La Libreria di Iaia: Fantasie di Gelato (al Lidl)


La zia Luci, che ormai conosci davvero vista la KartoffelSalat e la Bauernfrühstück, va molto spesso al Lidl e grazie a lei la mia passione nei confronti di tal luogo ha preso il sopravvento; fosse solo perché vivrei di cetrioli: barattolo grande e piccolo, poco importa (lo confesso senza neanche troppa vergogna proprio nella Videoricetta dell’insalata di patate tedesca più famosa del globo rimembrando il mio breve soggiorno a Monaco). 

Grazie alla bellissima zia Luci ho avuto modo di testare questi adorabili volumetti. Lavorando insieme molto spesso la vedo arrivare, con i suoi occhi come il cielo limpido sull’Etna, con un pacchettino tra le mani. Premure che mi commuovono sistematicamente. Una volta i cetriolini. Una volta il coniglietto portafiori. E una volta quello e una volta l’altro spacchetto sempre pensieri che mi fanno tornare il sorriso ricordandomi quanto fortunata sia.

Mi ha regalato diversi volumi di Ricette firmate Lidl e io oggi visto il periodo direi proprio che è opportuno parlare di questa piccola perla (che puoi sicuramente trovare ancora).

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La Libreria di Iaia: I Formaggi Veg


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Cominciamo subito con il dire che il primo (logggiuro) che storce il naso e comincia con la manfrina che il formaggio vegano non deve essere chiamato formaggio e che blablabla e che tirirititi e che bubububu si reputi spernacchiato molto elegantemente dalla sottoscritta. Non amo i formaggi. Non amo i formaggi vegani. Quindi va da sé che questo rimane un ticchettio tra amici e non una propaganda e non in ultimo una mera considerazione sul libro in sé che nulla ha a che vedere con un giudizio, critica o qualsivoglia vaneggiamento nei confronti dei latticini. Amen.

Formaggi Veg è firmato da Grazia Cacciola ed è edito da Sonda, di cui ho preso diversi volumi e che mai mi hanno deluso. Il sottotitolo è Latte, yogurt e formaggi vegetali fatti in casa. C’è scritto proprio latte, sì. I puristi che preferiscono Bevanda di latte si reputino spernacchiati simpaticamente come quelli di cui sopra. Il volume è diviso in due parti. La prima con le preparazioni mentre la seconda con le ricette. Preparare e autoprodursi latte, yogurt e formaggi, I diversi tipi di latte. Gli yogurt e a seguire i formaggi e i sostituiti di condimenti e salse tutte in chiave veg. Le Ricette poi sono una raccolta di piatti classici: Antipasti e Stuzzichini, Primi Piatti, Secondi, Piatti Unici e Dolci e Dessert. Mi piace molto la struttura, forse un po’ meno la grafica ma non importa. Sono pur sempre la psicopatica che non ama moltissimo i colori. Grazia Cacciola, a cui va la mia stima imperitura perché firma un volume ricco, completo e variegato, è autrice di saggi e manuali sull’alimentazione consapevole e stili di vita etici quindi non c’è che da imparare. E’ stata l’esperta di coltivazione naturale e autoproduzione nella trasmissione Geo & Geo e ha strutturato e supervisionato progetti dell’Unione Europea circa l’incentivazione delle coltivazioni con metodo biologico e biodinamico. Insomma Grazia Cacciola è una firma prestigiosa di un volume che piacerà moltissimo a chi rimane affascinato da questa branca dell’arte culinaria. Confesso di non essermi ancora molto cimentata nella realizzazione di questi formaggi ed è presto detto il perché. Io da non amante nella mia vita precedente e avendo in casa solo cultori del vero e sacrosanto formaggio faccio davvero difficoltà a “smistarlo”. Mi ritrovo a non avere “cavie” a cui sottoporlo ma è chiaro che nessuno mi fermerà. E forse che forse dovesse essere la volta buona che mi appassiono, mi piace e comincio a fare un caseificio in casa? Mai dire mai nella vita e credo di aver capito questa frase da relativamente poco.

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La Libreria di Iaia: La Cucina Ebraica di Clarissa Hyman


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Ho parlato diverse volte di questo libro, fatto tante ricette e preso molte volte spunto. Lo possiedo da anni ed è già sin troppo tempo che mi riprometto di sistemarlo qui nella Libreria di Iaia; finalmente è arrivata la volta buona perché merita, eccome. La Cucina ebraica – Ricette e Racconti da tutto il mondo – con le fotografie di Peter Cassidy è di Guido Tommasi Editore, che già solo a nominarlo ti vien voglia di piangere di commozione per quanto riguarda le uscite food. Il prezzo è medio alto e si aggira intorno ai 30 euro ma su Amazon si riesce a trovare anche a meno. La copertina è rigida e indistruttibile e ha resistito ai miei traslochi, scatoloni e martirii in cucina. Amo i Libri, certo, e tento di trattarli nel miglior modo possibile ma è chiaro che se ci studi sopra e li trasporti in cucina, sopra, sotto, ufficio, borsa bisogna prestare davvero molta attenzione. E’ uno dei libri, come ho fatto finora dando priorità ai miei irrinunciabili, che più ha fatto la spola libreria-studio-cucina e nonostante questo rimane immacolato e intonso. La prima edizione risale addirittura al 2003 e sono dovuti passare ben 4 anni per poi farlo uscire nell’edizione italiana grazie a Guido Tommasi, con la traduzione di Caterina Paversi e Tosca Saracini. Le prime righe recitano così “Questo è un libro di cucina ebraica, quindi comincerò con una barzelletta ebraica. Come molte delle ricette di questo libro, è ben collaudata e il successo è garantito. Quindi, anche se l’avete già sentita, vale la pena di rileggerla. Che faccio ve la racconto o vi invito a comprarlo o sfogliarlo in libreria?” (è un po’ lunghetta, uhm).

No. Non sono così cattiva, ve la racconto. Anche se faccio parte della fazione: non rido mai alla barzellette (forse per una stupida questione di principio).

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La Libreria di Iaia: Il Libro delle Tapas di Simone & Inès Ortega


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Il Libro delle Tapas edito da Phaidon di Simone & Inès Ortega è un librozzo bello pesantuccio che trovi facilmente tra gli altri volumi perché di un giallo optical anni settanta, manco fosse un tubino da abbinare a calze coprenti nere e occhialoni d’ordinanza bianchi a gatta come le scarpe e la borsetta con dettagli rossi (bell’outfit, no?). Il prezzo è proibitivo (come quasi tutta questa tipologia di volumi che Phaidon edita -grazie al cielo- da edizioni straniere) ed è intorno alle 35 euro. E’ troppo se guardiamo la carenza di foto e la carta che, come nel caso della Cucina Indiana e altri volumi, non è patinata ma come fosse “carta comune”. Ma bella robusta. Ma le ricette sono infinite tanto quanto le idee ma ma ma ma è Bellissimo.

E basta.

Fosse solo per l’accorgimento dei due santi benedetti Segnalibro e le spiegazioni dettagliate e precise con relativo spazio inferiore (che amo perché puoi sempre annotare qualcosa. Tu lo fai? Io sempre) sono soldi ben spesi eccome. Se proprio dovessi lamentarmi seriamente di qualcosa sarebbe il colore delle pagine. Giallo quanto la copertina, che con titoli rossi seppur con un font rilassante per il resto della ricetta dà comunque qualche problema. Se lo dà a me falco con dieci decimi e messa a fuoco istantanea non oso proprio immaginare a chi qualche problemuccio con la vista ce l’ha.

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