Pappamondo: Patate alla Giapponese con Alga Nori e Sesamo


Per un chilo di patate ben lavate e tagliate

In una ciotolina mischia: tre generosi cucchiai di sesamo, 3 fogli di alga nori ridotti a piccolissimi quadretti, 1/2 cucchiaino di tè matcha, 1 pizzico di wasabi in polvere ma esagera pure se sai dosarlo e ne hai consapevolezza, una generosa presa di sale.

(nella confezione ci sono fiocchi di bonito, crackers di riso sbriciolati, lattuga di mare, nozawara-vegetale a foglia, salsa di soia, destrina, tuorlo d’uovo, estratto di lievito. L’ho acquistato su Japan Centre, come sempre)

Poggia le patate su carta da forno e condiscile. In una piccola ciotolina mischia un po’ di salsa di soia e olio (se hai il wasabi in crema e non in polvere eventualmente aggiungilo adesso) e insaporisci. Ma anche solo la salsa di soia andrà bene. Cuoci in forno e poi ne riparliamo, ok?

Continua a leggere

Noodles di Riso Nero con Ceci al Limone e Sesamo tostato


I noodles si preparano secondo le indicazioni; che non è una furbata da dire ma effettivamente dipende dalla tipologia. Alcuni ad esempio non vogliono la cottura ma solo essere per certi versi reidratati in acqua calda ma non in ebollizione. I ceci si devono ovviamente cuocere o adoperare quelli precotti in scatola. Vanno bagnati con succo e scorza grattugiata di limone senza la parte bianca amara, preferibilmente biologico (altrimenti lavato bene con del bicarbonato, giusto per dirne una. E a fondo. E’ davvero importante come accortezza). Allo stesso modo si può decidere se fare questo piatto più asciutto o “zuppettoso” (termine che l’Accademia della Crusca dovrebbe inserire) Adoperando magari il brodino dei ceci, che nutre e trattiene diverse meraviglie del legume in questione. Sia caldo che tiepido è un piatto ricco di carboidrati, proteine e elementi importanti di ogni tipo e sorta.

 

Ho ticchettato qualcosa riguardo questi Noodles di riso nero in occasione di un uozinmaicarela (non ce la faccio. Voglio chiamarlo così, vi prego. Posso?). Cosa c’è nel mio carrello, insomma. Avendoli assaggiati a ridosso delle fettucine di quinoa non mi hanno fatto propriamente impazzire, ma qualora non li avessi messi a confronto mi sarebbero piaciuti e pure parecchio. Sono perfetti per zuppette con verdure, e per chi li mangia con carne o pesce, arricchite anche da semi di ogni sorta. Hanno un valore nutrizionale che si aggira intorno alle 359 Kcal per 100 grammi di prodotto, di cui 7 grammi sono proteine e 76 grammi carboidrati con un 3 grammi di grassi totali. Non sono interamente composti da riso nero, che presenta una percentuale del 55 per cento e il restante di riso biologico (oggi sono maniacale e precisa perché è Lunedì ma guarisco in fretta. Diciamo tra trenta secondi?).

Sui ceci ho fatto trattati che manco una tossicocecedipendente avrebbe mai potuto argomentare. Ho costretto amiche (Bestiabionda, una su tutte) a mangiarli lessi con yogurt e cumino. Ho imposto a casa la tradizione di mangiarli per il mio compleanno, pena il mio diniego assoluto a bacetti per almeno tre mesi. Ho obbligato mamma a fare un corso accelerato di ceciologia affinché non li cucinasse duri come le pietre (io e papà quando vedevamo i ceci dicevamo sempre “Dentiere a noi!”. E ridevamo tantissimo) anche se a nulla è valso. Il bicarbonato, il cucchiaio di legno, girarli in senso antiorario, fare macumbe la notte prima, pregare durante le nove ore di ammollo e danzare nudi intorno all’isola della cucina ripetendo formule magiche. Confesso che io per qualche oscura ragione riesco a farli meno duri di mamma. Sarà il fuoco lento e perché li lascio cuocere novemila ore? Sarà che SantaSignoraPina mi dà sempre una mano? (ipotesi realistica? Questa) Sarà che parlo a ogni singolo cece supplicandolo di ammorbidirsi e rendermi felice? (voi avete qualche suggerimento della nonna per rendere i ceci morbidi e non meteoriti infuocati? Contate che se sono quelli che girano sul web e tra le nonne: li ho provate tutte!). E no. Il consiglio di comprare quelli in scatola biologici non vale. Li ho provati tutti ma non è mai la stessa cosa, suvvia.

