Il compleanno di Agatha Christie sorseggiando tè nero e spiluccando sandwich al cetriolo


I geni non mentono. Ho passato l’adolescenza guardando di sottecchi mamma mangiare cetrioli e barbabietole. Sì, sempre Nanda l’amante dell’unto e bisunto fritto fa anche largo consumo di verdure (ennesimo colpo di scena); meglio se fritte in pastella tre volte ma tant’è.

Non mi avevano mai convinto del tutto. Delle barbabietole subivo il fascino del sangue che rilasciano (e che mi è servito per girare un horror a basso costo con i miei amici, leggi: quattro risate in un week end) mentre al cetriolo dedicavo un odio smisurato. Poi la passione improvvisa proprio come è accaduto con lo zenzero, mio acerrimo nemico fino a qualche anno fa e allo stesso modo con l’avocado. Se penso che ho sprecato così tanto tempo a odiarlo quando avrei potuto tranquillamente mangiarne tonnellate e tonnellate in più, mi detesto con ferocia. L’amore per la barbabietola (in connubio con il cumino) corrisponde allo stesso spazio temporale in cui ho cominciato a dedicare le prime attenzioni a questa cucurbitacea che in quanto tale non digerisco manco con gli scongiuri del caso e riti voodoo.

Originario dell’India e per questo motivo di larghissimo uso in Inghilterra per ovvie ragioni sin dai secoli scorsi, è in assoluto uno degli ortaggi, a oggi, che mi piace di più a patto che ci siano otto litri di limone spremuto sopra, tanto sale e pepe nero. La mia amata Alessandra mi aveva consigliato di togliere la buccia al fine di digerirlo, ma nonostante la situazione sicuramente migliori, proprio non riesco a mangiare un cetriolo in santa pace. La pena è avere crampi per una buona mezzoretta se va bene. Ma non rinuncio!

Dissertazioni personali cetriolesche a parte, qui oggi si festeggia il compleanno di Agatha Christie. Oh! Se ti fa piacere puoi anche trovare (sì, sta partendo la pubblicità occulta) sul mio Libro una Ricetta dedicata a Poirot. Trattasi di una delizia mortale chiaramente al cioccolato, che è tipo un brownies buono da impazzire. Dopo averle dedicato già dalla settimana scorsa la Steak Pie (che trovi qui), tantissime praline al cioccolato (che trovi qui ) e i biscottini al cocco e il tè matcha perfetti per le cinque e l’appuntamento tra tazzine e tovaglioli (che trovi qui) , non si poteva non fare un elogio al semplicissimo seppur gustoso Sandwich al Cetriolo per il tè. Famigerato e presente nelle tavole imbandite di dolcezze salate e non, è in assoluto uno degli immancabili protagonisti delle cinque. La preparazione richiede un tempo misero ma se i prodotti (come in tutto, del resto) sono eccelsi e quindi la scelta del burro ricadrà su qualcosa di pregiato, si addenterà una squisitezza perfetta per accompagnare un buon tè nero. Mi sarebbe piaciuto fare molte più ricette dedicate ad Agatha Christie e soprattutto estrapolate dalle sue opere. Avevo in mente una videoricetta speciale che riprendesse le atmosfere di Dieci Piccoli Indiani. In ufficio parlo e faccio altro ma nel frattempo penso al piccolo cortometraggio in stop motion che non ho mai finito per Halloween, a tutte le storie mai raccontate e mai finite, a tutti i misteri che mi vengono a trovare, a.a.a.a.a.a.a.a.

L’augurio per Agatha che continua a ispirare e al tempo. Che anche se corre velocissimamente e fa credere che i sogni sfuggano di mano, è sempre pronto a ricordarti che nonostante tutto non è mai veramente tardi. Per se stessi, i sogni e perché no: per un ottimo tè e un sandwich al cetriolo.

(nessuno rida ma per la versione vegana un po’ di crema di tofu non è brutta, tzè)

(oh è chiaro che se qualcuno è a conoscenza di qualche segreto mistico del tipo “fai una giravolta e toccati due volte i capelli prima di mangiare un cetriolo così lo digerisci ” è ben accetto. Qualsiasi cosa, insomma)

Anguria Sesamo e Mandorle


Anni fa ho pubblicato l’insalata di Cleopatra, ovvero l’insalata di anguria con cipolla rossa che se vuoi  puoi trovare qui, e poi l’abbinamento Anguria-Gamberoni proposta da Ramsay (che se vuoi puoi trovare qui). Insomma abbiamo pure il Riassunto delle Anguriate precedenti a dirla tutta, tra granita-smoothie-frullati e altre insalate che se vuoi puoi trovare qui (non è completamente aggiornata la lista ma tant’è). Il fatto è che mi sono resa conto di non aver mai pubblicato l’insalata di anguria che preferisco e che ho mangiato per tutta questa estate (non è un caso se mi trovo con un pancione gonfio manco fossi un camionista nella route 66 completamente strafatto di birra scadente in cerca di un autogrill disperso dopo il Prada Marfa).

(mi sa che il Prada Marfa non è nella Route 66. Se ne accorgerà qualcuno?)

