Bio (non in sintesi)

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La sintesi è qua.

Il contrario della Sintesi qui:

Quando sono piccola mi chiamo iaia. Lo faccio epitetandomi in terza persona e per pochi istanti credo pure di essere molto simpatica. Quando sono grande mi chiamo Grazia. Lo faccio adoperando il primo pronome personale più per convincermi di avere del controllo sulle altre undici personalità, che per altro. Quando non ho età e sono un “nick” mi chiamo Giulia.

Non me la cavo bene con la sintassi, la grammatica e la consecutio temporum giusto per cominciare, già che ci siamo.

Papà mi chiama Alivo (piccola olivetta, in siciliano). Mamma mi chiama Tata. Lui mi chiama Gi. Sul web mi chiamano Giulia sì ma più spesso: Maghetta. Insomma: chiamami come vuoi; tanto è difficile che risponda in genere perché sento molto poco.

La mia prima parola è stata Cucca: Acqua. Davanti al mare all’età di un anno ho esclamato ” Cucca Grande!”. Non ho detto niente di più intelligente sino ad ora. Sono nata il dodici dodici alle dodici e sono la dodicesima nipote. Il mio nome e cognome sono composti da dodici lettere. Non sono nata nella stanza numero dodici e non dopo dodici ore di travaglio perché mamma aveva già deciso di rovinarmi tutto questo bel quadretto numerologico psicotico; in compenso con tanta fatica sono riuscita a sommare i nomi di mamma e papà ottenendo il numero dodici; la cosa mi ha rasserenato parecchio. In seguito, con tanta fatica, ho sommato pure “Bianconiglio”, ottenendo l’ennesimo successo. Dodici lettere, sì. Il mio specchio e la mia nemesi  è Alice. Il mio luogo sono tutte le antitesi del paese delle meraviglie ed esse stesse. Il mio primo animale è stato un coniglietto bianco di nome Neve. Mi ero convinta che nonna me lo avesse regalato perché fossi la sua nipote preferita e che tenesse tantissimo a rallegrare i miei pomeriggi. Poi quando l’ho visto sgozzato nell’orto, prima di essere servito in agrodolce con la scacciata siciliana, ho intuito che forse avevo dei rivali nella cuginanza e che da grande avei salvato tutti gli animaletti dalle pentole. Ho avuto poi Titti che adesso vorrei fosse un furetto maculato per destare stupore ma ahimè era solo un semplicissimo canarino giallo. Morto stecchito con le zampette in aria dopo pochi giorni. Ho guardato con sospetto la nonna per lungo tempo ma molto seraficamente mi ha spiegato che “non c’era niente da mangiare al contrario del coniglio. E’morto di cause naturali”; la spiegazione all’epoca mi ha soddisfatto e riuscii a chiudere le indagini molto in fretta. A undici anni, dopo lunghissime ed estenuanti richieste ho avuto il mio primo e unico acquario. Mamma in un momento di nervosismo, perché sosteneva che non fossi in grado di occuparmene, ha buttato sei pesci tropicali nel water facendomi sentire la persona peggiore dell’universo. In compenso, dopo tutte queste perdite consistenti e la consapevolezza che fossi in una famiglia di assassini, papà decise di rendermi la bimba più felice del sistema solare acconsentendo all’adozione di Gioffry; pastore tedesco di rara bellezza che nel giro di un anno tentò di uccidere più volte mia cugina; cito l’episodio della spalla giusto per un’ode alla spallina anni ottanta che sotto una terribile camicietta optical le salvò la vita. E poi dicono che sono fuori moda. Infine?  Hydra. Un Alano Arlecchino. Erano passati tanti anni. Ne avevo venti. Sarebbe stato un rapporto maturo, mi dicevo. Dopo dodici mesi muore di torsione intestinale dopo sei mesi di epilessia.

C’é poco da dilungarsi ma a ragion veduta mi sono convinta, nel tempo, di dover espiare le mie colpe con questi rapporti sanguinolenti salvaguardando qualsiasi animale sulla terra. Da quindici anni sono vegetariana e da quasi cinque vegana. Ma non di quelle antipatiche che ti guardano di sottecchi a tavola agitando la testolina in segno di disapprovazione per qualsiasi alimento. Discrezione prima di tutto. Se non giudichi il mio piatto farò altrettanto. Seguo un’alimentazione vegana, facciamo così.

