con un amore puro e sincero nei confronti di Ken Hom.

Invece di perdermi in introduzioni sconclusionate e grammaticalmente fantasiose, ticchetto velocemente l’intro del libro che in maniera sconvolgentemente sintetica racchiude sapienza e conoscenza in un sol colpo.

“Quando ho iniziato a insegnare cucina cinese, oltre a quarant’anni fa, non avrei mai pensato che sarebbe diventata famosa in tutto il mondo. E non avrei potuto nemmeno lontanamente immaginare che la Cina si sarebbe risollevata dal suo passato turbolento, fatto di disordini politici e sociali, per conquistarsi il posto che meritava. Oggi non si può leggere un giornale senza trovare qualche articolo sulla Cina. Il suo ampio comercio internazionale ha avuto un forte impatto sulla gastronomia, generando una corsa all’esportazione e rendendo disponibili i suoi prodotti a un prezzo ragionevole. Adesso che ha ricevuto riconoscimenti in tutto il mondo, è il momento migliore per darsi alla cucina cinese. In particolare le sue tecniche di cottura veloci e leggere l’hanno resa molto apprezzata da chi vuole mangiare sano e ha poco tempo.

Nei miei viaggi in Cina nei primi anni 80 ero molto deluso dal livello generale della cucina e lamentavo la scarsa attenzione per la qualità. Oggi sono altrettanto stupito dalla rapidità con cui i cinesi sono riusciti a riscattarsi grazie a una classe media in crescita che chiedeva a gran voce eccellenza e qualità. Tutto questo in soli trent’anni.

Sono orgoglioso di essere stato testimone di questa trasformazione del paese dei miei antenati e mi rallegro per il suo futuro, che si prefigura più luminoso che mai. Questo libro contiene ricordi della mia casa, di mia madre, del mio villaggio, dei ristoranti in cui ho lavorato e degli innumerevoli piatti cinesi che ho gustato. Per me è un piacere immenso poterli condividere con voi.

Vi auguro buon appetito e tanta salute.”

Ken Hom

Per un secolo la Cina è stata chiusa al mondo occidentale. Ken Hom nella sua introduzione ripercorre brevemente, ma in maniera incisiva, un lasso di tempo che va dalla totale chiusura all’esplosione della modernizzazione del suo paese. La società, le infrastrutture e la costante classe media in crescita, con un boom di turismo non indifferente, ha fatto sì che gli standard della cucina diventassero più elevati. Una vera e propria task force volta alla rivisitazione della tradizione millenaria della cucina cinese. Secondo Hom questo è proprio il momento (da sempre, intende) in cui si è raggiunto il livello culinario più alto. La riflessione di Hom considera in particolar modo la velocità (il metodo di cottura wok su tutti, ad esempio) della cucina cinese e l’impatto che ha in questo mondo ormai totalmente globalizzato e intento ad accorciare al massimo i tempi. Perché si vuole certo un prodotto culinario eccelso e le pretese sono aumentate considerevolmente, ma è pur vero che occorre velocità. Hom fa notare come non ci sia un Fish and Chips a Londra che non offra comunque un’alternativa cinese e come questa sia comunque onnipresente nel concetto più profondo del Take Away stesso (sfido chiunque a non aver visto ormai da trent’anni a questa parte un attore mangiare vermicelli nei contenitori di carta. Roba che lo ricordo pure in Ghostbusters per festeggiare il primo cliente, per dire. E in effetti l’America è trent’anni avanti al nostro Occidente, a ben pensarci).

In Italia soprattutto duole ammettere che si parla pochissimo della vera cucina cinese. Come in quella giapponese che si racchiude e finisce tutta nei maki sushi e mini roll fashion, quela cinese ha il dramma di coesistere con quell’immagine obnubilante che è: involtino primavera, pollo alle mandorle (masiamosicurocheèunpollo? *facepalm*) e gelato fritto. Amen. Come del Tonkatsu giapponese, che è una cosa semplicissima tra l’altro e molto casalinga, neanche l’ombra. Dell’anatra affumicata al tè, del pollo al mango e del manzo all’arancia (e di moltomoltomolto altro) neanche l’ombra nella sfera cinese. Insomma.

Un viaggio culinario che ci ricorda perché, ce n’è sempre bisogno, quanto un percorso di lettura del genere possa evocare storia, tradizione, sogno e percorso personale. Attraverso i piatti della sua famiglia con cenni a storia, stile e  specialità della sconfinata Cina. La differenziazione delle regioni è infatti importantissima. La cucina Cantonese (della regione del Guangdong) è la più conosciuta in Occidente perché molte famiglie emigrarono verso Europa, Australia e America nel diciannovesimo secolo portando in tutto il mondo le loro tradizioni culinarie. E questo per quanto concerne il Sud. Poi c’è la scuola del Nord, ovvero quella che si estende dal fiume azzurro Yangtze alla Grande Muraglia e comprende stili culinari dello Shandong, dell’Henan e di Pechino. Mentre nella cucina cantonese si preferisce una cottura al dente per mantenere gli aromi inalterati e quindi è molto adoperata la tecnica al vapore, in quella del Nord vi è l’uso di cereali, come il riso che diventa l’elemento base.

