La Tavola d’Autunno economica, monouso e indimenticabile


 

 

  • Tovaglia: carta da modello per sarta reperibile in tutte le mercerie
  • Disegni: pennarelli, ghirigori e fogli con classico pennarello nero
  • Prendi la misura del piatto e a mano libera fai un contorno e quello che preferisci per bordo. Stabilisci le misure e proporzioni per piatto, posate e bicchieri.

  • Scegli i colori che vuoi adoperare e smorza eventualmente con il bianco
  • Le posate bianche alternate con il dettaglio colorato: nel mio caso tutte bianche e cucchiaio dorato.
  • Se la tavola è grande disseminala di vasi con fiori. Ho adoperato i barattoli di marmellata e salsa.

  • Le sedie sono Ikea e costano dieci euro l’una. Nonostante sembri assurdo visto il costo sono di ottima qualità, resistenti e incredibilmente carine per questo tipo di occasione (qui il link all’articolo)

  • Fiori, Frutta e Verdure diventano le uniche protagoniste della tavola. In questo caso una semplice zucca contornata da candele diventa centrotavola perfetto per l’occasione.
  • Le castagne potrebbero fare anche da segnaposto con una piccola corda e cartoncino con su scritto il nome. In questa occasione ho semplicemente attaccato un cuoricino adesivo per poi adoperare palloncini come segnaposto.

  •  Con una spesa esigua si può organizzare una tavola indimenticabile. Non è assolutamente vero che occorrano cose preziose per rendere qualcosa bello e unico. E’ un’ovvietà che molti dimenticano.

Ho parlato della “Tavola Fumetto”, da me battezzata a novembre scorso in occasione del compleanno di mia mamma (qui il post, le spiegazioni e i vari passaggi). Senza falsa modestia posso asserire che quello è stato uno dei post più apprezzati, retwittati e idolatrati. Ancora adesso mi arrivano foto, soprattutto private, di feste (soprattutto di bambini e la cosa non può che rendermi felice) che adoperano la “Tavola Fumetto”. Economica, divertente, personalizzabile a seconda delle occasioni è diventata francamente una mia firma con estrema lusinga e piacere. Ho mostrato la tavola della vigilia di Natale (qui il post, le foto e il work in progress e qui ancora in formato polaroid), quella di Capodanno con relativo Video su Youtube che trovi cliccando qui, e infine quella fiabesca di Hansel e Gretel in occasione dell’Epifania (che puoi trovare qui). In pratica dal compleanno della mamma sino ad arrivare al nuovo anno è stata sempre e solo Tavola Fumetto. La amo per svariate ragioni, una su tutte il fatto che piacesse molto a papà e che la trovasse divertente, elegante e indimenticabile. Mi sono sempre contorta su me stessa emozionata, quasi arrotolandomi come fa Koi quando dorme e sembra una ciambellina, sentendo i suoi complimenti. Adesso che è più difficile sentirli, mettiamola così, tendo a ripetermeli con la paura che non mi arrivi mai più il suono vero della sua voce. Pessimismo che passa in fretta fortunatamente per lasciare spazio alla miriade di universi di ricordi che influenzano, dettano e sono la mia vita stessa.

Per questo motivo quando ho deciso che tutti i miei zii e cugini dovessero dare il benvenuto all’Autunno insieme a me nella speranza di una rinascita, ho pensato che la tavola fumetto facesse proprio al caso nostro. Allo stesso modo che dovessero esserci palloncini pronti a ricordare che papà era lì. Un po’ taciturno, imbronciato quasi con le sue labbra carnose mentre spiluccava pistacchietti, dolcini e frutta senza seguire un iter preciso. Papà diceva sempre che “lo stomaco non capisce”, affascinante teoria che l’ha portato a mangiare con disinvoltura un biscotto Abbraccio con del formaggio fresco e della bottarga sopra. Sono pur sempre il risultato di questo grande gourmand, io.

Il menu della serata consisteva in diversi piatti contenenti per la maggior parte la zucca, protagonista indiscussa del periodo su cui ho blaterato fino allo sfinimento gli scorsi anni e incredibilmente c’è sempre da dire. Piatti che non mancheranno di essere pubblicati perché fortunatamente fotografati, alla meno peggio, nel marasma della preparazione mista ad altro da fare che nulla c’entra con blog e annessi (comincio a lamentarmi del lavoro o la smetto? la seconda, va). Essendo in quattordici, avendo poco tempo a disposizione, e soprattutto molti piatti, posate, bicchieri e servizi vari ancora imballati, ho optato per l’ideona: tutto in plastica, che l’ecosistema mi perdoni questa volta. Faccio da anni un uso moderato di questi prodotti e mi piace sempre e comunque adoperare la ceramica. L’idea mi è venuta anche perché molte volte durante le apparecchiature mi viene detto “Eh ma è facile così! Hai sempre cose bellissime!”. Niente di più sbagliato. A parte il fatto che non ho certo mise en place con piatti Hermès in genere ma si tratta sempre tuttalpiù di qualità media, va detto che ormai con i prodotti in vendita nel settore monouso/usa e getta c’è una vastissima gamma pronta per qualsiasi occasione. Party Pieces, a cui va il mio amore imperituro nonostante l’inconveniente per la festa del Nippotorinese di cui ho parlato qui, ne è un fulgido esempio. Senza andare però a organizzare roba complicata per alcuni, e quindi ordini online e spedizioni europee o oltre oceano, basta farsi un giro tra gli scaffali della Coop.

Una volta scelto il mood e il colore tematico della serata tutto diventerà semplice, facile e soprattutto stramaledettamente comodo. La Tavola Fumetto realizzata per quest’occasione non è particolarmente ricca di dettagli. Nel mio immaginario avrei voluto attaccare foglie secche reali alla carta modello per sarta che ho adoperato. Inserire micro glitterini sulle foglie disegnate con il pennarello, un po’ come si faceva alle elementari (colla e glitter, sì. Anche se poi poggiare un tozzo di pane e ritrovarsi tra i denti uno sbirluccichio e della Pritt non era un’idea tanto geniale) e molti altri dettagli che non ho potuto realizzare come sopra detto per via del tempo.

L’idea era di richiamare le sfumature dell’autunno, delle foglie e della Regina Zucca ma l’antipatia incontestabile che ho nei confronti dell’arancione è pur vero che contrasta fortemente con una passione improvvisa nei confronti delle tonalità dorate. I piatti non erano esattamente quello che intendevo in questo range di sfumatura ma contando che sono stati presi al volo del mio fido Seby che mandava foto tra gli scaffali indicandomi cosa ci fosse mentre io parlavo di pali elettrici beh. Direi che non è andata così male (Santo Seby Subito!). Il fatto di smorzare sempre con il bianco è un assioma vincente. Scegliere qualcosa di quadrato, seppur di taglio che a me non piace se non strettamente correlato all’orientale moderno, è una scelta azzardata soprattutto in fatto di comodità. Il quadrato prende nettamente più spazio del rotondo e crea problemi poi, come in questo caso, nella collocazione delle posate.

