Il dolcino della Domenica su Runlovers


La Ricetta di questa settimana su Runlovers.it è la Torta dentro la Tazza al Microonde. Quanti anni sono che vi tedio, eh? Quanti? (A questo punto dovreste urlare che non ne avete mai abbastanza e che ne volete ancora, ancora e ancora. Giusto per aiutare una povera anziana in difficoltà CON LA FEBBRE. Non per altro) Volevo cominciare ad ammorbare tutti gli sportivi, adesso. E’ proprio una missione la mia. Sono così teneri e carini. Con le loro scarpette e magliettine fluorescenti. Sudati ma affascinanti. Sorridenti che ti salutano mentre zompettano con le cuffie alle orecchie. Io voglio vederli tutti ingrassare con la Torta dentro la Tazza (cosa sto dicendo?). Voglio vederli tutti ingrassare.

Così sembrerò più magra. Ha una sua logica tutto questo, no?

Se vi fa piacere continuare a leggere il mio delirio perché anche voi a masochismo state messi bene, dovete solo cliccare qui.

(Tanto non mi leggono gli sportivi qui. Possiamo prenderci gioco di loro e programmare la conquista definitiva del mondo *rideva malvagiamente con la testa indietro che manco la Carrà in comeèbellofarlamoredatriesteingiù mentre buttava giù medicinali a caso. Tranne psicofarmaci. Gli unici che potevano davvero aiutarla)

Segui Runlovers

I miei deliri su Runlovers?

I Video Riguardanti la Ricetta

Torta della Nonna all’Arancia per AIRC: Contro il Cancro io ci sono


Oggi 31 Gennaio in tutte le Piazze Italiane trovi le Arance della Salute (clicca qui per cercare la piazza a te più vicina). Puoi sempre donare tutto l’anno attraverso bonifico, paypal oppure diventando socio (cliccando qui ti renderai conto quanto facile sia). Su Facebook puoi seguire AIRC qui, ma pure su twitter e youtube. Lo scorso anno è stato il 24 Gennaio e per l’occasione ho postato 30 Ricette da fare con l’Arancia (sotto faccio un piccolo riepilogo con tutte le nuove ricette che contengono l’Arancia, sperando di non fare pasticci perché in archivio ne ho davvero tantissime).

Compriamone quante più possiamo. L’Arancia è un post it che però bisogna ricordare tutti gli altri 364 giorni. Uno spicchio dolce in mezzo a un agrumeto. Un momento in cui i grandissimi volontari mettono a nostra disposizione sorrisi, coraggio e tanto amore. 

AIRC attraverso il sole dei frutti ci ricorda quanto sia importante la salute, la gioia di vivere e allo stesso tempo quanto questo possa influire ed essere talvolta determinante per chi disgraziatamente è stato colpito dal Cancro. Si ammalano tutti quelli che stanno insieme agli eroi del nostro tempo. Si ammalano i fidanzati, le mogli, le sorelle, le amiche, il collega d’ufficio. Coinvolge le vite di tutti. Le distrugge e ne fa un uso dove è solo il mostro a essere padrone di tutto. Del tempo, delle relazioni e del futuro. Quindi della vita stessa. A me sembra ormai di vivere uno scherzo del destino continuo. Dopo la perdita di Massimo, Agata e del mio amato papà ancora una volta ha toccato le corde dei miei legami più profondi e sinceri basati sulla stima e affetto. Ancora una volta ha lanciato il sasso in questo oceano di dolore e un cerchio ha colpito, seppur marginalmente me. Per questo mi convinco sempre più che il tempo non esiste e che bisogna vivere e riempirsi di frazioni di secondi e ricordi. Non c’è più neanche l’adesso o l’oggi.

Le Arance vanno prese. Come simbolo. Ognuno di noi è responsabile, sì responsabile, della propria vita e di quella degli altri.

Questa torta l’ho fatta diverse volte in tantissime varianti. Qui piace molto ed è entrata a buon diritto a far parte delle ricette di casa. Ho deciso di farne una versione all’arancia per l’occasione. Ho pubblicato quella al Limone per una Pasqua e se ti fa piacere puoi trovare tutto qui.

Per 10 persone circa:

Per l’impasto:  300 grammi di farina 00, 130 grammi di zucchero semolato, 150 grammi di burro morbido a pezzetti, 1 uovo, 1 bustina di lievito in polvere per dolci (16 grammi), la buccia grattugiata di un’arancia non trattata biologica.

