La Tavola (base) Fumetto di Halloween in plastica: economica e stupefacentemente facile


Post fatto a Settembre per Ottobre. Dimenticato a Ottobre. Pubblicato a Novembre. C’è uno psichiatra in sala?(ma quanto tempo ci mette ad arrivare?). Rimane come ricordo e promemoria per l’anno prossimo (se sono ancora in circolazione ma si spera di no). 

L’ultima è stata la Tavola Fumetto Autunnale interamente monouso. Adesso è tempo di oscurità ma neanche troppa. Un giusto mix di tetro, a tratti angosciante, sapientemente miscelato con qualcosa di kawaii e divertente smorzerà i toni e piacerà a entrambe le fazioni; ovvero chi ama  le sfumature un po’ più aggressive e chi solo quelle accennate (se rese pupazzose ancor meglio). In questo primo esperimento ho voluto adoperare i piatti di plastica più economici e facili da reperire in qualsiasi supermercato; nell’apparecchiatura della Tavola Autunnale c’erano sicuramente dei prodotti differenti e di qualità diversa che aiutavano certamente l’impatto scenografico, ma questo non significa che non si possa ottenere lo stesso con  qualche pennarello, due dettagli e un po’ di fantasia. Anche il paccone da cento di piatti comuni in plastica non ci rovinerà la serata, anzi!

Nel Video (che devo ancora uplodare sul mio Canale Youtube perché ho sagacemente perso alcune tracce. Una storia lunga e noiosa come sempre) mostro come il cambio dei tovaglioli di carta (presi su Party Pieces, Amazon e negozio di fiducia in quel di Catania) possano dare un quid diverso. Alla fine per gli scatti veloci che ho dovuto fare ho deciso di lasciare pezzi di merletto nero, comprati in una comune merceria, fermati da Denti di Dracula, che si trovano a prezzi ridicoli dentro pacchi da 100.  Trattandosi di tavola base andiamo ad analizzare i pochi elementi che la caratterizzano:

Centrotavola composto da Zucca nera (ne ho parlato qui) con la bottiglia sempre da me dipinta con una bomboletta spray, perfetta per contenere un po’ di fiori, magari bianchi per un netto contrasto o dai colori accesi quali rosso e arancione. Bicchieri capovolti con su attaccati occhietti girevoli (da Tiger ne vendono di diverse misure) che sembrano essere dolci fantasmini. Piatto per pizza come sottopiatto e a seguire piatto piano e fondo classici più quello frutta sulla sinistra o destra, come si preferisce, per poggiare pane o eventualmente qualche stuzzichino, dipende dal menu che si è scelto.

Avendo a disposizione l’amica “carta da modello per sarta” come tovaglia non si farà alcuno sforzo per i segnaposti. Si potranno certanente fare e aggiungere un tocco in più, altrimenti scrivere il nome pasticciando un personaggio sulla tovaglia stessa rimane un’idea carina e divertente.

La Bambola è una Living Dead Doll, regalo che ci siamo fatte io e Ombretta dopo aver scoperto questa insana passione mista a terrore che ci tormenta e attrae. Conoscevo la tipologia ma non propriamente queste. E’ bionda, si chiama Agatha e bazzicherà in queste zone fino al 31 e forse oltre.

Cosa occorre per una Tavola base Fumetto interamente monouso Halloween Version? 

  • Tovaglia: Carta da modello per Sarta
  • Pennarello Nero
  • Occhietti (Tiger)
  • Super Attak
  • Merletto Nero
  • Tovaglioli di Carta
  • Piatti, Bicchieri, Posate di Carta
  • Fiori
  • Zucca
  • Bottiglia
  • Denti di Dracula in plastica
  • La Freccia Hell Hole l’ho presa da Party Pieces ma niente ci vieta di riprodurla con: cartoncino nero e uniposca bianco. Si impiegano sì e no dieci minuti. Un po’ di corda (anche alimentare) e se ne fa l’esatta fotocopia.

