Vegan “Coconut Banana Bread”


250 grammi di farina, 3 banane grandi abbastanza mature, 90 grammi di zucchero di canna grezzo, 4 cucchiai di cocco disidratato, 60 ml di latte vegetale (ho adoperato latte di mandorla senza zucchero), un cucchiaio e mezzo di lievito, un pizzico di sale, un pochino di cannella.

Schiaccia (o frulla) le banane. Aggiungi il latte (di riso, soia, vegetale che ti piace di più o semplicemente acqua) e incorpora pian piano la farina setacciata, il lievito e il pizzico di sale,la cannella (ma anche vaniglia) e il cocco. Versa l’impasto in una teglia rettangolare o quadrata (20×20 è perfetta) e spolvera con altro cocco se vuoi. Cuoci a 180 già caldo per almeno 40-45 minuti. Quando  la superficie è bella dorata, ma se vuoi è meglio controllare con lo stecchino, tira fuori. Puoi tagliare come se fossero dei brownies o farne fette. Libero sfogo alla fantasia.

Con del cioccolato fondente sopra sono follemente buoni.

Continua a leggere

Cheesecake al cioccolato (l’ennesima senza cottura)


 Ingredienti per una teglia di 22-24 centimetri

Per la base: 350 grammi di frollini al cioccolato (io la butto lì ma si potrebbe fare metà e metà: biscotti Oreo e frollini al cioccolato), 150 grammi di burro fuso

Per il ripieno: 200 grammi di formaggio spalmabile, 200 ml di panna fresca, 250 grammi di mascarpone, 200 grammi di cioccolato fondente a pezzi, 40 grammi di zucchero, 6 fogli di gelatina, 1 cucchiaino raso di zenzero in polvere (facoltativo. Puoi adoperare qualsiasi spezia: vaniglia, cannella o essenze)

Riduci in polvere i biscotti; sia con il mixer che chiusi in un sacchetto e colpiti da un mattarello poco importa. Fai fondere il burro nel microonde o nel pentolino senza raggiungere la cottura. Versa in un recipiente la polvere di biscotti e mischiala al burro fuso. Metti il composto come base nella tortiera imburrata e con il dorso del cucchiaio pressa per bene rendendo omogeneo tutto e risalendo lungo i bordi in modo che questa cheesecake risulti con le pareti laterali (coreografiche e pronte a raccogliere ancor meglio il delizioso ripieno). Metti la base in frigo mentre prepari il ripieno. Lascia in ammollo la gelatina in acqua ghiacciata e nel frattempo metti a sobbollire la panna in un pentolino piuttosto capiente. Quando si è scaldata strizza i fogli di gelatina e versali dentro la panna mescolando con cura e aspettando che si sciolgano al suo interno. Aggiungi i pezzi di cioccolato alla panna e lascia che si sciolgano girando per bene con un cucchiaio di legno. Lavora il formaggio spalmabile con il mascarpone, lo zucchero e lo zenzero aiutandoti con uno sbattitore elettrico fino a quando ottieni una deliziosa crema leggera e omogenea. Adesso che hai i due composti:

  • panna-cioccolato e gelatina
  • mascarpone-formaggio-zenzero

uniscili con cura incorporandoli delicatamente e girando fino a ottenere un composto liscio e vellutalo. Versa la crema sulla base dei biscotti e lascia raffreddare almeno cinque ore in frigorifero prima di servire.

 

Altre Cheesecake?

Appunti su una Cheesecake Perfetta

VideoRicetta Due Torte Vegane: Tè Matcha e Arance-Carote. Buoni, soffici e velocissime da preparare!


Sono un po’ indietro con i commenti e tutto. Sommersa dal lavoro. Mi dedicherò stasera stessa al riepilogo tombole ; scusatemi ma qui c’è solo una redazione di nani da giardino immaginari e un cucciolo di labrador che se li magna tutti. Capitanati da una svampita che fa 3948234982340982408 cose concludendone: mezza. Dai ottimismo: tre quarti!

