Moules Frites



 

Questo piatto il Nippotorinese lo conosceva eccome, al contrario di me. E certo. Mentre io ero a Favignana, Portopalo, Lipari, Pantelleria e Linosa a ustionarmi con sessanta gradi all’ombra con papà, mamma e i nostri amici di sempre, lui era bello fresco in calzoncini tra i Castelli della Loira, i prati svizzeri, a mangiare currywurst e in colonia a Londra. Due infanzie diametralmente opposte. Le cozze di Messina, quelle nere e saporite, a me piacevano e molto. Non quanto alla mamma che ne mangerebbe qualcosa come sessanta chili a pasto, ma non disdegnavo affatto i frutti di mare, anzi. Le ostriche, i fasolari e le cozze (le vongole no, ecco) insieme ai cannolicchi erano i miei preferiti (ma rimango fedele al mio ricordo più ancestrale e continuo ad asserire con fermezza che semmai dovessi rimangiare il pesce in un’altra vita sarebbe sempre e solo baccalà. Ma le ostriche. Uhquantomipiacevano *sospiro).

Insomma per dire che mi imbatto in una lettura. Si parla di un mercatino delle pulci famoso in tutta Europa che si tiene il primo week end di Settembre (quindi proprio in queste ore) e la mente va a quello visitato con papà e mamma tanti anni fa. Papà mi comprò tantissimi francobolli. Quanto ero felice. L’indomani sarei andata a Eurodisney. Mi chiedo spesso se potrò essere mai più nella vita felice come allora. In questo viaggio-diario-memoria che è ormai il blog mi sono detta che volevo assolutamente fare un piatto dedicato alla Francia per diverse ragioni ma le principali e le più importanti sono proprio quissù (quissù si adopera sempre troppo poco ed è una parola deliziosa). Nel ricordo del piccolo Nippo tra i prati e il sorriso di papà in quel mercatino di Parigi.

Le Moules Frites pare siano un piatto tipico in realtà del Belgio ma largamente diffuso nel Nord della Francia. Moltissimi ne sono ghiotti in quanto è semplice ma gustoso. Viene servito in moltissimi ristoranti, dal più economico a quello più lussuoso e soprattutto nelle friteries come vero e proprio cibo d’asporto, quindi rientra senza alcun dubbio nello Street Food Mondiale più rinomato. Le patatine fritte fatte in casa (io ho adoperato le patate che mi ha portato Nonna dalla Sagra delle Patate tenutasi in provincia di Cosenza, che richiama visitatori da gran parte della Calabria del sud in quanto manifestazione importante) in connubio con quella che noi chiamiamo in Italia impepata di cozze diventano irresistibili per turisti e non. Facendo un giro sul web ho visto che ci sono parecchi entusiasti tra forum e blog soprattutto stranieri. Le patatine sono aromatizzate semplicemente con sale e pepe e il brodino delle cozze è semplice vino bianco secco e aglio, ma come base al posto dell’olio c’è l’onnipresente burro, va detto. Ci sono variazioni con il sidro e lo zafferano e c’è chi si avventura pure con pezzetti di formaggio Roquefort, ma le vere Moules Frites sono così: semplici, gustose e di facile preparazione.

La città di Lille si è “prepotentemente” (voci di corridoio, che nessun abitante di Lille ce l’abbia con me, uff) appropriata del piatto e ne ha fatto proprio simbolo della grande Fiera-Mercatino di Settembre di cui blateravo quissù (volevo dirlo di nuovo, scusate). Mini ricerche non mi hanno portato a nulla, a essere onesta. Nel dubbio credo che ci sia una storia dietro e che la città di Lille abbia tutti i diritti di sventolarlo come piatto tradizionale del luogo (un po’ di ottimismo e fiducia verso il prossimo!). Considerato che il Nippotorinese vuole portarmici, prometto di indossare le vesti di Sherlock Holmes e indagare su queste famigerate Moules Frites.

