10 Idee per un Menù Estivo. Freddo. E Light. Ma nemmeno troppo eh. Si fa sempre in tempo a buttar giù due ettolitri di olio


Bando alle ciance e ciancio alle bande. E Ciancio  mi ha sempre fatto pensare ad un signore meravigliosamente grassottello con un panciotto grigio e bottoncini piccini picciò rivestiti dello stesso tessuto che dirige una banda specializzata in serenate per innamorati. Di quelle che la sera prima del matrimonio paralizzano il paese. Lui che solcherà la navata con mammà in tiro e vestito lungo 90% poliestere lucido, rincitrullito ed immobile lì. Mentre gli altri si danno da fare tra pettegolezzi e scoop e alternando gridolini del tipo “uh che romantico”, “uh ma che bello. Ai miei tempi si faceva sempre”.

Lei che lo guarda da lassù con il pigiama di hello kitty e dei dettagli meravigliosamente lurex. La zia di fronte chiama la cugina di secondo grado della Svizzera e racconta minuto per minuto quello che sta accadendo. Rinforzando pure con qualche gossip. Tipo che il Signor Puglisi del terzo piano si lamenta di non poter pagare le spese di condominio ma ha preso alla figlia la citroen nuova.

Insomma per dire che ciancio alle bande/bando alle ciance siamo qui per un ultra fast post con dieci idee velocissime e fredde per un menù estivo. E sorprendentemente non troppo pesanti.


Il menù comprende:

  • Un Tris di antipastini siciliani: caponata light, Pepato e Cipolla e Primavera Sicula.
  • Frittata di Peperoni al forno
  • Frittata di Spaghetti al sapore di zafferano
  • Gabbia di Pasta Fredda con Verdure Fresche
  • Insalata di Pasta con datterini essiccati, fagiolini, olive nere e tonno
  • Salame sott’olio
  • Frittata Carbonara
  • Torta Salata con carote e pistacchi
  • Risotto freddo con funghi saltati nella soia
  • Crostini fiorentini con salsiccia  e robiola

La Caponata, tipico piatto della mia terra, si sa è leggera e ti dà la carica per affrontare rantoli e spasmi per almeno un intero pomeriggio. Nonostante la pesantezza non sia direttamente proporzionale alle stagioni ma sia una costante, si può optare, nel caso i rantoli e gli spasmi non destassero troppo entusiasmo, per una versione leggera. Composta sempre dai famigerati ingredienti (cipolla, peperone, patata, melanzana, sedano, datterino e olive per i più tradizionalisti) ma cotti a vapore. Con un agrodolce finale. La preparo molto spesso così. Dopo aver cotto a vapore tutte le verdure (singolarmente. Perchè diciamocelo è questo il vero segreto della caponata. Non mischiare troppo i sapori) accertandomi di non renderle eccessivamente molli, ci verso su l’agrodolce della cipolla con aceto e zucchero preparato a parte in un tegame e inforno. Dimenticare il sedano, perchè molti lo fanno, è perseguibile per legge. Almeno quanto dimenticare la ricotta salata sulla norma.

La Primavera è quel tipico trittico su cui abbiamo blaterato a sufficienza composto da fave, piselli e carciofi saltati con la cipolla. L’agrodolce è un optional. Non mi dilungo troppo in chiacchiere;  essendo affetta da questa malattia che mi porta costantemente a bramare fave in ogni ora del giorno e della notte, potrei tranquillamente mollare tutto qui e andare a mangiare un bel piattone di fave*disse allontanandosi e mettendo su l’acqua per cuocere le fave.

L’insalata di pecorino siciliano con la cipolletta fresca e una vagonata di olio extra vergine di oliva è quella che chiude il cerchio dei must have degli antipastini siciliani. Nel caso in cui si volesse non far saltare i trigliceridi come molotov impazzite, basterà soltanto contenersi con il grasso. Che diciamocelo certo non manca. Cipolla esclusa.

La Pasta fredda a me piace presentarla spesso in una sorta di gabbia che racchiude le verdure. Che sia una julienne di carote cotta al vapore insieme a zucchine tagliate finemente crude che danno croccantezza, o spinaci lessi insieme a fave frullate con pecorino (aridaje); come anche sommersa da una robiola freschissima aromatizzata con erbe aromatiche. Un filo di olio a crudo e la salute ne guadagna. Se lo presentate a quei tipi che “nocheschifolapastafredda”, “noamepiacesololapastaconilragùdicinghiale”, li azzittirete anche solo per tre nanosecondi. Verranno distratti per l’impatto scenografico e voi potrete tranquillamente recuperare due tappi per le orecchie.


La capesanta sfumata con il sakè è ottima se lasciata prima marinare anche un po’ con questo liquore di riso. Abbrustolita per bene e servita con qualche verdurina, come ad esempio i fagiolini aromatizzati con qualche scaglia di mandorla, è sempre da tenere in considerazione qualora si volesse puntare anche molto sull’aspetto scenografico. Non che il gusto perda in un possibile confronto, ma la conchiglia da che mondo è mondo è certamente un impatto niente male per delle povere pupille soggette ad un’estenuante dieta ipocalorica.


L’insalata di pasta fredda servita nei bicchieri è deliziosa. Sono stata presa in giro e non poco per aver servito qualsiasi cosa all’interno dei bicchierini, pasta fredda compresa. E’ bastato che uscisse un servizio sulla mia rivista preferita (Alice) dove anche lì si è optato per una scelta non solo scenografica ma anche tremendamente comoda, per far asserire a mamma che “oh ma allora è davvero una bella idea!”. Dimostra in toto quanto sia completamente soggiogata la tipetta. Per questa pasta ho adoperato dei datterini essicati dalle sante manine della suddetta, fagiolini lessi, olive nere e tonno. Ecco. Si può adoperare del tonno in scatola (senza olio se proprio vogliamo fare i bravi bravi bravi) ma in questo specifico caso ho inserito del pesce cotto al vapore dentro una burnia. Tecnica affascinante su cui non vedo l’ora di blaterare.


