La Libreria di Iaia: Il Libro delle Tapas di Simone & Inès Ortega


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Il Libro delle Tapas edito da Phaidon di Simone & Inès Ortega è un librozzo bello pesantuccio che trovi facilmente tra gli altri volumi perché di un giallo optical anni settanta, manco fosse un tubino da abbinare a calze coprenti nere e occhialoni d’ordinanza bianchi a gatta come le scarpe e la borsetta con dettagli rossi (bell’outfit, no?). Il prezzo è proibitivo (come quasi tutta questa tipologia di volumi che Phaidon edita -grazie al cielo- da edizioni straniere) ed è intorno alle 35 euro. E’ troppo se guardiamo la carenza di foto e la carta che, come nel caso della Cucina Indiana e altri volumi, non è patinata ma come fosse “carta comune”. Ma bella robusta. Ma le ricette sono infinite tanto quanto le idee ma ma ma ma è Bellissimo.

E basta.

Fosse solo per l’accorgimento dei due santi benedetti Segnalibro e le spiegazioni dettagliate e precise con relativo spazio inferiore (che amo perché puoi sempre annotare qualcosa. Tu lo fai? Io sempre) sono soldi ben spesi eccome. Se proprio dovessi lamentarmi seriamente di qualcosa sarebbe il colore delle pagine. Giallo quanto la copertina, che con titoli rossi seppur con un font rilassante per il resto della ricetta dà comunque qualche problema. Se lo dà a me falco con dieci decimi e messa a fuoco istantanea non oso proprio immaginare a chi qualche problemuccio con la vista ce l’ha.

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La Libreria di Iaia: Cucina Smart con Jamie Oliver


Ho tutti i libri di Jamie Oliver,seppur per la Libreria di Iaia abbia blaterato solo circa I miei menù da 30 minuti; questo dà la conferma di quanto io sia svogliata, pigra e stupida (mi piace troppo prendermela con me stessa e crogiolarmi in sterili masochismi, vi prego permettetemelo). Adesso tra le mani, grazie a Santo Amazon diventato salvezza perché posso avere tutto entro ventiquattro massimo quarantotto ore direttamente a casa e disperazione perché non vado più in libreria da non so quanto, ho Cucina Smart ovvero poca spesa, piatti gustosi e senza sprechi. Sono ben 120 le ricette che Oliver definisce superbuone e low cost (solo io sto cominciando ad avere una idiosincrasia per il termine super? E per il rafforzativo stra? Tra strasuperbuono e supersuperlowcost e superstraeconomico il mio unico neurone collassa al suolo e neanche cascate di supradyn possono rinvigorirlo).

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Un filo d’olio di Simonetta Agnello Hornby e il Pesce D’Uovo #storiedicucina


Il Pesce d’uovo si fa con uova, pan grattato (a muddica), pecorino grattugiato o parmigiano, sale e se vuoi un po’ di prezzemolo fresco tritato

La settimana scorsa ho avuto il grande piacere di introdurre in anteprima l’uscita della Collana Storie di Cucina con il Corriere della Sera (ieri su La Cucina del Corriere sono stati pubblicati anche il mio titolo preferito e quello che “consiglio” di leggere fuori dalla collana. Se ti fa piacere trovi tutto qui). Per l’occasione ho preparato il, e non un, piatto più speciale della mia casa che odora di ricordi e sa di amore, passato e futuro: la Norma; nella forma forse un po’ più civettuola, ovvero quella dell’involtino perché a dir la verità la Norma è un bel piatto di spaghetti che sporca i bordi del piatto. Le melanzane stanno a fetta intera sopra e poi la nevicata di Ricotta salata. Si tagliano col coltello quelle melanzane. Cosa che non si fa per galateo ma proprio per questo un gesto che significa ancor più intimità. L’ho dedicata a mio papà essendo il suo indiscutibile piatto preferito (amava molto pure la pizza alla Norma) e qualora ti facesse piacere leggerla, vederla perché ci sono anche frammenti di una videoricetta e assaporare un po’ del ricordo la trovi qui.