Tè Matcha

  • 125 grammi di Yogurt di soia
  • 165 grammi di Latte di soia
  • 75 grammi di olio vegetale (mais)
  • 160 grammi di farina 00
  • 1 bustina di lievito (16 grammi)
  • 1 cucchiaino abbondante di tè matcha
  • 140 grammi di zucchero di canna

 

Arance e Carote

 la trovi anche qui a forma di ciambella con le arance caramellate 

  • 200 grammi di farina OO
  • 80 grammi di olio di girasole
  • 70 grammi di latte di soia (o riso)
  • 120 grammi di zucchero di canna
  • 100 grammi di succo di arancia freschissimo
  • 220 grammi di carote grattugiate finemente (e asciugate altrimenti renderebbero l’impasto umido)
  • 1 bustina di lievito in polvere
  • 1 cucchiaino non troppo colmo di cannella in polvere

Cheesecake Raw (Vegan) – La VideoRicetta


Per la base:

  • 100 grammi di nocciole
  • 160 grammi di datteri senza nocciolo
  • 10 grammi di cacao amaro in polvere

Per la copertura:

  • 150 grammi di anacardi
  • 80 grammi di cocco disidratato
  • 170 grammi di semi di lino
  • 80 grammi di sciroppo d’agave
  • 30 grammi di cacao amaro in polvere
  • 230 ml di latte di mandorla non zuccherato
  • 65 grammi di burro di cacao

In un frullatore-mixer-robot da cucina mettere tutti gli ingredienti della base. Una volta ottenuto il composto stenderlo con l’aiuto di una spatola sul fondo di una teglia a cerniera. Per la crema allo stesso modo mettere tutti gli ingredienti della copertura avendo cura di incorporare soltanto il latte a filo mentre gli altri ingredienti si sposano. Una volta ottenuta la crema versarla sulla base, che ha riposato in frigo nel frattempo. Avvolgi con della pellicola trasparente e lascia riposare in frigo dalle sei alle otto ore.

Rispetto ai Cupcake Raw con cacao, datteri e mandorle di ieri questa “cheesecake” mi è piaciuta meno. E’ incredibilmente perfetta come consistenza  e aspetto; anche mamma che è lontana anni luce da qualsivoglia cibo non contenga almeno tre etti, a porzione, di burro e derivati animali ha sentenziato “cattiva cattiva non è”. Un successo inaspettato e insperato, quindi. E’ piacevole la sensazione dei semi di lino in bocca, al contrario di quanto sospettassi. E’ forse il burro di cacao che mi lascia perplessa come sapore. La quantità eppure è molto esigua. Una micro fettina basta a saziare la voglia di dolce. E’ meno dolce della preparazione di ieri e quindi meno “fastidiosa” ma ha un non so che di “burrosità” che , non essendo abituata, mi infastidisce.

Ho già voglia di farne una versione con il tè matcha cambiando e variando alcune consistenze della copertura e lasciando intatta la base (credo senza cacao …uhm).

Mi diverte parecchio tutto questo. Cominciare con qualcosa di sconosciuto e nuovo. Avere quella sensazione (e)stran(ea) di uscire dalla “comfort zone”. Piccole scariche di adrenalina in cucina dove non sai assolutamente cosa può accadere. Che i giudici non saranno solo gli altri. Ma anche quello più implacabile e cattivo: te stessa.

C’è una cosa pero’ che sottolinea questo inizio. Fatto inconsciamente come sempre. Ho deciso di fare questo tipo di dolci perché per la prima volta voglio proprio metterci la bocca. Non soltanto gli occhi, il naso, le mani e il cuore. Ho atteso tanto per questo quinto senso. Il tassello mancante. E’ l’anno decisivo. Lo so.

Continua a leggere

Il TiramiPandoro, il Pandoramisù, il Pandortiraminonloso.


Taglia il Pandoro orizzontalmente e alterna con la crema che hai scelto di adoperare. Non fare fette troppo poco spesse perché con il trascorrere del tempo si inzupperanno e di conseguenza sfracelleranno (bello, no?). Arricchiscilo come preferisci: l’uvetta passa, i pistacchi, le mandorle, le noci, caramelline, cioccolatini e bon bon. Tutto quello che la fantasia ti suggerisce. Io ho adoperato le Gocce di Rosolio di Pastiglie Leone.

