Muffin (vegani) alle Mandorle tostate e cannella e altre dolciosità



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I Muffin dei Muratori (cioccolatosissimi con nocciole piemontesi)


Sono mesi (un anno e mezzo ma mesi mi deprime di meno) che parlo di muratori, casa nuova e  lavori in corso. Comprendo che sia impossibile da concepire e capire nel mondo umano (difatti ribadisco non vivo su questo pianeta. Ma in un pianeta che si chiama GuardoLand) una cosa del genere. Tutti hanno consigli per me “sì ma tu gli devi dire…” – “sì ma tu devi fare…” -”sì ma tu dovresti capire che…” – “sì ma se non gli dici che…”. Confesso che a me le persone che sanno sempre cosa avrebbero fatto nell’esatta situazione dell’altro/a mi stupiscono sempre. Non riesco a deambulare neanche bene dopo un discorso del genere. Non riesco a smettere di pensare come si possa credere di sapere cosa si sarebbe fatto/detto/agito in una determinata situazione. Non parlo certamente solo di muratori-lavori in corso-traslochi. E’ come se io consigliassi a un operaio di esperienza trentennale che si alza ogni mattina alle ore cinque e trenta per andare a lavorare otto ore davanti a una macchina quanto sia bello però puntare la sveglia leggermente prima e farsi una corsetta sul tapis roulant magari guardando un video tutorial di make up perché rilassa tantissimo.

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Muffin lavoratore al Provolone erbette e rosmarino


E per la festa dei lavoratori? Primo Maggio? Concerti? Rock and Roll? Alcool a pioggia? Cibo grondante di burro e hamburger buttati su di una spiaggia?

Ma finiamola, per cortesia che  ho un’età. Un po’ di musica classica, qualche disegnino e sistemare i cucchiaini in ordine di grandezza sarà più che sufficiente, suvvia. Largo ai giovani. Divertitevi e non fate troppo chiasso che detesto prendere l’ibuprofene se non strettamente necessario. Soffro di emicrania ultimamente e sono intollerante ad ogni sillaba.

Vorrei azionare la motosega e decapitare chi osa dirmi “Senti…è tutto regolare, vero?” (nel gergo giuovanile verrebbe “è tutto rego raga?, vero? così, giusto per una ripassata).

Insomma io uff. Sto qui a delirare di gergo giuovanile ma è di Muffin Provolosi che devo parlare.

Che i muffin salati siano una mia perversione non è un segreto anche se in effetti potrebbe pure esserlo perché un “machecefrega” gigante è comparso sopra la vostra testa e confesso pure sopra la mia ma nella versione diversa visto il cambio di pronome e quindi “machemefrega”.

Sto forse divagando? Ma.

Così per essere precisi. Insomma la versione ai piselli (che se guardo le foto vorrei prendermi solo a ceffoni per quanto sono brutte) e la ricetta la trovi cliccando qui, i Muffin ai fiori di zucca (la ricetta la trovi qui),  i Muffin Max romanissimi con le fave e pecorino dedicati all’amato Max (la ricetta la trovi qui) che sono gli stessi a dirla tutta poi che sono finiti sulla rivista Spray Magazine con il mio brutto facciotto. E poi ah sì i muffin salati con i semi di papavero (la ricetta la trovi qui) e ne ricordo altri due tipi con la provola ma come sempre ho difficoltà a cercare nell’archivio perché non dando titoli adeguati e normali tipo “Muffin alla provola” invece che “Nano da giardino perito tra l’aiuola e il dondolo” a volte e dico A VOLTE non riesco bene ad orientarmi. Soprattutto quando corro come una matta di fretta come oggi (nessuno dica “e quando mai?” uff. Mi avete già detto “machecefrega” e un po’ di contegno oggi, santapizzetta!).
Questi adorabili e soffici e gustosi e tuttequellecosechesappiamogià Muffin salati alla provola ed erbette e rosmarino equellocheaveteincasa sono dei banalissimi composti che si preparano in tre secondi. Non mi stancherò mai di ripetere (dovrei in effetti smetterla) che i muffin riescono a salvarti la serata. Che sia anche giornata .

