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La Galette des Rois, la Signora Befana e un panino con salame e mortadella


Ho cominciato a parlare di Epifania e dintorni qui (e sempre qui trovi me vestita da Befana, che sono sempre cose belle da vedere). Scopette dolci e salate, carbone nero e pure i cappellini da Strega fatti passare per quelli della Befana (che sempre strega è? Ne parliamo dopo, dai). Ricordo ancora, come fosse ieri, quel giorno in cui ho infornato la Befan Pizza. Quanta meraviglia nel vedere degli spaghetti diventare una scopa vecchia. Ancora oggi quando su Pinterest vien fuori la BefanPizza provo una tale emozione. Avviene con tutte le mie foto in realtà. Insieme abbiamo fatto anche le caramelle mou da infilare nella calza, ricordi? Anche i Lokum e delle caramelle speziate al vino non proprio per i più piccini. La calza salata della Befana e quella dolce.

Se ti vien voglia di un mega riassuntone a quanto pare c’è e lo trovi qui. Se ti vien voglia di regalare carbone qui ti spiego come fare e se non ti bastasse tutto questo ho altre 24 idee da darti.

Ma parliamo della Signora Befana?

Che abbia le scarpe rotte, le toppe alla sottana e un’acconciatura poco glamour (o lo è?) nascosta da un fazzoletto lo sappiamo. Che indossi degli scarponcini pesanti come noi che eravamo adolescenti quando mandavano in onda Beverly Hills, pure. Attraversa tutti i tetti e porta bambole e confetti. Sono sempre stata molto affascinata dalla figura della Befana. Pochi giorni fa ho chiesto a mamma di raccontarmi nuovamente i suoi ricordi. Da quando papà non c’è più ho dato un valore ancora maggiore ai loro ricordi. L’ho sempre fatto in realtà. Mi è sempre piaciuto sapere dei loro giorni e del tempo passato ma adesso che ne conosco ancor di più il valore tengo stretti questi momenti come tesori dal valore inestimabile.

Mamma mi ha raccontato che Nonna e Nonno non avevano raccontato nulla ai loro cinque figli -mia mamma è la maggiore- di Babbo Natale. Non c’erano regali sotto l’albero. C’era il presepe e lo zampognaro che veniva in casa per fare le musiche di Natale. C’era cibo e famiglia. C’era amore e niente di più. Mamma, a differenza di mio papà, viene da una famiglia benestante ergo non era un’usanza legata allo status ma al credo e alla sua educazione. Il sei Gennaio quindi Mamma con i fratelli Pia, Gabriele, Benedetto e Giuseppe ricevevano dei maglioncini, delle gonne e qualche giocattolino. Lo zio Benedetto, scaltro e furbo, lasciava anche un panino con il salame e la mortadella affinché la Befana si rifocillasse dalle fatiche. Mamma e sua sorella invece ne erano terrorizzate. Mamma mi ha raccontato che si tratteneva anche dall’andare in bagno perché l’idea di incontrare la Befana nel corridoio era a dir poco spaventoso e inquietante. Effettivamente immaginando il corridoio della Nonna, che abita ancora lì, in un palazzo signorile antico di Catania avrei paura anche io. Eccome se avrei paura.

Mi sono ripromessa più volte di indagare su questa figura folkloristica che mi ha dato tanto in termini di ricordi. Oltre allo zio con il panino con mortadella e salame che rimane un’immagine talmente tenera che è capace di evocare storie. C’è cosa più tenera che iniziare una favola con un bambino che lascia il panino con mortadella e salame alla Befana? Su Amazon ci sono tantissimi volumi che ne parlano in modo approfondito. Purtroppo sono arrivata tardi e in formato kindle ahimé non troppa roba. Sarà per l’anno prossimo, mi dico non poco dispiaciuta. Che sia una forma allegorica per far volare il vecchio anno con le sembianze di una vecchietta o che sia la moglie di Babbo Natale poco importa. Questa storia voglio proprio che me la si racconti bene. Voglio indagare per bene pure sul Befanotto, perché pare sia il marito cattivo che nulla c’entra con Babbo Natale. Ora io Santa Claus con il suo abito perfettamente inamidato e la barba oliata e sistemata di tutto punto, aiutato da una stuola di elfetti, non riesco ad accomunarlo a una donna anticonvenzionale, con uno stile trasandato e underground totalmente libera e indipendente senza assistenti. Sono due figure diametralmente opposte, se ci penso bene. Il lusso super sfrenato dell’ultima slitta fiammante a 100 renne (credo si misuri in renne mica in cavalli, no?) contro una scopa vecchia e un sacco di iuta ricucito a malapena. Ci sono tanti spunti e riflessioni, vedi? Ho un anno per essere preparata. Prometto che per l’anno prossimo la Signora Befana non avrà più nessun segreto. Già da adesso mi organizzerò con panino al salame e mortadella giusto per prendere la giusta confidenza.

