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Tipo Buns ma non sono Buns. Tipo Scones ma non sono Scones. Tipo Mirtilli perché sono per Myrtle Snow


(mi sono convinta che Myrtle significhi mirtillo e non mirto)

(anche perché gli scones col mirto non potevo farli)

675 grammi di farina, 110 grammi di burro, 140 grammi di zucchero semolato, 3 cucchiai di latte intero, 1 bustina di lievito, 1 uovo, 1 presa di sale e poco più di mezzo bicchiere d’acqua.

Fai fondere in un pentolino il burro. Unisci il latte e l’acqua. Mescola con cura il tutto. Raccogli poi la farina setacciata con il lievito e il sale e aggiungi lo zucchero. Versa sopra questi ingredienti secchi il latte e burro del pentolino e pure l’uovo. Lavora fino a ottenere un composto omogeneo dopo aver lavorato molto e per bene l’impasto. Aggiungi i mirtilli secchi idratati leggermente con l’acqua o altrimenti se preferisci la classica uvetta sultanina. Dividi l’impasto in 14 porzioni circa formando delle palline e disponile su una placca imburrata. Lascia riposare così per un’ora in un luogo fresco e asciutto e poi inforna a 190 caldo per 15 minuti fin quando non gonfieranno e doreranno. Puoi pure spennellarli con un po’ di zucchero, latte e uovo se vuoi la superficie con un aspetto lucido.

E’ stata la settimana di American Horror Story, diciamolo. Credevo, sarò onesta, che non avrebbe raccolto grandi consensi perché il genere non collima esattamente con quello che maggiormente mostro in rete, ovvero pizzi merletti cuoricini e pucci pucci. Con mia somma gioia, e un velo di speranza che covavo, al contrario ho trovato “adepti” e appassionati che hanno acceso in me ancor più la voglia di blaterarne. Non che, come sempre sottolineato quattro volte, creda che bisogni fare le cose per gli altri e rimango fedele alla sacra passione personale da perseguire, ma è stupido non ammettere che fa piacere. Settimana prossima ci sarà molto di Hitchcock, piatto correlati al Cinema di genere e veramente tantissimo altro che non riguarda esclusivamente la sfera cibo.

A seguire un piccolissimo riassunto della settimana (abitudine che ho perso e che devo reintegrare) giusto per fare il punto della situazione. Come dicevo è tradizione ormai che per l’intero mese di Ottobre, e quindi da preludio a Halloween, ci siano anche molte ricette facili, veloci e assolutamente spiritose rivolte soprattutto ai bimbi che si accingono a divertirsi un bel po’ tra mostri e streghe; hanno l’opportunità infatti di instaurare quel contatto con “l’aldilà” e imparare a grandi linee l’esorcizzazione della morte. Se avessi la possibilità di avere un nanetto sotto tiro in questa occasione (che bella espressione dolce e materna, no?) ne approfitterei proprio per trasmettere quel minimo di interesse e perché no passione anche per il concetto di “fantasia nera”, spesso sottovalutata e tramutata in qualcosa di ridicolo.

Si comincerà poi con la mia solita Maratona Horror, ovvero una rispolverata dei classici (che Ombretta ha cominciato da pochi giorni rendendomi orgogliosa ai limiti dell’impossibile. Si è cominciato da Poltergeist e Omen. A seguire diapositiva 1 da vedere e diapositiva 2 da vedere) e correlazioni di ogni tipo e sorta (chiamate il 118, in pratica).

Sto valutando seriamente  l’ipotesi (e non escludo che già sia accaduto nella realtà considerato che ticchetto sempre con quasi sempre dieci-dodici giorni di anticipo rispetto alla pubblicazione sul blog) di farmi i capelli rossi-arancioni-pel di carota alla Myrtle Snow (leggi: l’unica nuance di colore capace di farmi perdere la ragione insieme al Rosso Tiziano). Ho cercato a lungo su Amazon una parrucca, una montatura di occhiali, un guanto, uno scialle, un qualsiasi cosa che potesse ricordarmi questa follia idolatrice nei confronti di un personaggio. Mi è accaduto solo nella fase adolescenziale, mi dico. E’ preoccupante adesso, mi ridico. E’ strano perché non sono mai attratta davvero in maniera così persistente da un personaggio. Frances Conroy e le maschere che le fanno indossare in American Horror Story hanno con sé qualcosa di ancestrale che mi riporta a storie e visioni passate. Rimango catturata, ai limiti dell’ipnotizzata e ogni dettaglio mi apre varchi, storie ed enigmi. Non riesco molto a concentrarmi perché un flusso di idee si impossessa di quel neurone saltellante. Alcuni giorni fa dicevo al Nippotorinese che nonostante non abbia più l’età per ritrarmi ridicolmente su Flickr (non che quattro anni fa ne avessi venti di anni, ma dai sono giustificata dal fatto che non ho avuto un’adolescenza normale e un album di foto ricordo da mostrare, giusto?) mi piacerebbe fotografarmi con i diversi panni che indossa la Conroy. Nulla vi è in rete che possa anche solo somigliare agli accessori. Impavida non mi fermo a questo e cerco altro. Solo che neanche sul web, nemmeno per siti americani e blog notoriamente tra i più informati, ci sono dritte riguardo i costumi, i guanti e le scarpe. A dir la verità qualcosa ho trovato, ovvero un negozio vintage famosissimo a Los Angeles in cui si sono riforniti per le riprese. Presto detto ho fatto un ordine nonostante di occhiali gatto, foulard con rosa e guanti rossi in pelle con balze neanche l’ombra. E’ pur vero che in casa ho SantaSignoraPina al secolo conosciuta come una delle migliori sarte degli ultimi tempi (prima che si sposasse confezionava abiti da sposa, giusto per dirne una) e mamma Nanda che con i suoi cartamodelli burla su cui si è allenata vanta una ricca collezione di vestiti allucinanti (con tasche troppo grandi). Pezzi unici che talvolta fanno sbellicare dalle risate per le proporzioni mentre altre volte ti costringono ad arrenderti al fatto che Nanda è un essere superiore e passa dal fritto al cucito al decoupage all’addomesticazione degli animali.

