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Una cheesecake all’Overlook Hotel


Ci sono così tante cose da dire su Stephen King che non basterebbe un romanzo a puntate; proprio come quello che lui ha sperimentato come innovazione di pubblicazione diverso tempo prima che diventasse, come sul piccolo schermo, un genere seguitissimo. Ho letto diverse volte articoli che sostengono che dietro la figura e l’operato di King ci sia una vastissima operazione principalmente di marketing ma, nonostante anche io molte volte non l’abbia apprezzato, credo sinceramente che l’affetto delle persone non si conquisti con mere operazioni studiate a tavolino. Il genio e il fascino che esercita su milioni di lettori e spettatori è senza ombra di dubbio alcuno dovuto all’innegabile bravura di questo epitetato re dell’horror. Si narrano ormai leggende circa la prima bozza di King buttata nell’immondizia (Carrie) e recuperata dalla moglie, diventata poi libro da diritti milionari per trasposizioni cinematografiche e traduzioni in tutte le lingue del mondo, ma la verità è che King non ha mai smesso di scrivere.

Ha cominciato a far girare i suoi racconti quando aveva appena dodici anni e Carrie non è a tutti gli effetti il suo primo romanzo ma quello che lo porta alla ribalta, consentendogli di lasciare il posto da insegnante (e la roulotte con le condizioni misere della vita che conduceva) per dedicarsi a tempo pieno alla sua infinita passione che è la scrittura. Un fenomeno culturale e sociale in grado di “horrorizzare” “modernizzando” in tutto e per tutto l’horror stesso. King infatti ha radicalmente cambiato, trasformato e dato una sua personalissima impronta al genere “horror” senza mai cadere in squallide banalità (e in questo genere è un’impresa ardua). Firma, come Hitchcock, alcune sue scene e regala cammei in interpretazioni che riprendono la sua vita privata. Ha una personalità spiccata e mai banale (anche se attira antipatie, anche la mia sì, quando contrasta le interpretazioni soggettive di geni come Kubrick ma devo smetterla con le parentesi). Pare infatti che in seguito a una fuga allo Stanley Hotel di Estes Park fu ispirato per l’Overlook Hotel; lì giunse infatti il giorno prima della chiusura. Le sedie erano rovesciate e tutti si preparavano al riposo invernale. Una passeggiata tra i corridoi dell’albergo generò le prime righe di quello che a distanza di decenni rimane indiscutibilmente una delle visioni letterarie più angoscianti di tutti i tempi (nella trasposizione cinematografica fu solo merito del grande Kubrick, a mio modestissimo avviso).

King, che si vogliano riconoscere o no la bravura e il genio, è comunque divenuto un simbolo a carattere mondiale e ritornando al punto primo questo non si può comprare. Ho letto in un interessantissimo libro a lui dedicato che ogni anno a ottobre ci sono comitive di fan che invadono Bangor nella speranza che in occasione di Halloween apra le porte della sua villa vittoriana, che pare stregata. Un tempo accadeva proprio questo. Adesso a porte chiuse, per volontà dello scrittore, rimane comunque un via vai di curiosi pronti a tutti pur di scorgere il loro beniamino. Nonostante io abbia letteralmente il terrore anche solo a credere di dover passare una vita pensando di non possederla a pieno per via della popolarità e non farei quindi simili gesti, confesso in piena onestà che non mi riuscirebbe difficile stazionare due secondi pure io davanti al cancello. Questo perché fondamentalmente è stato il primo che mi ha fatto capire effettivamente la mia essenza. Ero piccola quando ho visto It, quel librone enorme allora per me, sugli scaffali della Libreria Italia a Barriera, provincia di Catania. Lo ricordo come se fosse ieri e io ricordo perfettamente i vestiti, l’odore di mamma e tutti i movimenti solo quando sono fermatempo che mi hanno segnato l’esistenza, altrimenti non so nemmeno cosa ho mangiato ieri a cena. King mi ha aperto la testa e il cuore portandomi a qualcosa di irrazionale per cui adesso a distanza di trenta anni suonati credo di essere nata. Perché dietro a questo cibo e pupazzetti. Dietro a questo amore per la tenerezza, le raffinatezze e ricami esiste l’altra parte di me. Che non è parafrasandolo la metà oscura e che col tempo ho capito essere non la vera me ma solo l’altra metà di me, e basta. Fatta di nero e buio. Di mostri e storie. Di cose che non rivelo non perché ho paura, e ripeto l’ho capito solo adesso, ma perché ne sono gelosa. E perché so che sono il mio vero futuro.

Non sono riuscita a leggere più di cinquanta pagine del seguito di Shining. Per un attimo ho pensato pure, presuntuosa e arrogante come poche volte, che non sapesse scrivere e di essere stata troppo piccola per capire certe cose. Riflettendoci non è così. E’ solo un altro periodo e momento. King è stato una chiave per aprire. Che poi non apra tutti i cancelli è un’altra storia. Il ventuno settembre è il suo compleanno e qui dopo aver biscottato un po’ con Poirot gli si dedica qualche cheesecake perché ha sostenuto essere per lui “cibo per l’anima”(fonte). Pare che le cheesecake lo ispirino violentemente e allora. Ispirazione sia. E Auguri re dell’horror. Sminuente per certi versi ma innegabilmente vero.

Pare tema le ostriche come Hitchcock temeva le uova. Una cheesecake salata all’ostrica è il mio obiettivo. Si metta a verbale.

7 Comments »

  1. Non riesco proprio a leggerlo King, scrive bene ma non mi piace e mi annoio… però mi sono soffermata sul post per le tue immagini… ma quanto bene disegni! Ecco, non te lo avevo mai detto… abituata a vedere sempre maghette non mi sono mai resa conto del tratto stupendo che hai. E di disegno e pittura ne capisco a sufficienza… sei bravissima!
    Un abbraccio!

  2. ama.
    la cheesecake alle ostriche avrei un forte bisogno di vederla realizzata. sembra una chimera o una creatura leggendaria.

    (leggendo di te che custodisci ciò che sai essere il tuo vero futuro. ho una scarica di brividi lungo la schiena. aspetto di poter vedere tutto ciò. che paradossalmente, al liberare mostri e incubi e buio si scatenerà la luce accecante della genialità che possiedi. tantissimibirvidiiiii )

  3. Non l’ho mai letto molto, ma se ancora ripenso alla lettura di Misery non dormo la notte.
    Indiscutibilmente il re.
    E allora grazie signor King che ti ha fatto capire che strada dovevi seguire, anche se ci saresti arrivata da sola ❤

Dimmene 4 ! ( ma anche 12)

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