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Sono figlia di un supereroe, Turi Guardo , che al momento si trova in un altro pianeta per salvare gran parte dei mondi esistenti. Dopo aver combattuto con un mostro di nome Pancreas ha pensato bene di prendersi una vacanza tra le nuvole. Sulla Stupida Terra è stato semplicemente il Papà migliore, un grande imprenditore, un grande Atleta pluripremiato, un Sub di livello, un viaggiatore instancabile, un grande amico su cui tutti hanno potuto fare affidamento e un marito eccezionale. Semplice routine, per l’amore infinito e indissolubile della mia esistenza. Mamma,  Nanda,  è rimasta qui con me perché per papà sono ancora troppo piccolina per stare da sola. Mamma è campionessa mondiale di fritto. Riesce ad elaborare qualsiasi cosa in pastella; pure i tavolini e le sedie. Eccezionale nella difficile disciplina del tormento ansiogeno provoca attacchi di panico anche a chilometri di distanza. C’è chi crede (io) che sia stata programmata dalla casa farmaceutica che distribuisce il Valium per incrementare le vendite.

Condivido la mia esistenza con un Nippotorinese Intellettuale di Sinistra, ovvero un Torinese gattofilo che parla Giapponese ma anche Cinese perché ama esagerare, trasferitosi qui a Catania con lo stesso entusiasmo di un Lappone che deve trascorrere l’inverno senza riscaldamento. E’ cominciato tutto il  4 Novembre ovvero quando Alice entra nel paese delle meraviglie; semmai dovessimo avere una figlia la chiameremo proprio così in quanto traslazione onirica del mio essere ma in cuor mio spero sempre di non dover sopportare il flagello di crescere un’entità femminile. Preferisco dodici maschietti, grazie.

Ero una convintissima ailurofobica e al suono del miagolio riuscivo a compiere salti in lungo olimpionici. Poi dopo aver salvato la terribile Ju, durante una notte buia e tempestosa e Kun, durante una cerimonia sicula bizzarra e aver trovato loro casa ho capito che potevo andare d’accordo anche con la mia specie essendo io stessa caratterialmente una gatta. Capricciosa, ruffiana, buffa ed egoista.

Figlia unica viziata colleziono oltre alle borse, preferendole alle scarpe (mi piacciono le crocs del resto, e ho detto tutto), tantissime Fobie di cui vado orgoliosa. Agorafobica, Claustrofobia, Ipocondriaca riesco ad eccedere anche nella difficilissima arte, perché tale è, dell’igienismo estremo.

Amuchina dipendente sterilizzo qualsiasi superficie venga a mio contatto. Spero sempre che il campo visiva goda solo di colori quali il nero, bianco ed eventualmente grigio – come la mia casa e tutto quello che mi riguarda: disegni compresi. Tollero il rosso e il rosa ma solo per vezzo. Ho paura del verde e tutti gli altri colori rappresentano soltanto una cosa: l’inutilità cosmica e fortissimo fastidio.

Ho un’età che si aggirerà intorno ai 28 anni per i prossimi dieci anni detestando fortemente tutti i genetliaci a venire. Se fossi una canzone sarei Lullaby dei Cure e qualcosina di Barry White nei momenti di acuta ilarità. La mia anima appartiene a Hisaishi e Chopin. Dovessi dire un’altra canzone direi Creep. Miyazaki, Lynch, Kim Ki Duk, Kitano e Burton. Il Cinema orientale dopo anni di incomprensione è diventato vitale e non riesco a concepire la mia vita senza un thailandese sottotitolato in cambogiano tradotto in cantonese.