Una vera e propria passione poi per frumento, granturco e miglio che si mangiano anche sotto forma di noodles, pane, ravioli e simil pancake. Le verdure al nord per via del clima non sono facilmente reperibili come al sud, quindi hanno dovuto imparare a conservarle per averle a disposizione tutto l’anno. Al nord poi vivono tantissimi musulmani cinesi che non mangiano il maiale e tutto questo influenza moltissimo e differenzia la gastronomia. I  cantonesi mangiano cani, rane e tartarughe e sono famosissimi per i deliziosi agrodolci mentre la cucina del nord è più pregiata, con specialità come l’anatra alla pechinese.

Non finisce qui perché poi c’è un Est e anche un Ovest. La scuola culinaria dell’Est, essendo sita sul porto più grande e importante della Cina, è rinomata per l’eccelsa cucina vegetariana ma anche ovviamente per incredibili pesci e frutti di mare. La scuola culinaria dell’Ovest, ovvero “la terra dell’abbondanza” circondata da montagne, ha la particolarità di fondere cibi che al tempo stesso siano piccanti, acidi, dolci e salati. E poi c’è la cucina fusion moderna.

Per dire che in questo delizioso cosmo cinese in formato libro c’è davvero tanto da imparare. E’ tutto ben schematizzato e spiegato passo dopo passo con parallelismi interessanti. Le pagine sono soffici, vellutate e molto liscie come piacciono a me. L’impaginazione ha un font perfetto e non colori accecanti che disturbano. Il prezzo è di 25 euro ma fosse per me gli avrei dato anche il doppio ed è un’edizione tradotta di Guido Tommasi, che si riconferma tra i migliori in fatto di libri culinari.

Un vocabolario culinario come una guida spiega gli ingredienti più ostici per noi occidentali e tra cavolo bianco cinese, cavolo rosso e daikon ci immergiamo in un mondo incantato. Non c’è nessuna cucina che mi entusiasmi e trasmetta tanto quella Cinese e Giapponese e potrei essere di parte ma: arte. E’ da giorni che me lo giro e rigiro tra le mani. Non è solo un libro di cucina ma uno di quei contenitori di sapere che hai bisogno di leggere più e più volte per imparare. Non è un libro di ricette ed è finita lì. E’ un percorso. E’ un insegnamento. E’ per imparare, arricchirsi e sognare. Me ne sono completamente e perdutamente innamorata. Lo sto appunto studiando. E ripeto pure le parti che mi interessano per ficcarmele bene in testa manco dovessi dare l’esame di:

Cucina Cinese di Hom.

Maiale Mu Shu con pancake cinesi, maiale cotto due volte, tofu farcito, maiale arcobaleno in barchetta, manzo al salto con peperoni e taccole, pollo alle noci, pollo con semi di sesamo, uova con verdure al salto e Sherry secco, pesce cotto in rosso (devo farlo assolutamente), pesce fritto ai semi di sesamo con zenzero, gamberi con noci glassate, cavolo cinese speziato, broccoli al salto con salsa hoisin, alghe croccanti, germogli di fagioli al salto. Come si evince tantissima carne e pesce ma anche moltissime elaborazioni vegetariane proprio come la sconfinata, anche per beltà, Cina offre. Pochissimi dessert ma intriganti come la zuppa dolce di mandorle, la zuppa fredda di melone e cocco, la composta calda di banane in vino di prugne e zenzero candito e tutta una serie di elaborazioni senza troppe schifezze; perché diciamocelo non è che ci sia sempre bisogno di roba elaborata.

Sublime. Idilliaco. Ken Hom è considerato un’autorità indiscussa nel campo della cucina cinese. Negli ultimi trent’anni ha venduto oltre due milioni di copie dei suoi libri di cucina e ha presentato con successo numerose trasmissioni televisive. E’ un’istituzione che non avevo ahimè il piacere di conoscere ma confesso che sono bastate due righe e il suo sorriso a fine libro per decretare che qui in questa sperduta provincia Ken Hom ha la sua allieva più caparbia e affascinata.
Ora scusate devo andare a ripetere pagina 51 che con i Ravioli di Pechino non si scherza!

Sarà mia premura organizzare nuovamente quelle adorabili tombolate dove dicevamo miriadi di idiozie (indimenticabili) mettendo in palio i volumi su quale blatero.

E plaid, tè e tombolate ci aspettano. Possiamo fingere entusiasmo per favore?

Biscotti Gelato a New York – Libreria di Iaia e Tombolata! (ricominciamo col botto!)


