Faq

 

F.A.Q.  Forte Assenza Quoziente (intellettivo); ovvero come Marzullo ha cambiato il destino dell’umanità con “fatti una domanda e datti una risposta”.

Dicono di te?

Se proprio l’irrefrenabile voglia mista a masochismo ti cogliesse su About Gi c’è uno sconvolgente approfondimento che potrebbe far risparmiare la lettura di questo delirio. Io l’ho detto, ecco.

Si ma cosa dicono di te? Sintetizza.

Dicono di me che ho talento ma io pretendo il Taveloce. E questa è un po’ la mia essenza;  In realtà credo si adoperino il più delle volte parole a sproposito senza capirne il significato. Il Talento è un’altra cosa.

Cerchi di depistare tutti e tutto ma in realtà come bisogna chiamarti? Giulia, MaghettaStreghetta, Mag, Scemetta, Gi, Iaia, Grazia?  Uli, Gigi, Mario, Idiota o Turi?

Potendo scegliere senza alcun dubbio Turi come il mio papà ma non punto così in alto,  Idiota mi si addice francamente di più  bisogna ammetterlo. In realtà mi chiamano tutti Iaia. Gi, mi chiama solo lui.

Musica? Film? La solita domanda insomma.

Quella più difficile tra l’altro. Ammiro quelli che riescono a fare l’elenco con tante simpatiche virgole. Tra un nome e una virgola c’è un otto coricato infinito che non posso neanche immaginare di saper gestire senza  utilizzare almeno un triliardo di parole. Nella versione sintetica, intendo. Ascolto esclusivamente Hisaishi , Chopin, Mozart e  Sakamoto. Miyazaki, Kim Ki Duk, Kitano, Miike, Park Chan Wook, Wong Kar Wai, Tsukamoto in primis. Burton, Lynch nel cuore e qualche volta mi lascio incuriosire da Tarantino. Per tutto il resto: Horror e Cartoon. Da qualsiasi parte dell’emisfero non importa. Anche stupidi e trash. Li colleziono mentalmente e fisicamente da quando sono nata.

Dove Abiti?

in Via Oblio numero 12, traversa Follia angolo con Viale del Tempo non Scaduto vicino alla rotonda della No Logica. Proprio di fronte al palazzo con le finestre a forma di coniglio.

Ti piace ricevere tutti in cucina e far baldoria fino a notte fonda?

Ma certo! Una ciurma di invasati che pacioccano tra i fornelli e schizzano impasti di ciambella sui muri. Lancio di torte in faccia  intrise di panna e campionati internazionali di “tira il muffin oltre il divano”. Ma nel virtuale, sia chiaro. In realtà  mi concedo una meravigliosa e sfrenata  idilliaca sociopatia.

Quando spadello concedo solo al mio ipad di starmi accanto. Consultazioni veloci e supporto audio. Impastare senza Hisaishi o affettare verdure senza Sakamoto è oggettivamente impossibile. Al momento dello smoothie però solo Mozart.

E’ privo di senso te ne rendi conto qualche volta, vero?

Qualche volta? Inguaribile ottimista. Certo. Sono una fiera contorsionista-mentale consapevole. Mi esibirei anche al circo di Moira nel complicatissimo numero: attorciglia la logica e girala più volte intorno all’irrazionalità ma perderei tempo cercando di scoprire cosa si nasconde dentro il toupet dell’affascinante domatrice sobriamente truccata di elefanti. Da anni vivo nel tormento. Mi distrarrei insomma. Mi licenzierebbero di conseguenza. Insomma no. Voglio garantirmi un futuro lavorativo. Non tanto per me. Tanto per mantenere i miei nani da giardino che sono in cassa integrazione.

Ah quindi tu lavoreresti anche?

Lavoro per una maledetta arrogante troppo piena di sè. Non è mia abitudine darmi amorevoli pacche sulla spalla e dirmi “brava”. Accade piuttosto l’esatto contrario.

E non hai paura che ti legga?

Beh se è per questo sta pure scrivendo oltre che leggendo. Sono la peggior datrice di lavoro che potesse capitarmi. Sono impietosa.