La seconda uscita, come avevo già preannunciato, è Un filo d’olio di Simonetta Agnello Hornby; l’ho ricevuto sempre grazie al Corriere della Sera in anteprima e ne sono molto lusingata. Come ho già avuto occasione di dire è una collana ricca di vite ed emozioni, scelta e selezionata accuratamente, con copertine dall’appeal davvero bellissimo. Trame di porcellana, di quelle che hai in eredità o che guardi da bambina sognante mentre nonna prende il tè. Anche, e soprattutto, quelle di servizi sbreccati. Grazie alla mie nonne e alla zia Immacolata anche io, nel mio piccolo, possiedo molti di questi contenitori intrisi di vita.

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La Libreria di Iaia: Lorraine Pascale – La mia cucina Easy


Avevo detto che ricominciava La Libreria di Iaia, no? Eccomi qui puntuale e inutile come sempre. Non sapendo da dove ripartire (ci eravamo lasciati con Crudo) e programmando la scaletta, perché almeno come ai vecchi tempi un libro a settimana vorrei “recensirlo” (molto in amicizia detto eh, che per recensirlo non ho le competenze. Diciamo sfogliarlo tra amiche e sparando quattro impressioni da incompetente? Sì dai). Le mie librerie straripano ormai. Compro pure quelli che non mi piacciono, per dire. Finirò in una puntata de Le mie Ossessioni. Tra Graphic Novel, libri di Cucina, i libri del Nippo e le riviste di musica, tecnologia, food e geofisica (no dai, non è vero ma potrei appassionarmi alla geofisica, no? Ci sono molto portata. Regia! Le risate registrate, grazie!) siamo sepolti vivi e neanche quattro piani di casa potrebbero bastare. Ma si possono impilare i libri pure nel bagno, quindi che ci importa?

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La Libreria di Iaia (con tombola!): “Crudo” di Delphine de Montalier (e renne in arrivo)


Eccola un’altra meraviglia edita da Guido Tommasi: Crudo di Delphine De Montalier con le fotografie (splendide) di David Japy. Il progetto grafico è di Elodie Rambaud e le illustrazioni di Jane Teasdale. Un risultato incredibile. L’introduzione va dritta al punto e senza fronzoli e  in maniera molto diretta spiega gli intenti.

“Lo vedo, lo sento, lo capisco e lo avverto… siete pronti! Bè, pronti a nutrirvi come si deve, a fare del bene al corpo e allo spirito. C’è chi direbbe che fa “tendenza”, va di moda, in realtà è molto di più. Si tratta della nostra salute, del nostro corpo e del nostro pianeta. Certo, questo libro non sarà la soluzione di tutto ed è lungi fa me l’idea di farvi cambiare tipo di alimentazione. Questo libro rappresenta un piccolo passo verso il meglio, alcune idee per cambiare le proprie abitudini, ricette crude per fare il pieno di vitamine, di sostanze nutritive  e di altri benefici che la natura ci offre. Non sono una crudivora, un’adepta dell’alimentazione crudista alla lettera… ma desidero mangiare sano, cercare i prodotti migliori, ritrovare il sapore autentico della frutta e delle verdure e rimpinzarmi di natura. Il Crudo è una fonte inesauribile di tutti questi desideri. Il Crudo è allegro, gioioso, colorato, croccante, vitaminico e veloce. Ma non tollera la mediocrità. Non per questo dovete dimenticare il supermercato e correre dritti nei negozi di prodotti biologici, però fate attenzione a ciò che mangiate. Per i più scettici del biologico o dell’agricoltura integrata, vi invito a cambiare un po’ le abitudini quando fate la spesa, a stare attendi a ciò che comprate, a consumare prodotti locali e soprattutto di stagione”

