Buongiorno Venerdì 17! Uova strapazzate alla Wilkes per colazione – Misery non deve morire


Prendi due uova fresche e sbattile dentro un recipiente. Aggiusta di sale. Taglia a cubetti del pomodoro fresco e anche un po’ di sedano. Taglia anche delle patate dopo averle lavate e sbucciate. Spremi qualche arancia.

Con pochissimo olio, o se preferisci burro, inumidisci una padella e a fuoco medio alto versa le uova e muovile con la forchetta fino a “strapazzarle”. Aggiungi i pezzetti di pomodoro e il sedano. A parte in abbondante olio extra vergine d’oliva fai friggere le patate e lasciale asciugare su carta assorbente. Usa un buon ketchup per condirle. Spalma un velo di burro sul pan carrè tostato e poi versa un po’ della marmellata che più ti piace. Sistema su un vassoio con tovagliolo, piattini, bicchieri, posate e fiore e porta tutto alla tua vittima segregata in camera costretta a letto per tuo volere.

Un bel Buon Venerdì 17, no?

Questa unione di due elementi Venerdì e poi diciassette viene considerata una ricorrenza sfortunata nei paesi di origine greco latina mentre per gli Americani e Anglosassoni in genere c’è un esubero di quattro in quanto è il 13 a fare da padrone. In abbinamento con il giorno Santo per i cattolici. Fermo restando che pur essendo Stakanovista di Sogni e dedita alle più esuberanti fantasie allucinatorie rimango quella che si definisce un’agnostica, per farla breve perché ce ne sarebbero cose da dire al riguardo ma mica voglio proprio rovinarvi questo già infausto giorno, rimango costantemente allibita quando mi trovo davanti persone superstiziose. E’ talmente avvilente, straziante (spetta che mi collego a Virgilio dizionario di sinonimi. Ah ecco ci sono) lancinante, pietoso, orribile, tormentoso (mi piace!), mortificante (basta così) trovarsi una persona superstiziosa davanti che adduce chissà quali motivazioni per non dire-fare una cosa. Faccio una fatica enorme a mantenere quell’educazione “estrema”, perché mi piacerebbe definirla tale, per non guardare l’interlocutore avvilita, prenderlo dalle spalle, sollevarlo leggermente e con aria stanca-afflitta-sfatta urlargli in faccia: PERCHE’?

Preferirei sentirmi dire che vede unicorni glitterati  nel caffè, ornitorinchi dentro l’armadio e che nei fondi dei caffè passi dell’Eneide ma se cambia strada perché c’è un gatto nero, non dice il giorno di una partenza o di un esame altrimenti va male e roba noiosa di tal tipo fa sì che una depressione immediata si impossessi di me.

A me piace il Venerdì 17 solo per un motivo. Allo stesso modo il Venerdì 13. Perché mi riporta nella mia stanzetta o nel cortile della casa a mare mentre guardo lo Zio Tibia. Perché ci sono gli episodi tra mummie putrefatte e scavi archeologici. Perché c’è l’inizio di quell’amore che perdura e si moltiplica. Tutto l’occulto strettamente correlato alla fantasia. Quanto di più nero ci possa essere. Il rovescio della medaglia che non sai mai bene quale sia migliore. Se il bianco pupazzoso e coccoloso dei pupazzetti e del kawaii estremo o quelle tinte nere e rosse che lacerano. Ricordo l’episodio dell’ascensore come fosse ieri. Più che un luogo una musa claustrofobica come l’aereo, dove ho sempre immaginato storie senza via di scampo. Perché se nella Cena con delitto è anche un po’ improbabile che tutta la casa sia inaccessibile all’esterno, è vero invece che dentro un ascensore o un aereo la costrizione è obbligatoria, eccome. Non ci vuole chissà quale giro di trama. E’ così. E’ ovvio.

 Il Venerdì 17 mi riporta a quella mensa scolastica da Padre Giuliano a Sant’Agata Li Battiati di cui ho parlato diverse volte. Quando ho raccontato ai miei amici allibiti e sconvolti che avevo visto Poltergeist. Saremo stati in terza elementare massimo. Della carne con i vermi. Della bambina dentro il televisore. Del clown che arrotola le gambe e ti avvinghia e ti porta giù dal letto. Poi ho smesso di parlarne perché per loro ero quella Iaia simpatica e ciccionissima che faceva fuori quattro Lion e tre pacchetti di Fonzies, che sapeva disegnare bene, era generosa e regalava le matite e diceva sempre sì. Il Venerdì 17 mi riporta a quello che ero e che non è cambiato. Poche persone mi hanno conosciuto e amato invece per quell’entusiasmo del clown, della carne con i vermi e dell’albero che spacca la finestra perché posseduto da un’entità malvagia. Tutta la fantasia, che sia bianca o nera, mi ha attratto in egual modo, fermo restando che la seconda provoca scariche di adrenalina capaci di far scaturire luce. Mentre quella bianca non fa nascere il nero, l’esatto contrario sì.

Misery non deve morire, oltre che letto in età adolescenziale, rimane una visione immutata, perpetua e fissa. Non ricordo magari un film visto lo scorso anno mentre di Misery scena per scena, battuta per battuta, spazio per spazio. Accade spesso. Come per dire una commedia romantica mi farebbe dare capocciate al muro dopo trenta secondi adesso, eppure Scelta d’amore non è mai abbastanza. Perché c’è un tempo per tutto. E mentre per alcune visioni questo tempo è finito e rimane strettamente correlato a un periodo, altre imperiture e perpetue come Misery non deve morire permangono e sotto nuove vesti si ripresentano. Volevo dare il buongiorno per questo Venerdì 17, preludio di questo Halloween che per certi versi mi fa fare i conti con la morte in un modo completamente diverso. Perché lasciando stare tutte le polemiche e pure l’idiozia di pensare che sia un “Carnevale Americano”, rimango pur sempre una sicula a cui è stato insegnato un peso “di cuore” importante della ricorrenza dei Morti. Nessun meridionale penso possa smentirmi; al contrario dei settentrionali che a quanto ho potuto capire non “sentono” la festività alla stessa stregua (oh, siete sempre quelli che alla Vigilia di Natale non vi sfondate con trentotto portate! Gli strani siete voi! *disse ridacchiando esaurita*).