  • sottopiatto dorato
  • piatto bianco
  • piatto dorato
  • piatto bianco

La piramide che ho composto era questa, sfalsando gli ultimi due piatti per creare movimento e distogliere lo sguardo dall’imperfezione del troppo poco spazio che c’era per le posate, soprattutto in virtù del fatto che per la tavola fumetto il contorno piatto necessita di un ulteriore spazio (sembra che abbia detto l’ennesima cosa priva di senso ma rileggendo questa frase 3942384 volte se ne capisce il senso. FORSE).

Gli ospiti adorabili sono stati forniti sottobanco di vere forchette. Trattandosi dei miei parenti e certamente di una cosa assolutamente informale, ho spiegato beatamente senza farmi troppi problemi che le forchette erano ancora imballate e che erano pochi i fortunati che potevano giovarsene. Il fatto è che tre forchette sono il minimo, intendo a persona, quando si sceglie di fare un certo numero di portate. Nessun ospite deve essere mai obbligato (fortemente detesto!) a conservare e preservare la propria posata o peggio ancora essere costretto ad adoperarla nuovamente per la successiva portata. Prendiamo in esame l’esempio dei primi piatti che ho servito:

lasagne zucca, besciamella, ricotta, salsiccia

lasagne di castagne

Mangiare le lasagne di castagne che per natura sono secche con la stessa forchetta di quella di zucca (poi parliamo del fatto che mi sono venute liquefatte e simil blob, sì) è qualcosa di angosciante e a dir poco maleducato nei confronti dell’ospite. Poi sì, come dice mamma mi faccio troppi problemi. Ma nella vita è sempre bene farsi un problema di come si trattino le altre persone. Anche nelle sciocchezze, talvolta soprattutto, come queste perché diventano indice di cose nettamente più importanti.

Essendo due tavoli uniti (tavolo provvisorio del soggiorno perché sto ancora aspettando il tavolo. Ma prima o poi lo faccio un bel post sul diffamatorio andante su quello che mi è accaduto. Al massimo una connessione internet dal carcere me la daranno, no?  E tavolo terrazzo. Uno ovale e uno rettangolare, non aggiungo altro) e la lunghezza piuttosto notevole ho pensato che tutti dovessero godere dei fiori e per questo motivo ho voluto adoperare come vasi i barattoli di marmellata e salsa che mi piace sempre disseminare in queste e altre occasioni e che trovo chic al punto giusto senza troppe pretese. I toni sono sempre quelli del bianco, del giallo e dell’arancione e la castagna (con su attaccato un adesivo a forma di cuore – adesivi che si trovano da Tiger) chiude e ferma il tovagliolino dorato. Caraffe e bicchieri di plastica con calice a base dorata facilissimi da trovare completano il tutto.

Ci sarebbe moltissimo da dire circa la collocazione dei piatti e su come mi piaccia sempre organizzarmi per le cene in genere. Me lo hanno chiesto in tantissimi e credo proprio che organizzerò qualcosa a breve, anche in formato video che pare essere il metodo più diretto (parlo troppo anche lì ma sicuramente meno di qui che è strettamente per i più impavidi e affezionati. Siete i miei eroi! Vi amo!).

Trovo che sia utile, oltre che più funzionale-chic (ho detto chic due volte.Mi picchio), collocare il cibo e tutto quello che concerne la cena fuori dal tavolo principale. Può essere una madia come nel mio caso, un tavolo da supporto messo ai lati di quello principale o qualsiasi tipo di appoggio che riuscite a trovare. Nel caso non si confaccia al contesto basterà rivestirlo (come ho fatto io col tavolo aperitivo ad esempio nella Tavola Fumetto dedicata alla mamma. Era pur sempre un classico tavolino in pelle che nulla c’entrava con il resto ma che con un po’ di carta da imballaggio è diventato: perfetto).

Senza mai dimenticare il segnaposto, in questo caso i palloncini, per non mettere in imbarazzo nessuno degli ospiti costringendolo a chiedere dove si debba accomodare, tutto diventerà più facile perché ognuno troverà il proprio spazio e dimensione. Collocare gli ospiti è sempre difficile perché si tende a farsi troppi problemi. E’ giusto dare risalto al capotavola, che rimane sempre il padrone di casa, non per importanza ma per il controllo della situazione. E’ infatti “costretto” a supervisionare tutto quello che accade, eventualmente alzarsi e servire, erudire i propri ospiti circa gli ingredienti e tutto quello che concerne l’apparecchiatura. In casi come questi, quando si ha a che fare con amici e parenti di certo non sussiste il problema e si tende a collaborare ma il capotavolo-padrone di casa mai deve dimenticare che tutto quello che accade è  di suo interesse e che in quel momento proprio come il capitano deve condurre la propria nave nel tragitto che si è prefisso ed eventualmente abbandonarla per ultimo con tanto di suono di violino.

Ho scelto i palloncini per ricordare papà. Su Facebook, esattamente qui, mi avete (come sempre) fatto commuovere ed emozionare. Vi siete stretti intorno a me dandomi quel conforto che non mi vergogno a dire: cerco. Perché non bisogna mai avere paura di essere quello che si è.

Che sia plastica o ceramica o entrambe le cose.

Quando tutti sono andati via contenti per la serata, cosa che mi ha reso immensamente felice come poche volte, sono andata con i palloncini sul terrazzo insieme a Koi e il Nippotorinese e li abbiamo fatti volare. Ognuno con il proprio nome:

  • Nonna
  • Luciana
  • Gabriele
  • Giulio
  • Agata
  • Benedetto
  • Guido
  • Ettore
  • Martina
  • Clelia
  • Giuseppe
  • Laura
  • Fernanda
  • Pier

Ho alzato la testa. Mancava il mio. E allora ho fatto volare quella. In quella dimensione dove c’era anche il mio papà. Gli sarebbe piaciuto il pane. Non gli sarebbero piaciute le lasagne. Avrebbe amato il fatto che ci fossero tanti fichidindia e mi avrebbe detto che ero stata: bravissima. Il suo orgoglio.

Fortuna che ho una famiglia splendida che mi riporta la testa giù. E mi trattiene qui ricordandomi che ho l’immensa fortuna, nonostante la mia tragedia continua personale del ricordo lacerante, di essere una persona molto amata. Alla soglia dell’anzianità ho capito la cosa più ovvia. Quella più semplice eppure epifanica a tratti. Le radici sono davvero le fondamenta più importanti da annaffiare. Perché sì ci sono tempeste, tempi di secca e raccolti brutti ma alla fine quando arriva il fiore, i frutti e le meraviglie ti rendi conto che niente è stato più bello e buono.


Ciotola di Ghiaccio e Fiori ( e anche frutta eh)


Avevo servito un sorbetto al kiwi dentro un’enorme ciotolona di ghiaccio e fiori in occasione delle FumettoRicette comparse sul Blog della Rivista Grazia lo scorso anno. La FumettoRicetta in questione si può trovare cliccando qui. 

