La Torta/Ciambella con i bicchieri di Plastica


Ne ho parlato fino allo sfinimento. Ho fatto la VideoRicetta. Ho fatto decinedecinedecinedecine di Ricette. L’ho messa sul mio Libro. Ma mai le avevo dedicato un angolo dove poter sintetizzare la facilità di questa incredibile preparazione che  ha come unità di misura il classico bicchiere di plastica. In un momento di lungimiranza improvvisa senza tanti frizzi e lazzi: eccola.

  • 3 bicchieri di plastica di farina
  • 2 bicchieri di plastica di zucchero
  • 3 uova
  • 1 bicchiere non troppo calma di olio vegetale (o di burro sciolto)
  • 1 bustina di lievito
  • 1 bicchiere di yogurt naturale bianco non zuccherato (oppure un bicchieri di latte; anche vegetale sì)
  • aroma o spezia che si preferisce (cannella, vaniglia, essenze)
  •  1 pizzico di sale

Per la versione cioccolatosa: Invece di Tre bicchieri di farina soltanto due più uno di cacao amaro in polvere.

Metti tutti gli ingredienti in un recipiente e lavorali un bel po’ con lo sbattitore elettrico o robot da cucina. Inforna a 180 già caldo per 30-40 minuti controllando sempre con lo stecchino. Quando è asciutto tira fuori e fai raffreddare completamente.

Il compleanno di Agatha Christie sorseggiando tè nero e spiluccando sandwich al cetriolo


I geni non mentono. Ho passato l’adolescenza guardando di sottecchi mamma mangiare cetrioli e barbabietole. Sì, sempre Nanda l’amante dell’unto e bisunto fritto fa anche largo consumo di verdure (ennesimo colpo di scena); meglio se fritte in pastella tre volte ma tant’è.

Non mi avevano mai convinto del tutto. Delle barbabietole subivo il fascino del sangue che rilasciano (e che mi è servito per girare un horror a basso costo con i miei amici, leggi: quattro risate in un week end) mentre al cetriolo dedicavo un odio smisurato. Poi la passione improvvisa proprio come è accaduto con lo zenzero, mio acerrimo nemico fino a qualche anno fa e allo stesso modo con l’avocado. Se penso che ho sprecato così tanto tempo a odiarlo quando avrei potuto tranquillamente mangiarne tonnellate e tonnellate in più, mi detesto con ferocia. L’amore per la barbabietola (in connubio con il cumino) corrisponde allo stesso spazio temporale in cui ho cominciato a dedicare le prime attenzioni a questa cucurbitacea che in quanto tale non digerisco manco con gli scongiuri del caso e riti voodoo.

Originario dell’India e per questo motivo di larghissimo uso in Inghilterra per ovvie ragioni sin dai secoli scorsi, è in assoluto uno degli ortaggi, a oggi, che mi piace di più a patto che ci siano otto litri di limone spremuto sopra, tanto sale e pepe nero. La mia amata Alessandra mi aveva consigliato di togliere la buccia al fine di digerirlo, ma nonostante la situazione sicuramente migliori, proprio non riesco a mangiare un cetriolo in santa pace. La pena è avere crampi per una buona mezzoretta se va bene. Ma non rinuncio!

Dissertazioni personali cetriolesche a parte, qui oggi si festeggia il compleanno di Agatha Christie. Oh! Se ti fa piacere puoi anche trovare (sì, sta partendo la pubblicità occulta) sul mio Libro una Ricetta dedicata a Poirot. Trattasi di una delizia mortale chiaramente al cioccolato, che è tipo un brownies buono da impazzire. Dopo averle dedicato già dalla settimana scorsa la Steak Pie (che trovi qui), tantissime praline al cioccolato (che trovi qui ) e i biscottini al cocco e il tè matcha perfetti per le cinque e l’appuntamento tra tazzine e tovaglioli (che trovi qui) , non si poteva non fare un elogio al semplicissimo seppur gustoso Sandwich al Cetriolo per il tè. Famigerato e presente nelle tavole imbandite di dolcezze salate e non, è in assoluto uno degli immancabili protagonisti delle cinque. La preparazione richiede un tempo misero ma se i prodotti (come in tutto, del resto) sono eccelsi e quindi la scelta del burro ricadrà su qualcosa di pregiato, si addenterà una squisitezza perfetta per accompagnare un buon tè nero. Mi sarebbe piaciuto fare molte più ricette dedicate ad Agatha Christie e soprattutto estrapolate dalle sue opere. Avevo in mente una videoricetta speciale che riprendesse le atmosfere di Dieci Piccoli Indiani. In ufficio parlo e faccio altro ma nel frattempo penso al piccolo cortometraggio in stop motion che non ho mai finito per Halloween, a tutte le storie mai raccontate e mai finite, a tutti i misteri che mi vengono a trovare, a.a.a.a.a.a.a.a.