Allora visto che qui è anche un contenitore di ricordi e non potevo non avere una fermatempo su Anguria e Sesamo, mi sono detta: edddaje con tre d. La variante che preferisco a dirla tutta è con il sesamo nero. Perché mica è vero che hanno lo stesso sapore e se lo credete sono pronta a smentirvi. Il sesamo tostato in padella (o al forno) e già salato sarà un perfetto condimento per la vostra anguria freschissima. Le mandorle (anche tostate, sì) doneranno quella nota ancor più croccante. Confesso che non le metto spesso perché preferisco proprio solo anguria e sesamo, ma non è che mi dispiacciano.

Si storce un po’ meno il naso davanti alle preparazioni salate con l’anguria; sarà perché anche su Youtube è ormai una moda dilagante vederla in tutte le salse, soprattutto con la feta (ah, vero! L’avevo proposta per i Mondiali. Se vuoi dare un’occhiata clicca qui). Mi ero messa in testa un po’ di giorni fa di dover assolutamente fare il sushi dolce con l’anguria. L’impatto visivo sarebbe a dir poco eccelso, essendo la tonalità di rosso più sbiadita tra le mie preferite. L’idea era proprio quella di un sushi dolce ( che se vuoi trovare è tra le mie prime ricette sul web) con l’inserimento della feta o tofu e basilico giustappunto; essendo tra gli abbinamenti più in voga soprattutto nell’America del Sud (saranno felici i miei amati greci di vedere il loro yogurt e feta ormai ovunque, perché se prima c’è stata la moda del Sushi adesso è sempresolotuttofetaeyogurtgreco).

(non trovo il link del Sushi dolce. Maperchéèèèèèèèèèèèèèèèèèè?)

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In questo vortice angurioso mi sono detta una volta che avrei dovuto provare a cuocerla, oltre a fare il solito gazpacho (ah vero, ma non ho mai pubblicato la foto del Gazpacho tradizionale con l’aggiunta di anguria. Devo prendermi a schiaffi appena possibile; lo segno in agenda). La genialata non era appoggiata da nessuno in casa. Io entusiasta e impavida mi sono detta che avrei ricreato un’altra insalata simile a quella di Ramsay dove arrostiva la pesca noce (ma ve l’ho detto che la pesca noce messa sulla piastra e condita con il wasabi è qualcosa di sublime?) e.

E l’anguria cotta è una schifezza inenarrabile. Cioè per dire che. Non provate ad arrostire l’anguria, ecco. Gli esperimenti sono ancora in corso anche perché qui la linea non si sposta da temperature tropicali.

E che tanta anguria sia con noi.

Perché c’è il mio facciotto al Ristorante Giapponese (indosso un vestito leopardato  blu, sì)? Perché sono finita qui su Sale & Pepe e volevo nuovamente ringraziare pubblicamente la Redazione. Una grande lusinga per me.

I Peperoni sulla sabbia. Ah no. I Peperoni sabbiati, ecco.


per 4 persone circa:

4 peperoni

1 spicchio d’aglio

pangrattato q.b.

rosmarino per profumare

olio extra vergine d’oliva

Lava per bene i peperoni e tagliali a strisce larghe. In una padella fai rosolare in abbondante olio extra vergine d’oliva una testa di aglio intera che poi toglierai. Fai cuocere i peperoni e aggiusta di sale. Quando saranno cotti lasciali asciugare su carta assorbente e profumali di rosmarino se ti piace. Passali nel pangrattato  e servili ben caldi.

 

 

Quanto può essere felice una persona che segue un’alimentazione vegana da qualche anno e vegetariana da più di un decennio di ritrovarsi intollerante alla quasi totalità di verdure e ortaggi? Ne vogliamo parlare? No. Diciamo che ultimamente la fortuna è proprio dalla mia parte. Sì d’accordo se mangi sempre le stesse cose poi blablabla ma. Qui la situazione sta degenerando a dismisura e due fette di zucchina grigliata mi fanno gonfiare come una zampogna e mi mandano in catalessi per ore. Non si può neanche sospettare la celiachia considerando che faccio praticamente una dieta gluten free da anni e che, tolto il seitan, di glutine qui neanche l’ombra. Mi ritrovo con una voglia smodata di melanzane arrostite (sì pure quelle mi hanno fatto passare una notte manco avessi mangiato una teglia di parmigiana. Semplicemente arrostite, intendo) e peperoni. Cielo, quanto mi mancano i peperoni. Faccio parte dalla nascita di quella sfortunatissima razza che non li digerisce. Non di sera ma a tutte le ore del giorno. Un’agonia, considerando che li ho sempre perdutamente amati. Fosse per me mangerei peperoni arrostiti a qualsiasi ora con tanto limone e scorza, altrimenti crudi nell’insalata. Perché sinceramente quanto sono buoni i peperoni crudi nell’insalata?

Mamma e il Nippo devono chiaramente condurre una vita normale e quindi sotto il mio sguardo demotivato, triste e affranto che brama zucchinemelanzanepeperonigrigliati mentre mangio una delle poche cose che ormai non mi fa star male (tofu-seitan qualche volta-avocado-frutta in genere-semi che sembro un coniglio-carote ma bollite perché crude muoio), mangiano a più non posso verdure. Il Nippo arrostite, lesse e al vapore. Nanda manco a dirlo fritte, se con doppia panatura ancora meglio. Ed è parlando della voglia smodata che avevo di peperoni che Nanda si mette ai fornelli urlando “Che voglia di peperoni sabbiati!” Si potrebbe dedurre che sia una madre degenere che sotto lo sguardo voglioso peperonesco della figlia si accinge a friggere a più non posso. Si deduce bene.
Senza pietà infatti i due hanno fatto fuori due peperoni cadauno alla faccia mia. Il Nippotorinese è stato felice di sapere che trattasi di versione light perché pare che la ricetta originale preveda l’uso dell’aglio e della frittura anticipata del peperone (no vabbè ma io con una fettina di peperone fritto, già solo a pensarci, rischio il soffocamento). Alla mamma questi peperoni li ha consigliati una sua amica: Cettina, grande cuoca (che io tra l’altro ricordo venti estati, e più, fa per un ottimo pesto guardo caso al peperone. Di una bontà eccelsa).

