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La Pizzalbero di Natale



Tre settimane prima di San Valentino è tutto a forma di cuore. Due mesi prima di Pasqua è tutto a forma di uovo e coniglio. Tre mesi prima di Halloween ci sono solo bare, scheletri e mostri e non faccio in tempo a metter da parte i coriandoli che già parlo di colombe e di colorare i gusci. Inutile dire che Natale, generalmente, si comincia a Settembre qui. Leggerissimi intoppi ci hanno fatto un po’ sbarellare (termine giovanile che adoro adoperare proprio perché quando l’età avanza è bello affrontarla ridicolizzandosi. Un po’ come quando le settantenni adesso con la scusa dello sciatusc non si riprendono più le meches alla radice) ma non demordo giustappunto.

Ed è tutto a forma di alberelli. Biancorosso e Argento (perché sì è l’anno del rosso, bianco e argento. Soprattutto bianco e rosso confesso. Ho pure preso una civetta bianca tutta sbirluccicosa che ricorda Edvige di Harry Potter. Orrenda e kitsch al punto giusto, si abbina benissimo alla renna smontabile e al castoro che suppongo volesse essere uno scoiattolo ma vabbè). 

L’albero è finito ed è stato tutto improvvisato. Dopo aver aperto quello verde (controvoglia perché non avevo minimamente intenzione di farlo) ho pensato che fosse  meglio il primo, quello storico argentato (da quando vivo con il Nippotorinese ho mostrato ogni anno sempre un albero diverso. E sempre un albero che eufemisticamente potremmo definire: bizzarro? uhm… bizzarro va bene?) ma poi vabbè insomma No.

Confusione.

E allora mi sono messa a scartabellare come la psicopatica che sono tutte le foto per cercare di capire un po’.

Alla fine, come era chiaro e prevedibile, non solo ho avuto difficoltà a capire come ancora non siano venuti qui a portarmi via a forza e rinchiudermi in una struttura di igiene mentale, ma.

E dico ma. Ho compreso che fosse davvero giunta l’ora di darsi a un pericoloso e pacchianissimo revival anni ottanta. Non contenta ho comprato un albero di due metri e quaranta anche rosso. Sì. Rosso. Ne ho preso uno bianco e uno rosso. E se non li ho fatti entrambi e deciso poi di mettere pure quello verde e argentato è solo perché in casa non avremmo potuto condurre una vita normale; ammesso che la mia e nostra quotidianità lo sia.

Chi ha avuto l’immenso dispiacere di essere ospite in casa mia ben sa che non si tratta di una reggia di ventimila piani con novemilionidimetridigiardino. Perché credo che per qualche oscura ragione ci sia questo immaginario comune difficilissimo da debellare. E’ un attico, seppur con tetti non troppo bassi e/o a spiovere. Che ci sono tanti nani e il Nippotorinese che non brilla in altezza ma ci sono pure io, purtroppo. La Biancaneve (orrenda, inciso) della situazione.

Insommaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaa. Cosa sto dicendo? Che alla fine non potevo lasciare lì l’albero rosso. Ma non potevo neanche lasciare quello bianco. L’unica scelta sensata da fare era: scegliere.

Ma io non scelgo. Io accumulo. E penso al domani come una novella Rossella O’Hara. Solo che non guardo l’orizzonte se non ho una crema solare adatta e non indosso meravigliosi abiti in seta perché ho freddo anche se qui c’è chi sostiene (il pelato, of course) che sia primavera con i 17 gradi (si gela. SI GELA).


Tutto questo inutile ticchettio per dire che ho preso due alberi. Uno rosso e uno bianco. Che sono una cattiva persona votata al consumismo e che non sono capace di intendere e di volere. Insomma giusto per dare una ripassata.

L’idea di fare tutto a forma di alberello per far esaurire parenti e amici è sempre da prendere in considerazione. E’ il caso della pizza ad alberello. Pochi giorni fa mi chiedevo come fosse possibile che nessuna pizzeria proponesse una pizza alberello per il periodo natalizio. Il Nippotorinese che ha sempre la risposta pronta mi ha detto “e che ne sai? mica andiamo in pizzeria noi due”.

Quell’uomo è così sagace, c’è poco da fare. Suppongo insomma che tutto l’universo sia invaso da pizzerie che facciano alberelli con pesto e datterini o che ne so con palline a forma di uovo e salmone tagliato a stella. Fatto sta che io non le ho mai viste. Nessun pizzaiolo mai mi ha citofonato insomma per dirmi “ciao.  io faccio la pizza ad alberello”.

E la cosa, adesso che ci penso, mi dispiace anche un po’.


E’ una semplicissima base per pizza che ho poi condito con un tritotritotritotritomisto di erbette aromatiche lasciate macerare nell’olio extra vergine d’oliva e coperto con datterini dolcissimi salatissimi gustosissimi e tutto tutto tutto molto issimo.

Il contributo fondamentale del tagliapizza con la faccetta ha fatto il resto.

Sempre in tema di alberelli riesumerei dall’archivio:

Lo stuzzichino di sfoglia con pesto e pinoli (clicca qui per la ricetta)

E i cupcake alla banana (gustosissimi) con la pasta di zucchero a forma di alberello (clicca qui per la ricetta)

Ieri alla Metro dopo aver aiutato i commessi a sistemare gli scaffali portando via tutto quello che mi capitava a tiro, giusto per fare coming out sulla persona orrenda che sono, e aver preso solo venti tovaglie da tavola con i cuoricini, due teiere con Babbo Natale e soloilcielosacosa (ah sì pure sale e pepe a forma di Babbo Natale! E pure le tazze. E pure. E pure. E papà bloccami la cartaaaaaaaaaaaaaaaaaaaa!!!!!!!!!!!!!!!!!) ho trovato delle piccole e adorabili tegliette a forma di alberello. Che sembrerebbe non essere una notizia di rilievo ma non è affatto facile trovare dei formati interessanti e una forma di albero intrigante.

Perché ecco io avrei pure da ridire (e molto) sulla forma esatta dell’albero di Natale. Che faccio? Faccio un trattato di 23094820348239489 pagine sull’argomento e divulgo?

Il mondo ha bisogno di me. Non posso mollare (santocielo no. Mollo).

14 Comments »

  1. ma io sono dell’idea che potevi farne un pezzo di ogni colore.
    così, per dare sobrietà.
    e uno nero glitterato per il bagno? *___* oddio quanto sarebbe fescion?
    (ho la fissa del tuo bagno e vorrei viverci dentro. embè?)

  2. ma il trattato lo fai in pdf scaricabile da qui o me lo mandi in cartaceo per posta? no perchè avrei una certa urgenza di leggerlo u.u

    • Sono i capelli meta di un colore , dalla radice in giu, metà di un altro, di solito più chiaro del primo :)… Ciao iaia!!!

  3. adesso mi viene fame, ecco, lo sento, ho fame e mangerei tutto l’alberopiazza. E poi anche quello di duemetriequaranta. Così ti libero un po’ la casa.

Dimmene 4 ! ( ma anche 12)

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