Annie Wilkes porta la colazione a Paul Sheldon che è autore di una serie di libri con protagonista Misery, in cui la stessa Annie si immedesima vivendo attraverso la sequela di sue avventure. Una vita vuota e triste di ex infermiera in alta montagna sperduta che ha questa sorta di rivalsa: attraverso la vita di Misery. Se Misery muore chiaramente anche Annie nella sua trasmigrazione morirà. Occorre tenerla/tenersi in vita a qualunque costo. La psicopatica interpretazione di Kathy Bates, che deve assolutamente essere vista in lingua originale, le fa vincere l’Oscar e il Golden Globe (meritatissimi) e viene inserita al diciassettimo posto nella classifica dei cinquanta migliori cattivi del cinema americano.Al primo posto c’è Hannibal Lecter e al secondo Norman Bates seguito da Dart Fener e dalla Strega dell’Ovest del Mago di Oz (ma su questo dissento fortissimamente e batto pure il pugno sul tavolo!). Però avrei giusto qualche sorpresina riguardo questa classifica.

Fatto sta che quando ancora la situazione non era degenerata del tutto Annie prepara le uova strapazzate alla Wilkes accompagnando il tutto con pane tostato e marmellata. Seguiranno altre portate tra cui un polpettone e una torta che ovviamente non mi lascerò scappare.

La superstizione è un mezzo per. Che diventa costrizione per gli stolti. Il Venerdì 17 è un ricordo di tutto quello che è stato, è  e sarà.

E allora Buongiorno! Uova strapazzate alla Wilkes anche per te?

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Insalata di Zucca, Arancia, Semi di Girasole, Sesamo e Mandorle


Zucca, Arancia, Scorza di limone non trattato, Semi di Girasole, Sesamo, Mandorle, Sale, Olio facoltativo

Cuoci la zucca nel forno su carta da forno senza alcun tipo di condimento. Sale soltanto a fine cottura. Centottantagradi sono perfetti. Fin quando diventa morbida ma non spappolosa  (un mio gusto personale) eccessivamente. Taglia a pezzotti non troppo regolari e metti dentro una ciotolina dove puoi lavorarci. Aggiungi del succo di arancia freschissimo quanto basta per le tue papille gustative. La scorza grattugiata di un limone non trattato biologico e aggiusta di sale. Aggiungi il sesamo tostato in padella con pochissimo sale come fosse gomasio. Aggiungi i semi di girasole e poi le mandorle spellate e tostate. Puoi aggiungere dell’olio, anche di origine vegetale, ma non è assolutamente necessario.

Ma chi, io? Quella che la zucca, come l’avocado, se la mangia pure a colazione-merenda-snack sull’autobus (nessuno che mi conosca osi dire che non vado sull’autobus. Mi piace sempre dare di me un’immagine meno sociopatica, ok?) oggi sono ancora “costretta” a parlare di Zucca, guardaunpo’? Insalata assolutamente da provare. Fatta in occasione del Benvenuto all’Autunno di cui ho parlato qui, è un’altra insalatina che rimane non solo un’idea per Halloween ma proprio un’elaborazione perfetta per questa stagione. Strettamente correlata a Halloween invece ricordo questa, dove si trova anche una VideoRicetta velocissima. E’ più un’idea che una ricetta in sé.


Da quando Koi mi ha fatto riscoprire l’ebbrezza di essere genitrice e di essere responsabile di una vita, ho capito prima di tutto di essere fondamentalmente incapace ma ho avuto conferma che nonostante i disastri educativi che sto compiendo ai danni del mio quattro zampe (ok dai, senza girarci tanto intorno: VIZIATISSIMA!) non riesce a farla franca lato cibo. Proprio per il mio problema alimentare non transigo. Vaneggiavo già riguardo una futura prole e per quanto assurdo possa sembrare la mia piccola Satana pelosa è davvero una palestra niente male. Fa occhioni e sbatte le ciglia che manco il gatto con gli stivali, quando vede ogni sorta di cibo. Non importa di che alimento si tratti: lei lo vuole. Naturalmente io non glielo do. Se non rientra negli alimenti consentiti, intendo. Ce ne sono diversi corredati da vere e proprie tabelle. Non mi vergogno ad asserire che sono fiscale, vigile e intransigente. Per dire che Koi prima di mangiare un salume o un semplice wurstel dovrà passare sul mio cadavere e su tutti quelli dei miei nani da giardino (e non dubito che possa riuscirci). Ho intenzione, già da un po’ di tempo, di dedicare una vera e propria rubrica alimentare ai cani. Non perché sia esperta, del resto non lo sono in nulla, me ne guarderei bene. E’ pur vero però che in tantissimi siamo genitori di adorabili pelosetti e non sempre ci si vuole affidare solo alle crocchette. Koi segue un’alimentazione controllata e supervisionata a base di crocchette e cibo salutare. Fosse stato per me avrei scelto solo la seconda via. Capisco che non tutti hanno il tempo per bilanciare carboidrati, proteine e vitamine e per comodità giustamente e in maniera del tutto sacrosanta si affidano al cibo confezionato. Non sono un’eroina e neanche wonder woman ma sta di fatto che dormo pochissimo, faccio tantissimo e se non opero in questo modo vengo colta da depressione. Avendo sempre verdure a disposizione e facendo anche questo “lavoro”, che è solo passione, nel web certo ho sempre tantissimo cibo sotto mano. Non vedo perché non dovrei trovare il tempo per preparare qualcosa di buono e sano a chi sta facendo tanto nella mia vita. E’ un segno di riconoscenza e amore che non mi pesa e che anzi è puro piacere.

Questo per dire che la Zucca fa benissimo ai cani e Koi ne va matta proprio come il centrifugato di Carote. L’altra sera ha mangiato i vermicelli di riso (impazzisce proprio!) con la zucca rinunciando al merluzzo, che viene al terzo posto dopo salmone e tonno. Confesso che l’alimentazione di Koi è una delle poche cose di cui vado parecchio orgogliosa. Al mattino molto spesso mangia le crocchette (biologiche, Acana o Orijen. Altre marche giammai) e questo per abituarla semmai non dovessi esserci io, mamma o nippo a non rimanere digiuna. Prosegue poi con altri due pasti rigorosamente bilanciati, pesati e casalinghi. Il più delle volte a base di verdura, riso e pesce. Koi mangia pochissima carne non perché abbia una mammina umana psicopatica (anche) ma perché da quando è piccola ha sempre preferito il pesce alla carne. Per carne intendo rigorosamente bianca e non eccessivamente rossa, anche perché i Labrador hanno diversi problemi dal punto di vista digestivo. Una volta a settimana poi latticini sotto forma di formaggi freschi pesati e controllati e un uovo. Qualche cucchiaino di olio extra vergine d’oliva giusto perché fa benissimo. Centrifugati di carota, fosse per lei, ne berrebbe a litri e allo stesso modo la zucca.

Insomma urge Rubrica BauBau per sfogarmi e relazionarci un po’ sui nostri amici pelosetti. Anche perché voglio proprio farvi vedere quanto è facile fare dei biscottini in casa e quanto siano buoni per loro. Credo proprio che una Videoricetta con Koi arriverà presto. Già la vedo sorridere in camera. E poi sbranarci TUTTI.