L’ho detto che la Ricetta la metterò sempre prima del delirio grammaticale da oggi in avanti, vero? Così non bisogna andare a fondo post e scrollare per tre giorni (considerata la mia risaputa sinteticità) *Fine comunicazione di Disservizio.

Ricetta tratta da “Una merenda a New York” – Guido Tommasi editore – di Marc Grossman, fotografie di Charlotte Lascéve.

Ingredienti per:

225 grammi di burro ammorbidito
250 grammi di zucchero semolato
1/2 cucchiaino di estratto di vaniglia
1 uovo grande
1 tuorlo grande
75 grammi di cacao amaro in polvere
420 grammi di farina
2 cucchiaini e 1/2 di lievito in polvere
2 pizzichi di sale
zucchero di canna per spolverare i biscotti
Ripieno: il gelato che preferisci

Sbatti il burro e lo zucchero energicamente con un robot da cucina o a mano finché il composto diventa spumoso. Incorpora la vaniglia, l’uovo e il tuorlo e tutti gli ingredienti secchi. Continua a sbattere senza fermarti fin quando il composto diventa omogeneo. Avvolgi la pasta con la pellicola e metti in frigo per almeno un’ora prima di procedere. David consiglia di dividere la pasta in quattro parti (ho seguito scrupolosamente) dando già una forma adatta all’intaglio dei biscotti. Passato il tempo ricava delle fettine dallo spessore di circa 1,5 centimetri. Scalda il forno a 175. Nel frattempo ritaglia i biscotti ( di forma tonda o rettangolare, come preferisci) e adopera eventualmente degli stampini qualora ti piacesse l’idea o ne avessi voglia. Adagia i biscotti su carta da forno e cuoci per circa dieci minuti stando ben attento a non bruciarli perché quando nell’impasto c’è il cacao amaro non è poi così difficile che avvenga la tragedia (*disse fischiettando quella a cui capita tre volte su tre!). Togli dal forno e spolvera con zucchero di canna. Lascia raffreddare dieci minuti. Trasferisci i biscotti su una gratella e solo quando saranno perfettamente freddi appiattisci una pallina di gelato fra due biscotti e ottieni il tuo meraviglioso Biscotto Gelato!

Su Twitter ho minacciato la comunità della rete che sarei tornata Lunedì; eccomi qui come una fastidiosa tassa. “Ci ho perso la mano” pare abbia un significato illuminante perché in effetti quella che ticchettava senza problemi trenta volte al dì pare essere partita per una galassia lontana (che sia nel Regno Alieno che io e Ombrella stiamo costruendo?). Lo schema di tutte le ricette programmate. Il Lunedì il primo. Il Martedì il secondo. Il Mercoledì il vegetariano e poi la Videoricetta, la fumettoricetta, la videofumettoricetta sembrano essere robe talmente complicate e incomprensibili che per un attimo mi sono dovuta fermare chiedendomi:
“ma come facevo?”.

Certo adesso ci sono altri impegni. Altre responsabilità e pure un altro lavoro più serio di quello che si possa desiderare; nel mio caso intendo. Non sono pronta se non addirittura adatta per i lavori seri, schematici e logici. Non voglio essere pronta e addirittura adatta per essere grande. Fin quando riuscirò a ritagliarmi il mio spazio “da piccolina” e continuare con il mestiere per cui sono nata “Stakanovista di Sogni e Produttrice di Misteri e Dolcetti”, continuerò credendoci ogni ora di più.

Ricominciamo al grido di Pappalardo con tante o. E vorrei farlo pubblicando la prima ricetta cotta nel vecchio forno ma nella cucina nuova; o meglio la cucina vecchia prolungata che  è diventata nuova (mi confondo costantemente). Dove ci sono due forni. Quello di prima e uno grandissssssssssimo che non è sessanta ma novanta. Due forni! Stento sempre un po’ a mostrare davvero tutto quello che appartiene alla mia quotidianità. Sì, ci sono tante foto e spazi ma il dodici per cento a me sembra già un’esagerazione. Un giro però nella cucina vecchianuovaprolungata però voglio farvelo fare dopo tutte queste fatiche; del resto siete tra i pochissimi ospiti graditi che porterò dentro. E niente. Il tempo per provare il forno nuovo c’era ma volevo proprio inaugurarlo con una VideoRicetta. Fermare il tempo in movimento nel calore di qualcosa di davvero speciale. In modo da rivedermi tra qualche anno (dovessi sopravvivere, chiaramente). Fosse anche solo un uovo in cocotte, per dire. Non è tempo di forno ma tempo di biscotti per il gelato sì, giusto? Perché l’ultimo post e ricetta è stata proprio la Brioche con il Tuppo (ricordi? Se ti sei perso il delirio, il post e uno dei ricordi più importanti di tutta la mia esistenza devi solo cliccare qui).

