Risotto con Fragole, Asparagi e Martini


Ho avuto il coraggio pure di fare una versione sintetica ed “esaustiva”; chiaramente non ci sono riuscita.

Dico che sul Blog scriverò tutte le dosi, i passaggi e sarò più precisa giusto? Ecco. Non è vero proprio come la versione sintetica. Lo farò nel pomeriggio, però. Semmai dovessi uscire viva da questa mattina in ufficio, intendo. Perché non posso postare più giornalmente alle ore 12.12 e si evince ma. Posso fare metà post alle 12.12 e poi completarlo magari alle 21.21 no? Che ve ne pare? (mi raccomando mentire sempre ed annuire)

Mai arrendersi.

Post in progress*** (chissà che  non lanci una moda)

La Torta di Sfoglia con Spinaci, Mandorle Tostate e Tomino Piemontese


La mia personale esperienza con il tomino risale alla vita precedente quando ero vegetariana e mi capitava, seppur di rado, di mangiare formaggi e quindi derivati animali. Al contrario di mamma non sono mai stata una grande fautrice di quello che pare essere il sogno perverso di molti dediti al salato (al contrario di me). L’Ingegner Suocero durante uno dei nostri primi incontri in casa sabauda, insieme alla premurosa Dottoressa Suocera e all’ormai straconosciutissima e amata Socia Piola, mi fece trovare una tavola imbandita di ogni leccornia formaggesca. Dall’odore, aspetto e chiamiamolo “sesto senso latticioso ne provai solo due e fu, confesso, simpatia. Per uno potrei quasi scomodare la parola: innamoramento. Come quei colpi di fulmine improvvisi. Il tomino sì, condito come non lo avevo mai visto, mi aveva fatto ricredere su questa categoria alimentare da me sempre fortemente snobbata ma fu la Val Belbo a farmi capitolare. Cielo, che bontà! Come più volte mi sono interrogata su quale alimento “animale” rimangerei sotto tortura (anche io ho del gran bel tempo da perdere a volte) rispondendomi:

  • Carne: neanche se mi ammazzano i nani da giardino
  • Pesce: baccalà
  • Sul formaggio, mio acerrimo nemico da sempre, non avrei alcun dubbio e la risposta sarebbe sempre e solo: Val Belbo.

Uhm. Poi certo mi viene in mente la Ricotta Salata. Che io sono sicula e se me la ritrovavo nella Norma di certo non mi arrabbiavo (sì perché se trovavo parmigiano anche dentro le cose io mi arrabbiavo, ok? Non ho mai detto di essere simpatica e accomodante. MAI! E’ una leggenda metropolitana che ha radici inspiegabili).

E ora. DRAMMAH (con la acca come direbbe Bestiabionda che pare essere tornata all’età adolescenziale. Bicicletta e gergo giovane. Siamo un po’ tutti preoccupati per lei. Manca mojito sul marciapiede e tavernello con le pesche. Ma credo faccia pure questo).

Ricotta Salata VS Val Belbo.

Ho il mio gran bel da fare. Potrò crogiolarmi durante il week end con questo interessantissimo interrogativo; nonostante io non abbia neanche capito bene il perché visto che devo parlare di Tomino. C’è un medico in sala?

Insomma oltre Val Belbo e Ricotta Salata, a me il Tomino fa simpatia. Mica sono prolissa, io. E allora insomma il Tomino qui in Trinacria è come un cerchio di grano, una gita nell’Area 51 e come un bunker antiatomico degli “apocalittici”. Questo sconosciuto insomma. Conquistato il territorio siculo è sempre una gran festa quando arriva in gita dentro la borsa frigo di Dottoressa Suocera e Socia Piola. Il Nippo attende trepidante la scorta formaggiosa (si nutrirebbe solo di questo d’altronde) e Mamma sbava copiosamente perché se prima li definiva “formaggi puzzosi” adesso si fa trovare in aeroporto con una ciambellotta di pane caldo da un chilo dove infilare pezzi a caso. Altro che degustazione di pezzetti mignon con miele e confetture. Acchiappa un tomino da duecento grammi e infilatelo nel panino!