L’augurio per Agatha che continua a ispirare e al tempo. Che anche se corre velocissimamente e fa credere che i sogni sfuggano di mano, è sempre pronto a ricordarti che nonostante tutto non è mai veramente tardi. Per se stessi, i sogni e perché no: per un ottimo tè e un sandwich al cetriolo.

(nessuno rida ma per la versione vegana un po’ di crema di tofu non è brutta, tzè)

(oh è chiaro che se qualcuno è a conoscenza di qualche segreto mistico del tipo “fai una giravolta e toccati due volte i capelli prima di mangiare un cetriolo così lo digerisci ” è ben accetto. Qualsiasi cosa, insomma)

Biscottini al burro, cocco e tè matcha insieme ad Agatha Christie


(se il font nell’ultima parte risulta troppo piccino e illeggibile fai tasto destro salva con nome o clicca qui per la versione più grande – lavecchiaiaèunabruttabestiamicimiei – La mia, intendo)

Ingredienti per 26 biscottini circa

50 grammi di burro morbido a temperatura ambiente

80 grammi di zucchero extrafine

80 grammi di farina

15 grammi di cocco disidratato

1 cucchiaino raso di tè matcha

1 cucchiaio di latte intero

estratto di vaniglia per profumare

Lavora per bene il burro e lo zucchero con uno sbattitore elettrico dentro una bowl piuttosto capiente.  Aggiungi l’estratto di vaniglia, il matcha e amalgama tutto per bene. Metti da parte lo sbattitore e aggiungi poco alla volta la farina setacciata e comincia a lavorare delicatamente con le mani. Aggiungi poi il cocco e il latte e mescola per bene il tutto. Avvolgi l’impasto con la pellicola trasparente e lascia riposare in frigo un’ora. Trascorso il tempo infarina il piano, stendi la pasta e ricava la forma che preferisci. Spolvera la superficie con altro cocco disidratato e inforna per 20 minuti circa (dipende dalla grandezza e dallo spessore, naturalmente) a 180 preriscaldato (a me sono bastati 12 minuti perché erano molto sottili e piccolini). Lascia raffreddare su una teglia.

Lunedì è il compleanno di Agatha Christie e qui ci sono stati dei tè davvero speciali in suo onore; questo non significa che oltrepassata la suddetta data non si continuerà, visto (sì voglio dirloperchéèverouffa!) il discreto successo di queste mie Rubrichette di Cibo e Cinema, Cibo e letteratura, Cibo e Fiabe, Ciao e Serie Tv, Cibo e Cartoon e Cibocibocibocibo.

Dopo la Steak Pie de “L’Idra di Lerna” (che trovi qui) e tanti segreti-metodi-idee per fare delle praline da “La Scatola di Cioccolatini” (che trovi qui), nasceva quasi l’obbligo morale di fare gli scones. Incredibile a dirsi ma in tutti questi anni non li ho mai fotografati per il blog, nonostante li faccia davvero molto spesso. Il motivo è presto detto: sono affezionatissima a una foto fatta a degli scones di cui sono gelosa come mai mi è capitato. Lo so può essere davvero molto stupida questa asserzione ma così è. La tengo nell’archivio per un’occasione speciale. Dopo aver tranquillamente superato il milione di foto, semmai dovessi sceglierne una che più mi rappresenta direi sempre e solo quella. Non so neanche io perché esattamente. Solo che non mi piacciono mai le cose che faccio. Non lo dico perché in cerca di approvazione né tantomeno per falsa modestia. Trovo sempre difetti in tutto e se prima ero quasi convinta che potesse andare (foto-abbigliamento-qualsiasicosaqualsiasi), a distanza di brevissimo tempo mi accuso di non essere stata meticolosa a dovere e che avrei dovuto rendermi conto di poter fare non meglio ma moltomoltomolto meglio. Quella foto invece quando l’ho vista mi ha perforato una pupilla. Ho detto: sono stata quasi brava davvero stavolta.