Adesso, dopo la granita con la brioche, tocca proprio al biscotto da imbottire con il gelato, no? E pure una piccola digressione sul libretto da cui è tratta la ricetta giusto per riprendere la mano con la Rubrica (che inaspettatamente ha riscosso discretamente plausi) La Libreria di Iaia ( trovi tutti i libri, le ricette e le mie stupide considerazioni mettendo nel campo di ricerca “La libreria di Iaia” o semplicemente cliccando qui).

Per non farci mancare niente lo metto pure in palio e spedisco attraverso Amazon. Il primo commento lo vince quindisottachittocca! E’ il periodo delle Tombole. Settimana scorsa per prenderci un po’ la mano (aridajecostamano) sulla Pagina Facebook ho messo in palio venti scatolette di Pastiglie Leone Maghetta Streghetta; l’entusiasmo e lo scambio di email, incoraggiamenti, affetto e tutto quello che mi arriva costantemente e ininterrottamente appaiono come l’unica medicina possibile. Insommmmmaaaaaaaaaaa. Parliamo di questo libretto adorabile (della versione enorme ne parlerò in seguito. Sì, c’è una versione enorme. Si chiama Ricette di Culto New York ed è un malloppotto talmente meraviglioso che ogni volta piango) e non perdo più tempo, ok!

Di questa edizione, Piccoli Spuntini, ho quasi tutti i volumi. Si tratta di “Una merenda a New York” (ho pure quello di Londra, sì. Non vedo l’ora di parlarvene anche perché mesi fa per un progetto- andato a monte ovviamente- avevo provato diverse cose cambiando-aggiungendo-togliendo e diversi esperimenti mi erano piaciuti e molto). Marc Grossman (e chi non lo conosce?) è una vecchia conoscenza per me. E per chi inspiegabilmente mi segue basterà solo dire una parola: BOB. Anzi due.

Muffin e Bob (se davvero hai capito e con queste due parole hai realizzato cosa intendo: vinci una settimana con me. Potrai picchiarmi 24 ore su 24. Setteoresusette e fare di me quello che vuoi. Pure infilarmi in busta chiusa e ridurmi in polvere come base per cheesecake).

Nato e cresciuto a Manhattan ha vissuto a Parigi e in Francia. Ha studiato alla Harvard University. Poi colpo di testa: di impulso a Parigi apre Bob’s Juice Bar; che diventa un  vero e proprio luogo di culto. Ha scritto libri su Smoothie, Bagel e solo il cielosacosa ma quello per cui è davvero s-t-r-a-f-a-aaaa-m-o-s-o sono i Muffin (di cui ho straparlato qui. Colpo si scena! Sì, è proprio lui Bob. Sì, proprio quello dei Muffin di una delle prime Videoricette dove compaio. Avete rimosso? Bene. Basta cliccare qui e qui. L’ho detto io che abbiamo ricominciato col botto. E soprattutto quanto mi piace dire botto? Mi fa sentire giovane. Devo solo capire cosa significa ed è fatta).

RendiamograzieaBob. Quanti ricordi! Ero così cretina. E pensare che adesso lo sono ancora di più. Non è emozionante?

Come tutti questi “piccoli spuntini” è ben curato, diretto, senza tanti fronzoli con foto essenziali, chiare, mirate e ben fatte. Amen. Ci sono davvero tutte le indicazioni utiili. Un’introduzione e una spiegazione che non lascia adito a fraintendimenti e pure qualche piccolo suggerimento che pare una manna dal cielo. Non in ultimo, come se non bastasse, in pieno stile Grossman (anche in Ricette di Culto ed è uno dei tanti motivi che me lo fa amare ancor di più) tante illustrazioni in bianco e nero (con qualche dettaglio giallo alla Sin City che non guasta mai) che riprendono la vita quotidiana della città. Le illustrazioni sono di Jane Teasdale e ha anche un tumblr sul quale fare un giro interessante. Certo è un prodotto a cui hanno lavorato davvero tantissime persone perché vi è uno styling, una direzione artistica, un fotografo professionista, un cuoco e molto altro. E’ un libro chiaramente che racchiude elaborazioni culinarie, seppur viste e riviste, eseguite e raccontate da professionisti. Comodo poi da tenere in cucina perché oltre che piccolo ha quel foglio lucido-plastificato che se pure vola un po’ di cioccolato piangi solo un pochino.