Rivisitazioni regionali, per dire. Nel frattempo continuo a chiedermi perché parlo di Tomino, aeroporti e apocalissi imminenti quando ho l’Architetto che mi aspetta, una casa distrutta e un cane in arrivo. Vi ho mica parlato del cane in arrivo? Mi sa di no. E forse è anche meglio.

Avendo una cucina a metà (sì eh. Non me l’hanno ancora consegnata. Ridiamo insieme? Sono ormai lo zimbello di tutta la provincia di Catania. Ma pure della nazione, su) è capitato molto spesso che io non potessi cimentarmi in chissà quali preparazioni. Inutile poi calcare ulteriormente la mano sul periodo personale che ho attraversato ,dove l’ultimo dei nostri pensieri francamente era cosa si sarebbe mangiato a pranzo o cena e insomma va da sé che non ci siano stati chissà quali pasti. Una però delle preparazioni più veloci e preferite del Nippotorinese rimane senza ombra di dubbio alcuno la torta salata. L’importante è che ci siano verdure. Una delle sue preferite è quella agli spinaci e se prima non l’arricchivo per niente adesso qualche nota croccante e qualche gusto forte cerco di darglielo sempre. Le uova sono state prese da una piccola e adorabile fattoria qui vicino (somma sorpresa) dove le galline scorrazzano felici e credo pure abbiano il sabato libero per farsi la messa in piega. La preparazione non è niente di trascendentale e non occorrono dosi particolari o chissà che. E’ di quelle ricette Express velocissime riscaldabili che possono essere preparate per tempo, anche il giorno prima, e che si conservano in frigo per poi essere riscaldate anche nel microonde (non l’ho detto io).

Insomma una Ricetta acchiappaquattroingredientisbattiliinunaciotolaeinfilalanelfornoCIAO. Una Ricetta amica (sì ho finito).

La Ricetta?

Chi ha il coraggio di fare la sfoglia, per quanto non possa valere niente me ne rendo conto, ha tutta la mia stima. Chi va controcorrente (mamancotanto) e si accinge verso il banco frigo e si crogiola solo nell’interrogativo “rotonda o rettangolare?” sappia che ha la mia stima, la mia pacca sulla spalla e pure uno sguardo comprensivo ai limiti del commosso.

Gli spinaci però ecco: surgelati no. QUELLO NO. Niente pacca ma uno spintone (vabbé dipende dal periodo, dai) e pure sguardo accusatorio antipatico (perché non riesco a scrivere semplicemente UNA STRAMALEDETTA RICETTA IN MODO NORMALE E PROFESSIONALE?).

In un recipiente (che fa figo chiamare Bowl e mi sa che da domani faccio così) raccogli gli spinaci lessi. Aggiungi le uova precedentemente sbattute e leggermente salate. Il formaggio che preferisci: robiola, parmigiano reggiano grattugiato, formaggio spalmabile morbido, qualsiasi cosa (in questo caso Tomino Piemontese fresco fresco, sì). E qualche spezia se vuoi. Lo zenzero ti sorprenderà dando una freschezza gustosa che per l’estate imminente è un bene tanto quanto la scorza di limone, mentre nelle stagioni più fredde anche curcuma o curry (mi sanno di autunno uff, che posso farci?).

In una padella fai tostare le mandorle spellate (sgusciate non lo scrivo perché mi fa sempre ridere) e aggiungile all’impasto che verrà accolto dalla sfoglia. Spennella con un uovo sbattuto tutta la superficie della sfoglia e infila in forno a 180 per 30-40 minuti finché dorato.

Shirataki (Spaghetti Konjac) con Pesto di Avocado, Spinacino fresco e Basilico


Ho scritto questo Post nel periodo Pasquale.

Si chiama Happy Veggie. L’ha scritto Francesca Quaglia, ovvero la straconosciutissimabellissimaamicamiacheamofollemente dei Paciocchi di Francy. Ed è un libro che se non compri ti spacco la faccia, ok?

Ah no. Dicevo. Ed è un libro con foto di una bellezza unica e rara che Francy ci regala deliziando le nostre pupille poco avvezze a siffatte beltà. Ed è un libro pieno di salute, amore e lotte. Vittorie e Sogni. Adesso faccio la splendida ma da brava anziana ho capito praticamente da settantadue ore che potevo davvero stringerlo tra le mie mani. Non vedo l’ora di andarmici a coricare abbracciata stretta stretta. Nel frattempo puoi decidere saggiamente di acquistarlo e vedertelo recapitare a casa o scegliere il formato e-book (bbuuuuuuu per il formato ebook). Tutto questo come?