Le versioni erano due. Una realizzata con dell’orchidea e gelsomino mentre l’altra con margheritoni di campo e tulipani. Entrambe adatte, se vogliamo, per occasioni diverse.

Nonostante il prodotto sia indiscutibilmente sullo chic andante l’orchidea e il gelsomino con la sobrietà e delicatezza di colori tenui si ben prestava a qualcosa di più romantico mentre la forza e la genuinità delle margheritone frullate al rosso prorompente del tulipano a qualcosa di ricercato sì ma più accomodante, quasi casalingo. Quest’anno mi ero ripromessa di dedicarmi a vere e proprie sculture di ghiaccio. Avevo in programma ghiacciolini trasparenti con frutta ghiacciata ed erbe freschissime, una su tutte fragole e basilico giusto per rievocare un dolcetto su cui se ne è straparlato qui al Gikitchen sino ad arrivare a queste meraviglie. Per servire sorbetti o semplicemente come centro tavola ghiacciati per stupire nella loro incommensurabile semplicità.

Poi, per farla breve (risate registrate), gli impegni e il resto hanno fatto sì che rimanesse un sogno e di chic, accomodante rassicurante ghiacciato e frizzilazzi c’è stato praticamente nulla. La voglia di possedere una ciotolina ghiacciata con le ciliegie, e anche con i fichi che grazie al loro interno pittoresco creerebbero dei giochi di colore intriganti, riuscirò a farli. Costi quel che costi al rientro delle vacanze sarò lì con ciotoline, ghiaccio, frutta e fiori. Mixando anche fiori e frutta come che un’idea cattiva non è.

I boccioli di rose, e i gelsi come le more. Una composizione con ribes, fragoline di bosco e mirtilli . Tutto da mangiare. Anche a morsi alla faccia dei denti sensibili. Un sogno ghiacciato e fruttoso che riesce a dare solo con il pensiero una bella boccata di aria gelida.

Perché fuori santocondizionatore si muore.

Vita


Ed è Pasqua. Da quattro settimane non faccio altro che parlarne ed è per questo che oggi vi è solo silenzio e abbraccio. Che sia una Pasqua,  con la vostra famiglia e amici, indimenticabile. Di quelle che odorano di piccoli gesti, sorrisi e abbracci. L’importante del resto è che siano veri. Ne ho passate tante finte ma questa no.

Sarò con la mia famiglia per intero. La parte sicula. La parte sabauda. Una miscellanea di sapori nord e sud che si incontrano tra ricordi e progetti futuri. Insieme.




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Fantasie di Pasqua: Il Centrotavola coniglioso e i gusci d’uova porta fiori


Mamma ormai reperisce conigli ovunque. Nani  e conigli. Nani, conigli e Uova. Il Nippotorinese non ne può più. Invoca pietà mentre con le sue salviette e spray per lenti, pulisce i suoi occhialetti da intellettuale. Li inforca e serio “Non avevamo già un cestino con un coniglio?”

Che stolto. Certo che lo avevamo già ma non era fucsia. Questo cestino che credo nasca come porta mollette (anzi ne sono proprio sicura altrimenti perché mai avrebbero dovuto disegnarci delle mollette nell’etichetta?) ma infilandoci dentro dei gusci di uova colorati e un po’ di fiorellini vien fuori un centrotavola delizioso per questi giorni di Pasqua.

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Fantasie di Pasqua: L’uovo Carotoso!


Arieccoci per la Rubrica Fantasie di Pasqua. Professionale come inizio, vero?

Idee per l’apparecchiatura di Pasqua con tante decorazioni e meravigliose inutilità *parte la sigla*

Abbiamo fatto l’albero di Pasqua con il nocciolo contorto, le uova di zucchero e cioccolato, il nastrino e la colla.

Te lo sei perso? clicca qui 

Poi c’è stato il cesto di pane fatto di pane per tenere il pane o semplicemente se manca il pane o insomma di pane, basta.  Te lo sei perso? Clicca qui 

Poi c’è stato il segnaposto/ portauovo coniglioso da realizzare con cartoncino e colori.

Te lo sei perso? clicca qui 

E ci sono stati pure i cappellini per le uova sia in formato coniglio che in formato Totoro giusto per non farci mancare niente. Te li sei persi ? indovina un po’! Clicca qui  e qui per la versione di Totoro 

E vogliamo dimenticarci del menù in memoria di Tappa e Rella in formato gallinoso? Giammai ! E cosa devi fare se non cliccare qui ? 

Insomma non è ancora tempo di tirare le somme visto che abbiamo più di dieci giorni abbondanti prima dell’imminente Pasqua ma credo proprio che già un bel gruzzoletto di idee siano state raccolte. Ad aggiungersi a tutto questo oggi c’è un semplicissimo decoro ma di sicuro effetto. Le avevo già fatte due anni fa mentre l’anno scorso me le ero completamente tolte dalla mente. Le ripropongo quindi sperando possano essere uno spunto carino. Si possono preparare in anticipo, che non guasta mai, e tirarle fuori in questi pranzetti per stupire. Adattabili come segnaposto o semplice decorazione sono dei semplicissimi gusci d’uovo colorati d’arancione e bucati nella parte superiore dove si potrà introdurre una fogliolina per rendere credibile ancor più la forma carotosa.

Qualche coniglietto saltellante accanto farà il resto. Perché oh diciamocelo le uova carotose non potevano assolutamente mancare. Le abbiamo fatte in versione coniglio e in tutti i modi e vuoi che manchino in formato carotoso? Impossibile.

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La ciambella dentro l’uovo


Avevamo giusto finito di uploadare cupcake natalizi che già su Pinterest si repinnava selvaggiamente roba pasquale e una delle prime immagini capitatemi a tiro è stata proprio una simile a questa. Simile perché con l’arte del magico Photoshop (questo sconosciuto in casa tranne che per il correttore al volo. Devo aprire quel maledetto tutorial prima o poi, uff)  ai miei occhi si erano parate rotondità di una beltà strabiliante. Alla fine senza tirarla troppo per le lunghe erano delle piccole ciambelline servite all’interno del guscio. Solo immagine senza ricetta e spiegazione. Non mi restava che rimboccarmi le maniche e darci sotto perché queste ciambelline servite all’interno del guscio d’uovo non potevano certamente mancare. Non è stato difficile come sospettavo ma anzi semplice e indolore solo che naturalmente non calcolando bene le dosi da inserire all’interno del guscio ho ecceduto giusto un attimino ed esteticamente non mi hanno soddisfatto come  avrei voluto. Nel senso che questo è il primo risultato ed era giusto mostrarlo per onestà; adesso affinando un po’ la tecnica si spera in un risultato migliore. Dal basso della mia esperienza ciambellosa in fatto di ciambellegusciose trascrivo però quello che ho imparato:

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Uova Colorate homemade is better