Per il ripieno: la buccia di due arance, 120 grammi di zucchero, 50 grammi di farina, 500 grammi di latte intero freschissimo, 2 uova, essenza di vaniglia.

Si prepara prima la pasta.

Nel Bimby: versa nel boccale la farina, lo zucchero, il burro, l’uovo, la scorza e il lievito e impasta per 20 secondi a velocità 5. Metti l’impasto in frigo per 30 minuti avvolto in pellicola.

Senza Bimby si fa come la frolla normale ovvero impastando tutti gli ingredienti pian piano, avendo cura di non adoperare il burro troppo freddo ma morbido, quasi a pomata. Stessa cosa. Pellicola e frigo.

Il ripieno

Con il Bimby: trita la buccia di limone per 5 secondi a velocità 8. Aggiungi farina, zucchero, latte, uova, vaniglia e cuoci a 90 gradi per sette minuti a velocità 4. Togli dal boccale e fai raffreddare.

Senza Bimby: in un pentolino metti il latte e la scorza grattugiata dell’arancia. A parte lavora uova e zucchero e aggiungi vaniglia. Metti nel latte. Aggiungi farina setacciata e gira con frusta da pasticcere a fuoco basso finché non si addensa.

Togli l’impasto dal frigo, poco importa se stai agendo con Bimby o senza Bimby adesso, e dividi l’impasto in due parti. Stendi. Imburra e infarina la teglia se non adoperi il silicone (questa è calcolata da 26 cm ma a me piace molto più stretta e alta. 20 cm direi). Versa la crema raffreddata e ricopri con altro foglio di pasta. Se ti piace aggiungi pinoli e zucchero dopo aver spennellato la superficie con latte. A 180 statico già caldo. Trenta-trentacinque minuti dovrebbero bastare.

Un’ultima cosa vorrei scriverla, senza alcun tono polemico. Lo scorso anno ho dovuto “fronteggiare” diversi punti di vista riguardo alla Ricerca; per carità condivisibili, comprensibili seppur diversi, sempre fatti in modo molto educato. Pare che una persona vegana/ animalista/ eticamente vicina al mondo animale/ sensibile e basta non possa sostenere la Ricerca. Mi sono persa molto in chiacchiere in quell’occasione (esattamente sulla mia pagina Facebook), seppur parli di un evento sporadico che possiamo riassumere in un commento. Ho riflettuto però a riguardo. Quelle parole mi sono rivenute in mente mentre ticchettavo a favore della Ricerca poco più su.

Mi rendo conto che ci sia un po’ di confusione. Non da parte mia, intendo.

Io non mi sono mai etichettata come vegana. Io ho sempre detto, così pour parler, di seguire una dieta vegana e tanto basta. Le motivazioni, chi mi segue le ha potute anche cogliere attraverso i miei racconti e ne ha capito il motivo o semplicemente se ne è fatto un idea e bon. Di certo ho più volte sottolineato quanto io sia un’anima libera. Da ogni etichetta, convenzione e scala gerarchica. Non appartengo proprio a nessuna “casta”. Per assurdo se dovessi indossare una pelliccia di certo non mi dovrei giustificare sul perché, considerato che non mangio neanche i derivati animali. Questo non significa che io sia a favore delle pellicce; sono quanto di più distante, a dirla tutta. Allo stesso tempo però, come valutavo diversi anni fa, mi siedo in poltrone di pelle, indosso scarpe di cuoio e pelle e via discorrendo. Dove voglio arrivare?

Si fanno tante chiacchiere e demagogia. Mio papà, stroncato da un tumore al pancreas, il più doloroso invasivo e lacerante che ti rende anoressico e ti fa morire tra le più atroci sofferenze che la morfina è acqua fresca, deve molto alla Ricerca. Diceva sempre che le chiacchiere sono chiacchiere. Contano i fatti. E’ un po’ come se io andassi davanti a una Chiesa e dicessi a tutti che invece di perder un’ora del loro tempo a cantare e fare tre preghiere sarebbe meglio che andassero ad aiutare sorelle e fratelli alla mensa dei poveri. Sciocchezze, no? Voglia di perder tempo, criticare gli altri, non guardare se stessi e tutto quel bel frullato di qualunquismo-populismo e sana quanto divertente idiozia.

