Un filo d’olio di Simonetta Agnello Hornby e il Pesce D’Uovo #storiedicucina


Il Pesce d’uovo si fa con uova, pan grattato (a muddica), pecorino grattugiato o parmigiano, sale e se vuoi un po’ di prezzemolo fresco tritato

La settimana scorsa ho avuto il grande piacere di introdurre in anteprima l’uscita della Collana Storie di Cucina con il Corriere della Sera (ieri su La Cucina del Corriere sono stati pubblicati anche il mio titolo preferito e quello che “consiglio” di leggere fuori dalla collana. Se ti fa piacere trovi tutto qui). Per l’occasione ho preparato il, e non un, piatto più speciale della mia casa che odora di ricordi e sa di amore, passato e futuro: la Norma; nella forma forse un po’ più civettuola, ovvero quella dell’involtino perché a dir la verità la Norma è un bel piatto di spaghetti che sporca i bordi del piatto. Le melanzane stanno a fetta intera sopra e poi la nevicata di Ricotta salata. Si tagliano col coltello quelle melanzane. Cosa che non si fa per galateo ma proprio per questo un gesto che significa ancor più intimità. L’ho dedicata a mio papà essendo il suo indiscutibile piatto preferito (amava molto pure la pizza alla Norma) e qualora ti facesse piacere leggerla, vederla perché ci sono anche frammenti di una videoricetta e assaporare un po’ del ricordo la trovi qui.

La seconda uscita, come avevo già preannunciato, è Un filo d’olio di Simonetta Agnello Hornby; l’ho ricevuto sempre grazie al Corriere della Sera in anteprima e ne sono molto lusingata. Come ho già avuto occasione di dire è una collana ricca di vite ed emozioni, scelta e selezionata accuratamente, con copertine dall’appeal davvero bellissimo. Trame di porcellana, di quelle che hai in eredità o che guardi da bambina sognante mentre nonna prende il tè. Anche, e soprattutto, quelle di servizi sbreccati. Grazie alla mie nonne e alla zia Immacolata anche io, nel mio piccolo, possiedo molti di questi contenitori intrisi di vita.

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Faccia di Uovo e capelli di broccoli – Tante idee con le uova per Halloween



Belli i tempi in cui credevo che il progetto Eggland sarebbe andato avanti*disse ticchettando con velo a rullo chilometrico di tristezza*. Avevo davvero molte cose da dire riguardo al Mondo dell’Uovo; tutte stratosferiche castronerie certo ma si sa che le inutilità quotidiane apportano sempre un quid importante alle esistenze di ognuno di noi. L’uovo, da sempre mia perversione nelle penne (e non vesti) di Pulcino liquefatto, è una tela inesauribile. Non mangerei un uovo mai in vita mia fosse solo per il rispetto artistico che gli conferisco. Questo è il risultato di un pranzo velocissimo che ho preparato per il Nippotorinese a dimostrazione del fatto che nonostante fossi in ritardo e potessi concedergli al massimo due uova fritte (porello) proprio non resisto. Anche senza volerlo gli occhi compaiono, pure i capelli e la bocca. Approfitto dell’occasione per rispolverare giusto qualche idea da realizzare con le uova proprio nel periodo di Halloween.Nei miei sogni più perversi culinari c’era una serie di Faccia da Uovo con tutta una carrellata di personaggi. Non è mai troppo tardi? Comincio a dubitarne ma. Staremo a vedere.

Nel frattempo:

Validissima l’idea della ciambella dentro l’uovo. Una versione di Halloween sarebbe a dir poco spettacolare. Senza contare che le uova di drago con il té riescono a stupire sempre. Uhm. Mi sa proprio che urge VideoRicetta per dimostrarne la facilità estrema. Corro con Fotocamera alla mano!

(Koi mi inseguirà. Cadrò. Non mi vedrete più).

(no dai niente entusiasmo. Cadrò. E ritornerò tutta rotta. Al posto mio scriverà Koi. Sicuramente si capirà finalmente qualcosa).

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Buongiorno Venerdì 17! Uova strapazzate alla Wilkes per colazione – Misery non deve morire


Prendi due uova fresche e sbattile dentro un recipiente. Aggiusta di sale. Taglia a cubetti del pomodoro fresco e anche un po’ di sedano. Taglia anche delle patate dopo averle lavate e sbucciate. Spremi qualche arancia.

