La Torta di Zucca con Gocce di Cioccolato dentro la Tazza cotta nel Microonde. Olè


Dopo il primo esperimento è stato un meraviglioso susseguirsi e sono apparsi anche libri su libri su libri su libri. La leggenda della Torta dentro la tazza cotta nel microonde, al secolo conosciuta come Mug Cake, è entrata nelle case di tutti gli Italiani (Lorella Cuccarini dove sei? maledetta nostalgia canaglia che ti prende proprio quando non vuoi e ti ritrovo con un cuore di panna. Albano e Romina. La Parisi. Ma cosa ho? OTTANTA ANNI?).

Poi gli altri cinque esperimenti (sto facendo con le manine “con questa voglia di ballare sono NATA! NATA!” e se potessi mi alzerei per accennare il passo di Marilù) con la Nutella (che a quanto pare avevano fatto in milioni ma sono la solita scema fuori dal mondo) e vuoi non provare adesso con la zucca che è in assoluto il must di stagione manco fosse un pantalone a palazzo con stampe animalier a vita alta? (se avessi una vita mi sarebbero piaciuti, inciso).

Sono andata con l’infallibile tecnica “a occhio” – “allacomevieneviene” e il risultato è stato molto più che discreto. Da quando ho girato questo video se ne sono susseguite altre (tutti mi odiano perché infilo tazze nel microonde continuamente e costringo, letteralmente, tutti a mangiarle e darmi i voti. Devono patire anche loro. Mica solo io) che naturalmente non sfuggieranno, purtroppo, alla rete. Perché sono fondamentalmente una bruttissima persona che ama tormentare il prossimo. E il mio microonde.

  • Se hai deciso di farne una e vuoi farmela vedere ti prego non taggarmi perché mi perdo tra le notifiche. Usa l’hashtag #halloweenconmaghetta oppure #halloweenwithmaghetta (mi spiace sempre tantissimo non potervi parlare, ringraziare e vedere le vostre meraviglie. A mie spese ho imparato dopo anni che l’hashtag è l’unica soluzione. L’hashtag ci salverà!)

Altri Cinque esperimenti della Torta dentro la Tazza al Microonde li abbiamo? Sure!


 

Nutella Version:

  • 3 cucchiai di farina
  • 3 cucchiai di zucchero (a velo si amalgama meglio)
  • 1 cucchiaino di lievito
  • 3 cucchiai di latte (anche di soia, sì)
  • vaniglia in polvere
  • un pizzico di sale
  • un pizzico di burro (facoltativo)
  • un cucchiaino di nutella
  • 850 watt per due minuti

Occorrente: tazza 400 ml, forchetta, microonde

Questa volta ci ho messo la Nutella e non mi assumo alcuna responsabilità, oh. Su instagram la domanda costante era sempre quella. Tutti si crogiolavano bene o male nella stessa identica domanda: ce la potrò mai mettere la Nutella o no? Allora io impavida creatura con cane killer che mi ha assistito durante tutti gli esperimenti (tentando di racimolare qualcosa senza riuscirci) mi sono immolata per la causa ed ecco l’ennesima disastrosa VideoRicetta. Cinque esperimenti (in realtà sono stati un po’ di più ma è già un miracolo che io riesca a farli la domenica rubando tempo ad amiciparentimammaaffettiamori. Mi odiano tutti) che hanno portato a un risultato molto più che decoroso e insperato. Rispetto alle mie prime volte ho tirato giù delle considerazioni che non importeranno a nessuno ma sono qui per cantarmela e suonarmela bellamente quindi ecco che trascrivo:

Prima di tutto lascio il link con VideoRicetta della Prima VideoRicetta (seguitissima) e lo faccio esattamente qui. Ci sono pure le foto a cui sono tanto affezionata e una serie considerevole di amenità.