Troppo spesso mi viene detto ” e vabbè ma con photoshop si può fare tutto. E’ facile così”. E non lo metto in dubbio. Che si possa fare tutto. Non che sia facile  ed è banalmente dimostrabile tra l’altro. Peccato che io non lo sappia usare se non per alzare la luce e sistemare il contrasto.  Sono terribilmente pigra a riguardo.Va da sè che questa leggenda  che aleggia su di me e che mi vede protagonista di strabilianti trasformazioni è bella tanto quanto quella metropolitana che vuole esploso lo stomaco dell’adolescente americano che  ingurgitò caramelle frizzanti insieme alla soda; non me la sentirei di finire  come lui nell’orrendo film Urban Legend che caldamente sconsiglio se siete già nella maggiore età e l’acne non è più il vostro problema principale.  Avevo sedici anni all’epoca della visione e di errori se ne fanno parecchi. Il fatto che abbia visto il terzo episodio due anni fa  è un altro discorso. Mi piace perpetuare gli sbagli. Insomma per dire che basta semplicemente sapere che effetto finale si voglia ottenere durante lo scatto e non quando si è seduti comodamente davanti al monitor. Si evita di trascorrere il tempo con manuali, palette e chissà quale strumento. Per chi lo ha poi quel tempo è un altro meraviglioso discorso. Che non mi importa, però.

Questa tediosa introduzione per dire che no. Non è frutto di photoshop o manipolazione genetica di qualche gallina allevata sul terrazzo. Con i coloranti alimentari e tre semplicissime mosse si possono avere tutte le tonalità e gradazioni di colore.  Disegnare con gli acrilici sul guscio è di gran lunga più divertente ma solo per chi ama pasticciare con pennelli. Potrebbe però, per alcuni, diventare una tortura capace di trasformarti in lupo mannaro; come nel caso del Nippotorinese che non sa disegnare un tondino senza dare di matto. Alla mia esortazione “vuoi disegnare i gusci delle uova con me?”  ha sistemato il soffione della doccia, per capirci.  E quel pelato è tutto tranne che il maschione in tuta casalinga che sistema e avvita. E’ più il tipo glamour da completo che con le gambe accavallate enuncia in diverse lingue trattati internazionali.

Il soffione della doccia a quanto pare però è funzionante, ergo dovrò comprargli una tuta per questa versione insolita e casalinga che mi incuriosisce parecchio. A quanto pare riesce anche in questo, maledizione.

Ottenere le uova colorate per una sfavillante e coloratissima Pasqua è facilissimo. In una ciotolina capace di contenere un uovo di media grandezza coprendolo completamente,  mettere dell’acqua e 10 gocce di colorante liquido circa o un pizzico di gel. Far sciogliere il colorante all’interno del liquido e immergervi l’uovo sgusciato. L’uovo deve essere molto sodo e con l’albume compatto, altrimenti potrebbe risentirne esteticamente l’effetto finale. Se aperto lateralmente o con il tuorlo esposto raccoglierebbe umidità e non otterrebbe quell’aspetto lucido che è poi la bellezza intrinseca di questo processo. Il risultato sarà visibile, a seconda del colore scelto, dopo circa dieci minuti scarsi. Per una colorazione più intensa basterà lasciare l’uovo dentro la ciotolina per parecchie ore. Si può provare anche senza sgusciare le uova ma i colori attecchiranno molto meno, chiaramente.

 

Per una versione marmorizzata o technicolor mettere in una ciotola circa 7dl di acqua e aggiungere 2 cucchiai di aceto bianco insieme a una trentina di gocce di colorante alimentare liquido o un cucchiaino piccolo di quello in gel. Immergervi le uova e attendere  che si siano colorate in modo uniforme. Asciugare quindi lasciandole respirare su carta da forno dopo averle estratte dalla ciotola. Versare quindi in un piatto fondo circa 2,5 dl di acqua e mezzo cucchiaino di aceto bianco insieme a 20 gocce di colorante diverso chiaramente da quello prescelto per la base. Unire un cucchiaino di olio extra vergine di oliva e con l’aiuto di uno stecchino fatelo riemergere “strisciandolo” in superficie. Passare quindi le uova rigirandole più volte sulla superficie di olio formatasi. Giocandoci con ghirigori immaginari. Tamponare quindi pian piano e lasciare asciugare. E voilà.

Questo effetto marmorizzato per le uova che richiede un po’ più di tempo e precisione può essere anche sostituito molto semplicemente con una doppia immersione uovosa semplice. Suppongo inventata dalla sottoscritta che si è divertita a pasticciare un intero pomeriggio. Ovvero dopo aver fatto risiedere le uova ognuna nella propria ciotolina con il colorante invertire facendo far loro dei tuffi alternativi scegliendo l’abbinamento di colori che piacciono di più. Un campionato di tuffi uovosi in piscine colorate.  E’ una bella Pasqua, me lo sento. Ci sono tutte le premesse perchè lo sia. Devo solo trovare maschere, fucili ed occhiali alle uova per renderle più credibili anche nelle immersioni della pescuova subacquea.

A seguire  fulgido esempio. Uovo Campione di Tuffo nel colorante alimentare giallo, specializzato nella difficilissima tecnica del salto in lungo nel verde e triplo carpiato nell’arancione. Un applauso a scena aperta, grazie.

 

In molti sono letteralmente terrorizzati dall’uso spropositato dei coloranti alimentari. A prescindere dal fatto che sono coloranti alimentari e non acrilici e tempera disciolti nel latte insieme ad acido solforico e plutonio. Non perderei tanto tempo e mi preoccuperei più delle schifezze che vengono ingerite giornalmente. Nonostante non mangi uova preferirei di gran lunga il suddetto immerso nel colorante alimentare piuttosto che mangiare una briochina confezionata o un pezzo di fast food. Poi ognuno rovina il proprio stomaco come preferisce, è lapalissiano. Questo nuovamente per dire che:  Ho svolto delle indagini e non dovrebbero in alcun modo nuocere alla salute. Va da sè che non mi assumo alcuna responsabilità non essendo nè produttrice di coloranti alimentari nè retribuita dai suddetti solo per il fatto che siano  protagonisti indiscussi delle mie ricette. Per chi come me vede la cucina come sfogo creativo è chiaro che senza coloranti diventa impresa ardua. Mica mi piace cucinare sul serio. Santo cielo ancora non si è capito? Qui si fanno campionati di tuffi uovosi e niente altro.

La domanda “e che ci faccio con le uova colorate?” potrebbe deprimermi, dico la verità ma. Un centrotavola alternativo per il pranzo Pasquale come mostrerò orgogliosa pavoneggiandomi tronfia (sto esagerando senza motivo appositamente) nei prossimi giorni, segnaposto dai molteplici utilizzi e  fido alleato per uno spuntino veloce e colorato da inserire in qualche bento lavorativo pasquale dell’ultimo minuto. Metodo semplicissimo per far sgranocchiare una fonte di proteine e grassi a qualche bimbo capriccioso. Nessuno guardi me d’accordo?

