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Pappamondo: Patate alla Giapponese con Alga Nori e Sesamo


Per un chilo di patate ben lavate e tagliate

In una ciotolina mischia: tre generosi cucchiai di sesamo, 3 fogli di alga nori ridotti a piccolissimi quadretti, 1/2 cucchiaino di tè matcha, 1 pizzico di wasabi in polvere ma esagera pure se sai dosarlo e ne hai consapevolezza, una generosa presa di sale.

(nella confezione ci sono fiocchi di bonito, crackers di riso sbriciolati, lattuga di mare, nozawara-vegetale a foglia, salsa di soia, destrina, tuorlo d’uovo, estratto di lievito. L’ho acquistato su Japan Centre, come sempre)

Poggia le patate su carta da forno e condiscile. In una piccola ciotolina mischia un po’ di salsa di soia e olio (se hai il wasabi in crema e non in polvere eventualmente aggiungilo adesso) e insaporisci. Ma anche solo la salsa di soia andrà bene. Cuoci in forno e poi ne riparliamo, ok?

Siamo ripartiti per il Pappamondo, giusto? Ce lo siamo promessi a bordo di una mongolfiera fatta di Pastel de Belèm giusto qualche giorno fa tagliando una torta soffiata alla Portoghese. E’ sempre difficile farlo. Quando sei in viaggio sai già che nella pochette c’è lo stretto necessario (nel mio caso necessaire coincide con tre profumerie di media grandezza, sei supermercati e otto centri commerciali) e che in giro non potrai trovare le tue gallette di riso preferite (nel mio caso me le porto dietro in valigia. Perché il mio caso è così disperato? Fatemelo capire per cortesia o chiamate le autorità). Insomma: dopo la pausa in casa tra comodità e poche ristrettezze (ok ok non è il mio caso ma ho la facoltà di dire fesserie in quanto professionista del settore d’accordo?) ritrovarsi di nuovo catapultati tra mongolfiere, sommergibili, sottomarini ed elicotteri con ali costruite e assemblate con marshmallow fa sempre un po’ paura. Un’emozionante paura, sì ma l’ignoto è in agguato. Del tipo che potremmo incontrare draghi sputazuccherino o ancor peggio dolcissimi unicorni pasticceri. Mai un pazzo assassino degno di questo nome che commette una carneficina in nome del popolo nanoso (sono ancora nel trucido e violento mood pasquale, scusatemi).

E perché non ritornare in Giappone dove avevamo composto un delizioso Sushi alberello? Ricordi? Anche lì l’elemento principe della ricetta è stata senza dubbio l’alga nori. In questo ultimo decennio ho imparato ad apprezzare e amare le alghe. La Goma piccantina mi fa perdere la testa, la Wakame con avocado e salsa di soia con pioggia di sesamo rimane sempre tra gli alimenti che prediligo e preferisco (un po’ come dice pastasciutta il novanta per cento della popolazione italiana) e la nori con la quale credevo di avere che fare solo al cospetto dell’onnipresente e sempiterno Sushi. Negli anni ne ho fatto un utilizzo smodato e alternativo. Ho inserito la nori in diverse preparazioni, anche occidentali, mischiando testando e provando. Il risultato è che ormai senza ombra di dubbio pare essere diventato il “mio ingrediente segreto”. Già dai crackers con l’alga nori (se te li ricordi significa che sei davvero un eroe perché mi segui da tantissimo tempo. Scrivimi in privato, spedirò medaglia al valore al più presto). Sulle proprietà nutritive della Nori bisogna fare diversi distinguo, anche perché diventa fondamentale capire la specie, l’origine e come è stata trattata. Le alghe avendo moltissima vitamina B12 al loro interno diventano fondamentali, per certi versi, per chi segue un’alimentazione vegetariana/vegana. Le alghe fanno bene e si potrebbe pure finirla qui senza andare troppo nella specifica. A Catania si usa mangiare “U Mauru”. E’ proprio tipico della cultura catanese (e Acitana). Si tratta di un’insalata di alghe rosse condite con limone e sale mentre alcuni le lasciano macerare nel vino o appassire con aglio, olio extra vergine d’oliva e pomodoro. Alcuni fanno pure le polpette. Ho sempre sentito decantare meraviglie circa U Mauru  (anche dal mio amato Papà).