Hanno quell’aspetto soffice e tenero che ti viene voglia di abbracciarli. Sono facilissimi da preparare e non ci si deve preoccupare di chissà quale preparazione complicata, ma inoltre da non sottovalutare: si possono congelare e saranno sempre buoni (sul sempre ho qualche dubbio ma lo metto tra parentesi perché sono sicura che non mi legge nessuno. E’ già difficile farlo senza le parentesi figuriamoci con).

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Esaurimento alle porte? Un cucchiaio di Semi di Papavero e passa la paura (forse)


E’ ovvio guardare un girasole e pensare a Van Gogh, come lo è altrettanto guardare un papavero e pensare a Monet. Nonostante siano dei colpetti leggerissimi di pennello rosso è lapalissiano. L’occhio li registra come papaveri e difatti così è. Camille e Jean, moglie e figlio di Monet nell’indimenticabile dipinto, rappresentano proprio il riposo, la passeggiata e la spensieratezza. Un sedativo naturale visivo come le proprietà stesse del papavero. La presenza degli alcaloidi all’interno di questo fragilissimo fiore rappresenta un vero e proprio sedativo naturale. Nell’immaginario comune c’è questo connubio: papavero-oppio-droga; questa comune verità intrinseca ti stordisce di default quando davanti ti ritrovi un campo di papaveri. E’ innegabile che riescano ad esercitare un potere quasi coercitivo. Li fissi immobile. Dimentichi.

I semi di papavero, nella versione bianca  e nera, sono lodati per le proprietà calmanti del sistema nervoso nella medicina naturale. Come tutti i semi oleosi poi si sposano benissimo con le preparazioni di lievitati e difatti non è inusuale ritrovarli in meravigliose pagnottone ricoperte di semi di papavero; come tutti i semi oleosi poi diventano una ricca fonte di grassi e proteine ma non solo. Riserva di manganese, calcio, acido linoelico che sta un po’ per Omega 6 e una sfilza di vitamine dove primeggia la E. I salutisti non possono che idolatrare questo semino. Francamente a me il seme di papavero piace e pure tanto (ed anche alla mia focaccina!). Ha un gusto particolarissimo e si presta bene ad ogni sorta di preparazione. Sproloquio a riguardo proprio perchè in archivio mi sono resa conto di aver raccolto, senza rendermene conto, molto più di qualche ricettina ma un vero e proprio malloppone gigante. Fermo restando che si dovrebbe provare anche una semplice insalata di iceberg, arancia e semi di papavero o che ne so spinaci lessi semplicemente con qualche semino prima di servire (provate, santapizzetta!), siamo qui oggi tutti riuniti (tranne i miei neuroni) per l’ennesimo “sbolognamento” di roba in archivio; organizzata alla meno peggio senza nessuna connessione logica e gustativa vi propongo per la sezione “Ricette per ingrediente” qualche idea con questo semino dalle proprietà a dir poco strabilianti.

C’è da pensarci su e molto. Sarebbe un bene portarsi in ufficio una bella cucchiaiata di semi di papavero? Quando la collega ti racconta che ha perso tre chili mangiando cornetti, che ha cambiato il turno e sorpresa TADAN! l’ha cambiato con te senza avvertirti e si lima le unghie mentre rispondi al telefono. E’ il momento di una bella cucchiaiata di semi di papavero. Subito dopo un ceffone in faccia alla tizia, ma è un altro discorso che possiamo approfondire poi in separata sede.

 Con i semi di papavero si possono davvero fare dei chutney strepitosi e dei pesti intriganti dal vago sentore mediorentale (no. Non sto vaneggiando più del solito è che da quando ho il pestello in legno alleno i miei bicipiti colpendo violentemente. Immagino di avere davanti un volto random e mi diletto. Vengon fuori dei pesti talmente pestati che è una meraviglia e non occorre l’ausilio di elettricità. Altro che pungiball! Provate! Insieme agli spinaci lessi, sì). Questo per dire che sui semi di papavero avrò modo di tediarvi abbastanza (tranquilli. Poi li dimenticherò e vivrò la passione per la curcuma e dirò esattamente lo stesso non ricordandomi neanche più di aver scritto un post. E’ tutto sotto controllo. Non medico ma dovrebbe. Insomma basta!)