Un Inciso finale che c’entra pressochè nulla: Non ho mai adoperato la funzione WordPress “Post Privati protetti da password” perchè francamente non ho mai sentito il bisogno di censurare parole e immagini. Mai ho moderato o censurato commenti o bloggato con altri pseudonimi. Diciamo che ho perso tempo a dire stratosferiche castronerie con un’unica identità, apportando inutilità alla nazione e mi va riconosciuto. Mi sono altresì sottoposta  a qualsivoglia gioco virtuale come formspring;  rispondendo sempre con garbo anche a domande a dir poco imbarazzanti. Non sento il bisogno adesso di nascondere una parte di me ma la necessità di fare una selezione talvolta sì. Giusto per escludere pubblicamente e sadicamente una parte che va lasciata fuori.  Che ne so la foto del Nippotorinese in tuta che sistema il soffione ad esempio o me in pigiama che cucino il pancarrè (non accadrà mai ma amo darmi degli obiettivi umanamente assurdi. Cucinare in pigiama, santo cielo. Ma davvero esistono persone che lo fanno? No. Se siete amici miei e lo fate: non ditemelo).

Non potendolo fare neanche su facebook perchè assediata nonostante copiosi sfoltimenti, tenterò almeno qui di costruirmi un angolo virtuale selezionato rigorosamente.

Inciso sull’inciso: La password non va chiesta chiaramente. Sarà fornita agli sfortunati prescelti. Pregate di non far parte di quel simpatico gruppetto, ordunque. Quando nella home, per capirsi, comparirà “Post privato protetto da password” inserirete comodamente la sciocchezza che vi ho fornito e tadan il vostro masochismo vi ringrazierà. Chi è estromesso per sua fortuna da tutto questo potrà fregiarsi del meraviglioso titolo “non faccio parte dell’elitè maghettostreghettosa e me ne vanto”. Finanzierò io stessa la produzione di eventuali magliette o gadget. Appoggio qualsivoglia manifestazione contro me stessa.

Infine Inciso sull’inciso dell’inciso:

Non partecipo mai ai Contest. Solo una volta perchè chiaramente c’era di mezzo Cey . Ma se Gaietta e Zebra, insieme a Mezzaluna che non ho il piacere di conoscere, fanno partire “Homemade is better” che tra l’altro credo sia delizioso da far paura in tutto e per tutto beh. Non posso certamente sottrarmi. Pavoneggiarmi piuttosto al grido di “Gaia e Zebra sono amiche mie!!!” . Inviterei chiunque passasse da qui (Si Cri sto parlando soprattutto con te e Ale, santapizzettafarettosa. E Vale santo cielo non fare finta che tu non sia contemplata in tutto questo. Cey che te lo dico a fare? Selamore-  smettila e comincia a spadellare. Lisaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaa.  Potrei continuare fino all’infinito, sì.) a parteciparvicicici. Non occorre possedere un blog e si ha tempo fino al 15 Maggio. Insomma ce la si può fare tranquillamente. La flessibilità poi di scegliere qualsivoglia tipo di ricetta spaziando tra primi, secondi, dolci e via discorrendo è altrettanto strepitosa.

A me  non importa assolutamente nulla della “gara” in sè ma preparare qualcosa pensando a Gaia e Zebretta sì. Lo trovo importante. Dopo essermi spremuta per bene le meningi comincerò la preparazione Homemade domani mattina. E sono felice come una bambina, ecco.

Piazzerò due Momiji dando loro i nomi: Gaia e Zebretta e comincerò. Caro già c’è. Giulia (pulcetta ma tu parteicpi vero?) sta arrivando con le cuffie di Hello Kitty e insomma: basta organizzarsi.

E mettere d’accordo tutto il mio esercito di conigli killer, fidi aiutanti. Perchè l’indecisione tra tegolino e crostatina mi attanaglia ma suppongo che alla fine non farò nessuna delle due.

Sweet Dreams in a White Coma


Le fumetto Ricette di oggi sono due: Sorbetto di Kiwi Servito in Coppa di Ghiaccio e Fiori e Prosciutto di Praga in Crosta Brisè/ Tartare di Pesce Spada agli Agrumi . Entrambe si possono trovare sul Blog di Grazia . Dopo la proposta fruttosa e quella vegetariana arriva la proposta Carne e Pesce e sorbettosa (mi odio quando scrivo queste robe assurde) ipocaloriche con una decorazione davvero particolare ma facilissima da realizzare.

Tutta la mia solidarietà va al povero maialino, immolatosi per noi a Praga e ad Ada la pesce Spada (Spada di altri tempi tra l’altro). E questa è una. Il delirio a seguire si può saltare a piè pari se non volete ridurvi come me a gestire soltanto One. Chi è One?  e allora ditelo che siete masochisti!

Per una che ascolta musica classica, Hisaishi e il massimo della perdizione auricolare sono i Muse, i Radiohead e i Temper Trap è strano osservare le diverse note che scandiscono il  risveglio. Ho dieci sveglie impostate sull’iphone a intervalli regolari di tre minuti. Non che ce ne sia bisogno visto che soffro di insonnia da mesi ormai e dormo non più di quattro/cinque ore a notte; se va bene. Mi piace però che mi facciano compagnia mentre cerco invano di buttar giù dal letto il Nippotorinese. Si parte con i Grilli. Si continua con il cane e l’anatra. Si finisce con il Riff del pianoforte anche se Fantascienza rimane il mio sound preferito. Mi fa sorridere Clacson e Robot. E Avviso è quello che può provocarmi attacchi epilettici. Chitarra. Ecco Chitarra lo detesto come poche cose al mondo. Passata in rassegna la lista dei toni della Apple c’è da dire che The Clash  Sigur Ros (escludendo Svefn-G-Englar) mi provocano fastidio quasi fisico oltre che mentale. Come il Rock (vabbè avessi tre anni potrei aprire una parentesi) e il Metal in generale. Se però da sempre nutro profonda simpatia nei confronti di qualche “drogatopazzochenonsacosasialamusica”, da brava psicolabile bigotta direbbe il Nippotorinese, è Marilyn Manson. Ricordo perfettamente al liceo che Coma White scandiva giornate  con incomprensibili funzioni e derivate. Mentre le altre si struggevano con ridicoli cantantuncoli sognavo un trasformismo Mansoniano che mi portasse lontano da quella stupida routine liceale. Facendomi indossare maschere urlando dolori e sogni. Perchè gli va riconosciuto al tizio, oltre al fatto che sappia disegnare divinamente, che Sweet Dreams è epocale. E’ una delle poche canzoni da drogatopazzochenonsacosasialamusica che ascolto volentieri e in un amarcord imbarazzante in questi giorni mi è capitato di disegnare sotto le note deviate di quello che rimane un camaleontico trasformista;  è riuscita a superare addirittura la grandezza degli Eurythmics, a mio modestissimo avviso. Il tetto della casa non è crollato, ho giusto controllato e sì. Lo penso davvero. Quando sul finale trasforma la sua voce rendendola stridula fino a farla pericolosamente somigliare a quella mia nella magistrale interpretazione della papera Marziana posseduta sorrido. Scuoto la testa, canticchio e penso che vorrei imparare a fare le funzioni adesso. Imparare tutto quello che finora mi è stato precluso da questa diversità. Per via della bellissima esperienza sul Blog di Grazia (sottotitolo: perchè mamma difficilmente riesce a star zitta) so per certo che una “fascia reale” (da otto anni tenuta con fatica a debita distanza) si è catapultata/riversate tra queste righe.  Il risultato per loro sarà “ammappate l’avevo detto che era strana”. Per me ” fortuna che capiranno l’uno per cento”. Un equilibrio che mi soddisfa, in fondo.