Delphine nella parte finale, esaustiva e sintetica come l’inizio, sottolinea come abbia voluto tentare di accontentare il maggior numero di persone. Ha contrassegnato quindi alcune ricette con un logo “Solo Crudo” per gli irriducibili del crudismo; aggiungendo anche diversi tipi di pesce che sembrano essere tra i piatti più gettonati e graditi. Ci sono poi ricette per quelli che lei definsice “Buongustai” e che quindi non possono fare a meno di formaggio, panna, chorizo. Carnivori compresi perché come avrò modo di ticchettare subito dopo alcuni carpacci la fanno da padrone. Brodini e cibi scottati leggermente. Un catalogo variegato e piuttosto ampio che in effetti potrebbe accontentare anche palati esigenti e psicolabili come il mio e quello di Ombretta; specie pericolosa di Vegan gluten free (fermateci o conquisteremo il mondo insieme agli alieni!). Sono ben 115 Ricette divise in Quaderno Pratico, Zuppe, Insalate, Succhi, Pesce, Carne, Appena Scottato, Fatto in casa e l’immancabile evviva il cielo capitolo sui Dolci (su cui ho abbondantamente sbavato tra una pagina e l’altra).

La carta non è troppo lucida ma neanche grezza e opaca. E’ esattamente quella via di mezzo che mi piace moltissimo e che per certi versi riprende il filone Julie Andrieu country-chic-vintage in un frullato pazzesco di gusto e finezza. Fotografie semplici, delicate e tagliate ma con sobrietà. Il font ricorda moltissime altre pubblicazioni rivolte al vegan food in genere. Mi piace moltissimo. Posso scriverlo maiuscolo? MOLTISSIMO all’ennesima potenza (oggi ho fatto proprio una zuppetta deliziosa che è poi una variante di una che facevo da tempo. Aggiungendo un quid).

Sul quaderno Pratico c’è la dispensa del Crudo, un’interessantissima lista per avere le idee belle in ordine e in fila indiana. Le Spezie (cannella, cumino, zenzero, noce moscata etc), la Frutta secca (datteri, fichi, uvetta), Dolcificanti, Latte (cocco, mandorla, nocciole, soia), Frutta a Guscio e Semi (lunghissima lista da tenere sott’occhio tra cui semi di carvi, chia, cumino nero, sesamo, zucca, noci di macadamia etc), condimenti (miso bianco, salsa di soia, sale dell’Himalaya, Gomasio, Tamari etc), Paste e Puree ( burro di cocco, pasta di mandorle etc), Olii e aceti (olio di colza, olio di nocciole, aceto di umeboshi), Ingredienti Vari (alghe, capperi, carruba, foglie di ostrica, limoni in salamoia, pomodori secchi). Segue poi sempre all’interno del quaderno una bella sintesi degli utensili. La differenza insomma trra frullare, estrarre e amalgamare. Quello che fa l’estrattore, la centrifuga e il frullatore. Argomento tra l’altro molto dibattuto ultimamente tra le foodie e sul web. Infine tagliare, affettare, tritare, mondare e spuntare. Gli irriducibili crudisti hanno molto da insegnarci al riguardo. Capitolo sulla disidratazione, conservazione, essiccazione (dell’essicatore se ti facesse piacere ho parlato qui e qui). Sottolineatura sul Forno (Delphine sostiene di non possederlo) perché non so come stiamo messi qui tutti a Cultura Crudista (regia, musica del terrore in sottofondo!) ma il Crudista irriducibile non può superare la temperatura di 45 gradi circa. Ci sono forni che riescono a cuocere a 40-50 gradi con la funzione ventilato.

Si parte con le zuppe (uno dei miei capitoli preferiti) e con la prima giuro amore eterno a Delphine. Zuppa verde ai semi con cetriolo, avocado, zenzero e semi di zucca (e molti altri), Zuppa di spinaci, avocado e zenzero con sesamo nero, Zuppa d’India, Zuppa 3 C con zucchine gialle, verdi, lunghe  e tonde, cetriolo e olio di sesamo. Gazpacho verde, Gazpacho classico, Zuppa di Cetriolo Noa e Menta, Zuppa energizzante con spinaci, cetriolo, wakame e infinite meraviglie. Partono le insalate con pomodori misti, insalata verde, daikon e salsa thai, barbabietola cruda e pompelmo, insalata cruda e succo di acetosella, carpaccio di verdure, pad thai crudo, sedano e mele grattugiati. E ancora i succhi con green juice in diverse varianti, smoothie dolci e verdi dal sapore salato. Il pesce è un tripudio per chi lo ama, perché nella complessa semplicità ci sono davvero piatti incredibilmente belli esteticamente e suppongo pure molto buoni. Come gli scampi crudi speziati, le ceviche di scorfano, il sugarello marinato, lo spada con basilico, pinoli e pomodori. La carne con tartare di manzo, carpacci di vitello e bresaole con pere e cavolfiore. Appena Scottato e Fatto in casa offrono diverse preparazioni facili e veloci irrinunciabili. Il latte di mandorla, il latte di nocciole, la crema spalmabile zuccherata con agave, brodo iodato, tarama fatta in casa, tartare di alghe fatte in casa, finta maionese di avocado e vinaigrette di avocado, arancia e soia. E mi girano le dita e la testa perché mi è venuta una fame pazzesca.