Cose che ho capito (o almeno credo) durante questi ennesimi esperimenti:

  • La Tazza non scoppia mai. Andate tranquilli. Ho sbagliato e ho messo sei minuti (ed è stato un peccato che io non abbia ripreso, sarò onesta). Fa un po’ di fumo. La tazza è rovente e il composto bruciacchiato ma se non sono esplosa io con il cane killer, il nippotorinese e la mamma che sbucciava i fagiolini tranquilli non salterete in aria neanche voi (adesso non fatemi preoccupare santo cielo che ho già tanti problemi ve lo giuro!).
  • La genialata di dividere l’impasto (quinto esperimento) in due tazze da 200 ml dopo aver preparato un composto apparentemente perfetto per una di 400 ml non è affatto una genialata. La definirei più una **** fantasmagorica e iperbolica. Per qualche oscura ragione non si alza. Ho ripetuto diverse volte e sono giunta alla conclusione che: l’impasto deve almeno superare di un dieci per cento la metà della tazza (nessuno mi chieda il perché) ma quando sta leggermente sotto non solo non si gonfia del tutto ma appare stopposo e si indurisce velocemente.
  •  Gira, Vota e Furria (questa devo insegnarvela per forza. In siciliano significa gira-gira-gira in tre modi diversi quindi: gira che ti rigira) i cucchiai di farina in qualsiasi tazza di diversa capienza sono sempre tre. E’ tipo una variabile costante imprescindibile. Lo zucchero (ho usato quello bianco) invece ha una componente variabile (se solo avessi capito qualcosa di matematica potrei sviluppare una funzione. Cosa sto dicendo non lo so). E’ chiaro che adoperando il latte condensato lo zucchero andrebbe diminuito. E sul latte condensato farò una VideoRicetta a parte quindi è meglio non confonderci (e qui potrebbero pure partire le risate registrate dalla regia a questo punto).
  • La Nutella, che è poi la cosa che interessa maggiormente: non si brucia. Più ce n’è, più componente grassa dà al composto e più questo diventa soffice. Diventa quasi superfluo mettere il burro (io ho adoperato il ghi perché non ne avevo altro in casa) e il latte (avevo solo quello di soia in casa. In pratica ho solo cose “strane” in casa). Quindi morale della favola? Andateci giù di brutto come ho fatto nel quarto esperimento che è in assoluto quello che consiglio e non abbiate timore. Aggiungete quel pizzico di cacao amaro in polvere per dare un tocco diverso di sapore.
  • E’ importantissimo lavorare l’impasto con la forchetta. Non fatelo con altri utensili a maggior ragione perché c’è l’uovo e perché tutto si deve amalgamare bene altrimenti rimane sul fondo quello che non si è sposato agli altri ingredienti e bello non è. Lavorare almeno due minuti e allenare i bicipiti.
  • L’olio evo si sente e troppo. A questo punto è molto meglio il burro e la quantità, inutile dirlo ma giusto ribadirlo, non deve essere mai esagerata. Si sta parlando davvero della punta di un cucchiaino. So di impavidi che assaggiano l’impasto e questo potrebbe tornar utile in quanto da quello potete rendervi conto di cosa manca. Ho notato che il pizzico di sale fa la differenza, eccome.
  • Come dico nel Video tutto dipende dalla temperatura. E’ fondamentale. E’ l’unica costante. Non credo più, come sostenevo nel primo video, che dipenda dalla ceramica della tazza o dal giusto dosaggio (una componente forse sì) ma esclusivamente dalla temperatura. La stessa tazza, con le stesse proporzioni e ingredienti (lo stesso giorno ed ero vestita uguale quindi nessun fattore esterno diverso *disse ridacchiando*) con 2 minuti a 850 watt e tre minuti a 600 watt ha dato risultati completamente diversi e non mi attengo a blaterare solo circa quello che ho mostrato nel video. La temperatura di 850 watt rimane in assoluto la migliore. Sapendo che non tutti i microonde arrivano a questa temperatura sarà mia premura inventarmi qualcosa per quelli che arrivano solo a 600. Il mio grande problema è che non posso provare a 700-750 watt perché il mio non me lo consente (andrò da qualche amico-parente per invadere la cucina in nome della scienza cioccolatosa al grido di siiiiiiiiipuòòòòòòòòòòòòòfareeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeee).