E io quasi brava non me lo dico mai. Per questo motivo non ho mai fatto foto agli scones per il blog. Voglio che rimangano così. Dei piccoli pianeti visivi quasi perfetti ai miei occhi. E che quella foto un giorno sarà l’inizio di qualcosa di speciale. Mentre ticchetto, ora che ci penso, ho delle foto vecchissime, credo del 2009, a degli scones fatte con una teiera di mamma bellissima. Devo ritrovarle in qualche harddisk.

Insomma per dire che scones a parte (e vengon fuori veramente buoni, mi dicono. Nippotorinese compreso) potevamo saltare dei piccoli e friabili biscottini al sapore di cocco per l’ora del tè? Trovare biscotti di ogni sorta nei racconti della Christie potrebbe essere un giochino eccessivamente facile. Friabili, gustosi e a dirla tutta pure perfetti per la cioccolata calda alla quale Poirot non riesce proprio a rinunciare.

Koi quando ho sfornato questi biscottini ha dato fuori di matto e per la prima volta ha cominciato ad abbaiare per poi sgranare gli occhioni battendo le ciglia bionde supplicando qualche briciola (che è riuscita comunque a ottenere con l’inganno considerando che al Nippotorinese è caduto un micropezzetto per terra. Koi ha lavato quella mattonella molto diligentemente per ore). Dico questo perché pare che la Christie avesse inventato una tradizione adorabile che prendeva il nome di “Tea for Dogs”; pare che concedesse ai suoi amati cani di saltare sul letto godendosi con loro un buon tè.

Non emulo la regina del giallo perché conoscendo Koi mangerebbe me, la tazza, il letto e suppongo rimarrebbe spazio per la teiera (pure quella di ghisa da dodici chili, sì).

Un tè con Poirot : La Scatola di Cioccolatini


La scatola di cioccolatini è il dodicesimo racconto del libro “Tutti i racconti di Poirot”. Mi piace particolarmente perché è diverso dal solito; non che gli altri siano noiosi o omologati, mi guarderei bene dall’asserire una sciocchezza simile. Poirot racconta un suo insuccesso durante un quadro investigativo apparentemente non troppo complicato. Elogiato per la lunga carriera di successi, confessa in tutta onestà, tra una tazza di cioccolata calda che sicuramente ne rievoca il ricordo, quanto si sia messo in ridicolo (a suo dire) in una circostanza in cui era altamente improbabile non riuscire a capire la verità. Di indizi non ce ne erano molti ma bastava proprio l’unico a risolvere il caso. Mi piace questo brevissimo racconto perché riesce, come sempre, a trasmettere mistero e curiosità. Ecco. La curiosità. E’ una sensazione che provo raramente. Non sono poco curiosa nell’apprendere o conoscere ma mi annoio facilmente. Faccio parte di quella minoranza che non ha necessità di vedere un finale. Se ci arrivo è perché in qualunque circostanza l’ho voluto davvero. Non finisco un libro se mi annoia, per dire. Non finisco una serie tv solo perché l’ho cominciata (posso mollarla alla quinta come Dexter, giusto per fare un esempio. E chi se ne importa se lo ammazzano o no. Se scoprono la sua vera natura o no. Ho già fatto tanta fatica ad arrivare lì, giusto perché costretta dal Nippotorinese).

Che siano dieci pagine o mille, la Christie ti tiene incollata alla sedia. Mentre leggevo La scatola di cioccolatini non riuscivo a smettere di pensare che fosse una trama semplice, senza troppi indizi, “facile” e che non ci fosse proprio tutta questa “ricerca” nel dettaglio; eppure una curiosità pazzesca. Non credo sia semplicemente fascino per la regina del giallo, ma obiettivo e innegabile (e irripetibile) genio. Monsieur Déroulard vittima della sua ingordigia nei confronti dei cioccolatini con tanto di assassino insospettabile. Un giallo in dieci pagine da non dimenticare.

