Biscotti e Torte nei Barattoli per Natale


Non c’è stato un “luogo virtuale”, che tutto è fuorché lontano in termini di  emozione e amore, dove io non abbia raccolto centinaia di messaggi che odoravano di calore e dolcezza. Confesso che mi hanno ancor più avvolto in una fitta e taciturna stretta quelli solitamente assenti e silenti. Comparsi per magia tra abbracci e consolazione. Non ci saranno mai grazie abbastanza ma non per questo smetterò di ripeterlo.

Grazie. Come anticipavo dalle poche, perché tante ahimè ne occorrono, parole di ieri ci attende un periodo di guerra dove bisognerà sfoderare falsi sorrisi, veri dolori e spade infuocate. Senza paura. Affrontando sempre il mostro senza mai perdere il colore delle sue orride pupille.

In maniera del tutto presuntuosa avevo sentenziato che sapevo già cosa avrei fatto e dove sarei stata il 12.12.12 alle 12.12. In realtà potrei essere ovunque tranne che nel luogo dove avrei immaginato di festeggiare ma poco importa.

Quello che conta di più è lottare. Sempre.

L’orrido essere non mi vedrà affranta su una poltrona a frignare su quello che sarebbe potuto essere perché sarà. E mi troverà con in mano un barattolone natalizio chiuso dal bellissimo tovagliolo del Tiger Store con tanto di Omino di Zenzero. Tiè.

E’ un’ottima idea regalo quella della torta (o biscotto-o dolcetto-o qualsiasicosa) nel barattolo. In pratica si sterilizza per benino un barattolo (anche di marmellata rimasto o qualsiasi cosa si abbia in casa) e ci si infilano dentro tutti “gli ingredienti secchi” ovvero la farina, zucchero, lievito, cacao in polvere, frutta secca, qualsiasicosa. A fianco si trascriverà la ricetta che necessiterà certamente degli “ingredienti liquidi”, ovvero le uova, latte, burro e quant’altro.

Il gioco è fatto. La formula è carina e nasconde un significato ancestrale difficile da ammettere ma che diciamolo non è poi così intrinseco “fattela tu la torta cheionuncihotempo!” (dolcissimo no?). Un barattolino che nasconde insomma la volontà vera di donare qualcosa e la spada di Damocle in formato clessidra e tempo che attanaglia tutti noi.

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Cupcake Ribes e Kiwi


Trovo questo post nell’archivio 2011. E. Lo pubblico, ecco. Come fosse uno zombie resuscitato. Quale migliore occasione del resto?

L’idea di Cupcakeland, o Muffinland che dir si voglia, prende forma e storie di Cupcake psicopatici e Muffin pericolosi con sceneggiature ben precise che stanno venendo giù.

Il tapis roulant diventa luogo sicuro dove poter lasciare andare idee e pensieri. Se certe volte ascolto della musica a volume sconsiderato per dimenticare un po’ il dolore al polpaccio, altre volte cado nel silenzio totale dove rimbomba solo lo scandire dei passi sul rullo. Con quel ritmo di velocità 6 a 5 km/h con pendenza prima 3 sino ad arrivare a 5, costruisco le storie che scendendo disegnerò. Senza riflettere o cambiare troppo quello che l’istinto mi ha donato sotto forma di visione, vedo scorrere storie, personaggi ed evoluzioni inaspettate. Io stessa mi stupisco dei colpi di scena mentre dalla Sigg sorseggio un po’ di acqua che non dovrebbe essere fredda come è.

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Praline speziate


Mercoledì le praline al cioccolato bianco e tè matcha e oggi? Praline con mix di spezie. Quelle che piacciono di più. Ho messo cardamomo, paprika e zenzero ma si poteva mettere davvero di tutto e di più e in quel di più c’ è pure più acqua perché esagerando non si potrà che irrora il tutto con autobotti di acqua.