Vecchia Videoricetta ( post di riferimento)

Queste le mie inutili considerazioni. Neanche a dirvelo: taggatemi se la provate con #maghettastreghetta su instagram in modo che io possa vedere le vostre meraviglie e confrontarmi su temperature, tazze e ingredienti. Affineremo la tecnica insieme e poi il mondo sarà chiaramente nostro (fermo restando che già lo è, eccome).

Altre prove mi aspettano (pure in ufficio. Mica ho fatto mettere una cucina perché sono viziata, stupida e stramba. Anche. Ma anche in nome della scienza!)

(118? mi senti?)

E’ difficile essere la figlia di un eroe soprattutto se fai la pesca e cannella in cocotte al microonde


Scrivo ormai come una scrittrice consumata (dall’esaurimento). Appoggiata su una sorta di trespolo come fossi (e lo sono) una cornacchia con il mio Air che è caduto più volte di un trapezista principiante. Lo faccio stando ben (si fa per dire) in equilibrio mentre pranzo con uno yogurt perché proprio fame non ne ho da un bel po’, mentre scrollo notizie e aggiornamenti sull’iphone, sincronizzo con Icloud e rispondo a email di lavoro, personali, varie ed eventuali. Ho due iphone 5, tanti maxi ipad, qualche mini ipad e otto inutilità che emettono luci per sentirmi sconsideratamente tecnologica e meravigliosamente isolata.sola.emerita.pazza.

Glisso, fingo di sorridere e mostrarmi forte prendendo un coraggio in saldo che non ho ben capito da dove arrivi e indosso maschere su maschere. Crollo in bagno e mi fisso allo specchio pallida, brutta, stanca. Soprattutto brutta senza bisogno di dirlo per sentirmi dire il contrario. Sono molto esteta, obiettiva e mi importa poco di quello che vedono gli altri come sempre. Vedo benissimo da me come sono. E sono davvero. Brutta. E davvero. Stanca. E davvero ma davvero. Pallida. Inutile focalizzare l’attenzione sul correttore professionale della Mac capace di coprire i tatuaggi. Quelle occhiaie no. Non si coprono.

Ma in fondo: chi se ne importa?

Torno fuori allora con fondotinta Mac passato male  con pennello consigliatomi nello store di Torino dove devo tornare per chiedere a che diavoloservequelmaledettopennellodaventimilaeuro e faccio fioretti promettendo di non comprare più borse. Risoluta e anche un po’ arrogante faccio patti con il Supremo. Io ti do questo e tu mi dai quello. Io rinuncio a questo ma tu non puoi farmi rinunciare a quello. Lo guardo in faccia dopo aver frignato e gli dico che andrà come dico io e non come dice lui. Prometto di digiunare il sabato perché un fioretto si può sempre fare e con calma gli spiego che devo ancora attraversare la navata di una chiesa stando stretta stretta attaccata a papà perché sposo lui del resto; e che deve insegnare a correre a mio figlio. Spiegare come abbattere muri e costruire case dove dentro piove. Deve spiegare a mio figlio come si diventa un eroe e come si costruisce dal nulla un castello di sogni.

Ci sono dei progetti. Ho e abbiamo un’agenda piena e non si fa così. Che si arriva, si stravolge. Senza orario. Appuntamento. No. Non mi sta bene. E non ci sta bene.

Ci siamo messi quindi d’accordo che dedicheremo quel poco tempo che basta per farci infilare dentro bottiglioni di speranza, vomitare un po’, rassicurare gli altri perché poi finisce sempre che sei tu a doverlo fare e non il contrario buffo no? e.

E riprendere la vita, il programma, i sogni e i progetti. Portarli a termine soprattutto e vincere. Come si è sempre fatto. Come si è abituati a fare.

E’ difficile essere la figlia di un eroe. Perché devi esserlo anche un po’ tu. Ma porto geni importanti che hanno una responsabilità fuori dal comune. Nell’armadio ho guardato bene e il mantello glitterato fucsia c’è. Quello che ti dà i super poteri. Sorrisi finti, ilarità, comprensione, rassicurazione per terzi ed energia.