Fare cioccolatini, praline e prelibatezze cioccolatose è una delle operazioni più fantasiose e divertenti (e facile) che si possano fare. Regalare una scatolina di cioccolatini (senza veleno in questo caso) è un gesto che oltre a non passare inosservato diventa indimenticabile. A seconda dei gusti di chi li riceverà si potranno scegliere spezie ed essenze in un calderone interminabile di idee. Negli anni ne ho fatte diverse di praline qui e questo autunno persevererò visto che  ho esagerato un pochino nell’acquisto di teglie di silicone per il confezionamento dei cioccolatini.

Di seguito alcune Ricette pralinocioccolatose fatte qui:

Caramelle morbide al cioccolato (la videoricetta)

Praline al cioccolato bianco e tè matcha

La cioccolata calda vegana? Eccola!

Steak Pie – La Torta di Carne con Poirot e il primo Racconto: L’idra di Lerna


poirot

Settimana prossima è il compleanno di Agatha Christie. Non manca poi molto anche per Stephen King/Hitchcock e come se non bastasse (sto cercando disperatamente dei collegamenti che non hanno testa né coda, sì) Halloween è in arrivo (sono sempre quella che dice “arrivati a Settembre è già Natale”) e. E qui tutto si tinge di giallo. E rosso. Per dire che fino a che non arrivano renne, orsacchiotti, tacchini e pucciosi uomini barbuti panzosi, di dolce, tenero e cuccioloso ci sarà ben poco (mettiamo metà novembre? ma sì). Evvivailcielo: misteri, sangue, assassini, alieni, mostri e gente poco raccomandabile. Solo così mi sento al sicuro e protetta.

Sul mio Libro “Le Ricette di Maghetta Streghetta”, edito da Mondadori, nel calendario matto c’è ovviamente il 15 settembre, data di nascita dell’insuperabile giallista, e una delizia mortale al sapore di cioccolato dedicata all’amato Hercule. 

Hercule Poirot guardò con aria incoraggiante l’uomo seduto di fronte a lui. Il dottor Charles Oldfield doveva essere sulla quarantina. Aveva i capelli biondi, brizzolati sulle tempie, e occhi azzurri che si rivelavano una certa preoccupazione. Era un po’ curvo e i suoi modi apparivano vagamente esitanti. Non solo, ma sembrava che avesse un po’ di  difficoltà a confessare il motivo della sua visita. Balbettando lievemente disse “Sono venuto da voi, Monsieur Poirot, con una richiesta piuttosto strana. E adesso che mi trovo qui, provo una gran tentazione di lasciar perdere. Perché, ora lo capisco benissimo, si tratta proprio di quel genere di faccende per le quali non si può fare assolutamente niente”.

Hercule Poirot mormorò “Quanto a questo, lasciatelo giudicare a me”. Oldfield borbottò “Non so perché ho pensato che forse…”. Ma non finì la frase. Fu Hercule Poirot a concluderla. “Che forse avrrei potuto aiutarvi? E bien, forse è possibile. Raccontantemi qual è il vostro problema”. Oldfield si raddrizzò e Poirot potè constatare di nuovo che quell’uomo appariva stravolto, esausto. Oldfield disse, e nella sua voce si insinuò una sfumatura di disperazione, “Vedete, non serve andare alla polizia… Non possono fare niente, quelli. Eppure… ogni giorno diventa sempre peggio. Io… io non so cosa fare…”.

“Che cosa diventa sempre peggio?”. “Il pettegolezzo… oh, è molto semplice, monsieur Poirot. Poco più di un anno fa è morta mia moglie. Era inferma già da vari anni. Dicono, tutti dicono che io l’ho uccisa… che l’ho avvelenata!” – ” Aha!” commentò Poirot. “Ed è stato realmente così?”.

“Monsieur Poirot” il dottor Oldfield scattò in piedi.

 