Per il fatto che sia però un’alga che cresce proprio nei porti, in questo momento preciso (oltre che non in commercio) tra inquinamenti e blablabla pare essere uno dei periodi meno opportuni per saggiarne le meraviglie. Papà lo mangiava freschissimo quarant’anni fa quando la situazione era ben diversa dall’attuale. Dico del Mauru perché il Catanese medio lo ha mangiato e mangia e fa parte della propria cultura, basta però dirgli che mangio Wakame, Goma e Nori (e si fa fatica a capire che è sempre quella del sushi, eh) per gettarlo nel panico. Mangiare le alghe fa parte di diverse culture e chi ha avuto la fortuna di poter crescere guardando il mare non dovrebbe scandalizzarsi così tanto alla vista di due alghe in insalata, anzi. Dovrebbe proprio portarle in tavola, prendersene cura e rivalutarle. Sono ricchissime di ferro e questo personalmente mi fa comodo avendolo a dieci quando va bene. Prevengono il diabete, il colesterolo e regolano anche la maledetta funzione pancreatica. Aiutano il transito intestinale (soprattutto la wakame) e in alimenti “normali” come una semplice patata al forno regalano un quid che ti farà vacillare per poi giurar loro amore eterno.

I Giapponesi nella loro cucina tradizionale casalinga fanno un uso molto frequente di patate. Quelle classiche con insalata di soia (che puoi vedere cliccando qui) o quelle in insalata classica con maionese (che puoi vedere cliccando qui). Non so francamente se le mettano nelle patate così, ma che importa? Sono davvero buonissime. Le faccio spesso e una sera scattando velocemente sull’Instagram di Miiichefame ho destato la curiosità di moltissime persone. Ecco quindi la ricetta facilissima. Sto provando questo prodotto giusto perché mi sono lasciata incuriosire ma si può tranquillamente preparare in casa perché gli ingredienti sono pochissimi. I principali? Alga nori e sesamo. Starà poi a te dosare eventuali spezie e rendere il tutto più piccante o meno o speziato.

Oh. Siamo proprio ripartiti. Con fatica (è Lunedì del resto, no? Copione impone sia difficile a prescindere) ma.

(ma voi nella pochette portate poche cose? Perché subisco il fascino di chi viaggia con due cose contate. Mi dite il vostro segreto, per piacere?)

Pappamondo: In giro per il Mondo con una valigia di Sogni!

8 Comments »

  1. Voglio e devo andare in Giappone *__*

    Io parto sempre con il bagaglio a mano e stop, un po’ per praticità e un po’ per non aumentare i costi del viaggio, porto lo stretto indispensabile e poi mi arrangio 🙂

    Buon lunedì Iaia ❤

  2. collasso qualche minuto eh.
    durante l’ultima edizione di masterchef avevo preso l’abitudine (ossessiva *___*) di tostare alga nori a pezzetti col sesamo e un po’ di sale. masterchef non va mica giù da solo, serviva un piccolo aiuto. se a questo associo le patate è la fine nella fine.
    per quanto riguarda il bagaglio potrei tranquillamente andare in giro con due cose. e tre borse piene di roba per disegnare. acquerelli matite blocchi da disegno tutto l’arsenale che poi userò in minima parte. su questo punto non riesco a regolarmi. per il resto o porto il mondo o porto pochissimo. via di mezzo, questa sconosciuta. tanto per cambiare.

    ora posso accollarmiabbracciartibaciarti per qualche ora? è lunedì, è tutto difficile e siamo in giro per il mondo, in Giappone per giunta. quindi non posso calmarmi. ❤

  3. Queste patate hanno un aspetto me-ra-vi-gliooooo-sooooooo!!!
    Se viaggio in aereo, solo bagaglio a mano. Quindi si deve per forza viaggiare leggeri e lasciare anche un po’ di spazio vuoto per riportare a casa più acquisti possibili. Per risparmiare spazio conservo i quintali di campioncini di prodotti per il bagno che ricevo con gli ordini on-line. Sono perfetti per queste occasioni!

Dimmene 4 ! ( ma anche 12)

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