Adoro servire il tè (anche a primavera, perché no?) o le tisane di cui sono ormai schiava con queste praline. Le formine di silicone sono davvero infinite e di qualsiasi forma, altezza e larghezza. Queste ad esempio le trovo particolarmente glam e se in bianco rendono meno, o almeno così mi sembra, nella versione scura mi convincono di più. Geometrie cioccolatose perfette da abbinare alle tisane, infusi e tè o semplicemente da offrire a chiusura di una cena.

Il Nippotorinese non chiude mai una cena o un pranzo senza aver smangiucchiato qualcosa di dolce ( maledetto! se lo può pure permettere grrrcherabbia!) e per questo motivo quando non riesco a fare qualcosina io, pur lui ripiegando senza lamentarsi assolutamente in qualcosa di confezionato o pasticceria, un po’ mi dispiace. Ecco però che mi corrono in aiuto le praline perché oltre ad essere semplicissime da preparare sono sempre diverse. Le formine poi , massimo dodici bocconcini, non durano tantissimo e con cento grammi posso farne di diverse tipologie e variare ogni giorno. Cosa che gratifica le mie manie di perfezionismo e le sue di voglia e golosità. Ho notato che con le spezie opportuntamente macinate e fresche il sapore cambia e pure molto . Si amalgama davvero meglio al cioccolato fuso. Non vedo l’ora di provare la versione con le caramelle violette proprio come fanno nell’azienda delle Pastiglie Leone. Un cioccolato finissimo piemontese con dentro cristalli di zucchero di violetta. Chic e ricercato ma cosa più rilevante: davvero particolare ed intrigante. Avevo trovato delle violette di zucchero in via Lagrange durante la mia ultima capatina ma erano state fagocitate velocissimamente neanche il tempo di arrivare a Piazza Statuto, ergo devo assolutamente procurarmele. 

Aggiornamento su Kodomoland, la Rubrica dei più piccoli del Gikitchen:

Ci sono le polpettine con la philadelphia facilissime da preparare e sicuramente divertenti. Perché sono certa di poche cose della vita ma sul fatto che i bimbi si divertano a fare le polpettine ho pochi dubbi.

Diffidate sempre dai bimbi che non fanno le polpette. SEMPRE !
(cosa sto dicendo?)  

Per la ricetta facilissima delle polpettine con la philadelphia clicca qui  e vieni a Kodomoland con me >>>>

Ancora Praline, sì (Cioccolato bianco e tè matcha)



Non che ci sia bisogno di blaterare ulteriormente sulle praline aromatizzate perché l’ho già fatto con le praline alla cannella (clicca qui), con quelle pasquali a forma di coniglietto al cioccolato fondente (clicca qui) e con quelle al tè matcha e cioccolato fondente (clicca qui), senza dimenticare il White Day con le praline al cioccolato bianco e pepe rosa (clicca qui). Potevo forse non fare quelle al cioccolato bianco e tè matcha? O per meglio dire  potevo non  mostrare una delle infinite variazioni? La risposta è: sì potevo evitare ma non sarei la persona egocentrica, stakanovista ed esibizionista che sono ergo eccole qui. Questa volta piuttosto che amalgamare bene il matcha l’ho lasciato lì. In superficie perché volevo che si sentisse proprio la sbriciolosità e la granulosità e l’essenza fortissima stessa di questo tè verde che amo.

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I miei amati orecchiuti in formato Cake Pops


Sarà che ogni “conigliello è bello a mamma soia” (cosa sto dicendo?) ma io sono letteralmente impazzita per questi cosini qui. Lo confesso. Credo che sinora nulla mi ha reso così orgogliosa di me tra i fornelli. Riesco sempre a sminuire, annientare, denigrare e infierire su tutto quello che fotografo, scrivo e disegno ma è innegabile che a ‘sto giro (linguaggio volutamente giuovanile e friendly) io mi sono detta “Iaia. Forse che forse sono carini davvero”. Quando ho avuto conferma poi che erano pure buoni ho gridato al miracolo. Come base ho usato  una ricetta cioccolatosa sofficissima di Montersino *seguono inchini e fiori all’altarino.