La chemioterapia? uh. ‘na Passeggiata.

Il mantello. Ah sì.

E’ stato già stirato e tirato a lucido. E mi sta, sinceramente, anche molto meno male di come sospettassi. Proprio perché riesce a coprirmi tutta tutta e si vede davvero pochissimo di me.

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Bea (non) sarà orgogliosa di me: ennesima torta al micro! (stavolta con le banane)


Ho capito il concetto di ammonizione dopo aver visto il torso di Balotelli. Il calcio comincia a interessarmi.

Comincia così la mia avventura con gli undici ometti che rincorrono il pallone. Non sono una che tifa quando gioca l’Italia e neanche una che si entusiasma per spirito di aggregazione. Non sono neanche una donnetta che asseconda il virile omuncolo che arrotola spaghetti e con rutto libero grida “goalllllllllllllllllll”. Sono semplicemente una psicopatica e non ci sarebbe neanche bisogno di ribadirlo.

Il fatto è che qualche mese fa ho acquistato un prodotto tecnologico (uhchenovità), trattasi di (ho difficoltà a ricordare visto che non sono neanche la donna che compra scarpe ma piuttosto tablet e borse) unaggeggioacaso Tablet, insomma. Il tipo di Mediaworld mi fa Se pensi che l’Italia vinca gli Europei potrai avere il totale rimborso del prodotto. Se pensi che l’Italia perda gli Europei ti facciamo uno sconto di x cifra adesso ma perdi l’opportunità chiaramente del rimborso totale”.

Chiaramente ho avuto difficoltà a capire il meccanismo perché da Mediaworld c’era una musica metal sparata a tutto volume ed io no. Proprio non ce la faccio. Mal sopporto se in un esercizio commerciale c’è musica che non riscontra i miei gusti. Vorrei fornire i negozi che frequento di un cd o formato mp3 essendo ormai nel 2012 in modo da non venire disturbata da questa immondezza sonora. Fatto sta che fisso il tipo e con un sorriso che va dall’antipatico all’antipaticissimo ho esordito con un “ma figuriamoci”. 

Da me ci si sarebbe aspettata una scelta poco logica, lo capisco. Volevo però tornare a casa e rendere il Nippotorinese orgoglioso di me. Avevo scelto una certezza e quindi un piccolo sconticino piuttosto che una chimera che avrebbe fruttato però fior di quattrini. Risultato? Il Nippotorinese contro ogni logica aspettativa avrebbe scelto di affidarsi al fato. A nulla è servita la mia vena poetica da citazione “questo è bacco e arianna belli e l’un dell’altro ardenti blablabla del doman non vi è certezza”. 

Dove voglio arrivare? (e che ne so? io blatero mica ho un percorso premeditato) Che è una questione di principio ormai la mia. Devo sapere se spaccare sulle mie ginocchia quell’aggeggio elettronico al grido di “Italiaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaa”. Distrattamente abbiamo cominciato a guardare le partite. Io ticchettavo, lui sgranocchiava gelati (maledetto!), io sistemavo due fiori (non è vero ma mi piace descrivermi come una casalinga perfetta) e lui picchiava i miei pupazzetti (non è vero ma mi mi piace descriverlo come un pazzo psicolabile cattivo quando la realtà è chiaramente un’altra) e gira che ti rigira mi sono ritrovata a urlare “buttala lì. ma stai dormendo? cosa stai facendo? attacca!”

Mi sono detta che in fondo nulla c’era di diverso dalle puntate di Holly e Benji. Correvano solo un po’ di meno, non c’erano i salti mortali e le inquadrature dei volti sudati ma bene o male si trattava di un cartone animato. Alla fine senza alcuna ragione logica improvvisamente in una notte d’estate tra spiedini tricolore, tramezzini tricolore, pasta tricolore e pure macedonia tricolore ho trascorso una nottte mmmagggggica. Commuovendomi, piangendo e sfoderando tutto il repertorio degli ormoni psicolabili di una donna quasi in menopausa, ormai.