Sogno una dieta fatta di peperoni. Che uno proprio mi prescriva peperoni al vapore come colazione, pezzetti di peperoni crudi da sgranocchiare a metà mattinata. Shirataki al pesto di peperoni per pranzo e poi un bel panino fatto di peperoni con peperoni dentro e contorno di peperoni per la merenda. A cena? Vellutata di peperoni con peperoni e tante gallette di riso mischiate a pezzetti di peperoni.

E pure questi peperoni sabbiati perché proprio male non sembrano. Anzi *disse masticando i pixel del monitor*.

Focaccia impastata con i semi di Chia e condita con Zucchine grigliate al limone, Datterino di Portopalo, Rucola e Sesamo tostato


Della Ricetta della Focaccia me ne lavo le mani; perché ognuno la fa un po’ come gli pare, no?

(è un bell’inizio, mi sembra)

In questo caso non è tanto la focaccia in sé quanto i semi di chia (ANCORA? Ma si è propriofissataquestaquuuuii!). Quindi facciamo così. Che la ricetta della  focaccia la vediamo nel caso da Bibikitchen cliccando proprio qui, e io continuo imperterrita e incurante a ticchettare circa i semi di chia, okay?

Ne ho parlato qui tra avocado e salsa di soia e qui in occasione dei Rigataki con il tofu e la barbabietola; diciamo pure non in favore del gusto comune, va. Mi rendo conto che l’avocado e la salsa di soia non rappresentano come per me e per il restante 0,0000001% (Ombrella) un sogno a occhi aperti, e lo stesso si può dire dei Rigataki. Fare ricette poco convenzionali per il gusto comune è per me del resto una missione. Poi vabbé dai ieri ci sono stati pure gli Oreo fatti in casa che hanno quel sapore umano e non extraterrestre (perché finisco sempre col parlare degli alieni?). Sta di fatto che questa focaccina è un ottimo modo per propinarsi semi di chia qualora ci trovassimo di fronte a un palato più “comune”, mettiamola così (senza offesa per nessuno). La focaccia è un must e pochi pazzi ci rinuncerebbero (e perché mi state guardando così, eh?).

Impastare i semi di chia mentre si prepara la focaccia è un’idea, oltre che inusuale, da prendere seriamente in considerazione. I benefici di certo non si annullano in questo modo e se si sceglie un condimento fresco e salutare senza schifezze salumose e carne (oh qualche volta esce lasignorinaveganagnegnegne! Mica posso trattenerla sempre) vien fuori un pranzetto/cena davvero sublime (sì. Vi ho parlato della mia ultima perversione grammaticale nei confronti del termine sublime). Mamma per  dire, che è contro ogni forma di cibo salutare, in questo modo si è tracannata cucchiaini e cucchiaini di semi di chia senza volerlo (certo lei ha aggiunto alla focaccia ottocento grammi di crudo e duecento di grana a scaglie ma omettiamo il passaggio).


Dopo aver lavorato i pochi ingredienti per l’impasto basterà inserire i semi magici e lasciare lievitare il tanto che basta. Infornare e poi proseguire con il condimento:

Datterini di Portopalo (portatipropriodaportopalodaunamicodolcissimo), Zucchine grigliate al limone,Rucola freschissima di Orazio (ti adoro!), semi di Chia, Sesamo bianco tostato e salatissimo.

(ci avrei messo anche l’avocado, lo confesso, ma il Nippotorinese non ne è ghiotto come me e mamma lo aborre con tutta se stessa e qualcosina in più. Vabbè dai è che me lo sono mangiato io e non ce ne era più. Maledetta onestà!)

 

Olio extra vergine d’oliva, sale e pepe. E per i più impavidi quella scorza di limone (non trattato) o lime che conferirà ancora più freschezza soprattutto alla rucola inacidendo un po’ la dolcezza del pomodoro e della zucchina. L’accortezza poi della nota croccante apporta davvero un quid inaspettato al piatto. Mi stupisco da anni ormai come tutti rimangano colpiti dall’utilizzo dei semi nelle varie preparazioni. Purtroppo non è così comune. Un seme di girasole o di zucca nell’insalata regala un’esperienza diversa seppur nella più sfrenata semplicità. La stessa cosa accade con il sesamo e l’anguria. In questi giorni mostrerò orgogliosa anche i paninozzi fatti con i semi di chia imbottiti con un hamburger vegano; roba che forseforseforse riesco a convertire mamma in qualcosa di total vegan. Sarebbe per me una conquista.

E pure per il suo fegato stanco.

Altre Ricette con i Semi di Chia?