Pur subendo una leggerissima pressione psicologica ben diversa da quella alla quale sono stata sottoposta sinora rimane un dato di fatto unico e inequivocabile. Non ho intenzione di cambiare una virgola. Il sogno è fatto di Ghiaccio e Caramelle. E’ ovvio che non ci sia solo zucchero per me ma anche ghiaccio e io sono disposta a sentirlo tutto. Come un finto cartoncino fragile che tesse sogni di pupazzi con neve e smarties rosa.

Perchè io non ho freddo. Ho costruito una sciarpa talmente pesante nella quale avvolgermi che non posso che offrire caramelle a chiunque passerà di qui. Del resto sono sconosciuta per tutti ma non per me, finalmente.

E Sweet Dreams, a tutti. L’importante del resto è averli per vivere davvero. Io li ho. Li vivo. E tanto basta.

Pur possedendo Tumblr da anni non ho mai usato questo strumento se non per mettere Random qualche mia stupidata. Il fine era in effetti sconosciuto. Essendo affezionata e non poco allo storico Tumblr inutile piuttosto che silurarlo definitivamente lo abbandono lì in standby per continuare a fare quello che ho sempre fatto: aggiornarlo a caso con cose a caso. Ieri però colta da un’irrefrenabile voglia di condividere roba carina su Facebook, complice Cinzia e Gaia e altre meravigliose Tonne, ho aperto Iaiainwonderland.tumblr.com . Contenitore di roba carina, visiva, wishlist, fobie, fotografia e Ispirazioni visive in generale.

 Habemus altri due inutili bottoncini alla vostra destra (due e perchè? Aspetta che mi sto confondendo. Pure io) : Il Tumblr “In Wonderlandcloset“. Giusto per entrare nell’armadio e cadere nel tunnel per guardare inebetiti un po’ di oggetti, foto, ricordi, paure e sogni. A caso. Anche qui (invito gentilmente chiunque possieda un account tumblr a segnalarmelo. Sono vecchia, stanca e rimbambita e se non vengo imboccata con feed manuali ho chiare difficoltà di comprensione. Invito poi Alessandra, Francy, Giulia, ad alzarsi da questo postr..no. A fare un account Tumblr, ecco)

 No dico vogliamo precluderci di condividere la wishlist con l’ultimo paio di scarpette o l’emozione di emettere gridolini davanti a un gomitolo di palla di pelo puzzosa che fa sniff? Non chiedetemi cosa sia questa palla di pelo puzzosa che fa sniff vi prego. Non so quel che dico. Ma so che entro oggi  le orecchie da coniglio per la macchina fotografica (reperto fotografico numero uno con orecchie) devono essere pronte.

 Il secondo Bottoncino è per One il Neurone (che fa chiaramente rima con una cosa. Per indovinare non occorre particolare arguzia, va detto) protettore dell’ameno luogo Iaia’s Scrapbook  . Primo per rispettare la legge che prevede “non c’è due senza tre” e poi perchè mi piace semplicemente possedere roba inutile che all’occorrenza magicamente si trasforma in irrinunciabile. Fa talmente tante pieghe questo ragionamento che un oceano di acqua distillata per il mio ferro da stiro non basterebbe.

“Quale è  il tuo segreto? “Sorprendentemente me lo chiedono in tanti. Suppongo per capire come io faccia a sfuggire alle autorità del servizio di igiene mentale.

E’ facilissimo. Basta solo: dormire pochissimo, non fermarsi un attimo e non temere la stanza imbottita. Proseguire impavide e quando citofonano farsi trovare sobrie con orecchie da coniglio, servir loro il the e i biscottini appena sfornati e con decoro dirigersi verso l’uscita.

 

Quattro primi e un funerale del neurone


Comunicato ufficiale: Stamattina ho trovato parecchi Unfollow sulla mia lista di Amici di Twitter. Senza girarci troppo in tondo non so come sia possibile ma no. Non sono stata io. Qualora risultaste tra gli unfollow vi prego quindi di non saltare a conclusioni affrettate e conseguenti messaggi d’amore del tipo “e pensare che io ti volevo bene. Sei un mostro cattivo. Affogati con un muffin” . Fine Comunicato Ufficiale.

Lo scozzese al contrario di Mamma, non mi è mai piaciuto particolarmente.

Un po’ come la storia dei fichi però credo che questa texture emani fascino con il passare dell’età. Da cariatide quale sono quindi mi ritrovo ad apprezzarla ed addirittura a renderla protagonista della mise en place (così giusto perchè Csaba sia orgogliosa di me) di questi ultimi giorni dell’anno ancora impregnati del sapore natalizio (Sono un mostro . In realtà non vedo l’ora di buttare nelle scatole tutto questo ciarpame rosso/dorato e cominciare ad organizzarmi per la Pasqua tra colombine, uova colorate e colori pastelli. Solo il cielo sa quanto detesti il giallo canarino e il verde mela tenue)

La piega sulla  tovaglia mi fa supporre che davvero io sia stanca e che a pranzo non fossi propriamente in me. Mi sono ritrovata più volte a stirare la tovaglia sul tavolo come galateo impone sotto lo sguardo sbigottito di mamma che battendo la mano sulla fronte non smette di ripetere “santo cielo ho creato un mostro”. E’ che mi piace, santa pazienza. Non è un dovere ma un piacere. Questa sindrome da Bree Van De Kamp pervade il mio essere e non viene particolarmente apprezzata qui in casa. Se prima me ne sarei fatta un problema adesso continuo ad affermare che no. Non apparecchierò mai più senza il sottopiatto nel 2011. E’ uno dei miei nuovi propositi. Credevo fosse una roba troppo leziosa e che non collimasse con il quotidiano ed invece mi ritrovo puntualmente a smentire queste assurde convinzioni. Il sottopiatto mi permette di spargere pepe ovunque senza sporcare la tovaglia e di per sè già basta. Pepe? Ebbene sì. Pepe. Fino a pochissimi giorni fa ce la ridevamo di gusto  prendendo in giro la nonna calabrese che a braccetto con la fiera dei luoghi comuni lanciava peperoncino anche nel the e mamma, degna figlia, che con il Pepe ci si fa pure lo scrub. Ho seguito il prezioso consiglio della mia Vale e Selkis e mai abbastanza sarò loro riconoscente. L’insalata di finocchi e arance della prima (meraviglia Vale) e di Lattuga e mele della seconda (meraviglia Selkis) sono le protagoniste indiscusse della mia tavola dalla vigilia fino ai giorni nostri. Se la prima volta avevo osato una tirchissima spolverata di pepe nero mi sono ritrovata a dover  macinarlo instancabilmente sfidando i miei tricipiti stanchi. E se mamma è preoccupata perchè stiro le tovaglie sulla tavola prima di apparecchiare e allineo i sottopiatti in maniera maniacale lo è ancor di più perchè “sai che devo chiedere a Max dove ha preso la pennina per portar sempre con sè il peperoncino?” è il tormentone natalizio 2010. Immagino una piccola dupont rosa colma di pepe da portare nel portafogli.

