Torta della Nonna all’Arancia per AIRC: Contro il Cancro io ci sono


Oggi 31 Gennaio in tutte le Piazze Italiane trovi le Arance della Salute (clicca qui per cercare la piazza a te più vicina). Puoi sempre donare tutto l’anno attraverso bonifico, paypal oppure diventando socio (cliccando qui ti renderai conto quanto facile sia). Su Facebook puoi seguire AIRC qui, ma pure su twitter e youtube. Lo scorso anno è stato il 24 Gennaio e per l’occasione ho postato 30 Ricette da fare con l’Arancia (sotto faccio un piccolo riepilogo con tutte le nuove ricette che contengono l’Arancia, sperando di non fare pasticci perché in archivio ne ho davvero tantissime).

Compriamone quante più possiamo. L’Arancia è un post it che però bisogna ricordare tutti gli altri 364 giorni. Uno spicchio dolce in mezzo a un agrumeto. Un momento in cui i grandissimi volontari mettono a nostra disposizione sorrisi, coraggio e tanto amore. 

AIRC attraverso il sole dei frutti ci ricorda quanto sia importante la salute, la gioia di vivere e allo stesso tempo quanto questo possa influire ed essere talvolta determinante per chi disgraziatamente è stato colpito dal Cancro. Si ammalano tutti quelli che stanno insieme agli eroi del nostro tempo. Si ammalano i fidanzati, le mogli, le sorelle, le amiche, il collega d’ufficio. Coinvolge le vite di tutti. Le distrugge e ne fa un uso dove è solo il mostro a essere padrone di tutto. Del tempo, delle relazioni e del futuro. Quindi della vita stessa. A me sembra ormai di vivere uno scherzo del destino continuo. Dopo la perdita di Massimo, Agata e del mio amato papà ancora una volta ha toccato le corde dei miei legami più profondi e sinceri basati sulla stima e affetto. Ancora una volta ha lanciato il sasso in questo oceano di dolore e un cerchio ha colpito, seppur marginalmente me. Per questo mi convinco sempre più che il tempo non esiste e che bisogna vivere e riempirsi di frazioni di secondi e ricordi. Non c’è più neanche l’adesso o l’oggi.

Le Arance vanno prese. Come simbolo. Ognuno di noi è responsabile, sì responsabile, della propria vita e di quella degli altri.

Questa torta l’ho fatta diverse volte in tantissime varianti. Qui piace molto ed è entrata a buon diritto a far parte delle ricette di casa. Ho deciso di farne una versione all’arancia per l’occasione. Ho pubblicato quella al Limone per una Pasqua e se ti fa piacere puoi trovare tutto qui.

Per 10 persone circa:

Per l’impasto:  300 grammi di farina 00, 130 grammi di zucchero semolato, 150 grammi di burro morbido a pezzetti, 1 uovo, 1 bustina di lievito in polvere per dolci (16 grammi), la buccia grattugiata di un’arancia non trattata biologica.

Per il ripieno: la buccia di due arance, 120 grammi di zucchero, 50 grammi di farina, 500 grammi di latte intero freschissimo, 2 uova, essenza di vaniglia.

Si prepara prima la pasta.

Nel Bimby: versa nel boccale la farina, lo zucchero, il burro, l’uovo, la scorza e il lievito e impasta per 20 secondi a velocità 5. Metti l’impasto in frigo per 30 minuti avvolto in pellicola.

Senza Bimby si fa come la frolla normale ovvero impastando tutti gli ingredienti pian piano, avendo cura di non adoperare il burro troppo freddo ma morbido, quasi a pomata. Stessa cosa. Pellicola e frigo.

Il ripieno

Con il Bimby: trita la buccia di limone per 5 secondi a velocità 8. Aggiungi farina, zucchero, latte, uova, vaniglia e cuoci a 90 gradi per sette minuti a velocità 4. Togli dal boccale e fai raffreddare.

Senza Bimby: in un pentolino metti il latte e la scorza grattugiata dell’arancia. A parte lavora uova e zucchero e aggiungi vaniglia. Metti nel latte. Aggiungi farina setacciata e gira con frusta da pasticcere a fuoco basso finché non si addensa.

Togli l’impasto dal frigo, poco importa se stai agendo con Bimby o senza Bimby adesso, e dividi l’impasto in due parti. Stendi. Imburra e infarina la teglia se non adoperi il silicone (questa è calcolata da 26 cm ma a me piace molto più stretta e alta. 20 cm direi). Versa la crema raffreddata e ricopri con altro foglio di pasta. Se ti piace aggiungi pinoli e zucchero dopo aver spennellato la superficie con latte. A 180 statico già caldo. Trenta-trentacinque minuti dovrebbero bastare.

Un’ultima cosa vorrei scriverla, senza alcun tono polemico. Lo scorso anno ho dovuto “fronteggiare” diversi punti di vista riguardo alla Ricerca; per carità condivisibili, comprensibili seppur diversi, sempre fatti in modo molto educato. Pare che una persona vegana/ animalista/ eticamente vicina al mondo animale/ sensibile e basta non possa sostenere la Ricerca. Mi sono persa molto in chiacchiere in quell’occasione (esattamente sulla mia pagina Facebook), seppur parli di un evento sporadico che possiamo riassumere in un commento. Ho riflettuto però a riguardo. Quelle parole mi sono rivenute in mente mentre ticchettavo a favore della Ricerca poco più su.

Mi rendo conto che ci sia un po’ di confusione. Non da parte mia, intendo.

Io non mi sono mai etichettata come vegana. Io ho sempre detto, così pour parler, di seguire una dieta vegana e tanto basta. Le motivazioni, chi mi segue le ha potute anche cogliere attraverso i miei racconti e ne ha capito il motivo o semplicemente se ne è fatto un idea e bon. Di certo ho più volte sottolineato quanto io sia un’anima libera. Da ogni etichetta, convenzione e scala gerarchica. Non appartengo proprio a nessuna “casta”. Per assurdo se dovessi indossare una pelliccia di certo non mi dovrei giustificare sul perché, considerato che non mangio neanche i derivati animali. Questo non significa che io sia a favore delle pellicce; sono quanto di più distante, a dirla tutta. Allo stesso tempo però, come valutavo diversi anni fa, mi siedo in poltrone di pelle, indosso scarpe di cuoio e pelle e via discorrendo. Dove voglio arrivare?