 

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La Tavola d’Autunno economica, monouso e indimenticabile


 

 

  • Tovaglia: carta da modello per sarta reperibile in tutte le mercerie
  • Disegni: pennarelli, ghirigori e fogli con classico pennarello nero
  • Prendi la misura del piatto e a mano libera fai un contorno e quello che preferisci per bordo. Stabilisci le misure e proporzioni per piatto, posate e bicchieri.

  • Scegli i colori che vuoi adoperare e smorza eventualmente con il bianco
  • Le posate bianche alternate con il dettaglio colorato: nel mio caso tutte bianche e cucchiaio dorato.
  • Se la tavola è grande disseminala di vasi con fiori. Ho adoperato i barattoli di marmellata e salsa.

  • Le sedie sono Ikea e costano dieci euro l’una. Nonostante sembri assurdo visto il costo sono di ottima qualità, resistenti e incredibilmente carine per questo tipo di occasione (qui il link all’articolo)

  • Fiori, Frutta e Verdure diventano le uniche protagoniste della tavola. In questo caso una semplice zucca contornata da candele diventa centrotavola perfetto per l’occasione.
  • Le castagne potrebbero fare anche da segnaposto con una piccola corda e cartoncino con su scritto il nome. In questa occasione ho semplicemente attaccato un cuoricino adesivo per poi adoperare palloncini come segnaposto.

  •  Con una spesa esigua si può organizzare una tavola indimenticabile. Non è assolutamente vero che occorrano cose preziose per rendere qualcosa bello e unico. E’ un’ovvietà che molti dimenticano.

Ho parlato della “Tavola Fumetto”, da me battezzata a novembre scorso in occasione del compleanno di mia mamma (qui il post, le spiegazioni e i vari passaggi). Senza falsa modestia posso asserire che quello è stato uno dei post più apprezzati, retwittati e idolatrati. Ancora adesso mi arrivano foto, soprattutto private, di feste (soprattutto di bambini e la cosa non può che rendermi felice) che adoperano la “Tavola Fumetto”. Economica, divertente, personalizzabile a seconda delle occasioni è diventata francamente una mia firma con estrema lusinga e piacere. Ho mostrato la tavola della vigilia di Natale (qui il post, le foto e il work in progress e qui ancora in formato polaroid), quella di Capodanno con relativo Video su Youtube che trovi cliccando qui, e infine quella fiabesca di Hansel e Gretel in occasione dell’Epifania (che puoi trovare qui). In pratica dal compleanno della mamma sino ad arrivare al nuovo anno è stata sempre e solo Tavola Fumetto. La amo per svariate ragioni, una su tutte il fatto che piacesse molto a papà e che la trovasse divertente, elegante e indimenticabile. Mi sono sempre contorta su me stessa emozionata, quasi arrotolandomi come fa Koi quando dorme e sembra una ciambellina, sentendo i suoi complimenti. Adesso che è più difficile sentirli, mettiamola così, tendo a ripetermeli con la paura che non mi arrivi mai più il suono vero della sua voce. Pessimismo che passa in fretta fortunatamente per lasciare spazio alla miriade di universi di ricordi che influenzano, dettano e sono la mia vita stessa.

Per questo motivo quando ho deciso che tutti i miei zii e cugini dovessero dare il benvenuto all’Autunno insieme a me nella speranza di una rinascita, ho pensato che la tavola fumetto facesse proprio al caso nostro. Allo stesso modo che dovessero esserci palloncini pronti a ricordare che papà era lì. Un po’ taciturno, imbronciato quasi con le sue labbra carnose mentre spiluccava pistacchietti, dolcini e frutta senza seguire un iter preciso. Papà diceva sempre che “lo stomaco non capisce”, affascinante teoria che l’ha portato a mangiare con disinvoltura un biscotto Abbraccio con del formaggio fresco e della bottarga sopra. Sono pur sempre il risultato di questo grande gourmand, io.

