

Amo i peperoni a tal punto che non ho paura quando mi arrovello nel letto e urlo di dolore. Non importa se alla sera, al mattino, al pomeriggio, d’estate, d’inverno. Io il peperone non lo digerisco. Nessun rimedio della nonna, consiglio, rito voodoo potrà salvarmi da quello che è un triste dato di fatto e non bisogna che prenderne atto ed essere coraggiose.
O rinuncio o soffro.
E per il peperone io soffro senza tanti giri di parole. Lo amo smisuratamente. Arrostito dalla mia mamma o cotto nel forno a pietra? potrei uccidere. Con il limone? potrei uccidere. Bollito? potrei uccidere. Fritto? non mi è mai piaciuto ma siamai!siamai! che offenda il peperone e quindi pure fritto lo mangerei sotto tortura. Insomma la vellutata di peperone è una di quelle zuppette zuppettose che posso mangiare con il Nippo. Solo che a lui naturalmente ne faccio una versione più gustosa (si spera) servita con la bresola fritta (mi sono un po’ fissata. E’ cosa evidente, nevvero?).


E poi alla fine l’ho fatto. Buttare tanto riso bianco con un po’ di acqua di cottura e andare giù di frullatore a immersione. Insaporire con olio al tartufo e servire con una fogliolina di tartufo essiccato. Lo stesso che ho adoperato molto spesso qui. Nero però e non bianco di Alba come piace al Nippo. (Tra l’altro domani terminerà la
Questa cremina di riso è davvero un toccasana perché oltre a essere buona, nutriente e totalmente vegana, quindi ottima per la depurazione e l’autococcolamento (appena coniato), si presta a infinite declinazioni. Può essere servita anche con gamberi croccanti magari inondati da una pioggia di sesamo e diventa perfetta come entrée per un piatto di carne che potrebbe seguire, senza dimenticare delle deliziose polpettine di tofu. A volerla fare total vegan o gluten free si potrebbe pensare a delle micro polpette di riso e carote o perché no di lenticchie! 





Perfetto come contorno ai roastbeef o agli stufati questo purè in chiave nipponica mette pace solo a vederlo. Un momento zen senza mezzi termini. Mitsuba è un prezzemolo giapponese che significa tre foglie. A differenza del nostro prezzemolo ha un sapore molto fresco certamente, ma con delle note pepate e speziate. Nessun poblema quindi per chi come noi il mitsuba se lo sogna a meno di partire a prenderne un mazzetto a Tokyo (ecccheccevvo?), si potrà usare naturalmente il classico prezzemolo, speziando e pepando leggermente magari con del pepe bianco più delicato e meno invadente.
Una Domenica a cercare la luce giusta. A non trovarla. Ad arrabbiarsi mangiando cioccolato fondente, provando per la prima volta tocchetti di banana tuffati nel cioccolato fondente caldo. A guardare pezzi di Ritorno al futuro e cercare dettagli in Lynch, Burton e Hitchcock. Il plaid con i cuoricini ma sempre con i piedini di fuori e qualche disegno su come sistemare cibi e piatti. Email sorprendenti ed importanti e comunicazioni che sanno di abbracci. Forti.



Uhm. Poco tempo. Pochissimo tempo. Ma proprio pochissimo. Devo recuperare giorni, forse settimanemesianni. Allora non ho molto tempo per farmi trovare preparata. E mi dispiace ogni giorno non poter accogliere il Nippo che torna dal lavoro con decoro, apparecchiatura e soprattutto un volto umano e una presentazione quantomeno decorosa. Mi trova sconvolta e frenetica mentre incastro su ICal tutto quello che c’è da fare, cucinare, fotografare, disegnare, appuntare, disdire, organizzare e. E nonloso.


Non è tanto la vellutata la protagonista di questo piatto quanto la bresaola. Eh sì perché se già mi aveva sconvolto e affascinato la croccantezza della salvia fritta è stato sorprendente realizzare che con la bresaola si possono fare delle vere e proprie chips. Mi dicono gustosissime, ed a me non rimane che annuire, crederci e non scoprirlo mai (animalettoperdonamisonocolpevoleloso*colpendosi con un nano sulla nuca) . Fortuna che non sono mai stata curiosa.
E per insaporire un po’ il tutto la salvia fritta che odora e rende la fantasia gustativa intrigante assai (stodelirandosì). Si può fare una vellutata di castagne ( dopo aver bollito le castagne e averle frullate con un po’ di brodo vegetale. E’ buonissimo. Avete mai provato?), con il topinambur o anche con una intensa ma gustosissima vellutata di fagioli bianchi (
Scelto il tipo di vellutata che si vuole servire la bresaola fritta renderà intrigante e particolare tutto e cosa non meno importante avendo impiegato pochissimo tempo nella realizzazione di qualcosa di inusuale che difficilmente passerà inosservata. L’idea della bresaola fritta con la salvia accanto, a prescindere dal servire un primo come in questo caso, rimane un’ottima idea veloce per uno stuzzichino o aperitivo. Lo stesso si può fare adoperando il prosciutto crudo. Vengon fuori delle listarelle coreograficamente interessanti per molti tipi di presentazione.
I tovaglioli nella foto sono opera della mia Nonna Grazia che vive tra quelle trame di ricordo dove se ne può percepire ancora l’odore con la visione dei suoi indimenticabili occhi azzurri; fra i pochi che non mi facevano paura. Se prima avevo paura di adoperarli adesso non faccio altro.






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