Si fanno tante chiacchiere e demagogia. Mio papà, stroncato da un tumore al pancreas, il più doloroso invasivo e lacerante che ti rende anoressico e ti fa morire tra le più atroci sofferenze che la morfina è acqua fresca, deve molto alla Ricerca. Diceva sempre che le chiacchiere sono chiacchiere. Contano i fatti. E’ un po’ come se io andassi davanti a una Chiesa e dicessi a tutti che invece di perder un’ora del loro tempo a cantare e fare tre preghiere sarebbe meglio che andassero ad aiutare sorelle e fratelli alla mensa dei poveri. Sciocchezze, no? Voglia di perder tempo, criticare gli altri, non guardare se stessi e tutto quel bel frullato di qualunquismo-populismo e sana quanto divertente idiozia.

Di fatto la Ricerca aiuta. Di fatto non mi devo giustificare. Ma proprio mai, nel totale rispetto delle mie idee e di quelle che ho nei confronti degli altri. Di fatto sostengo l’AIRC fortemente, essendone socia, contribuendo in minima parte perché è proprio una goccia di acqua in mezzo all’oceano, destinando il ricavato del mio Libro che se è stato finito con tanto dolore da me è solo stato per volontà di papà. Non mi vergogno affatto di sostenere la Ricerca. Non sono felice che siano gli animali talvolta ad avere la peggio. Basterebbe solo tacere a volte, farsi un giro al reparto oncologico e provare a pensare alle giornate interminabili di Chemio. Perché in quella sedia non è difficile che ci staremo anche noi. Io per prima.

La Ricerca è l’unica tutela e arma che abbiamo. Il resto sono tante chiacchiere e concedetemelo fortuna di essersi trovati raramente davanti alla vera sofferenza. Perché è facile parlare, anche troppo e a sproposito. Per quello si può aprire un blog, un canale youtube o prendere un microfono e fondare un degno concorrente di Scientology.

Ma fare i fatti è un’altra cosa. Io chiacchiero tanto ma incredibilmente faccio più fatti.

Ricette con L’Arancia ne abbiamo? 

Niente scuse. Se ne possono comprare chili e chili e fare un intero e incredibile Menu.

Torta al Caffè Vergnano, Cioccolato e Cannella


  • 110 grammi di farina
  • 110 grammi di zucchero grezzo di canna
  • 10 grammi di cacao amaro in polvere
  • 1 pizzico di sale
  • 3 uova
  • 2 cucchiai abbondanti di caffè in polvere Vergnano
  • 1 cucchiaio di cannella
  • burro e farina per lo stampo

Monta le uova con lo zucchero e il pizzico di sale. Lavorale per bene con le fruste elettriche. Quando sono spumose aggiungi il cacao, il caffè e la farina setacciata. Poi la cannella  e lavora tutto dal basso verso l’alto con la spatola delicatamente e incorporando pian pianino. Adopera uno stampo da 20 centimetri circa che dovrebbe andare bene e cuoci a 180 già caldo per 30 minuti. Controlla con uno stecchino di legno. Se viene fuori asciutto lascia raffreddare per bene. Semplice sì ma gustosissima.

Copri con abbondante panna montata sul momento, se piace,  e scaglie del più eccezionale cioccolato fondente che conosci.

Regalare una Torta fatta con amore rimane uno dei gesti più incredibili quanto semplici sempre, ma in particolar modo durante le feste natalizie. Questa ricetta si presta benissimo anche ad essere realizzata in deliziose e piccole monoporzioni che adornate da pirottini, passamanerie e nastrini e confezionate rimane un’idea regalo deliziosa. Ringrazio Caffè Vergnano per avermi omaggiato di queste tre latte “Dillo con un caffè” per augurarmi Buone Feste e allietare le pause con parenti e amici.

Torta Vegana con Crema Vegana con Cioccolato Vegano per un Natale Vegano (la smetto, sì)


Per dieci persone:

  • 280 grammi di farina bianca (o integrale, meglio)
  • 60 grammi di cacao amaro in polvere
  • 230 grammi di zucchero di canna
  • 135 ml di olio vegetale
  • 1 bustina di 16 grammi di lievito per dolci
  • 350 ml di acqua tiepida (se ti piace la cannella lascia in infusione delle stecche per una notte)

Per la copertura e imbottitura:

  • 55 grammi di “burro” di soia o se la usi la margarina (clicca qui)
  • 50 ml di acqua
  • 250 grammi di zucchero a velo
  • vaniglia (o cannella se preferisci)
  • 30 grammi di cacao amaro in polvere setacciato

Setaccia la farina, il cacao e il lievito. Aggiungi lo zucchero, la vaniglia e gradualmente l’olio. Aggiungi l’acqua mescolando costantemente fino a quando l’impasto non è omogeneo e abbastanza denso. Versa il composto in una teglia unta con poco olio e inforna a 160 già caldo per 45 minuti circa. Lascia raffreddare la torta e  quando è passato il tempo tagliala per bene a metà con un coltello molto affilato e prestando attenzione a eseguire movimenti delicati.

Metti il burro vegetale che hai scelto e l’acqua in un pentolino e fai riscaldare a fuoco lento fino a quando tutto non sia amalgamato. Togli dal fuoco e aggiungi lo zucchero a velo e il cacao setacciato per bene. Sbatti con una frusta da pasticciere e aggiungi acqua bollente qualora fosse necessario per rendere tutto non troppo denso ma neanche troppo liquido. Spalma la crema sulla superficie del primo disco e poggia il secondo sopra. Procedi poi alla copertura nel modo che preferisci e la fantasia ti consiglia.Sopra puoi spolverare con nocciole, pistacchi, noci  o mandorle tritate.