Rigataki con Tofu, Semi di Chia e Barbabietola


Certo non è di quei piatti golosi che quando li vedi dici mammamiachevoglia. Non ci sono condimenti reputati generalmente sfiziosi (è voluta la cosa, sì) ma che insieme, oltre ad apportare un nutrimento interessante e beneficio al nostro corpo, stanno proprio bene insieme. Il Tofu con la barbabietola; questa riesce con il suo affascinante sangue a inumidire l’eccessiva corposità del formaggio di soia e il sesamo tostato e salato conferisce quella beneamata nota croccante. Un primo piatto freddo che si presta benissimo al periodo: leggero e veloce da preparare.

Gli shirataki ormai cominciano a giracchiare anche nei veri Food Blog e qui se ne è parlato molto tempo fa (qualora ti facesse piacere devi solo cliccare qui); a distanza di un anno e più sono felice consumatrice di Shirataki e promoter del prodotto. La mia bellissima zietta tedesca ne è ormai un’appassionata fruitrice e con stupore si sono uniti anche inguaribili “pastari” che mai avrei creduto. La Radice di Konjac insomma non è poi così terribile anche per i palati più esigenti e ostici (no vabbè Nanda li ha proprio rifiutati/boicottati con un’eccelsa critica gastronomica “e tu pensi seriamente che io assaggerei mai quelle cose lunghe appicciccate e appallottolate?” ).

A distanza di tempo, poi confermo che Zen-Pasta rimane in assoluto il migliore per qualità-invio prodotto e serietà. (Tengo a ribadire, perché non tutti si infliggono la pena di leggermi quotidianamente ma magari capitano qui indirizzati dal Signor Google, che in nessun modo consiglio il sito per collaborazioni et similia: è puramente un appunto culinario che condivido in rete tra amici e passanti). Durante un invio ordine rimango stupita dal banner iniziale del sito che proponeva la novità:
Rigataki.

Sorrido, e non poco, alla vista di questi adorabili piccoli rigatoni e trovando l’idea geniale senza neanche sapere esattamente cosa fossero, già stazionavano bellamente nel carrello.

Non contengono carboidrati (non arrivano ad avere 50 calorie per 100 grammi), come gli shirataki, ma al contrario di questi non sono essenzialmente formati esclusivamente da Radice di Konjac. Sono composti principalmente da fibre (è un post dove c’è stata una svendita di avverbi). L’aspetto è quello della pasta di grano e vi stupirò nell’affermare, lo so, che pure la consistenza e il gusto non sono poi così dissimili. Nanda stessa, che sta all’innovazione culinaria tanto quanto le sorelle Kardashian alla privacy, è rimasta letteralmente folgorata (dopo varie insistenze) apprezzando questo prodotto sino all’idolatria.

Le calorie fornite dai rigataki sono minime e quindi sarà il condimento a essere fondamentalmente protagonista. Nessuno impedisce di adoperare carne e pesce perché è sempre bene ricordare che “queste robe strane”, come piace epitetarle a molti, non sono prodotti di nicchia o di invasati pazzi vegani-vegetariani. Neanche poi riservati a quei disgraziati che si trovano a dover affrontare una dieta low carb (sono tra quelli, sì).

La preparazione dei Rigataki è semplicissima e basta seguire le istruzioni. Vanno reidratati con l’acqua bollente proprio come gli Shirataki e non scuociono mai. Possono quindi essere serviti freddi in insalata come in questo primo caso che espongo o insaporiti con qualsivoglia pesto, sugo e condimento. Ho già provato i Rigataki alla Norma qui e un piccolo delirio di massa stupita è avvenuto. Nel mio caso ho semplicemente tagliato a tocchetti il tofu e la barbabietola e aggiunto poi sesamo tostato e semi di chia (che se ti sei perso il post riguardante è stato pubblicato qualche giorno fa, qui).

Mi dispiace moltissimo che il “formato riso” sia innegabilmente immangiabile. Bramavo già Risotto di Risataki (ok non si chiama così. Perché? Parliamone) e insalatone con avocado ma ahimé la speranza arde in me perché francamente non credevo che si potesse arrivare a tanto. I Rigataki sono un prodotto stupefacente e oggettivamente: saporito e sano.

Ti lascio qualche link nel caso in cui volessi addentrarti maggiormente nella vicenda Radice di Konjac.

Qui è cominciata la fatidica ultima settimana, per certi versi, perché pur non partendo (sottotitolo: speriamo in un settembre migliore) mi appresto a compiere diverse imprese epiche. Pare che debbano durare chissà quanto questi giorni, ma sono sicura che il tempo di altri due piatti di Rigataki e sarò già immersa nell’ultima full immersion muratori anche perché devono completare la facciata della casa che non è certo una passeggiata di salute; in pratica saranno sui vari balconi a cantare strazianti nenie d’amore (è sempre bello scrivere e disegnare ispirati da voci così soavi. Che Hisaishi levate!).

In Trinacria poi durante il periodo estivo ci sono sempre incontri meravigliosi. La mia isoletta in mezzo al mare diventa come una sirena meta di viaggiatori e il fatto che quest’anno ce ne siano diversi che albergano nel mio cuore mi rende immensamente felice (Bestiabionda a parte che mi tormenta ogni anno, chiaramente).

Avocado, Lime e Semi di Chia


Quando mi alzo e prendo le capsule di tè verde e Guaranà, butto giù il caffè sognando di iniettarmelo in endovena, controllo se il caffè verde è finito e conto le Bacche di Goji, penso solo a una cosa.

Come mi sono ridotta?