Sempre grata a Stephane Reynaud sono venuta a conoscenza anche di questa chicca. Il Salame sott’olio aromatizzato. Già qui avevo giurato amore eterno alla Bibbia del Maiale, ma qualora ci fosse bisogno di una conferma sono giusto pronta a darla. Il salame sott’olio aromatizzato è paurosamente veloce da preparare e terribilmente gustoso a fine preparazione. Basta tenere in frigo per almeno 24 ore (meglio se si riesce ad arrivare a 48) qualche fetta di salame completamente ricoperta di olio extra vergine di oliva, una foglia di alloro e pepe in grani.


Il classico avanzo della pasta fritta in padella, diciamolo. Ma nella versione carbonara riscuote sempre un successo a dir poco clamoroso. Eppure basta poco. Non è soltanto un riciclo ma addirittura una preparazione mirata.  La frittata Carbonara, che chiamo così senza ben sapere se davvero esista o meno, salva sempre la serata e presentata sotto forma di piccole polpettine spaghettose è talmente tenera che ai vostri commensali verrà voglio solo di sbranarla e con la bava alla bocca gridare “ancoraaaaaaaaaaaaaaaaaaa”. Usare il guanciale al posto della pancetta potrebbe essere davvero un’ottima idea. 

Se d’inverno preparo pasta brisè continuamente, nella stagione estiva faccio l’esatto contrario. Non dimentico però di comprarla bella che pronta al banco frigo. Certo il gusto ne risente ma come questo blog è in uno status di “un po’ in vacanza”, anche qui lo si è. Ecco quindi che in pochissimi minuti è pronta anche questa torta salata estiva e fresca, ottima servita anche il giorno dopo e addirittura due. Si tratta di una semplicissima torta salata con carote e pistacchi. Basterà ricoprire la brisè di un composto con ricotta, carote lesse, pistacchi di Bronte tritati non troppo finemente, sale e pepe, qualche goccina di olio e 2 uova indicativamente per 500 grammi di ricotta che generalmente sono perfetti per un rotolo di brisè pronta.

Eh beh. E sui crostini toscani cala il silenzio. E’ una robetta talmente semplice e appetitosa che ti fa solo venire voglia di spaccarti il cranio sullo spigolo più appuntito della casa e urlare “maperchènonciavevopensatoprima!”. Basta privare la salsiccia del budello che la contiene e mischiarla in una terrina con della robiola freschissima. Salare e pepare. Tagliare a fette del pane bello rustico come quello di una volta e spargere sopra ogni fetta generose cucchiaiate del composto. Infilare in forno e tanti saluti. 

Ah, a proposito di frittate di spaghetti. E perchè quella soltanto lievemente aromatizzata allo zafferano? A me piace proprio fissare le linee e le curve della tostatura che si disegnano sulla superficie. Cerco strade. Giochi e animali. Proprio come con le nuvole sto lì ferma a fissarle credendo siano davvero alcune delle geometrie più interessanti che si possano ammirare in cucina.

Ma è la frittata al forno che qui va per la maggiore. Nessuno crede che sia possibile. Del resto è una contraddizione in termini fare la frittata al forno. Si chiamerebbe fornata a ben pensarci.

Eppure SI PUO’ FARE (citazione cinematografica).

Davvero. E’ semplicissima e la versione iperlight con la sola presenza degli albumi per chi segue un regime iperproteico può entrare a far parte di un regime controllato sì ma con gusto. E’ chiaro che i peperoni possano essere sostituiti con qualsivoglia verdura o carne. E perchè no gamberetti con un pizzico di curry. Ho preparato una frittata (fornata) in piccole versioni monoporzioni proprio così e hanno riscosso un discreto apprezzamento.



La verità, se può essermi concesso di esprimere un’ovvietà anche perchè nel frattempo che scrivo con il piede disegno e con l’orecchio premo tasti sulla fotocamera e con il naso sull’ipad, è che non necessariamente tutto quello che è fritto, untuoso e ipercalorico corrisponda necessariamente al gusto. Troppo abituati ai sapori forti e decisi, si finisce per penalizzare quelli veri, sinceri e senza maschere che nascondono retrogusti indimenticabili. La frittata al forno ne è un esempio. Una sera (detesto gli aneddoti ma a quanto pare l’età avanza e diventa una questione genetica)  a tal proposito ho proposto  sia la versione classica fritta che al forno. La differenza si è avvertita eccome.

Ma sorprendentemente anche i più golosi hanno optato per quella al forno. E’ un aneddoto privo di senso ma visto che le dita l’hanno ticchettato senza il mio consenso ho voluto lasciarlo.

Giusto per dit condicio ( suppongo si chiami così no?)

*Una nota doverosa sulla carta da forno: bagnarla prima di sistemarla sulla teglia.

Perchè da quando ho scoperto che la carta da forno si bagna per meglio aderire alle pareti delle varie teglie, diciamolo la mia vita è cambiata.

Un po’ come scoprire che si può digitare con il naso sull’ipad.


Torno ad eclissarmi, sì.

Oh però sul serio con il naso si può digitare sull’ipad.

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Nel campo nudista dei tortelli ci stanno gli Gnudi, no?



Errata Corrige: Pamigiano?

Per il bene dell’umanità le parole andranno un po’ in vacanza. E’ giusto che a lavorare siano anche i Tratti. Sono stipendiati in egual modo, del resto.

Buon inizio settimana (si vabbè ma chi ci arriva al week end?)

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