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Il Sushi-Alberello. Il Significato dell’Albero di Natale. Sesta tappa del Pappamondo? Nihon!


  • Per preparazione del Riso, metodi di arrotolamento, tipologie e dizionari vari su ingredienti e quant’altro, trovi tutto sotto nel riepilogo. Ci sono diverse ricette e videoricette. 
  • Per comporre l’alberello basta la vostra fantasia. Ho scelto il metodo più banale, ovvero quello tridimensionale senza troppi decori perché mi piaceva che restasse così: semplice ed essenziale. Si può realizzare anche su piano, ovvero sul piatto con la classica composizione dall’alto partendo da una base di cinque-sei-sette nigiri e proseguendo fino in cima. 
  • La mia versione è vegana perché l’ho mangiata anche io ma nulla toglie che si possa adoperare del buon pesce, uova o carne a patto che se non scottata o cotta sia opportunamente in linea con le “regole” dell’abbattimento. Informatevi quindi con il vostro pescivendolo di fiducia. 
  • Si può decorare e arricchire l’alberello con pezzi di avocado, cetrioli e carote. Avevo provato a far scendere dalla cima leggerissime e sottolissime fette di carota e l’effetto era davvero sorprendente. Creava troppa confusione in foto per una pazza isterica come me ma dal vivo assolutamente pollice in su. 

Oggi è il giorno dell’Immacolata Concezione (Auguri zia Immacolata! Auguri Ce! Scusate ma ho una famiglia e degli amici che mi seguono. Inspiegabilmente come voi. Vi amo, branco di adorabili psicopatici) e quindi? Tradizione vuole che si faccia l’albero. Ero convinta che in Italia fosse per tutti così, ma poi scopro che a Milano viene allestito per Sant’Ambrogio, ovvero il 7 Dicembre mentre a Bari per San Nicola, il 6 Dicembre. Ogni anno quando tiro fuori l’albero (a casa mia per tradizione invece si fa il giorno di Santa Maghetta Streghetta da Catania e quindi: AL MASSIMO la terza settimana di Novembre in concomitanza diciamo con la festa del Ringraziamento, dai. Tranne quest’anno che ho ritardato moltissimo a causa degli impegni di lavoro. Fatto l’altro ieri insomma) mi chiedo sempre in quanti si chiedano:

Ma perché l’albero?

Ci sono diverse leggende e tutte affascinanti. Di carattere prettamente religioso e che naturalmente evocano la cultura pagana, in quanto genitrice per certi versi di moltissime tradizioni cristiane “rielaborate” poi a “uso e consumo” della Chiesa. L’albero simbolo di forza diventa poi la raffigurazione imponente del Signore stesso, giusto per chiarirci in un nanosecondo le idee, ecco. L’albero ha sempre avuto un significato mistico-religioso-magico (sarà pure per questo che gli integralisti cristiani lo vedano come presenza inopportuna addirittura al Vaticano. Ma su questo, giusto per non farmi venire una depressione immediata, direi di non perdere nemmeno tempo a ticchettare). L’albero è un simbolo in realtà “comune”. Che non conosce specificamente religioni, tempo e culti. Da sempre possiede l’anima e la saggezza dei boschi. “Padrone” e Re  indiscusso. Protettore che tutto vede e conosce, saldamente ancorato alla Madre Terra. Ho sempre inteso l’albero semplicemente così. Come vita. Genitore. Quel verde ne ricorda l’eternità, come la giovinezza sempre verde del per sempre.

Addobbato con luci (le anime), gingilli e decori, diventa l’emblema dell’anno che verrà. Nonostante tutte le avversità superate durante l’anno si appendono ugualmente piccoli ninnoli di gioia. Per ricordare che la vita è luce. Che ci sono ancora sorrisi, speranze, sogni da scartare e per cui gioire sempre. Regalando soprattutto emozioni ma anche ricevendole in egual modo. Sotto forma di pensieri, di comunione con gli altri e di serenità-stabilità familiare.

