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L’ora del tè – Dieci ricette e più, giusto per cominciare


A sinistra della Long Gallery, tra la hall e il Ritz Restaurant, si trova il Palm Court. Comincia così il video che ho fatto per introdurre la Rubrica del Tè che tengo da anni qui sul Blog all’interno del mio canale Youtube; qualora ti facesse piacere ti invito a iscriverti perché non sempre aggiorno qui sul blog quello che accade sul Canale. Serve solo una mail appoggiata su gmail. Mi trovi come Maghetta Streghetta.

Il giardino d’inverno dove si serve il tè più prezioso e indimenticabile di tutto il mondo e pure di tutti i tempi ha un impatto così maestoso e scenografico che pare si rimanga abbagliati. Spero quanto prima di concedermi -dopo tre anni- una meritata (stavolta è meritata davvero) vacanza e poter andare proprio lì. A bere un tè al Ritz. In assoluto nella mia to do list delle cose da fare al più presto. Specchi e colonne fanno un gioco di immagini incredibile. Se non hai mai visto il Palm Court ti invito a dare un’occhiata anche su Google immagini. Io tengo sempre un formato .jpg su Dropbox nella mia cartellina “Dream”. Così quando sono triste me la sfoglio e mi ricordo che devo ancora fare tante belle cose. Ecco, ti ho detto un mio piccolo segreto. Provaci perché funziona, sai?

Ci sono specchi e colonne che ti catapultano in quel mondo, che ti confesso è stato l’unico a incuriosirmi davvero da un punto di vista storico. Insomma diciamo che alla classica domanda “in che periodo avresti voluto vivere?”, fermo restando che avrei detto indubbiamente sempre e solo il mio, risponderei: vittoriano inglese. Mi piacciono gli abiti e le case. Mi piacciono gli scacchi e le scale che si attorcigliano. Mi piace il grigiore e i colletti abbottonati. Mi piace l’idea della gonna lunga e delle scollature coperte. Mi piace l’eleganza, i modi e mi piace quella lentezza e il garbo. Mi piace tutto quello che è lussuoso ma non sfrenato e invadente. Mi piace la semplicità di una tazza anche rotta presa al mercato ma di buon gusto. Non mi piace lo sfarzo eccessivo ma quello sussurrato. Il mio animo è da sempre e per sempre vittoriano. E la ninfa con i giovani tritoni che soffiano nelle conchiglie dove ci sono tantissimi pesci rossi -che mi piace immaginare come carpe koi- diventano meta per i miei pensieri. Vorrei star lì a scrivere e disegnare e se sto lavorando duramente è perché so che lo farò. Magari per sempre, chi lo sa. Mi piace l’idea che il colore della tappezzeria e delle luci sia stato scelto in base all’incarnato della proprietaria. Mi piace che ci sia la Francia e anche l’Italia. Mi piace che non si possa entrare in pantaloncini e tutte scollacciate ancora oggi. Non per rispetto verso delle divinità ma per rispetto verso se stessi. Non sono una bigotta moralista. Ho tatuaggi e piercing. Mi piace il corpo tutto tatuato e i capelli rosa. Al Ritz con i capelli rosa puoi entrare e pure con tutti i tatuaggi ma in pantaloncini no. E lo trovo semplicemente perfetto. Un futuro sacrosanto che si mischia a un altrettanto sacrosanto passato dove esiste delle regole e un’etichetta. Perché non è l’abito a fare il monaco ma, mi sia concesso, l’eleganza non è un infradito, un pantaloncino e una canottiera trasparente. Sono vecchia e antipatica insomma.

Questo post, come dico nel video, vuole essere solo una piccola introduzione a quella che sarà una rubrica fissa come lo è sempre stata (e sarà) quella del “Tè con Agatha Christie”. Vorrei dedicarmici maggiormente e visto il feedback positivo ringrazio commossa e capisco -grazie a te e voi tutti- che la direzione è quella giusta. Infinite sono le cose da dire, fare, cucinare, raccontare e condividere. Mi piacerebbe sapere anche il tuo tea time. Cosa prepari e se sei stato al Ritz. O se magari vuoi venire con me. Con la fantasia possiamo ritrovarci al Palm Court. Chiacchierare di libri, Poirot e assassini. Indagare insieme tra uno scones al formaggio (io mangerò la versione vegana. Esiste e te la farò) e un pezzettino di plumcake con il lemon curd. Non posso dire ogni quanto accadrà perché al Ritz non ci sono orologi e nella mia vita onestamente ci sono così tanti calendari che non voglio averne uno anche per ricordarmi che mi diverto ed evado poco. Ti prometto però che quando potrò evadere, divertirmi e stare qui con te al Palm Court sarà in assoluto il primo posto dove correrò.