E comunque sì dai. Se non lo compri ti spacco la faccia sul serio. Oh. E’ mercoledì. E sono MOLTO arrabbiata.

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Cominciamo bene.

Esattamente un anno fa parlavo su questo blog degli Shirataki per la prima volta (forse per questo mi ero distratta da Happy Veggie? Cielo. Sono vergognosa). Se ti fa piacere leggere l’articolo che li riguarda basta cliccare qua. A fondo di questo post inoltre si trova la Video Ricetta sugli Shirataki per quanto concerne tipologia, metodo di utilizzo e curiosità, insieme a una velocissima preparazione di “Riso Shirataki” con Asparagi e Fragole, che visto il periodo sono pure di stagione e rimane un’idea inusuale carina da proporre (fermo restando che il riso shirataki è buono quanto un calcio sugli stinchi e la rottura di un femore; così giusto per essere sintetica). Nell’archivio fotografico ho una tale vastità di ricettine e abbinamenti più o meno “curiosi” da pubblicare riguardo a questo adorabile concentrato appiccicosiccio che in questi trecentosessantacinquegiorniepppiù mi ha a dir poco conquistato. Devo però prima (ri-ri-ri-ri) sistemare il mio personalissimo calendario di ricette. Organizzarlo, come ripeto fino all’ossessione tre volte al dì, non è così semplice come credevo quando avevo una casa, una vita, un po’ di serenità e dei luoghi dove rifugiarmi. Tra le macerie è tutto un po’ difficile. Trovare oggetti, pensieri e anima. Per una persona maniacalmente ordinata e organizzata minuto per minuto che si ritrova a “vivere alla giornata”, ovvero nella modalità meno egoista possibile, è inesplicabile. E potenzialmente pericoloso da un punto di vista psicologico; ma grazie al cielo quello è l’unico punto di cui nessuno deve preoccuparsi, men che meno io perché la situazione era già disastrosa a prescindere.
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Ricetta Tricolore per i Mondiali: Feta, Anguria e Basilico


Bibi (sì sì il mio amore Biboso) si è ufficialmente lanciata nelle Ricette Mondiali e parte con una Caprese di Zucchine interessantissima che trovi qui. 

Altre idee con la Feta e la Frutta? O semplicemente con la Feta?

 

(Piano piano ce la faccio a rispondere ai commenti. Sono anziana)

Ricette per i Mondiali! Bruschetta Fragola, Robiola e Aceto al Lampone (ma quello balsamico è ancor meglio)


Ieri sul mio Canale Youtube (se ti fa piacere iscriverti clicca qui) si è dato il calcio d’inizio alle Ricette Mondiali; ovvero piccole idee divertenti, facili, veloci, inusuali, isolitiaggettiviacaso per creare un piccolo iperuranio dove attingere per stupire con poco. Ci ritroveremo a breve una banda di matti che urla contro un televisore, c’è poco da fare. Perché non approfittarne e divertirsi un po’ attirando l’attenzione e racimolando qualche complimento? (semmai dovessero accorgersi della nostra presenza, intendo)

(e semmai dovesse importarci dei complimenti fatti da persone che urlano davanti a un televisore con undici omini che rincorrono un pallone, inciso).

L’idea di questa bruschetta semplicissima con Robiola, Fragole e Aceto al sapore di Lampone nasce dal fatto che il mio adorabile amico Salvo e la sua bellissima moglie Daniela mi hanno regalato una cassetta colma di Fragole provenienti da Portopalo. Mi sono ricordata di quel dolcetto che tanto è piaciuto e ha spopolato sul web nonché protagonista poi di una mia ricetta inserita nel libro di Francesca Martinengo “Fornelli in rete” (ricordate?), ovvero:

La Coppa di Mascarpone, Fragole e Basilico.

Senza dimenticarci che pure Donna Silvana, adorabile genitrice della perfida Bestiabionda rimase a dir poco colpita dello strambo ma vincente abbinamento. Insomma una versione salata non vogliamo farla? Basilico e Fragola sono un connubio vincente nel salato e se in abbinato con del formaggio il Goal, in questo caso, è assicurato. Su Fragola e Aceto balsamico neanche ci spendo una parola perché si sa è un po’ come il cacio sui maccheroni. Ne approfitto anche per lasciare sotto la VideoRicetta qualche altra idea sfiziosa con le Fragole. E insomma via…

Calcio di Inizio!