E’ diviso nelle grandi categorie: Brownies, Pies, Cheesecakes, Pancakes e Soci. Evvabbemasemprelesolitecose. Uhm, sì può darsi ma si trovano anche delle chicchette interessanti. Oltre alle strapallosissime (strapallosissime in una recensione seria si può certamente dire *disse buttando giù un pacco di caramelle. Ci sono quaranta gradi e sono senza condizionatore perché altrimenti Koi starnutisce e non è bene) Cheesecake alla frutta, carrot cake, muffins ai mirtilli (ma perché il plurale? non si era detto che nella traduzione quella maledetissimaessenonandavamessa?), rotolini alla cannella e rugelach al cioccolato (che voglio comunque fare), si trovano le pop pies che non conoscevo, cookies alle noci macadamia leggermente diversi da quelli che girano da anni, noodle kugel interessanti e barrette energetiche raw che potrebbero proprio tornare utili visto che voglio proprio avvicinarmi a questa cultura (sì mi mancava giusto il raw per conclamare la mia totale perdita neuronale). Il capitolo sul segreto del successo di un’autentica pasta per torte, che Bob-Marc sostiene essere il successo delle sue ricette, seppur striminzito e sinteticisssssimo mi è piaciuto assai. I consigli, diciamolo, sono sempre gli stessi ma in pochissime righe l’autore o chi per lui è riuscito a sintetizzare davvero la chiave che apre la porta per una Pie perfetta. Sto vaneggiando a riguardo giusto perché l’ho provata e il risultato è stato tra i più sorprendenti. Il prezzo è di 12.50 e per il contenuto delle ricette, foto, illustrazioni e carta è più che onesto. Non indimenticabile per chi è già foodie inside (ho detto foodie inside. Qualcuno mi colpisca con una mazza ferrata!) ma per chi si avvicina per la prima volta a un determinato tipo di prodotto ed è foodie wannabe (colpisci!colpisci!): peffetto! Con due effe e due t.

Bene. I Biscotti Gelato. Premesso che mi ha sempre turbato e non poco il Cucciolone, sia per le barzellette in sé che per il gusto, qui si è sempre tifato Ringo da quando è in commercio. Papà amava il Biscotto Gelato – Gelato Biscotto o come lo vogliamo chiamare (ma come si chiama?). Come me papà era ghiotto di dolci e li preferiva nettamente al salato e se c’era una cosa che non lo faceva letteralmente dormire la notte (come diceva lui) era proprio sapere che ci fosse in casa del gelato. Mi guardava serissimo e diceva “Ne è rimasto? Perché se ne è rimasto io stanotte lo so che vado nel freezer e lo mangio”. Non c’era dieta che teneva. Anche quando era sotto allenamento e seguiva una dieta controllata rinunciando a tutto, al gelato proprio no.

Il gelato è stata l’ultima cosa che mangiato. Una settimana prima è riuscito a mangiare, come per miracolo, una forchettata di spaghettini con pomodoro fresco (i suoi preferiti, anche se una bella Spaghettata con i Ricci o l’aragosta, che lui amava, non è stata possibile) e quattro giorni prima in uno sforzo disumano, mentre lo imploravo di provare a bere una goccia o mandare giù un cucchiaino di granita:

E’ riuscito a buttar giù una punta di un cucchiaino di gelato. Gelato di soia bianco. Per ironia della sorta. Un gelato (il mio) completamente vegano. Bianco. Papà chiamava i gusti per colore (non è che sono stramba per niente io eh). La granita alla mandorla la chiamava: granita bianca. Mi ha sempre fatto sorridere. Lo stesso sorriso di quando diceva “lapis” invece che matita.

Ho questo ricordo di papà che non resiste ai Ringo in frigo. Il Biscotto gelato era qualcosa di irresistibile. Avrebbe voluto pranzarci, cenarci, merendarci (?), colazionarci (?fermatemi?). Incosciamente credo che non smetterò mai più di cucinare correlando tutto a papà. L’ho sempre fatto per una mia terapia personale e mai con “velleità da food blogger”. C’è sempre stato un racconto, un ricordo ma più dolori. E se prima credevo di dovermi fermare per non farli straripare tra i fornelli e le righe, adesso credo che sia giusto andare avanti così. Senza darsi un tempo o una linea. Lasciandosi guidare da quell’istinto ereditato proprio da lui che mi ha portato sempre a strade giuste.

Senza bivi sbagliati. Con indicazioni precise.

Ho scelto il biscotto gelato dal libro di New York perché chi mi segue da un po’ sa che questa città era la meta che non siamo riusciti a raggiungere io e papà. Era la nostra maratona. Era il suo sogno infranto. Uno tra i suoi più grandi dolori. L’anno scorso l’ho guardato e gli ho detto:

“Quando guarisci andiamo a New York e facciamo la maratona pure con una bicicletta. Con un taxi. Con una moto. A piedi”.

E nei suoi occhi la risposta l’ho letta forte e chiara. E per rivederla ogni giorno mi guardo allo specchio fissandomi. E mi dico che alla fine.

Un gelato biscotto a New York imbottito di gelato bianco alla soia mentre guardo la Maratona ci sarà. Per Noi.