Torta salata con Zucca, Lardo e Mandorle al sentore di Limone



La Ricetta senza dosi? Eccola.

La via della Pasta Brisée pronta o della Pasta Sfoglia pronta rimane sempre valida ma se così non dovesse essere:

200 grammi di farina, 100 grammi di burro freddo da frigo, 70 ml di acqua fredda

Metti gli ingredienti nel mixer con un pizzico di sale fino a ottenere un composto sabbioso. Versa tutto su una superficie fredda e impasta velocemente aggiungendo poco alla volta l’acqua ghiacciata. Quando hai ottenuto un impasto elastico e compatto lascia riposare in frigo dopo aver avvolto con pellicola trasparente. Per 45 minuti almeno dovrà riposare in frigo per poi essere stesa su un piano infarinato.

Per quanto riguarda il ripieno mea culpa non ho pesato nulla ma ho proceduto a occhio. Dentro una ciotola ho ridotto in purea la zucca cotta al forno senza alcun tipo di condimento. Ho aggiunto la ricotta, il sale macinato sul momento come anche il pepe. Un uovo e volutamente non ho messo il parmigiano grattugiato per cui nutro incosciamente una profonda antipatia. Ho inserito poi le mandorle tostate in padella, salate leggermente e tagliate in più parti. Ho amalgamato bene il tutto e messo anche un po’ di scorza di limone. Versato sulla pasta brisée stesa su una teglia leggermente oliata e in forno per 40 minuti circa finché la pasta non è dorata e il ripieno cotto.

Quando ho fatto la cena del Benvenuto all’Autunno in concomitanza con l’apparecchiatura economica che ha riscosso un incredibile successo e di cui ho parlato qui, ho voluto espressamente rielaborare la zucca in tantissimi modi. Del modo dolce ho parlato qui riguardo la Cheesecake con la zucca, cannella e mandorle. Col salato, invece, non ho nemmeno cominciato (vi sembrava di svignarvela, eh?) e allora quale migliore occasione tra Frankenstein, Vermi e Ciambelle dentro le Ciambelle senza dimenticare Ciambelle a forma di Zucca? Oggi blatererei circa questa velocissima preparazione. Si tratta di una torta salata con zucca, ricotta e mandorle tostate con una base di brisée e una fettina di lardo sopra. Ho preparato la torta salata con netto anticipo, anche perché la cena prevedeva diverse portate. Quando ho riscaldato velocemente e servito, quella fettina di lardo si è andata a sciogliere irrorando la superficie e mandando al manicomio gustativo chi apprezza questo genere di alimento (notare il distacco professionale, eh? Stavo quasi per dire quest’adorabile schifezza immonda. Fortuna che sono una professionista e ormai la nazione ne è a conoscenza).

Il fagiolino francamente glielo ho messo (leggi: buttato velocemente su) perché nelle foto veniva tutto talmente smorto che una sorta di depressione lampante mi ha colto. Non che con il fagiolino sia diventata bella la foto, eh. Ma fatta come l’ho fatta posso pure definirla accettabile. Koi girava come un’ossessa sul terrazzo e voleva le attenzioni. Il muratore per poco non cadeva dal ponteggio mentre pitturava la facciata. Mamma ascoltava le mie videoricette a tutto volume (e solo il cielo sa quanto io ODI sentire la mia voce). SantaSignoraPina cercava di prendere le misure a Koi per il vestito di Halloween. Su quest’ultima affermazione inutile fare quelle facce, eh. Koi avrà un mantello che si potrà collegare al collare e non le darà alcun fastidio (o almeno spero perché altrimenti ne vedremo delle belle). Un mantello nero fuori e rosso fuoco dentro come una novella ancella di Dracula. I canini le sono caduti ma speriamo che entro Halloween le ricrescano. Sangue finto? Succo di Barbabietola di cui va ghiotta. Ho pensato a tutto, come sempre. Quando è il momento di pensare le cose più stupide, assurde e prive di senso logico, la mia mente diventa improvvisamente geniale.

Ma torniamo a questa torta salata? No. Perché dai non è che ci sia questo granché da dire. E’ l’ennesima ricetta inutile e priva di fantasia che però rimane un cavallo di battaglia in queste giornate autunnali per far fuori quei quintali di zucca che si hanno in cucina. Perché anche voi avete quintali di zucca che non sapete più come fare, vero?


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Cavolo quanto è buono il Centrifugato di Cavolo!


1 cavolo cappuccio, 1 cetriolo

“Poi vabbè ci metto un po’ di wasabi prima di buttar giù e l’estasi è servita”

Un cavolo cappuccio e un cetriolo, altrimenti un cavolo cappuccio, due carote e due arance, oppure un cavolo cappuccio e due mele. Ma anche un cavolo verza, due carote e un limone. Ma anche fino all’infinito. Il Centrifugato di Cavolo è qualcosa di sublime (il mio preferito è quello Cappuccio). Io e Ombretta durante la fase iniziale del nostro progetto super segretissimo che è partito con il Brunch di Halloween nella terra  di Natale ha portato con sé clamoroso scoperte. Tra Living Dead Dolls, mostarda su cui devo ticchettare almeno fino a natale, piselli al wasabi, macco di fave e ossessione pura nei confronti dell’uva nera, ci sono scappati anche vari ettolitri di centrifugati. Soprattutto con il cavolo cappuccio. Credevamo entrambe che avesse un sapore più pungente, e per certi versi lo ha, ma non tanto da giustificare l’onnipresente presenza della mela per addolcire il tutto. E’ buono pure con la menta per carità, ma per i palati particolari che amano testare anche le punte fastidiose che non possono meramente definirsi piccanti, anche semplicemente centrifugato senza nulla diventa una danza estrosa per il palato. Qui l’ho fotografato con un po’ di centrifugato di cetriolo ma non è un abbinamento degno di nota, sarò franca. L’ho preferito nature senza nulla o al massimo con una punta di limone. Abbinato con la carota lo trovo francamente uno spreco, in quanto entrambi gli elementi se centrifugati separatamente hanno una resa infinitamente superiore. Posso testimoniare, pur non facendolo mai perché è chiaro che ogni corpo reagisce a proprio modo, che tutte le dicerie sui benefici del cavolo, almeno per quanto riguarda il mio fisico, sono assolutamente veritiere.

La pelle davvero diventa più luminosa (rimane ugualmente pallida nel mio caso) e l’apparato digerente pigro non solo si rilassa ma comincia a dare meno disturbi quotidiani. Drenante (anche troppo), tende a far sgonfiare apportando un beneficio sin dal primo giorno.