E speriamo di sopravvivere a questa settimana. Coraggio Amici. Buona Settimana!

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Cous Cous di Miglio con pachino, carote, olive nere, sedano e sesamo bianco



Il mio Papà comincia ad andare via la sera di Mercoledì 14 Maggio trovando la liberazione dal dolore alle ore 03:30 di Giovedì 15 Maggio 2014. Sono tre settimane oggi. E oggi ricomincio. 

 Con la Luna Piena è avvenuto il Wesak, in quella notte.

Un’antichissima leggenda buddhista narra che cinquecento anni prima di Cristo il principe Gautama Siddharta raggiunse il massimo grado di illuminazione e diventò un Buddha, cioè un «risvegliato», liberandosi definitivamente dal ciclo delle reincarnazioni.

La morte di Buddha. L’illuminazione.

Turi non poteva andare via diversamente. Come un Dio. Il mio.

Trovo nell’Archivio questo delirio frettoloso ticchettato subito dopo Pasqua, che corrisponde a uno dei momenti clou e determinanti del vortice di dolore e tragedia che ha poi preceduto l’inferno. Non mi rileggo mai; men che meno in questa occasione. Magari un giorno lo farò ma. Era importante che lo pubblicassi nel mio contenitore di odori e ricordi. Come sempre.

Le tradizioni prima di tutto, no? 

Accadrà per qualche giorno con altri deliri grammaticali che erano pronti all’invio e poi resi privati. Il tempo di organizzarmi con i Nuovi Post, in pratica. VideoRicette. FumettoRicette. Al momento nelle vesti di Turi ricopro un ruolo completamente diverso e imprenditoriale ma ormai non stupisco più nessuno se a una riunione esordisco con:

“Scusate signori ma la decisione è questa. Continuate a discuterne voi, se volete. Devo andare a fare una VideoRicetta e ho un disegno da finire. A dopo”.

(Crudelia Demon è la Fata Turchina)

Dal 15 giugno, a un mese esatto, si “inaugurerà” quindi la Rinascita. Perché Papà mi ha sempre detto che MAI bisogna rinunciare ai propri sogni. Lavorare duro e non arrendersi. E io voglio continuare i suoi. E non dimenticare i miei. Tanto siamo insieme (tranquilli è la sindrome di Psycho. Metto il suo orologio e la sua felpa. Dico le cose che diceva lui. Poi tolgo l’orologio. Metto il grembiule e divento iaia. Continuate a non chiamare il 118, ok?).

Papà settimana scorsa è stato ricoverato per qualche giorno, dopo una Pasqua che definirei semplicemente infernale,  e qui mi fermo.

Alla domanda come va, risponderei con uno squallidissimo: va. Omnia vincit Amor è la scritta che  è apparsa su una collina in un sogno. Era verdissimo tutto. L’erba, i prati e forse anche un po’ il sole. Sembrava più una mela Smith acerba e crudele nel palato. Una tovaglia verde. Delle cavallette verdi. C’era Cri terrorizzata mentre Ale accarezzava gechi. C’era Giulia a piedi scalzi che rincorreva Napoleone e Ombretta in disparte che disegnava occhi in pillole. Qualche volta alzava la testa e mi regalava uno di quei suoi sorrisi tra il timido e il sicuro. Tra l’incerto e l’assoluto. Poi si è alzato un vento. Freddo, forte e rumoroso. Come la notte che ha preceduto il ricovero quando papà era piegato su un recipiente con la bile che galleggiava tra i fazzoletti, l’ombra del nippo mi sorrideva dal divano e mamma correva avanti e indietro senza sosta. Pioggia che spacca i vetri, quasi. La notte di Mercoledì 23 Aprile. Che non dimenticherò.

