I biscotti uovosi Pasquali con le perle di zucchero


Fervono i preparativi pasquali qui. Il pezzo mancante della famiglia sta per approdare da Caselle a Fontanarossa e il nostro augurio è solo che il mio papà riesca a pranzare con noi. Niente di triste per carità. E’ da deboli lamentarsi e frignare. Solo obiettività e consapevolezza. Che è nelle piccole cose la felicità. Una colomba via flebo è poco auspicabile; e per quanto la forza, il sarcasmo e l’ironia possano accompagnarci, è lacerante ugualmente tanto da diventare quasi un atto eroico sopportare. Posso avere un mantello? Grazie.

La maschera già ce l’ho e la porto benissimo. Ma vorrei anche un secondino passare al gradino successivo: volare via per qualche minuto.

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Torta di Carote, Zenzero e Arance senza latte, burro e uova (che dire vegano fa paura e moda, va’)




  • Ricetta: Dolce

  • Categoria: Vegana

  • Difficoltà: Bassa

  • Porzioni: 10/12 Teglia Ciambella da 24 circa

(mi riprometto sempre di farlo ma poi. Entro il 2078 ce la farò con la legenda)

Un’altra torta-ciambella-prodotto da forno con le Carote? Per Pasqua? Fantasia portami via; ma è pur vero che nella foto non ho messo neanche un coniglietto che è poi il vero colpo di scena odierno. Dopo la Carrot Square Cake di California Bakery e una delle classiche declinazioni della Carrot Cake ammerigggana di American Bakery potevo esimermi dalla prova provata che pure la versione vegana non avrebbe avuto nulla da invidiare? Assolutamente no. Posso esimermi poi dal non segnalare altre gustosissime Torte alla Carota eseguite dalle mie amiche preziosissime? No. E, infine, posso non rimproverarvi e picchiarvi sulle dolci nocche delle vostre falengette (?) qualora voi non le seguiste in ogni dove? NO (sono un po’ nervosa o sbaglio?).

(vuoi segnalarmene qualcuna? Fai solo un’enorme favore a un’anziana donna metereopatica che stamattina con il sole è caduta in depressione)

(cado in depressione con il sole, sì)

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Carotine bollite con salsa di senape e miele sotto una pioggia di sesamo


Con meno di quaranta calorie per 100 grammi e tanti microgrammi preziosi di polifenoli, che dovrebbero aiutare anche le prestazioni del nostro cervello (me esclusa), le carotine bollite seppur surgelate rimangono uno dei miei pasti preferiti. Dico pasti perché ne mangio circa quattro chili. Qui in casa se ne fa un larghissimo consumo seppur principalmente crude (inconsciamente sono votata al raw). Il Nippotorinese ama le carote crude tagliate a listarelle con formaggio cremoso, dal più commerciale al più ricercato, mentre a me fanno impazzire con la senape meglio se Maille.

La versione cotta e mignon come questa che mostro oggi era la preferita di Agata. Ricordo che ormai sette anni fa riuscì (non so come) a trascinarmi in un villaggio turistico; avventura per altro documentata su Flickr visto che avevo un nano da giardino nel portabagagli e tanta voglia di ticchettare i miei tormenti al ritmo di danze vergognose latinoamericane. Dovrebbero esserci pure dei video di Ferragosto con gente in abito da sera a bordo piscina. Il mio animo trash in quell’occasione decollò verso l’infinito vista la gioia di poter abusare visivamente di cotanta zarraggine (c’è un po’ di piemontese ormai in me).

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Carrot Cake! Ancora? Sì.



Ho parlato della Carrot Square Cake di California Bakery il primo di Aprile qui. Questa versione è pressoché la stessa stando a ingredienti, esecuzione e composizione, per certi versi. L’impasto risulterà però meno sbricioloso, più umidiccio e meno saporito (forte). Delicato potrebbe essere il termine mediamente appropriato. Stando ai sondaggi casalinghi e a una mia personalissima considerazione estetica, dovendo scegliere rifarei senza ombra di dubbio la prima versione, ovvero quella di California Bakery.

La versione odierna potrebbe mettere meno in imbarazzo i vostri ospiti che con porzioni ridotte a quadrotti/rettangoli/cuori/conigli (a mo’ di brownies, sì) non dovranno disseminare come novelli Pollicino tutto il vostro salotto per ritrovare la strada verso il buffet. La crema poi, avendo al suo interno anche del burro,  può essere pensata per essere arricchita con diverse spezie, a patto che siano in armonia con quelle dell’impasto. Un’idea perfetta per una colazione, brunch o merenda Pasquale (e per tutto l’anno) dove l’elemento carotoso di certo non può mancare.

I decori faranno il resto. In giro al momento si trovano più coniglietti, uova e fiori che altro.

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Un Ro(sa)tolo che sa di P al quadrato: Primavera e Pasqua



C’è un sito dove si possono acquistare titoli intelligenti per post riguardanti il Food? Grazie.

