La libreria di Iaia – Andrea Vitali e Le Tre Minestre (La Cassoeula io la pubblico il 10 Giugno, embè?!)


Oggi ho indetto la Giornata Internazionale delle Email. Sto rispondendo a 2390420948239048209348209348293048234 234 messaggi arretrati e agli auguri di Buon Natale del 1994. Per questo motivo consiglierei caldamente a chi volesse insultarmi di scrivere tra oggi e domani.

Perché l’evento si ripeterà nel 2098.

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La libreria di Iaia: 200 Cupcakes di Joanna Farrow


Mica ho dimenticato la Rubrica de La libreria di Iaia. Solo che. Vabbè.

Uhhhcheccarinoquestocosinopiccino. Questo si dice trovandosi davanti questo librotto piccolo ciocciotto della De Agostini a circa dieci euro (ma anche meno su Amazon). Il formato è piccolo, pesantuccio ma non troppo e con colori tenui e kawaii pastello che ti fanno diventare ebete e pucci pucci. Le foto sono tagliate in modo da adattarsi al formato e nonostante io detesti questo taglio faccio fatica e non voler ugualmente bene all’impaginazione. Non troppo ricercata, senza tanti frizzi e lazzi ma utile, confortevole e soprattutto comune. Come la carta, lo stile e l’impaginazione.

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La libreria di Iaia: Nigella Express


[Uhhh. Mi ero dimenticata della Libreria di Iaia e di Nigella Express. Avevo scritto molto prima del Momento Catartico avvenuto qui.]

Nigella Lawson è un po’ ovunque qui e la mia personalissima Nigella è solo ed esclusivamente lei: Cey di www.sostorta.it . Perché è bella e schietta come lei. Perché è divertente, sensuale e accomodante. Sa di casa, risate e genialate. E Nigella è l’unica che perdono se qualche volta ci scappa il dito leccato, lo ammetto. Fatto sta che Nigella Express non è certamente un libro nuovo considerando che è uscito in Gran Bretagna nell’ormai lontano 2007 (fa paura solo a me dire lontano 2007?) e riproposto in Italia grazie a Luxury Books nel 2011. Le fotografie sono di Lis Parsons e non mi piacciono particolarmente (Lis perdonami ovunquetusiaovunquechitusia!); sarà che per l’impaginazione le hanno tagliate “strane” o per qualche altra oscura ragione che mai saprò, ma diciamo che non posso annoverarle tra le migliori secondo il mio inutile e insulso giudizio. Ed è alquanto strano visto che Luxury Books edita e riedita sempre meraviglie dal punto di vista visivo.

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La Panna Cotta al Cioccolato di Donna Hay


E oggi ricetta, Tombola e Libreria di Iaia tre in uno (che le foto le ho fatte ad Agosto mi sa!) E presto anche la Videoricetta (qualcuno mi fermi). Partiamo subito con la ricetta (sìsìsì facciamo tutto senza senso):

Panna Cotta al Cioccolato di Donna Hay

2 cucchiai di acqua, 2 cucchiai di gelatina in polvere (3-4 fogli di gelatina in fogli. A me piace con tre ma per chi la amasse più densa per 500 ml di panna vanno più che bene 4), 50 gr di zucchero a velo setacciato, 100 gri di cioccolato fondente (almeno al 60%) tagliato a pezzi, 500 ml di panna liquida.

Metti l’acqua in una ciotolina con i fogli di gelatina (in questo caso l’acqua dev’essere ghiacciata) o polvere di gelatina (in questo caso non importa che sia ghiacciata). Fai riposare 5 minuti. Metti la panna in un pentolino con dentro il cioccolato a pezzi che dovrà fondere. Unisci la gelatina dopo averla strizzata e cuoci finché tutto è ben amalgamato e il cioccolato è sciolto. Filtra il composto e versa negli stampi/bicchieri/qualsiasi cosa tu abbia scelto e fai riposare in frigo finchè si raffredda per 4-5-6 ore. Togli cinque minuti prima di servire con frutti di bosco, panna, qualsiasi cosa la fantasia ti suggerisca perché è una base davvero interessante che ben si presta a molte elaborazioni.