Tra le torte vegane, e quindi senza derivati animali, più apprezzate ci sono sicuramente quella che ho composto con le perle di zucchero e quella per San Valentino (ma non dimentichiamoci neppure questa, eh). Senza girarci tanto intorno: la torta vegana ti piacerà a patto che le aspettative siano reali. Nel senso che un palato abituato alla roba industriale si ritroverà ad esprimere quasi per certo inadeguati commenti. E’ lapalissiano che una torta al cioccolato vegana non potrà mai essere una torta al cioccolato di Buddy Valastro con novemila chili di zucchero, nove uova per cento grammi e un bel panetto da ottocento grammi di burro (ma poi è uscito dal carcere per guida in stato di ebbrezza? La vogliamo finire ogni volta di farmi pigliare un coccolone? Credevo che si facesse solo di glassa, povera me ingenua). Una torta vegana non saprà mai di burro perché colpo di scena: il burro non c’è. Si sentirà a volte l’olio perché colpo di scena: l’olio c’è. Non sarà mai alta due metri e morbida come dieci piani di morbidezza perché colpo di scena: tutti questi incredibili grassi non ci sono. Lo so è stupefacente che io abbia ticchettato tutte queste incredibili rivelazioni in un sol colpo.

Mamma agli inizi mi guardava attonita e piegava anche un po’ il labbro inferiore in segno di disgusto. Le tremava pure la mascella quando cercava di deglutire in cerca di termini non troppo offensivi. Ma si ritornava sempre a quel punto. Come lo si voleva dire era sempre: una schifezza.Adesso volente o nolente ha il  palato più abituato a un gusto sicuramente più semplice rispetto a tutto quello che può essere confezionato. E la  situazione è cambiata.

La torta vegana non è per tutti quindi, ma solo per chi è conscio di quello che mangia giornalmente e ben conosce le differenze che esistono. E’ una questione di cultura gastronomica e nulla più. Che qui non si sono mai fatti proseliti sul veganesimo, non si è mai tentato di convincere nessuno e non si è neanche terrorizzato con dati, statistiche e allarmi vari. Ognuno mangia quel che vuole. Ognuno è quel che mangia. Nessuno giudica il piatto degli altri. Ma soprattutto né per moda né per costrizione si deve fare questa benedettissima torta vegana. Ci sono pure persone intolleranti e meno fortunate che non possono nonostante il proprio volere. Ed è sempre bello ricordarlo, no?

Vicino a casa mia (ma mi sa che lo avevo già detto solo che la vecchiaia avanza davvero e fra meno di un mese soffierò su quelle maledette candeline che mi avvicinano agli anta. Agli enta. Volevo scrivere enta) hanno aperto un delizioso biologico fornitissimo dove hanno burri vegetali di ogni sorta. Mi ritrovo ad avere in frigo anche il burro di cacao, che da brava psicopatica ignorante al massimo ho adoperato per metterlo sulle pieghe della labbra insanguinate che ogni anno mi si spaccano. Solo che Angelina Jolie con le labbra spaccate è la donna più bella dell’universo. Io una disperata abbandonata alla stazione di una città nordica con meno venti e neanche una sciarpa (ma perché questa immagine triste?). Mi ritrovo quindi ad avere a disposizione una moltitudine di burri vegetali diversi e sto pacioccando a più non posso (anche la sera quando distrutta dico “voglio morire a ics sul letto” e invece mi ritrovo con lo sbattitore in mano nella speranza di non vedere riflessa la mia figura neanche per sbaglio sulla finestra. Perché è un periodo che brillo per bruttezza inverosimile). Lo scorso anno mi ero ripromessa di fare molte più preparazioni vegane. Quest’anno vorrei non fosse utopia.

Mi piace pensare che siamo noi a cambiare. Che non ci sia staticità. Che si accetti la diversità. Che si conosca prima di giudicare. Vedere mamma mangiare una fetta abbondante di questa torta, proprio di gusto, sostenendo che “si capisce che è vegana” ma con una diversa consapevolezza e coscienza, a me ha fatto francamente emozionare. E’ una torta da provare e rielaborare in svariate forme (ne ho già fatta una versione con i pistacchi e una con le mandorle. Replicherò per la pubblicazione).

Curiosità (che piacciono tanto e ne sono felice):

  • L’alzata è la classica con coperchio Ikea
  • Il tagliatorte è un regalo di mamma
  • La tovaglietta fa parte del mio corredo ricamato da Nonna Grazia
  • Il nastrino che ho messo intorno all’alzata l’ho semplicemente preso in merceria
  • I gingillini Babbo Natale e Albero con gli stuzzicadenti sono di Party Pieces
  • La casetta è del reparto Coin Cucina
  • Il bimbotto è un addobbo di decenni fa, suppongo.

Banana Chip Chocolate Cake con crema al caramello


Ingredienti per una tortiera di circa 20 cm

230 grammi di farina, 100 grammi di zucchero, 120 ml di latte, 1 uovo, 8 grammi di lievito, 60 grammi di burro freddo, 170 grammi di gocce di cioccolato, 1 banana non troppo matura, il succo di un limone e un pizzico di sale, una generosa quantità di cannella a seconda dei gusti.

In una ciotolina sbatti per bene uovo, cannella e latte. In un’altra ciotola più capiente mescola farina setacciata, zucchero, lievito e sale. Aggiungi qui il burro e poi il latte-uovo-cannella. Lavora con un robot da cucina fino a quando il burro non si è amalgamato per bene. Aggiungi quindi la banana leggermente schiacciata con il succo di limone e infine le gocce di cioccolato. Non è un composto che deve necessariamente seguire dei passaggi precisi e non deve essere lavorato molto. Nella superficie aggiungi delle fettine di banana (io le ho fatte scaldare con un po’ di burro e cannella in padella per “friggerle” e renderle un po’ “chip”).  Imburra e infarina una teglia e poi versa il composto a 180 già caldo per 20 minuti circa. Controlla con lo stecchino di legno. Quando è asciutto tira fuori e lascia raffreddare.

Crema al caramello

60 grammi di burro, 50 grammi di zucchero, 300 grammi di latte condensato, 35 grammi di cioccolato fondente almeno al 55 per cento, 2 cucchiai abbondanti di sciroppo d’acero.