Con pochissimo olio, o se preferisci burro, inumidisci una padella e a fuoco medio alto versa le uova e muovile con la forchetta fino a “strapazzarle”. Aggiungi i pezzetti di pomodoro e il sedano. A parte in abbondante olio extra vergine d’oliva fai friggere le patate e lasciale asciugare su carta assorbente. Usa un buon ketchup per condirle. Spalma un velo di burro sul pan carrè tostato e poi versa un po’ della marmellata che più ti piace. Sistema su un vassoio con tovagliolo, piattini, bicchieri, posate e fiore e porta tutto alla tua vittima segregata in camera costretta a letto per tuo volere.

Un bel Buon Venerdì 17, no?

Questa unione di due elementi Venerdì e poi diciassette viene considerata una ricorrenza sfortunata nei paesi di origine greco latina mentre per gli Americani e Anglosassoni in genere c’è un esubero di quattro in quanto è il 13 a fare da padrone. In abbinamento con il giorno Santo per i cattolici. Fermo restando che pur essendo Stakanovista di Sogni e dedita alle più esuberanti fantasie allucinatorie rimango quella che si definisce un’agnostica, per farla breve perché ce ne sarebbero cose da dire al riguardo ma mica voglio proprio rovinarvi questo già infausto giorno, rimango costantemente allibita quando mi trovo davanti persone superstiziose. E’ talmente avvilente, straziante (spetta che mi collego a Virgilio dizionario di sinonimi. Ah ecco ci sono) lancinante, pietoso, orribile, tormentoso (mi piace!), mortificante (basta così) trovarsi una persona superstiziosa davanti che adduce chissà quali motivazioni per non dire-fare una cosa. Faccio una fatica enorme a mantenere quell’educazione “estrema”, perché mi piacerebbe definirla tale, per non guardare l’interlocutore avvilita, prenderlo dalle spalle, sollevarlo leggermente e con aria stanca-afflitta-sfatta urlargli in faccia: PERCHE’?

Preferirei sentirmi dire che vede unicorni glitterati  nel caffè, ornitorinchi dentro l’armadio e che nei fondi dei caffè passi dell’Eneide ma se cambia strada perché c’è un gatto nero, non dice il giorno di una partenza o di un esame altrimenti va male e roba noiosa di tal tipo fa sì che una depressione immediata si impossessi di me.

A me piace il Venerdì 17 solo per un motivo. Allo stesso modo il Venerdì 13. Perché mi riporta nella mia stanzetta o nel cortile della casa a mare mentre guardo lo Zio Tibia. Perché ci sono gli episodi tra mummie putrefatte e scavi archeologici. Perché c’è l’inizio di quell’amore che perdura e si moltiplica. Tutto l’occulto strettamente correlato alla fantasia. Quanto di più nero ci possa essere. Il rovescio della medaglia che non sai mai bene quale sia migliore. Se il bianco pupazzoso e coccoloso dei pupazzetti e del kawaii estremo o quelle tinte nere e rosse che lacerano. Ricordo l’episodio dell’ascensore come fosse ieri. Più che un luogo una musa claustrofobica come l’aereo, dove ho sempre immaginato storie senza via di scampo. Perché se nella Cena con delitto è anche un po’ improbabile che tutta la casa sia inaccessibile all’esterno, è vero invece che dentro un ascensore o un aereo la costrizione è obbligatoria, eccome. Non ci vuole chissà quale giro di trama. E’ così. E’ ovvio.

 Il Venerdì 17 mi riporta a quella mensa scolastica da Padre Giuliano a Sant’Agata Li Battiati di cui ho parlato diverse volte. Quando ho raccontato ai miei amici allibiti e sconvolti che avevo visto Poltergeist. Saremo stati in terza elementare massimo. Della carne con i vermi. Della bambina dentro il televisore. Del clown che arrotola le gambe e ti avvinghia e ti porta giù dal letto. Poi ho smesso di parlarne perché per loro ero quella Iaia simpatica e ciccionissima che faceva fuori quattro Lion e tre pacchetti di Fonzies, che sapeva disegnare bene, era generosa e regalava le matite e diceva sempre sì. Il Venerdì 17 mi riporta a quello che ero e che non è cambiato. Poche persone mi hanno conosciuto e amato invece per quell’entusiasmo del clown, della carne con i vermi e dell’albero che spacca la finestra perché posseduto da un’entità malvagia. Tutta la fantasia, che sia bianca o nera, mi ha attratto in egual modo, fermo restando che la seconda provoca scariche di adrenalina capaci di far scaturire luce. Mentre quella bianca non fa nascere il nero, l’esatto contrario sì.