I ceci con la scorza di limone o bagnati di limone o infilati dentro i limoni insomma hanno quel quid che ti fa girare la testa. Ucciderei per l’hummus o il tahin con nove litri di succo di limone. Ingurgiterei ceci pestati con otto chili di sesamo e nove litri di limone fino a soffocare (posso farlo?); ergo l’idea di questi noodles semplicissimi di riso è stata proprio concepita per uccidersi degli elementi che più amo al mondo: riso, ceci, sesamo e limone.

Il Sushi-Alberello. Il Significato dell’Albero di Natale. Sesta tappa del Pappamondo? Nihon!


  • Per preparazione del Riso, metodi di arrotolamento, tipologie e dizionari vari su ingredienti e quant’altro, trovi tutto sotto nel riepilogo. Ci sono diverse ricette e videoricette. 
  • Per comporre l’alberello basta la vostra fantasia. Ho scelto il metodo più banale, ovvero quello tridimensionale senza troppi decori perché mi piaceva che restasse così: semplice ed essenziale. Si può realizzare anche su piano, ovvero sul piatto con la classica composizione dall’alto partendo da una base di cinque-sei-sette nigiri e proseguendo fino in cima. 
  • La mia versione è vegana perché l’ho mangiata anche io ma nulla toglie che si possa adoperare del buon pesce, uova o carne a patto che se non scottata o cotta sia opportunamente in linea con le “regole” dell’abbattimento. Informatevi quindi con il vostro pescivendolo di fiducia. 
  • Si può decorare e arricchire l’alberello con pezzi di avocado, cetrioli e carote. Avevo provato a far scendere dalla cima leggerissime e sottolissime fette di carota e l’effetto era davvero sorprendente. Creava troppa confusione in foto per una pazza isterica come me ma dal vivo assolutamente pollice in su. 

Continua a leggere

Vermicelli di Riso con salsa di Soia, Tofu e Wakame


Porta a ebollizione l’acqua. Versa i vermicelli e cuoci per il tempo indicato sulla confezione, generalmente dai sei agli otto minuti (alcuni meno). Questo se hai fretta, perché altrimenti potrebbero cuocere direttamente nel dashi (la ricetta la trovi qui insieme a tante altre). Se non hai tempo o voglia di preparare il dashi puoi fare anche un ricco brodino vegetale e cuocere dentro anche pezzetti di tofu, che si insaporiranno, con alga wakame. O nori, perché no.

Comunque vada sarà un piatto gustosissimo. Se più o meno brodoso lo decidi tu. Perché potresti pure scolarli per bene lasciando giusto un pochino di brodo. Servi con salsa di soia, quanto basta per appagare il tuo palato e se ti piace una grattugiatina fresca di zenzero sopra.

In questi giorni ho un po’ trascurato Miii che Fame e non ho ticchettato la terza puntata della Rubrica “Mangia s(tr)ano” ma da davvero pochissime ore posso accennare a compiere giusto qualche timido passetto. Non ho visto Koi per quattro giorni, perché d’accordo che ho ceduto ed entra nello studio e nel living attiguo alla cucina, ma alla zona notte non sono ancora arrivata e dubito fortemente che accadrà. Quando mi ha rivisto credevo si fosse, nel frattempo, trasformata in un canguro australiano perché le orecchie volanti hanno quasi sfiorato i led del controsoffitto. Una danza sinuosa atta a muovere tutto il posteriore, che manco i movimenti della danza del ventre potrebbero mai competere, eseguita con scrupolosa cura e incredibile professionalità. Credo di aver pianto diciotto minuti ininterrotti mugugnando frasi del tipo quantomiseimancatafigliamiaadorata. Perché la tragedia, a parte punture-medicine-dolori-tristezza nel dovermi fermare quando non potevo assolutamente, è stata francamente solo una: quella di non poterla vedere. E’ entrata, per nostra incuria, solo una volta nella zona notte Koi. E’ riuscita a fare in meno di quindici secondi uno sterminio perché in preda alla felicità di scoprire un nuovo luogo magico si è riuscita a ficcare in bocca di tutto: dalla macchinetta del caffè (chi è che non ce l’ha nella cabina armadio del resto?) a tutte le mie pantofole, alla console, ai comodini e pure credo un divano. Conoscendo la sua incontenibile iperattività nel dimostrare amore si temeva che potesse spaccarmi la colonna vertebrale, insomma.