Il menu della serata consisteva in diversi piatti contenenti per la maggior parte la zucca, protagonista indiscussa del periodo su cui ho blaterato fino allo sfinimento gli scorsi anni e incredibilmente c’è sempre da dire. Piatti che non mancheranno di essere pubblicati perché fortunatamente fotografati, alla meno peggio, nel marasma della preparazione mista ad altro da fare che nulla c’entra con blog e annessi (comincio a lamentarmi del lavoro o la smetto? la seconda, va). Essendo in quattordici, avendo poco tempo a disposizione, e soprattutto molti piatti, posate, bicchieri e servizi vari ancora imballati, ho optato per l’ideona: tutto in plastica, che l’ecosistema mi perdoni questa volta. Faccio da anni un uso moderato di questi prodotti e mi piace sempre e comunque adoperare la ceramica. L’idea mi è venuta anche perché molte volte durante le apparecchiature mi viene detto “Eh ma è facile così! Hai sempre cose bellissime!”. Niente di più sbagliato. A parte il fatto che non ho certo mise en place con piatti Hermès in genere ma si tratta sempre tuttalpiù di qualità media, va detto che ormai con i prodotti in vendita nel settore monouso/usa e getta c’è una vastissima gamma pronta per qualsiasi occasione. Party Pieces, a cui va il mio amore imperituro nonostante l’inconveniente per la festa del Nippotorinese di cui ho parlato qui, ne è un fulgido esempio. Senza andare però a organizzare roba complicata per alcuni, e quindi ordini online e spedizioni europee o oltre oceano, basta farsi un giro tra gli scaffali della Coop.

Una volta scelto il mood e il colore tematico della serata tutto diventerà semplice, facile e soprattutto stramaledettamente comodo. La Tavola Fumetto realizzata per quest’occasione non è particolarmente ricca di dettagli. Nel mio immaginario avrei voluto attaccare foglie secche reali alla carta modello per sarta che ho adoperato. Inserire micro glitterini sulle foglie disegnate con il pennarello, un po’ come si faceva alle elementari (colla e glitter, sì. Anche se poi poggiare un tozzo di pane e ritrovarsi tra i denti uno sbirluccichio e della Pritt non era un’idea tanto geniale) e molti altri dettagli che non ho potuto realizzare come sopra detto per via del tempo.

L’idea era di richiamare le sfumature dell’autunno, delle foglie e della Regina Zucca ma l’antipatia incontestabile che ho nei confronti dell’arancione è pur vero che contrasta fortemente con una passione improvvisa nei confronti delle tonalità dorate. I piatti non erano esattamente quello che intendevo in questo range di sfumatura ma contando che sono stati presi al volo del mio fido Seby che mandava foto tra gli scaffali indicandomi cosa ci fosse mentre io parlavo di pali elettrici beh. Direi che non è andata così male (Santo Seby Subito!). Il fatto di smorzare sempre con il bianco è un assioma vincente. Scegliere qualcosa di quadrato, seppur di taglio che a me non piace se non strettamente correlato all’orientale moderno, è una scelta azzardata soprattutto in fatto di comodità. Il quadrato prende nettamente più spazio del rotondo e crea problemi poi, come in questo caso, nella collocazione delle posate.

  • sottopiatto dorato
  • piatto bianco
  • piatto dorato
  • piatto bianco

La piramide che ho composto era questa, sfalsando gli ultimi due piatti per creare movimento e distogliere lo sguardo dall’imperfezione del troppo poco spazio che c’era per le posate, soprattutto in virtù del fatto che per la tavola fumetto il contorno piatto necessita di un ulteriore spazio (sembra che abbia detto l’ennesima cosa priva di senso ma rileggendo questa frase 3942384 volte se ne capisce il senso. FORSE).