Sui dolci Delphine si supera. Torta coccociocco, tortine di fragole e pepe, torta al limone, gelato al mango, frutto della passione, fragole e chantilly alle erbe, base per torte e un tripudio incredibile di bontà. Sono moltissime le ricette Vegan. Ce ne sono altrettante con i pesci. Altrettante con le carni. E’ un libro francamente per tutti che avvicina un po’ di cultura Crudista, interessante e salutare se non portata all’esasperazione, e allontana moltissimo l’idea che siano degli schizofrenici tanto quanto i vegetariani e vegani perché diversi dalla “massa”, mi si consenta il termine che non vuole assolutamente essere offensivo (ne sento tante su di me, un virgolettato e uno scusa può bastare no?).

 Non ci vuole moltissimo a intuire che qui di Delphine testerò e prenderò spunto moltissimo. Guido Tommasi Editore si riconferma ancora una volta grandioso. Ma sto dimenticando qualcosa? Dite che?

Uhm vero!

Qualcuno qui aspettava delle renne per caso? 

Il centesimo commento si aggiudicherà una copia direttamente a casa che mi premurerò di spedire tramite Amazon. Tombola Natalizia a sorpresa all’interno de La Libreria di Iaia (e le soprese non finiscono qui. Anzi a dirla tutta sono proprio cominciate!)

3… 2… 1… via!

La Libreria di Iaia: La Cucina del Monaco Buddhista di Kakuho Aoe


Non è raro che il Nippotorinese rincasi all’ora di pranzo con qualche pacchetto. Mea culpa il più delle volte, quando si tratta in particolar modo di pupazzetti, tecnologia e attrezzi strambi da cucina e da casa. Piccoli capolavori acquistati quando si tratta del pelato. La verità è che ha ceduto anche lui alle lusinghe dello shopping online; più per il fatto che avendo meno tempo di quando avevamo già poco tempo, non riusciamo più a passare le domeniche in librerie, in giro per vetrine e cosa che maggiormente ci ferisce-mortifica-rende tristi non possiamo allontanarci né tanto meno fare al momento viaggi. Il lavoro ci ha sommerso ma non per questo ci arrendiamo, come è giusto che sia. Allora il paese dei balocchi diventa Amazon, che idolatro come una divinità e sul quale ormai compro pure i mini marshmallow e la limetta per le unghie, per dire.

La cucina del Monaco Buddhista – 99 Ricette Zen per nutrire il corpo e l’anima, è un libro che va assolutamente comprato per chi: si ama o sta attuando un percorso affinché questo accada, è libero da ogni stupida convinzione che il tofu e il seitan “sono robbbe da vegetariani o gente stramba”e non in ultimo, ma ce ne sarebbero molti altri di motivi sui quali a breve ticchetterò, crede fortemente nel fatto che siamo davvero quello che mangiamo e che non è affatto un noioso luogo comune. Ho avuto modo molte volte già di esprimermi a riguardo ma non vi è mai una volta in cui non continui a non stupirmi: sono davvero quello che mangio. Complicata, Rigorosa, Fantasiosa e Creativa ma trattenuta per via del mio disturbo alimentare e forma di masochismo (work in progress perenne ma non per questo sento odore di sconfitta), unica. Non imporre quello che si è agli altri ma esserlo. Tentare di stimarsi per trarne vantaggio. Ed evolversi. Il Nippotorinese mi dice sempre che guardo quello che non sono riuscita a fare e mai il contrario. Allora mi fermo, talvolta, e ragiono proprio su quello che ho realizzato. Allontano il pensiero e sposto gli obiettivi sicuramente per farmi del male, sì. Ma quando riesco a fermarmi. A pensare a quelli raggiunti. Ad ascoltare solo i miei pensieri, vittorie e traguardi, c’è quel momento in cui il cuore rallenta, il volto si distende e quasi l’anima ascende. Della cucina Zen ho parlato più volte e soprattutto molti anni fa.  Come anche di quella Taoista (qui, qui e qui e ovunque).