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La Libreria di Iaia: Yoshoku Cucina Giapponese stile occidentale ( e tombolata per anziani)


Un libro completamente diverso dalla Cucina Giapponese di Casa di Harumi Kurihara (se vuoi dare una sbirciatina ne ho parlato qui sempre all’interno de La Libreria di Iaia) ma non per questo meno interessante. In Giappone è diffusa l’usanza di adottare la cucina occidentale con opportune seppur lievi modifiche che la rendono comunque squisitamente giapponese. E’ un vero e proprio stile culinario questo e viene definito per l’appunto Yoshoku. Jane Lawson, autrice di questo interessantissimo volume, si ispira proprio a questa tradizione affascinante mescolando la sua conoscenza in fatto di cultura nipponica e dosando ingredienti orientali e occidentali. Una sorta di fusion per nulla confusion. Il libro viene espressamente consigliato nella quarta di copertina a chi ama la cucina giapponese e a chi si avvicina per la prima volta ai sapori e io non posso che esserne totalmente d’accordo. Perché in effetti Jane Lawson con le fotografie di Mikkel Vang (davvero molto belle, semplici e pulite come lo stile nipponico per certi versi impone. Food Stylist Christine Rudolp) dividendo in stuzzichini, ciotole, portate principali, contorni, dolci e glossario tira fuori davvero un bel riassunto visivo e gustativo di questi due mondi diametralmente opposti che si fondono in un’unica ciotolina.

L’introduzione generale per chi mastica poco di giapponese con gli edamame (che amo santocielo amo!) sino ad arrivare alle classiche preparazioni del brodo dashi nelle sue varianti. Chi mette la nori nel caffè e fa un largo uso di alghe e prodotti nippo penserà possa essere quasi “superfluo”, ma così non è.

Perché non smetterò mai di pensare che la Cucina di base “come cuocere correttamente l’uovo bollito” non è affatto un surplus ma una base importante sulla quale partire. Perché è proprio nella semplicità e nelle basi che vi è la vera conoscenza per un’ottima riuscita. E allora si va di crackers con il gusto della nori (che mi fanno pensare a moltimoltimoolti anni fa quando stendevo crackers all’alga nori proprio qui. All’inizio di tutto. Curioso? clicca qui) e si arriva a semplici sashimi di salmone con condimento ai capperi e dip di aglio e miso con cetriolo. Vi sono le capesante con condimento alle erbe aromatiche semplicissime ma scenografiche e i tortini di crema di funghi al vapore. C’è pure il gelo di melone che però viene composto con il sakè (orgoglio siculnipponico sììììììììì!) e il muddle di litchi e fiore di ciliegio. La tempura di shiitake e scampi  per chi come me tiene sempre gli shiitake in borsetta e gli involtini di carta di riso ripieni di insalata di granchio. Involtini di sushi fatti a mano che per i più avvezzi possiamo pure tranquillamente chiamare temaki sino ad arrivare ai classici stufati più casalinghi e meno glamour.

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La Libreria di Iaia: EveryDay Food (30 minuti) dalle cucine di Martha Stewart


Ah guarda cosa ho trovato nell’archivio mai postato di Novembre*disse fissando lo schermo con sguardo inebetito anche perché possedeva solo quello.

****Tombola per Anziani. Questo libro puoi vedertelo direttamente recapitato a casa  qualora volessi giocare con noi nella Super Tombola per Anziani. Lascia quanti più commenti vuoi e poi con il prezioso aiuto dell’ingegner Max e di BestiaBionda verrà estratto un numero corrispondente al commento. Inizia adesso e termina Domenica 20 Gennaio a mezzanotte******

Arriveranno anche i librotti che vorrei incendiare nel forno a pietra di Mamma Nanda eh. Ma è sempre bello blaterare sulle cose che piacciono di più  e non viceversa; o almeno credo sia così. Diciamo che a me diverte questo, ecco. Diciamo che non so quello che dico perché sono troppo stanca ma vorrei ticchettare amabilmente per un paio di minuti lontana da impegni e doveri.

Ok ci siamo.