Di fatto la Ricerca aiuta. Di fatto non mi devo giustificare. Ma proprio mai, nel totale rispetto delle mie idee e di quelle che ho nei confronti degli altri. Di fatto sostengo l’AIRC fortemente, essendone socia, contribuendo in minima parte perché è proprio una goccia di acqua in mezzo all’oceano, destinando il ricavato del mio Libro che se è stato finito con tanto dolore da me è solo stato per volontà di papà. Non mi vergogno affatto di sostenere la Ricerca. Non sono felice che siano gli animali talvolta ad avere la peggio. Basterebbe solo tacere a volte, farsi un giro al reparto oncologico e provare a pensare alle giornate interminabili di Chemio. Perché in quella sedia non è difficile che ci staremo anche noi. Io per prima.

La Ricerca è l’unica tutela e arma che abbiamo. Il resto sono tante chiacchiere e concedetemelo fortuna di essersi trovati raramente davanti alla vera sofferenza. Perché è facile parlare, anche troppo e a sproposito. Per quello si può aprire un blog, un canale youtube o prendere un microfono e fondare un degno concorrente di Scientology.

Ma fare i fatti è un’altra cosa. Io chiacchiero tanto ma incredibilmente faccio più fatti.

Ricette con L’Arancia ne abbiamo? 

Niente scuse. Se ne possono comprare chili e chili e fare un intero e incredibile Menu.

Torta al Caffè Vergnano, Cioccolato e Cannella


  • 110 grammi di farina
  • 110 grammi di zucchero grezzo di canna
  • 10 grammi di cacao amaro in polvere
  • 1 pizzico di sale
  • 3 uova
  • 2 cucchiai abbondanti di caffè in polvere Vergnano
  • 1 cucchiaio di cannella
  • burro e farina per lo stampo

Monta le uova con lo zucchero e il pizzico di sale. Lavorale per bene con le fruste elettriche. Quando sono spumose aggiungi il cacao, il caffè e la farina setacciata. Poi la cannella  e lavora tutto dal basso verso l’alto con la spatola delicatamente e incorporando pian pianino. Adopera uno stampo da 20 centimetri circa che dovrebbe andare bene e cuoci a 180 già caldo per 30 minuti. Controlla con uno stecchino di legno. Se viene fuori asciutto lascia raffreddare per bene. Semplice sì ma gustosissima.

Copri con abbondante panna montata sul momento, se piace,  e scaglie del più eccezionale cioccolato fondente che conosci.

Regalare una Torta fatta con amore rimane uno dei gesti più incredibili quanto semplici sempre, ma in particolar modo durante le feste natalizie. Questa ricetta si presta benissimo anche ad essere realizzata in deliziose e piccole monoporzioni che adornate da pirottini, passamanerie e nastrini e confezionate rimane un’idea regalo deliziosa. Ringrazio Caffè Vergnano per avermi omaggiato di queste tre latte “Dillo con un caffè” per augurarmi Buone Feste e allietare le pause con parenti e amici.

Torta Vegana con Crema Vegana con Cioccolato Vegano per un Natale Vegano (la smetto, sì)


Per dieci persone:

  • 280 grammi di farina bianca (o integrale, meglio)
  • 60 grammi di cacao amaro in polvere
  • 230 grammi di zucchero di canna
  • 135 ml di olio vegetale
  • 1 bustina di 16 grammi di lievito per dolci
  • 350 ml di acqua tiepida (se ti piace la cannella lascia in infusione delle stecche per una notte)

Per la copertura e imbottitura:

  • 55 grammi di “burro” di soia o se la usi la margarina (clicca qui)
  • 50 ml di acqua
  • 250 grammi di zucchero a velo
  • vaniglia (o cannella se preferisci)
  • 30 grammi di cacao amaro in polvere setacciato

Setaccia la farina, il cacao e il lievito. Aggiungi lo zucchero, la vaniglia e gradualmente l’olio. Aggiungi l’acqua mescolando costantemente fino a quando l’impasto non è omogeneo e abbastanza denso. Versa il composto in una teglia unta con poco olio e inforna a 160 già caldo per 45 minuti circa. Lascia raffreddare la torta e  quando è passato il tempo tagliala per bene a metà con un coltello molto affilato e prestando attenzione a eseguire movimenti delicati.