Sarà tutto questo rosa e bianco che tanto mi ricorda il mio iphone (ne ho anche un altro serio eh. Tutto nero con le orecchie nere. Non si dica che non sia una personcina seria io, tzè) o sarà semplicemente che trovo le orecchie da coniglio fondamentali per la mia sopravvivenza ma qualcosa mi dice che. Mai più da oggi trascorrerà troppo tempo tra le ripetute realizzazioni di questi Cake Pops. E’ difficile scattare foto con il vestitino da coniglio che mamma ha confezionato per la mia reflex, ma ugualmente riesco. Come è difficile indossare il mio cappello peloso quando non vi è troppo freddo perché si rischia di soffocare ma ci sono riuscita anche ad agosto. E’ difficile sempre avere delle orecchie da coniglio e rincorrere il tempo ma bisogna farlo (non fa una piega il ragionamento vero?).

Ho anche la versione estiva eh>>>Non ci credi ? clicca qui >>>

Insomma conigliosamente orgogliosa di essere orecchio munita ovunque, mi accingo a enunciare le regole fondamentali per l’ottima riuscita dei cake pops: crederci.

Ohhhhhhhhhhhhhh perché sono stanca eh! Sono due giorni che mi arrivano email, tweets e piccioni viaggiatori (smettetela. Non li faccio entrare. Mi pare ovvio che preferisco i conigli ai piccioni, ordunque basta poco checevò) dove mi si dice “ehhhhhh ma tu sei brava”, “ehhhhhhhh sì però i cake pops sono difficili”, “ehhhhh però mica spieghi i vari passaggi”.

Eh. Però. Sono tutte scuse *disse salendo sulla scrivania, agitando i capelli e puntando la bacchetta verso i volti di tutti i lamentosi. Basta! Finiamola di essere così demotivati. E non so cucinare. E non so disegnare. E non so fare polpette di torta. E il forno non mi funziona. E io lavoro. E io mi annoio. E nuncihotempo.

E BASTA! Silenzio! COMANDO IO! D’accordo?!?!!?

 

Calmiamoci santocielo! Ah no. Devo calmarmi io. Ok.

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La ciambella dentro l’uovo


Avevamo giusto finito di uploadare cupcake natalizi che già su Pinterest si repinnava selvaggiamente roba pasquale e una delle prime immagini capitatemi a tiro è stata proprio una simile a questa. Simile perché con l’arte del magico Photoshop (questo sconosciuto in casa tranne che per il correttore al volo. Devo aprire quel maledetto tutorial prima o poi, uff)  ai miei occhi si erano parate rotondità di una beltà strabiliante. Alla fine senza tirarla troppo per le lunghe erano delle piccole ciambelline servite all’interno del guscio. Solo immagine senza ricetta e spiegazione. Non mi restava che rimboccarmi le maniche e darci sotto perché queste ciambelline servite all’interno del guscio d’uovo non potevano certamente mancare. Non è stato difficile come sospettavo ma anzi semplice e indolore solo che naturalmente non calcolando bene le dosi da inserire all’interno del guscio ho ecceduto giusto un attimino ed esteticamente non mi hanno soddisfatto come  avrei voluto. Nel senso che questo è il primo risultato ed era giusto mostrarlo per onestà; adesso affinando un po’ la tecnica si spera in un risultato migliore. Dal basso della mia esperienza ciambellosa in fatto di ciambellegusciose trascrivo però quello che ho imparato:

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Le praline coniglio-cioccolatose per la Pasqua


Ma programmando per le 12.12 con l’ora legale apparirà alle 13.12? Uhm…. Lo scoprirò quando tornerò dal mio tour fotografico