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Carotine bollite con salsa di senape e miele sotto una pioggia di sesamo


Con meno di quaranta calorie per 100 grammi e tanti microgrammi preziosi di polifenoli, che dovrebbero aiutare anche le prestazioni del nostro cervello (me esclusa), le carotine bollite seppur surgelate rimangono uno dei miei pasti preferiti. Dico pasti perché ne mangio circa quattro chili. Qui in casa se ne fa un larghissimo consumo seppur principalmente crude (inconsciamente sono votata al raw). Il Nippotorinese ama le carote crude tagliate a listarelle con formaggio cremoso, dal più commerciale al più ricercato, mentre a me fanno impazzire con la senape meglio se Maille.

La versione cotta e mignon come questa che mostro oggi era la preferita di Agata. Ricordo che ormai sette anni fa riuscì (non so come) a trascinarmi in un villaggio turistico; avventura per altro documentata su Flickr visto che avevo un nano da giardino nel portabagagli e tanta voglia di ticchettare i miei tormenti al ritmo di danze vergognose latinoamericane. Dovrebbero esserci pure dei video di Ferragosto con gente in abito da sera a bordo piscina. Il mio animo trash in quell’occasione decollò verso l’infinito vista la gioia di poter abusare visivamente di cotanta zarraggine (c’è un po’ di piemontese ormai in me).

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VideoRicetta: Un orsetto a colazione


Il toast di ieri? Quello che doveva riaprire le danze sul mio canale Youtube? Poi si è trasformato in un Toast-Orsetto salvando pure un maialino senza cedere al lato oscuro del prosciutto e formaggio; che per inciso era più facile da propinare qui a stagnini e compagnia bella perché l’abbinamento miele-banana-mirtillo non è che abbia riscosso chissà quale successo. Inutile dire che quello alla nutella, sì. Quando penso che all’odore della nutella svenivo in preda alle voglie (anche dopo la dieta, intendo) ed adesso provo una nausea irrefrenabile riesco a fare d’istinto solo una cosa:

alzare la testa al cielo e urlare “doveeeeeeeeeeeeeee SONOOOOOOOOOOOOOOO?!?!?! In che galassia mi avete portatoooooooooooooooooo?!?!??!? Chi sono iiooooooooooooooo?!??!?!? di chi è questo corpo e questa testaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaa??!”. Continuo così per due ore. Cercando di stabilire un contatto con le popolazioni aliene e poi sconfitta, quando mi rendo conto che nessuno riesce a captare i miei segnali/si tappa le orecchie e mi lascia qui (mi sa che è la seconda), mi dirigo verso gli acquarelli e ricomincio.

A colorare. In attesa che qualcuno venga a salvarmi.

Cos’è che dovevo dire? Ah sì. L’orsetto a colazione. Io dico che è proprio una bella idea; giusto per cantarmela, suonarmela e pure colorarmela.

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Cous Cous con il Ragù di Seitan



E sul cous cous con il ragù di seitan ho scribacchiato qualche appunto? Incredibilmente no. Nonostante sul Cous Cous abbia tediato l’universo e sul ragù di seitan pure. Che si trattasse della versione con salsa che di quella senza. Nella versione con salsa mi vengono in mente le tagliatelle-stelle filanti fatte in casa nel ricettario del Carnevale appena trascorso (clicca qui); mentre per la versione esente da salsa uno su tutti quello che ha condito le orecchiette pugliesi con la menta e la zucchina che se ti fa piacere puoi sbirciare cliccando qui.

Un’idea, quella del Cous Cous con il ragù di seitan, vincente per restare leggeri con gusto e non appesantirsi. Ultimamente con determinate marche di seitan ho qualche problemuccio. Nel senso che lievito a dismisura e lo stomaco si gonfia a tal punto che tendo ad ancorarmi bene a terra mettendo ciabattine pesanti perché sento di correre un rischio non troppo remoto: volare.

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Cotoletta di Seitan con patate lesse ed Edamame (e tanto Wasabiiiiiiiiiiiiii)




Avevo delirato circa la cotoletta di seitan dopo la visione dell’ultima (ma proprio ultima ultima nel senso che è l’ultima. Ultima l’ho detto?) stagione di The Killing qui componendo (gerundio a caso)  un panino vegetariano gustosissimo che aveva fatto tribolare il Nippotorinese (tribolare non c’entra nulla ma è un termine che mi piace molto e che purtroppo non posso adoperare mai. Oggi mi andava di farlo e quindi l’ho infilato a caso in questa frase. La tecnica della dissimulazione e del rincretinimento, per chi ha il coraggio di leggermi, è un’arte. Oltre che un atto di masochismo, intendo).