Metti il burro vegetale che hai scelto e l’acqua in un pentolino e fai riscaldare a fuoco lento fino a quando tutto non sia amalgamato. Togli dal fuoco e aggiungi lo zucchero a velo e il cacao setacciato per bene. Sbatti con una frusta da pasticciere e aggiungi acqua bollente qualora fosse necessario per rendere tutto non troppo denso ma neanche troppo liquido. Spalma la crema sulla superficie del primo disco e poggia il secondo sopra. Procedi poi alla copertura nel modo che preferisci e la fantasia ti consiglia.Sopra puoi spolverare con nocciole, pistacchi, noci  o mandorle tritate.

Tra le torte vegane, e quindi senza derivati animali, più apprezzate ci sono sicuramente quella che ho composto con le perle di zucchero e quella per San Valentino (ma non dimentichiamoci neppure questa, eh). Senza girarci tanto intorno: la torta vegana ti piacerà a patto che le aspettative siano reali. Nel senso che un palato abituato alla roba industriale si ritroverà ad esprimere quasi per certo inadeguati commenti. E’ lapalissiano che una torta al cioccolato vegana non potrà mai essere una torta al cioccolato di Buddy Valastro con novemila chili di zucchero, nove uova per cento grammi e un bel panetto da ottocento grammi di burro (ma poi è uscito dal carcere per guida in stato di ebbrezza? La vogliamo finire ogni volta di farmi pigliare un coccolone? Credevo che si facesse solo di glassa, povera me ingenua). Una torta vegana non saprà mai di burro perché colpo di scena: il burro non c’è. Si sentirà a volte l’olio perché colpo di scena: l’olio c’è. Non sarà mai alta due metri e morbida come dieci piani di morbidezza perché colpo di scena: tutti questi incredibili grassi non ci sono. Lo so è stupefacente che io abbia ticchettato tutte queste incredibili rivelazioni in un sol colpo.

Mamma agli inizi mi guardava attonita e piegava anche un po’ il labbro inferiore in segno di disgusto. Le tremava pure la mascella quando cercava di deglutire in cerca di termini non troppo offensivi. Ma si ritornava sempre a quel punto. Come lo si voleva dire era sempre: una schifezza.Adesso volente o nolente ha il  palato più abituato a un gusto sicuramente più semplice rispetto a tutto quello che può essere confezionato. E la  situazione è cambiata.

La torta vegana non è per tutti quindi, ma solo per chi è conscio di quello che mangia giornalmente e ben conosce le differenze che esistono. E’ una questione di cultura gastronomica e nulla più. Che qui non si sono mai fatti proseliti sul veganesimo, non si è mai tentato di convincere nessuno e non si è neanche terrorizzato con dati, statistiche e allarmi vari. Ognuno mangia quel che vuole. Ognuno è quel che mangia. Nessuno giudica il piatto degli altri. Ma soprattutto né per moda né per costrizione si deve fare questa benedettissima torta vegana. Ci sono pure persone intolleranti e meno fortunate che non possono nonostante il proprio volere. Ed è sempre bello ricordarlo, no?

Vicino a casa mia (ma mi sa che lo avevo già detto solo che la vecchiaia avanza davvero e fra meno di un mese soffierò su quelle maledette candeline che mi avvicinano agli anta. Agli enta. Volevo scrivere enta) hanno aperto un delizioso biologico fornitissimo dove hanno burri vegetali di ogni sorta. Mi ritrovo ad avere in frigo anche il burro di cacao, che da brava psicopatica ignorante al massimo ho adoperato per metterlo sulle pieghe della labbra insanguinate che ogni anno mi si spaccano. Solo che Angelina Jolie con le labbra spaccate è la donna più bella dell’universo. Io una disperata abbandonata alla stazione di una città nordica con meno venti e neanche una sciarpa (ma perché questa immagine triste?). Mi ritrovo quindi ad avere a disposizione una moltitudine di burri vegetali diversi e sto pacioccando a più non posso (anche la sera quando distrutta dico “voglio morire a ics sul letto” e invece mi ritrovo con lo sbattitore in mano nella speranza di non vedere riflessa la mia figura neanche per sbaglio sulla finestra. Perché è un periodo che brillo per bruttezza inverosimile). Lo scorso anno mi ero ripromessa di fare molte più preparazioni vegane. Quest’anno vorrei non fosse utopia.