Metti il burro e lo zucchero in un pentolino. A fiamma bassa lascia sciogliere lentamente sempre mescolando fin quando lo zucchero non si è completamente fuso. Aggiungi il latte condensato continuando a mescolare per almeno 5-6 minuti e sempre tenendo la fiamma molto dolce. Togli dal fuoco e solo allora metti cioccolato e sciroppo d’acero. Mescola per bene ancora ottenendo così una deliziosa crema che si può conservare in frigo a patto che venga avvolta nella pellicola a contatto con la crema stessa.

A me quando si dice/scrive “per i pomeriggi tra amiche a parlare, ridere, scherzare mentre ci si racconta e confida” viene in mente solo una domanda: MA QUANDO? Ma davvero esiste un mondo in cui delle amiche tutte belle sistemate si appostano intorno a un tavolo passandosi tovagliolini ricamati, cucchiaini della nonna e impilano piattini vintage scompagnati? Ma una volta l’anno posso pure crederci e alle fortunate va in assoluto la mia ammirazione. Ritagliarsi un momento del genere, francamente mi è impossibile. E’ già tanto che riesca a fingere attraverso l’obiettivo un’apparente serenità. Organizzare un evento del genere richiede sicuramente molto tempo, perché diciamocelo tolte le ricette, che nel mio caso specifico sarebbero l’ultimo dei miei problemi, dovrei organizzarmi con degli spostamenti di centinaia e centinaia di chilometri. Non ho amiche con cui parlerei, riderei, scherzerei e mi confiderei nel raggio di ottocento chilometri minimo. “Rinunciare” ai  diversi lavori e progetti per un momento del genere con loro altroché se lo farei. Ma pure un mese di seguito. Farlo per un momento così, giusto per trascorrere un pomeriggio a pavoneggiarsi con tutto il corredino della nonna, e per di più non con amiche di quelle proprio a-m-i-c-h-e.

Però come una psicopatica posso fingere, eh. A quel punto pure io posso mangiarmi la torta con il caramello dove c’è il burro. Posso davvero fare di tutto. E poi c’è iMessage; che non è affatto triste. E’ una grande opportunità e nulla di più. Di sentirsi vicine potendo immaginare cene, pranzi e tè ricchi di ricami e cucchiaini. Questa deliziosa torta è perfetta per un momento del genere, vero o presunto tale, ma anche per una colazione. Non è necessaria assolutamente la crema perché rimane comunque morbida e di fattura già ricca senza bisogno di esasperarne ancora più il sapore. Male però non fa. Cremina tra l’altro che si riconferma vincente e che avevo proposto durante la preparazione della torta con il latte caldo dell’amata Cri (che se ti sei perso e ti fa piacere trovi cliccando qui).

Sto “smaltendo” le ultime ricette (non è vero dai, alcune me le trascinerò fino a Gennaio come sempre) prima di cominciare veramente con gli addobbi natalizi. Qui fervono i preparativi seriamente (leggi: finalmente) e tra trambusti, decisioni e dubbi ne rimane sempre uno. Come fosse un ronzio sordo. Che penetra. Fino all’esaurimento nervoso:

ma con Koi riuscirà l’albero di Natale a restare quantomeno decoroso? Nessuno mi risponda e nel caso finga, per piacere. E’ già Lunedì. Aggiungere altro dolore non è una cosa francamente sopportabile.

Ci vediamo alle 18:18 per un’altra Ricetta?

Curiosità:

la tazza mi è stata regalata dalla Nonna Angela qualche settimana fa e fa parte di un servizio che ha acquistato quando è nata la mia mamma.

L’alzata (su Instagram me lo hanno chiesto in tantissimi) è di H&M Home. Sì, ha pure la sezione home e pure online; la fine insomma.

La Cheesecake Moykeil: all’acqua di rose con pistacchi e datteri


Ingredienti:

  • 300 grammi di biscotti secchi (speziati, meglio)
  • 50 grammi di mandorle tritate
  • 30 grammi di pistacchi tritati
  • 150 grammi di burro

Ripieno:

  • 250 grammi di mascarpone
  • 200 grammi di formaggio fresco cremoso
  • 400 grammi di latte condensato
  • 80 grammi di zucchero
  • 6 fogli di gelatina
  • 160 ml di panna leggermente montata
  • 80 ml di acqua di rose
  • qualche goccia di colorante alimentare rosa (facoltativo. Mi ricordava il  lokum)
  • 30 semi di cardamomo

Unisci i biscotti sbriciolati (nel sacchetto o nel robot) insieme alle mandorle e ai pistacchi. Unisci il burro sciolto a bagnomaria o nel microonde (senza farlo cuocere). Ottenuta la base per la cheesecake sistemala sul fondo della teglia a cerniera facendo pressione con il dorso di una forchetta. Puoi decidere se fare solo la base o anche le pareti laterali. Lascia riposare in frigo mentre prepari il ripieno.

Schiaccia i semi di cardamomo infilandoli in un sacchetto e colpendoli o adoperando un mortaio. Togli le parti più esterne e dure e tieni da parte i semini neri riducendoli ancora con colpi ben assestati. Adopera eventualmente un colino per filtrare maggiormente.

Ammolla i fogli di gelatina in acqua ghiacciata. In una ciotola capiente lavora il mascarpone, il formaggio cremoso e il latte condensato aiutandoti con le fruste elettriche. Aggiungi lo zucchero fino a ottenere un composto cremoso e leggero. In un pentolino scalda il latte condensato con l’acqua di rose e aggiungi la polvere di cardamomo. Fai cuocere a fuoco dolcissimo fino a quando si è ridotto di poco più della metà e poi lascialo raffreddare. Strizza i fogli di gelatina e aggiungili al latte condensato speziato. Una volta sciolti gira per bene e incorpora tutto alla base di formaggio aggiungendo se ti va qualche goccia di colorante rosa. Versa il ripieno sulla base che hai tolto dal frigo e se vuoi abbonda ancora con un altro po’ di polvere di pistacchi. Fai riposare in frigo per almeno quattro ore prima di servire, meglio se tutta la notte. Per la decorazione adopera cosa preferisci. I datteri, le mandorle e i pistacchi sono perfetti ma largo sfogo alla fantasia.