Ma tu non la fai mai breve. Perchè?

…….

Perchè non rispondi?

Per dimostrare che posso farcela se voglio. Trasudo o no arguzia da ogni poro? Essendo piuttosto altina ho tanti pori tra l’altro. Credo che sia una notizia che possa interessare. Non l’altezza chiaramente. L’ingente quantità di pori. Voglio proprio farci un fumetto su questa comunità di pori.

Perchè Alice?

E’ la domanda che  sta sempre in polposiscion, che immagino come un traguardo dove a consegnarti il premio ci sia proprio un polpo. Non è certamente nulla di così trascendentale. Una fiaba che da bimba ti può inquietare come Rabbits di Lynch a trenta anni. In Alice c’è l’essenza di quello che sono stata, sono e sarò. Viaggi onirici e visivi che compio da quando sono nata. A tre anni il primo e lo ricordo esattamente. Sono sempre caduta in un tunnel anche se attraverso gli alberi seguendo il sentiero dormo spesso sul panciotto di Totoro, lo ammetto. Non mi perdo sempre. Trovo molta serenità. Del resto, fiaba a parte, ho sempre inseguito un coniglio bianco morto ammazzato. Senza panciotto e orologio ad essere precisi. Lo ha ammazzato nonna; in realtà  non mi aveva spiegato fosse destinato a duecento gradi e patate. Un semplice qui quo qua. Detesto chi si ostina a chiamarlo qui pro quo .

Mi sto confondendo ma vado avanti. Seguo la scaletta. Perchè prima Fumetti e poi Etti di Fumo?

In fondo alla scaletta c’è il distibutore automatico del caffè. Prendilo ti prego. Non chiedere mai a me di prepararlo. Non ne sono capace. E comunque dicevo? Ah sì.  Perchè sono l’esatto contrario di tutto quello che sono e faccio. E l’esatto uguale di tutto quello che faccio essendo. Da quando sono in vita non smetto di fare solo due cose. Disegnare e Parlare di Cibo. Da che ne ho memoria. Una matita in mano e un biscotto o una matita in mano e un biscotto immaginario. Con tutte le variabili combinazioni. E’ divertente come la passione prima, i fumetti, sia anagramma di quella che è passione e ossessione. Poi agli alba degli enta esiste anche il passaggio dell’evoluzione della specie bloggatrice. Una scelta obbligata insomma.

Darwiniana come cosa?

Niente colli e giraffe però. L’evoluzione della specie bloggatrice prevede che il fenomeno del cambiamento si manifesti attraverso le successive tappe dell’età. A venti anni scarabocchi fumetti e a trenta, quando hai messo su casa, devi necessariamente mostrare che i biscotti tolgono del tempo al tuo hobby principale. E quindi devi importi e convincerti (conseguenza/autoconservazione) che  sia pure quello un hobby. Giusto per non sentirti finita e vecchia. Fino a che rimani zitella perchè lui si ostina a non sposarti. Compri trenta gatti e tieni un blog aggiornando lo stato sulla colica renale del tigrato e l’occhio tumefatto dopo un litigio con il randagio del condominio. Così è scritto.

Qui siamo ancora alla fase “speriamo che mi sposi perchè sono ailurofobica”. L’ottimismo è il sale della vita ma l’aumento della pressione francamente mi preoccupa. Stodivagandoforse?  E soprattutto trenta cani vale lo stesso, vero?

Perchè scrivi tuttattaccato a volte?

Machiioscrivotuttattaccatoquando?

Cucini da molto tempo?

Sì. Saranno due settimane.

No dai seriamente. Dobbiamo compilare le faq. E’ importante.

Da tre. Dai seriamente da tre settimane? Al liceo non sapevo che la moka  si aprisse e fino a due anni fa credevo che una tizia fosse Ducasse solo perchè  mostrava tronfia la sua ciambella bicolore agitando la ricetta della nonna scritta su un foglietto. Credo anche di averla anche applaudita mentre sfornava. Guardavo lo sbattitore elettrico manco fossi Et. Indicandolo e cercando tasti per telefonare. Casa.