Mi piace pensare che siamo noi a cambiare. Che non ci sia staticità. Che si accetti la diversità. Che si conosca prima di giudicare. Vedere mamma mangiare una fetta abbondante di questa torta, proprio di gusto, sostenendo che “si capisce che è vegana” ma con una diversa consapevolezza e coscienza, a me ha fatto francamente emozionare. E’ una torta da provare e rielaborare in svariate forme (ne ho già fatta una versione con i pistacchi e una con le mandorle. Replicherò per la pubblicazione).

Curiosità (che piacciono tanto e ne sono felice):

  • L’alzata è la classica con coperchio Ikea
  • Il tagliatorte è un regalo di mamma
  • La tovaglietta fa parte del mio corredo ricamato da Nonna Grazia
  • Il nastrino che ho messo intorno all’alzata l’ho semplicemente preso in merceria
  • I gingillini Babbo Natale e Albero con gli stuzzicadenti sono di Party Pieces
  • La casetta è del reparto Coin Cucina
  • Il bimbotto è un addobbo di decenni fa, suppongo.

Banana Chip Chocolate Cake con crema al caramello


Ingredienti per una tortiera di circa 20 cm

230 grammi di farina, 100 grammi di zucchero, 120 ml di latte, 1 uovo, 8 grammi di lievito, 60 grammi di burro freddo, 170 grammi di gocce di cioccolato, 1 banana non troppo matura, il succo di un limone e un pizzico di sale, una generosa quantità di cannella a seconda dei gusti.

In una ciotolina sbatti per bene uovo, cannella e latte. In un’altra ciotola più capiente mescola farina setacciata, zucchero, lievito e sale. Aggiungi qui il burro e poi il latte-uovo-cannella. Lavora con un robot da cucina fino a quando il burro non si è amalgamato per bene. Aggiungi quindi la banana leggermente schiacciata con il succo di limone e infine le gocce di cioccolato. Non è un composto che deve necessariamente seguire dei passaggi precisi e non deve essere lavorato molto. Nella superficie aggiungi delle fettine di banana (io le ho fatte scaldare con un po’ di burro e cannella in padella per “friggerle” e renderle un po’ “chip”).  Imburra e infarina una teglia e poi versa il composto a 180 già caldo per 20 minuti circa. Controlla con lo stecchino di legno. Quando è asciutto tira fuori e lascia raffreddare.

Crema al caramello

60 grammi di burro, 50 grammi di zucchero, 300 grammi di latte condensato, 35 grammi di cioccolato fondente almeno al 55 per cento, 2 cucchiai abbondanti di sciroppo d’acero.

Metti il burro e lo zucchero in un pentolino. A fiamma bassa lascia sciogliere lentamente sempre mescolando fin quando lo zucchero non si è completamente fuso. Aggiungi il latte condensato continuando a mescolare per almeno 5-6 minuti e sempre tenendo la fiamma molto dolce. Togli dal fuoco e solo allora metti cioccolato e sciroppo d’acero. Mescola per bene ancora ottenendo così una deliziosa crema che si può conservare in frigo a patto che venga avvolta nella pellicola a contatto con la crema stessa.

A me quando si dice/scrive “per i pomeriggi tra amiche a parlare, ridere, scherzare mentre ci si racconta e confida” viene in mente solo una domanda: MA QUANDO? Ma davvero esiste un mondo in cui delle amiche tutte belle sistemate si appostano intorno a un tavolo passandosi tovagliolini ricamati, cucchiaini della nonna e impilano piattini vintage scompagnati? Ma una volta l’anno posso pure crederci e alle fortunate va in assoluto la mia ammirazione. Ritagliarsi un momento del genere, francamente mi è impossibile. E’ già tanto che riesca a fingere attraverso l’obiettivo un’apparente serenità. Organizzare un evento del genere richiede sicuramente molto tempo, perché diciamocelo tolte le ricette, che nel mio caso specifico sarebbero l’ultimo dei miei problemi, dovrei organizzarmi con degli spostamenti di centinaia e centinaia di chilometri. Non ho amiche con cui parlerei, riderei, scherzerei e mi confiderei nel raggio di ottocento chilometri minimo. “Rinunciare” ai  diversi lavori e progetti per un momento del genere con loro altroché se lo farei. Ma pure un mese di seguito. Farlo per un momento così, giusto per trascorrere un pomeriggio a pavoneggiarsi con tutto il corredino della nonna, e per di più non con amiche di quelle proprio a-m-i-c-h-e.