“Sebbene non tutte le scuole buddhiste siano concordi nel seguire una dieta vegetariana, i monaci giapponesi vi si attengono rigorosamente: non mangiano né carne né pesce e neppure aglio, cipolla, porri ed erba cipollina. Come risultato, la loro cucina è sana, a basso contenuto calorico, utile come dieta disintossicante e ha sapori così delicati da incarnare la quintessenza del gusto. Il monaco Kahuho Aoe nel suo libro non descrive solo meravigliose ricette, ma delinea un percorso gastronomico che ci farà riscoprire il piacere del cibo e della sua preparazione aprendoci a un’esperienza nuova nella relazione con noi stessi e con il mondo”.

Kakuho si occupa della preparazione dei pasti, dice nell’introduzione, e tiene a ribadire sin dall’inizio che il connubio cibo-buddismo non è bizzarro e che in realtà nella preparazione del cibo di tutti i giorni sono racchiusi più insegnamenti di quante stelle illuminino il firmamento.  Trovo che il mio inutile ticchettio per la società quest’oggi potrebbe pure finire qui perché Kaku (così si presenta con una simpatica diapositiva a inizio del libro) è riuscito a sintetizzare poeticamente enciclopedie di banalità, luoghi comuni ed essenza pura. Nei templi buddisti (nella maggior parte) il cibo per nutrire l’anima è composto principalmente da tutto quello che non riguarda pesce, carne e sapori forti come aglio e cipolla. L’espressione della pratica ascetica Zen si basa infatti sul principio che per nutrire l’anima si devono allontanare le passioni oscuranti e quindi il sangue stesso. Kaku si prepone come obiettivo quello di insegnare la cucina dell’anima, che basandosi su dati certamente oggettivi conferma la longevità e la bellezza non solo del corpo.

“Preparare il cibo con cura e mangiare in tranquillità”

Nella mia sezione NIHON, che ho purtroppo messo da parte ma voglio porre immediatamente rimedio, troverete molte ricette base a cui soprattutto nel 2010-2011 davo rilievo. Alla base di tutto c’è sempre il Brodo Dashi (di cui parlo anche qui in concomitanza con il brodo di Pollo nella cucina Taoista). Leggendo le ricette di Kaku vi troverete infatti a dover fronteggiare come “primo scoglio” proprio la preparazione di questo, in quanto onnipresente insieme alle beneamate verdure (senza dimenticare tofu e seitan). Prima di cominciare ci tengo assolutamente a ribadire che il libro è un capolavoro. E’ edito da Vallardi e ha un prezzo basso rispetto a quello che contiene, di valore inestimabile: sulle 11-12 euro circa dipende da dove acquistate (sappiate che su Amazon oltre alla copertina rigida si trova anche il formato Kindle a prezzo chiaramente più basso).