Misery non deve morire, oltre che letto in età adolescenziale, rimane una visione immutata, perpetua e fissa. Non ricordo magari un film visto lo scorso anno mentre di Misery scena per scena, battuta per battuta, spazio per spazio. Accade spesso. Come per dire una commedia romantica mi farebbe dare capocciate al muro dopo trenta secondi adesso, eppure Scelta d’amore non è mai abbastanza. Perché c’è un tempo per tutto. E mentre per alcune visioni questo tempo è finito e rimane strettamente correlato a un periodo, altre imperiture e perpetue come Misery non deve morire permangono e sotto nuove vesti si ripresentano. Volevo dare il buongiorno per questo Venerdì 17, preludio di questo Halloween che per certi versi mi fa fare i conti con la morte in un modo completamente diverso. Perché lasciando stare tutte le polemiche e pure l’idiozia di pensare che sia un “Carnevale Americano”, rimango pur sempre una sicula a cui è stato insegnato un peso “di cuore” importante della ricorrenza dei Morti. Nessun meridionale penso possa smentirmi; al contrario dei settentrionali che a quanto ho potuto capire non “sentono” la festività alla stessa stregua (oh, siete sempre quelli che alla Vigilia di Natale non vi sfondate con trentotto portate! Gli strani siete voi! *disse ridacchiando esaurita*).

Annie Wilkes porta la colazione a Paul Sheldon che è autore di una serie di libri con protagonista Misery, in cui la stessa Annie si immedesima vivendo attraverso la sequela di sue avventure. Una vita vuota e triste di ex infermiera in alta montagna sperduta che ha questa sorta di rivalsa: attraverso la vita di Misery. Se Misery muore chiaramente anche Annie nella sua trasmigrazione morirà. Occorre tenerla/tenersi in vita a qualunque costo. La psicopatica interpretazione di Kathy Bates, che deve assolutamente essere vista in lingua originale, le fa vincere l’Oscar e il Golden Globe (meritatissimi) e viene inserita al diciassettimo posto nella classifica dei cinquanta migliori cattivi del cinema americano.Al primo posto c’è Hannibal Lecter e al secondo Norman Bates seguito da Dart Fener e dalla Strega dell’Ovest del Mago di Oz (ma su questo dissento fortissimamente e batto pure il pugno sul tavolo!). Però avrei giusto qualche sorpresina riguardo questa classifica.

Fatto sta che quando ancora la situazione non era degenerata del tutto Annie prepara le uova strapazzate alla Wilkes accompagnando il tutto con pane tostato e marmellata. Seguiranno altre portate tra cui un polpettone e una torta che ovviamente non mi lascerò scappare.

La superstizione è un mezzo per. Che diventa costrizione per gli stolti. Il Venerdì 17 è un ricordo di tutto quello che è stato, è  e sarà.

E allora Buongiorno! Uova strapazzate alla Wilkes anche per te?

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Uovo Pulcino insanguinato



Coprite gli occhi a Frugoletto! COPRITE SUBITO GLI OCCHI A FRUGOLETTO!
Santocielo.

La versione pulcinosainsanguinata andava fatta. Che frugoletto non sappia di questo scempio sanguinolento per favore Luci! PER FAVORE!

Non ho resistito lo confesso. Posseduta dall’Uovo It di ieri ecco un’altra idea supervelocissima (e inquietante assai) per questo Halloween ormai imminente.

A tal proposito essendo Domenica e potendomi rilassare un po’ (è chiaramente finzione scenica perché lavoro eanchetantissimo pure oggi ma sono felice, ecco) direi di fare il punto della situazione: Vi siete organizzati?

Cosa avete pensato di fare? (il primo che dice ioniente si becca un pulcino insanguinato spiaccicato sulla faccia CHIARO?)

(noaggressività *inspiro espiro* Queste tisane rilassanti al mirtillo, camomilla e valeriana non stanno sortendo l’espetto sperato o sbaglio?)