Spero tanto di trovarti lì.

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 Scones

per 16-18 scones circa

  • 350 grammi di farina bianca 00
  • 85 grammi di burro freddo
  • 10 grammi di lievito per dolci
  • 2 cucchiai di zucchero
  • 80 ml di latte
  • 75 ml di yogurt bianco naturale non zuccherato oppure formaggio spalmabile bianco cremoso
  • 1 uovo
  • latte per spennellare

Metti la farina e il lievito insieme. Aggiungi il burro freddo e impasta fino a ottenere un composto sbricioloso. Aggiungi adesso lo zucchero e impasta ancora. In una ciotola a parte mescola il latte, lo yogurt (o il formaggio) e l’uovo. Unisci gli ingredienti e impasta per bene. Trasferisci su un piano infarinato e lavora aggiungendo farina qualora servisse. Aiutati con un matterello. Stendi la pasta fino ad ottenere un impasto alto circa 2,5 cm. Con un piccolo coppapasta tondo o con una formina tonda ottieni così i tuoi scones. Trasferisci su una teglia con carta da forno e cuoci per 13-15 minuti a 220 caldo. Quando saranno gonfi e ben dorati tira fuori e lascia e servili tiepidi. Sono buonissimi non troppo caldi.

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Madeira Cake

  • 250 grammi di farina
  • 230 grammi di burro
  • 200 grammi di zucchero
  • 8 grammi di lievito per dolci
  • 3 uova
  • 1 cucchiaino di estratto di vaniglia

Lavora zucchero e burro insieme alla vaniglia. Aggiungi le uova una ad una e infine la farina setacciata e il lievito. Ottieni un composto omogeneo e lavoralo almeno per tre minuti. Trasferisci nella teglia imburrata e infarinata e cuoci a 160 per 50-60 minuti circa.

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Biscotti salati con il Gorgonzola

  • 60 ml di latte
  • 1 uovo
  • 130 grammi di gorgonzola (o stilton)
  • 100 grammi di noci tritate
  • 260 grammi di farina 00
  • 70 grammi di burro a temperatura ambiente
  • 1/2 bustina di lievito per dolci
  • 1 pizzico di sale

Metti farina e burro. Aggiungi lievito e sale e lavora con le mani ma non troppo. Versa il latte poco alla volta e se non ne serve più non importa. Aggiungi il formaggi e poi le noci. Continua a lavorare. Una volta che tutto il composto risulta omogeneo forma delle palline e schiacciale un po’. Mettile su carta da forno. Spennella con il latte e lascia lievitare 20 minutini prima di infilare in forno a 220 già caldo per 15 minuti circa. Ma anche 18. Devono essere dorati.

Biscotti con Avena e Mirtilli

  • 170 grammi di burro
  • 170 grammi di farina OO
  • 150 grammi di fiocchi di avena
  • 180 grammi di zucchero muscovado
  • 130 grammi di frutta secca (mirtilli, albicocche, fichi, mele, pesche. Rigorosamente tagliate a pezzetti microscopici)
  • 1 uovo
  • vaniglia fresca o cannella
  • 1/2 cucchiaino di lievito per dolci
  • 1 pizzico di sale

Lavora tutti gli ingredienti senza un ordine preciso premurandoti di usare il burro a temperatura ambiente, come fosse una pomata. Fai riposare (passaggio facoltativo) la pasta avvolta in pellicola per 20 minuti in frigo. Tira fuori trascorso il tempo e procedi alla realizzazione dei biscotti. Dei dischetti non troppo alti saranno perfetti. Inforna a 180 per 10-15 minuti. Per la versione al cioccolato aggiungi 100-150 grammi di cioccolato fondente tritato (puoi lasciare mirtilli o toglierli) finissimamente e 20-30 grammi di cacao se ami il gusto del cioccolato ancor più forte.