In realtà lo ha fatto entusiasmare. Avrebbe tribolato se l’avessi mangiata io sotto i suoi occhi senza dargliene un pezzetto. Ipotesi neanche troppo lontana dalla realtà e dal mio volere ma ultimamente ho solo voglia di frutta e nei momenti di perdizione assoluta di sushi vegano. Niente altro.

Insomma per dire che la cotoletta di seitan in crosta di crusca è ormai una certezza. In più si può pure preparare in situazioni di pericolo quali non avere una cucina funzionante. Lo dico con cognizione di causa, chiaramente. Non richiede chissà quali preparazioni e pure al microonde, semmai le padelle fossero negli scatoloni, risulta essere meno suola di scarpa rigida di quanto si pensi. Che è già una grande vittoria, no? Il seitan prima di essere bello arrotolato e panato sulla spiaggia di Crusca, come fosse a Bora Bora, nonostante sia già umido di suo può essere bagnato con l’uovo per i vegetariani o con succo di limone/olio extra vergine di oliva per i vegani.

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Insalatona di frutta condita con succo di limone e radice di zenzero



Somiglia moltissimo all’insalata di frutta che avevo fatto qualche anno fa con il lime e l’agave e che se ti fa piacere puoi trovare cliccando qui (tra l’altro in questo post trovi una sfilza di ricette davvero interessanti. E non lo dico perché le ho confezionate io e ho delirato al riguardo ma proprio perché quando le ho viste mi sono detta maguardaquantosonointeressantiquestericettechilehafatte? Salvo scoprire che ancora nessuno ha chiamato il 118 per rinchiudermi in una stanza insonorizzata e buttare le chiavi come è giusto che sia).

Insomma per dire che pranzo spesso e molto volentieri con enormi e gigantesche ciotolone di frutta. Ma proprio vasconi dove potrebbero nuotare lottatori di Sumo, eh! (ma perché mai un esempio calzante, incisivo e razionale io?). Vorrei fossero le mie monetine questi pezzotti di frutta e io Paperon de Paperoni. Puffete. Dentro. A bocca aperta cercando di spazzolare tutto e anche il più presto possibile. Grattugiare sopra la scorza del limone, arancia, mandarino o pompelmo è proprio una mia grande passione. Non mangio il miele da anni (a prescindere dalla mia alimentazione vegana) e non sono mai stata una vera e propria appassionata del prodotto, ma va comunque detto che quando servo agli altri queste insalate di frutta con condimento lime, miele e succo di lime è sempre un successo assicurato.

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Tabulè alla menta con olio extravergine d’oliva Sardo e limone di Sicilia




Sì uff. Lo so che sono già in estremo ritardo, rispetto al mio solito modo di programmare le cose (leggi: cominciare con le ricette di Natale subito dopo Halloween), e dovrei già essere qui a parlare di Carote, coniglietti e pastiere immersa in Tour Pasquali italiani e internazionali ma.

Ma ho adoperato la saliera-pepiera a forma di coniglietto per questa Ricetta della Rubrica Pappamondo, quindi un po’ è come se facesse parte dell’inizio ufficiale pasquale, no? Intravedo facce perplesse. E’ possibile?

Sul Cous Cous qui si è parlato talmente tanto che occorrerebbe giusto un piccolo riepilogo; che farò più sotto rievocando deliziose ricette. Il Cous Cous è diventato inoltre quasi una “firma”, in particolar modo se si tratta di quello alla Norma. Non parlerei proprio di cavallo di battaglia, perché il mio rimane sempre e solo uno: il caffè (quanto sono simpatica?), ma. Il Cous Cous alla Norma è una delle cose che mi vengono maggiormente richieste (sottotitolo: e che mi riescono meno peggio). Mamma impazzisce per l’insalata di Cous Cous alla Soup and Go, di cui ho parlato qui e ho fatto anche la Videoricetta che se ti fa piacere puoi vedere qui. Il Tabbouleh o Tabulè o Taboleh o Tabuli (in arabo تبولة‎) è una pietanza anch’essa araba, che somiglia per certi versi, come uso e consumo, al Cous Cous stesso. Diventa base, primo, accompagnamento e fido alleato in cucina.

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