L’Idra di Lerna, che fa parte dei racconti di Hercule Poirot e che da poco ho anche scaricato su ibook per averli sempre a mia disposizione, (il ché di per sé è una cosa che mi rende estremamente felice) l’avevo completamente rimosso. Sto dando una bella rispolverata e appuntando ricette su ricette (Agatha Christie è davvero un pozzo infinito di scienza culinaria e questa sua sacra passione, tanto quanto la scrittura, emerge in ogni dove) in modo da passare l’Autunno e pure l’Inverno con plaid-caminetto-deliri culinari in formato giallesco (si potrà sicuramente dire giallesco, dai). La Torta di Carne onnipresente (qui una versione dedicata a Miss Lovett e Sweeney Tood fatta anniannianni fa, 2010), quasi quanto la Sheperd’s Pie (su cui ho blaterato in correlazione a Dowton Abbey proprio qui), è un piatto ricchissimo che per gli amanti dei piatti poveri, saporiti e belli sostanziosi è una vera e propria manna dal cielo. E’ una prova di pasticciofumettoricetta, insomma questa. Giusto per carburare, vedere un po’ se i pasticci con gli scanner non sono poi così terribili e se il font è leggibile. Su Youtube si fa la prova su strada del rossetto (e mi pare giusto) e qui pure; ha una sua logica no?

Consigli? Il font è leggibile? Poirot rimane comunque intrigante manco fosse Jason Momoa di Game Of Thrones? (ok adesso sto esagerando, me ne rendo conto).

La Ricetta:

Il filetto di manzo dovrà essere tagliato a piccoli dadini; questo si può richiedere senza alcun problema già al macellaio di nostra fiducia. Sbuccia la cipolla e tritala per bene. In una ciotolina metti la farina, il sale e il pepe. Passa i dadini della carne sulla farina e lasciali cuocere nella cipolla appassita nel burro. Cuoci a fuoco dolce per almeno 15 minuti e poi tieni da parte.  In un pentolino porta a ebollizione 30 cl circa di acqua con lo sherry o vino liquoroso e salsa Worcestershire. Otterrai una salsetta dove intingere la carne a dadini che hai messo da parte. Mescola tutto per bene. Preriscalda il forno a 200 e nel contempo prepara la teglia con la prima sfoglia che sarà la base e la seconda che sarà la copertura.

Imburra la teglia leggermente e stendi la prima sfoglia. Bucherella la superficie e poi distribuisci la carne per bene. Ricopri tutto con l’altro foglio di sfoglia e chiudi per bene i bordi sigillando con cura. Al centro della torta (per farla sfiatare) fai un buchino non troppo generoso (quanto mi piace il camino delle torte! A te?) e spennella tutta la superficie con del latte (e se vuoi anche del tuorlo) in modo che venga bella dorata. Una generosa presa di sale e anche di pepe se vuoi. Trenta minuti in forno per cominciare e poi scendi a 180 per altri trenta minuti. Dovrebbero essere sufficienti ma controlla comunque sempre la doratura della torta.

Puoi profumare con il prezzemolo e allo stesso modo puoi pensare pure di insaporire la carne con le spezie che più ti piacciono. In Inghilterra, si sa, della cucina indiana e delle piccanti e gustosissime spezie si fa un adorabile abuso, quindi perché non personalizzarla secondo i propri gusti?

Il preziosissimo consiglio di Malti da Legare!

Steak Pie con doppio abbinamento, ovviamente solo birra in stile inglese! Per gli amanti delle birre un po’ più amare, consiglio di abbinare a questa carnotorta una fantastica Magus del birrificio Durham da 3,8% alc, chiara fresca e semplice ma decisamente appagante nonostante la bassa gradazione alcolica. A chi preferisce birre più dolcine consiglio invece una Sleck Dust di Great Newsome Brewery, più bilanciata e floreale, prodotta con una piccola percentuale di frumento. E poi tutti in Inghilterra!

Tortilla de patatas y cebolla


Ingredienti per 4 persone circa: 4 patate di media grandezza, 1 cipolla bianca grande, 5 uova di media grandezza, 1 bicchiere non troppo colmo di olio extra vergine d’oliva (crepi l’avarizia). Chorizo per una versione ancor più leggera (c’è del sarcasmo, sì).

Sbuccia le patate e la cipolla e taglia tutto a rondelle sottili. Versa l’olio nella padella e quando è caldo fai dorare la cipolla e le patate insieme, avendo cura ovviamente di non bruciacchiare tutto (chi dice che bruciacchiato è buono si becca un ceffone. Fa male santocolesterolo!). Aggiusta di sale. Nel frattempo in un recipiente sbatti per bene le uova con del sale. Quando le patate e la cipolla sono cotte scolale dall’olio e aggiungile alle uova sbattute. Mescola tutto per bene e rimetti sul fuoco in una padella piccola con pochissimo olio della frittura delle patate che hai messo da parte. Scuoti pian piano la padella fin quando la tortilla non si compatta. Deve cuocere a fuoco dolce ma non troppo e deve essere capovolta quando la parte inferiore è cotta. Sei-sette minuti per lato dovrebbero essere sufficienti. Servi caldissima la tortilla de patatas y cebolla e raccogli tutti i sacrosanti complimenti.