Non invoglio nessuno a seguire detox giornalieri solo con centrifugati ma a onor del vero va detto che l’ho fatto e che dopo tre giorni si è verificata una remise en forme incredibile. Cavolo questo Cavolo! (ok stavo fremendo. Volevo fare il battutone idiota, pardon). Ci sono delle vere e proprie  diete che consigliano per le infiammazioni dell’apparato digerente di fare sempre colazione con un bel centrifugato generoso di cavolo. Non digerendolo cotto, temevo che crudo avrebbe stazionato sul mio stomaco fino a ottobre 2019 e invece ho dovuto constatare l’esatto contrario. Digeribile e leggero non spaventa anche se ha quel retrogusto del cavolo (ok devo smetterla) che qualche volta fa storcere il naso. Fosse per me vorrei iniettarmi nelle vene centrifugati di cavolo a mo’ di flebo.

Un’ottima scusa per preparare dei centrifugati a chi generalmente non ne fa uso e in particolar modo ai bambini arriva proprio in questi giorni. Per Halloween, e quindi durante l’organizzazione di party-feste-riunioni tra amici, saranno fide alleati, sia  per bontà obiettiva e salute che per impatto scenico. Quelli verdi come questo (senza dimenticare lo spinacino fresco che centrifugato è buono da pazzi) ma anche arancioni come quello di Zucca (che se ti sei perso puoi trovare cliccando qui), con qualche scritta giocosa diventano indiscutibilmente protagonisti in tavola:

“Succo di Strega”

“Moccio di Drago”

“Vomitino di Ornitorinco”

E così a scrivere sino a domattina meravigliose idiozie. Non dimenticate gli Unicorni! Vomito di Unicorno è poesia.

Altri Centrifugati o Succhi ricchi di salute?

 

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Sushi Vegano con la Zucca e Horror Sushi Halloween Version in arrivo


Un Sushi vegano, gustosissimo e perfetto per questo Autunno è senza ombra di dubbio alcuno il Sushi con la zucca, semplicemente cotta al forno e insaporita dal sesamo nero leggermente tostato. Un po’ di salsa di soia che si sposa benissimo con l’ortaggio più versatile e gustoso e la leggerezza mista a bontà è servita.

Un Horror Sushi per Halloween è in arrivo!

Un Piccolo Riassunto dove puoi trovare idee, videoricette, preparazioni base (pure strafalcioni, chiaramente), dolci, salate e rivisitate.

Omelette e Bloody Mary – Le Ricette della Prima Stagione di American Horror Story


 

Omelette: 3 uova, 50 ml di panna, sale, pepe, burro

(si dice che un’omelette sia buona solo se fatta con almeno tre uova e al massimo otto)

Sbatti le uova con la frusta da pasticciere o la forchetta. Aggiungi sale e pepe e poi a filo la panna continuando a sbattere. Metti una noce di burro in padella e versa le uova (Cracco mi darebbe un ceffone perché bisognerebbe roteare con la padella mavabenedaisiamoacasadasolenoncivede). Fai cuocere per bene e poi con l’aiuto di una spatolina rigira una parte come a formare una mezza luna. Rigira nuovamente e l’omelette è pronta (non ce la faccio a spiegare le cose semplici).

(neanche quelle complicate, vabbè)

Omelette farcita: voglia di arricchirla? Prosciutto e formaggio, fichi e miele, tocchetti di mortadella e pistacchi e un tragico eccetera. Qualsiasi leccornia che preferite può imbottire la vostra omelette.

Bloody Mary:

In uno shaker metti cubetti di ghiaccio, succo (o centrifugato) di pomodoro, vodka e succo di limone. Agita energicamente con un movimento soprasottoavantiindietro (tipo Tom Cruise in Cocktail, sì) e versa in un bicchiere alto. Spolverizza con abbondante sale e una bella macinata di pepe. Aggiungi una goccia di Tabasco e anche una di Worcestershire Sauce e mescola con il cucchiaino d’eccezione che è un gambo di sedano. Si usa servirlo anche con qualche filo d’erba cipollina e fettine di cetriolo.

La versione Virgin Bloody Mary? E’ qui!

Nella seconda puntata della prima stagione di American Horror Story non è che ci siano dei buoni avvenimenti, anche se bisognerebbe chiedersi quando mai ci siano stati, sempre in correlazione ai Dolcetti di cioccolato con la violetta che Costance dedica a Violet e di cui ho parlato qui lasciando anche una ricetta molto gustosa. Lo Psichiatra, protagonista, Ben accoglie la nuova paziente Bianca che si dimostra affascinata dall’idea di trovarsi nella casa che è stata teatro di innumerevoli orrori. La stessa poi che durante il viaggio di questo a Boston si introduce in casa per fare passare una serata indimenticabile, nell’accezione più negativa del termine, alla moglie e la figlia (non che lui ne passi una nell’accezione positiva considerato che c’è un’amante incinta psicotica, ma ognuno ha quel che si merita in fondo). C’è una  stretta correlazione proprio con i Muffin al cioccolato e Violetta perché la paziente Bianca stessa se ne ciberà mandando a catafascio tutto il malefico piano di riprodurre uno dei tanti omicidi avvenuti decenni prima. La paziente infatti non era la sola a nutrire una perversione nei confronti della casa. La nostra eroina Bianca sostenuta da due fidi amici psicopatici si introduce in casa trovando poi la sfortuna e la morte. In seguito a questo avvenimento Vivien, moglie di Ben e una tra le poche attrici che non ha fatto parte del cast della seconda e terza stagione, è ancor maggiormente intenzionata a vendere il più velocemente possibile la casa.

(in un’altra vita voglio fare quella che scrive i riassunti delle puntate. Male. Così la gente non capisce nulla e cambia direttamente serie tv. Meraviglioso no?)

Vivien contatta l’agente immobiliare infierendo ancora una volta sulle colpe di questa nel non aver sottolineato cosa fosse e rappresentasse realmente quella casa maledetta.

“Mi offrivano un Bloody Mary e un omelette la domenica quei piccoli pervertiti” sostiene l’agente immobiliare tra un caffè e una crisi isterica di Vivien mentre racconta di aver conosciuto i tre psicopatici, Bianca e gli amici, in diverse occasioni proprio perché maniacalmente interessati agli episodi della casa.

Non poteva mancare (ma anche sì) allora questa immagine tristissima dell’agente immobiliare, sola e sconsolata la domenica, senza amici e famiglia a dividere i pasti con anime perverse, maniacali e psicotiche. A dimostrazione del fatto, ribadisco, che la domenica risulta essere il giorno più infernale per eccellenza, sotto tutti i punti di vista.