Le proposte di oggi sono:

  • Pesce Spada in Crosta di Semi di Papavero
  • Tofu in Crosta di Semi di Papavero
  • Macaron Speziati con Semi di Papavero
  • Cupcake con Semi di Papavero
  • Treccia con semi di Papavero
  • Tortino al Cioccolato con Semi di Papavero e Sesamo Nero

 Partiamo subito con il dire che La Ricetta della Torta al Cioccolato con Semi di Papavero la trovi cliccando qui >>> perchè a me questa versione stampabile piace. Il fatto che nessuno mi abbia detto che è un’idea strabiliante dovrebbe farmi supporre che dovrei sedare l’entusiasmo ma tant’è. Trascrivere le altre ricette sembra superfluo in quanto per il pesce spada occorre semplicemente massaggiare i tocchetti di pesce con olio e premerli su di un piatto dove si sarà raccolta una bella quantità di semi di papavero. Grazie all’olio e all’umidità del pesce si attaccheranno. Scottare giusto qualche secondo in una padella già calda e servire con gelsomino che è innegabilmente bello. Per la ricetta dei macaron ho usato la ricetta base di Felder (che potete trovare cliccando qui nella versione light stampabile. Continuo a ribadire che è l’unica idea razionale e pratica che io abbia mai avuto in vita mia). Una spolverata di semini prima di infornare e via. Per la ganache di imbottitura si può procedere secondo i propri gusti. Qui ho usato una semplicissima crema al sapore di cannella.

Per la treccia con i semi di papavero mi sono rifatta ad un impasto base di pane, spennelando poi con tuorlo e pioggia di semi. La preparazione del tofu in crosta di semi di papavero è imbarazzante per semplicità ed è una delle ricette che mangio più volentieri. E’ un po’ lo stesso procedimento del pesce spada ma senza irrorare di olio. Il tofu pressato su un piatto colmo di semi formerà questa crosta. Scottato  in una padella ben calda e spolverato di sale diventerà un ottimo pasto vegetariano/vegano e perchè no (?!) anche per i carnivori più incalliti. I semi di papavero conferiscono alla soia un sapore davvero ottimo che bisogna annoverare nella lista “da provare”. Un po’ come la torretta di asparagi, fragole e peperoni. La Ricetta invece dei Cupcake all’arancia e semi di papavero la trovate cliccando qui >>> Su quest’ultima spenderei giusto tre paroline. Il fatto che la rude arancia si unisca a questa finesse di seme rende spartano e al tempo stesso questo cupcake che ho trovato perfetto nell’impasto e nella consistenza. Lode lode e lode a questa edizione Cupcake di Luxury Books. Semplicemente perfetta. Da idolatrare almeno tre volte al giorno. Forse anche quattro.

E che la calma sia con noi. Om…om…ommm…ommmmmm*inspirare espirare

(bene vado ad uccidere il muratore. Ma prima ingurgito un cucchiaino di semi di papavero. Mi sentirò meno in colpa. Ommmmmmmmmm)

Habemus “MM” il Muffin Max!


 Non sto certamente dicendo nulla di originale ma è chiaro ai più che il cibo oltre ad essere correlato ai momenti più importanti della nostra vita diventi a tutti gli effetti tradizione, storia e blablabla. Un noioso bla. Bla. Bla che potrebbe blablare per lustri e lustri. Si comincia già dal menù a capire che ci saranno chiare difficoltà oggettive nella convivenza. Il menù del matrimonio. E’ chiaro che se la futura sposa vorrà dei finger food agli asparagi e fragole lui opterà per un bell’arancino con il ragù di cervo in salsa tonnata. E’ un copione che va seguito scrupolosamente. Se prima si parte con i convenevoli ” ma vabbè pucci trottoloso decidi tu “ e si continua con un “ma no trottolina patatosa sei tu la regina della casa” ci si ritrova su un ring a suon di cazzotti dove diventa quasi giustificato malmenarsi perchè cacchio no. La tartare di manzo la prozia della zia della vicina di casa non la mangia e il vicinato deve dire che ha mangiato benissimo! Che mai si è mangiato così bene ad un ricevimento.