Vabbè non è che sia una vera e propria ricetta e neanche un’idea particolarmente innovativa e geniale ma dovevo possederla in archivio, tutto qui. Perché mi arrabbio sempre quando cerco nell’indice le ricette non trovandole; se poi si tratta di quelle proprio comuni che non mancano mai, non solo il nervosismo aumenta esponenzialmente ma do proprio di matto. Più matto del matto consentito nel dna iaioso, insomma. E mancavano le praline coniglio! No dico qui sul Gikitchen mancano le foto delle praline coniglio? Masiampassi? E’ un po’ come se non ci fossero i cupcake del nano da giardino (clicca qui per la ricetta). Ho rimediato subito quindi e ho fotografato questi esserini saltellanti cioccolatosi che tanto adoro. Mi rendo conto che ripeterlo fino allo sfinimento non fa che confermare le voci che mi vedono rimbambita e giusto un tantinello svampita ma davvero voglio gridarlo a gran voce ancora una volta: esiste davvero qualcuno al mondo che non fa le praline in casa? E no.

Non voglio sapere l’aberrante verità nella remota ipotesi che a questa domanda volutamente retorica si risponda in un modo che non è contemplato dal codice iaioso. Tutti fanno le praline in casa. Tutti regalano praline fatta in casa. Tutti a Pasqua confezioneranno tonnellate di conigli di cioccolato e le impacchetteranno. Tutti, altresì, le regaleranno per diffondere conigliosità cioccolatose in modo che il mondo sia salvo.

Certo siamo già invasi dai conigli. E’ da Febbraio, manco era San Valentino, che i coniglietti dorati della Lindt turbano le mie notti. E’ passato da poco Natale e ti ritrovi già con i coniglietti dorati, potresti pure essere colto dall’ansia da prestazione no? E allora mettiamo insieme alla Calze della befana la colomba pasquale e non parliamone più, no? Pensiamo direttamente adesso ai ragnetti per Halloween e a cosa prendere per Natale alla prozia.

E’ un miscuglio continuo di tradizioni, consumismo, propinamento-selvaggio-di-merce e lotta estenuante contro il tempo. Per questo motivo sarebbe un bene sapere che le praline davvero durano tanto eh. E che con una spesa minima si possono regalare delle dolcezze fatte in casa che assumono certamente un altro sapore e significato.

Aggiungendo poi il fatto che per prepararle occorrono tre minuti e son già troppi, beh perché non approfittarne? A seconda dei gusti si potranno aromatizzare e via. Fiocchetti, bigliettini, letterine e via verso una Pasqua all’insegna conigliosa. Queste praline sono state aromatizzate con il peperoncino rosso di calabria, sìsìsìsìsìsìsì. Proprio quello fiammante calabrese che manco se venisse Grisù potrebbe spegnere in tempo l’incendio orale. Sono con il peperoncino, giustappunto perché indirizzati ad una persona (oltre che calabrese) amante del peperoncino. E chi se non la Sacra Nonna da Scigliano?

Sì perché a Nonna organizzo spesso questi cestini ricolmi dove a farla da padrone sono peperoncino, aglio e cipolla di Tropea. L’intenzione per questa Pasqua è proprio focalizzare i tre succitati ingredienti e organizzare un allegro cesto pro alitosi. Poi la nonna ti continua a ribadire che l’aglio fa bene alla pelle e tu non puoi negarlo considerando che ha meno rughe di me. Poi la nonna ti continua a ribadire che il peperoncino fa bene alla salute e riesce pure a compiere atti paranormali e tu non puoi negarlo perché nonna possiede anche il dono dell’ubiquità. Riesce a strapparti le ortiche dalle aiuole mentre prepara turdilli, fa la maglia e si passa lo smalto.