Un formato piccolo che arriva a 150 pagine circa con copertina rigida e carta non troppo patinata ma ruvida, bella e alla quale francamente nessuno baderà perché contiene foto di rara bellezza. Difficilmente ho avuto a che fare con immagini di questo tipo. Sublimi è forse un termine addirittura cheap per quanto le riguarda. Kaku attraverso una sequela di sue immagini, se vogliamo divertenti per confermare la contagiosa simpatia intuita già da uno splendido sorriso, ci coinvolge con consigli pratici, aneddoti e anche attraverso una guida utilissima dei diversi prodotti che dovranno essere acquistati. E’ una sorta di bibbia in formato mignon che ti perfora l’anima e ti fa venire voglia di prendere il primo volo e rinchiuderti in uno tempio buddista. Ci fosse Kaku sarebbe meglio perché non nascondo di aver preso una cotta, del tutto spirituale, nei di lui confronti. Non ci sono latticini, perché in molti templi buddhisti non se ne fa uso e le fritture sono naturalmente circoscritte a eventi particolari con pastelle che utilizzano la farina di riso, in quanto chiaramente è quasi del tutto esente dal glutine, escludendo il seitan. Le temperature di ebollizione non si riferiscono mai, come annuncia Kaku proprio all’inizio, a 100 gradi come in occidente ma si parla piuttosto di 60 massimo 70 gradi; che non rientra certamente nella “filosofia crudista” che si attiene intorno ai 48, ma è pur vero che la sostiene proprio come tesi. Il libro si apre con la preparazione del Dashi (presto farò una videoricetta) che è appunto il fondamento. Delicato e penetrante, il brodo Dashi viene inteso come calore nell’anima. Capace di calmare e affrontare spiritualmente la giornata. Preparare il dashi con il cuore è un’operazione che fa capire e apprezzare il silenzio, i movimenti e le cose realmente importanti della vita. Kaku con le sue parole invita quasi a una sorta di meditazione, perché questo è senza girarci molto intorno, sulla preparazione del Dashi. Si trovano le ricette del Dashi con gli shiitake, dashi di soia, dashi di bucce di verdure, dashi di Kanpyo, dashi di alga wakame. Il riso è un altro caposaldo al quale vengono dedicate diverse pagine. Kaku si premura di sottolineare l’importanza di non sprecare l’acqua durante il risciacquo del riso e ci invita ad adoperarne una parte (quella degli ultimi risciacqui) per le verdure mentre la prima, che è troppo torbida, per innaffiare le piante. Il riso aumenta la forza d’animo e la sazietà. Viene consigliato per il risveglio e non soltanto per i pasti principali. Il cibo più puro che va coccolato e tenuto chicco a chicco nel cuore. Una carrelata di zuppe di miso con alghe e tofu e con il seitan, ma anche la buonissima zuppa di melanzane zuppa di sake kasu prima di cominciare con il primo capitolo che parla di antipasti:

  • Okara saltato con funghi e carote
  • Crisantemo coronato con crema di sesamo
  • Kinpira di sedano
  • Konnyaku in padella
  • Fritelle di natto
  • Germogli di bambù con miso e burro profumato al kinome
  • Insalata di alghe e tofu
  • Sashimi di tofu e mozzarella
  • Cubetti di verdure con salsa alla frutta secca
  • Fichi in umido in salsa di sesamo
  • Gnocchi di patate in salsa ankake

Si prosegue con le zuppe:

  • Zuppa Unpen
  • Potage di broccoli
  • Zuppa trasparente di pomodori

Una carrellata di tofu ai fagioli, ai fiori di ciliegio, alle carote, al mais e agli asparagi. Radici di loto e igname allo yuzu, seitan fritto, teste di drago volanti, okowa di funghi, nagaimo all’aceto e sesamo e tantissimo altro da far sentire male alle papille gustative solo a ticchettarne i titoli. Ma se c’è una cosa che mi ha mandato completamente in delirio (altro che ascensione!) da farmi tirare i capelli al grido di “TUTTILIVOGLIOTUTTI” è il capitolo sui dessert. Perché metterò pure cheesecake e preparerò “roba” che non mangerei neanche sotto tortura di Kaku, ma per me il dolce rimane qualcos’altro. Non è una torta grondante cioccolato. Non è un impasto informe di farina, uova e burro e schifezze. Per me è qualcosa di infinitamente semplice e puro. Qualcosa di esteticamente minimale ma che ha un contenuto forte, possente e potente soprattutto. E’ un semplice fico secco, magari. Una polpettina di riso con azuki. Il riso mochi. Kaku dà il colpo di Grazia (a Grazia!) proprio alla fine con la ciambella di Okara, il tofu Mineoka e la Dolce Ortensia che è poesia. Chiude il tutto consigliandoti, aiutandoti e lasciandoti le ricette base per le salse fatte in casa. A partire dal gomasio sino ad arrivare alla Maionese di tofu per proseguire con la salsa di pomodori e funghi e dengaku di miso e shoyu al natto.