Curiosità

(sì. A inizio post ci sarà sempre la Ricetta. E dopo il delirio grammaticale, le foto e i vaneggiamenti neuronali e le curiosità. Perché pare che piacciano e io non sia mai esaustiva a riguardo)

With love, Homemade e Eat me sono state realizzate con formine biscotto-timbrino acquistate da Sass & Belle. Ha un sito online efficace, celere e bellodaimpazzire in perfetto stile Inglish (scritto proprio così).

I tovaglioli con ricamata Maghetta e il piatto sono regali preziosi che mi sono stati donati dai ragazzi che lavorano per Papà e purtroppoadessoperme il 12 Ottobre in occasione della mia prima (e pare unica) Presentazione del libro a Catania.

Il Gelato alla Soia “Bianco” di Valsoia è perfetto e ho adoperato quello. Mi piace il “bianco” che abbinano al Cioccolato e non quello (troppo vaniglioso) che abbinano alla Gianduja (macchisenefregadiraitu. Ma santocielo sono curiosità inutili!).

Sì mi piace molto adoperare i vetri delle marmellate finite come portafiori; in tavola quando se ne spargono due o tre di diverso modello a corredo di alcune con dentro piccole candele (anche galleggianti nell’acqua) pare una magia degna di Hogwarts.

Oh Hogwarts. Altra curiosità. Non è proprio un caso. Ma per questo ci vediamo domani.

Un bacio grande e grazie sempre.

La libreria di Iaia – Andrea Vitali e Le Tre Minestre (La Cassoeula io la pubblico il 10 Giugno, embè?!)


Oggi ho indetto la Giornata Internazionale delle Email. Sto rispondendo a 2390420948239048209348209348293048234 234 messaggi arretrati e agli auguri di Buon Natale del 1994. Per questo motivo consiglierei caldamente a chi volesse insultarmi di scrivere tra oggi e domani.

Perché l’evento si ripeterà nel 2098.

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La libreria di Iaia: 200 Cupcakes di Joanna Farrow


Mica ho dimenticato la Rubrica de La libreria di Iaia. Solo che. Vabbè.

Uhhhcheccarinoquestocosinopiccino. Questo si dice trovandosi davanti questo librotto piccolo ciocciotto della De Agostini a circa dieci euro (ma anche meno su Amazon). Il formato è piccolo, pesantuccio ma non troppo e con colori tenui e kawaii pastello che ti fanno diventare ebete e pucci pucci. Le foto sono tagliate in modo da adattarsi al formato e nonostante io detesti questo taglio faccio fatica e non voler ugualmente bene all’impaginazione. Non troppo ricercata, senza tanti frizzi e lazzi ma utile, confortevole e soprattutto comune. Come la carta, lo stile e l’impaginazione.

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La libreria di Iaia: Nigella Express


[Uhhh. Mi ero dimenticata della Libreria di Iaia e di Nigella Express. Avevo scritto molto prima del Momento Catartico avvenuto qui.]

Nigella Lawson è un po’ ovunque qui e la mia personalissima Nigella è solo ed esclusivamente lei: Cey di www.sostorta.it . Perché è bella e schietta come lei. Perché è divertente, sensuale e accomodante. Sa di casa, risate e genialate. E Nigella è l’unica che perdono se qualche volta ci scappa il dito leccato, lo ammetto. Fatto sta che Nigella Express non è certamente un libro nuovo considerando che è uscito in Gran Bretagna nell’ormai lontano 2007 (fa paura solo a me dire lontano 2007?) e riproposto in Italia grazie a Luxury Books nel 2011. Le fotografie sono di Lis Parsons e non mi piacciono particolarmente (Lis perdonami ovunquetusiaovunquechitusia!); sarà che per l’impaginazione le hanno tagliate “strane” o per qualche altra oscura ragione che mai saprò, ma diciamo che non posso annoverarle tra le migliori secondo il mio inutile e insulso giudizio. Ed è alquanto strano visto che Luxury Books edita e riedita sempre meraviglie dal punto di vista visivo.

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La Panna Cotta al Cioccolato di Donna Hay


E oggi ricetta, Tombola e Libreria di Iaia tre in uno (che le foto le ho fatte ad Agosto mi sa!) E presto anche la Videoricetta (qualcuno mi fermi). Partiamo subito con la ricetta (sìsìsì facciamo tutto senza senso):

Panna Cotta al Cioccolato di Donna Hay

2 cucchiai di acqua, 2 cucchiai di gelatina in polvere (3-4 fogli di gelatina in fogli. A me piace con tre ma per chi la amasse più densa per 500 ml di panna vanno più che bene 4), 50 gr di zucchero a velo setacciato, 100 gri di cioccolato fondente (almeno al 60%) tagliato a pezzi, 500 ml di panna liquida.