 

Granitula – L’horror (purtroppocetocca) Estivo (prima puntata)


Cliccando sulle immagini si ingrandiscono. Impaginatodafarschifo perché ticchettato di fretta durante una giornata noiosa. E basta va, ho finito di lamentarmi (per adesso, intendo). Solo che non è un Sabato estivo senza un racconto del terrore*disse ridendo satanicamente e agitando il mantello di raso*
In sicilia si dice stoaccupannndudalcaldo (poi col mantello da cattiva, figuriamoci!). Ditemelo che da voi c’è fresco così mi dispero a dovere, grazie.

La FumettoRicetta (inedita) mai uscita sul libro: Le Stelle filanti


Sul Libro erano previste tre ricette per ogni Menu speciale, ovvero Carnevale, Pasqua, Halloween e Natale (sempre per fare 3×4=12. Ok 118 sono quiiiiiiiiiii); poi durante l’impaginazione si è deciso diversamente e ci sono quattro FumettoRicette inedite (a questo punto bisognerebbe fingere entusiasmo, sì).

Nel Menù di Carnevale comparivano le stelle filanti, che poi sono le solite Bugie – Frappe – Galani – Chiacchiere  su cui ho sproloquiato a lungo sia qui che negli anni scorsi.

Quest’anno mi sono lanciata in una versione iper fashion anni settanta con pois e righe aggiungendo note di zenzero e cioccolato, giusto per non ripetere sempre le stesse esecuzioni e nello specifico ho deciso di adoperare un’altra ricetta e non la fida alleata che se ti fa piacere puoi trovare cliccando qui. Invece che “semplici” stelle filanti colorate ma perfettamente dritte e leggermente gonfiette mi ero proprio intestardita di volerle quanto più simili a quelle originali; attorcigliate perfettamente come boccoli caldi caldi da babyliss. Solo il cielo sa quanto ci sono stata a fare quella stella gialla senza bruciarla e rendendola perfettamente arrotolata. Solo il cielo sa quanto mi sia stata vicina in quel momento Santissima Signora Pina *segue inchino e preghiera*. Continua a leggere

FumettoRicetta: Crema al Cammello. Ah no. Caramello


Urge assolutamente un ripasso e un aggiornamento su tutte le creme possibili e inimaggggginabbbbili perché è proprio nel Periodo Natalizio che occorrono di più ( non è vero ma le dita stanno scrivendo questo mentre io penso ad altro. Tipo: ma allora monto l’albero rosso, l’albero bianco, l’albero verde o quello argentato? E chi purtroppo mi conosce SA che non è per dire. Ho davvero quattro alberi di Natale*disse fischiettando fingendo indifferenza).

diapositiva albero argento

diapositiva albero verde

diapositiva albero bianco

diapositiva mai pervenuta dell’albero rosso perché non l’ho mai montato. Ma misachequestannolofaccio.

Per dire che un semplice cupcake anche solo alla vaniglia può diventare “insolito” e adatto a più persone. Mi è sempre piaciuta molto l’idea di personalizzare a secondo dei gusti (quante volte l’ho detto? un milione o tre?). Si potrebbe fare una sorta di Cupcake Party; ovvero organizzare due dozzine di cupcake (ma anche di più) base : 12 alla vaniglia e 12 al cioccolato riuscirebbero a ricoprire un range ancora più ampio, e fare una miriade di ciotoline con varie creme. Creme che vanno dalle più nauseabonde, ovvero di burro e zucchero, sino a ganache un po’ più delicate e perché no: ricercate. Per queste ultime intendo anche contrasti azzardati. Si possono fare coperture incredibili che vanno dai gusti “comuni” del pistacchio sino ad arrivare a incredibili essenze. Una su tutte la rosa. Avevo sempre sminuito il gusto della rosa. Poi complice una marmellata di petali di rosa, che mi ha fatto sobbalzare, ho cominciato a dar molto più credito a questo incredibile sapore mediorentale ( a patto che ce ne si cibi a dosi minime).

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