Però come una psicopatica posso fingere, eh. A quel punto pure io posso mangiarmi la torta con il caramello dove c’è il burro. Posso davvero fare di tutto. E poi c’è iMessage; che non è affatto triste. E’ una grande opportunità e nulla di più. Di sentirsi vicine potendo immaginare cene, pranzi e tè ricchi di ricami e cucchiaini. Questa deliziosa torta è perfetta per un momento del genere, vero o presunto tale, ma anche per una colazione. Non è necessaria assolutamente la crema perché rimane comunque morbida e di fattura già ricca senza bisogno di esasperarne ancora più il sapore. Male però non fa. Cremina tra l’altro che si riconferma vincente e che avevo proposto durante la preparazione della torta con il latte caldo dell’amata Cri (che se ti sei perso e ti fa piacere trovi cliccando qui).

Sto “smaltendo” le ultime ricette (non è vero dai, alcune me le trascinerò fino a Gennaio come sempre) prima di cominciare veramente con gli addobbi natalizi. Qui fervono i preparativi seriamente (leggi: finalmente) e tra trambusti, decisioni e dubbi ne rimane sempre uno. Come fosse un ronzio sordo. Che penetra. Fino all’esaurimento nervoso:

ma con Koi riuscirà l’albero di Natale a restare quantomeno decoroso? Nessuno mi risponda e nel caso finga, per piacere. E’ già Lunedì. Aggiungere altro dolore non è una cosa francamente sopportabile.

Ci vediamo alle 18:18 per un’altra Ricetta?

Curiosità:

la tazza mi è stata regalata dalla Nonna Angela qualche settimana fa e fa parte di un servizio che ha acquistato quando è nata la mia mamma.

L’alzata (su Instagram me lo hanno chiesto in tantissimi) è di H&M Home. Sì, ha pure la sezione home e pure online; la fine insomma.

La Cheesecake Moykeil: all’acqua di rose con pistacchi e datteri


Ingredienti:

  • 300 grammi di biscotti secchi (speziati, meglio)
  • 50 grammi di mandorle tritate
  • 30 grammi di pistacchi tritati
  • 150 grammi di burro

Ripieno:

  • 250 grammi di mascarpone
  • 200 grammi di formaggio fresco cremoso
  • 400 grammi di latte condensato
  • 80 grammi di zucchero
  • 6 fogli di gelatina
  • 160 ml di panna leggermente montata
  • 80 ml di acqua di rose
  • qualche goccia di colorante alimentare rosa (facoltativo. Mi ricordava il  lokum)
  • 30 semi di cardamomo

Unisci i biscotti sbriciolati (nel sacchetto o nel robot) insieme alle mandorle e ai pistacchi. Unisci il burro sciolto a bagnomaria o nel microonde (senza farlo cuocere). Ottenuta la base per la cheesecake sistemala sul fondo della teglia a cerniera facendo pressione con il dorso di una forchetta. Puoi decidere se fare solo la base o anche le pareti laterali. Lascia riposare in frigo mentre prepari il ripieno.

Schiaccia i semi di cardamomo infilandoli in un sacchetto e colpendoli o adoperando un mortaio. Togli le parti più esterne e dure e tieni da parte i semini neri riducendoli ancora con colpi ben assestati. Adopera eventualmente un colino per filtrare maggiormente.

Ammolla i fogli di gelatina in acqua ghiacciata. In una ciotola capiente lavora il mascarpone, il formaggio cremoso e il latte condensato aiutandoti con le fruste elettriche. Aggiungi lo zucchero fino a ottenere un composto cremoso e leggero. In un pentolino scalda il latte condensato con l’acqua di rose e aggiungi la polvere di cardamomo. Fai cuocere a fuoco dolcissimo fino a quando si è ridotto di poco più della metà e poi lascialo raffreddare. Strizza i fogli di gelatina e aggiungili al latte condensato speziato. Una volta sciolti gira per bene e incorpora tutto alla base di formaggio aggiungendo se ti va qualche goccia di colorante rosa. Versa il ripieno sulla base che hai tolto dal frigo e se vuoi abbonda ancora con un altro po’ di polvere di pistacchi. Fai riposare in frigo per almeno quattro ore prima di servire, meglio se tutta la notte. Per la decorazione adopera cosa preferisci. I datteri, le mandorle e i pistacchi sono perfetti ma largo sfogo alla fantasia.