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Riassunto della Pasqua precedente? ennnamovà


Lo scorso anno giusto per non esagerare avevo fatto il Tour Pasquale  (cliccando qui si accede a tutta la categoria Pasqua su Gikitchen) attraverso lo stivale scegliendo le ricette più rappresentative della Pasqua in tutto il nostro territorio italiano. Avevo allestito l’albero pasquale molto in voga in Germania, appreso dalla mia bellissima zia Luci, e dipinto uova per un esercito. Avevo anche colorato uova, infilato pastiere napoletane in un bicchiere monodose e profanato la sacra ricetta della Mamma della mia Miluuvet. Non contenta mi ero pure permessa di sfornare le Casadinas facendo rabbrividire Cri e confezionato bocconotti contro il volere di Ceyche li detesta con la stessa intensità di chi cucina in mia presenza il coniglio in agrodolce. Non sono mancate le cuddure sicule pasquali e la torta Pasqualina genovese che confesso di aver amato per la sua incommensurabile bellezza e la spettacolare resa e presenza scenica in tavola. La stiacciata fiorentina e anche diverse elaborazioni di colombine pasquali. C’è stata quella light alla ricotta, al sapore di tè matcha e pure quella classica senza farsi mancare le uova ciambellose, must have, nella versione al cioccolato e colorata. Insomma lo scorso anno qualcosina di pasquale qui al Gikitchen si è spadellato e risiede tutto in Archivio. Lascio un breve riassunto anche qui oltre a quest’album fotografico che ho voluto incollare in questo viaggio della memoria.

 Insomma manca ancora un po’ all’avvento della Pasqua ma considerando che ho davvero intenzione di provare di tutto e di più e di depennare almeno il quaranta per cento di quello che attualmente risiede alla voce “To Do List”, comincio adesso perché davvero potrei essere senza esagerare già in discreto ritardo. Non vi sarà semplicemente un post alle ore 12:12 come ormai consuetudine ma un altro; che sia nel tardo pomeriggio o prima mattinata i miei dodici malfunzionanti neuroni devono ancora stabilirlo e pure in fretta. Essendo un’abitudinaria psicolabile con manie di perfezione potrò stare tranquilla, o perlomeno provarci, solo quando avrò un orario. Anzi facciamo così: non è che mi aiutate e lo decidiamo insieme? Dopo le 12: 12 l’idea delle 21: 21 che è palindromo di 12:12 potrebbe essere interessante, nevvero? (Max ci avevo pensato anche io. Santocielofuggiamoinsieme) Anzi facciamo così. In corsa mentre scrivo ho deciso (fermo restando però che il vostro parere sarà fondamentale): i due post con molta probabilità verranno pubblicati alle ore 12:12 e alle ore 21:21. Ma no credo di no. BASTANONLOSO.

Gestioni bloggereccie che non importano nessuno a parte, sottolineavo qualche post fa che mi piacerebbe dedicarmi completamente alle intolleranze di vario tipo per questa Pasqua e fare quindi elaborazioni rivolte soprattutte al gluten free, al senza zucchero come anche al senza latte e con particolare attenzione per chi conduce come me una vita vegana dal punto di vista alimentare (chi per un motivo chi per un altro poco importa). Moltissimi dolcetti possono essere confezionati senza il burro, le uova e le proteine animali come moltissime delizie possono non contenere glutine. Già sforno a pieno regime e faccio testare qualsivoglia impasto a chi mi capita a tiro. E il fatto che molti si mettano “a tiro” appositamente mi fa ben sperare davvero in queste riuscite. Vorrei inoltre postare tutti i disastri che seguiranno perché mostrare soltanto quello che riesce bene credo sia anche un tantinello scorretto; del resto sono e rimango con orgoglio la regina dei Macaron Flosci.


Quest’anno vorrei proprio dedicarmi molto più alla mise en place pasquale (mica roba eccessivamente complicata eh. Pure Simil Gallinella Menù Pasquale come quella postata ieri) perché poi, desideri a parte, l’anno scorso non ci sono riuscita se non in rarissime occasioni e allo stesso modo vorrei potermi dedicare seriamente all’elaborazione dei video che più si rifanno alla realtà e con mio enorme stupore e piacere sembrano essere molto graditi.

