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Joey e Rosalia – Spaghetti al Pomodoro. Di quelli semplici e indimenticabili


La Seconda Coppia del Progetto San Valentino

“Sono Joey la pizza!”. E giù a ridere. Io  adoro “Ti amerò fino ad ammazzarti”, commedia americana del 1990 dal titolo originale I love you to death di Lawrence Kasdan (scrive anche L’Impero colpisce ancora e I predatori dell’Arca perduta e pure la sceneggiatura del Ritorno dello Jedi *segue inchino. Brivido Caldo. Guardia del Corpo. Il Grande Freddo. Insomma una Biografia/Filmografia di tutto rispetto). Adoro visceralmente questa commedia (come quasi la totalità di questi cult anni 80-90. Che lo dico a fare?) e quando ho scoperto che anche il Nippotorinese ne fosse uno sfegatato sostenitore mi sono sentita pure di perdonarlo per non aver mai visto Dirty Dancing. D’accordo che è assolutamente imparagonabile per stile e regia, ma Santapolpetta Dirty Dancing è Dirty Dancing! (nessuno osi contraddirmi perché giuro sull’angolo dove nessuno dove mettere Babe che finisce a schifiu)

Ti amerò fino ad ammazzarti è originale, divertente, geniale e grottesco. Non è la classica commedia tutto amore e sbaciucchii ma una incredibile fotografia strapiena di gelosia, tradimento e vendetta regalata a piccole diapositive folli e divertenti. Joey è un piacente italoamericano che rappresenta tutti gli stereotipi. Maschilista, accentratore, affascinante, volgarotto e irresistibile agli occhi degli Americane (e non). Sposato con una donna dell’est e proprietario di una pizzeria piuttosto famosa, con suocera che detesta non troppo velatamente e figli a carico, tradisce nel più bieco dei modi la devotissima amata. Scoperto il feroce tradimento, dopo una serie di incredibili avventure rocambolesche Rosalia decide con l’aiuto di sua madre di vendicarsi “alla vecchia maniera” ovvero facendosi giustizia da sola. Coinvolge un giovane amico (nonché dipendente dei due coniugi) che ha una cotta per lei e anche due drogati strampalati che tutto sono fuorché veri assassini; come lei del resto. Si passano allegramente novantaquattro minuti tra luoghi comuni non troppo scontati e tensione dovuta a uno humor nero esilarante. Grottesco ed epico a dir poco quando Joey (costretto anche dalla Madre – siciliana – arrabbiatissima con l’adorato figlio per aver compromesso il matrimonio. Si schiera infatti dalla parte della nuora nonostante abbia tentato di ammazzarglielo) non solo perdona Rosalia ma è quasi orgoglioso dell’amore che lei prova nei suoi confronti. Il galletto Joey è spassoso e divertente. Viene fuori con battute esilaranti nonostante siano pregne di un insopportabile maschilismo stereotipato. Indimenticabile la scena in cui Rosalia tenta di ammazzarlo. Come se non con un piatto di Spaghetti?

Non uno Spaghetti with Meatballs Ammerigano ma proprio un semplicissimo Piatto di Spaghetti con una buona salsa; proprio come piaceva a Joey. Questa scena clou è entrata a far parte dei bestseller delle commedie brillanti comiche mondiali. Joey butta giù qualcosa come tre scodelle ricolme di Spaghetti e nonostante questo avverte solo dolori all’addome. Sarà necessario sparargli in testa pur di ottenere il risultato sperato. E anche quello non sarà fatale per il brillante e affascinante Kevin Kline (che adoro! Non a caso quando vedo In & Out e Un pesce di nome Wanda e me lo ritrovo davanti emetto gridolini. E’ davvero Pazzescoooooooooooooooooo. Datemi un calmante).

Frasi cult come “Divorziare? Mai. Perché viva con un’altra donna?” di Rosalia o come “Prima che tu muore più presto tu comincia di vivere” della mamma che ha un non so che di Zia Assunta in mix con la madre di Taula ne “Il mio grosso grasso matrimonio greco”. Si deve moltissimo a queste commedie geniali della fine anni 80 e inizio 90. Sono le genitrici poi di divertentissime sceneggiature che riempiranno le pellicole negli anni successivi. Sarà che sono anziana ormai ma la fotografia di questi film ha quel quid capace di catapultarmi nel passato. Quando era tutto “meno impegnativo” seppur geniale fino al midollo. Quando ci scappava una risata scanzonata senza capire neanche il perché. Genuina come la visione dei Goonies. Come Pretty Woman; che adesso avrebbe un sapore diverso. Un significato diverso. Un ricordo diverso (sì sono invecchiata).

Nella scena che vede Joey tutto fasciato in ospedale e l’arrivo della mamma comincio a ridere senza un perché. Nonostante già sappia cosa accadrà. Cosa diranno e che alla fine gli darà uno spintone poco fine ma molto (e ripeto molto) comico. E’ un amore ossessionato e possessivo quello di Rosalie e Joey; nonostante quest’ultimo si premuri di tradirla più volte senza un minimo scrupolo di coscienza, dimostra in vicinanza della morte che è lei soltanto che vuole. E non per la mamma. Per la suocera. Per i figli. Ma che la vuole davvero. A costo di mettere da parte la sua mascolinità e il modo abietto e ignorante in cui è cresciuto e che ha impostato la sua essenza nel patriarcale. Joey è un bravo ragazzo. Non ha rabbia. E’ solo spavaldo e incauto. Rosalie è l’archetipo della donna trascurata, ormai sistemata-accasata con figli che non pensa neanche lontanamente di doversi dimostrare femminile e attraente ma solo chioccia e serva. Un amore comune seppur stereotipato. Un amore complesso e perverso se visto nell’ottica della presenza materna in casa, che comunque diventa elemento di allontamento tra Joey e Rosalie. E’ la classica situazione non troppo fantasiosa che vivono milioni di coppie. Quando il gusto del pericolo e della bellezza svanisce e si cerca in altro. Quando la quotidianità e la sudditanza prende il sopravvento a causa dell’ambiente in cui si è cresciuti e dell’educazione ricevuta.

