La Libreria di Iaia: I Formaggi Veg


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Cominciamo subito con il dire che il primo (logggiuro) che storce il naso e comincia con la manfrina che il formaggio vegano non deve essere chiamato formaggio e che blablabla e che tirirititi e che bubububu si reputi spernacchiato molto elegantemente dalla sottoscritta. Non amo i formaggi. Non amo i formaggi vegani. Quindi va da sé che questo rimane un ticchettio tra amici e non una propaganda e non in ultimo una mera considerazione sul libro in sé che nulla ha a che vedere con un giudizio, critica o qualsivoglia vaneggiamento nei confronti dei latticini. Amen.

Formaggi Veg è firmato da Grazia Cacciola ed è edito da Sonda, di cui ho preso diversi volumi e che mai mi hanno deluso. Il sottotitolo è Latte, yogurt e formaggi vegetali fatti in casa. C’è scritto proprio latte, sì. I puristi che preferiscono Bevanda di latte si reputino spernacchiati simpaticamente come quelli di cui sopra. Il volume è diviso in due parti. La prima con le preparazioni mentre la seconda con le ricette. Preparare e autoprodursi latte, yogurt e formaggi, I diversi tipi di latte. Gli yogurt e a seguire i formaggi e i sostituiti di condimenti e salse tutte in chiave veg. Le Ricette poi sono una raccolta di piatti classici: Antipasti e Stuzzichini, Primi Piatti, Secondi, Piatti Unici e Dolci e Dessert. Mi piace molto la struttura, forse un po’ meno la grafica ma non importa. Sono pur sempre la psicopatica che non ama moltissimo i colori. Grazia Cacciola, a cui va la mia stima imperitura perché firma un volume ricco, completo e variegato, è autrice di saggi e manuali sull’alimentazione consapevole e stili di vita etici quindi non c’è che da imparare. E’ stata l’esperta di coltivazione naturale e autoproduzione nella trasmissione Geo & Geo e ha strutturato e supervisionato progetti dell’Unione Europea circa l’incentivazione delle coltivazioni con metodo biologico e biodinamico. Insomma Grazia Cacciola è una firma prestigiosa di un volume che piacerà moltissimo a chi rimane affascinato da questa branca dell’arte culinaria. Confesso di non essermi ancora molto cimentata nella realizzazione di questi formaggi ed è presto detto il perché. Io da non amante nella mia vita precedente e avendo in casa solo cultori del vero e sacrosanto formaggio faccio davvero difficoltà a “smistarlo”. Mi ritrovo a non avere “cavie” a cui sottoporlo ma è chiaro che nessuno mi fermerà. E forse che forse dovesse essere la volta buona che mi appassiono, mi piace e comincio a fare un caseificio in casa? Mai dire mai nella vita e credo di aver capito questa frase da relativamente poco.

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La Libreria di Iaia: La Cucina Ebraica di Clarissa Hyman


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Ho parlato diverse volte di questo libro, fatto tante ricette e preso molte volte spunto. Lo possiedo da anni ed è già sin troppo tempo che mi riprometto di sistemarlo qui nella Libreria di Iaia; finalmente è arrivata la volta buona perché merita, eccome. La Cucina ebraica – Ricette e Racconti da tutto il mondo – con le fotografie di Peter Cassidy è di Guido Tommasi Editore, che già solo a nominarlo ti vien voglia di piangere di commozione per quanto riguarda le uscite food. Il prezzo è medio alto e si aggira intorno ai 30 euro ma su Amazon si riesce a trovare anche a meno. La copertina è rigida e indistruttibile e ha resistito ai miei traslochi, scatoloni e martirii in cucina. Amo i Libri, certo, e tento di trattarli nel miglior modo possibile ma è chiaro che se ci studi sopra e li trasporti in cucina, sopra, sotto, ufficio, borsa bisogna prestare davvero molta attenzione. E’ uno dei libri, come ho fatto finora dando priorità ai miei irrinunciabili, che più ha fatto la spola libreria-studio-cucina e nonostante questo rimane immacolato e intonso. La prima edizione risale addirittura al 2003 e sono dovuti passare ben 4 anni per poi farlo uscire nell’edizione italiana grazie a Guido Tommasi, con la traduzione di Caterina Paversi e Tosca Saracini. Le prime righe recitano così “Questo è un libro di cucina ebraica, quindi comincerò con una barzelletta ebraica. Come molte delle ricette di questo libro, è ben collaudata e il successo è garantito. Quindi, anche se l’avete già sentita, vale la pena di rileggerla. Che faccio ve la racconto o vi invito a comprarlo o sfogliarlo in libreria?” (è un po’ lunghetta, uhm).

No. Non sono così cattiva, ve la racconto. Anche se faccio parte della fazione: non rido mai alla barzellette (forse per una stupida questione di principio).