E ridacchio pensando alle mie colazioni fatte da tre arancini e un litro di coca cola. Non per mortificarmi o con disprezzo. Davvero con il sorriso e il cuore pieno di ricordi e felicità. C’erano dei giorni che insieme a una mia amica riuscivamo a far fuori vassoi di tavola calda nelle prime ore del mattino; dove le prime ore del mattino variavano dalle 14 alle 15 del pomeriggio in poi. Oltre alle bacche di Goji, che ho cominciato lo scorso anno  perché mi piaceva essere la Madonna della provincia di Catania (pare che Madonna in tourneè faccia rimuovere sempre il water dalla stanza d’albergo e che ne faccia installare uno nuovo di zecca sempre della stessa marca. Ecco io mi sono limitata solo al consumo di una manciata di bacche di Goji al mattino bypassando pure le tre ore di Yoga. Ma in cuor mio spero sempre di far estirpare un water e farne installare uno nuovo in un albergo). I semi di chia, confesso, mi piacciono nettamente di più. Hanno un sapore “semoso” che è senza ombra di dubbio la mia passione. Pur avendo un altissimo valore calorico, nonostante siano bombe di salute in ogni microchicco, me ne frego bellamente (si può dire frego accostando a bellamente, nevvero? Appare più chic. Credo). Diffusi e utilizzati soprattutto in Centro e Sud America, dei semi di chia si fa un gran parlare ultimamente. Contengono calcio, acidi grassi essenziali, omega 3 e pure 6 per esagerare. Fonti vegetali per la presenza del calcio come il sesamo (altra mia fissa), superano per proporzione anche quello contenuto nel latte. Per una povera bimba come me con il ferro a 8 e calcio zero, una manna dal cielo e gioia per il palato. Vitamine, ferro e potassio, selenio, zinco e magnesio, pare nascondano dentro sé tesori nutritivi pazzeschi. Combattono la pressione alta, regolano la pressione sanguigna e sono perfetti per tenere sotto controllo il colesterolo. Non contengono glutine che è una nota importante per chi soffre di celiachia. Un cucchiaio di prodotto può arrivare anche a 80 calorie (di salute). I semi di chia possono essere messi ovunque; lo dice una che li infila pure nel caffè (oh pure sull’Anguria sono buoni). Nel farro perlato integrale sono di una squisitezza indicibile. Nel riso bianco o pasta. Nella quinoa e miglio, senza contare che anche nei legumi come i ceci (generalmente metto il cumino sui ceci ma i semi di chia e il sesamo insieme ai ceci con dressing di yogurt, bianco normale o soia poco importa, supergnam).

Nell’insalata i semi danno quella croccantezza e completano un quadro di bontà. Anche e soprattutto i semi di chia esaltano sapori quali il pomodoro e tantissime altre verdure. Con le barbabietole i semi di chia, ad esempio, non mi hanno fatto impazzire e continuo a preferire il cumino che seme non è ma spezia (vabbè ma era per dire una cosa che non c’entrava nulla altrimenti non sono contenta). Come i semi di papavero, pare che si possano adoperare con grande successo nelle preparazioni dolciarie e io sono già bella che pronta a farci i Muffin con i semi di Chia; tra l’altro a tre passi da me hanno aperto un negozietto biologico interessante che ne vende a pacchi e ha semi in grandissima quantità, tra i quali quelli di Rapunzel (Mix Du Sud. Il cielo benedica chi ha inventato quel Mix. Lo avete mai provato?). Che siano preparazioni dolci o salate. Che sia una bella cucchiaiata in bocca sparata come una fucilata di benessere a mitraglietta semosa. Che sia sul gelato (uh oggi lo provo!). Che sia sullo yogurt (cielo! che bontà) a corredo di un dressing per insalata. Che sia nell’insalata stessa che diventa così piatto unico ancor più ricco e addirittura proteico. Che sia nell’impasto del pane (vabbè voglio impastarlo subito!). Che sia dove sia. I semi di chia sono indispensabili e da provare.

Perché è bello pure un vassoio pieno con tre arancini, otto pizzette, tre cipolline e due cartocciate con i wurstel. Ma quando si è giovani, spensierati e con l’amica del cuore. Adesso con la menopausa in arrivo (sbaglio o la sto buttando sul drammatico?) un bel cucchiaino di semi di Chia, qualche Bacca di Goji e un brucaggio di erba biologica coltivata sul terrazzo sembra essere roba spericolata. Quasi quanto estirpare un water da un albergo e farne impiantare uno.

(Dimenticavo! Ho letto su un blog ammerrigano che sostituiscono le uova in preparazioni per dolci con i semi di Chia. Non so nulla di questa sconvolgente informazione. Corro ai ripari e semmai dovesse essere vero torno e salviamo tutte le uova del mondo! Che Eggland mica l’ho dimenticato, io. Tzè).

(finire un post con tzè era tra i miei sogni nel cassetto)

 

Risotto con Fragole, Asparagi e Martini


Ho avuto il coraggio pure di fare una versione sintetica ed “esaustiva”; chiaramente non ci sono riuscita.

Dico che sul Blog scriverò tutte le dosi, i passaggi e sarò più precisa giusto? Ecco. Non è vero proprio come la versione sintetica. Lo farò nel pomeriggio, però. Semmai dovessi uscire viva da questa mattina in ufficio, intendo. Perché non posso postare più giornalmente alle ore 12.12 e si evince ma. Posso fare metà post alle 12.12 e poi completarlo magari alle 21.21 no? Che ve ne pare? (mi raccomando mentire sempre ed annuire)

Mai arrendersi.