Gli ospiti adorabili sono stati forniti sottobanco di vere forchette. Trattandosi dei miei parenti e certamente di una cosa assolutamente informale, ho spiegato beatamente senza farmi troppi problemi che le forchette erano ancora imballate e che erano pochi i fortunati che potevano giovarsene. Il fatto è che tre forchette sono il minimo, intendo a persona, quando si sceglie di fare un certo numero di portate. Nessun ospite deve essere mai obbligato (fortemente detesto!) a conservare e preservare la propria posata o peggio ancora essere costretto ad adoperarla nuovamente per la successiva portata. Prendiamo in esame l’esempio dei primi piatti che ho servito:

lasagne zucca, besciamella, ricotta, salsiccia

lasagne di castagne

Mangiare le lasagne di castagne che per natura sono secche con la stessa forchetta di quella di zucca (poi parliamo del fatto che mi sono venute liquefatte e simil blob, sì) è qualcosa di angosciante e a dir poco maleducato nei confronti dell’ospite. Poi sì, come dice mamma mi faccio troppi problemi. Ma nella vita è sempre bene farsi un problema di come si trattino le altre persone. Anche nelle sciocchezze, talvolta soprattutto, come queste perché diventano indice di cose nettamente più importanti.

Essendo due tavoli uniti (tavolo provvisorio del soggiorno perché sto ancora aspettando il tavolo. Ma prima o poi lo faccio un bel post sul diffamatorio andante su quello che mi è accaduto. Al massimo una connessione internet dal carcere me la daranno, no?  E tavolo terrazzo. Uno ovale e uno rettangolare, non aggiungo altro) e la lunghezza piuttosto notevole ho pensato che tutti dovessero godere dei fiori e per questo motivo ho voluto adoperare come vasi i barattoli di marmellata e salsa che mi piace sempre disseminare in queste e altre occasioni e che trovo chic al punto giusto senza troppe pretese. I toni sono sempre quelli del bianco, del giallo e dell’arancione e la castagna (con su attaccato un adesivo a forma di cuore – adesivi che si trovano da Tiger) chiude e ferma il tovagliolino dorato. Caraffe e bicchieri di plastica con calice a base dorata facilissimi da trovare completano il tutto.

Ci sarebbe moltissimo da dire circa la collocazione dei piatti e su come mi piaccia sempre organizzarmi per le cene in genere. Me lo hanno chiesto in tantissimi e credo proprio che organizzerò qualcosa a breve, anche in formato video che pare essere il metodo più diretto (parlo troppo anche lì ma sicuramente meno di qui che è strettamente per i più impavidi e affezionati. Siete i miei eroi! Vi amo!).

Trovo che sia utile, oltre che più funzionale-chic (ho detto chic due volte.Mi picchio), collocare il cibo e tutto quello che concerne la cena fuori dal tavolo principale. Può essere una madia come nel mio caso, un tavolo da supporto messo ai lati di quello principale o qualsiasi tipo di appoggio che riuscite a trovare. Nel caso non si confaccia al contesto basterà rivestirlo (come ho fatto io col tavolo aperitivo ad esempio nella Tavola Fumetto dedicata alla mamma. Era pur sempre un classico tavolino in pelle che nulla c’entrava con il resto ma che con un po’ di carta da imballaggio è diventato: perfetto).

Senza mai dimenticare il segnaposto, in questo caso i palloncini, per non mettere in imbarazzo nessuno degli ospiti costringendolo a chiedere dove si debba accomodare, tutto diventerà più facile perché ognuno troverà il proprio spazio e dimensione. Collocare gli ospiti è sempre difficile perché si tende a farsi troppi problemi. E’ giusto dare risalto al capotavola, che rimane sempre il padrone di casa, non per importanza ma per il controllo della situazione. E’ infatti “costretto” a supervisionare tutto quello che accade, eventualmente alzarsi e servire, erudire i propri ospiti circa gli ingredienti e tutto quello che concerne l’apparecchiatura. In casi come questi, quando si ha a che fare con amici e parenti di certo non sussiste il problema e si tende a collaborare ma il capotavolo-padrone di casa mai deve dimenticare che tutto quello che accade è  di suo interesse e che in quel momento proprio come il capitano deve condurre la propria nave nel tragitto che si è prefisso ed eventualmente abbandonarla per ultimo con tanto di suono di violino.

Ho scelto i palloncini per ricordare papà. Su Facebook, esattamente qui, mi avete (come sempre) fatto commuovere ed emozionare. Vi siete stretti intorno a me dandomi quel conforto che non mi vergogno a dire: cerco. Perché non bisogna mai avere paura di essere quello che si è.