Metti l’acqua in una ciotolina con i fogli di gelatina (in questo caso l’acqua dev’essere ghiacciata) o polvere di gelatina (in questo caso non importa che sia ghiacciata). Fai riposare 5 minuti. Metti la panna in un pentolino con dentro il cioccolato a pezzi che dovrà fondere. Unisci la gelatina dopo averla strizzata e cuoci finché tutto è ben amalgamato e il cioccolato è sciolto. Filtra il composto e versa negli stampi/bicchieri/qualsiasi cosa tu abbia scelto e fai riposare in frigo finchè si raffredda per 4-5-6 ore. Togli cinque minuti prima di servire con frutti di bosco, panna, qualsiasi cosa la fantasia ti suggerisca perché è una base davvero interessante che ben si presta a molte elaborazioni.

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La Libreria di Iaia: Yoshoku Cucina Giapponese stile occidentale ( e tombolata per anziani)


Un libro completamente diverso dalla Cucina Giapponese di Casa di Harumi Kurihara (se vuoi dare una sbirciatina ne ho parlato qui sempre all’interno de La Libreria di Iaia) ma non per questo meno interessante. In Giappone è diffusa l’usanza di adottare la cucina occidentale con opportune seppur lievi modifiche che la rendono comunque squisitamente giapponese. E’ un vero e proprio stile culinario questo e viene definito per l’appunto Yoshoku. Jane Lawson, autrice di questo interessantissimo volume, si ispira proprio a questa tradizione affascinante mescolando la sua conoscenza in fatto di cultura nipponica e dosando ingredienti orientali e occidentali. Una sorta di fusion per nulla confusion. Il libro viene espressamente consigliato nella quarta di copertina a chi ama la cucina giapponese e a chi si avvicina per la prima volta ai sapori e io non posso che esserne totalmente d’accordo. Perché in effetti Jane Lawson con le fotografie di Mikkel Vang (davvero molto belle, semplici e pulite come lo stile nipponico per certi versi impone. Food Stylist Christine Rudolp) dividendo in stuzzichini, ciotole, portate principali, contorni, dolci e glossario tira fuori davvero un bel riassunto visivo e gustativo di questi due mondi diametralmente opposti che si fondono in un’unica ciotolina.

L’introduzione generale per chi mastica poco di giapponese con gli edamame (che amo santocielo amo!) sino ad arrivare alle classiche preparazioni del brodo dashi nelle sue varianti. Chi mette la nori nel caffè e fa un largo uso di alghe e prodotti nippo penserà possa essere quasi “superfluo”, ma così non è.

Perché non smetterò mai di pensare che la Cucina di base “come cuocere correttamente l’uovo bollito” non è affatto un surplus ma una base importante sulla quale partire. Perché è proprio nella semplicità e nelle basi che vi è la vera conoscenza per un’ottima riuscita. E allora si va di crackers con il gusto della nori (che mi fanno pensare a moltimoltimoolti anni fa quando stendevo crackers all’alga nori proprio qui. All’inizio di tutto. Curioso? clicca qui) e si arriva a semplici sashimi di salmone con condimento ai capperi e dip di aglio e miso con cetriolo. Vi sono le capesante con condimento alle erbe aromatiche semplicissime ma scenografiche e i tortini di crema di funghi al vapore. C’è pure il gelo di melone che però viene composto con il sakè (orgoglio siculnipponico sììììììììì!) e il muddle di litchi e fiore di ciliegio. La tempura di shiitake e scampi  per chi come me tiene sempre gli shiitake in borsetta e gli involtini di carta di riso ripieni di insalata di granchio. Involtini di sushi fatti a mano che per i più avvezzi possiamo pure tranquillamente chiamare temaki sino ad arrivare ai classici stufati più casalinghi e meno glamour.

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La Libreria di Iaia: EveryDay Food (30 minuti) dalle cucine di Martha Stewart


Ah guarda cosa ho trovato nell’archivio mai postato di Novembre*disse fissando lo schermo con sguardo inebetito anche perché possedeva solo quello.

****Tombola per Anziani. Questo libro puoi vedertelo direttamente recapitato a casa  qualora volessi giocare con noi nella Super Tombola per Anziani. Lascia quanti più commenti vuoi e poi con il prezioso aiuto dell’ingegner Max e di BestiaBionda verrà estratto un numero corrispondente al commento. Inizia adesso e termina Domenica 20 Gennaio a mezzanotte******

Arriveranno anche i librotti che vorrei incendiare nel forno a pietra di Mamma Nanda eh. Ma è sempre bello blaterare sulle cose che piacciono di più  e non viceversa; o almeno credo sia così. Diciamo che a me diverte questo, ecco. Diciamo che non so quello che dico perché sono troppo stanca ma vorrei ticchettare amabilmente per un paio di minuti lontana da impegni e doveri.

Ok ci siamo.