Il Sushi Alberello era un’ottima scusa per andare in Giappone. Avrei potuto scegliere qualsiasi altra parte piuttosto che dirigermi con il sommergibile rosa in Estremo Oriente. Certo ormai alberoni di ventimila metri stanno pure lì tra insegne, templi nascosti nelle vie e intermittenze di meraviglie. Solo che oggi 8 Dicembre, morte di Lennon e nascita di Morrison che mi ricordano delle uova strapazzate, il potente mezzo Pink Submarine è approdato proprio lì sulle coste del Nihon. Sarà perché in questi giorni di rilassamento tra addobbi, amiche, Koi e “spensieratezze varie” non si è più pensato esattamente al tragitto. C’è la mia Socia cognatosa Piola in arrivo per le feste, un dolore che accelera all’ennesima potenza perché in cima alla lista dei regali la voce Papà non  figura, una casa tutta nuova che purtroppo non vedrà al completo come da suo sogno, dei divani nuovi e comodi ma mai quanto quelli vecchi. Ci sono i dodici nani comprati alla Coin insieme quando quel dolore di pancia sembrava una brutta indigestione di scacciate con i broccoli e non un mostro pronto a fagocitarti. E ci sono io che vago alla Coin ieri con lo stesso dolore sintomatico che mi fa diventare ancora una volta te, papà. Il subconscio e il submarine. Allo stesso modo si immerge in ricordi, acque, onde e travagli mentali capaci di farti compiere viaggi che mai avresti creduto e che soprattutto mai avresti pensato. Sono arrivata in Giappone forse perché meta suprema e cima dei sogni. Un viaggio lungo troppo spesso rimandato e che vedrà luce presto. Ma stavolta qualsiasi cosa accada. Rappresenta il mio amore per Pier. Il mio amore per il disegno. Il mio amore per questo nick, Maghetta Streghetta, che insieme a Creamy e tutte le maghette aliene compresa Lamù, mi ha fatto scrivere su carta un destino. Questa volta il viaggio si compirà in principal modo perché papà diceva sempre che non si può avere paura della vita.

Nonostante tutto. Fino all’ultimo. E se te lo dice un uomo che muore tra atroci sofferenze. Le più brutte e meschine che il destino possa riservarti. E se te lo dice con un sorriso angelico. Beh. Non si può avere paura della vita. E a questo punto neanche delle mancanze, che devi tentare di colmare con i ricordi e gli insegnamenti. E neanche se ti sei prefissa una meta e approdi in un’altra.

Il sushi alberello è tutto e il contrario di tutto. E’ bello ugualmente, seppur non l’idea dell’albero che hai nell’iperuranio. E’ una forma diversa ma un’essenza uguale. La vita mi ha insegnato che se ti strappa prima un’amica. Poi ti strappa un padre, nonché amore della tua vita, non ti ferisce. Ti insegna. A rispettarla ancora di più. Ad amarla disperatamente. A mettere quella maledetta stella in cima. Accenderla. E onorarla. E questo si fa nel rispetto di tutti quelli che vedranno le lucette di Natale da un ospedale. Infilati con un ago della chemio. Indossando parrucche. Avendo capogiri. E non vedendole affatto. Tutte ovvietà che si dimenticano e che fanno storcere il naso ai finti intellettualoidi che poi sono i primi codardi a non saper affrontare. Tutti luoghi comuni che è bene ripetere. Ripetersi soprattutto. Non ha importanza cosa si scarta sotto l’albero. Quanto costa. Quanto vale. E’ scartare. Con le mani, con gli occhi o con qualcuno che lo fa per te. E’ il gesto, il significato e la capacità di coglierne la grandezza. C’è solo tanto consumismo di fesserie.

Non smetterò mai di fare l’albero. In tutte le forme e in tutti i momenti che la vita mi porrà davanti. Da seduta. In piedi. Coricata. Lo farò sempre l’albero, in quanto vita. Fino all’ultima lucetta. E pure oltre. E quando le luci sembreranno spente? Le riattacco. Come mi ha insegnato papà. Turi era anche e soprattutto elettricista, eh.

Elettricista di vita. Una luce perpetua.

Pappamondo: Un Natale in giro per il Mondo con una valigia di Sogni!

  • Scarica la Scheda numero 6 del Pappamondo se vuoi conservare ricetta, foto e disegno

(basta fare tasto destro-salva con nome. Ho messo una risoluzione abbastanza alta ma se vuoi il formato .pdf o una risoluzione ancora maggiore non esitare a chiedermelo. A fine Giro Natalizio raggrupperò tutto il malloppotto e ne farò un piccolo book virtuale) 

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