E’ un amore influenzato dal contesto e non vissuto davvero tra i due singoli individui. Occorre che arrivi la morte per capire di cosa davvero si abbia bisogno. E Joey e Rosalia hanno assolutamente bisogno l’uno dell’altra.

In questo film ci sono davvero tantissimi cibi. Sono Italoamericani mischiati a Est Europei. Vuoi che non ci siano zuppe, pizze e spaghetti a profusione? Anche molto cibo da asporto. Ma è con gli spaghetti, come anticipavo, che si svolge proprio la scena clou.

“Un pochino di basilico. Tante pillole per dormire. Più pepe. Deve fare piccante. Spruzzata di vino. Pillole. Tante pillole”. Così Rosalia prepara l’intruglio magico insieme alla Mamma. Gli mette il tovagliolo come fosse il suo terzo bambino. Spaghetti. Film. E quando gli rivolge parola, Joey arrabbiatissimo la zittisce.

 Visto che io sto alla pasta come al caffè e sono veramente (ma veramente) negata nella preparazione degli spaghetti (complice il fatto che 1- li ho mangiati una volta in vita mia 2- non mi piacciono 3- detesto la pasta in genere) ci affidiamo a San Cracco da Vicenza e al suo Scalogno figo, ok?

Per un’ottima salsa di Pomodoro (lo dice Cracco) occorrono 200 grammi di pomodorini tipo Pachino (lui calcola 60 grammi a persona e quindi valuta 240 grammi ma se ci affidiamo alle dosi che si fanno qui in famiglia, molto simili a quelle che ingurgita Joey, la ricetta che trascrivo è per una persona. Ma proprio al massimo due. Cracco prrrrrrrrrrrrrrrrrr. E per 240 grammi di Spaghetti a mio modestissimo avviso sono pochini 200 grammi di pomodoro quindi chi è generoso e amante di una salsa bella corposa vada giù di brutto con l’infallibile tecnica “a occhio”), 1 spicchio di aglio e abbondante basilico (che Cracco dice 2-3 foglie ma del basilico non se ne ha mai abbastanza). Fondamentale importanza all’olio che deve essere strepitosamente buono. Fa proprio il piatto tanto quanto il pomodoro.

Taglia i pomodorini a pezzetti non troppo grandi e mettili con olio in padella a sfrigolare allegramente con lo spicchio di aglio per almeno due minuti. Aggiusta di sale. Nel frattempo taglia molto bene il basilico. Che trovarsi pezzotti di foglie enormi nei denti tanto carino non è. Lascia che si formi il sugo sempre a fuoco basso per almeno sei minuti e aggiungi un po’ di acqua di cottura degli spaghetti. Perché già sta bollendo, vero? Continua così. Assaggia. Aggiusta eventualmente di sale. Regolati sempre bene perché deve essere in armonia con la salatura dell’acqua della pasta. Cuoci per bene gli spaghetti e lasciali al dente e scolali almeno due minuti prima per poi finire la “mantecatura” nella padella dove cuoce la salsa. Altro basilico fresco (Cracco consiglia pure una bella grattugiatina di limone non trattato).

Voglia di Spaghetti con la salsa Ammmmeriggan Version (che dopo Cracco mi è venuto in mente Bastianich, Rachida e Spaghetti Meatballs – qui su twitter lo sport nazionale di Bastianich Lancio della Polpetta)? Beh. Basta solo cliccare qui. Anzi rispolveriamo pure una delle idee più semplici e facili da realizzare per una cenetta romanticissima di San Valentino. Che apparecchiare con fiasco di vino, spaghetti da mangiare insieme e grissini nella caraffa del quartino è sempre cosa buona e giusta.

L’incredibile lo lascio per ultimo: pare che questo film altro non sia che ispirato da un reale fatto di cronaca avvenuto nel 1984 in Pennsylvania. A dimostrazione del fatto che non è affatto una commedia fantasiosa o irreale ma struggentemente realistica e fotografa eccezionale di una realtà niente affatto lontana.

13 Comments »

  1. Ho adorato Kline in questo film divertente e dissacrante, come l’ho amato in In&Out… Bella, bellissima la scelta di oggi!!! E poi mi citi Dirty Dancing ancora una volta e mi tremano le gambe… ^_^ !!! Bacetti cuoricinosi stellina!

  2. il piatto di pasta simbolico. quella è la Pasta: spaghetti al pomodoro.
    con i pachino ancora di più.
    (non c’è verso che mi esprima decentemente.)
    insomma, sono un’ossessione. da quando sono piccola. sebbene mangiassi sempre cose diverse alla fine gli spaghetti col pomodoro
    li desideravo incessantemente. in maniera segreta e non dichiarata.
    la pasta corta mi era piuttosto indifferente. sebbene possono esserci eccezioni. ma la pasta lunga è l’ossessione. e gli spaghetti. (mi facevano anche venire l’ansia per una certa scena dei muppets in cui strozzano colui che li ha preparati.)

    insomma vorrei una ciotolina di riso.
    per coerenza. (oh ma il riso e il riso. che ci devo fare.)

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