Ho farcito questo pandoro con la mia classicissima crema che adopero per il tiramisù ma qualsiasi tipo di ganache o crema che preferisci va benissimo. A patto che non sia troppo liquida. Dal cioccolato allo speziato sino ad arrivare al caramello salato, il risultato soprattutto con il Pandoro, neutro al contrario del Panettone, sarà un successo.

Una delle idee che riscuote generalmente più successo per quanto concerne l’argomento “riciclo panettone – riciclo pandoro” è la possibilità di realizzare in pochi minuti dei deliziosi tartufi insaporendo con le creme più disparate (qui una versione con ganache aromatizzata al Cointreau fatta diverso tempo fa). Poi con calma affronteremo l’altro annoso discorso del riciclo cotechino. Non fatemi sentire sola e ditemelo che tra cesti e regali quell’inquietante zampetta stretta manco dovesse fare una pressoterapia a mille atmosfere è anche nella vostra dispensa stracolma di frutta secca, cioccolatini e dolciumi  vari (il torrone! Sospiro). Di queste versioni mastodontiche pandorose negli anni ne avrò fotografate fino a far venire la nausea, però è indubbio che alla fine per quanto si voglia essere fantasiosi, creativi e innovativi un bel tocco di certezza non guasta mai. La certezza è che c’è poco tempo e che con un’operazione del genere si va sul sicuro. Anche per chi non ha voglia di cimentarsi ai fornelli o semplicemente non può. Capita di ricevere ospiti, organizzare eventi e giocate a carte tra amici. Spesso si è tanti-e la crisi-e non ci sono più le mezze stagioni. E tirar fuori un panettone dalla scatola, addobbarlo e agghindarlo e insaporirlo è un’operazione che nel delirio natalizio possono fare un po’ tutti, ergo sì. Riesumiamo il mastondontico allestimento Pandoroso-Panettoso; perché in entrambi i casi va bene uguale. Nel caso del pandoro si ha una base più neutra. Questa è la volta della versione “Tiramisù”, ovvero arricchendo con una crema mascarpone e panna (o quella che adoperate generalmente voi) fette e fette sfalsate di Pandoro. Senza dimenticare (la farò! Sono anni che lo dico e non lo faccio mai poi) che il gelato anche in questo caso è un’idea da appuntare. Qui nei bar ci sono già pandori stracolmi di gelato. Io sto lì davanti al vetro spiaccicata con il naso, manco avessi tre anni, e mi faccio tormentare dalla domanda:

ma quando si taglia la fetta anche se il gelato è gelato (ragionamento ineccepibile) la fetta viene fuori perfetta con il gelato attaccato? (aggiornamento dell’ultima ora. Il post l’ho scritto una settimana fa. Ieri 27 Dicembre ho avuto la mia risposta perché Alessandro, il mio Aluccio sì, me ne ha regalato uno. Devo dedicare almeno tre post sul Pandoro versione Sette Veli ricoperto di Glassa al cioccolato con Nocciole). La risposta ancora non la so ma di sicuro so che il tutto è molto coreografico e bello esteticamente; ma che poi per l’assaggio certo un bello spettacolo non sarà (aggiornamento dell’ultima ora: stranamente avevo ragione). E’ sempre bene che sia solo la padrona di casa o chi per lei a metterci le mani, altrimenti tra fette e spilucchi (che nella folla purtroppo accadono eccome ed è uno dei principali fenomeni che mi fa desistere sempre dai buffet) crolla miseramente un sogno. Come un pupazzo di neve al sole.

La crema la scegli tu. L’alcool se non ci sono bimbi può scorrere a fiumi e invece di inzuppare il panettone o il pandoro con solo caffè si può pensare pure a una bella grappetta o rum o qualsiasi cosa. Sempre con accortezza perché il panettone quanto il pandoro non ha la consistenza duretta del savoiardo e qui Barbieri direbbe sicuramente, non a torto “un bel mappazzone!”. E noi questo francamente non lo vogliamo. Che sia una crema al cioccolato, o zuppa inglese, che sia una ganache arricchita con frutta secca o quello che più vi piace la montagnetta intramontabile fa scena. E fa Natale.