Post in progress*** (chissà che  non lanci una moda)

La Torta di Sfoglia con Spinaci, Mandorle Tostate e Tomino Piemontese


La mia personale esperienza con il tomino risale alla vita precedente quando ero vegetariana e mi capitava, seppur di rado, di mangiare formaggi e quindi derivati animali. Al contrario di mamma non sono mai stata una grande fautrice di quello che pare essere il sogno perverso di molti dediti al salato (al contrario di me). L’Ingegner Suocero durante uno dei nostri primi incontri in casa sabauda, insieme alla premurosa Dottoressa Suocera e all’ormai straconosciutissima e amata Socia Piola, mi fece trovare una tavola imbandita di ogni leccornia formaggesca. Dall’odore, aspetto e chiamiamolo “sesto senso latticioso ne provai solo due e fu, confesso, simpatia. Per uno potrei quasi scomodare la parola: innamoramento. Come quei colpi di fulmine improvvisi. Il tomino sì, condito come non lo avevo mai visto, mi aveva fatto ricredere su questa categoria alimentare da me sempre fortemente snobbata ma fu la Val Belbo a farmi capitolare. Cielo, che bontà! Come più volte mi sono interrogata su quale alimento “animale” rimangerei sotto tortura (anche io ho del gran bel tempo da perdere a volte) rispondendomi:

  • Carne: neanche se mi ammazzano i nani da giardino
  • Pesce: baccalà
  • Sul formaggio, mio acerrimo nemico da sempre, non avrei alcun dubbio e la risposta sarebbe sempre e solo: Val Belbo.

Uhm. Poi certo mi viene in mente la Ricotta Salata. Che io sono sicula e se me la ritrovavo nella Norma di certo non mi arrabbiavo (sì perché se trovavo parmigiano anche dentro le cose io mi arrabbiavo, ok? Non ho mai detto di essere simpatica e accomodante. MAI! E’ una leggenda metropolitana che ha radici inspiegabili).

E ora. DRAMMAH (con la acca come direbbe Bestiabionda che pare essere tornata all’età adolescenziale. Bicicletta e gergo giovane. Siamo un po’ tutti preoccupati per lei. Manca mojito sul marciapiede e tavernello con le pesche. Ma credo faccia pure questo).

Ricotta Salata VS Val Belbo.

Ho il mio gran bel da fare. Potrò crogiolarmi durante il week end con questo interessantissimo interrogativo; nonostante io non abbia neanche capito bene il perché visto che devo parlare di Tomino. C’è un medico in sala?

Insomma oltre Val Belbo e Ricotta Salata, a me il Tomino fa simpatia. Mica sono prolissa, io. E allora insomma il Tomino qui in Trinacria è come un cerchio di grano, una gita nell’Area 51 e come un bunker antiatomico degli “apocalittici”. Questo sconosciuto insomma. Conquistato il territorio siculo è sempre una gran festa quando arriva in gita dentro la borsa frigo di Dottoressa Suocera e Socia Piola. Il Nippo attende trepidante la scorta formaggiosa (si nutrirebbe solo di questo d’altronde) e Mamma sbava copiosamente perché se prima li definiva “formaggi puzzosi” adesso si fa trovare in aeroporto con una ciambellotta di pane caldo da un chilo dove infilare pezzi a caso. Altro che degustazione di pezzetti mignon con miele e confetture. Acchiappa un tomino da duecento grammi e infilatelo nel panino!

Rivisitazioni regionali, per dire. Nel frattempo continuo a chiedermi perché parlo di Tomino, aeroporti e apocalissi imminenti quando ho l’Architetto che mi aspetta, una casa distrutta e un cane in arrivo. Vi ho mica parlato del cane in arrivo? Mi sa di no. E forse è anche meglio.

Avendo una cucina a metà (sì eh. Non me l’hanno ancora consegnata. Ridiamo insieme? Sono ormai lo zimbello di tutta la provincia di Catania. Ma pure della nazione, su) è capitato molto spesso che io non potessi cimentarmi in chissà quali preparazioni. Inutile poi calcare ulteriormente la mano sul periodo personale che ho attraversato ,dove l’ultimo dei nostri pensieri francamente era cosa si sarebbe mangiato a pranzo o cena e insomma va da sé che non ci siano stati chissà quali pasti. Una però delle preparazioni più veloci e preferite del Nippotorinese rimane senza ombra di dubbio alcuno la torta salata. L’importante è che ci siano verdure. Una delle sue preferite è quella agli spinaci e se prima non l’arricchivo per niente adesso qualche nota croccante e qualche gusto forte cerco di darglielo sempre. Le uova sono state prese da una piccola e adorabile fattoria qui vicino (somma sorpresa) dove le galline scorrazzano felici e credo pure abbiano il sabato libero per farsi la messa in piega. La preparazione non è niente di trascendentale e non occorrono dosi particolari o chissà che. E’ di quelle ricette Express velocissime riscaldabili che possono essere preparate per tempo, anche il giorno prima, e che si conservano in frigo per poi essere riscaldate anche nel microonde (non l’ho detto io).

Insomma una Ricetta acchiappaquattroingredientisbattiliinunaciotolaeinfilalanelfornoCIAO. Una Ricetta amica (sì ho finito).

La Ricetta?