La Galette des Rois

La Galette des Rois (dei Re) è in riferimento ai Re Magi. Perché diciamocelo in Italia questi Re Magi sono stati dimenticati e oscurati dalla Signora Befana. Sta di fatto però che i Re Magi arrivano con i regali dopo un lungo e faticoso percorso seguendo la stella cometa. La Galette des Rois è un dolce tipico del nord della Francia, composto da due dischi di pasta sfoglia decorati con il coltello e intagli con all’interno una crema frangipane o frutta altrimenti creme, cioccolato o marmellate. Insomma diciamo che la più conosciuta è quella con la crema frangipane e se ne trovano già pronte. La sfoglia sarebbe meglio farla in casa e sembra superfluo anche solo asserirlo ma onestamente il tempo scarseggia qui, ergo se anche da te c’è questo piccolo inconveniente vai di pasta sfoglia pronta. All’interno della Galette des Rois si mette una fava, un pupazzetto, frutta secca o un legume. A patto però che chi non conosce la tradizione venga messo al corrente perché potrebbero saltare dei ponti nell’arcata dentale. E dopo essere usciti indenni da torroni e frutta secca cominciare l’anno dal dentista non mi pare proprio una bella idea. Chi trova la fava (e speriamo mai il ponte saltato) o quello che si è deciso di mettere, diventa Re per un giorno. Per questo motivo la Galette des Rois è molto spesso venduta o accompagnata da una coroncina che il Re per un giorno può indossare chiedendo favori e servigi. Una tradizione molto divertente per i bambini che dopo il Natale non vedono l’ora di diventare Re per un giorno. Rimandarli a scuola dopo cotanto riconoscimento sembra quasi una barbarie. Io se fossi stata Regina per un giorno avrei chiesto il prolungamento delle vacanze. Posso tornare bambina e farlo, per piacere?

Ci sono tanti dolci legati alla tradizione dei Re Magi e domani te ne mostrerò un altro. Questa cosa che solo in Italia si dia più importanza alla figura della Befana che a quella dei Re Magi, devo confessarti, fa sì che la mia curiosità nei confronti di quella che è e rimane la Favola più bella di tutti i tempi -la nascita di Gesù- aumenti esponenzialmente. Forse dovrò dedicare tutto il 2017 a questa ricerca perché onestamente non credo sia una cosa tanto semplice. La corona è onnipresente nelle forme dolciarie e anche in Grecia vi è questa tradizione di trovare qualcosa all’interno di una corona. Sono tantissime tradizioni che si mescolano e che ognuno interpreta diversamente e tutto questo mi piace tantissimo. C’è tanta fantasia e magia.

Tanto che non vedo l’ora di comprare i salumi (chi l’avrebbe mai detto?) per fare il panino alla Signora Befana. Magari se sono coraggiosa e riesco ad aspettarla nel mio corridoio che è meno inquietante di quello di nonna qualcosa mi racconterà. Ti farò sapere.

La Ricetta della Galette des Rois

Ingredienti per 10 persone circa:

3 rotoli di pasta sfoglia già pronta

90 grammi di burro

150 grammi di zucchero

150 grammi di mandorle

3 uova di media grandezza

Si dovrebbe aggiungere del rum o del cointreau ma io sono la solita antipatica, quindi se viene servito anche a dei bimbi sarebbe bene evitare.

Metti le mandorle, dopo averle fatte tostare, in un frullatore e ottieni la farina. Monta il burro con lo zucchero e aggiungi la farina di mandorle. Sempre continuando a montare (io ho adoperato il Kitchen Aid) aggiungi una alla volta le uova intervallando di almeno un minuto l’una dall’altra. Se vuoi aromatizzare leggermente aggiungi un pizzico di vaniglia o cannella. Dalla pasta sfoglia ricava due cerchi. Sulla placca imburrata o su carta da forno metti il primo cerchio e stendi la crema di mandorle lasciando uno spazio per il bordo. Ricopri con l’altro disco di sfoglia e chiudi per bene. Con la terza pasta sfoglia (che non ti occorrerà tutta) ricava tre strisce e forma una treccia in modo da creare un cordoncino e attaccarla alla tua Galette, altrimenti ripiega per bene i bordi delle due -qualora non volessi adoperare una terza pasta sfoglia- e chiudi per bene. Prima di chiudere non dimenticare di posizionare la fava, o la noce come ho fatto io. Anche una mandorla se vuoi. Alcuni mettono un confetto ma eviterei di mettere cose dure che non si sa mai. Spennella con un tuorlo sbattuto con un po’ di zucchero e se ti piace la crosticina aggiungi anche un po’ di zucchero in più dopo aver spennellato. Con un coltello intaglia quello che preferisci sulla superficie. Di solito si fa un fiore o una spirale ma largo sfogo alla fantasia.

Inforna a 190 per 12 minuti circa e poi continua la cottura a 170 per 25 minuti o a 160 per 30 minuti circa fin quando è dorata. Lascia raffreddare e servi per far diventare un tuo affetto un Re. Anche se lo è già tutti i giorni.

 

1 commento »

  1. Quando ero piccina, la notte dell’Epifania mio fratello ed io attaccavamo al camino un calzettino per uno e lasciavamo un piattino con qualche noce, un paio di mandarini, un pezzetto di panettone…e un bicchierino di liquore, al posto della tazza di latte riservata tradizionalmente a Babbo Natale! “La Befana è povera!” ripetevano sempre la mamma e il babbo e quella bevanda così forte poteva esserle d’aiuto nella fredda notte d’inizio gennaio. E mentre Babbo Natale lasciava regali corposi, magari proprio quel giocattolo che avevi desiderato per tutto un anno, lei portava un po’ di biancheria intima, magari un pigiamino e – magia delle magie per me – quaderni, matite e colori. E riempiva il calzino di dolcetti, ma senza esagerare… ricordo che un anno mio fratello mi convinse ad appendere una calzamaglia di lana – “Per riempirla ci vogliono più cioccolatini…” – ma la vecchina non eccedeva mai! 😀 Frugolino ormai ha nove anni, ma in queste cose da’ alla sua mamma ancora molta corda, dunque continuiamo a lasciare generi di conforto alla Befana insieme al calzettino… ridendo un po’ di quando, qualche anno fa, andando a letto, si preoccupava non tanto che lei gli portasse qualcosa, ma che non gli rubasse il calzino! ^_^

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