Che senso ha questo post? Soprattutto scritto da una che nella vita precedente non amava  il panettone in genere? ( il Pandoro con tanta nutella e gelato, sì. Sempre moderatamente pero’. All’epoca moderatamente stava per  un chilo e basta). Lo sanno tutti che il pandoro diventa Tiramisù (Pani perdonami!) e il panettone è un’ottima base per il riciclo. Quindichestodicendo? Un’ovvietà. Perché quelle in versione natalizia non bastano mai.

Kringle Estone alla cannella, uvetta e mele – 17a tappa del Pappamondo!


  • 180 grammi di farina di segale
  • 120 grammi di farina 00
  • 120 ml di latte tiepido
  • 4 cucchiai di miele
  • 1 uovo + 1 tuorlo
  • 35 grammi di burro morbido
  • 12 grammi di lievito di birra
  • 1 pizzico di sale

Farcia:

  • 1 mela verde
  • 60 grammi di uvetta
  • 1 bicchierino di grappa
  • 1 cucchiaio di cannella in polvere
  • zucchero di canna
  • 40 grammi di burro
  • il succo di un limone

Ammolla l’uvetta nella grappa. Setaccia la farina di segale e l’altra creando una fontana. Sciogli al centro il lievito insieme al latte caldo e al miele. Comincia a lavorare mescolando e impastando. Aggiungi l’uovo leggermente sbattuto e il pizzico di sale. Aggiungi infine il burro tagliato a pezzi e morbido e altra farina se vedi che l’impasto è troppo appiccicoso. Puoi eseguire naturalmente tutta l’operazione con un robot da cucina. Metti l’impasto in un recipiente e lascia lievitare almeno due ore. Pulisci la mela e tagliala a cubetti molto piccoli e poi spruzzala con il succo di limone in modo che non si annerisca.

Trascorso il tempo di lievitazione prendi il mattarello e infarinalo e poi stendi la pasta formando una sorta di rettangolo. Spalmaci sopra il burro fuso usando un pennello e copri tutta la superficie con lo zucchero di canna e la cannella e cospargi l’uvetta che avrai ben scolato dalla grappa. Aggiungi anche la mela. Come fosse uno strudel per intenderci. Comincia a chiudere il rettangolo su se stesso dal lato lungo fino a formare un rotolo e poi attorciglialo a mo’ di corona. Chiudi per bene. Ungi la teglia o adopera la carta da forno e spennella tutta la superficie con del latte (e se vuoi anche con del tuorlo sbattuto e zucchero). Lascia lievitare ancora per un’oretta e mezza e poi inforna per 20-25 minuti a 180.

Kringle nelle lingue scandinave significa corona e viene inteso anche come una sorta di pretzel, perché la paternità non è strettamente correlata solo alla Germania. Significa letteralmente anello o cerchio e vari dolci vengono poi diversificati dando loro il nome della patria, ovvero il Kringle olandese, il Kringle estone e così via. Anche in Austria si panificano kringle come qui in Sicilia si friggono arancini. Dal Trentino in su si hanno quindi ibridi tra Strudel, Kringle e Pretzel ripieni e profumati che portano con loro sempre l’eterno, intramontabiile nonché idilliaco connubio insito in mela-cannella. E uvette, pinoli e frutta secca. Uno scrigno di sfoglia, frolla o pasta di pane che contiene queste meraviglie. Dolci semplici, genuini e senza fronzoli che azzerano la salivazione e ti catapultano in una cascina tutta di legno con i calzettoni pieni di pon pon, maglioni orrendi natalizi con renne geometriche e paraorecchie pelosi che ti isolano dal mondo. Il Kringle estone si presta benissimo a queste vacanze natalizie, anzi a dirla tutta è proprio uno dei dolci tipici che non può mancare. Di strudel ne abbiamo parlato e lascio qualche link sotto ma di questa coroncina fruttosa e speziata, mai. Si può panificare anche solo con la farina 00 che lo renderà più briochoso (si può dire, dai) altrimenti “panoso” adoperando quella di segale. Qualsiasi sia il tipo di farina forte o debole, la coroncina non ha rivali in fatto di tè caldo magari speziato, plaid e coccole tra chiacchiere e lucette. Non ha neanche tutte questi grandi calorie perché per cento grammi approssimativamente arriviamo a 350 Kcal circa, quindi si può fare, no? Mangiarne otto chili senza esagerare, sì. Questo Kringle io ce lo vedo con una bella pallina di gelato (pallina come unità di misura sta per SOLI 700 grammi). Volevo servirla proprio con un bel bicchierozzo stracolmo di gelato alla cannella. Grazie al bimby ci sto davvero poco a prepararlo ma c’è da dire che non bisogna necessariamente possederlo per confezionarne un po’ in casa. Il gelato a Dicembre è quanto di più buono possa esistere, soprattutto se servito con un dolce bello caldo e speziato. Cercando Kringle su Google immagini (lo faccio spesso) vengon fuori degli arrotolamenti strepitosi. Ciambelle, intrecci, ricami veri e propri dal semplice al complicato. Tocca farci davvero un giro per un po’ di ispirazione che non guasta mai.