Chi ha il coraggio di fare la sfoglia, per quanto non possa valere niente me ne rendo conto, ha tutta la mia stima. Chi va controcorrente (mamancotanto) e si accinge verso il banco frigo e si crogiola solo nell’interrogativo “rotonda o rettangolare?” sappia che ha la mia stima, la mia pacca sulla spalla e pure uno sguardo comprensivo ai limiti del commosso.

Gli spinaci però ecco: surgelati no. QUELLO NO. Niente pacca ma uno spintone (vabbé dipende dal periodo, dai) e pure sguardo accusatorio antipatico (perché non riesco a scrivere semplicemente UNA STRAMALEDETTA RICETTA IN MODO NORMALE E PROFESSIONALE?).

In un recipiente (che fa figo chiamare Bowl e mi sa che da domani faccio così) raccogli gli spinaci lessi. Aggiungi le uova precedentemente sbattute e leggermente salate. Il formaggio che preferisci: robiola, parmigiano reggiano grattugiato, formaggio spalmabile morbido, qualsiasi cosa (in questo caso Tomino Piemontese fresco fresco, sì). E qualche spezia se vuoi. Lo zenzero ti sorprenderà dando una freschezza gustosa che per l’estate imminente è un bene tanto quanto la scorza di limone, mentre nelle stagioni più fredde anche curcuma o curry (mi sanno di autunno uff, che posso farci?).

In una padella fai tostare le mandorle spellate (sgusciate non lo scrivo perché mi fa sempre ridere) e aggiungile all’impasto che verrà accolto dalla sfoglia. Spennella con un uovo sbattuto tutta la superficie della sfoglia e infila in forno a 180 per 30-40 minuti finché dorato.

Shirataki (Spaghetti Konjac) con Pesto di Avocado, Spinacino fresco e Basilico


Ho scritto questo Post nel periodo Pasquale.

Si chiama Happy Veggie. L’ha scritto Francesca Quaglia, ovvero la straconosciutissimabellissimaamicamiacheamofollemente dei Paciocchi di Francy. Ed è un libro che se non compri ti spacco la faccia, ok?

Ah no. Dicevo. Ed è un libro con foto di una bellezza unica e rara che Francy ci regala deliziando le nostre pupille poco avvezze a siffatte beltà. Ed è un libro pieno di salute, amore e lotte. Vittorie e Sogni. Adesso faccio la splendida ma da brava anziana ho capito praticamente da settantadue ore che potevo davvero stringerlo tra le mie mani. Non vedo l’ora di andarmici a coricare abbracciata stretta stretta. Nel frattempo puoi decidere saggiamente di acquistarlo e vedertelo recapitare a casa o scegliere il formato e-book (bbuuuuuuu per il formato ebook). Tutto questo come?

E comunque sì dai. Se non lo compri ti spacco la faccia sul serio. Oh. E’ mercoledì. E sono MOLTO arrabbiata.

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Cominciamo bene.

Esattamente un anno fa parlavo su questo blog degli Shirataki per la prima volta (forse per questo mi ero distratta da Happy Veggie? Cielo. Sono vergognosa). Se ti fa piacere leggere l’articolo che li riguarda basta cliccare qua. A fondo di questo post inoltre si trova la Video Ricetta sugli Shirataki per quanto concerne tipologia, metodo di utilizzo e curiosità, insieme a una velocissima preparazione di “Riso Shirataki” con Asparagi e Fragole, che visto il periodo sono pure di stagione e rimane un’idea inusuale carina da proporre (fermo restando che il riso shirataki è buono quanto un calcio sugli stinchi e la rottura di un femore; così giusto per essere sintetica). Nell’archivio fotografico ho una tale vastità di ricettine e abbinamenti più o meno “curiosi” da pubblicare riguardo a questo adorabile concentrato appiccicosiccio che in questi trecentosessantacinquegiorniepppiù mi ha a dir poco conquistato. Devo però prima (ri-ri-ri-ri) sistemare il mio personalissimo calendario di ricette. Organizzarlo, come ripeto fino all’ossessione tre volte al dì, non è così semplice come credevo quando avevo una casa, una vita, un po’ di serenità e dei luoghi dove rifugiarmi. Tra le macerie è tutto un po’ difficile. Trovare oggetti, pensieri e anima. Per una persona maniacalmente ordinata e organizzata minuto per minuto che si ritrova a “vivere alla giornata”, ovvero nella modalità meno egoista possibile, è inesplicabile. E potenzialmente pericoloso da un punto di vista psicologico; ma grazie al cielo quello è l’unico punto di cui nessuno deve preoccuparsi, men che meno io perché la situazione era già disastrosa a prescindere.
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Ricetta Tricolore per i Mondiali: Feta, Anguria e Basilico


Bibi (sì sì il mio amore Biboso) si è ufficialmente lanciata nelle Ricette Mondiali e parte con una Caprese di Zucchine interessantissima che trovi qui. 

Altre idee con la Feta e la Frutta? O semplicemente con la Feta?