Non ricordo che anno fosse ma so che Moykeil lo conosco dai tempi di Faccia da Gioconda. Non ve ne è più traccia sul web semplicemente perché il tutto era ospitato sulla piattaforma, ormai offline, di Splinder. Fortuna vuole che ne abbia conservato i file perché semmai dovessi avere la fortuna immensa di star seduta davanti a quel famigerato “camino con i nipoti intorno” questi click saranno tra i ricordi più importanti (e certamente divertenti e sognanti) della mia esistenza. Si trattava di sostituire il proprio facciotto con quello della gioconda. Da quel momento non ci sono mai state tantissime interazioni tra di noi, ma una costanza senza tempo: sempre. Come accade con i bimbi che conosci all’asilo. Non te li dimentichi più. Fai giochi più complessi con altri alle elementari, poi le prime cotte alle medie e scorribande al liceo ma quando ti fermi. Solo un attimo. Pensi a quei momenti vissuti all’asilo. Di cui ricordi ben poco, ma non puoi fare a meno di pensare che fossero i più veri, delicati e belli. Guardando le foto di Moykeil è lapalissiano che si tratti di un artista e in diverse forme eccelle in tutte (poi oggi per linkare i diversi profili scopro il suo curriculum e per poco mi piglia un infarto. Ma ritornando al punto “amico dell’asilo” posso pure continuare ad avere un’interazione con lui come ho sempre fatto: ovvero delirante e sconclusionata ).

Quest’estate ha raccontato la mia Sicilia attraverso una sequenza di scatti commoventi (che si possono vedere sul profilo Instagram). La magia arriva ancor più quando si ha la possibilità di vedergli fermare il tempo nelle sue terre, nei suoi colori e tradizioni. E’ lì che proprio rimani abbagliato come se ti stesse arrivando contromano a velocità non troppo moderata qualcosa. Niente di pericoloso, eh. Solo una stella cometa, che sa di sogno, addosso.

Non incontro mai nessuno. Faccio sempre fatica. Sono timida. Insicura. Blablablabla ma quest’estate quando si è progettato di vederci durante le ultime tappe del suo Tour siculo, sarò onesta, mi sono detta che no. All’amico dell’asilo non si può proprio negare un abbraccio anche perché, confesso, l’avevo sempre desiderato in cuor mio. Poi uno spiacevolissimo contrattempo purtroppo ha dovuto farlo rientrare a Roma e si è posticipata la carrambata. Ero già lì tutta armata di prodotti siculi per accoglierlo quanto meno degnamente in Trinacria. Dal suo percorso visivo di viaggio avevo già intuito che con il cibo stava andando piuttosto bene e che come tutti i forestieri temeva che il fegato scoppiasse felice in preda agli spasmi di arancini, pane e panelle, granite e tutto il repertorio leggerissimo della cucina siciliana. Ho ancora il pacchetto che dovevo dargli qui (perché sono la solita ritardataria). Ho ancora quell’abbraccio qui. Ma nel frattempo, giusto perché non voglio commettere l’errore di trascurare gli amici che poi si ricordano davanti a quel famoso caminetto, volevo dedicare questa cheesecake a Mohamed.

Perché quando ho aperto l’acqua di rose e i datteri mi è arrivata quella stella addosso. Mi è venuto in mente lui, un’immagine di un gatto bianco peloso arrotolato nel lavandino e di papà che mi compra il quaderno sacro di Bodrum (che è poi dove comincia tutto questo) mentre mi racconta dei suoi viaggi e di tutte le meraviglie che solo il Medio Oriente porta con sé. Papà seduto su un tappeto a bere tè. Papà e io tra i mercatini delle spezie.

Come nelle magie. Come nelle fiabe. Di due bimbi diversi lontani, ma forse non troppo, che guardano la stessa luna con uno spirito infantile sognando in grande e che alla fine riusciranno a mangiare insieme una fetta di torta. Ricca e abbondante con una cospicua manciata di datteri e pistacchi.  Senza sapere chi sono veramente. Ma in fondo, esattamente sì.

 La Torta Moykeil è servita. Su un tappeto volante.

Cheesecake Cannolo – Orgoglio siculo mode on


Per la base:

  • 350 grammi di cialde di cannoli
  • 100 grammi di burro (e sono già esagerati. Valutate bene al tatto perché ricordo che le cialde sono già belle che fritte, ecco. Aggiungete il burro pian pianino e regolatevi. L’impasto deve essere sì umido ma non esageratamente)
  • 20 grammi di pistacchio tritato (anche un po’ di mandorle tostate leggermente salate ci starebbero bene)

Per il ripieno:

  • 500 grammi di ricotta di pecora freschissima
  • 300 ml di panna leggermente montata (con lo sbattitore elettrico. Non a neve mi raccomando. Giusto un minutino e più di giri di frusta)
  • 3 uova piuttosto grandi
  • 50 grammi di canditi
  • 230 grammi di zucchero semolato bianco (per far sì che si senta proprio scricchiolare sotto i denti ma non è che a velo o di canna vadano male, anzi)
  • la scorza di un limone non trattato grattugiata per benino senza la parte bianca amara
  • una manciata generosa di gocce di cioccolato fondente se piacciono per una decorazione finale ancora più ricca (in questa versione ho messo solo i canditi)

Riduci in polvere le cialde di cannoli; sia con il mixer che chiusi in un sacchetto e colpiti da un mattarello poco importa. Fai fondere il burro nel microonde o nel pentolino senza raggiungere la cottura. Versa in un recipiente la polvere delle cialde e mischiala al burro fuso. Aggiungi i pistacchi ridotti in polvere. Metti il composto come base nella tortiera (22 centimetri sono perfetti anche per fare i laterali) imburrata e con il dorso del cucchiaio pressa per bene rendendo omogeneo tutto e risalendo lungo i bordi in modo che questa cheesecake risulti con le pareti laterali (coreografiche e pronte a raccogliere ancor meglio il delizioso ripieno).

