




Biscotti al cioccolato sotto una glassa di? Cioccolato! (fantasia portami via)
Le cassatelle di Agira con Castagne e Cioccolato (orgoglio siculo mode on!)



Voglio blaterare su queste cassatelle per mesi. Ma che dico Mesi!? Anni! Ma che dico Anni?! Secoli! Ma che dico Secoli ! Vabbè basta.
Perché sono ottime. Sono una tradizione sicula, esattamente di Agira. Sono tra i pochi dolcetti che il Nippo ama. E pure il mio papà. E pure la mia mamma. E pure. E tutti. Le cassatelle di Agira sono davvero pazzesche! Ed io come sponsor ufficiale delle cassatelle non sono credibile perché nella mia vita precedente non mi piacevano. Ma solo perché non avevano cioccolato abbastanza. Suppongo che in questa versione avrei potuto abusarne fino alla fine dei miei giorni.
E’ insolita perché generalmente non vi sono le castagne ma il connubio con il cioccolato è imprescindibile. Avendo davvero pochissimo tempo a disposizione lascio la ricettaebastauffa. Ma davvero volevo raccontarvi di quando…
e poi di quando…
e di quando ancora…
e…
abbiamo tempo vero? abbiamo ancora tutta la vita davanti vero? 





La Ricetta (indicativa per 6 persone): 550 grammi di farina 00, 1 uovo, 2 cucchiaini di lievito in polvere, 200 grammi di castagne (anche surgelate), 2 cucchiaini di cacao amaro, 1 cucchiaio di uva sultanina (facoltativa), 100 grammi di cioccolato fondente minimo al settanta per cento, 125 di burro, 1 cucchiaio abbondante di latte e 1 dl di brandy (facoltativo altrimenti inumidire sempre con il latte), 125 grammi di zucchero al velo, pizzico di sale.
Cuoci le castagne (io le ho fatte bollire) con una foglia di alloro se ce l’hai e poi sbucciale quando sono fredde e passale con uno schiacciapatate. Se non ce l’hai frullale e rendile una sorta di farina. Preparare la pasta con la farina, il burro, l’uovo, il lievito e un pizzico di sale. Aggiungi un cucchiaio di latte e quando hai ottenuto una pasta molto compatta come se fosse per i biscotti avvolgila in pellicola e lasciala riposare almeno 20 minuti in frigorifero. Nel frattempo prepara il purè di castagne che sarà la farcia delle nostre cassatelle. Aggiungi il cioccolato tritato grossolanamente, il cacao, l’uva sultanina precedente ammollata per 12 minuti in acqua fredda, il brandy (o il latte per una versione analcolica) e mescola con cura. Prendi la pasta dal frigo e con l’aiuto di un coppapasta (se non ce l’hai anche un bicchiere andrà bene) dopo aver steso la pasta ricava tanti cerchi e solo nella metà metti il ripieno di castagne e cioccolato. Richiudi con cura pressando per bene e chiudendo le cassatelle. Disponile su carta da forno e poi cuoci per 10 minuti a 180 gradi statico. Non preoccuparti se ti sembreranno piuttosto bianchine. Ancora caldissime passale nello zucchero a velo in modo che si attacchi e perduri.
Fai raffreddare e servi queste ottime cassatelle.
I Maya avevano ragione