Da un po’ di tempo sono una fan accanita dei vermicelli di riso. Fosse per me li spalmerei in faccia. Anzi a ben pensarci essendo benefici per il corpo devo provare se riescono a sconfiggere le occhiaie croniche. Forse avrei dovuto fare impacchi di vermicelli di riso nella zona sotto lombare, altro che Muscoril! Scaldano l’anima e il cuore, e con il tofu e la salsa di soia in questa preparazione semplicissima dalle mille varianti diventano un must assoluto di tutte le stagioni. Quelli di soia sono buoni, per carità, ma per me il riso ha quel quid vincente su tutto. Anche lessi e semplicemente serviti con scorza di limone mi piacciono. Mi piace arrolarli, appallottolarli e spiaccicarmeli con incuria in faccia. Sono divertenti. Saziano.  E fanno pure molto bene quindi?

Una tonnellata per questo week end dovrebbe bastarmi, grazie. Al massimo due.

Curiosità

  • La ciotolina e la preziosissima bottiglia con pregiato sake provengono dal Giappone

  • Le bacchette le ho acquistate da Tiger

  • Il “vaso” dei fiori è una bottiglia di salsa

Plumcake al tè matcha, sesamo e mirtilli


 

Ingredienti per un Plumcake classico

200 grammi di burro morbido a temperatura ambiente

200 grammi di farina

3 uova

180 grammi di zucchero di canna biologico

1 cucchiaino colmo di lievito per dolci

2 cucchiai e 1/2 di tè matcha

100 grammi di mirtilli secchi

2/3 cucchiai di sesamo bianco leggermente tostato


Lavora il burro con lo zucchero adoperando uno sbattitore elettrico. Amalgama per bene. Aggiungi le uova una alla volta senza smettere di lavorare energicamente a velocità non troppo alta. Aggiungi la farina setacciata con il lievito e la polvere di matcha. Ferma lo sbattitore o il mixer dopo averlo lavorato e ottenuto un composto omogeneo e aggiungi i mirtilli. Mescola delicatamente con una spatola e trasferisci l’impasto nella teglia.

La teglia deve essere imburrata per bene e cosparsa di semi di sesamo in modo che dopo aver sfornato e sformato risulteranno su tutta la superficie del plumcake. Inforna per un’ora circa a 160 preriscaldato e controlla con uno stecchino di legno. Se viene fuori asciutto tira fuori dal forno e lascia raffreddare prima di servire.

Sì è vero l’ho scritto già 23094823498234098239483490 volte (di più, dici?) che voglio concentrarmi sull’ora del tè questo autunno e fare correlazioni soltanto di Cibo e Cinema, Cibo e Letteratura, Cibo e Serie Tv, Cibo e Fiabe, Cibo dal Pappamondo e. E correlazioni. Ma (che è sempre un bell’inizio sintattico) non mi sono dedicata abbastanza al “Galateo del tè” che ultimamente mi appassiona. Costringo il Nippotorinese, mamma, Signora Pina, Tuttiisantichemisopportano (inclusi i muratori) a provare il tè perfetto delle diciassette. Per una che fa novemila cose (leggi: senza concluderne una) sedersi con il tovagliolino della nonna ricamato è pura utopia. Se sempre questa una (la solita cretina, io sì) è circondata da pallottole impazzite che per tutto l’arco della giornata si dimenano per accontentare la suddetta e le sue incredibili richieste mentre un labrador apparentemente dolce cerca di fare un massacro, beh. E’ difficile. Non per questo impossibile, però.

Allora con il galateo del tè, il libro del tè, come fare un buon tè, e tutti i libri che hanno per titolo tè tea the, mi aggiro furtivamente in casa per reperire tovaglioli, teiere, cucchiaini. Apparecchio velocemente e alla buona inventandomi set e non sono mai contenta. Nonostante sistemi tazze sbeccate vittoriane, cimeli rubati a mamma ed estorsioni che faccio passare come regali di Nonna, niente mi soddisfa e tutto questo è sempre e solo per mancanza di tè. Perché diciamocelo un vero tè, di quelli dal sapore antico e in perfetto English Style, lo puoi fare se hai otto giorni a disposizione. Stira bene i tovagliolini, manda l’invito del tè con anticipo ricamando i nomi e scrivendo cose carine (magari con un disegnino e portato a mano dallo chaffeur), indossa un abitino elegante ma non troppo che è sempre pomeriggio, scegli il giusto cucchiaino da abbinare, la temperatura del tè, le foglie del tè (e se non bastano i cucchiaini?), trova le zollette che hai dimenticato nella dispensa per poi scoprire che c’è un rave di Formiche sballate etceteraetceteraetcetera (i capelli raccolti in uno chignon sarebbe il massimo e pure un trucco nude leggero senza rossetto tra  i denti). Al massimo riesco a fare questo: gridare “Sono le 17 maledizione! Ho tre minuti! Sediamoci tutti” (ho ovviamente il rossetto tra i denti, l’eyeliner colato e i capelli sporchi di acquarello). Infilare una tazza nel micro. Buttare roba a caso dentro. La steviableahcheschifo (sbaglio sempre) e dietor (losofamale!). Trangugiare velocemente e scappare via.