Un giorno voglio proprio spaccarmi il polso, carpo e metacarpo (se riesco pure l’ulna e il radio; che già una volta ho rotto entrambi e in più parti) e provare l’infallibile metodo Cracco (a seguire video esplicativo su Sky) ma nel frattempo voglio piegarla a mezza luna come facevano mia nonna, mamma, zia e se ce l’avessi pure mia sorella. Perché francamente diciamocelo: chi è che non la spiattella così in padella e poi sul piatto? Fa parte ormai del background visivo di ognuno di noi (o almeno me ne sono convinta a tal punto che sarei pronta non solo a giurarci ma a cedere tutta la mia collezione di nani da giardino!). Chi si rifiuta di metterci la panna e chi fa parte della fazione del latte. Chi ci deve per forza mettere il parmigiano grattugiato “perché è la morte sua”  e va bene lo stesso ma allora non chiamiamola omelette per dare uno schiaffo ai nostri cugini francesi e chi insomma si fossilizza in dettami e assiomi uovosi.
Ma dove sta la verità? (ecchenesoio?)

Le Altre Ricette di American Horror Story

Il compleanno di Agatha Christie sorseggiando tè nero e spiluccando sandwich al cetriolo


I geni non mentono. Ho passato l’adolescenza guardando di sottecchi mamma mangiare cetrioli e barbabietole. Sì, sempre Nanda l’amante dell’unto e bisunto fritto fa anche largo consumo di verdure (ennesimo colpo di scena); meglio se fritte in pastella tre volte ma tant’è.

Non mi avevano mai convinto del tutto. Delle barbabietole subivo il fascino del sangue che rilasciano (e che mi è servito per girare un horror a basso costo con i miei amici, leggi: quattro risate in un week end) mentre al cetriolo dedicavo un odio smisurato. Poi la passione improvvisa proprio come è accaduto con lo zenzero, mio acerrimo nemico fino a qualche anno fa e allo stesso modo con l’avocado. Se penso che ho sprecato così tanto tempo a odiarlo quando avrei potuto tranquillamente mangiarne tonnellate e tonnellate in più, mi detesto con ferocia. L’amore per la barbabietola (in connubio con il cumino) corrisponde allo stesso spazio temporale in cui ho cominciato a dedicare le prime attenzioni a questa cucurbitacea che in quanto tale non digerisco manco con gli scongiuri del caso e riti voodoo.

Originario dell’India e per questo motivo di larghissimo uso in Inghilterra per ovvie ragioni sin dai secoli scorsi, è in assoluto uno degli ortaggi, a oggi, che mi piace di più a patto che ci siano otto litri di limone spremuto sopra, tanto sale e pepe nero. La mia amata Alessandra mi aveva consigliato di togliere la buccia al fine di digerirlo, ma nonostante la situazione sicuramente migliori, proprio non riesco a mangiare un cetriolo in santa pace. La pena è avere crampi per una buona mezzoretta se va bene. Ma non rinuncio!

Dissertazioni personali cetriolesche a parte, qui oggi si festeggia il compleanno di Agatha Christie. Oh! Se ti fa piacere puoi anche trovare (sì, sta partendo la pubblicità occulta) sul mio Libro una Ricetta dedicata a Poirot. Trattasi di una delizia mortale chiaramente al cioccolato, che è tipo un brownies buono da impazzire. Dopo averle dedicato già dalla settimana scorsa la Steak Pie (che trovi qui), tantissime praline al cioccolato (che trovi qui ) e i biscottini al cocco e il tè matcha perfetti per le cinque e l’appuntamento tra tazzine e tovaglioli (che trovi qui) , non si poteva non fare un elogio al semplicissimo seppur gustoso Sandwich al Cetriolo per il tè. Famigerato e presente nelle tavole imbandite di dolcezze salate e non, è in assoluto uno degli immancabili protagonisti delle cinque. La preparazione richiede un tempo misero ma se i prodotti (come in tutto, del resto) sono eccelsi e quindi la scelta del burro ricadrà su qualcosa di pregiato, si addenterà una squisitezza perfetta per accompagnare un buon tè nero. Mi sarebbe piaciuto fare molte più ricette dedicate ad Agatha Christie e soprattutto estrapolate dalle sue opere. Avevo in mente una videoricetta speciale che riprendesse le atmosfere di Dieci Piccoli Indiani. In ufficio parlo e faccio altro ma nel frattempo penso al piccolo cortometraggio in stop motion che non ho mai finito per Halloween, a tutte le storie mai raccontate e mai finite, a tutti i misteri che mi vengono a trovare, a.a.a.a.a.a.a.a.

L’augurio per Agatha che continua a ispirare e al tempo. Che anche se corre velocissimamente e fa credere che i sogni sfuggano di mano, è sempre pronto a ricordarti che nonostante tutto non è mai veramente tardi. Per se stessi, i sogni e perché no: per un ottimo tè e un sandwich al cetriolo.

(nessuno rida ma per la versione vegana un po’ di crema di tofu non è brutta, tzè)

(oh è chiaro che se qualcuno è a conoscenza di qualche segreto mistico del tipo “fai una giravolta e toccati due volte i capelli prima di mangiare un cetriolo così lo digerisci ” è ben accetto. Qualsiasi cosa, insomma)

Anguria Sesamo e Mandorle


Anni fa ho pubblicato l’insalata di Cleopatra, ovvero l’insalata di anguria con cipolla rossa che se vuoi  puoi trovare qui, e poi l’abbinamento Anguria-Gamberoni proposta da Ramsay (che se vuoi puoi trovare qui). Insomma abbiamo pure il Riassunto delle Anguriate precedenti a dirla tutta, tra granita-smoothie-frullati e altre insalate che se vuoi puoi trovare qui (non è completamente aggiornata la lista ma tant’è). Il fatto è che mi sono resa conto di non aver mai pubblicato l’insalata di anguria che preferisco e che ho mangiato per tutta questa estate (non è un caso se mi trovo con un pancione gonfio manco fossi un camionista nella route 66 completamente strafatto di birra scadente in cerca di un autogrill disperso dopo il Prada Marfa).

(mi sa che il Prada Marfa non è nella Route 66. Se ne accorgerà qualcuno?)

Allora visto che qui è anche un contenitore di ricordi e non potevo non avere una fermatempo su Anguria e Sesamo, mi sono detta: edddaje con tre d. La variante che preferisco a dirla tutta è con il sesamo nero. Perché mica è vero che hanno lo stesso sapore e se lo credete sono pronta a smentirvi. Il sesamo tostato in padella (o al forno) e già salato sarà un perfetto condimento per la vostra anguria freschissima. Le mandorle (anche tostate, sì) doneranno quella nota ancor più croccante. Confesso che non le metto spesso perché preferisco proprio solo anguria e sesamo, ma non è che mi dispiacciano.