Lavora la ricotta di pecora con lo zucchero aiutandoti con uno sbattitore elettrico fino a renderla crema. Aggiungi poi con l’aiuto di una spatola la panna semi montata con movimenti dall’alto verso il basso. Aggiungi le uova una alla volta fino a ottenere un composto liscio. Unisci infine i canditi e le gocce di cioccolato se vuoi (o conservale per dopo quando le metterai in superficie). Versa il ripieno sulla base e inforna a 170 già caldo per 55 minuti circa finché la cheesecake non si sia completamente solidificata. Quando la sforni non preoccuparti se all’apparenza risulta essere ancora molto molle. Deve necessariamente solidificare. Devi farla raffreddare completamente senza muoverla troppo e poi metterla in frigo almeno quattro ore prima di toglierla dalla teglia a cerniera.

Servila e gioisci.

Ho fatto outing  ma non è che ce ne fosse  un gran bisogno perché l’avrebbe intuito anche il meno scaltro di tutti i tempi:  la Cheesecake è la mia ultima perversione in fatto di preparazioni culinarie. Guardando le cialde dei cannoli (che non compro mai, inciso, ma che stazionavano in dispensa non ricordo neanche io bene perché) è stato automatico e spontaneo pensare che sarebbero stati una base perfetta per una siculcheesecake goduriosissima. Del resto giammai se ne potrebbe fare un altro uso e imbottirli è impensabile. Meglio ustionarsi tutto il pomeriggio e avere due cialde quasi perfette (si fa per dire) che adoperare quelle confezionate (mamma dice che non le ha prese lei ma chi altri?). Questa è la prima versione (cotta perché ne seguirà una anche “cruda”) ergo in fase di sperimentazione. Risultato molto apprezzato ma si può fare sicuramente di meglio. La severissima giuria l’ha decretata di una generosità imbarazzante. Mamma ne è rimasta sconvolta e non fa che ripetere (oltre al “ma a Natale il Casatiello lo facciamo vero? Mica bisogna aspettare Pasqua!): quando la rifai quella cosa al cannolo buonissima?

La cheesecake da oggi e per sempre sarà: “quella cosa”. Quante cose vi sto insegnando, eh?

(per scrivere queste quattro righe ci sono stata solo: nove ore. Sono ancora immobile a letto ma non demordo. E francamente si deve pur partire ufficialmente con il Natale, no? E che ci faccio con le millemila ricette preparate per novembre? Avevo fatto tante di “quelle cose”!) 

(una battuta degna di overdose da Muscoril. Addio. Non ce la farò)

Altre versioni?

Torta Slava con la Nutella


La Ricetta della Torta Plesniak – La Torta Slava

ingredienti per la pasta

  • 300 gr farina bianca
  • 3 tuorli d’uovo
  • 90 gr zucchero
  • 100 gr burro sciolto
  • 1 cucchiaino lievito

ingredienti per la farcitura:

  • nutella (marmellata, crema che preferisci o confettura)
  • 3 albumi
  • 100 gr zucchero

Mescola la farina setacciata, lo zucchero, il lievito, i tuorli e il burro sciolto non troppo caldo. Impasta e stendi in una teglia rettangolare (30×40 circa) coperta di carta da forno. Con pazienza senza premere troppo. Copri con la nutella generosamente.

Monta a neve sodissima gli albumi e aggiungi poco alla volta lo zucchero. Versa sopra la marmellata e metti in forno già caldo a 200 per 20 minuti.

Fai raffreddare e cospargi di zucchero a velo. Non maneggiarla molto quando è calda perché la frolla si sfalda mentre fredda sarà perfetta per tagliarla a rettangoli.

La Torta slava mi ha incuriosito quando la mia Cri di Bibikitchen ne ha parlato qui. Era Marzo 2013 e facemmo (?ma sì un passato remoto e passa la paura) una ricerca estenuante sulla rete finendo in siti polacchi e dell’est europa e tentando di tradurre arcani di meringhe e torte Plesniak. Mi ero ripromessa tante volte di farla in una versione cioccolatosa, perché conoscendo i miei polletti ben sapevo che l’avrebbero preferita alla marmellata. Mesi fa, perché tanto è passato da queste foto, mi sono decisa e un pomeriggio assolato con forno a 200 che di certo non aiutava i miei neuroni sudati e affaticati a lavorare (?) meglio, ho infornato e via. Inutile dire che la stragrande maggioranza di chi aveva già assaggiato la versione precedente ha preferito questa. E’ una torta facile da realizzare, d’effetto e scenografica e base per diverse variazioni (Cri ne ha poi fatto una versione con cioccolato e banana che trovi qui).

Sarò onesta. Non ho un minuto di tempo per organizzare il blog dunque latito. La priorità assoluta al momento, oltre al lavoro che lapalissiano è, ce l’hanno i preparativi del Natale. La dependance è finalmente pronta e quindi il terrazzo di Koi molto spazioso e adatto alle sue esigenze di labrador di ben mezzo anno (eh sì, ieri l’amoredellamammapatatosabastasopprimetemi ha compiuto ben sei mesi). Gli addobbi da Ikea li ho infilati tutti nel carrello tra mestolame, pentole e teglie perché arredare una terza cucina facile non è (dopo la cucina di casa e la cucina dell’ufficio era chiaro che dovessi pure sistemare la cucina della dependance. C’è da capire adesso chi debba usare tutte queste cucine visto che vivo in un bunker attorniata da uomini che vogliono solo uccidermi. Ma che costantemente cadono in depressione perché non ce la fanno *disse ticchettando freneticamente e ridacchiando satanicamente). Organizzare un Natale è laborioso e complicato, soprattutto in virtù del fatto che ne sono trascorsi due drammatici: 2012 con la consegna del libro e la notizia che papà aveva davvero poco da sperare per il futuro e il 2013 con la consapevolezza che il tempo stava passando e sicuramente sarebbe stato l’ultimo Natale. C’è da dire che il più drammatico sarà questo. Con la sua assenza. Ben so però che papà non mi avrebbe mai voluto al buio, senza albero, progetti, futuro e sogni da realizzare. La sua reale morte, come mi ha detto, sarebbe vedermi infelice, affranta e distrutta. Mi ha sempre tanto ammirato per l’energia, la potenza, le idee e il mio iperuranio attivo trentasei ore su ventiquattro.