Plumcake al limone

(Ne vuoi uno salato con i pomodori secchi? Eccolo! E posso consigliartene un altro?Con il tè matcha e i mirtilli. L’ho pubblicato qui su RunLovers.it)

  • 180 grammi di farina
  • 1 bustina di lievito per dolci
  • 250 grammi di zucchero
  • 3 uova medio grandi
  • 150 grammi di yogurt bianco (o formaggio cremoso fresco)
  • 1/2 limoni non trattati
  • 130 grammi di burro

-Zucchero a velo se vuoi per guarnire

Lavora burro e zucchero con la scorza del limone. Aggiungi le uova una ad una e continua a lavorare. Aggiungi lo yogurt e solo alla fine la farina che è unita al lievito (setacciata? Sì). Trasferisci tutto in uno stampo imburrato e infarinato e in forno caldo a 180 per 50 minuti circa. Fai la prova dello stecchino sempre. O infila uno spaghetto. Se vien fuori asciutto tira fuori e lascia raffreddare.

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Eclair

(Nel video sbaglio e dico anche che compaiono dei Financier, pardon. Se vuoi provare a farli però ti lascio una ricetta di Financier al cioccolato infallibili. Li trovi qui).

Gli Eclair si preparano con la pasta choux, ovvero quella dei bignè. Significa “lampo” perché si mangia in un lampo, appunto. Tanto è buono. Non ha una forma tonda come i bignè bensì allungata ed è letteralmente imbottito con creme, ganache e nella versione più classica -come mostro nel video- con della semplicissima panna montata fresca sul momento. Se in questi ultimi anni sono stati i macaron gli amici inseparabili della “moda” (leggermente in ritardo con i foodie) è susseguito il momento degli eclair (finito già ma attualmente fa più figo un eclair che un macaron 😉 ).

Per la preparazione della pasta choux mi sono dedicata alla sempiterna ricetta del Bimby che un po’ come con il purè non sbaglio mai. Il procedimento dei bignè e degli eclair (e delle meringhe e di altri dolcetti francesi immancabili per il tea time) te li mostrerò nel secondo video.

E se ci arrivo (ma ci arrivo, oh!) pure i Cocholate èclair. Effettivamente andrebbe scritto così).

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Sandwich al salmone e al cetriolo e tanto altro

Sul Sandwich e Lord Sandwich io farei proprio un post a parte, se mi è concesso. Avrei tanto da dire. Anche perché sono stata da Mulassano a Torino dove il sandwich ha fatto storia e insomma non si può mica abbreviare tutto così, no? Un tramezzino, un panino, un sandwich o qualsiasi nome tu voglia adoperare non è “solo un panino, un tramezzino o un sandwich”. Solo, tzè. Sono imbottiti di così tanta storia, cultura e fascino che si sono fatte giustamente enciclopedie.
Lord Sandwich durante le partite a corte o le gare di golf si faceva portare dei panini in modo che potesse mangiare senza smettere di giocare. Le sue sessioni di gioco duravano anche più di 24 ore e nel 1762 pare che dopo aver ordinato al suo servitore di servirgli qualcosa da mangiar questo gli portò delle fette di carne tra due fette di pane proprio perché il Lord doveva giocare e nel frattempo mangiare. Non poteva di certo fermarsi, apparecchiare e adoperare forchetta e coltello. Da qui il nome Sandwich. Ma è tutto troppo sintetico, ripeto. Anche nell’importanza di chiamarsi Ernesto si decantavano le meraviglie del Sandwich. Il Cucumber sandwich (quello al cetriolo), che per molti potrebbe essere uno scempio culinario vista l’antipatia atavica di alcuni nei confronti del cetriolino (io lo adoro, inciso), è onnipresente tanto quanto quello al salmone e non può mai mancare in ogni tea time che si rispetti. Fai prima a non fare tutto il resto delle ricette che ho dato sinora. Se manchi il sandwich al cetriolo è praticamente un’offesa anche nei confronti della Regina 😛

Un po’ di burro, di quello di ottima qualità, e poi qualche cetriolino. E allo stesso tempo anche del salmone affumicato. Ci sono innumerevoli sandwich. A partire da quelli speciali all’uovo del Ritz dove non manca l’uovo, il pepe bianco e la senape, senza dimenticare la worcester onnipresente e le foglie di crescione sino ad arrivare a quelli con il cotto o addirittura con i gamberetti senza dimenticare le acciughe, ma ripeto un video e un post a parte verranno fatti in correlazione al tea time e ai sandwich.

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