Questo libro va comprato. Per chi come me ha deciso di arrendersi alla sua “diversità”. E per chi si è omologato e forse non è quello il suo posto. Potrebbe essere una scoperta degna di essere vissuta. Che l’ascensione sia con voi.

Uh dimenticavo: per gli impavidi che sono arrivati sin qui. Il dodicesimo commento vince la copia del libro.

La Libreria di Iaia: Food Lovers Viaggio tra i sapori del Mondo di Lonely Planet (e Tombolata)


(al primo commento va una copia del Libro. Così cominciamo molto sinteticamente con le Tombolate Librose, come d’abitudine qui)

Non ricordo esattamente quando ho preso Food Lovers della Lonely Planet ma sicuramente in corrispondenza dell’uscita considerando la mia perversione per i libri di cucina. Quando gli sventurati ospiti si ritrovano davanti la libreria adibita solo a questo genere, chi in un modo chi un altro il discorso non cambia: “mai visti tanti”. Adesso che li sto sistemando per benino e non ci sono più scatoloni e sto riesumando volumi che non avevo potuto sistemare durante la fase di ristrutturazione casa, in effetti viene anche a me da dire “mai visti tanti”. Qui nei dintorni, giusto per fare quella che si pavoneggia, mi ha battuto solo la Feltrinelli di Catania (l’ho scritto soffiandomi sulle unghie con fare antipatico tutto questo, eh). Insomma per dire che poi alla fine però come in tutte le cose mi affeziono davvero a pochi volumi. Voglio bene a tutti, figli miei, e vi spolvererò con amore ogni giorno della mia vita finché morte non ci separi ma.

Questo è uno di quei volumi che desta le gelosie altrui soprattutto dello stesso genere; il fatto è che in un volumetto neanche troppo grande si è riusciti a racchiudere una Guida, come solo Lonely Planet sa fare, che ti fa fare il giro del mondo andata e ritorno più volte. Si percepiscono i sapori, gli odori, i luoghi e le tradizioni. Ogni pagina, pur trasudando sinteticità e spremute di concetti all’ennesima potenza, riesce incredibilmente a non essere approssimativa ma per assurdo: più che esaustiva. Introduzioni, approfondimenti e pure spazio per le ricette. Non solo, però. Essendo giustappunto una Guida di Lonely Planet a tutti gli effetti, si trovano anche luoghi, ristoranti e pure carretti take away segnalati con tanto di via. La carta è profumata e setosa. Le foto sono incredibilmente belle e l’impaginazione delicata, precisa e ricchissima. Il formato non è poi così grande ma all’interno di una pagina si è riusciti a mettere un frullato di informazioni incredibile senza mortificare in alcun modo l’immagine; che sia piccola o grande.