Mamma, mio germe di follia, mi ha sempre impedito di cucinare o imparare. La classica donna con la sindrome da Wonder Woman “vogliofaretuttoioemiafiglianondevefarenientesidevesolodivertire”. Ammesso che per me sarebbe stato davvero divertente cucinare con lei. Ma eravamo troppo impegnate a costruire tende e inventare mondi. Noi insieme disegnavamo. Rimproverarle qualcosa sarebbe ingiusto;  tanto quanto il fatto che il mio Nano da Giardino ha perso due piedi durante una vacanza estiva (posso approfondire l’argomento per favore?).  Nel momento in cui la convivenza con il nippotorinese è diventata imminente,  il mio spiritoda perfezionista  al secolo  conosciuto come sindrome di Bree Van De Kamp, ha preso il sopravvento. Confermando che la mela non cade tanto lontana dall’albero e che io davvero non riesco a scrivere una frase comprensibile. Dopo la scatoletta di tonno proposta in svariati modi (anche con cioccolato fondente e crema di parmigiano) e il mio orgoglio pluriferito dai continui commenti: la passione improvvisa. Il Sacro fuoco dei fornelli che arde quando meno te l’aspetti. In una sorta di misticismo ho ricevuto la chiamata ai fornelli, ecco.

Lui ovviamente non sa cucinare…

Purtroppo il contrario. Provetto cuoco e discendente da una famiglia che di arte culinaria ne sa e anche parecchio. Non potendo sopportare tutto questo avrei potuto lasciarlo certo ma non sono una tipa molto scaltra. Ho scelto la via più dolorosa e difficile: restare con lui  e rovinargli la vita.  Non potrò superarlo in altri campi essendo un intellettuale poliglotta ma almeno sull’uovo fritto santo cielo sì. Forse, dai. Forse.

Sei vegetariana. Dovremo quindi sorbirci una sfilza di insalate?

Sono vegetariana incline al veganesimo (non lo diventerò mai, inciso, ma non mangio uova e faccio storie per il latte giusto da un po’) sì ma dotata di buonsenso. Ho sempre creduto fortemente nell’individualità del singolo e nel profondo rispetto per questa. La mia scelta di vita non condiziona in alcun modo chi mi sta accanto. Per questo motivo cucino tranquillamente qualsiasi tipo di piatto estraneandomi completamente mentre giro il ragù. Non faccio parte della schiera snob che stizzita alla vista del prosciutto giudica assassino chi sta per addentarlo con un buon panino caldo ricoperto di semi di papavero.  Se addentasse il mio seitan potrei passare dal vegetarianesimo al cannibalismo, ma questa è un’altra storia (oh che poi mica si mangiano solo insalate, tzè).

Non  lo sono per moda. Non è una rinuncia. Sono nata vegetariana. Non ho mai mangiato un mio amico del resto.

Eppure non mangi uova e latte. Non sei quindi vegana?

Qualcuno crede che sia vegana perchè non nutro il mio corpo di uova e latte, sì.  Di fatto potrei esserlo non mangiando in realtà nessun prodotto di origine animale, ma sono una vegana seduta su una poltrona con una borsa.  Di pelle, entrambe. Non sono estremista se non nell’iperuranio delle idee. Non sono eticamente e moralmente così corretta in fondo nei confronti degli animali. Lo riconosco,  ma c’è un limite che secondo un mio personalissimo pensiero non va superato. Chi vuole andare oltre è libero quanto me di possedere scarpe tacco dodici in pelle di vitello e non ingerire qualsiasi cosa venga prodotta dalla mamma del suddetto o buttarla su una braceb condendola con una salsetta all’aglio.  In realtà una preoccupante intolleranza al lattosio mi ha dovuto far scegliere se morire o vivere. E giuro che Monsieur Grand Fromage  non c’entra nulla. Se non sai chi sia Monsieur Grand Fromage sei di certo tu ad avere problemi con i latticini e non io. Partiamo da questo.

Il tuo piatto preferito?

Broccoli bolliti con qualche goccia di limone e sale.

Dai sul serio. Il tuo piatto preferito?