 

(Piano piano ce la faccio a rispondere ai commenti. Sono anziana)

Ricette per i Mondiali! Bruschetta Fragola, Robiola e Aceto al Lampone (ma quello balsamico è ancor meglio)


Ieri sul mio Canale Youtube (se ti fa piacere iscriverti clicca qui) si è dato il calcio d’inizio alle Ricette Mondiali; ovvero piccole idee divertenti, facili, veloci, inusuali, isolitiaggettiviacaso per creare un piccolo iperuranio dove attingere per stupire con poco. Ci ritroveremo a breve una banda di matti che urla contro un televisore, c’è poco da fare. Perché non approfittarne e divertirsi un po’ attirando l’attenzione e racimolando qualche complimento? (semmai dovessero accorgersi della nostra presenza, intendo)

(e semmai dovesse importarci dei complimenti fatti da persone che urlano davanti a un televisore con undici omini che rincorrono un pallone, inciso).

L’idea di questa bruschetta semplicissima con Robiola, Fragole e Aceto al sapore di Lampone nasce dal fatto che il mio adorabile amico Salvo e la sua bellissima moglie Daniela mi hanno regalato una cassetta colma di Fragole provenienti da Portopalo. Mi sono ricordata di quel dolcetto che tanto è piaciuto e ha spopolato sul web nonché protagonista poi di una mia ricetta inserita nel libro di Francesca Martinengo “Fornelli in rete” (ricordate?), ovvero:

La Coppa di Mascarpone, Fragole e Basilico.

Senza dimenticarci che pure Donna Silvana, adorabile genitrice della perfida Bestiabionda rimase a dir poco colpita dello strambo ma vincente abbinamento. Insomma una versione salata non vogliamo farla? Basilico e Fragola sono un connubio vincente nel salato e se in abbinato con del formaggio il Goal, in questo caso, è assicurato. Su Fragola e Aceto balsamico neanche ci spendo una parola perché si sa è un po’ come il cacio sui maccheroni. Ne approfitto anche per lasciare sotto la VideoRicetta qualche altra idea sfiziosa con le Fragole. E insomma via…

Calcio di Inizio!

E speriamo di sopravvivere a questa settimana. Coraggio Amici. Buona Settimana!

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Cous Cous di Miglio con pachino, carote, olive nere, sedano e sesamo bianco



Il mio Papà comincia ad andare via la sera di Mercoledì 14 Maggio trovando la liberazione dal dolore alle ore 03:30 di Giovedì 15 Maggio 2014. Sono tre settimane oggi. E oggi ricomincio. 

 Con la Luna Piena è avvenuto il Wesak, in quella notte.

Un’antichissima leggenda buddhista narra che cinquecento anni prima di Cristo il principe Gautama Siddharta raggiunse il massimo grado di illuminazione e diventò un Buddha, cioè un «risvegliato», liberandosi definitivamente dal ciclo delle reincarnazioni.

La morte di Buddha. L’illuminazione.

Turi non poteva andare via diversamente. Come un Dio. Il mio.

Trovo nell’Archivio questo delirio frettoloso ticchettato subito dopo Pasqua, che corrisponde a uno dei momenti clou e determinanti del vortice di dolore e tragedia che ha poi preceduto l’inferno. Non mi rileggo mai; men che meno in questa occasione. Magari un giorno lo farò ma. Era importante che lo pubblicassi nel mio contenitore di odori e ricordi. Come sempre.

Le tradizioni prima di tutto, no? 

Accadrà per qualche giorno con altri deliri grammaticali che erano pronti all’invio e poi resi privati. Il tempo di organizzarmi con i Nuovi Post, in pratica. VideoRicette. FumettoRicette. Al momento nelle vesti di Turi ricopro un ruolo completamente diverso e imprenditoriale ma ormai non stupisco più nessuno se a una riunione esordisco con:

“Scusate signori ma la decisione è questa. Continuate a discuterne voi, se volete. Devo andare a fare una VideoRicetta e ho un disegno da finire. A dopo”.

(Crudelia Demon è la Fata Turchina)

Dal 15 giugno, a un mese esatto, si “inaugurerà” quindi la Rinascita. Perché Papà mi ha sempre detto che MAI bisogna rinunciare ai propri sogni. Lavorare duro e non arrendersi. E io voglio continuare i suoi. E non dimenticare i miei. Tanto siamo insieme (tranquilli è la sindrome di Psycho. Metto il suo orologio e la sua felpa. Dico le cose che diceva lui. Poi tolgo l’orologio. Metto il grembiule e divento iaia. Continuate a non chiamare il 118, ok?).

Papà settimana scorsa è stato ricoverato per qualche giorno, dopo una Pasqua che definirei semplicemente infernale,  e qui mi fermo.

Alla domanda come va, risponderei con uno squallidissimo: va. Omnia vincit Amor è la scritta che  è apparsa su una collina in un sogno. Era verdissimo tutto. L’erba, i prati e forse anche un po’ il sole. Sembrava più una mela Smith acerba e crudele nel palato. Una tovaglia verde. Delle cavallette verdi. C’era Cri terrorizzata mentre Ale accarezzava gechi. C’era Giulia a piedi scalzi che rincorreva Napoleone e Ombretta in disparte che disegnava occhi in pillole. Qualche volta alzava la testa e mi regalava uno di quei suoi sorrisi tra il timido e il sicuro. Tra l’incerto e l’assoluto. Poi si è alzato un vento. Freddo, forte e rumoroso. Come la notte che ha preceduto il ricovero quando papà era piegato su un recipiente con la bile che galleggiava tra i fazzoletti, l’ombra del nippo mi sorrideva dal divano e mamma correva avanti e indietro senza sosta. Pioggia che spacca i vetri, quasi. La notte di Mercoledì 23 Aprile. Che non dimenticherò.

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