Colleziono Horror e Mamma e Papà sono stati felici di sapere che da piccola Freddy Krueger e Michael Myers erano i miei migliori amici. Col tempo si sono rassegnati, sì. Lei odora di biscotto appena sfornato e lui di cioccolato. Sono gli unici ai quali non riesco ad attribuire parole tanto li amo. Sono un difetto di un metro e settantasette che con tacchi, gonnella e parigine vaga per casa e città a bordo di un’auto con un nano nel portabagagli. So fare il sudoku leggendo le istruzioni, ho un pony chef rosa che vive nel gazebo che mi ha insegnato a cucinare, Etto l’amico del bagnetto che viaggia con me insieme ad Uga la Tartaruga di Tunisi che mi ha regalato un bimbo per strada, uno psicopatico Killerniglio con dei Danbo riflessivi e suggestivi in realtà schiavisti e tanti Ugly Dolls, innocui serial killer. Un esercito di Rabbids, traslazioni plasticose di Neve che si immolò all’agrodolce vittima sacrificale di nonna, governato da Tuppete un coniglio con un orologio sul pancino che rievoca il Bianconiglio, la psicolabile Hello Kitty come fida consigliera del male e un nano da giardino maggiordomo che dorme spesso e apparecchia la tavola troppo poco spesso. E tanti altri nani. E tanti. Altri. E’ nell’umiltà e nella piccolezza che esiste la millenaria saggezza.

So fare l’imitazione del Mago Forrest in maniera eccelsa e spesso intrattengo amici e parenti lasciando tutti estasiati. A tre anni ho tenuto il mio primo comizio in lingua latina lasciando sbalordito il pubblico festante. Non tanto per l’ingordigia della lingua morta tanto per l’ingordigia di aver mangiato dieci piccoli arancini (evento documentato da polaroid). Questo deja vù intriso di carne, unito al fatto di aver avuto un amichetto dolcissimo pelucchioso bianco ammazzato e appeso con sangue grondante, è forse il motivo vero del mio vegetarianesimp/veganesimo e odio conclamato nei confronti del povero arancino, bandiera della mia poca siculinità, culinariamente parlando.

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Ho smesso di fumare, bere caffè e mangiare cioccolato. Non perché sia pazza, quello è chiaro, ma per cambiare. E sono cambiata. Sono guarita. O siamo sulla strada giusta. Chiaramente imboccherò l’esatta via opposta perchè non seguo mai i cartelli lampeggianti verso la salvezza.

Ho perso ottanta chili. Soffro tutt’oggi di disturbi alimentari e non ho paura di ammetterlo. Il mio blog è fin troppo pieno di notizie a riguardo.

Gippy, il pesce che vive sulla mia caviglia e che mio papà chiamava “raspareddu”. Non smetterò mai di entrare sotto la coperta a forma di tenda e giocare. Mamma al pomeriggio costruiva nella mia stanza una tenda usando delle sedie e una coperta. Mi faceva entrare lì dentro. “Inventati un mondo oggi” e l’indomani ce ne sarebbe stato un altro. Con nuovi amici e nuovi colori. Talvolta entrava anche lei e giocavamo dandoci dei ruoli improvvisati. Sono stata sua figlia, sua madre, sua nonna, la sua vicina di casa, una passante, una maga, una strega, una bambina abbandonata in cerca di un talismano capace di salvare la sua mamma, una papera marziana e un alieno. Lei è stato altro e altro ancora. Ho deciso di non smettere. Di continuare a seguire l’insegnamento di quella che è una grande madre: inventare mondi. Reinventarsi. Perchè è nella mente la vittoria, dice papà. E con una tenda costruita da mamma e le parole di papà io ho vinto. Io forse ho smesso di odiarmi. E un giorno chissà. Potrei impazzire e scrivere lo stesso ma con il suo esatto contrario: io forse ho imparato ad amarmi.

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Mamma mi diceva  sempre ”mi scrivi un libro? solo per me? Sarebbe il mio sogno”. E poi alla fine è diventato anche il mio.

Ha smesso di esserlo quando ho aperto un quaderno e ho tirato una linea su SOGNO. Cancellando.

E ho scritto Realtà.

In questi  dieci anni di Blog, cinque dei quali dedicati esclusivamente alla cucina di cose ne sono successe e ne continuano a succedere. Molte le ho trascritte qui, se per caso ne fossi incuriosito, ma la realtà è solo una. Non esiste quello che è stato né quello che sarà. Esiste solo quello che è al momento.

Ed io in questo esatto momento, per quanto possa essere distruttiva e masochista, sono molto orgogliosa di ogni mio piccolissimo traguardo e continuo a percorrere la strada per imparare ad amarmi.

Grazie per essere qui.

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