Si storce un po’ meno il naso davanti alle preparazioni salate con l’anguria; sarà perché anche su Youtube è ormai una moda dilagante vederla in tutte le salse, soprattutto con la feta (ah, vero! L’avevo proposta per i Mondiali. Se vuoi dare un’occhiata clicca qui). Mi ero messa in testa un po’ di giorni fa di dover assolutamente fare il sushi dolce con l’anguria. L’impatto visivo sarebbe a dir poco eccelso, essendo la tonalità di rosso più sbiadita tra le mie preferite. L’idea era proprio quella di un sushi dolce ( che se vuoi trovare è tra le mie prime ricette sul web) con l’inserimento della feta o tofu e basilico giustappunto; essendo tra gli abbinamenti più in voga soprattutto nell’America del Sud (saranno felici i miei amati greci di vedere il loro yogurt e feta ormai ovunque, perché se prima c’è stata la moda del Sushi adesso è sempresolotuttofetaeyogurtgreco).

(non trovo il link del Sushi dolce. Maperchéèèèèèèèèèèèèèèèèèè?)

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In questo vortice angurioso mi sono detta una volta che avrei dovuto provare a cuocerla, oltre a fare il solito gazpacho (ah vero, ma non ho mai pubblicato la foto del Gazpacho tradizionale con l’aggiunta di anguria. Devo prendermi a schiaffi appena possibile; lo segno in agenda). La genialata non era appoggiata da nessuno in casa. Io entusiasta e impavida mi sono detta che avrei ricreato un’altra insalata simile a quella di Ramsay dove arrostiva la pesca noce (ma ve l’ho detto che la pesca noce messa sulla piastra e condita con il wasabi è qualcosa di sublime?) e.

E l’anguria cotta è una schifezza inenarrabile. Cioè per dire che. Non provate ad arrostire l’anguria, ecco. Gli esperimenti sono ancora in corso anche perché qui la linea non si sposta da temperature tropicali.

E che tanta anguria sia con noi.

Perché c’è il mio facciotto al Ristorante Giapponese (indosso un vestito leopardato  blu, sì)? Perché sono finita qui su Sale & Pepe e volevo nuovamente ringraziare pubblicamente la Redazione. Una grande lusinga per me.

I Peperoni sulla sabbia. Ah no. I Peperoni sabbiati, ecco.


per 4 persone circa:

4 peperoni

1 spicchio d’aglio

pangrattato q.b.

rosmarino per profumare

olio extra vergine d’oliva

Lava per bene i peperoni e tagliali a strisce larghe. In una padella fai rosolare in abbondante olio extra vergine d’oliva una testa di aglio intera che poi toglierai. Fai cuocere i peperoni e aggiusta di sale. Quando saranno cotti lasciali asciugare su carta assorbente e profumali di rosmarino se ti piace. Passali nel pangrattato  e servili ben caldi.

 

 

Quanto può essere felice una persona che segue un’alimentazione vegana da qualche anno e vegetariana da più di un decennio di ritrovarsi intollerante alla quasi totalità di verdure e ortaggi? Ne vogliamo parlare? No. Diciamo che ultimamente la fortuna è proprio dalla mia parte. Sì d’accordo se mangi sempre le stesse cose poi blablabla ma. Qui la situazione sta degenerando a dismisura e due fette di zucchina grigliata mi fanno gonfiare come una zampogna e mi mandano in catalessi per ore. Non si può neanche sospettare la celiachia considerando che faccio praticamente una dieta gluten free da anni e che, tolto il seitan, di glutine qui neanche l’ombra. Mi ritrovo con una voglia smodata di melanzane arrostite (sì pure quelle mi hanno fatto passare una notte manco avessi mangiato una teglia di parmigiana. Semplicemente arrostite, intendo) e peperoni. Cielo, quanto mi mancano i peperoni. Faccio parte dalla nascita di quella sfortunatissima razza che non li digerisce. Non di sera ma a tutte le ore del giorno. Un’agonia, considerando che li ho sempre perdutamente amati. Fosse per me mangerei peperoni arrostiti a qualsiasi ora con tanto limone e scorza, altrimenti crudi nell’insalata. Perché sinceramente quanto sono buoni i peperoni crudi nell’insalata?

Mamma e il Nippo devono chiaramente condurre una vita normale e quindi sotto il mio sguardo demotivato, triste e affranto che brama zucchinemelanzanepeperonigrigliati mentre mangio una delle poche cose che ormai non mi fa star male (tofu-seitan qualche volta-avocado-frutta in genere-semi che sembro un coniglio-carote ma bollite perché crude muoio), mangiano a più non posso verdure. Il Nippo arrostite, lesse e al vapore. Nanda manco a dirlo fritte, se con doppia panatura ancora meglio. Ed è parlando della voglia smodata che avevo di peperoni che Nanda si mette ai fornelli urlando “Che voglia di peperoni sabbiati!” Si potrebbe dedurre che sia una madre degenere che sotto lo sguardo voglioso peperonesco della figlia si accinge a friggere a più non posso. Si deduce bene.
Senza pietà infatti i due hanno fatto fuori due peperoni cadauno alla faccia mia. Il Nippotorinese è stato felice di sapere che trattasi di versione light perché pare che la ricetta originale preveda l’uso dell’aglio e della frittura anticipata del peperone (no vabbè ma io con una fettina di peperone fritto, già solo a pensarci, rischio il soffocamento). Alla mamma questi peperoni li ha consigliati una sua amica: Cettina, grande cuoca (che io tra l’altro ricordo venti estati, e più, fa per un ottimo pesto guardo caso al peperone. Di una bontà eccelsa).

Sogno una dieta fatta di peperoni. Che uno proprio mi prescriva peperoni al vapore come colazione, pezzetti di peperoni crudi da sgranocchiare a metà mattinata. Shirataki al pesto di peperoni per pranzo e poi un bel panino fatto di peperoni con peperoni dentro e contorno di peperoni per la merenda. A cena? Vellutata di peperoni con peperoni e tante gallette di riso mischiate a pezzetti di peperoni.

E pure questi peperoni sabbiati perché proprio male non sembrano. Anzi *disse masticando i pixel del monitor*.

Focaccia impastata con i semi di Chia e condita con Zucchine grigliate al limone, Datterino di Portopalo, Rucola e Sesamo tostato


Della Ricetta della Focaccia me ne lavo le mani; perché ognuno la fa un po’ come gli pare, no?

(è un bell’inizio, mi sembra)

In questo caso non è tanto la focaccia in sé quanto i semi di chia (ANCORA? Ma si è propriofissataquestaquuuuii!). Quindi facciamo così. Che la ricetta della  focaccia la vediamo nel caso da Bibikitchen cliccando proprio qui, e io continuo imperterrita e incurante a ticchettare circa i semi di chia, okay?