Insomma per preparare queste Moules Frites occorrono pochi ingredienti ma buoni:

1 chilo di cozze, 2 spicchi d’aglio, burro, vino bianco secco, prezzemolo (o dragoncello o quello che preferite), patate.

Sulle patate poco da dire. Listarelle e via di frittura.

Pure sulle cozze non è che ci sia un granché da dire ma. Fai imbiondire l’aglio nel burro (c’è chi usa la cipolla e fa addirittura una sorta di battuto adoperando il sedano ma la carota no) e aggiungi le cozze ancora chiuse. Lasciale cuocere giusto il tempo che iniziano di aprirsi e aggiungi due o tre bicchieri di vino sfumando prima un po’ e lasciando andare la cottura. Quando saranno completamente aperte spegni e versa su il prezzemolo (pepe nero o spezie che preferisci). Il brodino delle cozze non va buttato! Non sia mai! Se proprio vogliamo dirla tutta è proprio lì il buono e qualche italiano ci potrà pure andare di scarpetta (che tutti i Francesi mi perdonino per questo!).

La differenza con l’impepata manco a dirlo risiede proprio nello scontro titanico olio vs burro.

 

Gamberi al Curry in latte di Cocco con il Pomodorino Cirio


Doveva essere una VideoFumettoRicetta questa ma volevo ringraziare subitissimo  la Cirio che oggi  mi ha dato il grande onore e piacere di far comparire ancora una volta Maghetta mentre pasticcia con i Superbuonissimi Pelati proprio nella pagina Facebook di Cirio. Esattamente qui, qualora volessi lasciare un commento del tipo ” noooooooooooooo basta! non ne possiamo piùùùùùù di maghetta” ). Facciamo quindi questa ricette a puntate.

Oggi lascio la descrizione e gli ingredienti e ben presto comparirà la VideoRicetta sul Canale Youtube. 

 

Ingredienti per 4 persone circa:

  •  450 grammi di gamberoni freschi (vabbèdaianchesurgelatinonlodireanessuno)
  • 300 ml di latte intero
  • 300 ml di latte di cocco
  • 100 grammi di pomodori pelati (ho adoperato i Pelati della Cirio perché sono in un rapporto di amorosi sensi con il Pomodorino più buonodelmondo! Seguilo su Twitter e Facebook perché merita. Social_mente interessante come pochi. Evviva il PomodorinoCirio! Datemi una P. Datemi una O. Datemi una M. Datemi un po’ di valium. Devo calmarmi)
  • (tra l’altro ho il grande onore e piacere di vedere Maghetta
  • 50 ml di panna da cucina (ohlanonlausomai. E’ contro la mia religione ma ho dovuto)
  • 50 grammi di mandorle spellate e tagliate a lamelle
  • 50 grammi di uvetta passa ammollata in acqua fredda per 10 minuti (e strizzata)
  • 2 cucchiai di curry
  • 1 cucchiaino di zucchero semolato
  • 1 cipolla bianca
  • un po’ di aneto, un cucchiaino abbondante di cumino, un po’ di curcuma e sale grosso macinato sul momento

Fai soffriggere la cipolla tritata molto finemente in una padella adoperando del burro come grasso (non troppo). Aggiungi l’aneto, il cumino e i pelati e poi la curcuma, il sale  e il curry. Poi lo zucchero. Unisci poi i gamberi girando per bene e infine il latte di cocco che dovrà raggiungere il bollore. Versa infine la panna e se la possiedi sarebbe perfetta anche la pasta di curry (non è di difficile reperibilità. Nel caso bastano due cucchiaini non troppo colmi).

A fuoco dolce cuoci tutto per bene. Non devono cuocere molto questi gamberi ma semplicemente insaporirsi di latte, panna e spezie. Il risultato deve essere cremoso e con un delizioso sughetto dove intingere poppadoms o pane mediorientale.  Solo alla fine aggiungi l’uvetta e le mandorle. Doneranno quella nota croccante in più.