E insomma bando ai conigli e ciancio alle colombe si parte, o per meglio dire si continua con il Tour Pasquale. Nel frattempo se avete tempo e voglia e vi va di condividere con me una ricetta Pasquale che si fa dalle vostre parti mi rendereste davvero felice. La mia mail è sempre quella: maghetta_streghetta@yahoo.it o giulia@gikitchen.net.

La mia Angelamore me ne ha giusto già inviata una( e no. Non ho ancora letto l’email- Bruciami la macchina. Me lo merito. Aspetta che ti passo la benzina eh)


Mi piacerebbe moltissimo poter fare una vostra ricetta e semmai fosse “segreto di famiglia” e non si volesse vedere pubblicata basterà specificarlo così che io non la faccia comparire all’interno del post se non solo fotograficamente. Oh, perché molti magari non hanno piacere di condividere segreti ed elaborazioni. Rispetto assoluto in quel caso.

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E con le cipolle caramellate di ieri ci facciamo una sfoglia, oggi. Tutto torna, mi sa


 Smetterò nel 2089 di ringraziare. Ieri sono stata ricoperta di talmente tanto amore e affetto, in seguito al mio primo articolo su Style, che.

Che cercherò davvero di rispondere singolarmente a  tutti.   Ho letto.  In qualsiasi social, commenti, piattaforma e mail. Mail, soprattutto.

Ho letto davvero tutto ma ho chiare difficoltà a a  dedicare il giusto tempo per ogni singolo gesto di amore e fiducia   ricevuto. Molte lettere sono delicate e personali e toccano argomenti che non si possono affrontare con un semplice grazie e invio. Sono lusingata di aver meritato la fiducia diventando custode di esperienze privatissime e dolori;  come lo sono, lusingata,  di poter essere in qualche modo uno stimolo per migliorare e credere che ce la si possa fare.

Nel frattempo spero mi perdoniate se ringrazio cumulativamente nella speranza di poter fare meglio al più presto.

Grazie infinite. 

Lascio qualche appunto in cucina in questo Venerdì frenetico che prevede oltre una cena complessa di più portate anche una sorta di isolamento perchè santapizzetta devo finire dei disegni importantissimi ed in alcun modo voglio procrastinare ancora.

E sempre a casa di mamma, dopo la preparazione della marmellata di Cipolle Rosse di Tropea caramellate, un’idea velocissima su come utilizzarla, oltre che sui formaggi stagionati e carni rosse.

Questo sotto è uno dei fulgidi esempi su cui blateravo giusto ieri. Che Klimt mi perdoni, ero nel pieno della fase “The Kiss” (era meglio se mi davo al gruppo musicale di ormai sessantenni intrisi di cerone) e con i gessetti polverosi riempivo casa. L’ho disegnato con olio, acrilico, matite e gessetti. L’ho pure regalato ad esseri ignobili, a ben pensarci.

L’ultima tecnica, quella dei gessetti, è la più fastidiosa in assoluto perchè andavo a letto talmente piena di polvere che un operaio in miniera sembrava al confronto essere stato in ufficio seduto comodamente su una poltrona girevole di pelle.

Non mi piace e non mi piace neanche il luogo dove è stato collocato. Accanto a un pendolo angosciante che batteva il tempo quando gli pareva e vicino a quella coppa orrendamente verde che ha turbato le mie notti ben più di mille volte. Mamma ne è entusiasta al contrario e non fa che ripetere “ehhhh quanto era bello che me hai regalato. Non è che me ne rifai un altro? questo con i gessetti mi piace ma quellooooooo che hai regalato. Ma perchè l’hai regalato? ” (fino allo stordimento neuronale). 

E no che non lo rifarei perchè l’autocoscienza mi ha colto poi nella maturità e di cimentarmi in ridicole imitazioni di capolavori proprio no. Beata incoscienza.


Non c’è uno stile preciso a casa di mamma. Ci sono girasoli e limoni. Tanti limoni, come ho avuto modo di blaterare a sufficienza. Una vera passione e perversione quella di mamma. Un po’ come me con i nani da giardino.