Confesso di avere chiare difficoltà a capire il concetto di fuorigioco, punizione, calcio d’angolo, frizzi e lazzi ma l’ammonizione l’ho capita.

Se hai un torso maestoso statuario bellissimo vieni ammonito, ergo tutte le donne amano l’ammonizione. C’è una cosa che mi ha fatto molto riflettere, essendo io donna profondissima che si concede all’autoanalisi degna della psicologia da supermercato più complicata. Dopo essere rimasta allibita tra urla e pianti per il goal di Balotelli (più per aver visto quella tartaruga gigante attaccata lì) mi sono chiesta da dove venisse, cosa facesse e perché aveva scelto di farsi quell’orrenda cresta ossigenata che cozza mortalmente con i suoi lineamenti pronunciati (rasato. Completamente rasato cucciolo stai benissimo. Ascolta la zia).

Lo ricordavo nei giornaletti di gossip (che tanto mi piace sfogliare sull’ipad quando penso a concetti universali e complicati tipo “che smalto mi metto oggi?”) in una Ferrari con quattro escort e accompagnato dalla Fico, ex del Grande Fratello famosa per essere la “ragazzaacquaesaponevirginale”, ma volevo sapere di più. Vengo a sapere del suo abbandono, della sua vita in ospedale e in una notte d’estate finisco a tifare Italia a causa di un rimborso che a questo punto spero di aver perso, con la voglia di una rivalsa sociale soprattutto nei confronti della Germania che tanto ci sbeffeggia (pur avendo ottime motivazioni talvolta) e. Ed è un periodo troppo lungo. Ricomincio.

Insomma in una notte d’estate quando all’ultimo rigore ho lanciato il cuscino sul televisore e urlato “crautino noooooooooooooooooooooooooo” ho capito quanto potessi essere incommensurabilmente cretina.

Avevo già delle certezze sia chiaro, ma la conferma è arrivata ed è giusto appuntarla tra i miei outing pubblici. Logica vorrebbe che io non tifassi non essendo appunto tifosa e importandomene un fico secco degli undici suddetti che rincorrono un pallone. Logica imporrebbe che io dovrei sperare che non vinca per rasserenarmi sul fatto di avere fatto una scelta corretta da Mediaworld ma soprattutto per dire al Nippotorinese spernacchiandolo “tiè. avevo ragione io”. Logica vorrebbe che non guardassi gli addominali di un ventenne che potrebbe venirmi pronipote anche perché a me del torace possente non è mai importato nulla (ma non avevo visto quello di Mario Balotelli, inciso). Logica vorrebbe che non mi innervosissi in questo modo urlando, sbraitando e spaccando oggetti mentre un uomo composto con occhialini e gelato al pistacchio mi osserva sorridendo e pronunciando parole fastidiose del tipo “Gi, amore. Rilassati. E’ una partita di calcio”.

E quindi sì sono incommensurabilmente cretina e vi è certezza ma sono Italiana. E raramente me ne ricordo. Il sangue, l’appartenenza, il senso di rivalsa. Riemergono così all’improvviso. E ti riscopri di appartenere a qualcosa che è diverso da routine, famiglia e affetti.

Non avrei sopportato di perdere con la Germania e non perché non sia una nazione che per certi versi va presa a modello ma l’aria di supponenza quella no. Vincesse la Spagna sarei anche felice. Vincessimo noi userei il tablet come sottopiatto con davvero molto piacere ridendoci su.

Perché anche se gli stereotipi fuorviano e la generalizzazione è sintomo di ignoranza vi è un fondo di verità ed è innegabile: siamo una razza. E i volpini non sono sempre cani che abbaiano fortissimo e non recepiscono i comandi come non tutti gli alani sono docili, buffi e pigri. Ma in linea di massima i volpini sono cani che abbaiano fortissimo senza motivo e producono solo palle di pelo inutili e gli alani sono dolci, pigri, buffi e un po’ duri di comprendonio.

E noi Italiani saremo pure la vergogna dell’Europa grazie anche a un tricheco botulinato abbronzato in Armani Privè giusto per dirne una,  ma non siamo mai sicuri di noi stessi.