Non ricordo che anno fosse ma so che Moykeil lo conosco dai tempi di Faccia da Gioconda. Non ve ne è più traccia sul web semplicemente perché il tutto era ospitato sulla piattaforma, ormai offline, di Splinder. Fortuna vuole che ne abbia conservato i file perché semmai dovessi avere la fortuna immensa di star seduta davanti a quel famigerato “camino con i nipoti intorno” questi click saranno tra i ricordi più importanti (e certamente divertenti e sognanti) della mia esistenza. Si trattava di sostituire il proprio facciotto con quello della gioconda. Da quel momento non ci sono mai state tantissime interazioni tra di noi, ma una costanza senza tempo: sempre. Come accade con i bimbi che conosci all’asilo. Non te li dimentichi più. Fai giochi più complessi con altri alle elementari, poi le prime cotte alle medie e scorribande al liceo ma quando ti fermi. Solo un attimo. Pensi a quei momenti vissuti all’asilo. Di cui ricordi ben poco, ma non puoi fare a meno di pensare che fossero i più veri, delicati e belli. Guardando le foto di Moykeil è lapalissiano che si tratti di un artista e in diverse forme eccelle in tutte (poi oggi per linkare i diversi profili scopro il suo curriculum e per poco mi piglia un infarto. Ma ritornando al punto “amico dell’asilo” posso pure continuare ad avere un’interazione con lui come ho sempre fatto: ovvero delirante e sconclusionata ).

Quest’estate ha raccontato la mia Sicilia attraverso una sequenza di scatti commoventi (che si possono vedere sul profilo Instagram). La magia arriva ancor più quando si ha la possibilità di vedergli fermare il tempo nelle sue terre, nei suoi colori e tradizioni. E’ lì che proprio rimani abbagliato come se ti stesse arrivando contromano a velocità non troppo moderata qualcosa. Niente di pericoloso, eh. Solo una stella cometa, che sa di sogno, addosso.

Non incontro mai nessuno. Faccio sempre fatica. Sono timida. Insicura. Blablablabla ma quest’estate quando si è progettato di vederci durante le ultime tappe del suo Tour siculo, sarò onesta, mi sono detta che no. All’amico dell’asilo non si può proprio negare un abbraccio anche perché, confesso, l’avevo sempre desiderato in cuor mio. Poi uno spiacevolissimo contrattempo purtroppo ha dovuto farlo rientrare a Roma e si è posticipata la carrambata. Ero già lì tutta armata di prodotti siculi per accoglierlo quanto meno degnamente in Trinacria. Dal suo percorso visivo di viaggio avevo già intuito che con il cibo stava andando piuttosto bene e che come tutti i forestieri temeva che il fegato scoppiasse felice in preda agli spasmi di arancini, pane e panelle, granite e tutto il repertorio leggerissimo della cucina siciliana. Ho ancora il pacchetto che dovevo dargli qui (perché sono la solita ritardataria). Ho ancora quell’abbraccio qui. Ma nel frattempo, giusto perché non voglio commettere l’errore di trascurare gli amici che poi si ricordano davanti a quel famoso caminetto, volevo dedicare questa cheesecake a Mohamed.

Perché quando ho aperto l’acqua di rose e i datteri mi è arrivata quella stella addosso. Mi è venuto in mente lui, un’immagine di un gatto bianco peloso arrotolato nel lavandino e di papà che mi compra il quaderno sacro di Bodrum (che è poi dove comincia tutto questo) mentre mi racconta dei suoi viaggi e di tutte le meraviglie che solo il Medio Oriente porta con sé. Papà seduto su un tappeto a bere tè. Papà e io tra i mercatini delle spezie.

Come nelle magie. Come nelle fiabe. Di due bimbi diversi lontani, ma forse non troppo, che guardano la stessa luna con uno spirito infantile sognando in grande e che alla fine riusciranno a mangiare insieme una fetta di torta. Ricca e abbondante con una cospicua manciata di datteri e pistacchi.  Senza sapere chi sono veramente. Ma in fondo, esattamente sì.

 La Torta Moykeil è servita. Su un tappeto volante.