Purtroppo dal basso della mia esperienza posso asserire che è proprio il menù l’apoteosi dell’apocalisse. Con il menù si decidono le sorti del futuro. A ben guardare, proprio come nel fondo delle tazzine dei caffè, si potrebbe pure predire se il futuro sposo sarà lo stesso che dopo anni, nel buio di una lampadina di 50 watt di una cucina country, ti dirà serafico ” ehhhh come faceva la salsa la mia mamma! Nessuno riesce ad eguagliarla”. Ammesso che io non bevo caffè e sul fondo leggo solo: “mettimi in lavastoviglie” posso altrettanto asserire che incosciamente io e il Nippotorinese ci siamo proprio voluti risparmiare questo dialogo davanti ad un fantomatico chef. Perchè se già è stato difficile essere seguiti da un bizzarro architetto ( e chi mi segue da sette anni sa a cosa mi riferisco. Purtroppo aggiungerei. Ma soprattutto chi mi segue da sette anni attualmente è ricoverato in una clinica psichiatrica a mie spese ma è meglio non divagare. cosa stavo dicendo? ah sì) figuriamoci la scelta del menù.

Per giorni ci siamo crogiolati sul colore dei divani. E ho vinto io. Per giorni ci siamo crogiolati sul colore della cucina. E ho vinto io. Per giorni ci siamo . Ok basta. Decido io. E vinco io. Non c’è tanto da girarci intorno. Sono un donnino predisposto al dialogo, è cosa risaputa. Accondiscente, soprattutto.

Indi per cui il menù dovrò deciderlo io. E non mi starà bene a prescindere pressochè nulla. Ora cosa c’entra il menù del mio matrimonio contando che nessuno mi ha chiesto di sposarmi?

Niente. Devo però lamentarmi in primis e mandare messaggi certamente non subliminali. Solo che non ho mica tempo per essere anche logica, io. Chi ripete Io pare sia egocentrica. SMENTISCO ! Io.io.io.io. Ho dei peluche da stirare e sono le dieci di sera. Ho mangiato azuki verdi come non ci fosse un domani e sto male. Tanto male. Avrei voluto correre un po’ sul tapis roulant ma pare che sia bizzarro farlo dopo cena e allora scrivo. Scrivo a raffica su non so cosa. No. In realtà lo so .

Insomma. Ricapitoliamo. Il cibo è correlato al  momento. Il cibo è importante. Il matrimonio bla.bla.bla. Ah sì.

Correlo dei momenti a dei cibi. E volevo correlare questo incontro con Max con un cibo. La cosa che più mi ricorda Roma sono le fave. Perchè papà dice che al militare in una trattoria magnava fave e pecorino cantando allegramente. Mamma ha un problema con le fave tanto quanto con le uova. Il Nippotorinese adora il formaggio e le fave fresche e alterna fasi “pecorinosardo-pecorinotoscano-pecorinoromano” passando poi a roba puzzosa e ricercata che ha vinto premi e bla blabla. In più durante il periodo di tesi ha studiato a Roma e  anch lui si concedeva fave e pecorino in una trattoria tipica. E tadan! Io amo le fave. Il pecorino no. Ma se fosse una pecora piccola maschio, sì quindi tutto torna.

Se penso a Max la prima cosa culinaria che mi viene in mente è il guanciale. Ma non la pancetta eh! Il guanciale. Quello vero che si mette nei bucatini all’amatriciana! Ma anche quella sua adorabile repulsione per questi cibi assurdi e poco tradizionali . E allora mi sono detto Muffin ! Il Muffin Max pecorino romano e fave !