Ma un giorno ci riuscirò. Fosse solo per fare un post. Documentarlo. E quando la nostalgia prende: rivedere le foto e dire “l’ho fatto anche io un tè delle 17 perfetto”(sottotitolo: nel 2098 l’ho fatto anche io, sì).

 

Di Plumcake, muffin, arancini dolci, cupcake, praline, cheesecake, pesce spada e altro (ricoveratemi. Al fondo lascio qualche link) con il tè matcha qui c’è tanto. Nonostante non pubblichi dolcetti da molto tempo con il tè, non significa affatto che la produzione si sia fermata (anzi!) solo che non sempre fotografo, appunto e soprattutto pubblico. Questo plumcake non dovevo neanche fotografarlo e raccontarlo. Solo che il Nippotorinese mi guarda e dice “buonissimo!” e non capita molte volte.Mi sono precipitata a prendere la mia fermatempo allora ed eccomi qui. Proprio perché non ero affatto “preparata” ho un dubbio sulla quantità dei mirtilli (sono andata a occhio) e pure con quella del sesamo. Non credo però che possa influire sull’ottima riuscita di questo morbidissimo plumcake perfetto per l’ora del tè, colazione, mattino, spuntino notturno, attacco violento di fame, qualsiasi ora. Non solo alle 17.

 

 

Sushi con Iaia: tutti i Tipi, i Nomi, gli Ingredienti del Sushi


Io non sono maestra di nulla, come mi è piaciuto ribadire anche e soprattutto nell’introduzione del mio librettoLe  Ricette di Maghetta Streghetta” (sembro una mamma che parla sempre del suo cucciolo. Sopportatemi, per favore), quindi questo non vuole essere un corso dettato da una maestrina. Visto però che spesso quando farnetico di sushi, alghe, wakame, nori e arrotolamenti vari mi vengono poste diverse domande, avevo proprio voglia di “catalogare”, “organizzare” e “sistemare” anche tutte le varie tipologie del sushi in modo che ci possano tornare utili pian piano che le puntate della Rubrica “Sushi con Iaia” prendono sempre più corpo. Pertanto vi saranno anche parecchie “ovvietà” che alla lunga però potrebbero non risultare tali. Quello che segue quindi è un piccolo vocabolarietto sushiesco con inserimento di termini “nipponici” ( ve l’ho detto che sto studiando seriamente il giapponese adesso? ecco. Sono molto emozionata *disse rossa rossa felice*).

Continua a leggere

Tonno leggermente scottato con Sesamo e salsa Teriyaki / Sashimi di Tonno con salsa Teriyaki


20 grammi di mirin, 15 grammi di sake, 40 grammi di salsa di soia, 10 grammi di zucchero

Mescola tutti gli ingredienti. La salsa Teriyaki è perfetta per marinare pesce crudo o cotto e carne ma anche per cuocere (il pollo? perfetto) in padella o alla griglia.

Sui tagli del pesce in Giappone occorre apposita laurea e quindi senza soffermarci troppo in questa occasione riguardo il taglio “a due fette” (nimai oroshi), il “taglio a tre fette” (sanmai oroshi) e il taglio a “cinque fette” (gomai oroshi) diremo semplicemente che mi sono cimentata (male) in una “tagliata” semplice di tonno rosso da scottare e condire con salsa Teriyaki e in un Sashimi (Signor MasterSushiChef mi perdoni non è degno di tale nome) da condire sempre con la Teriyaki o semplicemente con salsa di soia.

I Giapponesi sono abilissimi pescatori e nelle loro acque ci sono infinite specie di pesci dalle varietà incredibili, soprattutto per quanto concerne i molluschi. Nutrirsi quindi di pesce per il Giapponese è una tradizione millenaria e a prescindere da questo (come ho avuto modo di scrivere nel mio libro “Le ricette di Maghetta Streghetta”) il pesce assume proprio un valore simbolico di buon augurio e prosperità. Anche per questo regalare del pesce è sempre molto gradevole e usuale per la popolazione giapponese.

Continua a leggere