Ci vediamo in settimana per la Videoricetta!

Non adopero molto spesso la panna in cucina (leggi:mai). La demonizzo in quanto al Nippotorinese non è particolarmente gradita (Nanda vivrebbe di tortellini pannaprosciuttolardo, pastapannasalmone, pannapanna, panna con panna e minestrone con panna). Nella cucina indiana poi a parte l’onnipresente latte di cocco si trova non troppo di rado come tutti sanno lo yogurt naturale. Ecco. Anche per questa elaborazione sarà un ingrediente perfetto e vincente.

Nella Rubrica la Libreria di Iaia quando ho parlato della Summa Indiana in formato libro (esattamente qui) ho cucinato per l’occasione il Salmone con lo yogurt che è poi rimasto come una delle ricette ricorrenti quotidiane e che stupiscono moltissimo gli ospiti. Ogni volta che preparo queste delizie speziate al Nippotorinese torna sempre in mente il suo coinquilino indiano in quel di Tokyo; soprattutto quando preparava a lui e agli altri amici delle cenette indimenticabili.

Sono rimasti in contatto e mi sa proprio che bisognerà disturbarlo per il Pollo Tandoori e pure per qualche consiglio sul fronte spezie. Per i palati apparentemente più ostici (che lo sono solo nei confronti “dell’innovazione”, e dell’etnico in genere) questa è una di quelle ricette da far provare in modo che possano ricredersi:

più che immediatamente.

Altre ricette indiane?

Tortilla de patatas y cebolla


Ingredienti per 4 persone circa: 4 patate di media grandezza, 1 cipolla bianca grande, 5 uova di media grandezza, 1 bicchiere non troppo colmo di olio extra vergine d’oliva (crepi l’avarizia). Chorizo per una versione ancor più leggera (c’è del sarcasmo, sì).

Sbuccia le patate e la cipolla e taglia tutto a rondelle sottili. Versa l’olio nella padella e quando è caldo fai dorare la cipolla e le patate insieme, avendo cura ovviamente di non bruciacchiare tutto (chi dice che bruciacchiato è buono si becca un ceffone. Fa male santocolesterolo!). Aggiusta di sale. Nel frattempo in un recipiente sbatti per bene le uova con del sale. Quando le patate e la cipolla sono cotte scolale dall’olio e aggiungile alle uova sbattute. Mescola tutto per bene e rimetti sul fuoco in una padella piccola con pochissimo olio della frittura delle patate che hai messo da parte. Scuoti pian piano la padella fin quando la tortilla non si compatta. Deve cuocere a fuoco dolce ma non troppo e deve essere capovolta quando la parte inferiore è cotta. Sei-sette minuti per lato dovrebbero essere sufficienti. Servi caldissima la tortilla de patatas y cebolla e raccogli tutti i sacrosanti complimenti.

 

Tabulè alla menta con olio extravergine d’oliva Sardo e limone di Sicilia




Sì uff. Lo so che sono già in estremo ritardo, rispetto al mio solito modo di programmare le cose (leggi: cominciare con le ricette di Natale subito dopo Halloween), e dovrei già essere qui a parlare di Carote, coniglietti e pastiere immersa in Tour Pasquali italiani e internazionali ma.

Ma ho adoperato la saliera-pepiera a forma di coniglietto per questa Ricetta della Rubrica Pappamondo, quindi un po’ è come se facesse parte dell’inizio ufficiale pasquale, no? Intravedo facce perplesse. E’ possibile?