Fingendo entusiasmo il Nippotorinese ha annuito leggermente. Mentre ero tutta gasata al grido di “Il Muffin Max!!! “; Non roteando gli occhi all’insù ma solo annuendo leggermente. Sintomo che era una stratosferica stupidata sì, ma che poteva essere di entità maggiori indi per cui. Ecco qui il muffin pecorino romano e fave ma senza guanciale. Perchè oggi di guanciale qui non ce ne era . Per onestà non ho messo la pancetta ma ammetto che fotograficamente avrei pure potuto farlo passare come guanciale. Insomma per dire che Il Muffin Max è un Muffin onesto. Bello e fascinoso Tradizionale e all’avanguardia, morbido e di carattere. Un Muffin assolutamente da provare. Come stuzzichino, brunch, finger food, apripasto, chiudipasto, inframezzopasto.Il Muffin Max è per sempre! Qualcuno mi dia un calmante perchè lo stato di gasamento è pari ad una ragazzina emo davanti  ad una bomboletta di lacca gel per ciuffi duri col 50 per cento di sconto.

Il Muffin Max manco a dirlo arriva sempre primo! E’ incredibile.

La Ricetta del Muffin Max al pecorino romano e fave la trovi cliccando qui >>>

Proposte di matrimonio e Mini Cupcake marmorizzati alla fragola con crema di gelato


Sabato è successo. Erano le sei del pomeriggio, proprio come gli anni che sono passati. La metà di dodici che sono poi i secoli moltiplicati per i millenni che ci amiamo e conosciamo. Ad un anno da una tragedia che ricordo solo io a dimostrazione della tua grandezza. C’erano scaffali colorati. Avevo da poco preso un cucchiaino con l’aeroplanino incorporato dicendoti se fosse il caso di. E tu senza farmi finire la frase hai detto “sì. è il caso di prenderlo”. Giravi tenendo in mano le buste perchè non vuoi che ne porti neanche una. Al massimo quella piccola semivuota come si fa con le bambine. Soppesi quale e poi decidi “va bene questa. Questa la puoi portare”. Ed è inutile che ti dica “dammene un’altra. Sei troppo carico”. Sorridi e ti volti.

Sabato è successo. Mentre parlottavo a raffica e ti raccontavo di come in Sardegna scarseggino i portauovo. Il piatto a forma di cuore, il portapane rosso a pois e guarda quella teiera! Ho sentito il tuo “Gi”, basso, profondo, serio. Mi sono voltata ed eri in ginocchio. Questa volta non per allacciarti le scarpe. Quella volta ho davvero creduto che me lo stessi chiedendo, salvo capire dopo 4 minuti buoni che i lacci  delle scarpe fossero sciolti e tu no. Mi stavi chiedendo se mi occorreva qualcosa per la cena. Stavolta però:

Eri in ginocchio ed io vedevo solo i tuoi occhi. Verdissimi. Di quel verde di cui non ho più paura. Intorno a noi delle persone.

Sabato è successo. Sei anni in sei frazioni di nanosecondi. Ho rivissuto tutto. Davvero tutto. Non avevo mai immaginato che avessi in serbo per me una sorpresa del genere. Chiedermi in sposa al reparto casalinghi della Rinascente. Sono arrivata a pensare che avresti intonato anche Lullaby dei Cure. Cantando. Ho immaginato di ritornare alla Rinascente ogni anno. In tutte le Rinascenti del mondo. Ho creduto che mai più avrei potuto vivere senza la Rinascente. Per un attimo ho immaginato che avremmo pure dovuto prendere casa alla Rinascente. E che magari avrei potuto cucinare lì. Dove vendevano le presine per la casa.

Hai aperto una scatola. Una scatola  Nera. Ho pensato la stessa che potrebbe raccontare minuto per minuto il nostro noi. Una luce accecante mi ha colpito e.

Ho creduto che fosse l’anello più orrendo che la storia ricordasse e difatti lo era. Orrendo. Una veretta pacchiana con un enorme sbirlocco incastonato tagliato male. Ho pensato che ti fossi fatto consigliare da un gioielliere ubriaco e due passanti emo al ritorno da un rave ma l’ho amato. L’ho amato sin dal primo momento. Mi hai detto “Gi….

“Sì Pi?”