L’unica chance che mi rimane è tingermi i capelli visto che di parrucca Myrtle Snow neanche a pagarla oro. Visto poi che sul sintetico il frisée non attacca e sono drammi giornalieri di un certo livello. Ma dopo tutta questa introduzione (“ah era un’introduzione? Non era un delirio privo di senso?”) che ci fanno questi panini che non sono Buns ma neanche Scones ma neanche ibridi ma neanche boh?

Potrei rispondere come sempre con quell’elegante “ecchenesoio” che fa di me una professionista, una food blogger eccezionale, una web influencer che influenza a suon di starnuti e via dicendo ma vorrei stupire con un.

Lo so. E’ un panino dolce a tutti gli effetti che nel suo cammino ha incontrati dei buns sposati a degli scones. Questo perché avevo una ricetta trascritta su un quadernino presa chissà dove che come farina dava esattamente la metà di quella che ho scritto nella ricetta poco sopra. Durante la lavorazione è stato chiaro che fosse troppo poca. Così ho proceduto con l’infallibile tecnica “a occhio” e quelli che dovevano essere già qualcosa che non sapevo manco io esattamente cosa fossero si sono trasformati in un:

panino dolce a caso.

Sapevo solo di voler mettere i Mirtilli in onore di Myrtle, in preda a un attacco geniale (c’è dell’ironia, sì) proprio come aveva fatto Jessica Lange con i Muffin alla violetta mettendo la violetta (e bistrattati da Violetta. Ok basta dire Violetta!). Il risultato seppur la lavorazione sia stata confusa, improvvisata e veloce (c’è da dire: come sempre) è piaciuto e molto. Mi sono ispirata alla terza stagione; proprio quella in cui a Frances Conroy va dato il giusto rilievo da protagonista che a ben guardare non le era stato concesso nelle due stagioni precedenti. E’ un frullato di ironia, arroganza, saccenza e bellezza. Un gusto eccelso e fine che si riflette anche nella sua personalissima passione nei confronti del cibo. Durante tutta la terza stagione, da quando fa ingresso sotto i riflettori è un continuo enunciare piatti davvero raffinati, semplici e che per certi versi rappresentano dei cliché come i Blinis al caviale (che inutile dirlo: farò) e come il Burro con l’aragosta servito con il melone per rinfrescare e molto altro. Una gourmand a tutti gli effetti che declina i suoi gusti, indossando abiti dal gusto retrò ed estremamente chic, tra una portata e l’altra.

Delphine sforna un vassoio di quelli che giurerei siano scones. Myrtle “leggero e delicato come una piuma. Il segreto è il lardo, vero?” le dice con quella pacatezza che riserva a tutti senza escluderla. Lardo e mirtilli era forse un abbinamento un po’ azzardato anche se a ben pensarci potrebbe comunque essere un componente interessante in un panino dolce-salato di questo tipo (me lo appunto nel taccuino dimenticatoio insieme a quell’altro miliardo di idiozie che dico e ticchetto ogni giorno, ok?). Come dicevo sono venuti fuori comunque dei panini dolci perfetti per accostamenti con il formaggio salato (del resto il mirtillo si sposa benissimo con le preparazioni salate. Caprino e Mirtilli. Pasta ai mirtilli. Polpette e mirtilli. E solo il cielo sa quante cose abbia preparato con i mirtilli. Anzi faccio proprio una galleria qui sotto).

Da provare. Leggermente da migliorare, sarò onesta, ma da provare ecco. Adesso passiamo alla cosa importante (per chi impavido è arrivato fin qui quindi: mia madre, Cri, Ale, Bestiabionda e Ombretta. Scommetterei solo su di loro): me li faccio i capelli rossi come Myrtle Snow o no? (al terzo no piango fino a Natale, sia chiaro).

8 Comments »

  1. Tu sai che io ho una venerazione per Alfred e attendo con impazienza la prossima settimana… ❤ Nel frattempo mi gusto questi panettini che solo a vederli viene voglia di affondarci dentro i denti (potrebbe anche essere un immagine truculenta, no?!?! ok, lo so, proprio non ci sono portata per l'horror… 😉 ) :*

  2. io non posso fare altro che appoggiare l’idea di capelli tinti in onore di Myrtle Snow. età tratti somatici orientamento religioso (cosastodicendo) non contano. Myrtle va emulata e ricordata neisecolideisecoli. muove troppe ispirazioni *_____*

  3. Da una che con i propri capelli ha sperimentato qualsiasi colore esistente sulla terra dico di Si. Rosso sia! (ovviamente voglio foto, anzi no: video della colorazione, anche se in privato)

  4. Si dai falloooo!! Magari usa l hennè cosi non sarà pesante come la tinta ma io fossi in te lo farei 😊😊 facci sapere cosa decidi ❤️

Dimmene 4 ! ( ma anche 12)

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