Sempre in vena di recuperare il tempo perduto mi ritrovo oggi a postare quattro ricette. Esattamente quattro primi piatti fatti pochi giorni prima della Vigilia che ho propinato al Nippotorinese in preda alla spasmodica voglia di fare la pasta fatta in casa. Mi rilassa e ci si impiega sorprentemente pochissimo tempo. Potrebbero essere quattro idee veloci per il cenone di Capodanno a dirla tutta. Tutte le ricette sono indicative per quattro persone. Per la pasta all’uovo fatta in casa, esclusa quella delle tagliatelle al nero di seppia, ho usato la classica ricetta che prevede per ogni 100 grammi di farina un uovo e due cucchiai colmi di olio extra vergine d’oliva circa. Calcolando che indicativamente 100 grammi di farina equivalgono ad una porzione abbondante.

Si vede che sono di fretta eh? Nessun Nano o coniglio o visione onirica preoccupante. Solo un freddissimo diario di bordo (posso stirare pure quello ?) ma fremo dalla voglia di Scalare la montagna di The Matcha che mi hanno regalato a Natale e quello che rimane dei miei neuroni riesce ad elaborare solo pensieri sconnessi del tipo: No prima i muffin al the matcha. No prima la pasta. No prima i cupcake. No prima la crema al burro da servire con i frollini. No. Prima. AIUTO. Ma sono gli gnocchi al the Matcha che hanno qualche chance in più rispetto al resto. Non escludo che abbinerò il lo gnocco matchoso al pepe nero. Così giusto per rendermi ancor più ridicola nella bizzarria d’accoppiamento.

Ravioloni fatti in casa con l’Astice

Ingredienti: 350 grammi di pasta all’uovo fatta in casa, 2 astici (circa 700 grammi ciascuno), trito aromatico (prezzemolo, timo, salvia e rosmarino), 40 grammi di burro, 2 cucchiai di panna, 1 scalogno, 3 litri circa di Court-Bouillon, 400 grammi circa di pesto di broccoletti.

Court-Bouillon (preparato liquido per lessare crostacei e pesce). Si prepara aromatizzando dell’acqua con sedano, carota e cipolla. Si può aromatizzare aggiungendo anche del timo e alloro filtrando a fine cottura tutto.

Pesto di Broccoletti: 500 grammi Broccoli, 1 Cucchiaio Pinoli, 1/2 Spicchio Aglio, 4 Cucchiai Formaggio Pecorino Grattugiato,  Olio D’oliva Extra-vergine, Sale. Preparazione: Lessare al dente i broccoli. Mettere i broccoli lessi nel mixer con aglio, pinoli, pecorino e frullare facendo scendere l’olio a filo fino ad ottenere una crema.

Procedimento Ravioli: Preparare il ripieno innanzi tutto lavando gli astici e lessandoli per massimo 15 minuti nel court bouillon bollente. Lasciarli raffreddare, estrarne la polpa e tagliarla a pezzettini piccolissimi. Sbucciare lo scalogno e farlo appassire con 20 grammi di burro. Aggiungere quindi i pezzettini di astice e bagnare con 2 cucchiai di vino bianco. Quando sarà evaporato, fare addensare il sugo con la panna. Insaporire con un pizzico di sale e una macinata di pepe, spolverizzare con il trito aromatico e quando risulterà tutto ben amalgamato fare raffreddare e procedere alla realizzazione della pasta. Stendere la pasta in una sfoglia sottile, distribuire il ripieno e procedere all’intaglio con la formina prescelta. Fare cuocere i ravioli in acqua bollente per pochissimo tempo, scolarli al dente e innaffiarli con il pesto ai broccoletti mischiato all’acqua di cottura.

Ravioli fatti in casa ai Broccoli con Pesto Fresco

La Farcia di broccoletti è quella di Ducasse: 400 grammi di broccoli, sale grosso marino, 20 grammi di burro, 20 grammi di parmigiano grattugiato,  uovo. Scartare i grossi gambi dei broccoletti e conservare solo le cime. Portare ad ebollizione una casseruola di acqua con abbondante sale grosso marino. Tuffare i broccoletti e cuocerli finchè non saranno tenerissimi. Prelevarli con l’aiuto di una schiumarola e raffreddarli immediatamente e strizzarli con forza per estrarre il massimo dell’acqua. Frullare. Far fondere il burro e cuocerlo fino a colorarlo quasi di una nuance nocciola. Versare in un recipiente e fare raffreddare. Trasferire in una ciotola la purea di broccoletti, aggiungere il parmigiano grattugiato, l’uovo e il burro freddo. Mescolare con un cucchiaio di legno e aggiustare eventualmente con pochissimo pepe.

Montaggio Ravioli: Stendere la pasta il più finemente possibile e ritagliare le stelline ( o dischetti se si vuol fare il classico raviolo). Mettere la farcia al centro lasciando libero un po’ il laterale per la corretta chiusura dei ravioli che andrà fatta pressando leggermente ma con decisione i bordi.

Ravioloni alla Salsiccia

Ingredienti: 350 grammi di pasta all’uovo fatta in casa, 2 salsicce da 150 grammi circa, 80 grammi di parmigiano grattugiato, 1 dl di latte, 40 grammi di burro, 40 grammi di mollica di pane, panna da cucina quanto basta.

Procedimento: Preparare il ripieno. Mettere la mollica di pane in una terrina, coprirla con un poco di latte e lasciarla a bagno fino a quando ne sarà ben imbevuta. Privare le salsicce del budello, sbriciolarle con una forchetta e raccoglierle in una terrina. Unire 50 grammi di parmigiano grattugiato, il latte e la mollica di pane strizzata. Mescolare con un cucchiaio di legno fino ad ottenere un composto dalla consistenza omogenea. Stendere la pasta in una sfoglia molto sottile e distribuire sopra a intervalli regolari il ripieno formando i ravioli o usando la forma che più vi aggrada. Portare a ebollizione una pentola con abbondante acqua, salare e fare cuocere per pochissimi minuti i ravioli. Scolarli al dente e trasferirli in un piatto da portata. Condirli con il burro fuso fatto fondere in un tegamino a parte con il parmigiano rimasto e qualche cucchiaiata generosa di panna aromatizzata precedentemente con poca noce moscata.