E’ rarissimo che io non abbia un libro di cucina come lo è anche che mi dispiaccia in toto. Non vi è in effetti nessun volume che vorrei davvero far ardere nella legna mentre papà butta chili di buccia di mandarino e si sprigiona nell’aria quell’odore che mi tranquillizza e sa di casa .

Quello di oggi è un volume che ho comprato con poche aspettative e si è rivelato poi pregiatissimo. Martha Stewart è un po’ la Clerici denoiartri (si scrive così no?) . E’ una famosissima conduttrice televisiva statunitense di origine polacca ( infatti è nata come  Martha Helen Kostyra e io so pure un sacco di brutte parole in polacco ma credo che non importi. O importa? ) ed è strasconosciutissima non solo in America ma nel globo tutto. Si occupa di cucina, giardinaggio, fai da te sino ad arrivare  bon ton , mise en place e chi più ne ha più ne metta . Oltre ad avere un magazine davvero interessante anche su App Store (evvivaaaaa!) . Icona che ha fatto tribolare il pubblico (pettegolezzo? eddai ci sta!) durante un suo non troppo recente arresto, è nel cuore di molte appassionate di cucina. Questa eroina che da modella diventa  agente di Borsa sino a lanciarsi nell’industria nel Catering arrivando poi al grande schermo. E’ oggetto di scherno da parte di moltissimi comici per la sua schizofrenica precisione nella fuffa. E quindi come si può non amarla soprattutto per  una come me che ha fatto della fuffa una vera e propria religione e credo?

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La libreria di Iaia: Marzagiochi e Steccodolci , in cucina con i bambini di Luca Montersino ( e tombolata Natalizia per vincere il libro!)


Si è appena chiusa la prima Super Tombola natalizia nella Rubrichetta La Libreria di Iaia con il volumotto che tanto amo della Phaidon La Cucina di Vefa ( e non si sa ancora il fortunato/a vincitore, perdono. Rimedio prometto durante il week end o spero prima). Il tutto è avvenuto, per chi se lo fosse ( miracolosamente) perso, qui.

Come anticipavo il 12.12.12. alle 12.12, dove si è appena conclusa la Tombola Natalizia  veryveryspecial( che l’inglese fa sempre sembrare tutto diverso e professionale. Non è vero ma devo convincermene) con in palio un Ipad Nano ( non si chiama MINI! si chiama NANO !) accappppparrrato dalla nostra Biancaneve, non mi sarei fermata. Avevo intenzione di rendere questo nostro Albero di Natale virtuale pieno di doni e così sarà. Nonostante il tempo sia davvero poco. Il lavoro molto. E frizzi e lazzi e le solite cose che non stiamo qui a ripetere (vabbè che siamo anziani e si possono ripetere le cose giusto? e allora ripeto che . Ah no)

Insomma!

Oggi: Luca Montersino (gentilmente inchiniamoci  davanti al maestro dopo aver preso apposito numeretto alla vostra destra nella colonnina lampeggiante a forma di cuoricino sotto la scritta “Luca I love you” ). Nonostante qui si sia parlato, idolatrato e venerato mostrando ricette ( e pasticci assurdi elaborati dalle mie manine che niente hanno a che vedere con il genio ) non vi è ancora all’interno della Rubrichetta de La Libreria di Iaia una pseudorecensione dei suoi capolavori ( manco a dirlo li possiedo tutti in triplice copia. Uno che va in cucina e che può sporcarsi. Un altro che sta nella libreria dove è possibile che qualcuno lo tocchi. Un altro nella libreria privata in teca di vetro come fosse la rosa della bella e la bestia).

 

E’ proprio il periodo giusto per parlare di Marzagiochi e Steccodolci- In cucina con i bambini. Si ha un po’ più di tempo, con  le lucette di Natale, per dedicarsi ad una delle attività più importanti che rimangono impresse nelle  menti e nei cuori dei cuccioli per tutta la vita ( sto mentendo perché tanto tutti lavoriamo di più a Dicembre. Macheciimporta? Diciamo fesserie che è sempre divertente!) . Perché chi non ricorda la torta preparata con la mamma quella domenica invernale quando fuori nevicava? Io no perché mamma non faceva torte ma spiaccicava dolci con crema al cioccolato già pronta e infilava in Freezer perché a Dicembre c’erano 23 gradi ma insomma. Parlo di famiglie normali, ecco ( e poi mamma ha sempre avuto un problema con il forno. E con il frigo. E con)