A me questo rosa mette una pace interiore e una tranquillità che mi viene voglia di afferrare una mazza ferrata e uccidere qualsiasi entità vivente che mi gira, per sua sfortuna, intorno. Ah no. La Pasqua, i coniglietti, le farfalle, le rose e la tenerezza. Giusto *disse colpendosi le nocche delle manine con un piccolo cacciavite americano da borsetta.

Dicevo. A me questo rosa piace moltissimo. Riesco senza alcun problema a quietare la mia anima nera e il periodo poco divertente che sto vivendo (sto andando bene? Poso il cacciavite?). I colori pastello del resto riescono sempre ad ammorbidire anche i caratteri più spigolosi (che posano la sega elettrica e afferrano la mazza ferrata. Si sporca meno, si sa). Pasqua che è per antonomasia l’esplosione primaverile e di colore anche in tavola, con l’arrivo della frutta (s)oggettivamente più affascinante, porta quindi quel tocco estremamente glamour ed etereo; che contrasta fortemente con la decisione del rosso, marrone e ocra tipicamente autunnali. Le stagioni in fondo altro non sono che una tavolozza di colori. Diversi mesi fa sfogliando un catalogo di pantone avevo proprio avuto questa sensazione. Ero partita da un verde bosco intenso che per la prima volta non mi aveva terrorizzato. La sensazione era stata quella della pioggia bagnata che vira a diventare marrone. Sul finire dell’estate e all’avvicendarsi dei primi venti autunnali. Un calendario di colori e sfumature per i trecentosessanta giorni dell’anno mi è apparso. Come se fosse sfogliato dal nulla del vento. Verde bosco, arancione, ocra, nero, rosso. Blu e azzurro. Tuffi nel mare di Portopalo.

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La Regina Pasquale. La Pastiera Napoletana, sì. Ma con la Quinoa.



Di Pastiere Napoletane in questi anni ne ho provate tante-tante-tante-tante e tante (e tutte-tutte-tutte sbagliate, sottotitolo). Ne ho parlato così tante-tante-tante-tante volte che nella casella “cerca” di questo blog mettere “pastiera” potrebbe far saltare in aria l’archivio; il che non sarebbe a prescindere una brutta notizia. Sarà che nel mio immaginario culinario dolciario rappresenta in assoluto una delle cose più buone che io abbia mai mangiato nella  vita precedente.  Dopo la versione della Pastiera Napoletana nel bicchiere che ho eseguito per un articolo su Style e che trovi qui, e dopo quella con relativa ricetta segretissima di Alessandra Milù, avevo proprio voglia di fare l’ennesima versione; confesso una totalmente vegana (Napoli perdonami ancora una volta! Valeeeee noooooooo!!! Non spaccare il monitorrrrrrrrr. CALMA).

Ne esistono di Pastiere Napoletane vegane, eh. Mica si stava aspettando me; non è una giustificazione (o forse sì) al sacrilegio ma più che altro un dato di fatto che potrebbe far cadere in depressione cosmica i puristi. Va detto però che non tutti, convinzioni etiche-alimentari a parte, possono però provare questo eccelso prodotto dolciario; ergo per chi ha intolleranze di vario tipo è sempre bene provare e conservare poi nel ricettario di casa un’interessante alternativa (vi sto convincendo, eh? no. ok).

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La “Carrot Square Cake” di California Bakery



L’Etna ha pochissima neve ormai e il 21 Marzo è arrivato senza che me ne accorgessi. In pratica mentre mi dicevano che il parquet non bastava e che le porte interne avrebbero ritardato il loro ingresso in casa di altri due mesi. Indosso una maglietta di forever21 dove su c’è scritto “Like a Boss”; forse più per ricordare la mia indole che finora è stata chiarissima senza alcun promemoria. Nonostante manchi ancora un bel po’ per i fatidici “anta”, che non sono quelle di vetro dell’armadio che mi monteranno domani, ho capito perfettamente in questi mesi cosa significhi diventare grandi. Avere pensieri. Avere problemi. Avere situazioni da chiarire. Avere circostanze noiose non dribblabili (fortuna che continuo a coniare idiozie come a dodici anni). E fin qui un bel “efffinalmente” me lo dico da sola.

Poi improvvisamente qualche volta il cuore si dirige verso un posto magico che mi fa sussultare. Esattamente quando viene nominata la stanza dei bottoni. Ovvero quella che ho identificato nella camera del passato-presente e futuro. E che in sé ha tutto il potere, pertanto: la camera del bimbo; che a me piace chiamare ridacchiando nervosamente “la camera dell’alieno”. Nessuno capisce perché e allora si fermano e mi guardano con quegli occhi dove leggo “oh ma questa è scema davvero”. Ma come altro vuoi chiamarlo un esserino latrante rugoso morbidoso che si trasforma dentro il pianeta pancino e che al momento si trova in un iperuranio parallelo a forma di idea?

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