E’ rarissimo che io non abbia un libro di cucina come lo è anche che mi dispiaccia in toto. Non vi è in effetti nessun volume che vorrei davvero far ardere nella legna mentre papà butta chili di buccia di mandarino e si sprigiona nell’aria quell’odore che mi tranquillizza e sa di casa .

Quello di oggi è un volume che ho comprato con poche aspettative e si è rivelato poi pregiatissimo. Martha Stewart è un po’ la Clerici denoiartri (si scrive così no?) . E’ una famosissima conduttrice televisiva statunitense di origine polacca ( infatti è nata come  Martha Helen Kostyra e io so pure un sacco di brutte parole in polacco ma credo che non importi. O importa? ) ed è strasconosciutissima non solo in America ma nel globo tutto. Si occupa di cucina, giardinaggio, fai da te sino ad arrivare  bon ton , mise en place e chi più ne ha più ne metta . Oltre ad avere un magazine davvero interessante anche su App Store (evvivaaaaa!) . Icona che ha fatto tribolare il pubblico (pettegolezzo? eddai ci sta!) durante un suo non troppo recente arresto, è nel cuore di molte appassionate di cucina. Questa eroina che da modella diventa  agente di Borsa sino a lanciarsi nell’industria nel Catering arrivando poi al grande schermo. E’ oggetto di scherno da parte di moltissimi comici per la sua schizofrenica precisione nella fuffa. E quindi come si può non amarla soprattutto per  una come me che ha fatto della fuffa una vera e propria religione e credo?

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La libreria di Iaia: Marzagiochi e Steccodolci , in cucina con i bambini di Luca Montersino ( e tombolata Natalizia per vincere il libro!)


Si è appena chiusa la prima Super Tombola natalizia nella Rubrichetta La Libreria di Iaia con il volumotto che tanto amo della Phaidon La Cucina di Vefa ( e non si sa ancora il fortunato/a vincitore, perdono. Rimedio prometto durante il week end o spero prima). Il tutto è avvenuto, per chi se lo fosse ( miracolosamente) perso, qui.

Come anticipavo il 12.12.12. alle 12.12, dove si è appena conclusa la Tombola Natalizia  veryveryspecial( che l’inglese fa sempre sembrare tutto diverso e professionale. Non è vero ma devo convincermene) con in palio un Ipad Nano ( non si chiama MINI! si chiama NANO !) accappppparrrato dalla nostra Biancaneve, non mi sarei fermata. Avevo intenzione di rendere questo nostro Albero di Natale virtuale pieno di doni e così sarà. Nonostante il tempo sia davvero poco. Il lavoro molto. E frizzi e lazzi e le solite cose che non stiamo qui a ripetere (vabbè che siamo anziani e si possono ripetere le cose giusto? e allora ripeto che . Ah no)

Insomma!

Oggi: Luca Montersino (gentilmente inchiniamoci  davanti al maestro dopo aver preso apposito numeretto alla vostra destra nella colonnina lampeggiante a forma di cuoricino sotto la scritta “Luca I love you” ). Nonostante qui si sia parlato, idolatrato e venerato mostrando ricette ( e pasticci assurdi elaborati dalle mie manine che niente hanno a che vedere con il genio ) non vi è ancora all’interno della Rubrichetta de La Libreria di Iaia una pseudorecensione dei suoi capolavori ( manco a dirlo li possiedo tutti in triplice copia. Uno che va in cucina e che può sporcarsi. Un altro che sta nella libreria dove è possibile che qualcuno lo tocchi. Un altro nella libreria privata in teca di vetro come fosse la rosa della bella e la bestia).

 

E’ proprio il periodo giusto per parlare di Marzagiochi e Steccodolci- In cucina con i bambini. Si ha un po’ più di tempo, con  le lucette di Natale, per dedicarsi ad una delle attività più importanti che rimangono impresse nelle  menti e nei cuori dei cuccioli per tutta la vita ( sto mentendo perché tanto tutti lavoriamo di più a Dicembre. Macheciimporta? Diciamo fesserie che è sempre divertente!) . Perché chi non ricorda la torta preparata con la mamma quella domenica invernale quando fuori nevicava? Io no perché mamma non faceva torte ma spiaccicava dolci con crema al cioccolato già pronta e infilava in Freezer perché a Dicembre c’erano 23 gradi ma insomma. Parlo di famiglie normali, ecco ( e poi mamma ha sempre avuto un problema con il forno. E con il frigo. E con)

La cosa che colpisce immediatamente di questo volume è l’amore. Con cui è fatto sicuramente. A chi è dedicato e cosa vuole comunicare. E ci riesce benissimo con la foto in copertina.  Montersino tiene il braccio della figlia mentre la osserva orgoglioso modellare un leoncino. Lei tutta attenta e meticolosa sotto lo sguardo del suo papà cerca di superare se stessa perché conscia del momento importante. La protezione, l’amore e l’ammirazione.

La passione.

Trasmessa.

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