Che sia plastica o ceramica o entrambe le cose.

Quando tutti sono andati via contenti per la serata, cosa che mi ha reso immensamente felice come poche volte, sono andata con i palloncini sul terrazzo insieme a Koi e il Nippotorinese e li abbiamo fatti volare. Ognuno con il proprio nome:

  • Nonna
  • Luciana
  • Gabriele
  • Giulio
  • Agata
  • Benedetto
  • Guido
  • Ettore
  • Martina
  • Clelia
  • Giuseppe
  • Laura
  • Fernanda
  • Pier

Ho alzato la testa. Mancava il mio. E allora ho fatto volare quella. In quella dimensione dove c’era anche il mio papà. Gli sarebbe piaciuto il pane. Non gli sarebbero piaciute le lasagne. Avrebbe amato il fatto che ci fossero tanti fichidindia e mi avrebbe detto che ero stata: bravissima. Il suo orgoglio.

Fortuna che ho una famiglia splendida che mi riporta la testa giù. E mi trattiene qui ricordandomi che ho l’immensa fortuna, nonostante la mia tragedia continua personale del ricordo lacerante, di essere una persona molto amata. Alla soglia dell’anzianità ho capito la cosa più ovvia. Quella più semplice eppure epifanica a tratti. Le radici sono davvero le fondamenta più importanti da annaffiare. Perché sì ci sono tempeste, tempi di secca e raccolti brutti ma alla fine quando arriva il fiore, i frutti e le meraviglie ti rendi conto che niente è stato più bello e buono.


Un Brunch HalloweeNatalizio


  • Ceci con cumino e limone
  • Broccoli “affogati” al forno con cipolla
  • Lenticchie lesse con carota
  • Wakame con avocado, lime, salsa di soia e sesamo
  • Pisellini al Wasabi
  • Primavera di Fernanda con fave, carciofi e piselli
  • Broccoli Bolliti
  • Peperoni arrostiti con limone
  • Pomodorini Secchi
  • Melanzane grigliate
  • Zucchine grigliate
  • Sushi vegano con carote, tofu, avocado e seitan
  • Datteri morbidi
  • Granita Siciliana ai fichi, pistacchio, basilico, mandorla e cioccolato


Ombrella è stata qui per un lungo week end. Solo in teoria lungo perché per me sarebbe stato corto pure un anno intero con lei. E’ appena andata via. Abbiamo finto che si stia solo ritoccando la cipria in bagno nella depandance e che tra poco risalirà per decidere insieme se mangeremo wakame avocado e salsa di soia con lime o shirataki con avocado. O entrambi perché una fame sana si è scatenata. Fortuna che abbiamo entrambe tanta fantasia perché immaginarla mentre si ritocca la cipria è qualcosa che va ben oltre la fantascienza.   Tra poco gli Ombromini perlustreranno il cielo che divide Catania Roma e si prenderanno cura delle nuvole. Le sposteranno un po’. Faranno cadere Le Pupille sulla terra lavica, che a detta di Ombretta è esattamente l’habitat giusto per loro. Potrei esserne forse più felice?

Sono stati giorni intensi fatti di  matita, sogni e progetti. Dopo un anno che ne parliamo siamo riuscite a rinchiuderci per un po’ insieme e far esplodere quello che abbiamo accumulato visivamente.

Mi sono sempre confrontata con me stessa in modo sadico e cattivo. Ho sempre avuto a che ridire su quello che dico, faccio e soprattutto su quello che sono e come sono allo specchio. Non mi ero però mai trovata in un luogo che mi desse la possibilità di  vedere la parte bella di me. Così. Davanti. Potendola toccare, osservare e studiare. Credevo non ne esistesse la possibilità. Da Giovedì fino a qualche ora fa invece mi è stato concesso di farlo. L’una lo specchio dell’altra abbiamo riscoperto –che vestirsi solo di nero, non mangiare animali, esaltarsi per due castagne bollite, saltellare per ventiquattro matite, essere felici di scoprire che il concentrato di cavolo non è amaro- non fa parte della nostra solitudine ma di una sorprendente comunione. Non siamo sole. C’è troppo e tanto e quasi tutto per noi però ecco io vorrei cominciare dal mio personale Benvenuto a Ombrella per il Brunch del Giovedì scorso. Non poteva che essere in una terra di mezzo dove è sempre Halloween e Natale. Tutto rigorosamente vegano ma non per questo noioso ( anche Nanda ha partecipato; che poi abbia tirato fuori di nascosto dalla borsa otto frittelle e un po’ di salame non lo diciamo). Rigorosamente nero ma non per questo colorato. Rigorosamente monotono per certi versi ma non per questo:

indimenticabile.

Che io ami Ombretta non è un mistero ma che io e Ombretta abbiamo un mistero, da adesso,  è una certezza. Basta rimanere sintonizzati ed entro Halloween qualcosa di veramente spettacolare in questi schermi accadrà.










Ciotola di Ghiaccio e Fiori ( e anche frutta eh)


Avevo servito un sorbetto al kiwi dentro un’enorme ciotolona di ghiaccio e fiori in occasione delle FumettoRicette comparse sul Blog della Rivista Grazia lo scorso anno. La FumettoRicetta in questione si può trovare cliccando qui. 

Le versioni erano due. Una realizzata con dell’orchidea e gelsomino mentre l’altra con margheritoni di campo e tulipani. Entrambe adatte, se vogliamo, per occasioni diverse.

Nonostante il prodotto sia indiscutibilmente sullo chic andante l’orchidea e il gelsomino con la sobrietà e delicatezza di colori tenui si ben prestava a qualcosa di più romantico mentre la forza e la genuinità delle margheritone frullate al rosso prorompente del tulipano a qualcosa di ricercato sì ma più accomodante, quasi casalingo. Quest’anno mi ero ripromessa di dedicarmi a vere e proprie sculture di ghiaccio. Avevo in programma ghiacciolini trasparenti con frutta ghiacciata ed erbe freschissime, una su tutte fragole e basilico giusto per rievocare un dolcetto su cui se ne è straparlato qui al Gikitchen sino ad arrivare a queste meraviglie. Per servire sorbetti o semplicemente come centro tavola ghiacciati per stupire nella loro incommensurabile semplicità.

Poi, per farla breve (risate registrate), gli impegni e il resto hanno fatto sì che rimanesse un sogno e di chic, accomodante rassicurante ghiacciato e frizzilazzi c’è stato praticamente nulla. La voglia di possedere una ciotolina ghiacciata con le ciliegie, e anche con i fichi che grazie al loro interno pittoresco creerebbero dei giochi di colore intriganti, riuscirò a farli. Costi quel che costi al rientro delle vacanze sarò lì con ciotoline, ghiaccio, frutta e fiori. Mixando anche fiori e frutta come che un’idea cattiva non è.

I boccioli di rose, e i gelsi come le more. Una composizione con ribes, fragoline di bosco e mirtilli . Tutto da mangiare. Anche a morsi alla faccia dei denti sensibili. Un sogno ghiacciato e fruttoso che riesce a dare solo con il pensiero una bella boccata di aria gelida.

Perché fuori santocondizionatore si muore.

Vita


Ed è Pasqua. Da quattro settimane non faccio altro che parlarne ed è per questo che oggi vi è solo silenzio e abbraccio. Che sia una Pasqua,  con la vostra famiglia e amici, indimenticabile. Di quelle che odorano di piccoli gesti, sorrisi e abbracci. L’importante del resto è che siano veri. Ne ho passate tante finte ma questa no.

Sarò con la mia famiglia per intero. La parte sicula. La parte sabauda. Una miscellanea di sapori nord e sud che si incontrano tra ricordi e progetti futuri. Insieme.




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Fantasie di Pasqua: Il Centrotavola coniglioso e i gusci d’uova porta fiori


Mamma ormai reperisce conigli ovunque. Nani  e conigli. Nani, conigli e Uova. Il Nippotorinese non ne può più. Invoca pietà mentre con le sue salviette e spray per lenti, pulisce i suoi occhialetti da intellettuale. Li inforca e serio “Non avevamo già un cestino con un coniglio?”