Tagliatelle al Nero di Seppia al sapore di Lime  e Arancia

La preparazione delle tagliatelle al nero di seppia sembra complicata ma santa pazienza non lo è affatto. Il gusto (mi dicono eh. Perchè anche quando non ero vegetariana non ho avuto modo di assaggiarle) è nettamente superiore e non faccio fatica a crederlo. Del resto come potrebbe essere il contrario usando prodotti freschi di prima scelta? L’unico dubbio potrebbe essere giustamente “perchè li hai preparati tu Gi” ed io convengo con voi. Chiaramente però si parlava in generale*disse fischiettando.

La ricetta base è sempre la stessa. Per ogni 100 grammi di farina un uovo circa (l’importante che non sia di microscopiche dimensioni) e due cucchiai di olio extra vergine d’oliva. Nulla di più facile poi per ottenere le nostre tagliatelle che ovviamente inserire durante l’impasto del nero di seppia. In questo caso basterà il nero di due seppie di media grandezza che potrete facilmente reperire dal vostro pescivendolo di fiducia. Se il nero di seppia dovesse essere eccessivamente denso basterà diluirlo con un po’ di olio di oliva. Dopo aver impastato come da copione la farina insieme all’uovo inserire senza paura il nero di seppia e continuare ad impastare aggiungendo poi anche l’olio fino ad ottenere una palla. Palla che andrà coperta con un canovaccio e lasciata riposare per almeno un’ora.

Dopo aver proceduto alla stesura della pasta e alla realizzazione delle tagliatelle si potrà preparare l’acqua di cottura dove all’interno saranno state spremute due arance molto grosso e due lime. Le tagliatelle difatti cuoceranno proprio in questa “spremuta” per pochissimi minuti e andranno scolate al dente. Una crema di lime e arancia condirà le tagliatelle insieme a una pioggia di scorzette di buccia e qualche decorazione.

(per la crema di lime e arancia basterà cuocere in una pentolina piccola a parte un po’ di succo di arancia e lime addensato pochissimo con qualche cucchiaino scarso di farina)

Insalata Valefatina: Arance e Finocchi

Insalata Selkis: Iceberg e Mele

Ecco. Dopo i fichi queste ultime diapositive sono la mia ultima fissa alimentare. Dovessero dirmi che al mondo sono rimasti solo: finocchi, arance, mele, iceberg, pepe e fichi secchi sarei la persona più felice del mondo. E broccoli. Santo cielo i broccoli. Chiedo solo questo per il 2011.

E che la regione Piemonte si riprenda il pelato ripagando il disturbo con una montagna di Cri Cri e gianduia di Gobino, grazie.

Conigliateo, Cous Cous e Csaba Style. E’ il giorno delle C e dintorni


Uplodava video nel cuore della notte aggirandosi con la vestaglietta rosa e le ciabattine nere con il fiocchetto. Guardinga con fare pericoloso, tenendo per mano tre dei suoi Rabbid,  l’ipocondriaca insonne con un feroce mal di testa . Ma il Signor Iutub decise di pubblicarli solo ore dopo per il bene dell’umanità. Bene che si trasformò in male con il calar del giorno (?) (sintetica no?).

Ho già segnato sul taccuino che “Non si devono girare video la sera con la luce artificiale”, sì. Il fatto che Il video cutter doni quella differita imbarazzante è uno di quei problemi che turba le mie notti. Qualora qualche anima pia volesse aiutarmi verrà invitata al Palazzo dei Conigli per una cena romantica con il mio Nano da Giardino.

Max aka Wish, aitante/fascinoso Ingegnere, che ho l’onore di conoscere ormai da  qualcosa che supera di ben oltre un lustro ha proprio ragione. In tantissime cose oltre quella che dirò ovviamente ma in effetti mi ha ricordato quanto questa perversione di fotografare soltanto dolci sia lampante. Nonostante mi (mal) diletti giornalmente in roba salata non riesco a fotografarla. La carne ad esempio più la giro e la sistemo e più assume connotati inquietanti. La cucino estraniandomi totalmente dal prodotto ma non riesco ad affrontarla “fotograficamente”. Se i risultati biscottosi a malapena mi soddisfano il salato proprio no. Motivo in più per impegnarsi quindi. Perchè Max come quegli amici che ci sono sempre e per sempre più volte mi ha incitato ad affrontare, riflettere e superare. Quindi al diavolo i biscotti, le torte e il cioccolato da oggi si fa cacciagione, anatra e struzzo! (Max vedi? ho molto equilibrio. Ce la stiamo facendo)

Ieri ho preparato al Nippotorinese un Cous Cous Tunisino profumato alle spezie. La versione che ho proposto è vegetariana ma le popolazioni del Maghreb (fingo di avere molte amicizie lì ok? reggetemi il gioco) aggiungono carne di agnello, manzo o pollo senza dimenticare chiaramente il pesce. Questo tipo di Cous Cous potrà essere accompagnato come da tradizione con un sugo di verdure (semplicissimo da preparare. Soffriggendo una cipolla con dell’olio extra vergine di oliva e aggiungendo i pezzetti di peperoni pomodorini, ceci già cotti, zucca. Una volta pronta questa salsa versare sul cous cous e tanti saluti. Saluti tunisini chiaramente).

Per il Cous Cous Tunisino profumato alle spezie Vegetariano (orientativamente per 4 persone) occorrono: 300 grammi di Cous Cous, un pizzico di curcuma, una manciata di semi di cumino, 1 cucchiaino di zafferano, 1 pizzico di curry, 1 cucchiaino di zenzero, 1 cucchiaino di cannella, 1 cucchiaino di cardamomo, una spolverata di paprika, coriandolo, 1 cipolla di media grandezza.

Procedimento: Fare un leggerissimo soffritto in pochissimo olio con la cipollla tritata finemente. Aggiungere le spezie e girare premurandosi di non far bruciare la cipolla. Una volta aggiunte tutte le spezie unire il cous cous sempre girando e versare immediatamente due/tre bicchieri colmi di acqua tanto quanto per coprire (ma non troppo. Che non muoia affogato insomma altrimenti si dovrà chiamare la SSPICC: squadra sommozzatori Pronto Intervento Cous Cous) il cous cous. Aumentare così il fuoco (non esagerando) e lasciarlo cucinare in base al tempo consigliato sulla confezione. Avendone provati diversi il punto di cottura varia un po’ quindi si tratta davvero in questa ricetta di metterci un po’ d’attenzione. Perchè pur essendo semplicissima a volte la miscela spezie potrebbe risultare anche a tratti fastidiosa. Io ad esempio faccio una pioggia di zenzero perchè è in assoluto la spezie preferita del Nippotorinese e sto un po’ calmina con il cardamomo e il cumino che non gradisce particolarmente. Se ho a pranzo mamma gli butto sopra due chili di curry e se ho a pranzo papà sono felice perchè :1) non si lamente mai anche se trova Hello Kitty sgozzata nel piatto 2) gli piace tutto anche il cappello del nano da giardino fritto 3) è stramaledettamente figo. Che sembrerebbe non c’entrare con la cucina ma c’entra sempre l’incommensurabile beltà del mio papetto amoroso.