La Tavola del Bosco Incantato per augurarvi un Anno Magico ( Video)


 

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Come ti riciclo il cotechino: Torta Salata di Cotechino e Mela


Questa angosciante fotografia della zampotta di maiale, in formato zampone o cotechino poca importa, sul piatto di lenticchie mi ha perseguitato (non solo a me in effetti) e tormentato per tutte le Vigilie di Capodanno della mia vita. Quella fettina ingozzata a forza con cucchiaiate di legume “perché porta fortuna” verso mezzanotte, quando ancora si ha la bocca impastata di tartine al salmone, è la definitiva mazzata che ti fa seriamente pensare “all’anno prossimo non ci arrivo”. E’ lì triste, molliccia e grassa. Buttata su un piatto di lenticchie mortificate da un luogo comune squallido: più soldi. Bleah. Non ha mai fatto per me questa orrenda tradizione. Sin da piccola mi sono sempre RIFIUTATA categoricamente di assaggiare il cotechino. Non so neanche che sapore abbia.  Il Nippotorinese mi dice che quello fresco, comprato magari da Luiset vicino ad Asti, non ha niente a che vedere con quella zampotta cellulitosa (piena di cellulite sì. Conio termini) infilzata come in una pressoterapia dentro alluminio compresso. Come non credergli? E’ così felice con il suo cotechino fresco appena arrivato dalla Regione Piemonte. L’idea di doverlo cuocere per interminabili oreoreororeorore mi disgusta tanto quanto l’idea di dover vedere la triste fetta schiaffata (termine aulico) sul piatto di lenticchie. Perché il cotechino frescofrescofresco fa una puzzapuzzapuzza incredibile. Ma posso esimermi? Suppongo di no. Il Nippotorinese merita di mangiare come quando era piccino il suo cotechino frescofrescofrescopuzzosopuzzosopuzzoso.

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I Nocetti


Ho visto poche puntate di Bake Off e un po’ mi è dispiaciuto perché mi piace (e molto)  Ernst Knam; fosse anche solo per sentire qualche sua nota, consiglio o accorgimento sarebbe stato importante dal punto di vista culinarioculturale, mettiamola così. Questo format che in realtà si chiama The Great British Bake Off (trasmesso dalla BBC e campione in 12 paesi di tutto il mondo come ascolti) ha più o meno la stessa formula di Masterchef. Concorrenti, vite, giudici e prove ai fornelli ma questa volta solo dolci. La prima puntata non me l’ero persa e avevo apprezzato moltissimo la location che è Villa Arconati (Castellazzo) nel Parco delle Groane a Bollate e questa fotografia “non troppo italiana” dai toni romantici ed esasperatamente confettosi. Venerdì poi per sbaglio vedo la semifinale. Alla quinta puntata già la semifinale? Rimango lì stordita e inebetita pensando che non possono essere passate cinque già cinque settimane e mentre arriva la conferma che la mia vecchiaia galoppa verso i luoghi comuni più comuni (il tempo vola, non ci sono più le mezze stagioni e can che abbaia non morde), mi accorgo che sono arrivate le tre stesse donne che avevo individuato dopo le prime due ore di programma; ovvero la mamma sosia di Cameron Diaz (bravissima, e lo si notava già da come teneva il mattarello in mano), la decoratrice e la diciottenne. Tre appellativi un po’ troppo qualunquistici ma non ricordo assolutamente il nome. Rimedierò, pardon.

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Macaron? Ancora? Solo un’altra imbottitura semplicissima, va…


E’ la stessa luce del Panettone Salato(perso? clicca qui. E’ ottimo da tirare in testa ai parenti durante le vacanze natalizie); che poi le Tre Marie lo hanno fatto il Panettone Gastronomico e l’ho servito per la vigilia bello imbottito a strati (no. Non l’ho fotografato *disse dandosi un ceffone). Fatto sta che le luci saranno pure un po’ migliori e che la sera potrei pure fermare il tempo su qualcosa ma no. Non ce la faccio. Ho finalmente un motivo per amare il sole. In trentacinqueannifilati non ne avevo trovato uno. Adesso che ce l’ho ed è legato solo e strettamente alla fotografia, direi di proseguire verso questo cammino. Il mio animo vampiresco mal si sposa con quello da fotografa di fermatempo. Non troverò mai la luce giusta di notte. Ce ne è solo una. Ed è al mattino. Un ragionamento talmente semplice che mi spagenta.

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Natale su Instagram- Regali, apparecchiature, famiglia e sorrisi (solo un centocinquanta polaroid)


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La Tavola Fumetto per la Vigilia di Natale – Fermatempo


Della Tavola Natalizia Fumetto nella fase work in progress ho parlato qui. L’organizzazione e la sistemazione dei tavolini di servizio. Il menu e le piccole accortezze sino ad arrivare agli “assiomi” irrinunciabili e must have. E’ stato un successone incredibile tanto che mi sono pure commossa (e molto) quando la Dottoressa Suocera a fine serata ha ritagliato a forma di tovaglietta il suo spazio insieme a quello di Piola per ricordo. E poi uno a uno i personaggi (di noi) che avevo disegnato come fossero segnaposto fumettosi. 

Un’idea talmente semplice come fosse uno scarabocchio che diventa protagonista. Ricordo. E unione. La tavola fumetto non mi abbandonerà mai. Più.

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