“E’ la prima e l’ultima volta che te lo chiedo”

“Sì Pi, dimmi”

“Gi….mi vuoi fare un caffè? “

Premesso che non è romanzato il tutto e che ho (purtroppo) entità fisiche ancora visibilmente ridenti pronte a testimoniare, non è tanto il fatto che abbia avuto il coraggio di fare questo teatrino per una stupidata di tal portata ma no. Non riesco ancora a farmela passare.

Il caffè non lo faccio tanto male. Riformulo: il caffè lo faccio tanto male concordo, ma che senso ha se riesce meglio la macchina? Chiaramente dopo questa sfrontatezza epocale non verrà concesso l’uso della suddetta. Ho già tirato fuori la moka stamattina e fatto una “sorpresina” allo spiritosone della famiglia. Caffè con la moka, servito nella tazzina anello. Freddo. Freddo con un po’ di zucchero. Giusto agli antipodi dei gusti nippotorinesi. Stenderei ordunque un velo pietoso sull’accaduto. Fosse solo perchè non riesco a far entrare neanche l’anulare in quel maledetto aggeggio. Il mignolo sì però.

La ricetta che lascio oggi, prima della tappa odierna del Tour Pasquale, è un composto che potremmo definire base ma che riscuote generalmente parecchio successo proprio per la sua semplicità. Servito con le fragole al liquore, per gli amanti del genere alcolico un po’ stucchevole, l’idillio (è una componente, quella alcolica, che si può sempre evitare però).

La pallina di gelato sopra, scelta di un gusto piuttosto neutro non farà diventare il tutto ancora più lezioso (io, essendo entrata a pieno regime “Bimby”, ho accoppiato un sorbettino semplice al limone. Il contrasto limone fragola credo sia vincente da sempre)

A me di queste tortine interessa pressocchè nulla ma è innegabile che si prestino benissimo all’obiettivo. Non occorre neanche tanta coreografia intorno perchè emanano talmente pucciosità leziosa che ti vien voglia di abbracciarle e dir loro che andrà tutto bene. E lo faccio pure. Prima che arrivino gli altri perchè da quel momento in poi il loro destino sarà tuttaltro che un abbraccio.

Che io sia la vedova nera dei cupcake? Che li confezioni, imbellisca, fotografi e dia loro momenti di protagonismo e dolcezza essendo consci che non farò loro del male per poi. Per poi consegnarli nelle mani e bocche dei carnefici? Sì. Credo proprio che questa improvvisa scemenza possa trasformarsi in qualcosa di ben più serio. O è bello convincersene.

Nonostante il country intriso di olio ci attenda, La Rubrica di Hendrix per i bimbi intellettuali e Gourmet e quella di Mat per adolescenti impertinenti (continua a non piacermi la rima. Poco indulgenti? Insolenti non mi piace. Qualcuno mi aiuti. Le rime non sono mai state il mio forte), la verità è che a breve questo luogo neuronalmente insano si trasformerà in una Sorbetteria-Gelateria. Perchè non si farà altro. Non si farà altro.

L’ho già scritto che non si farà altro?

L’inciso del Lunedì Mattina: Visto e considerato che non mi ha capito Max quindi suppongo che sia impossibile da parte mia sperare di essere comprensibile. No. Non mi ha chiesto di sposarlo. Mi ha mostrato in un modo simpaticissimo l’articolo “tazzina con annello annesso” inginocchiandosi alla Rinascente e facendo davvero tutta quella pantomima. Chiaramente la tazzina l’ho presa. A mie spese, perchè qui si è donne d’onore. E ogni santo giorno fin quando non me lo chiederà davvero berrà caffè freddo zuccherato in quella tazza. CAFFE’ FATTO DA ME CON LA MOKA. Ha cercato di svignarsela con “giuro che mi vedo l’isola dei famosi. Una puntata per intero”. Ma no.

Io sono la vedova nera dei cupcake. Spietata. E senza cuore.

( e poi diciamocelo: chi è che vede più l’isola dei famosi? è finita l’era dell’insana voglia trash. In conoscenze e visioni)

From Flickr: Nuocio Gravemente alla salute (mentale). Bermi con cautela

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