Che stolto. Certo che lo avevamo già ma non era fucsia. Questo cestino che credo nasca come porta mollette (anzi ne sono proprio sicura altrimenti perché mai avrebbero dovuto disegnarci delle mollette nell’etichetta?) ma infilandoci dentro dei gusci di uova colorati e un po’ di fiorellini vien fuori un centrotavola delizioso per questi giorni di Pasqua.

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Fantasie di Pasqua: L’uovo Carotoso!


Arieccoci per la Rubrica Fantasie di Pasqua. Professionale come inizio, vero?

Idee per l’apparecchiatura di Pasqua con tante decorazioni e meravigliose inutilità *parte la sigla*

Abbiamo fatto l’albero di Pasqua con il nocciolo contorto, le uova di zucchero e cioccolato, il nastrino e la colla.

Te lo sei perso? clicca qui 

Poi c’è stato il cesto di pane fatto di pane per tenere il pane o semplicemente se manca il pane o insomma di pane, basta.  Te lo sei perso? Clicca qui 

Poi c’è stato il segnaposto/ portauovo coniglioso da realizzare con cartoncino e colori.

Te lo sei perso? clicca qui 

E ci sono stati pure i cappellini per le uova sia in formato coniglio che in formato Totoro giusto per non farci mancare niente. Te li sei persi ? indovina un po’! Clicca qui  e qui per la versione di Totoro 

E vogliamo dimenticarci del menù in memoria di Tappa e Rella in formato gallinoso? Giammai ! E cosa devi fare se non cliccare qui ? 

Insomma non è ancora tempo di tirare le somme visto che abbiamo più di dieci giorni abbondanti prima dell’imminente Pasqua ma credo proprio che già un bel gruzzoletto di idee siano state raccolte. Ad aggiungersi a tutto questo oggi c’è un semplicissimo decoro ma di sicuro effetto. Le avevo già fatte due anni fa mentre l’anno scorso me le ero completamente tolte dalla mente. Le ripropongo quindi sperando possano essere uno spunto carino. Si possono preparare in anticipo, che non guasta mai, e tirarle fuori in questi pranzetti per stupire. Adattabili come segnaposto o semplice decorazione sono dei semplicissimi gusci d’uovo colorati d’arancione e bucati nella parte superiore dove si potrà introdurre una fogliolina per rendere credibile ancor più la forma carotosa.

Qualche coniglietto saltellante accanto farà il resto. Perché oh diciamocelo le uova carotose non potevano assolutamente mancare. Le abbiamo fatte in versione coniglio e in tutti i modi e vuoi che manchino in formato carotoso? Impossibile.

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La ciambella dentro l’uovo


Avevamo giusto finito di uploadare cupcake natalizi che già su Pinterest si repinnava selvaggiamente roba pasquale e una delle prime immagini capitatemi a tiro è stata proprio una simile a questa. Simile perché con l’arte del magico Photoshop (questo sconosciuto in casa tranne che per il correttore al volo. Devo aprire quel maledetto tutorial prima o poi, uff)  ai miei occhi si erano parate rotondità di una beltà strabiliante. Alla fine senza tirarla troppo per le lunghe erano delle piccole ciambelline servite all’interno del guscio. Solo immagine senza ricetta e spiegazione. Non mi restava che rimboccarmi le maniche e darci sotto perché queste ciambelline servite all’interno del guscio d’uovo non potevano certamente mancare. Non è stato difficile come sospettavo ma anzi semplice e indolore solo che naturalmente non calcolando bene le dosi da inserire all’interno del guscio ho ecceduto giusto un attimino ed esteticamente non mi hanno soddisfatto come  avrei voluto. Nel senso che questo è il primo risultato ed era giusto mostrarlo per onestà; adesso affinando un po’ la tecnica si spera in un risultato migliore. Dal basso della mia esperienza ciambellosa in fatto di ciambellegusciose trascrivo però quello che ho imparato:

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