Ne ho parlato qui tra avocado e salsa di soia e qui in occasione dei Rigataki con il tofu e la barbabietola; diciamo pure non in favore del gusto comune, va. Mi rendo conto che l’avocado e la salsa di soia non rappresentano come per me e per il restante 0,0000001% (Ombrella) un sogno a occhi aperti, e lo stesso si può dire dei Rigataki. Fare ricette poco convenzionali per il gusto comune è per me del resto una missione. Poi vabbé dai ieri ci sono stati pure gli Oreo fatti in casa che hanno quel sapore umano e non extraterrestre (perché finisco sempre col parlare degli alieni?). Sta di fatto che questa focaccina è un ottimo modo per propinarsi semi di chia qualora ci trovassimo di fronte a un palato più “comune”, mettiamola così (senza offesa per nessuno). La focaccia è un must e pochi pazzi ci rinuncerebbero (e perché mi state guardando così, eh?).

Impastare i semi di chia mentre si prepara la focaccia è un’idea, oltre che inusuale, da prendere seriamente in considerazione. I benefici di certo non si annullano in questo modo e se si sceglie un condimento fresco e salutare senza schifezze salumose e carne (oh qualche volta esce lasignorinaveganagnegnegne! Mica posso trattenerla sempre) vien fuori un pranzetto/cena davvero sublime (sì. Vi ho parlato della mia ultima perversione grammaticale nei confronti del termine sublime). Mamma per  dire, che è contro ogni forma di cibo salutare, in questo modo si è tracannata cucchiaini e cucchiaini di semi di chia senza volerlo (certo lei ha aggiunto alla focaccia ottocento grammi di crudo e duecento di grana a scaglie ma omettiamo il passaggio).


Dopo aver lavorato i pochi ingredienti per l’impasto basterà inserire i semi magici e lasciare lievitare il tanto che basta. Infornare e poi proseguire con il condimento:

Datterini di Portopalo (portatipropriodaportopalodaunamicodolcissimo), Zucchine grigliate al limone,Rucola freschissima di Orazio (ti adoro!), semi di Chia, Sesamo bianco tostato e salatissimo.

(ci avrei messo anche l’avocado, lo confesso, ma il Nippotorinese non ne è ghiotto come me e mamma lo aborre con tutta se stessa e qualcosina in più. Vabbè dai è che me lo sono mangiato io e non ce ne era più. Maledetta onestà!)

 

Olio extra vergine d’oliva, sale e pepe. E per i più impavidi quella scorza di limone (non trattato) o lime che conferirà ancora più freschezza soprattutto alla rucola inacidendo un po’ la dolcezza del pomodoro e della zucchina. L’accortezza poi della nota croccante apporta davvero un quid inaspettato al piatto. Mi stupisco da anni ormai come tutti rimangano colpiti dall’utilizzo dei semi nelle varie preparazioni. Purtroppo non è così comune. Un seme di girasole o di zucca nell’insalata regala un’esperienza diversa seppur nella più sfrenata semplicità. La stessa cosa accade con il sesamo e l’anguria. In questi giorni mostrerò orgogliosa anche i paninozzi fatti con i semi di chia imbottiti con un hamburger vegano; roba che forseforseforse riesco a convertire mamma in qualcosa di total vegan. Sarebbe per me una conquista.

E pure per il suo fegato stanco.

Altre Ricette con i Semi di Chia?

Rigataki con Tofu, Semi di Chia e Barbabietola


Certo non è di quei piatti golosi che quando li vedi dici mammamiachevoglia. Non ci sono condimenti reputati generalmente sfiziosi (è voluta la cosa, sì) ma che insieme, oltre ad apportare un nutrimento interessante e beneficio al nostro corpo, stanno proprio bene insieme. Il Tofu con la barbabietola; questa riesce con il suo affascinante sangue a inumidire l’eccessiva corposità del formaggio di soia e il sesamo tostato e salato conferisce quella beneamata nota croccante. Un primo piatto freddo che si presta benissimo al periodo: leggero e veloce da preparare.

Gli shirataki ormai cominciano a giracchiare anche nei veri Food Blog e qui se ne è parlato molto tempo fa (qualora ti facesse piacere devi solo cliccare qui); a distanza di un anno e più sono felice consumatrice di Shirataki e promoter del prodotto. La mia bellissima zietta tedesca ne è ormai un’appassionata fruitrice e con stupore si sono uniti anche inguaribili “pastari” che mai avrei creduto. La Radice di Konjac insomma non è poi così terribile anche per i palati più esigenti e ostici (no vabbè Nanda li ha proprio rifiutati/boicottati con un’eccelsa critica gastronomica “e tu pensi seriamente che io assaggerei mai quelle cose lunghe appicciccate e appallottolate?” ).

A distanza di tempo, poi confermo che Zen-Pasta rimane in assoluto il migliore per qualità-invio prodotto e serietà. (Tengo a ribadire, perché non tutti si infliggono la pena di leggermi quotidianamente ma magari capitano qui indirizzati dal Signor Google, che in nessun modo consiglio il sito per collaborazioni et similia: è puramente un appunto culinario che condivido in rete tra amici e passanti). Durante un invio ordine rimango stupita dal banner iniziale del sito che proponeva la novità:
Rigataki.

Sorrido, e non poco, alla vista di questi adorabili piccoli rigatoni e trovando l’idea geniale senza neanche sapere esattamente cosa fossero, già stazionavano bellamente nel carrello.

Non contengono carboidrati (non arrivano ad avere 50 calorie per 100 grammi), come gli shirataki, ma al contrario di questi non sono essenzialmente formati esclusivamente da Radice di Konjac. Sono composti principalmente da fibre (è un post dove c’è stata una svendita di avverbi). L’aspetto è quello della pasta di grano e vi stupirò nell’affermare, lo so, che pure la consistenza e il gusto non sono poi così dissimili. Nanda stessa, che sta all’innovazione culinaria tanto quanto le sorelle Kardashian alla privacy, è rimasta letteralmente folgorata (dopo varie insistenze) apprezzando questo prodotto sino all’idolatria.

Le calorie fornite dai rigataki sono minime e quindi sarà il condimento a essere fondamentalmente protagonista. Nessuno impedisce di adoperare carne e pesce perché è sempre bene ricordare che “queste robe strane”, come piace epitetarle a molti, non sono prodotti di nicchia o di invasati pazzi vegani-vegetariani. Neanche poi riservati a quei disgraziati che si trovano a dover affrontare una dieta low carb (sono tra quelli, sì).

La preparazione dei Rigataki è semplicissima e basta seguire le istruzioni. Vanno reidratati con l’acqua bollente proprio come gli Shirataki e non scuociono mai. Possono quindi essere serviti freddi in insalata come in questo primo caso che espongo o insaporiti con qualsivoglia pesto, sugo e condimento. Ho già provato i Rigataki alla Norma qui e un piccolo delirio di massa stupita è avvenuto. Nel mio caso ho semplicemente tagliato a tocchetti il tofu e la barbabietola e aggiunto poi sesamo tostato e semi di chia (che se ti sei perso il post riguardante è stato pubblicato qualche giorno fa, qui).