Allo stesso modo della Ghirlanda con il Gianduioso di Pastiglie Leone (che trovi qui) basta adornare il dolce con passamanerie, nastrini e poco altro per render ancor più magico il tutto. La Ghirlanda è un’altra di quelle preparazioni da non dimenticare durante le feste, soprattutto se si ha davvero poco tempo perché a quel punto si tratta semplicemente di adoperare una sfoglia già pronta e della buonissima crema di cioccolato o gianduja. Fermo restando che lo stesso ripieno di questo Kringle si presta benissimo anche a essere avvolto in una brisée o sfoglia pronta. Chi ce lo impedisce?

Pappamondo: Un Natale in giro per il Mondo con una valigia di Sogni!

  • Scarica la Scheda del Pappamondo se vuoi conservare ricetta, foto e disegno

Vegan Nutella (no Cinzia, non te l’ ho spedita, lo giuro)


Versione Vegana (ne seguiranno altre con l’uso di burri “vegani”)

60 g di acqua
110 g di nocciole tostate senza pellicina
45 g di zucchero di canna
20 g di cacao amaro in polvere
10 g di olio
40 g di cioccolata fondente

 Versione con cioccolato fondente

  • 50 grammi di zucchero a velo
  • 80 grammi di nocciole
  • 10 grammi di cacao amaro in polvere
  • 80 grammi di latte intero
  • 180 grammi di cioccolato fondente tagliato a pezzettini
  • 60 grammi di olio di arachidi (si può anche non adoperare l’olio ma sicuramente non sarà una crema setosa, morbida e vellutata spalmabile)
  • (facoltativo: cannella, vaniglia, spezie)

Versione con cioccolato bianco:

  • 60 grammi di zucchero a velo
  • 70 grammi di nocciole tostate
  • 20 grammi di cacao amaro in polvere
  • 80 grammi di latte parzialmente scremato
  • 170 grammi di cioccolato bianco tagliato a pezzettini
  • 60 grammi di olio di arachidi (si può anche non adoperare l’olio ma sicuramente non sarà una crema setosa, morbida e vellutata spalmabile)
  • (facoltativo: cannella, vaniglia, spezie)

Riduci nel mixer in polvere le nocciole, il cacao amaro insieme allo zucchero e le spezie se hai scelto di adoperarle. Metti in un pentolino il latte e lascia che arrivi a ebollizione poi abbassa la fiamma. Aggiungi il cioccolato a pezzi e quando è sciolto unisci la polvere di nocciola con lo zucchero, il cacao e lo zucchero. Pian piano aggiungi l’olio (sempre a fuoco bassissimo) senza smettere di girare. La crema si addenserà per benino e quando vedi che è della consistenza giusta versala nel vasetto (opportunamente sterilizzato). Se hai il bimby butta tutto dentro e ciao (sono molto professionale, sì)

Continua a leggere

Muffin Miele Manuka e Datteri (senza uova). Quattordicesima tappa? Nuova Zelanda!



  • 400 grammi di farina semi integrale
  • 5 cucchiaini di lievito per dolci
  • 70 grammi di datteri tagliati per bene
  • 70 grammi di zucchero di canna grezzo
  • 1 cucchiaio di Miele Manuka
  • 1/2 cucchiaino di sale
  • 180 grammi di burro morbidissimo a pomata
  • 250 ml di latte parzialmente scremato
  • 1 cucchiaio di cacao amaro in polvere setacciato

Setaccia tutti gli ingredienti secchi e quindi farina, cacao, lievito (tranne lo zucchero) e riunisci in una ciotola. Aggiungi lo zucchero e il sale. Aggiungi poi il burro e lavora con il robot (o quello che preferisci) incorporando pian piano il latte. Non lavorare troppo l’impasto. Versa negli stampini da muffin ben imburrati o nei pirottini come preferisci e cuoci a 180-190 per 20-25 minuti dipende dal forno. Controlla sempre con lo stecchino. Se è asciutto tira fuori e lascia raffreddare.