Si comincia con la Cina e il tofu insieme a spezie anestetizzanti e aceto da far lacrimare gli occhi attraverso la preparazione del Riso che è il cereale presente nei piatti di tutto il mondo. Si parla dello Yunnan che è il famosissimo riso cotto nel bambù con pezzettini di fungo e degli immancabili e famigerati Ravioli al Vapore che si portano all’interno dei cestelli di bambù. La Ricetta tofu con shiitake e zenzero scritta a pagina 9 l’ho provata per la prima volta qualche settimana fa ed è entrata a far parte delle irrinunciabili. Si passa ai Mian, ovvero i noodles presenti in tutta la Cina in una vasta gamma di varianti regionali. Quelli che vengono fatti a mano tirando e ripiegando e della capitale cinese dei noodles che è Taiyuan. I jaozi con la loro forma più semplice. Si racconta di come le famiglie cinesi si riuniscono la vigilia di capodanno per preparare queste specialità che ricordano i sacchi di monete d’oro e pertanto simboleggiano la prosperità e il buon augurio per l’anno che verrà. Dalla Cina con l’anatra alla pechinese e altre infinite informazioni, ricette, segnalazioni e prelibatezze si arriva alla Corea del Sud e all’amore per il pesce. Il kimchi è l’ambasciatore della cucina coreana mentre il doenjang jjigae è il piatto quotidiano più diffuso. Si parla delle feste come l’Hadong Wild tea festival che si tiene a Maggio e che è famosissimo per i tè pregiati con tecniche tradizionali. Del Geumsan Insam Festival per conoscere e divulgare gli effetti del Ginseng. In un sol colpo si è in Francia con le Escargots de Bourgogne e con il manzo alla bourguignonne abbinata a vini leggeri e poco tannici. La zuppa del pescatore del porto di Marsiglia, che ho potuto vedere con i miei occhi e che è descritta eccelsamente a pagina 47. Le castagne di mare, il burro alla bretone e pure i Macaron, sì. L’amata Germania con salumi e salsicce corredati da pane nero, crauti e birra. La spiegazione del Reinheitsgebot o editto di purezza emanato nel 1516 che decretava che solo orzo, luppolo e acqua potessero essere utilizzati nella produzione della birra. L’Oktoberfest immancabile dove oltre sei milioni di persone da tutte le parti del mondo si riversano sul territorio. Si vola poi in Giappone (le foto sono meravigliose, voglio assolutamente ribadirlo. Soprattutto queste dedicata al Nihon) con il manzo Kobe e soba, udon e ramen. In tutto il Giappone si incontrano parchi a tema dedicati ai ramen con al loro interno negozi tra i migliori del paese. La guida ci segnala tutti quelli che devono essere visitati insieme a istruzioni per l’uso dei Noodles degni di nota; come quelli che devono essere serviti in una grande ciotola di brodo leggero o di tonno bonito e così via. Inarrestabile la mole di informazioni e siamo ancora a pagina 67, quindi a un terzo.

Ed è già tutto incredibilmente variegato, pazzesco e incredibilmente interessante. Il Pane dell’India e un capitolo a parte con l’eredità dei Moghul. Poi arriva l’Italia, meta indiscussa dei buongustai da tutte le parti del mondo. Si parla di Happy Hour e si segnala pure il Caffè San Carlo in Piazza San Carlo a Torino. Una pagina interamente dedicata a Mulassano di cui ho parlato qui più volte e fotografato (decinedecinedecine) di volte. Il risotto alla milanese, la pizza e Napoli ovviamente, Le orecchiette, la pasta e la Trattoria del Rosso a Bologna tra i palazzi medievali. Non manca il ragù alla bolognese e il prosciutto di Parma. Si consigliano salumerie in quel di Parma e formaggi e aceto balsamico. Si arriva al Messico con i red hot chili peppers e i mexican chilli cookoff. Senza dimenticare l’incredibile varietà della cucina marocchina che non sa solo di cous cous e spezie ma di molto altro. Tra colori incredibili, mercatini e tajine dove fare incredibili stufati che rievocano anche il Cous Cous Festival, San Vito Lo Capo e le mie origini. E’ come un treno che corre all’impazzata e gira per tutto il globo portandoti pagina dopo pagina ovunque. Avvertendo i sapori. Ed è inarrestabile l’impatto visivo grazie, ribadisco, a queste foto incredibili. Non ce ne è una che vorrei fosse diversa. Sono intense, con contrasti forti e colori accecanti ma che non disturbano; piuttosto fanno bene al cuore delle pupille. I barbecue e la cottura lenta negli Stati Uniti, la California cuisine e il seafood chowder che è più di una zuppa di pesce. Il Gummo che è il deep south riassunto in unico tegame. Le versioni cajun e creole. I crostacei e il pollame. E poi la Turchia che non è solo Kebap e l’incredibile America Latina sino ad arrivare all’Australia e al nuovo continente.

Sono sicura di non essere minimamemente riuscita a trasmettere cosa ho in questo momento tra le mani. E’ un volume che non solo deve essere acquistato,ma ribadisco studiato. Chi ama tutto quello che il mondo racconta attraverso il cibo perderà la testa. Ho altri due volumi altrettanto belli e incredibili che riguardano sempre Ricette dal Mondo ma nessuno sinora è riuscito a battere questo. Per il mio progetto Pappamondo poi è innegabile che sia una manna dal cielo. Quindi semmai dovessi ergermi a giudice (di idiozia) e dare un voto, per questo volume non ci sarebbe. O al massimo un otto coricato che sa di infinito.

Prezzo 26.50