Skip to content

La Paura fa quarantadue (virgola centonovantacinque)


Ho disegnato questa copertina per Sandro Siviero, che firma per RunLovers, La Paura fa quarantude (virgolacentonovantacinque) -titolo geniale come tutto il resto. Visto che quest’anno non sono riuscita ad organizzare, come avrei voluto, Racconti intorno al fuoco per la Notte di Halloween mi permetto di segnalarvi questo racconto perché è incredibile. E, confesso, di pagine ne avrei volute molte -ma proprio molte- di più. Si può scaricare in formato .pdf ed .ebook.  Adesso scusami ma devo andare in giro a sventolare questo racconto urlando “è amico mio, gne gne gne”.

Paolo aveva sognato tanto la sua prima mezza maratona. Ogni giorno riusciva a ritagliarsi del tempo per andare a correre durante la pausa pranzo. Tutte le mattine, con la regolarità di un monaco, cercava di fare una ricca colazione, alternando e prediligendo carboidrati o proteine a seconda degli allenamenti ma senza dimenticare le voglie. Non dimenticava mai di mangiare una manciata di frutta secca a metà mattinata. Gli altri lo prendevano in giro. Perché se pioveva era assurdo che uscisse per ritornare inzuppato fradicio. Perché se c’era troppo sole era pazzesco che tornasse sudato e rosso come un peperone. Perché se c’era troppo vento aveva i capelli come se fosse stato sotto il casco di un parrucchiere e lo avesse cotonato un coiffeur catapultato dagli anni ottanta ai giorni nostri – oppure semplicemente usando un petardo al posto di phon e spazzola. Paolo sognava la maratona di New York, quello sì che sarebbe stato il raggiungimento di qualcosa di veramente grande. Prima di farlo però, con molta volontà aveva affrontato le prime gare non competitive per poi arrivare alla dieci chilometri migliorando sempre di più sia in tempo che in distanza. A Paolo però non interessavano solo i numeri ma anche gli incontri, i legami che si erano creati, i numeri di telefono racimolati; quelli che col tempo avevano fatto crescere l’autostima nei confronti degli altri e dell’amicizia stessa. Quel tipo di collante che solo chi condivide la stessa passione può trasmettere e ricordare. Il giorno della sua prima mezza maratona era arrivato. Il pettorale era stato ritirato. La notte prima non era riuscito a chiudere occhio per l’emozione e la gioia. Solo nel bed and breakfast che lo ospitava, perché aveva deciso di prendere anche un aereo per essere lì, pensava a quando l’unica corsa che faceva era verso il distributore automatico all’entrata del suo ufficio. Trangugiava velocemente una merendina e innaffiava con una bibita gasata. Pensava allo strazio di non sentirsi più l’appesantito e affaticato ventenne di una volta. Bene con se stesso e con gli altri. Adesso era lì, attivo, vivo che fissava il soffitto nella penombra della stanza, aspettando che la sveglia suonasse. Quando partecipi a un grande evento lontano da casa devi accontentarti delle sistemazioni che trovi. Gli albergatori alzano i prezzi e non trovi una camera a un prezzo decente a meno di cercarla in periferia, per poi magari impiegarci ore per raggiungere la partenza. Ma Paolo era stato fortunato: un piccolo Bed and Breakfast nelle strette vie del centro cittadino con poche camere e perfetto per chi ami viaggiare e scoprire i misteri della nostra città. Così recitava la descrizione sul sito web ma questo a Paolo non interessava, lui doveva solo correre e, stando a Google Map, avrebbe dormito a meno di un chilometro dalla partenza della “sua” mezza. La stanza non era un esempio di pulizia e luminosità anzi, a dirla tutta, c’era un fastidioso metallico che la pervadeva e la tinta ai muri stava ingiallendo ma – chissenefrega – ci avrebbe dormito una notte e poi “mai più lì”. “Devo cercare di non farmi prendere dalla foga dello sparo e fare i miei tempi, il mio ritmo. Me la voglio godere e non arrivare alla fine con così tanto acido lattico che, se mi strizzi i muscoli, puoi farci yogurt. Parto piano, anche sopra ai 6/Km, non mi interessa, tanto la partenza è sempre lenta con tutta la gente che ci sarà”, ripassava il percorso, Paolo, sempre fissando il soffitto. Le curve, i ristori, gli spugnaggi. L’acqua, non doveva trascurare di idratarsi. PLINK. In quell’esatto momento sentì sulla fronte il bruciore del freddo di una goccia d’acqua. Una macchia sul soffitto. Paolo è sicuro di due cose: la prima è che quella macchia era appena comparsa, la seconda che lì non sarebbe mai più tornato. La macchia si ingrandiva molto velocemente, troppo, e lo faceva in maniera strana. All’improvviso a Paolo sembrò che quella macchia stesse disegnando un volto. E diventava sempre più chiaro che era il viso di una donna. E lo stava guardando. Immobilizzato dal terrore. Congelato dal panico. Paolo non riusciva a muovere un muscolo e, all’improvviso, tutto iniziò a roteare, a dissolversi, a sciogliersi come in un quadro di Dalì. IL BUIO.

Continua (clicca qui)

1 commento »

Dimmene 4 ! ( ma anche 12)

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...