La cosa che colpisce immediatamente di questo volume è l’amore. Con cui è fatto sicuramente. A chi è dedicato e cosa vuole comunicare. E ci riesce benissimo con la foto in copertina.  Montersino tiene il braccio della figlia mentre la osserva orgoglioso modellare un leoncino. Lei tutta attenta e meticolosa sotto lo sguardo del suo papà cerca di superare se stessa perché conscia del momento importante. La protezione, l’amore e l’ammirazione.

La passione.

Trasmessa.

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La Libreria di Iaia: La cucina di Vefa e l’inizio della Tombola per Anziani Christmas Version!


Riesumo questo post (e molti altri a breve) perché mi spiace tenerli in panchina. E perché mi spiace soprattutto il fatto di non aver potuto cominciare (doveva accadere già nella prima metà di Novembre ma sapete che eventi personali mi hanno travolta) una serie di Tombole per Anziani che volevano essere tanti pacchi regalo natalizi (devo ancora spedire l’Ipod a Biancaneve e chiedo pubblicamente perdono. Conto di provvedere in settimana se gli alieni non mi rapiscono ancora una volta).

Fine del preambolo (Max ha già i sudori freddi e sta estraendo il file excel *disse fissandosi mortificata i piedini).

Amo i Libri Phaidon. Potrebbero propinarmi anche la cucina contro i vegetariani e dare in allegato un cd con spernacchiamenti nei confronti di gente strana come me che si ciba di tofu e seitan. Sarei d’accordo. Entusiasta. E me lo ascolterei pure in loop. Amo i libri Phaidon e tuttiquellichenonmiconoscono li devono amare.

Oltre ad essere esteticamente sempre vincenti sono proprio i contenuti a stupire. Poco importa che siano illustrati o no (perché ne ho di diverse tipologie). De La Cucina di Vefa ho parlato un po’ ovunque ma mai in maniera specifica da poterlo inserire in questa pseudo rubrichetta che mi diverte moltissimo in quanto mi permette di parlottare un po’ come se fossimo tutti insieme davanti a una tazza di tè per parlare dell’ultimo libro letto. Lo consigli o no?

Pur essendo la regina dell’Odioiconsigli eccomi qui a urlare non solo “te lo consiglio eccome” ma pure “ti picchio se non lo compri!”. E’ mia intenzione già da un po’ mettere in palio in maniera del tutto random il libro su cui sproloquio. La facilità di poterlo far recapitare direttamente da Amazon del resto non è che da cogliere al balzo. Eliminare il passaggio della spedizione in questo momento molto frenetico per me è il surplus insperato. Per questo motivo comincio proprio con questo volume. A mie spese naturalmente e non supportata-finanziata-sponsorizzata-frizzielazzidaqualcuno.

Chiedo solo umilmente perdono al mio Max che dovrà occuparsi del file excel per l’estrazione (pistolallatempia e valangadibaci. Sono la sua croce, si sa. Ed io mi permetto perché so di poterlo fare. Se non lo facessi mi scoppierebbe le ruote della macchina giusto per cominciare).

In pratica all’interno della pseudoRubrichetta de La libreria di Iaia, quando sarà il caso e il prodotto sarà degno di nota oltre ad essere vivisezionato dalla mia incommensurabile incapacità oggettiva di valutare un’opera letteraria culinaria, il libro in questione verrà donato al fortunato commentatore estratto in maniera random. La Tombola per Anziani insomma (che in tutto il resto del web chiamano givauei. So giovani loro).

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La libreria di Iaia: I miei menu da 30 Minuti di Jamie Oliver


Possiedo tutti i libri di Jamie Oliver. Anche quelli in inglese ed alcuni in formato multimediale. L’App Jamie Oliver e la rivista Jamie Magazine, una tra le più costose su App Store (ma per certi versi ne vale la pena), mi piace ed è completa. Ci sono pure le videoricette, giusto per dire quanto sia piena di contenuti.