Solo che poi alla fine.

E quindi sì. Sono assolutamente Italiana.

(Su Facebook ho denunciato la violenza perpetuata ai danni della Mascotte da parte di Buffon. Siamo tutti con te Slavko!)


Ennnamocheètardi!

Ero un po’ scettica riguardo alla preparazione della torta al microonde con all’interno la banana e stranamente non avevo tutti questi torti. La mia preoccupazione principale era proprio che potesse essere troppo morbida ed umida e che l’impasto giustappunto ne risentisse ancor di più nella cottura al microonde. Passate poche ore ero sicura che sarebbe diventata un allegro mattoncino ma così non è stato. Sono bastati cinquanta minuti*segue risata istercia.

Che siccome trovo assolutamente giusto far vedere anche le ciofeche pazzesche, come ho sempre fatto, ecco qui in tutta la sua incommensurabile schifezza e pallore l’orrenda torta al microonde con tanto di pezzotti di banana dentro, sopra, sotto e ovunque.

Il Nippotorinese, stoico ed eroico, preferirebbe avere spasmi di dolore piuttosto che buttare cibo e l’ha divisa (con una pistola puntata alla tempia) insieme ai ragazzi dell’ufficio che no. Non erano felici per nulla ma allettati dal fatto che a breve sarebbe arrivata la cheesecakechenonèunacheesecake con il cioccolato fondant  (clicca qui per la ricetta) hanno fatto il loro “dovere” (leggi: sono dei santi).

Consiglierei ordunque questa magnifica torta duracomeunmattone alla banana da fare al micro quando si ha voglia di lanciarla addosso al marito, colpire il vicino che si frega sempre il nostro posto auto e far male a quell’antipatica della commessa che ti guarda e dice “cosa prendi una 50? “

tuasorella!

Con tutto il rispetto per tutte le sorelle del mondo, sia chiaro. Continua a leggere

Gli avocado ripieni al Microonde e la fine del mondo imminente


E non è che davvero sta per arrivare e mancano pochi mesi? Sì sì dico. Non è che davvero stanno per sbarcare con i vestiti di cuoio e accessori dorati opachi che ben si adattano alla loro carnagione scura? Sì sì dico. Non è che. I Maya stanno scendendo da navicelle spaziali a forma di nano da giardino con orecchie da coniglio. Ne sono certa.

Mamma, regina della pasta aiooiopeperoncino- risotto alla marinara- fritturine di pesce e tuttalacucinadelsud, che mi guarda seria e mi chiede “Facciamo questo riso e avocado nel microonde?”. Silenzio. Paura. Brivido sulla schiena. Perdita improvvisa di coscienza (quel poco che possiedo intendo). Ha detto riso e avocado? nel microonde? La stessa donna di cui narravo qui mi invita a cuocere nel microonde e non contenta suggerisce l’accoppiata avocado-riso e non pasta-salame-soppressata-cotica di maiale?

Ora non è che voglia sminuire la fantasia di Nanda eh, perché ne ha da vendere in maniera industriale e pure in cucina. Non è certo la donna che si è dedicata a piatti monotoni, uguali e solo tradizionali. E’ sempre quella che furoreggiava con la sua anatra all’arancia ben prima degli anni ottanta ma qui si parla di microonde.

DI MICROONDE. Il terribile aggeggio che avrebbe provocato la morte prematura di sua figlia. E’ quanto meno assurdo che un giorno addirittura proponga a quest’ultima una preparazione inusuale di per sé e addirittura con pericolosa cottura alternativa.

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La Marmellata al Microonde


Ebbene sì pure la marmellata al microonde.  Ormai dopo aver cotto in lavastoviglie quel dolcetto delizioso ( clicca qui se hai perso l’idillio della cottura nella lavastoviglie) e realizzato che davvero vengon fuori torte meravigliose dal micro ( questa è un esempio . La Black Cake al cioccolato ) non potevo non lasciarmi incuriosire dalla preparazione della marmellata nel microonde.