Mi dispiace moltissimo che il “formato riso” sia innegabilmente immangiabile. Bramavo già Risotto di Risataki (ok non si chiama così. Perché? Parliamone) e insalatone con avocado ma ahimé la speranza arde in me perché francamente non credevo che si potesse arrivare a tanto. I Rigataki sono un prodotto stupefacente e oggettivamente: saporito e sano.

Ti lascio qualche link nel caso in cui volessi addentrarti maggiormente nella vicenda Radice di Konjac.

Qui è cominciata la fatidica ultima settimana, per certi versi, perché pur non partendo (sottotitolo: speriamo in un settembre migliore) mi appresto a compiere diverse imprese epiche. Pare che debbano durare chissà quanto questi giorni, ma sono sicura che il tempo di altri due piatti di Rigataki e sarò già immersa nell’ultima full immersion muratori anche perché devono completare la facciata della casa che non è certo una passeggiata di salute; in pratica saranno sui vari balconi a cantare strazianti nenie d’amore (è sempre bello scrivere e disegnare ispirati da voci così soavi. Che Hisaishi levate!).

In Trinacria poi durante il periodo estivo ci sono sempre incontri meravigliosi. La mia isoletta in mezzo al mare diventa come una sirena meta di viaggiatori e il fatto che quest’anno ce ne siano diversi che albergano nel mio cuore mi rende immensamente felice (Bestiabionda a parte che mi tormenta ogni anno, chiaramente).

Avocado, Lime e Semi di Chia


Quando mi alzo e prendo le capsule di tè verde e Guaranà, butto giù il caffè sognando di iniettarmelo in endovena, controllo se il caffè verde è finito e conto le Bacche di Goji, penso solo a una cosa.

Come mi sono ridotta?

E ridacchio pensando alle mie colazioni fatte da tre arancini e un litro di coca cola. Non per mortificarmi o con disprezzo. Davvero con il sorriso e il cuore pieno di ricordi e felicità. C’erano dei giorni che insieme a una mia amica riuscivamo a far fuori vassoi di tavola calda nelle prime ore del mattino; dove le prime ore del mattino variavano dalle 14 alle 15 del pomeriggio in poi. Oltre alle bacche di Goji, che ho cominciato lo scorso anno  perché mi piaceva essere la Madonna della provincia di Catania (pare che Madonna in tourneè faccia rimuovere sempre il water dalla stanza d’albergo e che ne faccia installare uno nuovo di zecca sempre della stessa marca. Ecco io mi sono limitata solo al consumo di una manciata di bacche di Goji al mattino bypassando pure le tre ore di Yoga. Ma in cuor mio spero sempre di far estirpare un water e farne installare uno nuovo in un albergo). I semi di chia, confesso, mi piacciono nettamente di più. Hanno un sapore “semoso” che è senza ombra di dubbio la mia passione. Pur avendo un altissimo valore calorico, nonostante siano bombe di salute in ogni microchicco, me ne frego bellamente (si può dire frego accostando a bellamente, nevvero? Appare più chic. Credo). Diffusi e utilizzati soprattutto in Centro e Sud America, dei semi di chia si fa un gran parlare ultimamente. Contengono calcio, acidi grassi essenziali, omega 3 e pure 6 per esagerare. Fonti vegetali per la presenza del calcio come il sesamo (altra mia fissa), superano per proporzione anche quello contenuto nel latte. Per una povera bimba come me con il ferro a 8 e calcio zero, una manna dal cielo e gioia per il palato. Vitamine, ferro e potassio, selenio, zinco e magnesio, pare nascondano dentro sé tesori nutritivi pazzeschi. Combattono la pressione alta, regolano la pressione sanguigna e sono perfetti per tenere sotto controllo il colesterolo. Non contengono glutine che è una nota importante per chi soffre di celiachia. Un cucchiaio di prodotto può arrivare anche a 80 calorie (di salute). I semi di chia possono essere messi ovunque; lo dice una che li infila pure nel caffè (oh pure sull’Anguria sono buoni). Nel farro perlato integrale sono di una squisitezza indicibile. Nel riso bianco o pasta. Nella quinoa e miglio, senza contare che anche nei legumi come i ceci (generalmente metto il cumino sui ceci ma i semi di chia e il sesamo insieme ai ceci con dressing di yogurt, bianco normale o soia poco importa, supergnam).

Nell’insalata i semi danno quella croccantezza e completano un quadro di bontà. Anche e soprattutto i semi di chia esaltano sapori quali il pomodoro e tantissime altre verdure. Con le barbabietole i semi di chia, ad esempio, non mi hanno fatto impazzire e continuo a preferire il cumino che seme non è ma spezia (vabbè ma era per dire una cosa che non c’entrava nulla altrimenti non sono contenta). Come i semi di papavero, pare che si possano adoperare con grande successo nelle preparazioni dolciarie e io sono già bella che pronta a farci i Muffin con i semi di Chia; tra l’altro a tre passi da me hanno aperto un negozietto biologico interessante che ne vende a pacchi e ha semi in grandissima quantità, tra i quali quelli di Rapunzel (Mix Du Sud. Il cielo benedica chi ha inventato quel Mix. Lo avete mai provato?). Che siano preparazioni dolci o salate. Che sia una bella cucchiaiata in bocca sparata come una fucilata di benessere a mitraglietta semosa. Che sia sul gelato (uh oggi lo provo!). Che sia sullo yogurt (cielo! che bontà) a corredo di un dressing per insalata. Che sia nell’insalata stessa che diventa così piatto unico ancor più ricco e addirittura proteico. Che sia nell’impasto del pane (vabbè voglio impastarlo subito!). Che sia dove sia. I semi di chia sono indispensabili e da provare.

Perché è bello pure un vassoio pieno con tre arancini, otto pizzette, tre cipolline e due cartocciate con i wurstel. Ma quando si è giovani, spensierati e con l’amica del cuore. Adesso con la menopausa in arrivo (sbaglio o la sto buttando sul drammatico?) un bel cucchiaino di semi di Chia, qualche Bacca di Goji e un brucaggio di erba biologica coltivata sul terrazzo sembra essere roba spericolata. Quasi quanto estirpare un water da un albergo e farne impiantare uno.

(Dimenticavo! Ho letto su un blog ammerrigano che sostituiscono le uova in preparazioni per dolci con i semi di Chia. Non so nulla di questa sconvolgente informazione. Corro ai ripari e semmai dovesse essere vero torno e salviamo tutte le uova del mondo! Che Eggland mica l’ho dimenticato, io. Tzè).

(finire un post con tzè era tra i miei sogni nel cassetto)