Con Jamie Oliver ho un rapporto complicato ma in definitiva gli voglio bene come fosse uno di quei cugini lontani che vedi poco ma che per qualche inspiegabile ragione quando accade ti viene solo voglia di tirargli le guanciotte e chiedergli come sta. Ha giocato sporco Jamie, perché tutto nasce da un’antipatia, mettendo i suoi adorabili figli biondini su Instagram e ritraendoli in uno stile London Vintage retrò e sfumature color seppia-earlybird. Come si fa a non innamorarsi di un biondino che affetta le cipolle con lui? Di loro, famiglia felice da cartolina, che giocano nell’orto di casa mentre papà cuoce l’ennesima insalata senza essersi nemmeno lavato le mani dopo che a mani nude ha scavato nella terra per agguantare un tubero?

Ecco. Credo che il problema fondamentale del mio rapporto con Jamie sia innanzitutto derivato da una scarsa fiducia nei suoi confronti per quanto concerne l’igiene. Non mi sembra un tipo “pulito”. Pasticcia troppo. Agguanta cose per terra. E’ un giocoliere da circo e afferra alimenti mollicci acchiappandoli e stringendoli e.

Uno stile completamente diverso da quello che preferisco (sì vabbè sono gnegnegne, come dice il Nippo, e allora? uff). Che poi è il quid che mi turba anche in Nigella. Solo che la grazia, la bellezza e il fascino della suddetta riesce un po’ a cancellare dei passaggi visivi raccapriccianti a cominciare dal cucinare con il giubbino di jeans, accarezzare il gatto e sfilettare il pesce per poi toccarsi i capelli e mescolare a mani nude una salsa.

Certo è che spero vivamente ci siano poche persone al mondo come me (vivo e vivranno certamente male) dedite all’igiene esasperata. Lavarsi le mani centomila volte e girare con salviettine e amuchina è indice di qualcosa di davvero molto grave (e già riconoscerlo ormai per me è un passo avanti) ma scavare per terra tra vermi e noncivoglionemmenopensare, raccogliere una patata, spolverarla con le mani mandando via la terra superflua e infilarla nel forno. Ecco.

Ce ne passa.

Jamie però è talmente adorabile, semplice e sorridente che riesce nell’epica impresa di farmi poi dire, visto il risultato, apperòchebello. Se non sapessi che aveva prima sistemato la tubatura della fossa settica a casa, raccolto il tubero con le mani e accarezzato il criceto dei figli, mangerei tutto quello che sforna senza problemi.

A Jamie io voglio bene. E’ un dato di fatto. Senza un motivo. E si ritorna alla sensazione di incarnarlo in un cugino. Le ricette, per noi italiani, potrebbero risultare insignificanti per certi versi ma in realtà Jamie proprio come Nigella aggiunge un tocco di internazionalità ai piatti italiani (non sempre ma capita davvero spesso) e un tocco di italianità ai piatti internazionali (e non è da tutti). Jamie infatti ama visceralmente l’Italia. Ha lavorato qui e studiato la nostra arte culinaria. Non vi è mai una volta in cui non la elogi e apprezzi. Il parmigiano reggiano è il suo punto debole. I pistacchi di Bronte pure. Conosce molto bene tutto quello che concerne l’italianità a tavola. Ha dedicato capitoli e capitoli e pagine su pagine a ricette dal sentore italiano e non vi è una preparazione dove non aggiunga un ingrediente dello Stivale.

E’ proprio la sua passione. Valore aggiunto certamente ma nel suo modo di fare food c’è una vera e propria genialità non riscontrabile nei grandi e stellati chef. Jamie è uno di noi. E’ uno di casa. Aridajecolcugino ma è proprio quel cugino che sa cucinare bene e che se avesse studiato sarebbe diventato un grande chef (che poi lo è). Si presenta con le sue orribili camicie a scacchi, il giubbino in triacetato della tuta e i jeans e credo che se togliesse le scarpe avrebbe pure dei calzini a righe spaiati e bucati. Ha una predilezione per scarpe orrende e anche se ha preso 20 chili almeno è rimasto quell’adorabile biondino con un’espressione non identificata che piace.

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