Spolvera i piatti appesi al muro che ho disegnato per lei e mentre spero che qualcuno si rompa lei mi guarda con occhi lucidi “tengo a questi piatti più di qualsiasi cosa al mondo”. Poi  dice lo stesso sui quadri, le mie lettere, le candele che facevo con la cera e le perline e tutta una serie di hobby che ho attraversato nelle mie diversi fasi di crescita. Non c’è uno stile preciso ma c’è una vita. Sessanta anni raccontati tra le bottiglie di vetro colorate che ho scelto insieme a lei quando avevo nove anni. In quell’argenteria lucida che lei strofinava fortissimo la domenica mentre io disegnavo e le chiedevo “vuoi una mano?”.

“NOOOOOOO”.

Perchè mamma mi ha detto sempre no. Una mamma aiuta ed è disponibile ma mai ha bisogno di aiuto. Questo è Fernanda.

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Tiramisù al Cioccolato Bianco e il mio primo Finto Natale


Pur giocando in casa, essendo una “coppia mista”,  io solitamente apporto un cinquanta per cento tondo tondo con il Nippotorinese. Stavolta nonostante giochi sempre in casa non riesco ad avere neanche un punticino sopra il venticinque con i tre nordici. Apparentemente sembra che io ne capisca di logica e percentuale stamattina, ma così non è. Si è scoperto che ho un accento molto più simile a Carmela del Grande Fratello, edizione passata che alla Brontese version 2011, ergo sono entusiasta come un vitellino che deve essere macellato in giornata.

Si è scoperto poi che con 20 gradi si debba andare  in giro  con canotta, infrandito e ombrellone piuttosto che con scarponi pelosi-sciarpa-passamontagna-guanti (oh sono proprio strani questi del Nord, eh?!)

Ieri però per vendicarmi ho portato le tre algide creature sull’Etna e nonostante stessi per morire congelata la soddisfazione di sentirli dire che ” fa freddino”, è stata impagabile. Come si evince dalla diapositiva per la contentezza non indossavo neanche i guanti. Ho sfidato le intemperie, insomma, per dimostrare che anche una Sicula può farcela a sei gradi (sotto il piumino avevo tre maglioni ma questo loro non lo sanno. Avendo poi scoperto che non mi leggono posso pure blaterare quanto voglio).

Oggi è il nostro Finto Natale. Io e Cey  trascorreremo tutto il giorno lavorando per  un segretissimo progetto che non vediamo l’ora di documentare per apportare un nostro fondamentale contributo all’umanità. Saranno più di dodici ore no stop dove il delirio la farà da padrone. Tutto questo dovrà essere sopportato dal Santo Uomo di Fab (Il Nippotorinese ci ha liquidato con un ” ciaovadoalavoro”). Perchè per dovere di cronaca bisogna dirlo.

Non solo Fab è bellocuoriciosocucciolosoaffettuoso ma ha davvero una gran pazienza nel sopportare le mie idiozie. Santo SUBITO. SUBITO! Sulla bellezza di Cey scriverò otto uscite settimanali per venti secoli. Dovrei farcela ad enunciarne un sei per cento.

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Michael Myers spalma piselli e avocado come non ci fosse un domani, oggi.


Prima di cominciare per chi si fosse perso il video, ieri,  lo metto in evidenza. Momenti di autocelebrazione immotivati, sì.

 Il mio sogno è fare del food porn, lo confesso. Mi concentro pure eh. Cerco di buttare cucchiaiate di salsa di qua e di là e quando rigiro la pasta mi sforzo per ottenere qualcosa di terribile come è accaduto durante l’arriminamento dell’Arriminata day se non si ricorda il vergognoso momento poco esteticamente valido, qui il video della nonna).

Guardo Nigella e ammirata mi volto verso il sabaudo confessandogli il mio desiderio più profondo “anche io. anche io voglio pasticciare così”.

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