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La Libreria di Iaia: Il Libro delle Tapas di Simone & Inès Ortega


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Il Libro delle Tapas edito da Phaidon di Simone & Inès Ortega è un librozzo bello pesantuccio che trovi facilmente tra gli altri volumi perché di un giallo optical anni settanta, manco fosse un tubino da abbinare a calze coprenti nere e occhialoni d’ordinanza bianchi a gatta come le scarpe e la borsetta con dettagli rossi (bell’outfit, no?). Il prezzo è proibitivo (come quasi tutta questa tipologia di volumi che Phaidon edita -grazie al cielo- da edizioni straniere) ed è intorno alle 35 euro. E’ troppo se guardiamo la carenza di foto e la carta che, come nel caso della Cucina Indiana e altri volumi, non è patinata ma come fosse “carta comune”. Ma bella robusta. Ma le ricette sono infinite tanto quanto le idee ma ma ma ma è Bellissimo.

E basta.

Fosse solo per l’accorgimento dei due santi benedetti Segnalibro e le spiegazioni dettagliate e precise con relativo spazio inferiore (che amo perché puoi sempre annotare qualcosa. Tu lo fai? Io sempre) sono soldi ben spesi eccome. Se proprio dovessi lamentarmi seriamente di qualcosa sarebbe il colore delle pagine. Giallo quanto la copertina, che con titoli rossi seppur con un font rilassante per il resto della ricetta dà comunque qualche problema. Se lo dà a me falco con dieci decimi e messa a fuoco istantanea non oso proprio immaginare a chi qualche problemuccio con la vista ce l’ha.

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La Libreria di Iaia: Cucina Smart con Jamie Oliver


Ho tutti i libri di Jamie Oliver,seppur per la Libreria di Iaia abbia blaterato solo circa I miei menù da 30 minuti; questo dà la conferma di quanto io sia svogliata, pigra e stupida (mi piace troppo prendermela con me stessa e crogiolarmi in sterili masochismi, vi prego permettetemelo). Adesso tra le mani, grazie a Santo Amazon diventato salvezza perché posso avere tutto entro ventiquattro massimo quarantotto ore direttamente a casa e disperazione perché non vado più in libreria da non so quanto, ho Cucina Smart ovvero poca spesa, piatti gustosi e senza sprechi. Sono ben 120 le ricette che Oliver definisce superbuone e low cost (solo io sto cominciando ad avere una idiosincrasia per il termine super? E per il rafforzativo stra? Tra strasuperbuono e supersuperlowcost e superstraeconomico il mio unico neurone collassa al suolo e neanche cascate di supradyn possono rinvigorirlo).

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Un filo d’olio di Simonetta Agnello Hornby e il Pesce D’Uovo #storiedicucina


Il Pesce d’uovo si fa con uova, pan grattato (a muddica), pecorino grattugiato o parmigiano, sale e se vuoi un po’ di prezzemolo fresco tritato

La settimana scorsa ho avuto il grande piacere di introdurre in anteprima l’uscita della Collana Storie di Cucina con il Corriere della Sera (ieri su La Cucina del Corriere sono stati pubblicati anche il mio titolo preferito e quello che “consiglio” di leggere fuori dalla collana. Se ti fa piacere trovi tutto qui). Per l’occasione ho preparato il, e non un, piatto più speciale della mia casa che odora di ricordi e sa di amore, passato e futuro: la Norma; nella forma forse un po’ più civettuola, ovvero quella dell’involtino perché a dir la verità la Norma è un bel piatto di spaghetti che sporca i bordi del piatto. Le melanzane stanno a fetta intera sopra e poi la nevicata di Ricotta salata. Si tagliano col coltello quelle melanzane. Cosa che non si fa per galateo ma proprio per questo un gesto che significa ancor più intimità. L’ho dedicata a mio papà essendo il suo indiscutibile piatto preferito (amava molto pure la pizza alla Norma) e qualora ti facesse piacere leggerla, vederla perché ci sono anche frammenti di una videoricetta e assaporare un po’ del ricordo la trovi qui.

La seconda uscita, come avevo già preannunciato, è Un filo d’olio di Simonetta Agnello Hornby; l’ho ricevuto sempre grazie al Corriere della Sera in anteprima e ne sono molto lusingata. Come ho già avuto occasione di dire è una collana ricca di vite ed emozioni, scelta e selezionata accuratamente, con copertine dall’appeal davvero bellissimo. Trame di porcellana, di quelle che hai in eredità o che guardi da bambina sognante mentre nonna prende il tè. Anche, e soprattutto, quelle di servizi sbreccati. Grazie alla mie nonne e alla zia Immacolata anche io, nel mio piccolo, possiedo molti di questi contenitori intrisi di vita.

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