Ehi Maya! Sì sì dico a voi:
PRRRRRRRRRRRRRRRRRRRRRRRRRRRRRRRRRRRRRRRRRRRRRRRRRRRRRRRRRRRRRRRRRRRRRRRRRRRRRRRRRRRRRRRRRRRRRRRRRRRRRRRRRRRRRRRRRRRRRRRRR
Poveri Maya. Passati alla storia così. Come mentecatti stupidi e insulsi che segnavano la ics sul calendario al 21-12-2012 definendo la fine del Mondo. Noi stupidi Umani siamo capaci anche di questo. Di commercializzare, sbeffeggiare, ridicolizzare una grande civiltà che andrebbe ricordata e dovrebbe essere conosciuta per molto altro.
Davvero molto.
E allora tutti al cinema a guardare orrendi film. E allora tutti davanti alla televisione incollati ad ascoltare baggianate su “è nata prima la frittata e non l’uovo e la gallina” e “finirà il mondo alle 12.12 o alle 21.21″?
I Maya su una cosa avevano ragione però. La fine del mondo cerebrale è davvero arrivata e forse anche un po’ in anticipo. Non può che peggiorare. E’ il delirio dell’assenza neuronale. Dell’assenza del decoro. Dell’assenza della comprensione.
Questa è la vera fine del mondo. Niente acquazzoni che porteranno via case e palazzi mentre omini con le antenne verdi ci rubano l’iphone per comunicare con l’Area 51. Niente eruzioni vulcaniche con lave straripanti che bruciano palazzi e gente in fuga che si rifugia in tane antiatomiche con trentamile scatolette di tonno. La fine del mondo è questa.
Quella di credere alle stupidaggini rifuggendo dalla realtà e dalla reale bellezza della vita stessa. Quella di lamentarsi invece che combattere. Quella di credere che non ci sia nulla da fare solo perché si vorrebbe che fossero gli altri a risolvere tutto.
La mia personale fine del mondo la sto vivendo. Non poteva essere peggiore del resto. Mi facevano meno paura il vulcano infuocato, l’acquazzone tsunami che spazza via tutto. Avrei preferito quello che vedere mio papà così. L’omino verde che mi spiegava tutta la storia dei suoi parenti rapiti e sepolti nell’Aria 51 era nettamente meno spaventoso di pregare che papà riesca almeno ad alzarsi per la mezzanotte della vigilia.
Nonostante alla fine poi questa fine del mondo sia arrivata davvero per me. Io non demordo.
E faccio alberelli. Compro i regali per la tombola. Mi arrabbio pure se le luci dell’albero di Mamma non sono sincronizzate correttamente con il luccichio che piace a me. Perché le intermittenze non vanno certamente scelte a casaccio.
E tiro fuori i tovaglioli ricamati di nonna. Le tazze bellissime che mi regala SantaSignoraPina e un semplice rotolo (fatto milioni di volte insieme qui) che ritaglio ad alberello. Lo imbottisco di ganache al cioccolato e lo addobbo con le fragoline che SantoFruttivendoloOrazio mi porta da terre lontane (forse Maya?).
L’alberello di Feta e la schizofrenia alberellosa (malattia natalizia riconosciuta dalla Medicina Mondiale)


Non sapevo come adoperare una gelatina di Birra, gentile omaggio di un rappresentante di materiale elettrico. Bello no? Gelatina di Birra. Rappresentante materiale elettrico. Nippotorinese in Trinacria. Regali per lui. Sanno che non gli piace il cioccolato perché il verocioccolatoèsolopiemonteseoalmassimosvizzero. Sanno che non gli piacciono i cannoli. Sanno che non gli piacciono i pistacchi. Sanno che è UN ROMPISCATOLE. E insomma gelatina di Birra.
Questo è un piccolo retroscena inquietante che potevo pure risparmiarvi ma santapizzetta siete miei amici. Dobbiamo pur condividere tutti i dolori no? Anche e soprattutto quello di avere accanto l’uomo più complicato che il pianeta Terra, e il Sistema Solare tutto, abbia ospitato. Che detto da me pare essere follia ma vabbè.
Insomma gelatina di birra in frigo. Feta abbandonata. Perché sì il frigo piange. Non a dirotto e neanche a dirnove e dirdodici (è sempre una battuta che mi piace, pardon) ma a dir29438924823409834082043. E allora la sconsolata e abbandonata gelatina di birra venuta da lontano è finita sulla feta resa alberello con un trito di peperoni. Avevo anche troppi peperoni, sì. 















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