Broccoli bolliti con qualche goccia di limone e sale. Ed Edamame. Edamame senza limone ma con enormi granelli di Sale delle Hawaii, meglio se rosa. Cromaticamente più valido da un certo punto di vista. Non so scegliere, lo ammetto, tra edamame e broccoli. Assurdo poi come siano due cose verdi.

Ho paura del verde.  Perchè nessuno mi ha fatto la domanda: di che colore hai paura? E’ tra le prime cose che chiedo. Non credo di aver a disposizione una brava intervistatrice al momento. Insomma. Nei momenti di perdizione assoluta: riso bianco basmati. Ma poco perchè c’è l’amido e l’amido gonfia.

Hai dei problemi vero?

Sincera per un attimo? sì. Nonostante davvero i broccoli bolliti siano il mio piatto preferito e sia diventata col tempo una salutista incallita, ammetto senza alcun tipo di problema che io ho avuto e ho problemi con il cibo.  Sono qui anche per questo. Per sdrammatizzare  e giocare. Facendo diventare passione quella che può essere stata e potrebbe ancora essere: un’ossessione. Non è un food blog perchè me ne guarderei bene dal definirlo così. E’ un contenitore di immagini e racconti. Talvolta sciocchi ed altre volte un po’ meno. Storie di me, nani da giardino e voli pindarici. Visioni oniriche e qualsiasi cosa possa passarmi per la mente. Senza filtri, padroni, sponsor, regole. Ho scelto una cucina per raccontarmi perchè è, certamente per antonomasia, il luogo più accogliente e accomodante della casa. Per quanto mi riguarda ci trascorro dentro gran parte del tempo che rincorro. Disegno, scrivo,  soffro, rido, piango e condivido: vita. Vi porto nella mia cucina. Un po’ dentro me.  Tutto qui.

Le foto le hai reperite sul web? Quelle di cucina intendo….

Sì e poi c’era la marmotta che confezionava la cioccolata. Habemus tediosam pappardellam sul copyright. Per farla breve però: no. Non vi è una cosa nei miei spazi che non  appartenga  alla  miatotalidiozia. Per una mera questione estetica non scrivo in verdana o font bizzarro carattere 89 “copyright Gikitchen” ma il mio lavoro fotografico come certamente quello visivo è coperto da Diritti.

Ma..?

No eh. Mi si sta bruciando la zuppa di zucca sul fuoco. Possiamo mettere Under Costruction?

No. Perchè sarebbe poco professionale quindi: Ma …?

Ma io mica sto facendo la zuppa di zucca. E’ che mi annoio facilmente. Talvolta anche a parlare di me nonostante sia irrimediabilmente, schifosamente, esasperatamente egocentrica. Un trucchetto per confondere il nemico e far  credere che ci si ami incondizionatamente. Quando è l’esatto contrario e il nemico altri non è che se stessi. Maghetta Streghetta è questo. Amica e Nemica di se stessa. Un eterno divenire di quello che si era ed è. Con la paura di essere diventata quella che non volevi e voler diventare quella che non sei più. Ho solo una certezza. Solo una.

Sono sempre stata un  cane sciolto senza regole che nonostante si morda la corda con violenza, ha imparato a curarsi. Vorrei avere una coda sempre più folta e lucente del giorno prima, lo confesso.  Ma non  per gli altri. Solo per me stessa. Per perdonarmi e salvarmi attraverso quelle cicatrici che mi autoinfliggo con maestria. Ci si può salvare. Da se stessi. Non essere salvati. Quello mai. Si perde solo del tempo,  ed io ne ho perso già abbastanza rincorrendo l’inutilità che mi ha sempre circondato; soprattutto pensando fossi un cane quando invece ero. Un coniglio che fuggiva.

Adesso sono un canconiglio da guardiacompagnia. Riesco a scrutare e affrontare l’intruso nel giardinetto delle mie idee coltivate. E so distogliere lo sguardo senza guardarmi più indietro.

Quando l’intervistatrice grazie al cielo non sono io. Il fatto che sia l’intervistata però non è del tutto confortante in effetti.

 

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