Che poi a realizzare marmellate ( come i curd del resto ) ci si impiegano davvero pochissimi minuti ma addirittura dimezzarli beh. Un sogno, no?

Marmellata di ciliegia/ribes/qualsiasifrutta: 1/2 chilo di ribes, 90 grammi di zucchero, 1 cucchiaio abbondante di pectina in polvere ( facoltativo. Io non l’ho adoperata, confesso).

Lavare e privare del nocciole le ciliegie e lasciarle  macerare per 24 ore in una terrina con lo zucchero (tutta la dose) e pochissime gocce di limone. Mettere quindi il composto nel micro e fare andare a 650 watt per 10 minuti mescolando per bene di volta in volta. L’operazione andrà ripetuta 3 volte intervallando con riposi di almeno quattro minuti l’uno. Unire quindi la pectina se si vorrà usare e lasciare cuocere (ugualmente se si aggiunga o no) per almeno altri 10 minuti a 650 watt. Mescolare per bene e se la marmellata non risultasse di una consistenza morbida e dolcemente morbida come come dovrebbe essere senza alcun tipo di problema prolungare la cottura perché il risultato non sarà compromesso. Schiumare leggermente se ce ne fosse bisogno e riempire i vasi pulitissimi e sterilizzati. Chiuderli e capovolgerli immediatamente dando giusto qualche colpo per assestare e per provvedere all’aria.

Semmai durante l’uso e la conservazione la marmellata dovesse indurirsi o semplicemente rimanere al fondo ancora una buona porzione difficile da recuperare sarà buona norma riscaldare il barattolo ( senza coperchio) giusto per qualche minuto al micro e abusare fino all’ultima goccia. 


Aggiornamento su Fashion Eater : clicca qui >>>>

Cucpake al cioccolato?sì. Con le pere? sì. Con la crema di formaggi? sì. Al Micro? no dai non ci credo !


Ricapitoliamo un po’ le ricette fatte al Microonde qui al Gikitchen? (vi ho sentito dire “no”)

La base è quella della Torta Paradiso al micro. La voglia di cupcake al microonde sapevo che avrebbe preso il sopravvento e così è stato. Complici poi le formine pirottose in silicone non ho tardato a provare un impasto. La scelta della ricetta è ricaduta su quella straconfermata della torta Paradiso, al secolo conosciuta ormai come Torta Beatrice. Ho aggiunto un po’ di tocchetti di pera e cioccolato e la cottura preossochè identica ha dato questo risultato. 

La crema con la quale ho ricoperto il tutto invece è quella classica al formaggio che sto adoperando spesso in questo ultimo periodo, anche perchè vivo di fissazioni momentanee che poi dimentico e butto nell’oblio.

Il risultato è gradevole seppur la consistenza, al contrario della Black Cake che sino ad ora rimane comunque quella che mi ha convinto di più, è molto meno soffice e un po’ più “gommosa”. Un termine a dir la verità improprio quanto dispregiativo ma è l’unico che si avvicini. L’umidità della pera credo abbia sortito qualche effetto “negativo” in questo contesto cioccolatoso ma non mi fermerà di certo nel proseguire con nuovi impasti e creazioni, sperando di poter giungere a conclusione, decretandone in assoluto il migliore.

Ingredienti: 6 uova, 6 cucchiai di cacao amaro in polvere, 3 pere grandi (intorno ai 150 grammi circa cadauna), essenza di vaniglia, 200 grammi di farina, 100 grammi di fecola, 4 cucchiaini di lievito, 120 grammi di zucchero, 100 grammi di burro (se non si ha la fecola si potranno adoperare 300 grammi di farina invece che 200 ma la torta ne risentirà e parecchio in morbidezza. Ahem ho fatto la stupidata, sì).

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Torta al Microonde Cioccolato e Mandorle e l’iniziativa “Trova l’inulina e vinci !”