Uovo Halloween Clown IT



A IT ho dato davvero pochissimo spazio. Come alla figura del Clown stesso che fa parte di una delle mie fobie più grandi e proprio come nel caso del nano da giardino è diventata mania e affezione. C’è da dire però che, al contrario ormai dell’amore incondizionato nei confronti dei nanettispaventosi, ho ancora un qual certo timore della figura del clown.

Non è cominciata con Poltergeist quando si attorciglia manco fosse un Ispettore Gadget posseduto dal demonio sotto il letto. E non è stato neanche perché ne possedevo uno orrendo vestito bicolore con dei capelli più stopposi dei miei e un sorriso inquientate più del volto di quella ragazza ritratta nella casa al mare sull’altalena. Mamma certe volte non capiva che ero davvero terrorizzata dai quadri che comprava. Nonostante io li prendessi e li togliessi dicendo “non mi piace” con una diplomazia poco normale per una bimba, non capiva effettivamente il mio disagio. Non so quando è cominciata davvero con il clown. Non era tanto il sorriso finto e forzato che mi ha sempre gettato nella depressione assoluta, quello capita a tutti ma è proprio una visione ancestrale. Che ha radici che non conosco. Se credessi a qualcosa che non sia strettamente correlato al reale potrei ricondurre tutto a una mia vita passata in un circo, ambientazione ricorrente dei miei incubi, sogni e storie. Un clown per il quale avevo perso la testa; non nel senso più romantico, ma che proprio mi aveva decapitata.

Provo disagio e raccapriccio. It insieme al clown di Poltergeist, i burattini vari di Argento e una serie incalcolabile di personaggi sinistri che vorrei rispolverare nella mia memoria (manonhotempolesolitecosemiodiouffavogliounpoditempodovesicomprablablabla) sono sì assilli ma tormenti di compagnia e confesso che non vorrei mai separarmene. E’ un amore viscerale con un odio immotivato che non cerco affatto di placare ma di incentivare. Per questo oggi un uovo It. Semplicissimo da realizzare. Basta solo un po’ di ketchup e due olive. Qualcosa di più complesso andava fatto in onore di questo signore col cerone che mi tormenta sì ma regala bui che altrimenti non vivrei, ma.

Ma è nella semplicità della paura il brivido più terrorizzante.

L’uovo fantasmoso in camicia


Questo uovetto mostruoso è nato per caso. Che io sia leggermente in fissa con le uova chi mi conosce un minimo lo sa. Non le mangio ormai da (cinque-sei?sette?) anni e ho dedicato loro anche uno dei miei dodici progetti visivi fotografici: Eggland, messo da parte per un futuro migliore (si spera).

Dal significato delle uova e dal loro trasformismo nascono germi di storie e favole nere. Sono indiscusse protagoniste dei miei incubi ma anche di tenerezze ai limiti del kawaii. L’uovo, come la vita e il significato stesso, cela in sè un genio non replicabile. Oltre a essere uno degli incontestabili sovrani della cucina lo è della creatività in genere.

Con l’uovo non si finisce mai di creare, plasmare e interrogarsi. Sì perché domandarsi cadendo in abissi di ragionamenti se è nato prima lui (e ci scommetterei tutto) o la gallina, si finisce pure per chiedersi quante svariate forme di vita possa far nascere.

L’uovo è una farfalla e un relax tra tuorli che prendono un drink. E’ una moltitudine e infinità (qui alcuni miei scatti dedicati a Eggland).

L’uovo in camicia mi ipnotizza. Sto lì ferma immobile cercando di carpire cosa si disegnerà nell’acqua bollente. Quale forma assumerà. Se il tuorlo reggerà all’impatto e se il bianco si attorciglierà, annegherà o si romperà.

Non penso a nulla in quei sei minuti ma si manifesta una sensazione che raramente provo: la curiosità. Perché non lo sono mai stata, curiosa, se non moderatamente e per cose “poco comuni”. In maniera nettamente “violenta”, mi piace definirla così, lo divento davanti alla formazione di qualcosa. Quando nasce una storia, arriva un personaggio a raccontarmi cosa sta vivendo, facendo, sognando. E tutte le volte. Tutte. Dell’uovo in camicia accade.

Quando è arrivato questo mostro gerinoso è stato amore a prima vista. Non aveva ancora gli occhi che poi gli ho donato con due olive e del ketchup rosso ma sapevo che sarebbe stato un nuovo amico. Che lo avrei ricordato per sempre.

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