Sul Cous Cous qui si è parlato talmente tanto che occorrerebbe giusto un piccolo riepilogo; che farò più sotto rievocando deliziose ricette. Il Cous Cous è diventato inoltre quasi una “firma”, in particolar modo se si tratta di quello alla Norma. Non parlerei proprio di cavallo di battaglia, perché il mio rimane sempre e solo uno: il caffè (quanto sono simpatica?), ma. Il Cous Cous alla Norma è una delle cose che mi vengono maggiormente richieste (sottotitolo: e che mi riescono meno peggio). Mamma impazzisce per l’insalata di Cous Cous alla Soup and Go, di cui ho parlato qui e ho fatto anche la Videoricetta che se ti fa piacere puoi vedere qui. Il Tabbouleh o Tabulè o Taboleh o Tabuli (in arabo تبولة‎) è una pietanza anch’essa araba, che somiglia per certi versi, come uso e consumo, al Cous Cous stesso. Diventa base, primo, accompagnamento e fido alleato in cucina.

Continua a leggere

Key Lime Pie – La Terza Ricetta di American Horror Story



Sulle origini della Key Lime Pie si potrebbe ticchettare per un’infinità di tempo. Raccogliendo qualche informazione in questi anni tra rete, televisione e programmi culinari (Bourdain compreso. Si è capito che voglio manifestare in questi giorni la mia passione per Bourdain? Alessandro Borghese, passerà. Amo solo te, lo sai), letture, enciclopedie culinarie, varie ed eventuali mi sono fatta poi un’idea tutta mia mischiando il frullato di informazioni che ricordo e non. L’origine è fatta risalire senza ombra di dubbio alcuno al diciannovesimo secolo e precisamente nel Key West in Florida; pare che la maternità e la leggenda voglia attribuire questa famigerata preparazione alla “Zia Sally”, bravissima cuoca del Signor Curry. La particolarità di questa torta è l’uso del latte condensato; la cosa potrebbe fare rabbrividire molti perché non è che ci siano così tanti fautori di questo prodotto. Bisogna comunque ricordare però che il latte in qualche modo doveva essere conservato quando non c’era la consegna SDA in 24 ore da continente a continente nel nostro meraviglioso cielo attuale inquinato e malato come la terra (e io sono la prima ad aver mangiato fragole ieri venute da chissà dove e alzo la mano urlando “è anche colpa mia”. Mi do pure un ceffone, va). Il latte per essere conservato in scatola aveva bisogno dello zucchero.

La Key Lime Pie è apparsa da poco “nella mia vita”; anzi a dirla tutta non saprei identificare neanche esattamente quando ma se dovessi darle una connotazione specifica direi: Cri e Dexter. Ricordo che in una puntata (quando ancora Dexter mi piaceva e interessava. Adesso ho abbandonato letteralmente perché la piega telenovela “lo sa pure la sorella” mi ha infastidito e ho mollato tutto. NON ACCETTO UGUALMENTE SPOILER O VI ACCARTOCCIO COME LAURA PALMER, EH?! Mi calmo. Respiro con il naso) c’era proprio una sorta di “gara” per la ricerca della Key Lime Pie perfetta. Una vecchietta in un letto di ospedale e basta. Questi sono i fantastici elementi che i cassettini (rotti) della mia memoria hanno conservato.

Continua a leggere

Donuts


doughnut or donut (/ˈdoʊnət/ or /ˈdoʊnʌt/) (see spelling differences) celodicewikipediaeh.

Morbidi ciambellotti ricoperti di glasse, colate di cioccolato, zuccherini, schifezzuole varie e tanto tanto tanto tanto altro in termini di codette, perle di zucchero e soloilcielosacosa.

Passano alla storia (ma neanche tanto) per Homer Simpson e la sua smania di fagocitarne quintalate ma se devo proprio essere onesta a me il Doughnut o Donut come vogliamo chiamarli fa solo venire in mente una scena:

poliziotti in borghese (e non) dentro macchina americana. Orrido caffè. Scatola bianca ricolma di ciambellotti e una notte trascorsa sul sedile raccontandosi di lavoro, donne e segreti inconfessabili. Mentre il serial killer sta uccidendo una vittima a caso. Per dire.

Continua a leggere