Che siccome (quanto mi mancava cominciare così) dal primo di Dicembre qui si riverseranno solo ricette natalizie, avrei giusto qualcosina di arretrato in archivio. L’anno scorso scrivevo esattamente questo in questo post:

“Oggi è il Black Friday,  ovvero il giorno successivo alla Festa del Ringraziamento e tradizionalmente in America dà inizio alla stagione dello shopping natalizio. Potevo forse io non festeggiarlo degnamente fosse solo perchè la parola shopping va onorata sempre e comunque? Domanda retorica e Buongiorno.  Essendo molto tradizionalista non potevo esimermi dal dilapidare il patrimonio con quel netto anticipo che mi contraddistingue. Da due settimane infatti i dipendenti di paypal sono in mio stretto contatto telefonico per confermare transazioni esorbitanti. Mi arresteranno per traffico illecito di idiozie che al momento viaggiano su navi cargo da diverse parti del mondo.”

Essendo oggi il giorno successivo alla Festa del Ringraziamento e non avendo neanche fatto i Biscotti Tacchino ( Ve li ricordate? Mentitemi annuendo e cliccate qui ) va da sè che dovrò dedicarmi anima e corpo spendendo ancora di più per onorare questa gustosa tradizione. Non ho giocato d’anticipo, mannaggia. Toccherebbe darsi una calmata solo in vista del Cyber Monday che cadrà come un macigno sopra il numero seriale della mia carta di credito,  proprio Lunedì prossimo ma no. Voglio rovinarmi, poco importa ( non sai cos’è il Cyber Monday? Vergognati e clicca qui ! E dopo odiami con calma per averti fatto scoprire l’ennesima scusa per l’acquisto futilmente utile )

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Torta al Cocco sì, ma cotta al microonde


Prima di cominciare Iaia fa sondaggino: Avete mica voglia di dirmi cosa cucinate più spesso nel micro? 

E come farmi passare immediatamente la febbre? uff.

La sezione delle ricette al Microonde è stata inserita nell’indice e credo proprio che si estenderà a perdita d’occhio. Dopo la Black Cake al Cioccolato di cui ho notizie entusiastiche, di cui non posso che essere tremendamente felice, e la Torta Beatrice Paradiso ne ho pasticciate altre tre e spero di mostrarle presto. Un risultato è stato sul catastrofico andante mentre gli altri due degni di nota, davvero. La ricetta di oggi in questo fast post ultravelocissimo è l’ultima sfornata e quella che in effetti mi ha dato più soddisfazioni bellademammasua (se solo avesse la guanciotte potrebbe essere molto più realistico questo delirio visivo di me che spupazzo fettone di tortacoccosa).

Ho davvero pochissimo tempo per scrivere qui e la cosa non solo mi dispiace ma mi irrita, tanto da rendermi un’allegra donzella picchiapassanti che riesce a litigare pure se le dicono “Buongiorno” con un sorriso che non rientra nel catalogo da me redatto dei “sorrisi che reputo validi per il buongiorno”. Ma c’est la vie e non ci sono più le mezze stagioni; devo rassegnarmi alla via della sinteticità per un po’ se ho voglia di sopravvivere.

(gioite senza paura)

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La Torta Paradiso si chiama Beatrice perchè Dante avrebbe voluto così


Se aggiungessi qualche scritta glitterata potrei ambire forse a peggior gif dell’anno. Devo rifletterci un po’ su. Il tempo mi manca e suppongo sempre più accadrà perchè ho scoperto che Ibis Paint per Ipad può essere davvero una valida alternativa alla megaemormetavolettagrafica che per ovvie ragioni non posso trasportare se non con un camion a rimorchio.La schifezza video qui sotto mostra il mio primo approccio. Lastylus Bamboo per Ipad è splendida e pur possedendola da mesi,  per svariate ragioni non ho mai potuto usufruirne come avrei voluto.

Bene, ho messo. Ieri, giornata mondiale dell’aggiornamento (pure il tostapane è ormai IOS5) è stata fruttuosa a dir poco. Durante le interminabili attese tra un lion e un altro e un leopard vecchio nell’Air 13.3 e un 11 con chiavetta e soloilcielosacosa, ho pasticciato questa inezia giocando con gli strumenti. Il risultato è stato sorprendente.

 

 

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