Io non posso deluderlo mai. Men che meno adesso che sono/siamo insieme più di prima. Una cosa sola. La stessa.

Allora farò come minimo tre alberi a casa perché adesso che papà mi ha fatto una casa troppograndissimassai vuoi non fare almeno tre alberi? Ne voglio uno enorme all’entrata anche del palazzo. E mi voglio impacchettare dei regali che lui mi ha fatto per spacchettarli e rivivere dei momenti. Ho davvero un Natale grandioso che mi aspetta. Dove il buio non vince mai. Ma sempre la luce. E per quanto prima mi potesse sembrare completamente fuori di senno chi diceva di sentire la presenza e di avere accanto la persona amata persa. Mai come adesso anche io, per sopravvivenza suppongo, lo sento qui. Incollato a me. Come fossimo due gemelli siamesi. Con un corpo e cuore unico. Con gli stessi polmoni per il respiro. E con la stessa testa. Ho anche pronto il tatuaggio che vorrò accarezzare prima di Natale. Lo stesso che dovevamo fare insieme. E uno che voglio regalarmi.

E a voi? Vi va di passare il Natale insieme? Un altro? Spero con tutto il cuore che sia un sì.


Cheesecake con Nutella e Mandorle di Agnese (Food Therapy)


Ingredienti
Per il guscio
300 g di biscotti Digestive
80 g di burro fuso
un cucchiaio di miele
1/2 cucchiaino di cannella
1/2 cucchiaino di sale
Per la crema
400 g di robiola
300 g di ricotta passata al setaccio
40 g di yogurt greco naturale [va bene anche il classico intero bianco, ma usando quello greco rimarrà più compatto]
150 ml di panna fresca
200 g di zucchero di canna
4 uova grandi
un cucchiaio colmo di fecola/amido/maizena
i semi di mezzo baccello di vaniglia
Nutella q.b.
Cioccolato fondente q.b.
Nocciole q.b.
Piccole variazione dovute a problemi di reperibilità in casa:
350 biscotti e 100 grammi burro
250 grammi di philadelphia (al posto della robiola), 250 grammi di mascarpone (al posto della ricotta), 100 grammi di panna (al posto di 150)
al posto delle nocciole abbiamo adoperato le mandorle
Procedimento: polverizzate i biscotti e mescolateli al burro, al miele, alla cannella e al sale. Utilizzate la pasta ottenuta per foderate uno stampo (22 cm) e mettete in frigorifero.
Accendete il forno a 160°C.
Amalgamate i formaggi con lo yogurt, la panna, lo zucchero, la fecola setacciata, le uova leggermente sbattute e la cannella.
Riprendete lo stampo dal frigorifero e versate la crema di formaggi dentro al crust.
In un pentolino, fate fondere a fuoco timidissimo qualche generosa cucchiaiata di Nutella. Distribuite sulla superficie del cheesecake, cercando di creare delle striature muovendo il cucchiaio [aiutatevi anche con un coltello], senza però mescolare totalmente i due composti.
Infornate per 55 minuti.Una volta rappreso [il tempo può variare da forno a forno], lasciate il dolce all’interno del forno spento [tenete uno spiraglio aperto con il manico di un cucchiaio di legno, o qualcosa di simile] fino a completo raffreddamento.
Mettete il cheesecake freddo in frigorifero, e ignoratelo come voleste farlo ingelosire. Poco prima di servirlo, circa una mezz’ora [o un paio d’ore, se volete che il cioccolato si solidifichi], sciogliete il cioccolato a bagno maria [o altro metodo a voi più congeniale] e usatelo per ricoprire il dolce. Tritate grossolanamente una manciata di tonde nocciole e distribuitela sul cheesecake.

Continuo a diventar matta con la storia di “La Cheesecake” o “Il Cheesecake”. A me viene spontaneo dire la. Poi leggo Agnese che scrive il. E solo un chilo di mandorle tostate e salate potrà, forse, salvarmi da tutto questo. Che sia il o la questa preparazione ha mandato al manicomio pazzi di gioia una discreta mandria di individui che continuano ad urlare ANCORA a gran voce. In tempi non sospetti epitetavo sulla mia pagina Facebook Agnese Negrini di Food Therapy come la regina indiscussa delle Cheesecake, proprio perché tra le molte cheesecake che ho fatto questa e un’altra che mostrerò (senza nessun tipo di variazione) sono state in assoluto tra le più idolatrate. In questi giorni pubblicherò preparazioni culinarie goduriosissime di tal tipo (Cheesecake Cannolo in arrivo e pure quella con Datteri e Acqua di Rose, che me l’hanno richiesta in tantissimi dopo averla vista su Instagram) prima di qualche settimana dedicata completamente al cibo leggero, ipocalorico e se vogliamo per certi versi dall’emblematico titolo (che aborro) “dietetico”. Questo perché prima di Natale una sorta di hashtag #primadimagnarmiottochilidipanettonefacciotregiornididietamisa vorrei proprio farlo partire. E’ un’idea brutta per caso?

Il grazie alla bionda riccia più bella della rete e non, che prima o poi dirà a noi comuni mortali come avere una capigliatura indimenticabile come la sua, e che la Cheesecake sia con voi (qui si progetta una versione RAW e Vegan Gluten Free insieme a Ombretta capace di racchiudere tutte le nostre piccolissime e non per nulla antipatiche esigenze).

(che diciamocelo dovremmo magnarci una fetta di questa e farla finita. OH!)

 

Altre Cheesecake?

Appunti su una Cheesecake Perfetta

 

La Cheesecake con i Bounty Patrimonio dell’Umanità


Per una teglia di 24 centimetri

Per la base: 20 grammi di cocco disidratato, 350 grammi di biscotti secchi, 150 grammi di burro

Per il ripieno: 400 grammi di latte condensato, 250 grammi di mascarpone, 200 ml di panna, 200 grammi di formaggio fresco spalmabile, 3 uova grandi, 4 mini Bounty (120 grammi circa)

Per le decorazioni: 3 mini Bounty (90 grammi circa)

Riduci in polvere i biscotti, sia con il mixer che chiusi in un sacchetto e colpiti da un mattarello poco importa. Fai fondere il burro nel microonde o nel pentolino senza raggiungere la cottura. Versa in un recipiente la polvere di biscotti e mischiala al burro fuso. Poi il cocco disidratato. Metti il composto come base nella tortiera imburrata e con il dorso del cucchiaio pressa per bene rendendo omogeneo tutto e risalendo lungo i bordi in modo che questa cheesecake risulti con le pareti laterali (coreografiche e pronte ad accogliere ancor meglio il delizioso ripieno. Non è un passaggio obbligato).