Più di un mese fa sono uscita (miracolo!) a fare un po’ di spesa al biologico. Mentre mi aggiravo per gli scaffali delle gallette ho sentito “Giulia Grazia Guardo Maghetta Streghetta”. Tuppete. Ansia a mille, tachicardia e mancamento in corso. Ho tentato di diventare piccola piccola e infilarmi dentro il frigo dove c’erano degli ottimi hamburger di lupini, che ho preso insieme al carpaccio. Trattavasi della dolcissima Maria che lo scorso anno mi era anche venuta a trovare in Libreria durante la presentazione del mio libro e al rinfresco tenutosi dopo, tra alcune portate presenti nel libro e mille delizie cucinate dal mio amico Peppe de La Tana del Lupo. Mi sono ritrovata tra scaffali ricolmi di meraviglia a raccontarci ancora una volta. Di sconfitte, vittorie e assenze che pesano gravemente anche sulla vita di Maria. Prima di andar via mi è stato consigliato questo Miele Manuka; onestamente non ne avevo sentito parlare ma il prezzo, visibilmente alto e spropositato per un miele, mi ha incuriosita non poco e in fila alla cassa, con il fido Safari tra le mani, da una piccola ricerca ho intuito che sì era una follia, ma dovevo farlo.  Acquistato. Una confezione si aggira, per capirci, intorno ai quaranta euro. Il miele è stato sempre usato per scopi medici e benefici da migliaia di anni. Il Manuka Honey, prodotto della Nuova Zelanda, ha un’altissima componente antibatterica; questo ne ricorda le proprietà antibiotiche che diversi millenni fa venivano attribute appunto al miele. I fiori dell’albero di Manuka, che è una pianta Neozelandese, crescono nelle distese incontaminate della Nuova Zelanda. Luoghi dove l’inquinamento non si sa neanche cosa sia e dove il termine biologico pare essere anche un po’ strettino. Il Miele Manuka è quindi adoperato proprio nella “medicina alternativa” (molto tra virgolette, sì) in quanto potentissimo antibatterico e antinfiammatorio, perché pare che allevi anche il dolore.

Testimonianze, firmate da dottori e docenti, sul web attestano la veridicità di questo incredibile prodotto. Tutto pare che stia in un enzima secreto da queste api che producono vero e proprio perossido d’idrogeno, volgarmente conosciuto come acqua ossigenata, che ha un’azione disinfettante atta a debellare i germi. Un cibo-medicina, come definito da molti, che insieme alle Bacche di Goji e altre “mode alimentari del momento” sta per vedere il suo boom anche in rete. Manca poco insomma perché accada o stia accadendo già oltreoceano. Di certo non è un miele che è bene sprecare nelle preparazioni dei dolci ma piuttosto da ingerire a cucchiaiate o per addolcire dei tè o del latte. Ho voluto però adoperarlo così servendo un tè al Nippotorinese e alla mamma con il suddetto. Ho approfittato insomma di poter sognare un velocissimo “Tè in Nuova Zelanda” per fuggire alla triste routine che mi vede letteralmente sommersa. Il Miele Manuka, appunto perché definito un potente germicida, pare sia perfetto per le influenze e  i malanni di stagione e mantiene chiaramente le proprietà di ogni miele che si rispetti, ovvero di essere un ottimo alleato per tosse e influenza. C’è chi sostiene che il prezzo ne valga i benefici. Dalla mia piccolissima esperienza appena cominciata non metto becco. Nel tempo spero di poterne riparlare in quanto l’argomento rimane indiscutibilmente interessante.

 

Pappamondo: Un Natale in giro per il Mondo con una valigia di Sogni!

  • Scarica la Scheda numero 14 del Pappamondo se vuoi conservare ricetta, foto e disegno

(la sto preparando eh. La sto preparando!)