Lavora il formaggio con il mascarpone, il latte condensato e la panna. Aggiungi le uova una alla volta fino a ottenere un composto liscio. Unisci i Bounty tagliati a pezzetti piccoli e gira per bene in modo che il composto risulti omogeneo su tutta la superficie della torta. Versa il ripieno sulla base e inforna a 170 già caldo per 10 minuti. Tira fuori la cheesecake e aggiungi gli altri tre mini Bounty, magari questa volta seguendo un disegno visivo coreografico. Poggiali su quella leggera pellicola che si è formata in superficie. Inforna adesso nuovamente per 45 minuti finché la cheesecake non si sia completamente solidificata. Quando la sforni non preoccuparti se all’apparenza risulta essere ancora molto molle. Deve necessariamente solidificare. Devi farla raffreddare completamente senza muoverla troppo e poi metterla in frigo almeno quattro ore prima di toglierla dalla teglia a cerniera. Se riposa tutta la notte meglio ancora.

Ieri l’Halloween Party tra pochi intimi-trentina di meraviglie, famiglia e amici strettissimi, è andato molto meglio delle più incredibili aspettative. La notte prima, dopo essere stata massacrata in ufficio e non essermi persa d’animo andando avanti fino alle tre del mattino, avevo organizzato due-tre giochietti simil Pictionary ma in chiave horror e un piccolo Horror Quiz di trenta domande; quest’ultimo ha appassionato pure la nonna, addetta a suonare il pulsante (la stessa che credeva che Hitchcock fosse un’altra torta preparata da me). Altro che quiz televisivi! Con due euro e novantanove centesimi al Lidl mi sono infatti aggiudicata dei campanelli terrificanti perfetti per tal scopo. Non sono mancate le sane polemiche, gli applausi e le vittorie contestate. Cugini contro la nonna. Zie contro i nipoti. Amici contro amici e contro zii e contro me. E soprattutto contro il Notaio Nippotorinese che incurante di tutto quello che succedeva fagocitava patatine di zucca calde calde appena sfornate in ufficio, luogo che si è rivelato essere perfetto anche per ambientazioni sinistre. Per quanto riguarda me, mi sono riscoperta perfetta presentatrice e posso pure fare qualche sagra di verdure alle pendici dell’Etna. Batte dentro me un cuore da Showgirl.

Nonna indossava il cappello da strega continuando a dire che Alluulinn è divertente. Quaranta portate non erano così poche come tutti sostenevano (perché ho sempre ragione?) e io come da pronostico non sono riuscita a mettermi le ciglia finte (sulla palpebra superiore però ci riesco benissimo). Mi sono buttata un po’ di sangue finto in faccia e via. Ero vestita da me, che tanto nessun’altra inquietante figura mi avrebbe potuto superare. Ho scattato, ahimè, pochissime immagini ricordo. Faccio parte della fazione che se sei nel ruolo di Padrona di casa devi assolutamente occuparti degli invitati in toto. Devi servire, girare, versare bibite, ritirare i piatti e non fermarti nemmeno un minuto. Per questo motivo sarebbe stato molto più intelligente mettere delle ciabatte (cosa che ho fatto all’una di notte e ciao tanti saluti) invece che tacco dodici e calze color carne (orrende lo so, ma con le unghie lunghe che mi ritrovavo ne ho bucato sole quattro ed erano finite. Quelle con i cuoricini non era il caso. Quelle fosforescenti della Lidl misura L erano sicuramente una XS o io ci ho dato troppo sotto con le mandorle tostate e ho preso trenta chili senza accorgermene.Forse solo quindici, dai).

Tutto questo noioso preambolo da appunto di diario di una dodicenne per dire cosa? Che tra le quasi quaranta portate (ho scritto quasi solo per innescare un dubbio e farvi credere che non sono poi così incommensurabilmente pazza) tra i dolci figurava questa cheesecake. Le foto qui pubblicate appartengono a una delle prime prove che ho fatto. Ieri la torta in questione aveva sicuramente un aspetto più orrendo. Tripudio e Giubilo per questa preparazione. L’ennesima declinazione della Cheesecake con i Lion che ho proposto giusto qualche giorno fa nella versione cioccolatosa.

Piccolo inciso: la Bestia Bionda nazionale nel frattempo mi chiamava disperata perché la mia Cheesecake alla zucca non solidificava. Voleva fare ricadere la colpa su di me, povera tapina. La realtà è che da bionda naturale qual è non aveva scolato la zucca. Tzè.

L’idea di imbottirla di Bounty era venuta a Ombretta. Ci trovavamo al Lidl per fare una ricerca Inci (stiamo vedendo troppo youtube lo ammetto) in quanto eravamo venute a sapere che la marca Cien era reputata lodevole da un punto di vista ecobio (?chevordì?). Siamo entrate per un sapone liquido per le mani e siamo uscite con tre carrelli facendoci prendere giusto un attimino la mano. E il piede. E tutti gli organi interni.

L’idea del Bounty è vincente tanto quanto il Lion e anche se non mangio prodotti di tal tipo voglio confessare e urlare pubblicamente che il Bounty non lo batte nessuno e che semmai dovessi cambiare religione alimentare mi fionderei a capofitto sul pacco da tremila chili. Sento già la bocca impastata di cocco. Quanti ricordi! Ne mangiavo una quantità talmente vergognosa da non poter dire poi neanche ciao senza sembrare un arbre magique al cocco. A ben pensarci fumavo pure. Arbre magique cocco-nicotina. Corro a scrivere all’azienda. Si può ancora commercializzare. E’ un connubio perfetto e per nulla nauseabondo, no?

Altre Cheesecake?

Appunti su una Cheesecake Perfetta